venerdì 6 aprile 2012

Pasqua di risurrezione Domenica 8 aprile 2012


    DOMENICA DI PASQUA - RISURREZIONE DEL SIGNORE (ANNO B)





PRIMA LETTURA (At 10,34a.37-43)
Noi abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.

Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui.
E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.
E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 117)
Rit: Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo.

Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».

La destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze.
Non morirò, ma resterò in vita
e annuncerò le opere del Signore.

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.

SECONDA LETTURA (Col 3,1-4)
Cercate le cose di lassù, dove è Cristo

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési

Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra.
Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.

Parola di Dio

SEQUENZA
Alla vittima pasquale,
s’innalzi oggi il sacrificio di lode.
L’Agnello ha redento il suo gregge,
l’Innocente ha riconciliato
noi peccatori col Padre.

Morte e Vita si sono affrontate
in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto;
ma ora, vivo, trionfa.

«Raccontaci, Maria:
che hai visto sulla via?».
«La tomba del Cristo vivente,
la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni,
il sudario e le sue vesti.
Cristo, mia speranza, è risorto:
precede i suoi in Galilea».

Sì, ne siamo certi:
Cristo è davvero risorto.
Tu, Re vittorioso,
abbi pietà di noi.


Canto al Vangelo (1Cor 5,7-8)
Alleluia, alleluia.
Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato:
facciamo festa nel Signore.
Alleluia.

VANGELO (Gv 20,1-9)
Egli doveva risuscitare dai morti.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.



Parola del Signore

PREGHIERA DEI FEDELI

C - Siamo certi che Cristo è veramente risorto dai morti: questo è il grido di vittoria che oggi unisce tutti noi. Sorretti da questa speranza e in compagnia di Maria, Madre dei credenti, andiamo incontro al Risorto affinché egli presenti al Padre le nostre suppliche e le nostre preghiere.

L - Preghiamo insieme dicendo:

Venga il tuo Regno, Signore!

1.      Per il Papa, i Vescovi e per tutti i ministri del Vangelo. Custodisci loro con la luce della tua grazia. Confermali nella fede, nella speranza e nella carità, affinché possano indicarci la via da percorrere in questa difficile ed avvincente ora della storia. Preghiamo.

2.      Per il mondo intero. Esso anela alla pace, ma spesso non sa dove incontrarla. La luce della tua Risurrezione rischiari le tenebre dei cuori di tutti e, in particolare, di chi è chiamato a decidere le sorti dei singoli e di intere nazioni. Possa sempre prevalere nel loro cuore l’amore per la verità e il desiderio di operare per il bene comune. Preghiamo.

3.      Per tutti i battezzati. Nell’aspersione del sangue e dell’acqua che scaturiscono dal tuo costato squarciato, rinnovino la grazia della loro rinascita nello Spirito. Preghiamo.

4.      Per coloro che soffrono, nel corpo o nello spirito.  Concedi loro di scoprire la fecondità del dolore vissuto ed offerto con amore. L’immagine della tua Croce gloriosa faccia loro scoprire l’intima gioia di poter unire le loro sofferenze alle tue, divenendo, sin d’ora, testimoni della tua Risurrezione. Preghiamo.

5.      Per i giovani. Non ripongano la loro fiducia nei surrogati offerti in abbondanza dal mondo e dalle sue mode, ma trovino il senso autentico della loro vita in te, morto e risorto. Preghiamo.

6.      Per tutti noi. La fede sostenga l’ardore della tua Pasqua, che pervade il nostro cuore, e ravvivi la gioia di amarti e annunciarti ad ogni creatura. Preghiamo.

7.      Per i nostri fratelli defunti. In questo giorno, in cui si celebra la tua Risurrezione, ti chiediamo di accoglierli nella tua infinita misericordia e di ammetterli nella Gerusalemme del cielo, dove possano lodare senza fine il tuo nome in gioiosa esultanza. Preghiamo.

C – Dio onnipotente ed eterno, la Chiesa guarda il tuo Figlio risorto, Alfa ed Omega, centro e fine della storia. In questa Pasqua concedi a noi di portare nel cuore la fede in Gesù Cristo, di confessarla e di testimoniarla con le parole e con la vita, rendendo presente il mistero della croce e della risurrezione. Per Cristo nostro Signore.   T - Amen.












La celebrazione dell'Ora Santa al Getsemani in diretta televisiva. La processione alla chiesa del Gallicantu per ricordare l'arresto di Gesu'. Il Giovedi' Santo e' scandito dalle celebrazioni francescane che si prolungano fino a tarda sera. More


"Quando l'uomo si mette contro Dio, si mette contro la propria verità e pertanto non diventa libero, ma alienato da se stesso". E' la riflessione che Benedetto XVI ha offerto nella Basilica di San Giovanni in Laterano, celebrando la messa "nella Cena del Signore", inizio del Triduo Pasquale. Nel corso dell'omelia, il Papa ha chiarito che perseguire esclusivamente la propria volontà non apre le porte alla libertà, che tale forma di ribellione pervade la storia ed è una "menzogna di fondo che snatura la nostra vita". Nello scenario del Giovedì Santo, richiamando l'istituzione della Santissima Eucaristia, il Pontefice ha ricordato come "l'elemento più caratteristico della figura di Gesù", "il nucleo dell ... More


Al Cenacolo il Custode lava i piedi ad alcuni bambini della parrocchia di San Salvatore. Per rivevere gli ultimi momenti di Gesu' nel luogo dove tutto e' avvenuto. More

giovedì 5 aprile 2012



"L'apparizione del Risorto alla Maddalena ci ricorda che anche noi, come lei, siamo inviati ad annunciare la realta' di questo evento". Insieme al presidente del Santo Sepolcro, meditiamo sui luoghi della Resurrezione di Gesu' e delle sue prime apparizioni More
Sacerdozio, «un dono di cui rendere grazie»   versione testuale
L'Arcivescovo ha presieduto in Cattedrale la celebrazione della Messa del Crisma

UDINE (5 aprile, ore 11.30) - «Per assicurare ai suoi discepoli e alla sua Chiesa il nutrimento vitale del suo Corpo e Sangue, Gesù, nell'Ultima cena, ha fatto un altro dono di cui oggi, Giovedì Santo, rendiamo grazie: il sacerdozio ministeriale». Così l'Arcivescovo di Udine nell'OMELIA della Santa Messa Crismale, in Cattedrale, durante la quale si sono ricordati 20 giubilei sacerdotali.
 
«Solo dopo essersi nutriti alla mensa del Corpo e Sangue del Signore – ha ricordato l'Arcivescovo – dei deboli uomini possono trovare nel loro cuore quello Spirito dell’Amore che fa riconoscere nel proprio simile non un rivale con cui confrontarsi o un debole su cui passare sopra ma un fratello di cui farsi servi fino a lavargli i piedi come ha fatto il Maestro e il Signore». Ecco, dunque, che «il sacerdozio è un dono che possiamo ancora chiamare anche miracolo divino», ha aggiunto mons. Mazzocato. «Se l’umiltà non ci abbandona o l’abitudinarietà non ha il sopravvento, in ogni celebrazione eucaristica noi, vescovi e presbiteri, non possiamo non rivivere un sentimento di meraviglia e riconoscenza per ciò che Gesù ha voluto fare della nostra piccola e indegna persona».
 
Durante la celebrazione l'Arcivescovo ha anche ricordato i giubilei sacerdotali che si celebrano quest'anno e speso alcune parole per far memoria dei confratelli defunti. Ai moltissimi sacerdoti presenti mons. Mazzocato ha rivolto l'invito ad impegnarsi per «vivere della stessa carità di Cristo dentro il nostro sacerdozio» e li ha incoraggiati, nel rinnovare le promesse sacerdotali, a chiedere «la grazia di essere noi pastori, per primi, maestri e testimoni della fede in Gesù».

Foglietto di domenica 1 aprile 2012

mercoledì 4 aprile 2012

La Chiesa udinese celebra il Triduo Pasquale   versione testuale
Giovedì Santo festa per 20 giubilei sacerdotali

UDINE (4 aprile ore 12) - La Chiesa udinese si appresta a vivere intensamente il Triduo Pasquale della Passione e Resurrezione del Signore, culmine spirituale di tutto l’anno liturgico. In tutte le parrocchie dell’Arcidiocesi sono previste solenni celebrazioni. Particolari appuntamenti saranno vissuti dall’Arcivescovo, mons. Andrea Bruno Mazzocato, nella chiesa Cattedrale a Udine.
Domani  Giovedì Santo, 5 aprile, alle ore 9.30,  l’importante appuntamento diocesano in Cattedrale è con la Messa del Crisma, che chiude la Quaresima. Tutti i sacerdoti e i diaconi del clero diocesano si radunano attorno all’Arcivescovo per questa liturgia, Durante la celebrazione verranno benedetti l’Olio dei catecumeni e degli infermi e il Crisma: l’olio dei catecumeni viene utilizzato per accompagnare la preghiera che sostiene i catecumeni nel loro cammino di conversione; l’olio degli infermi viene usato nell’unzione dei malati quale forza dall’alto nell’ora della prova e della sofferenza; il crisma è l’olio con il quale vengono segnati i battezzati a significare la potenza dello Spirito che permea il credente. Questo riferimento allo Spirito fa sì che con il crisma vengano unti anche i vescovi e i presbiteri nella loro ordinazione e le pareti della chiese e gli altari nella dedicazione. Durante questa S. Messa saranno ricordati 20 giubilei sacerdotali. Precisamente:
» 75° di sacerdozio di mons. Redento Bello
» 70° di sacerdozio di don Gino Del Fabbro, don Angelo Zilli
» 65° di sacerdozio di don Riccardo Floreani, don Arturo Del Bianco, mons. Luigi Peressutti, don   Remigio Tosoratti, don Giacinto Marchiol.
» 60° di sacerdozio di mons. Pietro Degani, don Silvio Prestento, mons. Luciano Quarino.
» 50° di sacerdozio di don Plinio Galasso, don Agostino Ferlizza, mons. Giuseppe Faidutti, don Giuseppe Dush, don Giovanni Battista Del Negro, mons. Mario Qualizza, don Leonardo Pezzetta, don Elio Nicli.
» 25° sacerdozio di don Paolo Scapin.
Mons. Mazzocato celebrerà poi alle ore 19, sempre in Cattedrale, la Messa «in Cena Domini», aprendo il «triduo pasquale».
Il momento liturgico centrale del Venerdì Santo (6 aprile) sarà celebrato dall’Arcivescovo alle ore 15 in Cattedrale, con la solenne adorazione della croce. Già alle ore  9, però, mons. Mazzocato celebrerà in Cattedrale l’Ufficio delle letture e le Lodi assieme ai canonici della Cattedrale, alle religiose consacrate e ai fedeli laici (preghiera che farà anche sabato). Alle 21 presiederà poi anche la «Via Crucis» devozionale cittadina, con partenza dalla Cattedrale.
Sabato santo (7 aprile) l'Arcivescovo presiede la  solenne Veglia pasquale in Cattedrale alle ore 21. Anche quest’anno durante la veglia saranno celebrati in forma unitaria i sacramenti pasquali (battesimo, cresima ed eucaristia) per 9 “catecumeni adulti”.
Domenica 8 aprile, giorno di Pasqua, mons. Mazzocato, prima di  presiedere in Cattedrale, la Santa messa solenne alle ore 10.30 si recherà nella Casa circondariale di Udine dove alle ore 9 celebrerà l’Eucarestia con i carcerati. Alle 17  presiederà la celebrazione dei Vespri solenni assieme a quanti, sacerdoti, religiosi e laici desiderano partecipare.
Ricordiamo inoltre che lunedì 9 aprile l’Arcivescovo, come l’anno scorso,  si recherà presso il carcere di Tolmezzo dove alle 9 celebrerà la Santa Messa con i detenuti.
Omelia (20-03-2008) mons. Antonio Riboldi Giovedì santo: l'inno all'amore

"Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani, e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e preso un asciugamano se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugamano con cui si era cinto" (Gv 13, 1-15).
Signore Gesù, oggi c'è un'aria di amore che aleggia in tutto: non sembra proprio la giornata di inizio della Tua passione.
Oggi tutto il presbiterio, attorno al Vescovo, in Cattedrale, in mattinata, celebra la S. Messa "In crisma". È una celebrazione solenne che, ancora una volta, come nel Cenacolo, ci fa vivere la stupenda comunione della Chiesa, di noi tutti e di ciascuno, vescovi, sacerdoti e fedeli, 'in Te e per Te'.
A sera, Signore, - come hai fatto con i primi discepoli, nel Cenacolo - tutti 'i tuoi', coloro che ti appartengono per il Battesimo e la fede, li inviti 'a sedersi a tavola con Te'. E lì Tu. Gesù, Ti fai e doni come 'Pane di vita' per tutti e per sempre, come da allora si ripete in ogni luogo della terra nell'Eucarestia.
Un Dono che ha dell'incredibile e che solo l'Amore poteva 'inventare': dare Te stesso per fare della Tua e della nostra vita, di tutti noi, 'una cosa sola'.
Tu, Gesù, Ti fai boccone di pane per 'darci la Vita' e da Te impariamo cosa voglia dire 'donarsi' ai fratelli: è 'essere servi' del fratello, chinandosi con gioia per 'lavargli i piedi' non è dare cose, ma 'donare noi stessi' la nostra attenzione, il nostro ascolto, il nostro tempo, la nostra accoglienza...
Non basta, Gesù, il magnificat, per dirti Grazie. Troppo grande il Tuo Dono!
Durante la S. Messa della sera, al Gloria, saranno 'incatenate' le campane di tutte le chiese, dando inizio al solenne silenzio che avvolgerà la Tua tremenda passione.
È un invito ad unirci a Te, lasciando alle spalle il chiasso del mondo.
Signore Gesù, dona a me, ai miei amici, la forza e la fede di partecipare fino in fondo a 'questo Tuo Amore', che ancora oggi celebriamo, per essere degni, domenica, di esultare di gioia nell'Alleluja pasquale.

O Dio, che ci hai riuniti per celebrare la Santa Cena, nella quale il Tuo unico Figlio, prima di consegnarsi alla morte, affidò alla Chiesa il nuovo ed eterno Sacrificio, convito nuziale del Suo Amore, fa' che, dalla partecipazione a così grande Mistero, attingiamo pienezza di carità e di vita. Amen.   

Giovedì Santo: 5 aprile 2012


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    GIOVEDI SANTO (MESSA IN CENA DOMINI)
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Colore liturgico: Bianco

Antifona d'ingresso
Di null’altro mai ci glorieremo
se non della croce di Gesù Cristo, nostro Signore:
egli è la nostra salvezza, vita e risurrezione;
per mezzo di lui siamo stati salvati e liberati. (cf. Gal 6,14)

Si dice il Gloria. Durante il canto dell’inno, si suonano le campane. Terminato il canto, non si suoneranno più fino alla Veglia pasquale.

Colletta
O Dio, che ci hai riuniti per celebrare la santa Cena
nella quale il tuo unico Figlio,
prima di consegnarsi alla morte,
affidò alla Chiesa il nuovo ed eterno sacrificio,
convito nuziale del suo amore,
fa’ che dalla partecipazione a così grande mistero
attingiamo pienezza di carità e di vita.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

PRIMA LETTURA (Es 12,1-8.11-14)
Prescrizioni per la cena pasquale.

Dal libro dell’Èsodo

In quei giorni, il Signore disse a Mosè e ad Aronne in terra d’Egitto:

«Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno. Parlate a tutta la comunità d’Israele e dite: “Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per un agnello, si unirà al vicino, il più prossimo alla sua casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l’agnello secondo quanto ciascuno può mangiarne.

Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre e lo conserverete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po’ del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case nelle quali lo mangeranno. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con azzimi e con erbe amare. Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore!

In quella notte io passerò per la terra d’Egitto e colpirò ogni primogenito nella terra d’Egitto, uomo o animale; così farò giustizia di tutti gli dèi dell’Egitto. Io sono il Signore! Il sangue sulle case dove vi troverete servirà da segno in vostro favore: io vedrò il sangue e passerò oltre; non vi sarà tra voi flagello di sterminio quando io colpirò la terra d’Egitto. Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne”».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 115)
Rit: Il tuo calice, Signore, è dono di salvezza.


Che cosa renderò al Signore,
per tutti i benefici che mi ha fatto?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore.

Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.
Io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene.

A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo.

SECONDA LETTURA (1Cor 11,23-26)
Ogni volta che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».

Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».

Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Gv 13,34)
Gloria e lode e onore a te, Cristo Signore!

Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore:
come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.

Gloria e lode e onore a te, Cristo Signore!

VANGELO (Gv 13,1-15)
Li amò sino alla fine.


+ Dal Vangelo secondo Giovanni

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.

Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.

Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».

Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

Parola del Signore



Lavanda dei piedi

Dove motivi pastorali lo consigliano, dopo l’omelia ha luogo la lavanda dei piedi. I prescelti per il rito - uomini o ragazzi - vengono accompagnati dai ministri agli scanni preparati per loro in un luogo adatto.
Il sacerdote (deposta, se è necessario, la casula) si porta davanti a ciascuno di essi e, con l’aiuto dei ministri, versa dell’acqua sui piedi e li asciuga.
Durante il rito, si cantano alcune antifone, scelte tra quelle proposte, o altri canti adatti alla circostanza.



ANTIFONA PRIMA (cf. Gv 13,4.5.15)

Il Signore si alzò da tavola versò dell’acqua in un catino,
e cominciò a lavare i piedi ai discepoli:
ad essi volle lasciare questo esempio.


ANTIFONA SECONDA (Gv 13,6.7.8)

“Signore, tu lavi i piedi a me?”.
Gesù gli rispose dicendo:
“Se non ti laverò, non avrai parte con me”.
V. Venne dunque a Simon Pietro, e disse a lui Pietro:
- Signore, tu lavi...
V. “Quello che io faccio, ora non lo comprendi,
ma lo comprenderai un giorno”.
- Signore, tu lavi...


ANTIFONA TERZA (cf. Gv 13,14)

“Se vi ho lavato i piedi,
io, Signore e Maestro,
quanto più voi avete il dovere
di lavarvi i piedi l’un l’altro”.


ANTIFONA QUARTA (Gv 13,35)

“Da questo tutti sapranno
che siete miei discepoli,
se vi amerete gli uni gli altri”.
V. Gesù disse ai suoi discepoli:
- Da questo tutti sapranno...


ANTIFONA QUINTA (Gv 13,34)

“Vi do un comandamento nuovo:
che vi amiate gli uni gli altri
come io ho amato voi”, dice il Signore.


ANTIFONA SESTA (cf. 1Cor 13,13)

Fede, speranza e carità,
tutte e tre rimangano tra voi:
ma più grande di tutte è la carità.
V. Fede, speranza e carità,
tutte e tre le abbiamo qui al presente:
ma più grande di tutte è la carità.
- Fede...

Subito dopo la lavanda dei piedi - quando questa ha luogo - oppure dopo l’omelia, si dice la preghiera universale.
In questa Messa si omette il Credo.



Preghiera sulle offerte
Concedi a noi tuoi fedeli, Signore,
di partecipare degnamente ai santi misteri,
perché ogni volta che celebriamo
questo memoriale del sacrificio del Signore,
si compie l’opera della nostra redenzione.
Per Cristo nostro Signore.

PREFAZIO DELLA SS. EUCARISTIA I
L’Eucaristia memoriale del sacrificio di Cristo

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre santo,
Dio onnipotente e misericordioso,
per Cristo nostro Signore.
Sacerdote vero ed eterno,
egli istituì il rito del sacrificio perenne;
a te per primo si offrì vittima di salvezza,
e comandò a noi di perpetuare l’offerta in sua memoria.
Il suo corpo per noi immolato è nostro cibo e ci dà forza,
il suo sangue per noi versato
è la bevanda che ci redime da ogni colpa.
Per questo mistero del tuo amore,
uniti agli angeli e ai santi,
cantiamo con gioia l’inno della tua lode: Santo...

Antifona di comunione
“Questo è il mio corpo, che è per voi;
questo calice è la nuova alleanza
nel mio sangue”, dice il Signore.
“Fate questo ogni volta che ne prendete,
in memoria di me”. (1Cor 11,24.25)

Terminata la distribuzione della comunione, si lascia sull'altare la pisside con le particole per la comunione del giorno seguente; la Messa si conclude con l'orazione dopo la comunione.

Preghiera dopo la comunione
Padre onnipotente,
che nella vita terrena ci nutri alla Cena del tuo Figlio,
accoglici come tuoi commensali
al banchetto glorioso del cielo.
Per Cristo nostro Signore.

Reposizione del SS. Sacramento
Dopo l'orazione, il sacerdote, in piedi, dinanzi all'altare, pone l'incenso nel turibolo, si inginocchia e incensa per tre volte il Santissimo Sacramento; quindi, indossato il velo omerale, prende la pisside e la ricopre con il velo.
Si forma la processione che, attraverso la chiesa, accompagna il Santissimo Sacramento al luogo della reposizione, preparato in una cappella convenientemente ornata. Apre la processione il crocifero; si portano le candele accese e l'incenso. Intanto si canta l'inno Pange lingua (eccetto le due ultime strofe) o un altro canto eucaristico.
Giunta la processione al luogo della reposizione, il sacerdote depone la pisside; quindi pone l'incenso nel turibolo e, in ginocchio, incensa il Santissimo Sacramento, mentre si canta il Tantum ergo sacramentum ; chiude poi il tabernacolo o la custodia della reposizione.
Dopo alcuni istanti di adorazione in silenzio, il sacerdote e i ministri si alzano, genuflettono e ritornano in sacrestia.
Segue la spogliazione dell'altare; se è possibile, si rimuovono le croci dalla chiesa; quelle che rimangono in chiesa, è bene velarle.
Si esortino i fedeli, tenute presenti le circostanze e le diverse situazioni locali, a dedicare un po' di tempo nella notte all'adorazione davanti al Santissimo Sacramento nel tabernacolo. Se l'adorazione si protrae oltre la mezzanotte, si faccia senza alcuna solennità.


Commento
Gesù trascorre le ultime ore della sua vita terrena in compagnia dei suoi discepoli. Il Maestro manifesta un amore straordinario per gli apostoli, impartendo loro insegnamenti e raccomandazioni. Durante l’ultima Cena, Gesù ha mostrato - con le sue parole - l’amore infinito che aveva per i suoi discepoli e gli ha dato validità eterna istituendo l’Eucaristia, facendo dono di sé: egli ha offerto il suo Corpo e il suo Sangue sotto forma di pane e di vino perché diventassero cibo spirituale per noi e santificassero il nostro corpo e la nostra anima. Egli ha espresso il suo amore nel dolore che provava quando ha annunciato a Giuda Iscariota il suo tradimento ormai prossimo e agli apostoli la loro debolezza. Egli ha fatto percepire il suo amore lavando i piedi agli apostoli e permettendo al suo discepolo prediletto, Giovanni, di appoggiarsi al suo petto. Nella sua vita pubblica, Gesù ha raccomandato più di una volta ai suoi discepoli di non cercare di occupare il primo posto, ma di aspirare piuttosto all’umiltà del cuore. Ha detto e ripetuto che il suo regno, cioè la Chiesa, non deve essere ad immagine dei regni terreni o delle comunità umane in cui ci sono dei primi e degli ultimi, dei governanti e dei governati, dei potenti e degli oppressi. Al contrario, nella sua Chiesa, quelli che sono chiamati a reggere dovranno in realtà essere al servizio degli altri; perché il dovere di ogni credente è di non cercare l’apparenza, ma i valori interiori, di non preoccuparsi del giudizio degli uomini, ma di quello di Dio.
Nonostante l’insegnamento così chiaro di Gesù, gli apostoli continuarono a disputarsi i primi posti nel Regno del Messia.
Durante l’ultima Cena, Gesù non si è accontentato di parole, ma ha dato l’esempio mettendosi a lavare loro i piedi. E, dopo aver finito, ha detto: “Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri” (Gv 13,13-14).
La Cena si ripete nei secoli. Infatti Gesù ha investito gli apostoli e i loro successori del potere e del dovere di ripetere la Cena eucaristica nella santa Messa.
Cristo si sacrifica durante la Messa. Ma, per riprendere le parole di san Paolo, egli resta lo stesso “ieri, oggi e sempre” (Eb 13,8).
I credenti che partecipano al Sacrificio eucaristico cambiano, ma il loro comportamento nei confronti di Cristo è più o meno lo stesso di quello degli apostoli nel momento della Cena. Ci sono stati e ci sono tuttora dei santi e dei peccatori, dei fedeli e dei traditori, dei martiri e dei rinnegatori.
Volgiamo lo sguardo a noi stessi. Chi siamo? Qual è il nostro comportamento nei confronti di Cristo? Dio ci scampi dall’avere qualcosa in comune con Giuda, il traditore. Che Dio ci permetta di seguire san Pietro sulla via del pentimento. Il nostro desiderio più profondo deve però essere quello di avere la sorte di san Giovanni, di poter amare Gesù in modo tale che egli ci permetta di appoggiarci al suo petto e di sentire i battiti del suo cuore pieno d’amore; di giungere al punto che il nostro amore si unisca al suo in modo che possiamo dire con san Paolo: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20).





Sono le pietre vive della Terra Santa, i cristiani di Gerusalemme... Presenza quotidiana sui luoghi della Pasqua, ci hanno raccontato il cammino verso questa festa More

lunedì 2 aprile 2012

ASIA/SIRIA - Minoranze e civili vittime di bande armate salafite: No alla "guerra confessionale"

Kusayr (Agenzia Fides) - A Kusayr, grande villaggio nei pressi di Homs, al confine con il Libano le minoranze etniche e religiose come alawiti, cristiani, sciiti sono state oggetto di violenze e atrocità perpetrate da gruppi armati sunniti che hanno compiuto la loro vendetta. E' quanto riferiscono fonti dell'Agenzia Fides nella diocesi di Homs. La famiglia cristiana Kasouha ha perso molti dei suoi membri, uccisi a sangue freddo. Uccisioni e rapimenti sono compiuti per rivalsa da militanti islamisti sunniti, che avevano antichi contenziosi e che oggi si presentano come "fazioni della resistenza". Queste bande "cercano di resuscitare i vecchi attriti intracomunitari o di portare una guerra settaria, contro le minoranze che non si uniscono all'opposizione", spiega una fonte di Fides.
La popolazione cristiana di Kusayr, dopo alcuni massacri e attacchi, è fuggita. Edifici di cristiani sono stati distrutti o bruciati dopo essere stati saccheggiati. La casa del parroco locale, Padre George Louis,colpita da quattro colpi di mortaio, è stata completamente distrutta. Secondo i cristiani locali, i beni mobili e immobili di cristiani sono già stati redistribuiti a famiglie musulmane sunnite.
In numerose località, la popolazione civile - spiega la fonte di Fides - è presa nel fuoco incrociato. I civili hanno subito pressioni e violenze Gli attori della vita civile sono stati un bersaglio privilegiato della resistenza armata: tassisti, venditori ambulanti, i funzionari dell'amministrazione civile hanno subito violenze gratuite per costringerli a ritirarsi dalla vita civica e paralizzare le istituzioni statali. Aggressioni ripetute hanno costretto le scuole alla chiusura. Le minoranze sono vittime di costanti abusi: auto mobili e case sequestrate, uomini, donne e bambini sono presi in ostaggio e rilasciati solo con un riscatto.
Il rischio concreto - nota la fonte di Fides - è che i nobili obiettivi proclamati dall'opposizione siriana siano fagocitati dall'islamismo, a causa della presenza di gruppi armati che hanno l'unico scopo di creare una guerra settaria simile a quella del Libano. Molte aree cristiane - spiegano le fonti di Fides - anche nella città di Homs, "sono divenute un bersaglio per vendicare il fatto che i cristiani o altre minoranze non si erano uniti all'opposizione".
Nell'opposizione armata, "ci sono diverse fazioni, indipendenti l'una dall'altra, con motivazioni e scopi diversi. Non è più un segreto che i salafiti sono attivi in molti luoghi e in particolare a Homs. I cristiani non sono vittime di una persecuzione sistematica, perché le fazioni non sono tutte salafite. E va detto che la maggioranza dei musulmani in Siria denunciano i salafiti e prendono le distanze dal wahhabismo".
"Lo scopo di questi gruppi armati è quello di incoraggiare le minoranze ad armarsi per lo scoppio della guerra confessionale. Ma questa reazione non è avvenuta: le minoranze non si sono armate e non hanno ceduto alla logica della violenza", conclude la fonte. (PA) (Agenzia Fides 2/4/2012)

domenica 1 aprile 2012



Si cammina insieme verso le porte della Città Santa, si prega, si canta e si balla lungo le strade del Monte degli Ulivi. È la Domenica delle Palme di Gerusalemme:


La Domenica delle Palme attorno all'edicola del Santo Sepolcro...Un tripudio festoso di Osanna e di rami di palma, preludio del vero trionfo di Cristo, quello della sua Resurrezione. More


La Domenica delle Palme è il grande portale che ci introduce nella Settimana Santa, nella quale il Signore Gesù si avvia verso il culmine della sua vicenda terrena. Così ha detto il Papa nell'omelia della Messa, iniziata con la solenne e suggestiva tradizionale processione in Piazza San Pietro. Siamo chiamati a seguire un Messia che non ci assicura una facile felicità terrena, ma la felicità del cielo, la beatitudine di Dio. E ai giovani, perché nella Domenica delle Palme si celebra a livello diocesano la giornata della Gioventù, Benedetto XVI ha ribadito che questo sia per voi il giorno della decisione, la decisione di accogliere il Signore e di seguirlo fino in fondo, la decisione di fare della sua ... More
I testi delle meditazioni della Via Crucis al Colosseo


Anche la famiglia, se vuol seguire Gesù, avrà le sue croci, ma con lo sguardo a Cristo, affronterà in modo diverso la vita. E’ il messaggio che Danilo e Anna Maria Zanzucchi, del Movimento dei Focolari, vogliono dare nelle meditazioni scritte per la Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo presieduta dal Papa. Nelle 14 Stazioni che saranno meditate il 6 aprile, c’è la trasposizione dei problemi che vivono i coniugi: i tradimenti, le incomprensioni, gli aborti, le malattie, l’educazione dei figli. Ma c’è anche il monito a non restare indifferenti alle necessità del prossimo. I testi della Via Crucis saranno pubblicati lunedì prossimo dalla Libreria Editrice Vaticana. Ce ne anticipa i contenuti Tiziana Campisi:RealAudioMP3

“Ho contribuito anch’io al tuo dolore. Anche noi sposi e le nostre famiglie. … Ogni volta che non ci siamo amati, quando ci siamo attribuiti la colpa l’uno all’altro, quando non ci siamo perdonati, quando non abbiamo ricominciato a volerci bene”: è la riflessione che Danilo e Anna Maria Zanzucchi hanno scritto meditando il momento in cui Gesù è caricato della Croce. La loro è una Via Crucis che lega le drammatiche esperienze della famiglia di oggi alla Passione di Cristo.

“Quante cadute nelle nostre famiglie. Quante separazioni, quanti tradimenti – sottolineano i coniugi –. E poi i divorzi, gli aborti, gli abbandoni”. Da qui l’invocazione: “Gesù, aiutaci a capire cos’è l’amore, insegnaci a chiedere perdono”.

Tra i peccati che indeboliscono l’uomo e che appesantiscono la Croce di Cristo, nelle meditazioni di quest’anno ci sono i cedimenti alle tentazioni del mondo, che spesso attraggono con “bagliori di soddisfazione”, c’è la mancanza di rispetto della dignità della persona, “che niente e nessuno dovrebbe violare” - uomo e donna che sia - nella propria intimità e nel proprio corpo.

La settima Stazione – la Veronica che asciuga il volto di Gesù – è invece lo spunto per indurre a riconoscere il Cristo in ogni fratello, in ogni vita appena concepita e in chi è avanti negli anni. E nel testo delle meditazioni, inoltre, si legge più volte il richiamo alla coscienza di ciascuno per un impegno più forte dinanzi al male e alle ingiustizie, a non chiudere gli occhi e a non restare indifferenti di fronte alle necessità dell’altro per stanchezza, incoscienza, egoismo o timore.

E non dimenticano, Danilo e Anna Maria Zanzucchi, che accanto alla Via Crucis di Cristo c’è quella dei martiri d’oggi, di quelli che soffrono prove perché la Chiesa è ancora perseguitata. Alle famiglie poi è rivolto l’invito a non lasciarsi anestetizzare dal benessere, a non cercare soltanto ciò che si desidera o appaga.

Infine l’insegnamento supremo di Gesù: il dono della propria vita per amore. Un insegnamento che tante madri hanno imitato quando nel parto hanno affrontato “la morte pur di dare alla luce il loro figlio”, e molti altri hanno seguito scartando la vendetta di fronte alla guerra o al terrorismo.

E nell’ultima stazione si apre al cristiano la porta della speranza: Gesù è morto, ma è risorto, “vive per sempre e ci accompagna … nel nostro viaggio terreno, tra gioie e tribolazioni”.

"I primi tre anni della Stella Maris di Porto Nogaro"


27/03/12
Sabato 24 marzo si è tenuta a San Giorgio di Nogaro, presso la Casa della Gioventù, la presentazione della pubblicazione “Diario di Bordo – Stella Maris Porto Nogaro 2009/2012”. 
La presentazione ha chiuso un’intera giornata dedicata alla conoscenza della realtà portuale nogarese: al mattino infatti molte persone, arrivate da più zone della Provincia e anche da fuori, hanno avuto l’opportunità di visitare il porto, grazie all’iniziativa “Porto Aperto”, realizzata in collaborazione con il Consorzio per lo sviluppo industriale dell’Aussa Corno, la Capitaneria di Porto, l’ITF, e tutti i volontari della Stella Maris. 
Alle 15 invece, alla presenza di vari membri del Comitato locale di Welfare (in particolare il Presidente, T.V. Spalluto), del Sindaco Arch. Del Frate e del Vicesindaco Salvador di San Giorgio di Nogaro, del Direttore Nazionale dell’Apostolato del Mare don Giacomo Martino, del Direttore della Caritas diocesana di Udine don Luigi Gloazzo e del Direttore dell’Ufficio Migrantes diocesano Mons. Giannino Fuccaro, si è svolta la presentazione, che ha avuto inizio con la lettura della poesia in lingua friulana “La nâf” (“La nave”), scritta da don Gloazzo. 
L’incontro ha voluto dare voce a quanti hanno collaborato attivamente alla stesura del libro, attraverso dei readings di vari estratti, dopo i quali sono stati chiamati ad intervenire i rispettivi autori. 
In particolare, si è dato rilievo a chi tanta importanza riveste nell’attività del Centro Stella Maris, ossia i volontari, cui il pubblico ha voluto rivolgere un caloroso applauso in segno di ringraziamento per il contributo, tanto silenzioso, a volte quasi inosservato, quanto imprescindibile, che apportano.
La presentazione si è conclusa con la lettura dei ringraziamenti del libro, ove vengono celebrati anche i marittimi, “per averci ricordato, con semplicità, quanto può essere arricchente il rapporto con l’Altro; per aver saputo trasmettere moltissimo, anche solo con uno sguardo, anche solo con un gesto”.    
 

sabato 31 marzo 2012

Domenica delle Palme, si apre la Settimana Santa   versione testuale
Solenne rito con l'Arcivescovo in Cattedrale. Tutte le celebrazioni

UDINE (30 marzo, ore 18.30) - Con la solenne Messa della Domenica delle Palme, inizia il 1° aprile  la Settimana Santa, il periodo in cui i cristiani celebrano nel modo più intenso i più alti misteri della loro fede: la Passione, morte e resurrezione di Cristo Signore.
 
L’Arcivescovo di Udine presiederà il solenne rito alle ore 10.30 in Cattedrale. Alle ore 16 mons. Mazzocato  condurrà, sempre in Cattedrale, un’ora di adorazione eucaristica e l’apertura delle «Quarant’ore», per introdurre il clima di silenzio, esame di coscienza e conversione che caratterizza i primi giorni della Settimana Santa.
 
Giovedì Santo, 5 aprile, alle ore 9.30, l’importante appuntamento diocesano in Cattedrale con la Messa del Crisma, che chiude la Quaresima. Tutti i sacerdoti e i diaconi del clero diocesano si radunano attorno all’Arcivescovo per questa liturgia, durante la quale saranno consacrati gli olii santi utilizzati durante l’anno per la celebrazione dei sacramenti dell’Ordine e della Cresima (olio del Crisma), per il sacramento dell’Unzione degli infermi (olio degli infermi) e per la preparazione al Battesimo (olio dei catecumeni).In questa celebrazione solenne, tutti i ministri ordinati rinnovano davanti al Vescovo le promesse del loro sacerdozio e si impegnano a collaborare con lui per il bene della Chiesa. Vengono anche festeggiati i giubilei di sacerdozio di 20 presbiteri del clero diocesano. Mons. Mazzocato celebrerà poi alle ore 19, sempre in Cattedrale, la Messa «in Cena Domini», aprendo il «triduo pasquale».
 
Il momento liturgico centrale del Venerdì Santo (6 aprile) sarà celebrato dall’Arcivescovo alle ore 15 in Cattedrale, con la solenne adorazione della croce. Alle ore 9 (anche Sabato Santo), mons. Mazzocato celebrerà in Cattedrale l’Ufficio delle letture e le Lodi assieme ai canonici della Cattedrale, alle religiose consacrate e ai fedeli laici. Alle 21 presiederà poi anche la «Via Crucis» devozionale cittadina, con partenza dalla Cattedrale.
 
La grande Veglia Pasquale verrà presieduta dall’Arcivescovo in Cattedrale alle ore 21 di sabato 7 aprile, con il conferimento dei sacramenti dell’iniziazione cristiana ad un gruppo di adulti. Nella giornata di Pasqua, 8 aprile, mons. Mazzocato presiederà la solenne Eucaristia in Cattedrale alle ore 10.30. Alle 17  presiederà la celebrazione dei Vespri solenni assieme a quanti, sacerdoti, religiosi e laici desiderano partecipare.

venerdì 30 marzo 2012

INTENZIONE MISSIONARIA
"Perché il Cristo risorto sia segno di sicura speranza per uomini e donne del Continente africano" - Commento all'Intenzione Missionaria di aprile 2012

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - L'Africa è "il continente della speranza" per eccellenza. Ma come tutte le realtà umane, non è in grado di trovare il fondamento della sua speranza in sé stesso. Se è vero che la Chiesa africana è piena di gioventù e di vitalità, è anche vero che la società africana ha sofferto terribilmente negli ultimi decenni per le lotte fratricide tra i vari gruppi etnici. Come il resto del mondo, ancora oggi l'Africa ha bisogno della salvezza di Gesù Cristo, Lui che è l'unica nostra pace e nostra speranza, l'unica fonte di autentica riconciliazione.
E' necessario che le ferite causate da queste guerre siano guarite dalla grazia divina, con il perdono offerto e ricevuto sinceramente. Come il Buon Samaritano, il Signore si china sull'uomo, su tutto l'uomo, offrendo l'olio profumato del Suo Spirito Santo per guarire le sue ferite, causate da divisioni, odio e violenza. Nei cuori guariti da Cristo, il Medico umile fatto carne per noi, potrà germogliare di nuovo una vera speranza, che non si basa solo sulle parole umane, ma sulla forza e sulla promessa del Signore.
Coloro che accolgono la Parola di Cristo e la pace che sgorga dal suo Mistero Pasquale, potranno essere per gli altri fonte di pace e operatori di riconciliazione. Papa Benedetto XVI ha detto: "Nel Signore Gesù non c'è più né giudeo né pagano, né uomo né donna (cfr Gal 3,28). Nella sua carne Egli ha riconciliato tutti i popoli. Con la forza dello Spirito Santo rivolgo a tutti questo appello: "Lasciatevi riconciliare!" (2 Cor 5,20). Nessuna differenza etnica o culturale, di razza, di sesso o di religione deve divenire tra voi motivo di contesa. Voi siete tutti figli dell'unico Dio, nostro Padre, che è nei cieli. Con questa convinzione sarà finalmente possibile costruire un'Africa più giusta e pacifica, all'altezza delle legittime attese di tutti i suoi figli". (Incontro con il Consiglio Speciale del Sindo per l'Africa, Yaoundé, Camerun, 19 marzo 2009).
In questi giorni in cui celebriamo "i misteri che ci hanno dato una nuova vita", dobbiamo fissare il nostro sguardo sul Crocifisso: Lui ha abolito con la sua morte la nostra condanna. È il Buon Pastore che, salito alla croce, raccoglie i figli dispersi. La croce è quindi fonte di riconciliazione e di unità.
La speranza dell'Africa non è in primo luogo nello sviluppo economico. Vediamo infatti che l'Occidente sviluppato sta soffrendo una tremenda crisi della speranza. Solo Dio può dare fondamento alla speranza. Nella sua enciclica Spe Salvi il Papa Benedetto XVI dice: "In questo senso è vero che chi non conosce Dio, pur potendo avere molteplici speranze, in fondo è senza speranza, senza la grande speranza che sorregge tutta la vita. La vera, grande speranza dell'uomo, che resiste nonostante tutte le delusioni, può essere solo Dio - il Dio che ci ha amati e ci ama tuttora « sino alla fine », « fino al pieno compimento ». Chi viene toccato dall'amore comincia a intuire che cosa propriamente sarebbe « vita »." (Spe Salvi, n. 27).
Il Mistero Pasquale di Cristo, la sua morte e la sua risurrezione, sono la prova dell'amore di Dio per l'uomo, amore nella sua forma più radicale. Questo saperci amati rende possibile "una speranza che non delude". L'Africa, che è stato santificata dalla presenza fisica del Signore durante la sua fuga in Egitto, potrà trovare nel Risorto la ragione e la causa di tutte le sue speranze. (Agenzia Fides 30/03/2012)

Fvg: Giunta Tondo approva nuovo piano dimensionamento scuole


29 Marzo 2012 - 14:27 Leggi l'articolo di Asca.it

giovedì 29 marzo 2012

Domenica 1 Aprile 2012


    DOMENICA DELLE PALME (ANNO B)

Pellegrini scendono dal Monte degli Ulivi




Antifona d'ingresso

Commemorazione dell'ingresso di Gesù in Gerusalemme

ANTIFONA

Osanna al Figlio di Davide.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore:
è il Re d'Israele.
Osanna nell'alto dei cieli. (Mt 21,9)

Il sacerdote saluta il popolo con queste parole:

La grazia del Signore nostro Gesù Cristo,
l'amore di Dio Padre
e la comunione dello Spirito Santo
sia con tutti voi.

R. E con il tuo spirito.

Quindi rivolge al popolo una breve esortazione, per illustrare il significato del rito e per invitarlo a una partecipazione attiva e consapevole:

Fratelli carissimi,
questa assemblea liturgica è preludio alla Pasqua del Signore, alla quale ci stiamo preparando con la penitenza e con le opere di carità fin dall'inizio della Quaresima.
Gesù entra in Gerusalemme per dare compimento al mistero della sua morte e risurrezione.
Accompagniamo con fede e devozione il nostro Salvatore nel suo ingresso nella città santa, e chiediamo la grazia di seguirlo fino alla croce, per essere partecipi della sua risurrezione.

Dopo questa esortazione, il sacerdote dice a mani giunte una delle orazioni seguenti:

Preghiamo.
Dio onnipotente ed eterno,
benedici + questi rami [di ulivo],
e concedi a noi tuoi fedeli,
che accompagniamo esultanti il Cristo,
nostro Re e Signore,
di giungere con lui alla Gerusalemme del cielo.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Oppure:
Preghiamo.
Accresci, o Dio, la fede di chi spera in te,
e concedi a noi tuoi fedeli,
che rechiamo questi rami
in onore di Cristo trionfante,
di rimanere uniti a lui,
per portare frutti di opere buone.
Per Cristo nostro Signore.

E senza nulla dire, asperge i rami con l'acqua benedetta.

Segue la proclamazione del Vangelo dell'ingresso del Signore.


VANGELO (Mc 11,1-10)
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.

+ Dal Vangelo secondo Marco

Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”».
Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare.
Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano:
«Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!
Osanna nel più alto dei cieli!».

Parola del Signore.

Dopo il Vangelo si può fare, secondo le circostanze, una breve omelia. Per dare l'avvio alla processione, il celebrante, o un altro ministro, può fare un'esortazione con queste parole:

Imitiamo, fratelli carissimi, le folle di Gerusalemme, che acclamavano Gesù, Re e Signore, e avviamoci in pace.

Ha quindi inizio la processione verso la chiesa, nella quale si celebra la Messa. Durante la processione, il coro e il popolo eseguono i canti adatti alla celebrazione.

PRIMA LETTURA (Is 50,4-7)
Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi, sapendo di non restare deluso. (Terzo canto del Servo del Signore)


Dal libro del profeta Isaìa

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare
una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 21)
Rit: Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?


Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!».

Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.
Posso contare tutte le mie ossa.

Si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, vieni presto in mio aiuto.

Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.
Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d’Israele.

SECONDA LETTURA (Fil 2,6-11)
Cristo umiliò se stesso, per questo Dio l’ha esaltato


Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési

Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Fil 2,8-9)
Gloria e lode a te, o Cristo!

Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte,
e alla morte di croce.
Per questo Dio l’ha esaltato
e gli ha dato il nome che è sopra ogni altro nome.
Gloria e lode a te, o Cristo!

VANGELO (Mc 14,1-15,47)
La passione del Signore


+ Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco

- Cercavano il modo di impadronirsi di lui per ucciderlo
Mancavano due giorni alla Pasqua e agli Àzzimi, e i capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di catturare Gesù con un inganno per farlo morire. Dicevano infatti: «Non durante la festa, perché non vi sia una rivolta del popolo».

- Ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura
Gesù si trovava a Betània, nella casa di Simone il lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo. Ci furono alcuni, fra loro, che si indignarono: «Perché questo spreco di profumo? Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei.
Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché la infastidite? Ha compiuto un’azione buona verso di me. I poveri infatti li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete me. Ella ha fatto ciò che era in suo potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto».

- Promisero a Giuda Iscariota di dargli denaro
Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai capi dei sacerdoti per consegnare loro Gesù. Quelli, all’udirlo, si rallegrarono e promisero di dargli del denaro. Ed egli cercava come consegnarlo al momento opportuno.

- Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?
Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.

- Uno
di voi, colui che mangia con me, mi tradirà
Venuta la sera, egli arrivò con i Dodici. Ora, mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: «In verità io vi dico: uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà». Cominciarono a rattristarsi e a dirgli, uno dopo l’altro: «Sono forse io?». Egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che mette con me la mano nel piatto. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo, dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!».

- Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue dell’alleanza
E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».

- Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Gesù disse loro: «Tutti rimarrete scandalizzati, perché sta scritto:
“Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse”.
Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea». Pietro gli disse: «Anche se tutti si scandalizzeranno, io no!». Gesù gli disse: «In verità io ti dico: proprio tu, oggi, questa notte, prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». Ma egli, con grande insistenza, diceva: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano pure tutti gli altri.

- Cominciò a sentire paura e angoscia
Giunsero a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego». Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». Poi, andato un po’ innanzi, cadde a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse via da lui quell’ora. E diceva: «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu». Poi venne, li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare una sola ora? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò di nuovo e pregò dicendo le stesse parole. Poi venne di nuovo e li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti, e non sapevano che cosa rispondergli. Venne per la terza volta e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Basta! È venuta l’ora: ecco, il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

- Arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta
E subito, mentre ancora egli parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. Il traditore aveva dato loro un segno convenuto, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta». Appena giunto, gli si avvicinò e disse: «Rabbì» e lo baciò. Quelli gli misero le mani addosso e lo arrestarono. Uno dei presenti estrasse la spada, percosse il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio. Allora Gesù disse loro: «Come se fossi un brigante siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno ero in mezzo a voi nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Si compiano dunque le Scritture!». Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono. Lo seguiva però un ragazzo, che aveva addosso soltanto un lenzuolo, e lo afferrarono. Ma egli, lasciato cadere il lenzuolo, fuggì via nudo.

- Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?
Condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del palazzo del sommo sacerdote, e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco. I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. Molti infatti testimoniavano il falso contro di lui e le loro testimonianze non erano concordi. Alcuni si alzarono a testimoniare il falso contro di lui, dicendo: «Lo abbiamo udito mentre diceva: “Io distruggerò questo tempio, fatto da mani d’uomo, e in tre giorni ne costruirò un altro, non fatto da mani d’uomo”». Ma nemmeno così la loro testimonianza era concorde. Il sommo sacerdote, alzatosi in mezzo all’assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?». Gesù rispose: «Io lo sono!
E vedrete il Figlio dell’uomo
seduto alla destra della Potenza
e venire con le nubi del cielo».
Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». Tutti sentenziarono che era reo di morte. Alcuni si misero a sputargli addosso, a bendargli il volto, a percuoterlo e a dirgli: «Fa’ il profeta!». E i servi lo schiaffeggiavano.

- Non conosco quest’uomo di cui parlate
Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una delle giovani serve del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo guardò in faccia e gli disse: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù». Ma egli negò, dicendo: «Non so e non capisco che cosa dici». Poi uscì fuori verso l’ingresso e un gallo cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: «Costui è uno di loro». Ma egli di nuovo negava. Poco dopo i presenti dicevano di nuovo a Pietro: «È vero, tu certo sei uno di loro; infatti sei Galileo». Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quest’uomo di cui parlate». E subito, per la seconda volta, un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». E scoppiò in pianto.

- Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?
E subito, al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito.
A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

- Intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo
Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.

- Condussero Gesù al luogo del Gòlgota
Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese.

- Con lui crocifissero anche due ladroni
Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra.

- Ha salvato altri e non può salvare se stesso!
Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.

- Gesù, dando un forte grido, spirò
Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».
Vi erano anche alcune donne, che osservavano da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, le quali, quando era in Galilea, lo seguivano e lo servivano, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.

- Giuseppe fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro
Venuta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d’Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch’egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, gli domandò se era morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro. Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano a osservare dove veniva posto.

Parola del Signore.



PREGHIERA DEI FEDELI

C – Fratelli e sorelle, nella sua morte vivificante Gesù ci ha mostrato la profondità del suo amore. All’inizio della grande Settimana, che celebra il grandioso evento della nostra redenzione, preghiamo per le necessità della Chiesa e del mondo intero.

L - Preghiamo insieme cantando [dicendo]:

Kyrie, eleison!

1.      Per il Santo Padre, il Papa Benedetto XVI, per il nostro Vescovo Andrea Bruno e per tutti i Pastori del gregge di Cristo, affinché, guidando la Chiesa nella celebrazione del grande Mistero della salvezza, trovino la loro forza nelle sofferenze di Cristo e la loro consolazione nella luce della Sua Pasqua, preghiamo.

2.      Per coloro che governano le nazioni, affinché sostengano la dignità dell’uomo, portino speranza a tutte le genti e promuovano la pace e la riconciliazione tra tutti i popoli, preghiamo.

3.      Per gli innocenti e i perseguitati, e per quanti subiscono scandalo a causa delle ingiustizie, perché non venga meno in loro la certezza pasquale della vittoria del bene sul male, preghiamo.

4.      Per i giovani, nella giornata mondiale loro dedicata, e per coloro che si adoperano per educarli e proteggerli, affinché possano crescere in generosità nel loro servizio a Dio e alla società, preghiamo.

5.      Per gli uomini che non credono, perché, come il centurione ai piedi della croce, vedano nella morte redentrice di Cristo il segno sconvolgente della divina gloria, preghiamo.

6.      Per noi tutti, perché viviamo questi giorni santi non come spettatori ma come attori, seguendo il Signore sulla strada della croce e della gloria, preghiamo.

C – Ascolta, o Padre, la preghiera del tuo popolo che celebra la passione del tuo Figlio; fa’ che dopo averlo acclamato nel giorno dell’esultanza, sappiamo seguirlo con la fedeltà dell’amore nell’ora oscura e vivificante della croce. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.   T - Amen.






Cuba sia la casa di tutti e per tutti i cubani, dove convivano la giustizia e la libertà, in un clima di serena fraternità. Così ha detto il Papa durante la cerimonia di congedo all'aeroporto José Martì dell'Avana, alla presenza del presidente cubano Raúl Castro che ha rivolto parole di ringraziamento al Pontefice. Benedetto XVI ha sottolineato le sofferenze del popolo cubano a causa dell'embargo e ha ribadito che nessuno deve essere impedito nelle proprie libertà fondamentali. Decine di migliaia di cubani si sono riversati per le strade nonostante la pioggia, lungo i 18 chilometri che separano la nunziatura dall'aeroporto, per salutare con affetto il Papa in partenza. In precedenza, in nunziatura, Be ... More

mercoledì 28 marzo 2012



Continuate a fondare la vostra vita sulla roccia salda che è Cristo, lavorate per la giustizia, siate servitori della carità, che niente e nessuno vi sottragga la gioia interiore. Così ha detto il Papa a Cuba, al termine della visita al santuario della Madonna della Carità del Cobre, patrona dell'isola. La presenza di questa statua da 400 anni a Cuba, è un regalo del cielo per l'isola e i suoi abitanti, ha notato Benedetto XVI. Dopo la visita al santuario Benedetto XVI si è recato a L'Avana, capitale del paese, per la visita di cortesia al presidente cubano Raul Castro, nella residenza collocata all'interno del complesso di Piazza della Rivoluzione. More

domenica 25 marzo 2012



Gioia, entusiasmo, spontaneità: sono le note distintive del benvenuto che il Messico ha riservato a Benedetto XVI, giunto nel Paese latinoamericano per "confermare nella fede i credenti in Cristo". Atterrato a Leòn il Papa si è definito un "pellegrino della fede, della speranza e della carità" e ha ricordato che "nessun potere ha il diritto di dimenticare o disprezzare" l'incomparabile "dignità di ogni persona umana, creata da Dio", dignità che "si manifesta in modo eminente nel diritto fondamentale alla libertà religiosa, nel suo genuino significato e nella sua piena integrità". "La fede in Dio offre la certezza di incontrarlo", ha insistito il Pontefice all'aeroporto internazionale di Guanajuato, e ... More

venerdì 23 marzo 2012

AFRICA/MADAGASCAR - Capanne, scuole, chiese e colture distrutte: un quadro dei danni nella diocesi di Moramanga dopo i cicloni Giovanna e Irina

Moramanga (Agenzia Fides) - Si è conclusa, ieri 22 marzo, la riunione del Consiglio Presbiterale della diocesi di Moramanga, nel corso della quale i parroci degli 8 distretti missionari della diocesi hanno riferito le ultime notizie sui danni causati dal passaggio dei due cicloni, Giovanna e Irina, che hanno di recente devastato il paese (vedi Fides 14,16,17,20/02/2012). Anche Papa Benedetto XVI aveva lanciato un appello per il Madagascar all'Angelus di domenica 11 marzo (vedi Fides 12,13/03/2012). Mons. Gaetano Di Pierro, Vescovo di Moramanga, riferisce all'Agenzia Fides che il quadro generale riporta 8 morti, 1009 persone sinistrate, 809 capanne distrutte (la maggioranza della popolazione della foresta abita in capanne, alcune con il tetto in lamiera), 14 scuole distrutte, 42 chiese distrutte o molto danneggiate, 3 dispensari della missione danneggiati, l'80% delle colture di vario genere distrutte. "Abbiamo quantificato i danni e questo è il risultato ottenuto" sottolinea il Vescovo. "Ci sarebbe bisogno di lamiere per i tetti. Il costo di una lamiera corrisponde a 10 euro: un quarto dello stipendio mensile di un salariato. Sono poi necessari almeno 500 kg di semenze di riso, 200 kg di mais, 200 kg di legumi. Si tratta di cibo sufficiente per tre mesi, almeno fino al prossimo raccolto, per una cinquantina di famiglie - continua il Vescovo -. Occorrono inoltre medicinali di prima necessità contro il paludismo e le malattie intestinali." Mons. Di Pierro conclude ringraziando tutti gli amici che hanno pregato per la gente del suo "bel paese" del Madagascar. (AP) (23/3/2012 Agenzia Fides)