lunedì 9 aprile 2012

Cero di Pasqua a Palmanova
Testo integrale dell’omelia dell’Arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato,nella Santa Messa del giorno di Pasqua ( 8 aprile, Cattedrale)   versione testuale
 
Care sorelle e fratelli,
 
dopo aver ascoltato le tre letture della Parola di Dio dedichiamo qualche minuto alla riflessione sulla festa di Pasqua che anche quest’anno celebriamo partecipando a questa S. Messa.
Le prime protagoniste della Pasqua, che i vangeli ricordano, sono alcune donne con, in testa, Maria Maddalena. Erano loro che, il tardo pomeriggio del venerdì, avevano aiutato la Madre di Gesù, il discepolo Giovanni e Giuseppe d’Arimatea a schiodare dalla croce il corpo del Maestro crocifisso e a deporlo in fretta nel sepolcro.
Avevano atteso tutto il sabato, festa di Pasqua per gli ebrei e giorno di riposo assoluto. Alla prima luce del giorno successivo, inizio della settimana, erano già in cammino verso il sepolcro di Gesù trascinate da un dolore e da un amore così forte che non avevano nemmeno pensato al modo per far rotolare la grossa pietra che chiudeva l’ingresso della tomba.
Ma giunte nel posto vedono il sepolcro inspiegabilmente spalancato ed, entrate, trovano ad attenderle non il corpo martoriato del Signore ma un giovane luminoso, che annuncia loro: “Qui avevate deposto il corpo crocifisso di Gesù ma ora non è più qui, è risorto. Andate da Pietro e dagli altri apostoli per avvisarli che Gesù li aspetta in Galilea. Là lo rivedranno”.
Queste donne sono i primi testimoni che Gesù si è scelto per annunciare la sua risurrezione. Per la mentalità del tempo erano i testimoni meno affidabili perché ad una donna non si credeva nei tribunali ebraici. Ma Gesù sceglie sempre quelli che sono più deboli e meno importanti agli occhi del mondo per diffondere l’annuncio del Vangelo.
Non ha bisogno della potenza della propaganda umana per farsi conoscere e per toccare il cuore degli uomini con la fede. Anche se poco credibili e autorevoli, quelle donne erano legate a Gesù da una fiducia e da un amore totale; per lui erano pronte a dare la vita.
Al Signore bastava questo; sono questi i testimoni che sempre ha scelto da quel mattino di Pasqua in poi, lungo tutti i due mila anni della storia del cristianesimo.
 
Ha scelto i martiri che, secondo la logica del potere, erano dei perdenti. Eppure facevano paura all’impero romano che tentava di annientarli perché mostravano col sangue una speranza che era più forte della paura delle torture e della morte. E hanno fatto paura agli imperi di ogni epoca come, ad esempio, al regime comunista che è arrivato fino ai nostri confini e che ha perseguitato spietatamente persone deboli e innocenti solo perché non accettavano i folli indottrinamenti dell’ideologia atea ma restavano fedeli alla loro fede in Gesù crocifisso per loro e risorto. E’ crollato il regime comunista che non è riuscito a domare i martiri e tante delle loro testimonianze attendono, ora, di essere conosciute e ascoltate.
Gesù risorto non ha scelto solo i martiri del sangue ma anche i martiri della carità per diffondere l’annuncio della potenza della sua risurrezione. Di quanti testimoni di amore eroico per i fratelli può onorarsi la Chiesa di Cristo! Quanti hanno consumato la loro vita fino alla morte, senza calcoli e riserve, per soccorrere sorelle e fratelli ammalati, deboli, sfortunati!
Alcuni sono più noti perché la Chiesa li ha dichiarati santi e li offre come esempio a tutto il popolo cristiano e a tutti gli uomini di buona volontà. Ma sono un esercito i martiri della carità meno noti. Ne abbiamo conosciuto certamente anche noi, magari dentro la nostra famiglia o tra i nostri amici e benefattori. Ne ha avuto molti anche la nostra diocesi e il nostro Friuli.
 
I martiri del sangue e i martiri della carità sono i testimoni che Gesù si è scelto perché sono credibili. Hanno, infatti, mostrato a prezzo della vita che è sicura la promessa di Gesù: “Chi perderà la vita per me la salverà”. Questa promessa nessun uomo può farla ad un altro perché, prima o dopo, la morte porta via la vita di tutti e nessuno può salvare per sempre la vita di un altro.
Ma la morte non ha portato via la vita a Gesù dopo che lui l’aveva donata senza alcun risparmio. E’ risorto confermando tutte le promesse che aveva fatto e che l’amore che lui vive e dona è più forte della morte perché viene da Dio.
 
Prego per me e per voi, care sorelle e fratelli, in questa S. Messa di Pasqua perché Gesù risorto doni anche a noi di donare la vita sostenuti dalla speranza che, in questo, modo non avremo vissuto senza scopo ma per Gesù e parteciperemo attraverso la morte alla sua risurrezione.
Saremo anche noi uomini di speranza di cui ha bisogno anche il nostro tempo. Questo è il mio augurio di santa Pasqua.