sabato 19 marzo 2011

Domenica 20 Marzo 2011

II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)
PRIMA LETTURA (Gen 12,1-4)
Vocazione di Abramo, padre del popolo di Dio.
Dal libro della Gènesi

In quei giorni, il Signore disse ad Abram:
«Vàttene dalla tua terra,
dalla tua parentela
e dalla casa di tuo padre,
verso la terra che io ti indicherò.
Farò di te una grande nazione
e ti benedirò,
renderò grande il tuo nome
e possa tu essere una benedizione.
Benedirò coloro che ti benediranno
e coloro che ti malediranno maledirò,
e in te si diranno benedette
tutte le famiglie della terra».
Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore.
Parola di Dio
SALMO RESPONSORIALE (Sal 32)
Rit: Donaci, Signore, il tuo amore: in te speriamo.
Retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra. Rit.

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame. Rit.

L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo. Rit.
SECONDA LETTURA (2Tm 1,8b-10)
Dio ci chiama e ci illumina.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

Figlio mio, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo. Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo.
Parola di Dio
Canto al Vangelo (Mc 9,7)
Lode e onore a te, Signore Gesù!Dalla nube luminosa, si udì la voce del Padre:
«Questi è il mio Figlio, l’amato: ascoltatelo!».
Lode e onore a te, Signore Gesù!
VANGELO (Mt 17,1-9)
Il suo volto brillò come il sole
+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».
Parola del Signore
Preghiera dei fedeli
Fratelli e sorelle, anche noi, come Abramo, siamo stati chiamati ad abbandonare gli idoli per seguire la via della fede, tracciata dalla provvidenza divina. Chiediamo al Padre di sostenerci e di illuminare la nostra strada.
Preghiamo dicendo: Ascoltaci Signore.

1. Perché i cristiani affaticati e stanchi trovino nella preghiera un ristoro per la loro fede, irrobustita dalla contemplazione del mistero di Gesù, morto e risorto per la nostra salvezza, preghiamo.
2. Perché i potenti e i capi delle nazioni riconoscano di essere strumenti della Provvidenza e si pongano al servizio, con umiltà, degli uomini e delle donne che sono stati loro affidati, preghiamo.
3. Per coloro che si affannano nelle cose del mondo, perché lascino risuonare nel loro cuore la chiamata di Dio, e si sentano amati da lui teneramente e personalmente, preghiamo.
4. Per chi è in ricerca di un senso della vita, per chi ha perso i parenti e gli amici più cari nella tragedia giapponese, perché il Signore con la nostra solidarietà indichi a queste persone  un nuovo cammino di speranza, preghiamo.
5. Perché l’incontro con Cristo, in questa Eucaristia, converta e rinnovi il nostro cuore, stimolandoci ad essere nel mondo fermento di vita nuova, preghiamo.

Esaudisci, o Padre, le nostre preghiere e trasfigura anche noi, perché possiamo essere sempre più conformi al tuo progetto di salvezza. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

venerdì 18 marzo 2011

Radiovaticana: Messico: sacerdoti sempre più a rischio a causa della violenza

◊   È un trend drammaticamente in crescita, quello della violenza contro i sacerdoti in Messico, Paese in cui l’instabilità democratica e il parziale collasso delle forze dell’ordine stanno causando gravi problemi, tra cui quello dell’immigrazione verso gli Stati Uniti, con un conseguente innalzamento della barriera di confine tra i due Stati. I dati citati dall’Osservatore Romano provengono dal Centro católico multimedial (Ccm): dal 1993 a oggi sono circa una ventina i religiosi uccisi e nell’ultimo periodo, dal 2006 a oggi, il numero è triplicato, passando da quattro a 12. Questo fa del Messico il Paese più pericoloso del Sudamerica dopo la Colombia e i sacerdoti, in particolare, risultano essere nel mirino della malavita organizzata a causa della loro presenza capillare sul territorio e del rapporto che riescono a instaurare all’interno della comunità. L’area più pericolosa è il Distretto Federale, dove è avvenuto un quinto degli omicidi, seguito dallo Stato di Chihuahua e dal territorio del Guerrero, dove c’è molta povertà e l’attività dei narcotrafficanti attecchisce meglio. La Chiesa cattolica in Messico ha sempre fatto molto contro i trafficanti di droga, che recentemente ha minacciato di scomunicare: il nunzio apostolico mons. Christophe Pierre ha lanciato un appello ai fedeli affinché non si pieghino a questo fenomeno, mentre il vescovo di Campeche, mons. Ramón Castro, in occasione dell’inizio del periodo di conversione della Quaresima, si è rivolto direttamente ai narcotrafficanti, ricordando loro che “il denaro facile offre una vita comoda ma lontana da Dio”. (R.B.)

Dalla Radiovaticana: Preghiera continua a Lourdes in solidarietà con il Giappone

◊   Lourdes ha organizzato una preghiera continua per “offrire sostegno morale e spirituale al coraggioso popolo giapponese”, informa un comunicato emesso dai Santuari della località che è stata testimone delle apparizioni della Madonna. “Di fronte all'orrore del dramma nucleare che affronta l'arcipelago nipponico, dopo il terremoto e lo tsunami, tutte le Messe celebrate a Lourdes dal 16 al 20 marzo saranno dedicate alle intenzioni degli abitanti del Giappone”, spiega la nota ripresa dall'agenzia Zenit. Allo stesso tempo, si chiede che “durante questo periodo le persone che recitano il rosario, ritrasmesso dalla Grotta di Massabielle ogni pomeriggio sulla pagina web dei Santuari di Lourdes, preghino con tutto il cuore per le vittime di questa catastrofe che commuove l'umanità e di fronte alla quale ci sentiamo tanto impotenti”. (R.P.)

AFRICA/LIBIA - “Il personale diplomatico italiano lascia la Libia” dice il Vicario Apostolico di Tripoli

Tripoli (Agenzia Fides) - “Tutto il personale dell’Ambasciata e del consolato italiano è partito” comunica all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, Vicario Apostolico di Tripoli, in Libia. “Ieri avevano festeggiato insieme i 150 anni dell’Unità d’Italia con il personale dell’Ambasciata - racconta Mons. Martinelli -. Questa mattina, all’improvviso, l’Ambasciatore mi ha chiamato per dirmi che aveva ricevuto l’ordine di partire immediatamente, e con lui é partito il personale dell’Ambasciata e del Consolato. Noi intendiamo rimanere. Attendiamo gli sviluppi e preghiamo”. Mons. Martinelli è particolarmente preoccupato per la situazione a Bengasi: “Non riesco a comunicare con Bengasi, ma sono preoccupato per quello che sta accadendo lì”. (LM) (Agenzia Fides 18/03/2011)

giovedì 17 marzo 2011

ASIA/CINA - Chiese nuove o restaurate per alcune comunità del continente in vista della Pasqua

Shi Jia Zhuang (Agenzia Fides) – Se tutte le comunità cattoliche del continente stanno vivendo intensamente la Quaresima con la preghiera, il digiuno e l’elemosina, in comunione con la Chiesa universale, alcune in modo particolare pregustano la gioia di celebrare la Santa Pasqua in una nuova chiesa o in un tempio restaurato. Secondo le informazioni pervenute all’Agenzia Fides, Mons. Giuseppe Xing Wen Zhi, Ausiliare della diocesi di Shang Hai, ha presieduto il 5 marzo la consacrazione della nuova chiesa dedicata a San Michele Arcangelo. Oltre un migliaio di fedeli ha preso parte al suggestivo rito della consacrazione, che è stato concelebrato da 27 sacerdoti. Nello stesso giorno, la diocesi di Zhang Zhou nella provincia di Fu Jian, ha consacrato la nuova chiesa di Xia Zhou. Mons. Cai Bing Rui, Vescovo della diocesi di Xia Men, ha presieduto il rito, affiancato dai sacerdoti provenuti da tutta la provincia. Secondo quanto ha ricordato uno dei sacerdoti locali, “la chiesa era stata fondata nel 1923, ma con gli anni era diventata pericolante. La costruzione della nuova chiesa è cominciata nel 2009. Oggi è un simbolo della città, ma soprattutto della fede cristiana. Finalmente possiamo celebrare la Pasqua in una casa degna di essere la Casa del Padre”. In vista della Santa Pasqua, la diocesi di Bao Ding della provincia dell’He Bei ha iniziato il lavoro di restauro della Cattedrale, costruita nel 1898 dai missionari francesi e dedicata ai Santi Pietro e Paolo. Anche la diocesi di Zhou Zhi nella provincia dello Shaan Xi ha iniziato il restauro della chiesa fondata nel 1901 e dedicata a Nostra Signora. (NZ) (Agenzia Fides 17/03/2011)

ASIA/PAKISTAN - Un cristiano è Ministro delle Finanze nel governo del Punjab

Lahore (Agenzia Fides ) – Nel Punjab, la più importante provincia del Pakistan, un politico cristiano, Kamran Michael, sta assumendo un crescente rilievo istituzionale: come riferiscono fonti locali di Fides, Michael ha appena ricevuto la delega per il Ministero delle Finanze, “incarico di grande spessore, decisivo per l’azione del governo provinciale”. Va detto che Kamran Michael era già membro dell’esecutivo del Punjab e deteneva il portafoglio per i Diritti Umani e lo Sviluppo delle Donne, nonché quello per gli Affari delle Minoranze: oggi a queste deleghe si aggiunge quella prestigiosa del Ministero delle Finanze, che ha poteri vincolanti in materia di budget e di destinazione dei fondi a disposizione del governo.
“Si tratta di un ottimo segnale. Che un politico cristiano, sinceramente impegnato per i diritti delle minoranze religiose, assuma un incarico di tale rilievo è significativo e ci dà grandi speranze”, afferma una fonte di Fides nella comunità cristiana del Punjab.
Il Punjab è anche la provincia con la maggiore incidenza di casi di false accuse di blasfemia e sede di numerosi gruppi radicali islamici. Dopo questa nomina, le Organizzazioni non governative e i gruppi per i diritti umani sperano che “il governo possa destinare più ampie risorse a progetti di sviluppo, progresso e valorizzazione delle minoranze religiose”, continua la fonte di Fides.
Michael appartiene al partito della Lega Musulmana – Nawaz, che è stato spesso accusato di avere un atteggiamento troppo conciliativo verso i gruppi radicali islamici. Michael, all’interno del partito – che è al governo in Punjab e all’opposizione nel governo federale – promuove un atteggiamento moderato. Si è battuto per l’uguaglianza dei diritti di tutti i cittadini, per la tutela delle minoranze cristiane e per l’armonia interreligiosa. Secondo fonti di Fides, Michael “rappresenta un po’ quello che Shahbaz Bhatti, di cui era amico e collaboratore, rappresentava per il Pakistan People Party”.
Recentemente Michael, come Ministro per gli Affari Religiosi, ha inaugurato nuove chiese, edifici e case cristiane, fatti ricostruire dal suo Ministero, con un finanziamento di 40 milioni di rupie, a Sangla Hill, in Punjab (teatro di un grave attacco di fondamentalisti islamici nel 2005) e ha curato il restauro di oltre 100 chiese in tutto il Punjab. (PA) (17/3/2011)

ASIA/GIAPPONE - La Caritas: “Pronti a lavorare a fianco del governo per l’emergenza e la ricostruzione”

Roma (Agenzia Fides ) – La Caritas del Giappone, con il sostegno del network della Caritas Internationalis, è pronta a lavorare a fianco del governo giapponese per l’emergenza e la riabilitazione delle popolazioni colpite dal terremoto e dallo tsunami: è quanto dichiara all’Agenzia Fides p. Bonnie Mendes, Direttore del Dipartimento Asia di Caritas Internationalis, che da Bangkok sta svolgendo un ruolo di coordinamento fra il Giappone, il network internazionale e gli uffici centrali.
“L’opera della Caritas in Giappone – spiega a Fides – per ora è quella di prepararsi e attrezzarsi per rispondere alle necessità che il governo solleverà nel campo degli aiuti umanitari. Per questo abbiamo istituito un Centro di Emergenza a Sendai. Le operazioni di soccorso sono condotte da personale della protezione civile nipponica, altamente specializzato, a livello di risorse e tecnologie. Dunque, in questo caso, dove il disastro ha colpito una società molto ben organizzata, non occorrono volontari armati solo di buona volontà, ma servono aiuti mirati. La Caritas è una delle organizzazioni che, se chiamate in causa, saranno pronte a entrare in campo per cogestire l’emergenza”.
P. Mendes rimarca, infatti, anche “il problema della possibile contaminazione nucleare, che impone massima prudenza e personale specializzato anche fra i soccorritori”. “Il nostro lavoro – puntualizza il Direttore di Caritas Asia – si farà più utile, ampio e intenso nella seconda fase, quella della riabilitazione post-emergenza. Allora ci sarà da profondere il massimo sforzo”.
P. Mendes si dice “molto incoraggiato dalla risposta che giunge dai paesi asiatici: hanno raccolto fondi le Caritas di Singapore, Macao, Taiwan e anche di Myanmar e Vietnam, paesi molto poveri e con difficoltà interne. Molto attiva risulta la Caritas Corea che, con altri gruppi cristiani, si sta attivando per sostenere con risorse umane e tecnologiche la Caritas giapponese. Anche in India e Pakistan le comunità cattoliche hanno avviato collette e stanno accompagnando il popolo giapponese con la preghiera. E’ una grande manifestazione di solidarietà che ci conforta molto”.
Sull’atteggiamento che oggi vivono i cattolici e tutto il popolo giapponese, p. Mendes cita le parole del salmo 50: “Un cuore contrito e affranto, tu o Dio non disprezzi”. “Sono certo – conclude – che il Signore accoglierà il grido e le preghiere di questo popolo provato dalla sofferenza”. (PA) (Agenzia Fides 17/3/2011)

mercoledì 16 marzo 2011

Messaggio del Papa al presidente Napolitano

Santa Sede, 16 marzo 2011
 
Illustrissimo Signore
On. GIORGIO NAPOLITANO
Presidente della Repubblica Italiana
 
Il 150° anniversario dell’unificazione politica dell’Italia mi offre la felice occasione per riflettere sulla storia di questo amato Paese, la cui Capitale è Roma, città in cui la divina Provvidenza ha posto la Sede del Successore dell’Apostolo Pietro. Pertanto, nel formulare a Lei e all’intera Nazione i miei più fervidi voti augurali, sono lieto di parteciparLe, in segno dei profondi vincoli di amicizia e di collaborazione che legano l’Italia e la Santa Sede, queste mie considerazioni.

Il processo di unificazione avvenuto in Italia nel corso del XIX secolo e passato alla storia con il nome di Risorgimento, costituì il naturale sbocco di uno sviluppo identitario nazionale iniziato molto tempo prima. In effetti, la nazione italiana, come comunità di persone unite dalla lingua, dalla cultura, dai sentimenti di una medesima appartenenza, seppure nella pluralità di comunità politiche articolate sulla penisola, comincia a formarsi nell’età medievale. Il Cristianesimo ha contribuito in maniera fondamentale alla costruzione dell’identità italiana attraverso l’opera della Chiesa, delle sue istituzioni educative ed assistenziali, fissando modelli di comportamento, configurazioni istituzionali, rapporti sociali; ma anche mediante una ricchissima attività artistica: la letteratura, la pittura, la scultura, l’architettura, la musica. Dante, Giotto, Petrarca, Michelangelo, Raffaello, Pierluigi da Palestrina, Caravaggio, Scarlatti, Bernini e Borromini sono solo alcuni nomi di una filiera di grandi artisti che, nei secoli, hanno dato un apporto fondamentale alla formazione dell’identità italiana. Anche le esperienze di santità, che numerose hanno costellato la storia dell’Italia, contribuirono fortemente a costruire tale identità, non solo sotto lo specifico profilo di una peculiare realizzazione del messaggio evangelico, che ha marcato nel tempo l’esperienza religiosa e la spiritualità degli italiani (si pensi alle grandi e molteplici espressioni della pietà popolare), ma pure sotto il profilo culturale e persino politico. San Francesco di Assisi, ad esempio, si segnala anche per il contributo a forgiare la lingua nazionale; santa Caterina da Siena offre, seppure semplice popolana, uno stimolo formidabile alla elaborazione di un pensiero politico e giuridico italiano. L’apporto della Chiesa e dei credenti al processo di formazione e di consolidamento dell’identità nazionale continua nell’età moderna e contemporanea. Anche quando parti della penisola furono assoggettate alla sovranità di potenze straniere, fu proprio grazie a tale identità ormai netta e forte che, nonostante il perdurare nel tempo della frammentazione geopolitica, la nazione italiana poté continuare a sussistere e ad essere consapevole di sé. Perciò, l’unità d’Italia, realizzatasi nella seconda metà dell’Ottocento, ha potuto aver luogo non come artificiosa costruzione politica di identità diverse, ma come naturale sbocco politico di una identità nazionale forte e radicata, sussistente da tempo. La comunità politica unitaria nascente a conclusione del ciclo risorgimentale ha avuto, in definitiva, come collante che teneva unite le pur sussistenti diversità locali, proprio la preesistente identità nazionale, al cui modellamento il Cristianesimo e la Chiesa hanno dato un contributo fondamentale.

Per ragioni storiche, culturali e politiche complesse, il Risorgimento è passato come un moto contrario alla Chiesa, al Cattolicesimo, talora anche alla religione in generale. Senza negare il ruolo di tradizioni di pensiero diverse, alcune marcate da venature giurisdizionaliste o laiciste, non si può sottacere l’apporto di pensiero - e talora di azione - dei cattolici alla formazione dello Stato unitario. Dal punto di vista del pensiero politico basterebbe ricordare tutta la vicenda del neoguelfismo che conobbe in Vincenzo Gioberti un illustre rappresentante; ovvero pensare agli orientamenti cattolico-liberali di Cesare Balbo, Massimo d’Azeglio, Raffaele Lambruschini. Per il pensiero filosofico, politico ed anche giuridico risalta la grande figura di Antonio Rosmini, la cui influenza si è dispiegata nel tempo, fino ad informare punti significativi della vigente Costituzione italiana. E per quella letteratura che tanto ha contribuito a “fare gli italiani”, cioè a dare loro il senso dell’appartenenza alla nuova comunità politica che il processo risorgimentale veniva plasmando, come non ricordare Alessandro Manzoni, fedele interprete della fede e della morale cattolica; o Silvio Pellico, che con la sua opera autobiografica sulle dolorose vicissitudini di un patriota seppe testimoniare la conciliabilità dell’amor di Patria con una fede adamantina. E di nuovo figure di santi, come san Giovanni Bosco, spinto dalla preoccupazione pedagogica a comporre manuali di storia Patria, che modellò l’appartenenza all’istituto da lui fondato su un paradigma coerente con una sana concezione liberale: “cittadini di fronte allo Stato e religiosi di fronte alla Chiesa”.

La costruzione politico-istituzionale dello Stato unitario coinvolse diverse personalità del mondo politico, diplomatico e militare, tra cui anche esponenti del mondo cattolico. Questo processo, in quanto dovette inevitabilmente misurarsi col problema della sovranità temporale dei Papi (ma anche perché portava ad estendere ai territori via via acquisiti una legislazione in materia ecclesiastica di orientamento fortemente laicista), ebbe effetti dilaceranti nella coscienza individuale e collettiva dei cattolici italiani, divisi tra gli opposti sentimenti di fedeltà nascenti dalla cittadinanza da un lato e dall’appartenenza ecclesiale dall’altro. Ma si deve riconoscere che, se fu il processo di unificazione politico-istituzionale a produrre quel conflitto tra Stato e Chiesa che è passato alla storia col nome di “Questione Romana”, suscitando di conseguenza l’aspettativa di una formale “Conciliazione”, nessun conflitto si verificò nel corpo sociale, segnato da una profonda amicizia tra comunità civile e comunità ecclesiale. L’identità nazionale degli italiani, così fortemente radicata nelle tradizioni cattoliche, costituì in verità la base più solida della conquistata unità politica. In definitiva, la Conciliazione doveva avvenire fra le Istituzioni, non nel corpo sociale, dove fede e cittadinanza non erano in conflitto. Anche negli anni della dilacerazione i cattolici hanno lavorato all’unità del Paese. L’astensione dalla vita politica, seguente il “non expedit”, rivolse le realtà del mondo cattolico verso una grande assunzione di responsabilità nel sociale: educazione, istruzione, assistenza, sanità, cooperazione, economia sociale, furono ambiti di impegno che fecero crescere una società solidale e fortemente coesa. La vertenza apertasi tra Stato e Chiesa con la proclamazione di Roma capitale d’Italia e con la fine dello Stato Pontificio, era particolarmente complessa. Si trattava indubbiamente di un caso tutto italiano, nella misura in cui solo l’Italia ha la singolarità di ospitare la sede del Papato. D’altra parte, la questione aveva una indubbia rilevanza anche internazionale. Si deve notare che, finito il potere temporale, la Santa Sede, pur reclamando la più piena libertà e la sovranità che le spetta nell’ordine suo, ha sempre rifiutato la possibilità di una soluzione della “Questione Romana” attraverso imposizioni dall’esterno, confidando nei sentimenti del popolo italiano e nel senso di responsabilità e giustizia dello Stato italiano. La firma dei Patti lateranensi, l’11 febbraio 1929, segnò la definitiva soluzione del problema. A proposito della fine degli Stati pontifici, nel ricordo del beato Papa Pio IX e dei Successori, riprendo le parole del Cardinale Giovanni Battista Montini, nel suo discorso tenuto in Campidoglio il 10 ottobre 1962: “Il papato riprese con inusitato vigore le sue funzioni di maestro di vita e di testimonio del Vangelo, così da salire a tanta altezza nel governo spirituale della Chiesa e nell’irradiazione sul mondo, come prima non mai”.

L’apporto fondamentale dei cattolici italiani alla elaborazione della Costituzione repubblicana del 1947 è ben noto. Se il testo costituzionale fu il positivo frutto di un incontro e di una collaborazione tra diverse tradizioni di pensiero, non c’è alcun dubbio che solo i costituenti cattolici si presentarono allo storico appuntamento con un preciso progetto sulla legge fondamentale del nuovo Stato italiano; un progetto maturato all’interno dell’Azione Cattolica, in particolare della FUCI e del Movimento Laureati, e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ed oggetto di riflessione e di elaborazione nel Codice di Camaldoli del 1945 e nella XIX Settimana Sociale dei Cattolici Italiani dello stesso anno, dedicata al tema “Costituzione e Costituente”. Da lì prese l'avvio un impegno molto significativo dei cattolici italiani nella politica, nell’attività sindacale, nelle istituzioni pubbliche, nelle realtà economiche, nelle espressioni della società civile, offrendo così un contributo assai rilevante alla crescita del Paese, con dimostrazione di assoluta fedeltà allo Stato e di dedizione al bene comune e collocando l’Italia in proiezione europea. Negli anni dolorosi ed oscuri del terrorismo, poi, i cattolici hanno dato la loro testimonianza di sangue: come non ricordare, tra le varie figure, quelle dell’On. Aldo Moro e del Prof. Vittorio Bachelet? Dal canto suo la Chiesa, grazie anche alla larga libertà assicuratale dal Concordato lateranense del 1929, ha continuato, con le proprie istituzioni ed attività, a fornire un fattivo contributo al bene comune, intervenendo in particolare a sostegno delle persone più emarginate e sofferenti, e soprattutto proseguendo ad alimentare il corpo sociale di quei valori morali che sono essenziali per la vita di una società democratica, giusta, ordinata. Il bene del Paese, integralmente inteso, è stato sempre perseguito e particolarmente espresso in momenti di alto significato, come nella “grande preghiera per l’Italia” indetta dal Venerabile Giovanni Paolo II il 10 gennaio 1994.

La conclusione dell’Accordo di revisione del Concordato lateranense, firmato il 18 febbraio 1984, ha segnato il passaggio ad una nuova fase dei rapporti tra Chiesa e Stato in Italia. Tale passaggio fu chiaramente avvertito dal mio Predecessore, il quale, nel discorso pronunciato il 3 giugno 1985, all’atto dello scambio degli strumenti di ratifica dell’Accordo, notava che, come “strumento di concordia e collaborazione, il Concordato si situa ora in una società caratterizzata dalla libera competizione delle idee e dalla pluralistica articolazione delle diverse componenti sociali: esso può e deve costituire un fattore di promozione e di crescita, favorendo la profonda unità di ideali e di sentimenti, per la quale tutti gli italiani si sentono fratelli in una stessa Patria”. Ed aggiungeva che nell’esercizio della sua diaconia per l’uomo “la Chiesa intende operare nel pieno rispetto dell’autonomia dell’ordine politico e della sovranità dello Stato. Parimenti, essa è attenta alla salvaguardia della libertà di tutti, condizione indispensabile alla costruzione di un mondo degno dell’uomo, che solo nella libertà può ricercare con pienezza la verità e aderirvi sinceramente, trovandovi motivo ed ispirazione per l’impegno solidale ed unitario al bene comune”. L’Accordo, che ha contribuito largamente alla delineazione di quella sana laicità che denota lo Stato italiano ed il suo ordinamento giuridico, ha evidenziato i due principi supremi che sono chiamati a presiedere alle relazioni fra Chiesa e comunità politica: quello della distinzione di ambiti e quello della collaborazione. Una collaborazione motivata dal fatto che, come ha insegnato il Concilio Vaticano Il, entrambe, cioè la Chiesa e la comunità politica, “anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e sociale delle stesse persone umane” (Cost. Gaudium et spes, 76). L’esperienza maturata negli anni di vigenza delle nuove disposizioni pattizie ha visto, ancora una volta, la Chiesa ed i cattolici impegnati in vario modo a favore di quella “promozione dell’uomo e del bene del Paese” che, nel rispetto della reciproca indipendenza e sovranità, costituisce principio ispiratore ed orientante del Concordato in vigore (art. 1). La Chiesa è consapevole non solo del contributo che essa offre alla società civile per il bene comune, ma anche di ciò che riceve dalla società civile, come affrerma il Concilio Vaticano II: “chiunque promuove la comunità umana nel campo della famiglia, della cultura, della vita economica e sociale, come pure della politica, sia nazionale che internazionale, porta anche un non piccolo aiuto, secondo la volontà di Dio, alla comunità ecclesiale, nelle cose in cui essa dipende da fattori esterni” (Cost. Gaudium et spes, 44).

Nel guardare al lungo divenire della storia, bisogna riconoscere che la nazione italiana ha sempre avvertito l’onere ma al tempo stesso il singolare privilegio dato dalla situazione peculiare per la quale è in Italia, a Roma, la sede del successore di Pietro e quindi il centro della cattolicità. E la comunità nazionale ha sempre risposto a questa consapevolezza esprimendo vicinanza affettiva, solidarietà, aiuto alla Sede Apostolica per la sua libertà e per assecondare la realizzazione delle condizioni favorevoli all’esercizio del ministero spirituale nel mondo da parte del successore di Pietro, che è Vescovo di Roma e Primate d’Italia. Passate le turbolenze causate dalla “questione romana”, giunti all’auspicata Conciliazione, anche lo Stato Italiano ha offerto e continua ad offrire una collaborazione preziosa, di cui la Santa Sede fruisce e di cui è consapevolmente grata.

Nel presentare a Lei, Signor Presidente, queste riflessioni, invoco di cuore sul popolo italiano l’abbondanza dei doni celesti, affinché sia sempre guidato dalla luce della fede, sorgente di speranza e di perseverante impegno per la libertà, la giustizia e la pace.

3 articoli sul Giappone

AFRICA/SUDAFRICA - I Vescovi dell’Africa australe esprimono solidarietà alla Chiesa ed al popolo del Giappone
Johannesburg (Agenzia Fides) - A nome dei Vescovi della Southern African Catholic Bishops’ Conference (SACBC), Mons. Buti Tlhagale, Arcivescovo di Johannesburg e Presidente della SACBC, ha inviato un messaggio di solidarità a Sua Ecc. Mons. Peter Takeo Okada, Arcivescovo di Tokjo e Presidente della Conferenza Episcopale del Giappone. Il messaggio, di cui è stata inviata copia all’Agenzia Fides, afferma: “Seguiamo la crisi in Giappone, con tristezza, sgomento e orrore. A nome della Conferenza dei Vescovi Cattolici dell'Africa Meridionale e della Comunità cattolica di Botswana, Sudafrica e Swaziland, desidero assicurarvi la nostra solidarietà nella preghiera. Molti di noi sentono l'enormità del compito che vi attende e la disperazione dei milioni di persone colpite dalle recenti calamità naturali. Vogliamo assicurarvi che noi siamo con voi, con i Vescovi e la comunità cattolica in Giappone e con tutte le persone del Giappone. Ci auguriamo che attraverso il nostro piccolo contributo di preghiera e di solidarietà, il senso di impotenza non si trasformi in un sentimento di disperazione. Ci impegniamo a continuare a pregare per la vostra Chiesa e il vostro Paese durante la Quaresima. Chiediamo a Maria, Madre addolorata di Gesù, di aiutare i cristiani a pregare con noi per voi”. (L.M.) (Agenzia Fides 16/3/2011)
top ^
ASIA/GIAPPONE - Un “Centro di Emergenza” per gli aiuti a Sendai, vi sono morti anche fra i cristiani
Sendai (Agenzia Fides) – “Ci sono morti fra i fedeli cristiani, ma non abbiamo ancora cifre precise. Siamo scossi, ma abbiamo ricevuto oggi il conforto dei Vescovi giapponesi, che sono giunti a Sendai. Anche Sua Ecc. Mons. Isao Kikuchi, Presidente della Caritas Giappone, e tutto lo staff della Caritas hanno partecipato all’incontro di emergenza, da cui sono emerse molte buone idee. Il sostegno che stiamo ricevendo dal Giappone e da tutto mondo ci infonde speranza”: lo dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Martin Tetsuo Hiraga, Vescovo di Sendai, la diocesi più colpita dal sisma e dallo tsunami, interpellato a conclusione dell’incontro dei Presuli giapponesi che ha fatto il punto della situazione (vedi Fides 15/3/2011).
Il vertice è stato incentrato sulle modalità di intervento della Chiesa per il soccorso alle vittime: le operazioni saranno affidate allo staff della Caritas, grazie alla presenza di numerosi volontari che si stanno proponendo per gli aiuti. Nella diocesi di Sendai, informa il Vescovo, sarà istituito un “Centro di Emergenza” per gestire e coordinare le operazioni umanitarie, sotto la supervisione della Caritas Giappone. E’intanto in fase di elaborazione un comunicato ufficiale sull’incontro, che renderà note le decisioni fondamentali assunte dai Vescovi.
Anche p. Daisuke Narui, Direttore di Caritas Giappone, racconta a Fides: “Gli edifici più grandi a Sendai hanno retto a una scossa sismica fortissima. I danni maggiori derivano dallo tsunami. Il panorama della distruzione è impressionante. D’ora in avanti ci rimboccheremo le maniche, la gente aspetta il nostro aiuto”. (PA) (Agenzia Fides 16/3/2011)
top ^
ASIA/GIAPPONE - “Occorre riconoscere gli errori compiuti sul nucleare”, dice un missionario
Sydney (Agenzia Fides) – “Si potrà valutare meglio la tragedia nei prossimi mesi, e ci vorranno anni per ricostruire migliaia di vite distrutte. Sono certo che i giapponesi vivranno questo terribile evento con forza d’animo e solidarietà. Ma sarà anche necessario riconoscere gli errori compiuti, cosa che è un aspetto importante della cultura nipponica. Questo vale specialmente per la questione della centrale nucleare: le autorità hanno ammesso alcune fughe radioattive da Fukoshima, e non sappiamo quali danni potranno provocare”: è la testimonianza rilasciata all’Agenzia Fides da p. Brian Vale, missionario di San Colombano, per molti anni in Giappone, oggi residente in Australia, all’indomani del terremoto e dello tsunami che hanno colpito il Nordest del Giappone.
Su come il paese ha affrontato la questione nucleare, negli ultimi 60 anni, p. Bale ricorda: “In Giappone molti hanno ancora oggi una vera allergia al nucleare, dopo i disastri di Hiroshima e Nagasaki. Gli studenti delle scuole vanno a visitare i siti colpiti e i musei della memoria, e l'educazione alla pace è parte integrate del curriculum scolastico”. “Ma negli anni scorsi – prosegue il missionario – molti hanno sollevato il dubbio che gli uomini politici e i governi che hanno avviato la costruzione di centrali nucleari, nonostante l’alto rischio sismico del territorio, siano legati a doppio filo all'industria che edifica le centrali. Gli oppositori al nucleare, in passato, non hanno comunque avuto la forza politica per fermare la costruzione delle centrali”.
Il missionario è scosso dagli eventi: “Le immagini del terremoto e dello tsunami mi hanno scioccato, ho il cuore appesantito per la grave perdita di vite umane. Ricordo Sendai per la bellezza della costa, con verdeggianti alberi di pino e con le spettacolari rocce a picco sul mare. La gente ora sperimenta un senso di profondo smarrimento. Hanno perso tutto: famiglia, case, amici. E va ricordato che questo è molto difficile e doloroso nella cultura giapponese, dove l'identità personale dipende molto dall’essere membro di un gruppo”.
“Oggi – conclude – si vive una situazione di incertezza e precarietà. I giapponesi affrontano il peggior disastro della loro storia, dopo le bombe atomiche della Seconda Guerra Mondiale, ma sono certo che sapranno rialzarsi, anche con il nostro aiuto e la nostra preghiera”. (PA) (Agenzia Fides 16/3/2011)

martedì 15 marzo 2011

Aspettando la visita del Papa: il 20 marzo 2011 al via una rassegna di eventi tra fede e musica

UDINE  – Quattro progetti musicali che vedranno protagonisti la FVG Mittel-Ue Orchestra e il Coro del Friuli Venezia Giulia sono stati presentati quest’oggi a Udine nella sede dell’Arcivescovado. Si tratta di eventi dedicati al legame tra fede e musica, in occasione della Quaresima e in preparazione
alla visita del Santo Padre Benedetto XVI ad Aquileia il prossimo 7 maggio.
Il progetto è stato proposto dall’Arcidiocesi di Udine, dall’assessorato regionale alla Cultura, dal Coro del Friuli Venezia Giulia e dalla FVG Mittel-Ue Orchestra, in collaborazione con la parrocchia di Santa Maria Annunziata nella Metropolitana, con la parrocchia di Aquileia, con la Fondazione Aquileia e con Mittelfest.
Si comincerà il 20 marzo con i “Novissimi. Quaresimali d’arte”. In quattro domeniche successive, dalle 17 alle 18.30 il Duomo udinese sarà sede di una rinnovata serie di Stazioni Quaresimali, costituite dalla catechesi al popolo dell’Arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, e dall’ascolto di quattro capolavori musicali per coro e orchestra. Il filo conduttore sarà l’aldilà e l’eternità.
Domenica 20 marzo verrà eseguito il “Requiem op.48″ di Gabriel Faurè, mentre la domenica successiva sarà la volta della “Messa da morti con esequie” a Quattro con stromenti di Bartolomeo Cordans. Gli ultimi due concerti di domenica 3 e 10 aprile riguarderanno rispettivamente la “Missa pro defunctis” di Tomas Luis de Victoria e “Lux aeterna” di Morten Lauridsen. Le quattro stationes musicali saranno introdotte da una breve guida all’ascolto, a cura di don Alessio Geretti, Delegato Episcopale per la Cultura, sottolineando non solo il pregio artistico dei componimenti ma anche il valore teologico dei grandi testi della tradizione cristiana che si ascolteranno.
Il secondo progetto, dedicato alla “Musica della vita eterna” prevede l’esecuzione di quattro concerti in occasione della Pasqua in regione. Il primo si terrà sabato 16 aprile alle 20.30 in Duomo a Tolmezzo, mentre il secondo il giorno successivo sempre alle 20.30 nella chiesa parrocchiale di Cordenons. Gli ultimi due concerti si svolgeranno lunedì 18 e martedì 19 aprile
nella chiesa di San Giacomo a Trieste e in Duomo a Gorizia, sempre con inizio alle 20.30. In tutte e quattro le serate verranno eseguite il “Requiem op. 48 per orchestra, coro, soprano e baritono” di Gabriel Faurè nonché “Lux aeterna per coro ed orchestra” di Morten Lauridsen. A eseguire le composizioni il coro del Friuli Venezia Giulia e la FVG Mittel-Ue Orchestra.
La terza proposta prevede la “Messa in Gloria” con musica e immagini in Basilica ad Aquileia. Il concerto, programmato per domenica 1 maggio alle 18, sarà eseguito in onore della beatificazione di Giovanni Paolo II, ricordando la sua visita in Friuli del 1992 e preparando quella imminente di Benedetto XVI. Il programma prevede l’esecuzione dell’opera di Puccini per soli coro e orchestra. Infine sabato 7 maggio alle 16.45 sempre nella Basilica di Aquileia in occasione della vista in regione del Santo Padre Benedetto XVI il coro del Friuli Venezia Giulia eseguirà “Ubi Caritas” di Maurice Duruflè.

Fonte: http://www.ilgiornaledelfriuli.net/ev/friuli-vg/aspettando-la-visita-del-papa-il-20-marzo-2011-al-via-una-rassegna-di-eventi-tra-fede-e-musica/

Paura in Giappone

ASIA/GIAPPONE - I giovani si mobilitano per fare i volontari nelle zone colpite dal sisma; mancano cibo e carburante
Sendai (Agenzia Fides) – “Oggi il sentimento dominante è la paura. La più grande preoccupazione è quella della centrale nucleare di Fukushima. E’ uno spettro che torna nella storia del Giappone, una ipoteca sul futuro. Ma va detto che la gente non si abbandona al panico, ma reagisce con compostezza e dignità. E va rimarcato lo slancio solidale di centinaia di giovani che chiedono di andare, come volontari, ad aiutare gli sfollati nelle zone colpite”: è quanto racconta all’Agenzia Fides p. Diasuke Narui, Direttore della Caritas Giappone, in viaggio verso Sendai, dove parteciperà domani all’incontro di emergenza con il Vescovo locale e con altri Vescovi giapponesi.
Il Direttore informa che, nonostante la paura, “sono state allontanate le persone solo nel raggio dei primi 20 km dalla centrale nucleare. Per il resto si attende. Inoltre nelle zone più colpite il problema principale è la mancanza di cibo e di carburante. Non essendoci carburante, la gente non può muoversi. E ci si sente impotenti di fronte a questa tragedia”.
All’incontro dei Vescovi, domani 16 marzo a Sendai, “parteciperà anche mons. Isao Kikuchi, Presidente della Caritas Giappone” riferisce p. Narui. “All’ordine del giorno abbiamo due punti: come poter aiutare le vittime e come agire, in quanto Chiesa cattolica, in questa fase così tragica della storia del paese. Come Caritas stiamo ricevendo di continuo, da tutte le diocesi, la disponibilità di giovani a recarsi come volontari nelle zone più colpite dai disastro, per portare aiuti. Questo è un segnale importante, che ci fa sperare per il futuro”.
Alla Conferenza Episcopale del Giappone è giunto anche un telegramma di cordoglio e solidarietà dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. La Congregazione, che sta seguendo da vicino l’evolversi della situazione, a stretto contatto con la Chiesa nipponica, esprime vicinanza e conforto alle vittime, assicura una costante preghiera ed è pronta a venire incontro alle esigenze della Chiesa giapponese. Analoghi sentimenti sono stati espressi dal Prefetto del Dicastero Missionario, il Card. Ivan Dias, al Nunzio apostolico in Giappone. (PA) (Agenzia Fides 15/3/2011)
top ^
ASIA/GIAPPONE - Religiosi e religiose a Sendai: un morto, diverse strutture lesionate
Sendai (Agenzia Fides) – Sono diversi gli istituti e le congregazioni religiose, maschili e femminili, che svolgono la loro opera nella diocesi di Sendai, l’epicentro del sisma e del conseguente tsunami che ha devastato le coste giapponesi. L’Agenzia Fides propone di seguito una prima mappa della situazione del personale religioso e delle opere. Il missionario canadese P. André Lachapelle, della Società per le Missioni Estere del Québec (MEQ), che lavorava in Giappone dal 1961, è stato trascinato via dalle onde dello tsunami, mentre in macchina si recava nella sua parrocchia di Shiogama.
Attraverso gli sms i religiosi dei Fratelli delle Scuole Cristiane (FSC) presenti a Sendai hanno comunicato alla casa generalizia di Roma che sono tutti salvi, compresi i ragazzi dai 3 ai 18 anni con poche risorse economiche che ospitano nella loro struttura, anche se ora il problema principale, come comunica all’Agenzia Fides p. Jorge della casa generalizia, è la mancanza di cibo e carburante. La comunità di Sendai è composta da 4 religiosi messicani, 2 giapponesi e 1 canadese. Anche le Figlie di San Paolo (FSP), presenti in Giappone con 13 comunità e 140 religiose locali, hanno a Sendai una libreria: le 8 suore sono sane e salve, due di loro sono particolarmente scioccate e faticano a riprendersi, dice all’Agenzia Fides la Segretaria generale. La loro casa è lesionata, tuttavia è ancora abitabile, danni si lamentano anche per la libreria, che si trova nel centro città. Secondo le notizie fornite dalle Paoline in Giappone, risultano dispersi 3 sacerdoti.
La curia generalizia delle Suore Domenicane della Congregazione Romana di San Domenico (C.R.S.D.), contattata dall’Agenzia Fides, ha fornito queste informazioni: la Congregazione ha 5 case a Sendai, con 41 religiose, tutte giapponesi. Ringraziando Dio stanno tutte bene, anche gli edifici non hanno sofferto particolari danni materiali perché si trovano quasi al centro della città e non vicino al mare. La Priora provinciale della Congregazione ha riferito della preoccupazione iniziale per le due grandi opere gestite dalle Domenicane: una scuola e un orfanotrofio, cui si aggiunge un centro infantile che attualmente assiste 80 bambini e ragazzi in difficoltà, ma fortunatamente le ultime notizie sono confortanti.
I Domenicani (OP) hanno a Sendai 6 frati e 12 suore. Padre Juan Pablo, segretario del Maestro generale, riferisce all’Agenzia Fides che ancora non riescono a mettersi in contatto con i loro confratelli in Giappone, ma tramite altre persone hanno saputo che stanno bene, malgrado una delle case sembra sia stata completamente distrutta.
La Società per le Missioni Estere di Bethlehem ha ricevuto assicurazioni che i suoi 3 sacerdoti, i quali hanno la cura pastorale di quattro parrocchie, tre delle quali sulla costa, stanno bene. Uno di loro opera nei pressi della centrale nucleare. (SL/CE/MS) (Agenzia Fides 15/03/2011)

“ma occorre fare di più” dice il Vicario Apostolico di Tripoli

AFRICA/LIBIA - Partiti altri 50 rifugiati africani, “ma occorre fare di più” dice il Vicario Apostolico di Tripoli
Tripoli (Agenzia Fides) - “Sono partite altre 50 persone tra eritrei ed etiopici, grazie alla generosità dell’Italia. Ma siamo immersi in una sfida apparentemente infinita, perché partite cinquanta persone se ne presentano altre duemila. Ieri avevamo la chiesa invasa dai rifugiati africani che sperano di trovare un posto su un aereo o su una nave per lasciare il Paese” dice all’Agenzia Fides Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, Vicario Apostolico di Tripoli, in Libia.
“Il mio più grande desiderio - continua Mons. Martinelli - è che si trovi il modo di imbarcare tutte queste persone su una nave diretta verso un Paese che decida di accoglierli. Non è giusto farli partire a piccoli gruppi e lasciare la gran parte di loro in un’attesa spasmodica, perché sono soprattutto donne e bambini. Ieri sono rimasti a terra un gruppo numeroso di donne e bambini, alcuni di pochi mesi. Purtroppo non tutti avevano i documenti in regola e quindi sono stati lasciati a terra. Rinnovo l’appello perché queste persone possano essere accolte al più presto da qualche Paese”.
“Noi come Chiesa possiamo fare da tramite, ma le nostre forze sono molto ridotte. Aiutiamo queste persone a pagare l’affitto delle case e a comprarsi da mangiare, grazie all’aiuto di alcuni benefattori e della Caritas italiana. Il problema è che i generi alimentari iniziano a scarseggiare sul mercato” afferma il Vicario Apostolico di Tripoli.
Per quel che concerna la comunità cattolica Mons. Martinelli loda “le circa 2mila infermiere filippine che sono rimaste. Le loro famiglie, mariti e figli, sono partite, ma loro, donne e ragazze, sono rimaste, dimostrando così un alto senso di professionalità e di coscienza umana, perché altrimenti senza di loro gli ospedali sarebbero sguarniti di qualsiasi assistenza medica”. Inoltre “vi sono ancora diversi africani. Il mercoledì delle Ceneri la chiesa era piena – racconta Mons. Martinelli -, i fedeli vengono perché trovano coraggio nella preghiera”.
“Torno a ripetere che la pace è ancora possibile e che la due parti possono riconciliarsi – conclude il Vicario apostolico -. Ci vorrebbe l’intervento di un’alta autorità morale araba o africana, del livello di Nelson Mandela per intenderci, per avvicinare le due parti. Forse anche qualche autorità ecclesiastica del mondo arabo potrebbe tentare una mediazione. Lo stesso popolo libico non vuole la guerra. La Libia deve ritrovare l’unità. Vi sono diverse persone originarie di Bengasi che vivono a Tripoli, non penso che sia possibile separare il Paese”. (L.M.) (Agenzia Fides 15/3/2011)

Ilfriuli.it ci informa sulla futura rotatoria a San Giorgio di Nogaro

Nuove rotatorie a Cervignano

Consegnati i lavori a Scodovacca all’incrocio con le vie Chiozza e Veneto, lungo la strada statale 14

rotatoria cervignano -
Potrebbero essere conclusi agli inizi di agosto i lavori per la costruzione della rotatoria di Scodovacca, all'incrocio con le vie Chiozza e Veneto, lungo la strada statale 14, sul territorio del Comune di Cervignano.

Oggi, infatti, l'assessore regionale alla Viabilità e Trasporti Riccardo Riccardi e il sindaco di Cervignano Pietro Paviotti hanno ufficialmente ''consegnato i lavori'' all'impresa Di Piazza di Prato Carnico che realizzerà l'opera - è stato sottolineato - entro la prima metà di agosto, con una spesa complessiva prevista di 1,25 milioni di euro.

''Un incrocio 'difficile', con un'intersezione oggi molto pericolosa'', hanno osservato Riccardi e Paviotti, che ora verrà rimodellata grazie ad una rotatoria del diametro esterno di 61 metri, nel quale si innesteranno i due ''rami'' della statale 14, con una larghezza di 6 metri, e le vie Veneto e Chiozza, con una larghezza di 3,5 metri. Occorrerà però anche ridisegnare il tracciato di queste due arterie laterali, in considerazione del fatto che sull'incrocio (tra la 14 e via Veneto) è presente il cimitero di Scodovacca, con l'esigenza dunque di creare tutta una serie di marciapiedi e di percorsi per il flusso di pedoni e biciclette.


L'intersezione sarà servita da 28 corpi illuminanti, disposti ai lati dell'anello e dei rami della rotatoria. ''Proseguono dunque gli interventi di messa in sicurezza della statale 14 - ha sottolineato l'assessore Riccardi - che complessivamente, nel territorio della provincia di Udine, sarà dotata di 12 rotatorie''.

A quella già costruita a Muzzana (al Km 91,100) se ne aggiungeranno ulteriori a Fiumicello, Villa Vicentina, altre due a Cervignano del Friuli, al confine tra Torviscosa e Bagnaria Arsa, a San Giorgio di Nogaro, una seconda a Muzzana e a Palazzolo dello Stella. Alla cerimonia di oggi, con Riccardi e Paviotti, sono intervenuti i sindaci di Muzzana e Villa Vicentina, Vittorino Gallo e Romolo Pischedda, il consigliere regionale Paride Cargnelutti e il direttore generale di FVG Strade Oriano Turello.


lunedì 14 marzo 2011

ASIA/GIAPPONE - Il Vescovo di Sendai: “La nostra missione è portare speranza”; atteso un incontro straordinario dei Vescovi

ASIA/GIAPPONE - Il Vescovo di Sendai: “La nostra missione è portare speranza”; atteso un incontro straordinario dei Vescovi
Sendai (Agenzia Fides) – E’ una tragedia che ha avuto “un forte impatto emotivo sulla società”, i cittadini sono “stremati e disorientati”: per questo i Vescovi giapponesi giungeranno a Sendai per un meeting di emergenza, il 16 marzo, e ringraziano il Papa per le sue parole che infondono “coraggio e speranza”; proprio la speranza “è il dono che i cristiani possono fare alla nazione in questo momento di sofferenza”: è quanto dice in una accorata testimonianza rilasciata all’Agenzia Fides, Sua Ecc. Mons. Martin Tetsuo Hiraga, Vescovo di Sendai, la diocesi più colpita dal sisma e dallo tsunami. Il Vescovo racconta che “le linee elettriche e telefoniche sono state da poco ripristinate” e, durante la conversazione telefonica con Fides, avverte continue nuove scosse sismiche di assestamento.
Mons. Hiraga racconta: “La situazione è molto difficile. Non ancora siamo in grado di comprendere l’entità del disastro. Le notizie sono frammentarie. La mia diocesi è molto grande e copre quattro Prefetture civili, per circa 500 km di costa, nel Nord dell’isola di Honshu, la più grande dell’arcipelago nipponico. Lo tsunami ha colpito oltre 300 km di costa. Nella Prefettura di Aamori vi sono due parrocchie colpite, in quella di Iwate sono 4, altre 2 nella prefettura di Miyagi e 2 in quella di Fukushima. Non sappiamo ancore quante persone sono morte, quanti sono i dispersi e gli sfollati. Non sappiamo se fra questi vi sono fedeli cattolici”.
Data l’incertezza, “è ancora difficile dire cosa si può fare, come aiutare. La gente è stremata e disorientata. L’impatto materiale ed emotivo sulla società è stato molto forte. Stanno arrivando aiuti e volontari da tutto il Giappone. Occorre l’unità e la buona volontà di tutti. Noi cattolici nella diocesi di Sendai siamo poco più di 10mila, un piccolo gregge. Ma continuiamo a pregare per le vittime e faremo il possibile per portare sollievo, per testimoniare, in questo momento di sofferenza, il messaggio d’amore di Cristo”.
I Vescovi giapponesi, informa il Vescovo, si riuniranno mercoledì 16 marzo a Sendai in un incontro d’emergenza, per decidere le strategie: “Dovremo consigliarci su come agire. Intanto confidiamo in Dio e chiediamo la preghiera di tutti i cristiani del mondo. Abbiamo ricevuto il messaggio del Santo Padre e lo ringraziamo per le sue parole che ci infondono coraggio e speranza. Oggi questa è la nostra missione specifica: aiutare la nazione a rialzare gli occhi al Cielo, e a tenere viva la fiamma della speranza”.
La diocesi di Sendai conta ufficialmente 10.944 battezzati che rappresentano lo 0,15% della popolazione (oltre 7,2 milioni) nel territorio. La diocesi ha 53 parrocchie e 13 stazioni missionarie, servite da 27 preti diocesani e 19 preti religiosi, 5 religiosi non sacerdoti e 262 suore. Fra gli istituti religiosi presenti in diocesi, i Domenicani (OP), la Società per le Missioni Estere di Betlemme (SMB), i Missionari di Guadalupe (MG), i Fratelli delle Scuole Cristiane (FSC). Fra i numerosi istituti femminili vi sono le Suore Domenicane (OP), la Congregazione di Notre Dame (CND), le Figlie di San Paolo (FSP), le Orsoline (OSU), le Suore della Carità di Gesù, le Suore Missionarie di Cristo Re e altri. (PA) (Agenzia Fides 14/3/2011)

VATICANO - Il Papa prega per le vittime del terremoto in Giappone e “per tutti coloro che soffrono a causa di questi tremendi eventi”

 
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – “Le immagini del tragico terremoto e del conseguente tsunami in Giappone ci hanno lasciato tutti fortemente impressionati” ha detto il Santo Padre Benedetto XVI domenica 13 marzo, dopo aver recitato la preghiera dell’Angelus. “Desidero rinnovare la mia spirituale vicinanza alle care popolazioni di quel Paese, che con dignità e coraggio stanno facendo fronte alle conseguenze di tali calamità – ha proseguito il Pontefice -. Prego per le vittime e per i loro familiari, e per tutti coloro che soffrono a causa di questi tremendi eventi. Incoraggio quanti, con encomiabile prontezza, si stanno impegnando per portare aiuto. Rimaniamo uniti nella preghiera. Il Signore ci è vicino!”.
Il 12 marzo, giorno seguente al terremoto e allo tsunami, il Santo Padre, tramite il Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone, aveva inviato un telegramma di cordoglio a Sua Ecc. Mons. Leo Jun Ikenaga, S.I., Presidente della Conferenza Episcopale Giapponese, esprimendo il suo profondo dolore e assicurando la preghiera. (SL) (Agenzia Fides 14/03/2011)
top ^

sabato 12 marzo 2011

Terremoto, tsunami, bambini, caritas!

ASIA/GIAPPONE - Terremoto e tsunami sono per i cattolici “una sfida a testimoniare l’amore”
Saitama (Agenzia Fides) – “La Chiesa giapponese risponderà alla tragedia dello terremoto e dello tsunami che hanno colpito il Nord del Giappone con la preghiera e la solidarietà”. Lo dice all’Agenzia Fides Mons. Marcellinus Daiji Tani, Vescovo di Saitama, una delle diocesi maggiormente colpite dal sisma. “I danni maggiori si registrano a Sendai – nota il Vescovo – ma anche la mia diocesi di Saitama, poco più a Sud, è stata interessata, fortunatamente senza registrare perdite umane. A preoccuparci è soprattutto la situazione della centrale nucleare di Fukushima. Ma dovremo farci forza, con l’aiuto dello Spirito Santo. Domani, nelle Messe domenicali in tutta la nazione, ricorderemo le vittime, i feriti e gli sfollati. Come comunità cristiana, saremo pronti alla preghiera e alla solidarietà”. Il Vescovo rimarca: “Questo evento doloroso ci ricorda che la vita è nelle mani di Dio e che è un dono di Dio. Inoltre sarà per tutti noi una sfida a mettere in pratica e testimoniare il comandamento dell’amore e della carità fraterna, in questo tempo di Quaresima”. (PA) (Agenzia Fides 12/3/2011)
ASIA/GIAPPONE - Caritas Giappone lancia una Campagna di solidarietà in tutto il paese
Nagoya (Agenzia Fides) – Una campagna di solidarietà, in favore delle vittime del terremoto e dello tsunami che ha colpito il Nord del Giappone, verrà lanciata domani, 13 marzo, dalla Caritas Giappone in tutte le chiese nipponiche. L’iniziativa coinvolgerà anche scuole, associazioni e istituzioni cattoliche, con l’intento di raccogliere fondi per aiutare gli sfollati: lo annuncia all’Agenzia Fides p. Daisuke Narui, Direttore Esecutivo della Caritas giapponese.
Il Direttore rimarca: “Il nostro compito è mostrare amore e solidarietà soprattutto verso le categorie più vulnerabili, come gli anziani, i migranti, i senza tetto. Lavoreremo insieme con Ong di altra estrazione. In questo momento siamo chiamati a dare testimonianza di unità e ad essere vicini a ogni essere umano sofferente. Sappiamo già che la risposta dei fedeli al nostro appello sarà molto generosa”.
Tracciando un quadro della situazione, P. Narui spiega a Fides: “E’ un disastro terribile, uno dei più forti nella storia del paese. La zona più colpita è quella del Nord, i morti hanno già superato il migliaio, vi sono centinaia di feriti e di sfollati interni”. La Caritas si è mossa immediatamente dopo la tragedia: “Subito dopo il terremoto e lo tsunami, abbiamo organizzato un incontro di emergenza in teleconferenza. La priorità oggi è raccogliere informazioni dalle zone colpite, ma è difficile perché le linee telefoniche ed elettriche sono ancora interrotte. La diocesi più colpita è quella di Sendai, ma non abbiamo ancora ricevuto notizie dal Direttore della Caritas diocesana e questo ci preoccupa molto. Per questo stiamo studiando la possibilità di una missione in loco”, racconta p. Narui.
Soffermandosi sulle conseguenze del dramma, il sacerdote spiega: “Credo che nel Giappone di oggi, segnato dalla crisi economica, colpito dal fenomeno sociale della depressione e dei suicidi, questo evento doloroso possa rappresentare un’opportunità per diffondere i valori del Vangelo, cioè la fratellanza di tutti gli uomini, la costruzione del bene comune, il riconoscere che ogni persona ha la dignità di figlio di Dio ed è importante agli occhi di Dio. Se, con la nostra opera e la nostra testimonianza, riusciremo a comunicare questo, allora da questo male potrà nascere un bene”. (PA) (Agenzia Fides 12/3/2011)
ASIA/GIAPPONE - Emergenza bambini dopo il terribile terremoto
Tokyo (Agenzia Fides) – I bambini del Giappone e di tutta l'area del Pacifico non hanno mai vissuto un momento così cruciale come quello attuale, in seguito al terremoto che ha provocato, secondo un primo bilancio provvisorio, oltre un migliaio di vittime. Immediata è stata la risposta delle organizzazioni umanitarie e della Chiesa diffusa nel mondo. Secondo quanto riportato in un comunicato della Conferenza Episcopale Australiana, pervenuto all'Agenzia Fides, l’assicurazione della preghiera per le vittime del più grave terremoto mai abbattutosi sul Giappone da 140 anni a questa parte, sono giunte dall'Arcivescovo Philip Wilson, Presidente della Conferenza dei Vescovi australiani e dai Vescovi di Inghilterra e Galles. L'Arcivescovo ha anche esortato Caritas Australia ad intervenire prontamente. Un appello per i bambini colpiti dal terremoto e dalla successiva ondata di tsunami è giunto anche dal Presidente dell'Organizzazione umanitaria Save the Children, Charles F. MacCormack. L'organizzazione, insieme ad altre agenzie, è impegnata a dare priorità alle esigenze specifiche dei bambini e a fornire un supporto di emergenza. I bambini sono sempre tra le vittime più vulnerabili nelle situazioni di emergenza e occorre un intervento specifico per sostenerli fisicamente ed emotivamente e aiutarli ad affrontare lo shock subito. (AP) (12/3/2011 Agenzia Fides)

Domenica 13 marzo 2011

  I DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

PRIMA LETTURA (Gen 2,7-9; 3,1-7)
La creazione dei progenitori e il loro peccato.
Dal libro della Gènesi

Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.
Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male.
Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino”?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: “Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male».
Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.
Parola di Dio
SALMO RESPONSORIALE (Sal 50)
Rit: Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.
Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. Rit.

Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto. Rit.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito. Rit.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode. Rit.
SECONDA LETTURA (Rm 5,12-19 (forma breve: Rm 5,12.17-19))
Dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato.
Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.
Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo, ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute, ed è per la giustificazione. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo.
Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.
Parola di Dio.

Canto al Vangelo (Mt 4,4b)
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
VANGELO (Mt 4,1-11)
Gesù digiuna per quaranta giorni nel deserto ed è tentato.
+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Parola del Signore
Preghiera dei fedeli
Desiderosi di vivere con cuore rinnovato, nella libertà di figli, chiediamo al Padre che ascolti le nostre preghiere e ci dia la forza di vivere secondo la sua divina volontà.
Preghiamo dicendo: Ascoltaci Signore.

1. Perché la Chiesa si abbeveri alla Parola di Dio, da essa si lasci guidare sulle strade della storia, per esprimere frutti di santità, preghiamo.
2. Per coloro che sono rivestiti di autorità, perché svolgano il loro mandato con spirito di servizio, come un compito per il bene comune, preghiamo.
3. Perché gli uomini sappiano resistere alle tentazioni del potere, dell’avere e del piacere, gli idoli del nostro tempo, preghiamo.
4. Per i battezzati, perché accolgano con riconoscenza l’invito alla conversione di questo tempo quaresimale e si impegnino nell’itinerario della riscoperta di una fede autentica, preghiamo.
5. Per noi che partecipiamo a questa Eucaristia, perché il Signore scardini le nostre resistenze e ci renda aperti alla sua voce e al suo appello d’amore, preghiamo.

Ascolta, o Padre, le nostre preghiere, e donaci la forza di superare ogni prova, per raggiungere la comunione con te, che sei l’Amore. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

giovedì 10 marzo 2011

AFRICA/EGITTO - “La situazione è tesa e confusa” dopo gli scontri al Cairo, dice a Fides il Direttore Nazionale delle POM

Il Cairo (Agenzia Fides) - “La situazione è ancora tesa, ieri sono morti 14 giovani cristiani a Moqattam. Anche a Giza vi sono tensioni. Inoltre continua da 4 giorni una manifestazione dei copti di fronte alla sede della tv nazionale” dice all’Agenzia Fides dal Cairo don Nabil Fayez Antoun, Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie (POM) dell’Egitto. A Mansheya, il quartiere dei raccoglitori d’immondizia (chiamati “Zabbaleen”), che si trova piedi delle colline Moqattam, vi sono stati scontri tra musulmani e copti che protestavano per la distruzione della chiesa di Atfih, nella regione di Helwan (vedi Fides 7/3/2011 e 9/3/2011)
“La rivoluzione dei giovani ha scatenato le diverse forze che sono presenti nella società egiziana, così come si stanno presentando tutti insieme i diversi problemi che da tempo affliggono l’Egitto - dice don Nabil -. Inoltre la situazione economica è molto critica. Insomma stiamo vivendo una fase molto confusa dove è difficile orientarsi. Speriamo comunque che prevalga la ragione sulla violenza”.
Don Nabil aggiunge però che con la svolta impressa all’Egitto dalla rivolte dei giovani si possono aprire degli spazi anche per i cristiani. “Ho tenuto un incontro nella cattedrale, che è stato anche ripreso dalla televisione, con alcuni giovani di piazza Tahrir ed esponenti di alcuni partiti per discutere come anche i cristiani possano inserirsi nella nuova realtà, per dare il loro apporto al bene comune” conclude il Direttore Nazionale delle POM dell’Egitto. (L.M.) (Agenzia Fides 10/3/2011)

VATICANO - “Noi cristiani dobbiamo essere un messaggio vivente, anzi, in molti casi siamo l’unico Vangelo che gli uomini di oggi leggono ancora”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – “Tutti possono aprirsi all’azione di Dio, al suo amore; con la nostra testimonianza evangelica, noi cristiani dobbiamo essere un messaggio vivente, anzi, in molti casi siamo l’unico Vangelo che gli uomini di oggi leggono ancora”. E’ l’esortazione che il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto durante la Celebrazione Eucaristica con il rito di benedizione e di imposizione delle Ceneri, che ha celebrato nel pomeriggio di mercoledì 9 marzo, nella Basilica di Santa Sabina. “Ecco la nostra responsabilità sulle orme di san Paolo – ha detto il Pontefice -, ecco un motivo in più per vivere bene la Quaresima: offrire la testimonianza della fede vissuta ad un mondo in difficoltà che ha bisogno di ritornare a Dio, che ha bisogno di conversione.”
Nell’opinione comune, il tempo della Quaresima “rischia di essere connotato dalla tristezza, dal grigiore della vita – ha sottolineato il Papa -. Invece esso è dono prezioso di Dio, è tempo forte e denso di significati nel cammino della Chiesa, è l’itinerario verso la Pasqua del Signore”.
Prendendo spunto della prima Lettura, tratta dal libro del profeta Gioele, in cui Dio invita il popolo ebraico ad un pentimento sincero e non apparente, il Santo Padre ha ricordato che “non si tratta di una conversione superficiale e transitoria, bensì di un itinerario spirituale che riguarda in profondità gli atteggiamenti della coscienza e suppone un sincero proposito di ravvedimento. E questa conversione è possibile perché Dio è ricco di misericordia e grande nell’amore”. Nel Vangelo, Gesù mette in guardia sul fatto che “quando si compie qualcosa di buono, quasi istintivamente nasce il desiderio di essere stimati e ammirati per la buona azione, di avere cioè una soddisfazione”. Ma il Signore “non chiede un rispetto formale ad una legge estranea all'uomo, imposta da un legislatore severo come fardello pesante”, invita invece a riscoprire l’elemosina, la preghiera e il digiuno “vivendole in modo più profondo, non per amore proprio, ma per amore di Dio, come mezzi nel cammino di conversione a Lui”. (SL) (Agenzia Fides 10/03/2011)

Messaggio del Papa per la Quaresima 2011

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
BENEDETTO XVI
PER LA QUARESIMA 201
1
 “Con Cristo siete sepolti nel Battesimo,
con lui siete anche risorti
” (cfr Col 2,12)

Cari fratelli e sorelle,
la Quaresima, che ci conduce alla celebrazione della Santa Pasqua, è per la Chiesa un tempo liturgico assai prezioso e importante, in vista del quale sono lieto di rivolgere una parola specifica perché sia vissuto con il dovuto impegno. Mentre guarda all’incontro definitivo con il suo Sposo nella Pasqua eterna, la Comunità ecclesiale, assidua nella preghiera e nella carità operosa, intensifica il suo cammino di purificazione nello spirito, per attingere con maggiore abbondanza al Mistero della redenzione la vita nuova in Cristo Signore (cfr Prefazio I di Quaresima).
1. Questa stessa vita ci è già stata trasmessa nel giorno del nostro Battesimo, quando, “divenuti partecipi della morte e risurrezione del Cristo”, è iniziata per noi “l’avventura gioiosa ed esaltante del discepolo” (Omelia nella Festa del Battesimo del Signore, 10 gennaio 2010). San Paolo, nelle sue Lettere, insiste ripetutamente sulla singolare comunione con il Figlio di Dio realizzata in questo lavacro. Il fatto che nella maggioranza dei casi il Battesimo si riceva da bambini mette in evidenza che si tratta di un dono di Dio: nessuno merita la vita eterna con le proprie forze. La misericordia di Dio, che cancella il peccato e permette di vivere nella propria esistenza “gli stessi sentimenti di Cristo Gesù” (Fil 2,5), viene comunicata all’uomo gratuitamente.
L’Apostolo delle genti, nella Lettera ai Filippesi, esprime il senso della trasformazione che si attua con la partecipazione alla morte e risurrezione di Cristo, indicandone la meta: che “io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti” (Fil 3,10-11). Il Battesimo, quindi, non è un rito del passato, ma l’incontro con Cristo che informa tutta l’esistenza del battezzato, gli dona la vita divina e lo chiama ad una conversione sincera, avviata e sostenuta dalla Grazia, che lo porti a raggiungere la statura adulta del Cristo.
Un nesso particolare lega il Battesimo alla Quaresima come momento favorevole per sperimentare la Grazia che salva. I Padri del Concilio Vaticano II hanno richiamato tutti i Pastori della Chiesa ad utilizzare “più abbondantemente gli elementi battesimali propri della liturgia quaresimale” (Cost. Sacrosanctum Concilium, 109). Da sempre, infatti, la Chiesa associa la Veglia Pasquale alla celebrazione del Battesimo: in questo Sacramento si realizza quel grande mistero per cui l’uomo muore al peccato, è fatto partecipe della vita nuova in Cristo Risorto e riceve lo stesso Spirito di Dio che ha risuscitato Gesù dai morti (cfr Rm 8,11). Questo dono gratuito deve essere sempre ravvivato in ciascuno di noi e la Quaresima ci offre un percorso analogo al catecumenato, che per i cristiani della Chiesa antica, come pure per i catecumeni d’oggi, è una scuola insostituibile di fede e di vita cristiana: davvero essi vivono il Battesimo come un atto decisivo per tutta la loro esistenza.
2. Per intraprendere seriamente il cammino verso la Pasqua e prepararci a celebrare la Risurrezione del Signore - la festa più gioiosa e solenne di tutto l’Anno liturgico - che cosa può esserci di più adatto che lasciarci condurre dalla Parola di Dio? Per questo la Chiesa, nei testi evangelici delle domeniche di Quaresima, ci guida ad un incontro particolarmente intenso con il Signore, facendoci ripercorrere le tappe del cammino dell’iniziazione cristiana: per i catecumeni, nella prospettiva di ricevere il Sacramento della rinascita, per chi è battezzato, in vista di nuovi e decisivi passi nella sequela di Cristo e nel dono più pieno a Lui.
La prima domenica dell’itinerario quaresimale evidenzia la nostra condizione dell’uomo su questa terra. Il combattimento vittorioso contro le tentazioni, che dà inizio alla missione di Gesù, è un invito a prendere consapevolezza della propria fragilità per accogliere la Grazia che libera dal peccato e infonde nuova forza in Cristo, via, verità e vita (cfr Ordo Initiationis Christianae Adultorum, n. 25). E’ un deciso richiamo a ricordare come la fede cristiana implichi, sull’esempio di Gesù e in unione con Lui, una lotta “contro i dominatori di questo mondo tenebroso” (Ef 6,12), nel quale il diavolo è all’opera e non si stanca, neppure oggi, di tentare l’uomo che vuole avvicinarsi al Signore: Cristo ne esce vittorioso, per aprire anche il nostro cuore alla speranza e guidarci a vincere le seduzioni del male.
Il Vangelo della Trasfigurazione del Signore pone davanti ai nostri occhi la gloria di Cristo, che anticipa la risurrezione e che annuncia la divinizzazione dell’uomo. La comunità cristiana prende coscienza di essere condotta, come gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, “in disparte, su un alto monte” (Mt 17,1), per accogliere nuovamente in Cristo, quali figli nel Figlio, il dono della Grazia di Dio: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo” (v. 5). E’ l’invito a prendere le distanze dal rumore del quotidiano per immergersi nella presenza di Dio: Egli vuole trasmetterci, ogni giorno, una Parola che penetra nelle profondità del nostro spirito, dove discerne il bene e il male (cfr Eb 4,12) e rafforza la volontà di seguire il Signore.
La domanda di Gesù alla Samaritana: “Dammi da bere” (Gv 4,7), che viene proposta nella liturgia della terza domenica, esprime la passione di Dio per ogni uomo e vuole suscitare nel nostro cuore il desiderio del dono dell’ “acqua che zampilla per la vita eterna” (v. 14): è il dono dello Spirito Santo, che fa dei cristiani “veri adoratori” in grado di pregare il Padre “in spirito e verità” (v. 23). Solo quest’acqua può estinguere la nostra sete di bene, di verità e di bellezza! Solo quest’acqua, donataci dal Figlio, irriga i deserti dell’anima inquieta e insoddisfatta, “finché non riposa in Dio”, secondo le celebri parole di sant’Agostino.
La “domenica del cieco nato” presenta Cristo come luce del mondo. Il Vangelo interpella ciascuno di noi: “Tu, credi nel Figlio dell’uomo?”. “Credo, Signore!” (Gv 9,35.38), afferma con gioia il cieco nato, facendosi voce di ogni credente. Il miracolo della guarigione è il segno che Cristo, insieme alla vista, vuole aprire il nostro sguardo interiore, perché la nostra fede diventi sempre più profonda e possiamo riconoscere in Lui l’unico nostro Salvatore. Egli illumina tutte le oscurità della vita e porta l’uomo a vivere da “figlio della luce”.
Quando, nella quinta domenica, ci viene proclamata la risurrezione di Lazzaro, siamo messi di fronte al mistero ultimo della nostra esistenza: “Io sono la risurrezione e la vita… Credi questo?” (Gv 11,25-26). Per la comunità cristiana è il momento di riporre con sincerità, insieme a Marta, tutta la speranza in Gesù di Nazareth: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo” (v. 27). La comunione con Cristo in questa vita ci prepara a superare il confine della morte, per vivere senza fine in Lui. La fede nella risurrezione dei morti e la speranza della vita eterna aprono il nostro sguardo al senso ultimo della nostra esistenza: Dio ha creato l’uomo per la risurrezione e per la vita, e questa verità dona la dimensione autentica e definitiva alla storia degli uomini, alla loro esistenza personale e al loro vivere sociale, alla cultura, alla politica, all’economia. Privo della luce della fede l’universo intero finisce rinchiuso dentro un sepolcro senza futuro, senza speranza.
Il percorso quaresimale trova il suo compimento nel Triduo Pasquale, particolarmente nella Grande Veglia nella Notte Santa: rinnovando le promesse battesimali, riaffermiamo che Cristo è il Signore della nostra vita, quella vita che Dio ci ha comunicato quando siamo rinati “dall’acqua e dallo Spirito Santo”, e riconfermiamo il nostro fermo impegno di corrispondere all’azione della Grazia per essere suoi discepoli.
3. Il nostro immergerci nella morte e risurrezione di Cristo attraverso il Sacramento del Battesimo, ci spinge ogni giorno a liberare il nostro cuore dal peso delle cose materiali, da un legame egoistico con la “terra”, che ci impoverisce e ci impedisce di essere disponibili e aperti a Dio e al prossimo. In Cristo, Dio si è rivelato come Amore (cfr 1Gv 4,7-10). La Croce di Cristo, la “parola della Croce” manifesta la potenza salvifica di Dio (cfr 1Cor 1,18), che si dona per rialzare l’uomo e portargli la salvezza: amore nella sua forma più radicale (cfr Enc. Deus caritas est, 12). Attraverso le pratiche tradizionali del digiuno, dell’elemosina e della preghiera, espressioni dell’impegno di conversione, la Quaresima educa a vivere in modo sempre più radicale l’amore di Cristo. Il digiuno, che può avere diverse motivazioni, acquista per il cristiano un significato profondamente religioso: rendendo più povera la nostra mensa impariamo a superare l’egoismo per vivere nella logica del dono e dell’amore; sopportando la privazione di qualche cosa - e non solo di superfluo - impariamo a distogliere lo sguardo dal nostro “io”, per scoprire Qualcuno accanto a noi e riconoscere Dio nei volti di tanti nostri fratelli. Per il cristiano il digiuno non ha nulla di intimistico, ma apre maggiormente a Dio e alle necessità degli uomini, e fa sì che l’amore per Dio sia anche amore per il prossimo (cfr Mc 12,31).
Nel nostro cammino ci troviamo di fronte anche alla tentazione dell’avere, dell’avidità di denaro, che insidia il primato di Dio nella nostra vita. La bramosia del possesso provoca violenza, prevaricazione e morte; per questo la Chiesa, specialmente nel tempo quaresimale, richiama alla pratica dell’elemosina, alla capacità, cioè, di condivisione. L’idolatria dei beni, invece, non solo allontana dall’altro, ma spoglia l’uomo, lo rende infelice, lo inganna, lo illude senza realizzare ciò che promette, perché colloca le cose materiali al posto di Dio, unica fonte della vita. Come comprendere la bontà paterna di Dio se il cuore è pieno di sé e dei propri progetti, con i quali ci si illude di potersi assicurare il futuro? La tentazione è quella di pensare, come il ricco della parabola: “Anima mia, hai a disposizione molti beni per molti anni…”. Conosciamo il giudizio del Signore: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita…” (Lc 12,19-20). La pratica dell’elemosina è un richiamo al primato di Dio e all’attenzione verso l’altro, per riscoprire il nostro Padre buono e ricevere la sua misericordia.
In tutto il periodo quaresimale, la Chiesa ci offre con particolare abbondanza la Parola di Dio. Meditandola ed interiorizzandola per viverla quotidianamente, impariamo una forma preziosa e insostituibile di preghiera, perché l’ascolto attento di Dio, che continua a parlare al nostro cuore, alimenta il cammino di fede che abbiamo iniziato nel giorno del Battesimo. La preghiera ci permette anche di acquisire una nuova concezione del tempo: senza la prospettiva dell’eternità e della trascendenza, infatti, esso scandisce semplicemente i nostri passi verso un orizzonte che non ha futuro. Nella preghiera troviamo, invece, tempo per Dio, per conoscere che “le sue parole non passeranno” (cfr Mc 13,31), per entrare in quell’intima comunione con Lui “che nessuno potrà toglierci” (cfr Gv 16,22) e che ci apre alla speranza che non delude, alla vita eterna.
In sintesi, l’itinerario quaresimale, nel quale siamo invitati a contemplare il Mistero della Croce, è “farsi conformi alla morte di Cristo” (Fil 3,10), per attuare una conversione profonda della nostra vita: lasciarci trasformare dall’azione dello Spirito Santo, come san Paolo sulla via di Damasco; orientare con decisione la nostra esistenza secondo la volontà di Dio; liberarci dal nostro egoismo, superando l’istinto di dominio sugli altri e aprendoci alla carità di Cristo. Il periodo quaresimale è momento favorevole per riconoscere la nostra debolezza, accogliere, con una sincera revisione di vita, la Grazia rinnovatrice del Sacramento della Penitenza e camminare con decisione verso Cristo.
Cari fratelli e sorelle, mediante l’incontro personale col nostro Redentore e attraverso il digiuno, l’elemosina e la preghiera, il cammino di conversione verso la Pasqua ci conduce a riscoprire il nostro Battesimo. Rinnoviamo in questa Quaresima l’accoglienza della Grazia che Dio ci ha donato in quel momento, perché illumini e guidi tutte le nostre azioni. Quanto il Sacramento significa e realizza, siamo chiamati a viverlo ogni giorno in una sequela di Cristo sempre più generosa e autentica. In questo nostro itinerario, ci affidiamo alla Vergine Maria, che ha generato il Verbo di Dio nella fede e nella carne, per immergerci come Lei nella morte e risurrezione del suo Figlio Gesù ed avere la vita eterna.
Dal Vaticano, 4 novembre 2010

BENEDICTUS PP. XVI

mercoledì 9 marzo 2011

AFRICA/EGITTO - Scontri nel quartiere dei raccoglitori di immondizia del Cairo: a Fides la testimonianza del missionario che vi opera

Il Cairo (Agenzia Fides) - “Speriamo che questi incidenti rimangano isolati, perché stiamo assistendo a quello che da tempo vado dicendo, cioè che tutti i nodi della società egiziana verranno al pettine” dice all’Agenzia Fides p. Luciano Verdoscia, missionario comboniano, che opera da anni al Cairo a contatto con i ragazzi che vivono a Mansheya, il quartiere dei raccoglitori d’immondizia (chiamati “Zabbaleen”), che si trova piedi delle colline Moqattam. In questa zona, secondo quanto ha riferito il Ministro della Sanità egiziano, nella notte tra l’8 e il 9 marzo, 10 persone sono morte in scontri tra musulmani e copti che protestavano per la distruzione della chiesa di Atfih, nella regione di Helwan (vedi Fides 7/3/2011).
P. Verdoscia descrive così la zona delle violenze: “è un quartiere diviso in almeno 7 zone diverse. Una è quella degli Zabbaleen (i raccoglitori di immondizia) dove sono concentrati i cristiani, tutte le altre zone sono abitate da musulmani. Buona parte degli abitanti provengono dal sud dell’Egitto, dove vi sono delle faide che poi sono state trasportate lì. Comunque ci sono anche diversi cristiani che hanno uno spirito ‘bellicoso’. Io vi opero da tempo e sono rimasto colpito dalla violenza verbale degli abitanti del quartiere. Daltronde quando le persone non hanno basi culturali e vivono in condizioni difficili, sono cose che accadono in tutti i Paesi”.
Riferendosi alle violenze verificatesi, p. Luciano afferma: “quello che è accaduto è indicativo di una situazione presente nel Paese che da un lato è data dall’ignoranza, e dall’altro da un’interpretazione sbagliata della religione. Su questo punto anche diversi studiosi musulmani concordano sul fatto che vi sono delle interpretazioni non corrette di alcuni versetti coranici che autorizzerebbero discriminazioni nei confronti delle donne e dei cristiani. Anche il divieto alle donne di manifestare ieri, 8 marzo, in piazza Tahrir, è un segnale negativo, che dimostra la presenza nel mondo arabo di una mentalità discriminatoria nei confronti di certe categorie sociali, come appunto i cristiani e le donne. Spero che la rivoluzione di popolo vada avanti per affrontare questi problemi, altrimenti, non si può escludere il fatto che il Paese scivoli verso la guerra civile, o comunque lo scontro violento tra fazioni”.
“Esistono fortunatamente anche segnali incoraggianti – sottolinea p. Verdoscia -, come la presa di posizione, molto opportuna e positiva, dell’imam di al-Azhar, Ahmed el-Tayeb, che ha condannato la distruzione della chiesa di Atfih, e del capo dell’esercito, che ha promesso la ricostruzione del luogo di culto”.
P. Luciano conclude: “pur nella complessità della situazione, come cristiani, di fronte alle discriminazioni subite dalle nostre comunità, dobbiamo farci sentire, in modo pacifico, dicendo alto e forte che non vogliamo discriminazioni, perché la verità va proclamata”. (L.M.) (Agenzia Fides 9/3/2011)

VATICANO - La prima ecologia da difendere è l’ecologia umana: Messaggio del Papa per la Campagna di Fraternità della Chiesa Brasiliana

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – “Il primo passo per un corretto rapporto con il mondo che ci circonda è il riconoscimento, da parte dell'uomo, della sua condizione di creatura: l'uomo non è Dio, ma la sua immagine, e quindi dovrebbe cercare di diventare più sensibile alla presenza di Dio in ciò che è intorno a lui: in tutte le creature, e specialmente nella persona umana, esiste una certa epifania di Dio”. Lo scrive il Santo Padre Benedetto XVI nel Messaggio inviato a Sua Ecc. Mons. Geraldo Lyrio Rocha, Presidente della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile (CNBB) e Arcivescovo di Mariana, in occasione dell’annuale Campagna di Fraternità della Chiesa in Brasile, che quest’anno ha per tema “Fraternità e vita nel pianeta”.
Nel testo il Papa sottolinea che le ferite e i danni inferti alla natura hanno come causa anche l’egoismo umano, e “l'uomo sarà in grado di rispettare le creature nella misura in cui coltiva nel suo spirito un senso pieno della vita; in caso contrario, sarà portato a disprezzare se stesso e ciò che lo circonda, a non avere rispetto per l'ambiente in cui vive, per la creazione”. Per questo, prosegue il Santo Padre, “la prima ecologia da difendere è l’ecologia umana”, che comprende una chiara difesa della vita umana, della famiglia basata sul matrimonio tra uomo e donna, degli esclusi e degli emarginati dalla società, senza dimenticare le vittime dei disastri naturali. Infine Benedetto XVI ricorda che ''il dovere di prendersi cura dell'ambiente è un imperativo che nasce dalla consapevolezza che Dio affida la sua creazione all'uomo, non perché questi eserciti su di essa un
dominio arbitrario, ma perché la custodisca come un figlio si prende cura dell’eredità del padre''. (SL) (Agenzia Fides 9/03/2011)