mercoledì 13 febbraio 2013

San Giorgio di nogaro al voto

Regione al voto



Domenica 21 e lunedì 22 aprile tornata elettorale unificata per il Friuli Venezia Giulia dove si voterà per il rinnovo del Consiglio e per gli Enti locali che scadono nel corso del 2013
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Intervista di Radiovaticana a Enzo Bianchi


◊   “Benedetto XVI ha sempre messo al primo posto Cristo piuttosto che il suo ministero e la sua persona”: è ciò che riconosce il priore della Comunità di Bose, Enzo Bianchi secondo cui anche con questo gesto straordinario il Papa continua nella sua missione di “confermare i fratelli nella fede”. Il pensiero di Enzo Bianchi al microfono di Antonella Palermo:

R. - Certamente ho accolto la notizia con trepidazione data la novità di queste improvvise dimissioni, ma allo stesso tempo - per la conoscenza che ho di Benedetto XVI - mi ha fatto capire che è un gesto coerente con la sua persona, con il suo ministero, con la parola che aveva scritto, dicendo che era disponibile, che era giusto che un Papa, in certe condizioni, lasciasse il ministero petrino. Quindi, devo dire che l’ho accolto con uno spirito di obbedienza: ma non un’obbedienza obbligata, ma un’obbedienza stupita, cordiale. In fondo, è più che mai successore di Pietro anche in quest’atto, perché decentra se stesso rispetto al ministero che lui ha. Questo decentramento Benedetto XVI lo ha sempre mostrato: ha sempre indicato Gesù Cristo più che lui, più che il suo ministero. In questo momento, mi sembra che sia davvero importante agli occhi di tutta la Chiesa, vedere l’umiltà del Papa, il suo amore per la Chiesa, fino a rinunciare a quello che per molti è semplicemente un posto di potere, un posto di grande rilievo nella storia del mondo. Per lui, è semplicemente la risposta a una vocazione del Signore e, finché ha potuto, questa vocazione l’ha assecondata. Adesso che non sente più le forze, rimette tutto in mano alla Chiesa. E’ un gesto esemplare, straordinario: dovrebbe essere di insegnamento per tutti, per tutti.

D. - Dunque, la figura del Pontefice, del Successore di Pietro che guida la barca dei fedeli, non è indebolita ma forse è rafforzata?

R. - Per me è rafforzata, perché - ripeto - emerge sempre di più che non è tanto la persona del Papa - come pure non è tanto la persona di un vescovo, come non è tanto la persona di un priore nella vita monastica - ma è importante che il ministero, quello che a cui siamo chiamati, resti. Che il ministero sia svolto sempre con la grazia di Dio, ma anche con sufficienti forze umane.

D. - Possiamo considerare questo un gesto di sacrificio?

R. - Sì di sacrificio, di chi ama di più la Chiesa che se stesso.

D. - Che effetto le ha fatto ascoltare Benedetto XVI chiedere perdono per tutti i suoi difetti?

R. - Questo il Papa l’ha sempre fatto. Devo dire che Benedetto XVI è sempre stato umile: non ha mai sacralizzato la sua persona, come se potesse essere impeccabile. L’ha scritto prima, molte volte, a riguardo del ministero del Papa e alla persona del Papa.

D. - Questo gesto cade nell’Anno della Fede…

R. - E penso che aiuterà la fede. In qualche misura, oso dire che come Gesù ha detto a Pietro: “E tu conferma nella fede i tuoi fratelli”, anche con questo gesto, lui ci conferma nella fede. Il ministero di Pietro è essenziale alla Chiesa, ma chi ha questo ministero può benissimo anche lasciare il posto al Signore affinchè ponga altri.

Non è facile!

Benedetto XVI: convertirsi è dare a Dio il primo posto.




Benedetto XVI: convertirsi è dare a Dio il primo posto


"Convertirsi significa non chiudersi nella ricerca del proprio successo, del proprio prestigio, della propria posizione, ma far sì che ogni giorno, nelle piccole cose, la verità, la fede in Dio e l'amore diventino la cosa più importante". Lo ha detto il Papa questa mattina, Mercoledì delle Ceneri e primo giorno di Quaresima, nella catechesi dell'udienza generale tenuta in Aula Paolo VI davanti a circa novemila fedeli.
Benedetto XVI, dopo aver ricordato la sua decisione di rinunciare al ministero petrino, in questa penultima udienza del suo pontificato ha commentato l'episodio evangelico delle tentazioni del diavolo a Gesù nel deserto, che si possono riassumere nella proposta di "strumentalizzare Dio ...

Essere cristiani è abbastanza per essere un bersaglio

ASIA/SIRIA - Sequestri, stupri e traffico di profughi siriani

Londra (Agenzia Fides) - Il conflitto in Siria degenera e colpisce tutti i cittadini siriani, indipendentemente da etnia o religione. Ma, come in ogni guerra, la situazione delle minoranze è la peggiore: le minoranze cristiane sono divenute un comodo bersaglio per criminali e terroristi che usano sequestri, stupri, violenze e organizzano il traffico clandestino dei profughi. E' quanto afferma una nota invita all'Agenzia Fides dall'organizzazione non governativa aconfessionale "Minority Rights Group" (MRG), con sede a Londra, che ogni anno redige un dettagliato rapporto sulla condizione delle minoranze etniche, religiose, culturali, in tutto il mondo.
Dopo una capillare indagine condotta fra i campi profughi in Siria, Libano, Turchia, Giordania e colloqui con i rifugiati siriani giunti in Europa, l'organizzazione denuncia, in particolare, la condizione dei profughi di religione cristiana, dando voce "a una minoranza silenziosa che racconta storie strazianti di stupri, rapimenti e traffico di esseri umani".
Come riferito a Fides, la maggior parte dei rifugiati raggiunti dall'Ong "Minority Rights Group" esprime il desiderio di lasciare il Medio Oriente e afferma che, per realizzare questo progetto, è entrata contatto con bande di trafficanti di esseri umani. "Esiste oggi un fiorente business multi-milionario, sviluppatosi intorno alla crisi dei rifugiati siriani", nota l'Ong, raccontando alcuni casi specifici e il commercio messo in atto dai contrabbandieri. Un profugo ha potuto "comprare un passaporto svedese per 7.000 dollari", mentre in Libano si sta organizzando una "mafia dei falsi visti e dei falsi timbri", che organizzazioni illecite garantiscono ai rifugiati per permettere loro di proseguire il viaggio verso l'Europa.
Inoltre, in alcune parti della Siria - hanno raccontato dei profughi fuggiti dalla Mesopotamia - "un cristiano non può più segnalare ingiustizie o crimini. Siamo ostaggi della crescita dell'islamismo militante, ed essere cristiani è abbastanza per essere un bersaglio". Profughi cristiani assiri e siriaci riferiscono di violenze di carattere confessionale subite dai fedeli cristiani a Deir Ezzor o ad Hassake, in Mesopotamia, dopo l'arrivo delle bande dei ribelli, ricordando omicidi a sangue freddo, sequestri e stupro di donne cristiane. "Vogliono forse svuotare la Siria dai cristiani?", si chiedono. Alcuni sacerdoti della comunità cristiana assira esprimono "grave preoccupazione per il futuro dei cristiani in Siria, dato che molti preferiscono emigrare per sfuggire alle violenze. Sua Beatitudine Ignatius Zakka I Iwas, Patriarca della Chiesa Siro-ortodossa, afferma: "Non vogliamo che lascino il paese, ma la cosa importante è che essi vivano in pace e che Dio è con loro, qualsiasi cosa facciano o dovunque siano". (PA) (Agenzia Fides 13/2/2013)