sabato 16 giugno 2012

Il card. Angelo Sodano a Caporetto   versione testuale
Sulle tracce del padre che fu inviato militare durante la Grande Guerra. Domenica dirà messa Nova Gorica.

 CAPORETTO (16 giugno ore 16)  – “L’ossario di ed il museo della grande guerra di Caporetto siano una scuola alla pace, alla fratelllanza fra i popoli”. Lo ha detto Angelo Sodano, già segretario di Stato vaticano, oggi decano del collegio cardinalizio, in visita ai luoghi del primo conflitto mondiale, nella valle dell’Isonzo, in Slovenia.  “Mi auguro che questi luoghi siano visitati da sempre più numerosi giovani – ha proseguito il porporato – perché capiscano fino in fondo qual è stato il peso di quella tragedia nella storia”. Il card.
Sodano, che era accompagnato dal premier sloveno Janez Jansa e da numerosi ministri, ha intesto  rispondere con questa visita ad una raccomandazione che gli ha fatto spesso il padre Giovanni, di recarsi in preghiera a Caporetto (nella foto l'ossario) e a Tolmino, dove lui stesso era stato inviato militare, all’età di 18 anni, per raccogliere i morti e provvedere alla loro sepoltura cristiana. “Sono rimasto molto colpito dalle tracce che qui ho trovato – ha detto il card. Sodano – di quanto raccontava mio padre. E non solo a me, anche agli altri fratelli, ai quali potrò confermare adesso di averassolto al voto di nostro padre”.
 
In uno scambio di riflessioni, il presidente Janza ed il card. Sodano hanno convenuto sulla necessità di approfondire la conoscenza di questa parte della storia, in particolare dai giovani, per educarsi ai valori del rispetto, della reciproca accoglienza, della solidarietà e della pace. Sodano si trasferirà domani a Nova Gorica, dove celebrerà una messa solenne alle 11, in con-cattedrale, e lunedì sarà a Lubiana per incontrare i vescovi, nel corso della conferenza episcopale, e per un ricevimento ufficiale da parte del presidente della repubblica Danilo Turk. Anche una delegazione della Comunità slovena delle Valli del Natisone, in Italia, ha reso omaggio a Sodano, donandogli l’ultimo libro di Alojz Repula.