domenica 3 febbraio 2013

«Rispetto della vita umana, sempre e comunque»


L'appello dell'Arcivescovo nel corso della Festa diocesana della famiglia e della vita
UDINE (3 febbraio, ore 15) - «Solo chi cammina sulla via della carità capisce il segreto della vita, di ogni vita umana; capisce perché va rispettata sempre e comunque al di là di ogni interesse; scopre la dignità di ogni persona della quale mai è lecito approfittare, anche se è in stato di estrema debolezza e di apparente inutilità». Sono parole dell’Arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato,  in occasione della celebrazione della 35ª Giornata della vita e della «Festa diocesana della famiglia e della vita» di domenica 3 febbraio all’Istituto Bearzi di Udine.
Durante la celebrazione della Messa nella Chiesa di San Giovanni Bosco, davanti alle tante famiglie presenti, mons. Mazzocato ha indicato la strada maestra affinché  ognuno possa essere vero difensore della vita e della dignità di ogni persona umana. «Quando si abbandona la via della carità – ha proseguito – non si capisce più anche se si crede di capire. Ascoltiamo tanti discorsi sull’embrione, sul diritto all’aborto, sui modi per generare un figlio, sulla condizione delle persone gravemente disabili o anziane. Spesso sembrano discorsi molto logici e scientifici che, però, concludono affermando il diritto alla soppressione di una vita umana, a selezionare un figlio che nasce, a decidere sull’esistenza di una persona debole».
Nedl corso dell’omelia mons. Mazzocato ha ricordato anche la testimonianza di Madre di Teresa di Calcutta quando, invitata all’Onu a sorpresa, parlò della tragedia dell’aborto lanciando alle donne un accorato appello: «Se non volete il figlio portatelo a me».  «Fu una sorpresa – ha sottolineato – per chi non capiva più che il rispetto della persona umana comincia dal rispetto iniziale della sua vita, da quando un uomo e una donna generano una nuova creatura che ha comunque il diritto di vivere.».
Dall’Arcivescovo è giunto anche l’invito a sostenere con la preghiera i tanti sposi e genitori cristiani della Chiesa diocesana «che,  grazie all’amore vissuto, capiscono e ci aiutano a capire che il piccolo essere che inizia a formarsi nel grembo della mamma è già un figlio che va comunque accolto e che ha grande dignità anche qualora non si presentasse perfetto rispetto ad alcuni criteri solo utilitaristici».
La Festa ospitata al Bearzi, promossa dall’Ufficio  di Pastorale familiare e Pastorale della Cultura dell’Arcidiocesi di Udine, è stata aperta, in mattinata, da un momento di riflessione e preghiera insieme all’Arcivescovo mons. Mazzocato e a don Alessio Geretti, delegato episcopale per la Cultura e la Catechesi. A seguire l’atteso incontro con Jean Marie Le Méné, genero di Jérome Lejeune, scienziato cattolico francese che scoprì il nesso fra la sindrome di Down e il trisoma 21, di cui è in atto il processo di beatificazione. Medico e ricercatore  che, prendendo posizioni controcorente, ha sempre affermato  l’immenso valore di ogni singolo uomo. E fino a domenica 10 febbraio è visitabile la mostra dal titolo «Che cos’è l’uomo perché te ne ricordi? Genetica e natura nello sguardo di Jérome Lejeune»; nell’aula magna dell’Università di Udine, in piazzale Kolbe, propone un viaggio alla scoperta dell’uomo attraverso lo sguardo del medico francese che fu grande amico di Papa Giovanni Paolo II.

La giornata di festa, dopo il pranzo comunitario, ha proposto anche uno spettacolo teatrale per adulti e bambini dal titolo «Nati in casa» di Giuliana Musso e Massimo Somaglino.

Di seguito il testo integrale dell’omelia dell’Arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, in occasione della celebrazione eucaristica nella Giornata per la vita (Udine, Chiesa di San Giovanni Bosco, Istituto Bearzi).
«Abbiamo ascoltato nella seconda lettura della Parola di Dio il grande capitolo 13 della prima lettera dell’apostolo Paolo ai Corinzi. E’ giustamente chiamato “inno alla carità” perché è attraversato da un ritmo trionfale, da un crescendo continuo che sfocia nella dichiarazione finale che ci apre all’eternità: “Rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità”.
Paolo inizia il suo inno dicendo: “vi mostro la via più sublime” sulla quale camminare tutta la vita: è la via della carità. L’ha aperta Gesù perché, a causa dei loro peccati gli uomini l’avevano smarrita. Gesù, per primo, ha camminato tutta la vita lungo la via della carità, come ci ricorda S. Giovanni iniziando il racconto dell’ultima cena: “Avendo amati i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla misura suprema”. Ha chiamato, poi, i suoi discepoli a seguirlo lungo questa stessa via: “Vi lascio un comandamento nuovo: amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato”.
Solo chi cammina sulla via della carità capisce il segreto della vita, di ogni vita umana; capisce perché va rispettata sempre e comunque al di là di ogni interesse; scopre la dignità di ogni persona della quale mai è lecito approfittare, anche se è in stato di estrema debolezza e di apparente inutilità.
Quando si abbandona la via della carità non si capisce più anche se si crede di capire. Ascoltiamo tanti discorsi sull’embrione, sul diritto all’aborto, sui modi per generare un figlio, sulla condizione delle persone gravemente disabili o anziane. Spesso sembrano discorsi molto logici e scientifici che, però, concludono affermando il diritto alla soppressione di una vita umana, a selezionare un figlio che nasce, a decidere sull’esistenza di una persona debole.
Sembrano ragionamenti molto chiari e logici ma, di fatto, non capiscono più il mistero della vita e della persona umana perché vengono da menti e da cuori che hanno perso la via della carità.
Fece molta impressione il discorso di Madre Teresa di Calcutta quando fu invitata all’ONU. I membri di quella importante assemblea mondiale si aspettavano da lei parole conto le ingiustizie sociali e a difesa dei poveri e degli emarginati per i quali quella santa suora stava spendendo la vita. A sorpresa, ella parlò della tragedia dell’aborto lanciando alle donne un accorato appello: se non volete il figlio portatelo a me. Fu una sorpresa per chi non capiva più che il rispetto della persona umana comincia dal rispetto iniziale della sua vita, da quando un uomo e una donna generano una nuova creatura che ha comunque il diritto di vivere. Madre Teresa capiva bene questo perché seguiva Gesù camminando sulla via che lui ha tracciato: la via sublime della carità; perché passava ore e ore in preghiera e adorazione eucaristica per imparare dal Sacro Cuore di Gesù come si ama il proprio fratello.
In questa giornata della vita, le parole di S. Paolo e l’esempio di Madre Teresa ci ricordano la condizione prima per essere veri difensori della vita e della dignità di ogni persona umana: stare dietro a Gesù lungo quella via della carità che lui ha aperto in mezzo agli uomini.
E qui penso, in particolare ai tanti sposi e genitori cristiani della nostra Chiesa diocesana. Per vocazione Gesù li ha chiamati a vivere di amore reciproco e quotidiano e a generare figli come frutto del loro amore. Sono questi sposi e genitori che, grazie all’amore vissuto, capiscono e ci aiutano a capire che il piccolo essere che inizia a formarsi nel grembo della mamma è già un figlio che va comunque accolto e che ha grande dignità anche qualora non si presentasse perfetto rispetto ad alcuni criteri solo utilitaristici.
Alla voce di questi sposi e genitori dobbiamo dare più spazio perché è troppo mortificata nei pubblici dibattiti. E nella Chiesa dobbiamo aiutarli con la preghiera e con ogni sostegno perché non è facile la loro missione; ma è importantissima per il futuro del nostro Friuli. Perché resta vero che solo chi cammina lungo la via sublime della carità capisce il mistero della vita umana e sa difenderla».