Fatti, scritti, immagini, video riguardanti i paesi della Bassa vicini a San Giorgio di Nogaro
domenica 6 aprile 2014
sabato 5 aprile 2014
Si ipotizza che i sequestratori siano membri della setta islamista nigeriana Boko Haram
AFRICA/CAMERUN - Rapiti due sacerdoti ed una suora nel nord del Camerun
Yaoundé (Agenzia Fides)-Due sacerdoti italiani Fidei Donum della diocesi di Vicenza, don Gianantonio Allegri e don Giampaolo Marta, e una suora canadese di 80 anni, dell’ordine delle Suore della Divina Volontà di Bassano del Grappa, sono stati rapiti nella notte tra il 4 e il 5 aprile nella diocesi di Maroua-Mokolo nel nord del Camerun.
Si tratta della stessa diocesi, il cui territorio si trova al confine con la Nigeria e il Ciad, nella quale lo scorso novembre era stato rapito il sacerdote Fidei Donum francese, don Georges Vandenbeusch, che era stato poi liberato il 31 dicembre.
Secondo fonti della diocesi di Vicenza, due gruppi di uomini armati a bordo di auto hanno fatto irruzione intorno alle due di notte nelle case dei sacerdoti e delle suore, mettendola a soqquadro per poi portar via i tre religiosi.
Don Marta si trova in Camerun da oltre 6 anni mentre don Allegri era arrivato da un anno, ma in passato aveva vissuto circa 10 anni nel Paese africano. I due sacerdoti operano nelle parrocchie di Tchere e Loulou.
Si ipotizza che i sequestratori siano membri della setta islamista nigeriana Boko Haram, che hanno già rapito alcuni stranieri nel nord del Camerun. Ricordiamo che l’area dove si trova la diocesi è da tempo al centro di un vasto traffico di esseri umani, e in particolare di bambini. La Chiesa cattolica ha promosso diverse iniziative per far fronte a questo fenomeno e soccorrere le vittime, come affermava in un’intervista all’Agenzia Fides, il Vescovo del luogo, Sua Ecc. Mons. Philippe Stevens (vedi Fides 2/3/2010). (L.M.) (Agenzia Fides 5/4/2014)
Si tratta della stessa diocesi, il cui territorio si trova al confine con la Nigeria e il Ciad, nella quale lo scorso novembre era stato rapito il sacerdote Fidei Donum francese, don Georges Vandenbeusch, che era stato poi liberato il 31 dicembre.
Secondo fonti della diocesi di Vicenza, due gruppi di uomini armati a bordo di auto hanno fatto irruzione intorno alle due di notte nelle case dei sacerdoti e delle suore, mettendola a soqquadro per poi portar via i tre religiosi.
Don Marta si trova in Camerun da oltre 6 anni mentre don Allegri era arrivato da un anno, ma in passato aveva vissuto circa 10 anni nel Paese africano. I due sacerdoti operano nelle parrocchie di Tchere e Loulou.
Si ipotizza che i sequestratori siano membri della setta islamista nigeriana Boko Haram, che hanno già rapito alcuni stranieri nel nord del Camerun. Ricordiamo che l’area dove si trova la diocesi è da tempo al centro di un vasto traffico di esseri umani, e in particolare di bambini. La Chiesa cattolica ha promosso diverse iniziative per far fronte a questo fenomeno e soccorrere le vittime, come affermava in un’intervista all’Agenzia Fides, il Vescovo del luogo, Sua Ecc. Mons. Philippe Stevens (vedi Fides 2/3/2010). (L.M.) (Agenzia Fides 5/4/2014)
venerdì 4 aprile 2014
Caldei, Greci, Turchi...
ASIA/TURCHIA -Caldei espulsi dopo il golpe del 1980 chiedono la restituzione di case e terre
Ankara (Agenzia Fides) - 84 famiglie cattoliche di rito caldeo originarie della Turchia e attualmente residenti all'estero - soprattutto in Francia - hanno iniziato le procedure legali per rientrare in possesso delle terre e delle case che furono costrette a lasciare sotto minaccia degli apparati di sicurezza, dopo il colpo di stato militare del 12 settembre 1980. Ne danno notizia fonti turche consultate dall'Agenzia Fides. L'iniziativa legale viene motivata dalle famiglie con il desiderio di poter ritornare nelle proprie terre d'origine. La domanda per la restituzione dei beni è già stata trasmessa al Ministero degli Interni turco. Le terre e le case si trovano nella Prefettura di Sirnak, nella Turchia sud-orientale ai confini con I'Iraq, regione segnata da una prevalente presenza curda. Esse si concentrano nell'area di in villaggio rimasto disabitato ma che in diversi periodi è stato utilizzato come base dell'organizzazione curda PKK. Negli ultimi anni le proprietà sono state occupate e utilizzate abusivamente da persone che si presentano come “custodi” dei beni che i caldei sono stati costretti a abbandonare.
Intanto, a Istanbul, l'associazione Babil ha allestito in un vecchio deposito di tabacco una mostra sulla deportazione dei greci avvenuta nel marzo 1964. L'esposizione, intitolata “20 dollari, 20 chili”, racconta con immagini e documenti quell'evento traumatico che coinvolse più di 50mila greci, espulsi verso la Grecia e costretti a pagare 20 dollari se volevano portare via con sé i propri oggetti di proprietà, fino a un massimo di 20 chili. (GV) (Agenzia Fides 4/4/2014).
Intanto, a Istanbul, l'associazione Babil ha allestito in un vecchio deposito di tabacco una mostra sulla deportazione dei greci avvenuta nel marzo 1964. L'esposizione, intitolata “20 dollari, 20 chili”, racconta con immagini e documenti quell'evento traumatico che coinvolse più di 50mila greci, espulsi verso la Grecia e costretti a pagare 20 dollari se volevano portare via con sé i propri oggetti di proprietà, fino a un massimo di 20 chili. (GV) (Agenzia Fides 4/4/2014).
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giovedì 3 aprile 2014
Ribadiamo la nostra forte richiesta che il governo disarmi i gruppi civili armati.
AMERICA/VENEZUELA - “Cercano di imporre un governo totalitario”: allarme dei Vescovi dopo due mesi di violenze
Caracas (Agenzia Fides) – La Conferenza Episcopale Venezuelana (CEV) ha diffuso un comunicato in cui presenta “come causa fondamentale della crisi che vive il Venezuela, la pretesa del partito di governo e del presidente Nicolas Maduro di cercare di imporre il cosiddetto ‘Plan de la Patria’, dietro al quale si nasconde la promozione di un governo totalitario". Questo intento ha alimentato le proteste dell'opposizione e dei cittadini, che dopo quasi due mesi contano 39 morti, 550 feriti gravi e più di 150 persone detenute. Il documento intitolato "Responsabili della Pace e del destino democratico del Venezuela" è stato firmato dai Vescovi della Presidenza della CEV con data 2 aprile 2014.
La nota pervenuta all’Agenzia Fides da una fonte locale, riferisce l'intervento di Mons. Diego Rafael Padrón Sánchez, Arcivescovo di Cumaná e Presidente della CEV, che alla presentazione del comunicato "ha lamentato la polarizzazione politica avvenuta nel paese dopo una serie di manifestazioni anti-governative iniziate dagli studenti lo scorso 4 febbraio, alle quali si sono uniti gruppi dell'opposizione per denunciare l'insicurezza nel paese, l'inflazione del 57%, la carenza di cibo, la repressione da parte della Guardia Nazionale e la detenzione degli oppositori".
Nel documento, con un linguaggio molto diretto, si legge: "Ribadiamo la nostra forte richiesta che il governo disarmi i gruppi civili armati. La loro azione coordinata, secondo certi schemi, dimostra che non sono gruppi isolati o spontanei, ma piuttosto addestrati per intervenire violentemente. In molti casi essi hanno agito impunemente sotto lo sguardo indifferente delle forze dell'ordine, per cui il comportamento di queste ultime è stato seriamente messo in discussione".
Il comunicato ribadisce: "La fede cristiana ben compresa impone a tutti i credenti di assumere la responsabilità del destino del paese, di non restare indifferenti ma piuttosto impegnarsi nella difesa della vita, dei diritti umani, della libertà e della democrazia. Nessuno di quanti vivono in Venezuela deve dire di non essere interessato o preoccupato per la violenza e le morti che stanno accadendo nelle città e nelle altre località. Tutti, senza eccezione, siamo responsabili della libertà, della pace e del destino democratico del nostro paese". (CE) (Agenzia Fides, 03/04/2014)
La nota pervenuta all’Agenzia Fides da una fonte locale, riferisce l'intervento di Mons. Diego Rafael Padrón Sánchez, Arcivescovo di Cumaná e Presidente della CEV, che alla presentazione del comunicato "ha lamentato la polarizzazione politica avvenuta nel paese dopo una serie di manifestazioni anti-governative iniziate dagli studenti lo scorso 4 febbraio, alle quali si sono uniti gruppi dell'opposizione per denunciare l'insicurezza nel paese, l'inflazione del 57%, la carenza di cibo, la repressione da parte della Guardia Nazionale e la detenzione degli oppositori".
Nel documento, con un linguaggio molto diretto, si legge: "Ribadiamo la nostra forte richiesta che il governo disarmi i gruppi civili armati. La loro azione coordinata, secondo certi schemi, dimostra che non sono gruppi isolati o spontanei, ma piuttosto addestrati per intervenire violentemente. In molti casi essi hanno agito impunemente sotto lo sguardo indifferente delle forze dell'ordine, per cui il comportamento di queste ultime è stato seriamente messo in discussione".
Il comunicato ribadisce: "La fede cristiana ben compresa impone a tutti i credenti di assumere la responsabilità del destino del paese, di non restare indifferenti ma piuttosto impegnarsi nella difesa della vita, dei diritti umani, della libertà e della democrazia. Nessuno di quanti vivono in Venezuela deve dire di non essere interessato o preoccupato per la violenza e le morti che stanno accadendo nelle città e nelle altre località. Tutti, senza eccezione, siamo responsabili della libertà, della pace e del destino democratico del nostro paese". (CE) (Agenzia Fides, 03/04/2014)
iL NUOVO CLORO SODA APRIRà NEL GIUGNO 2015
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- Alla Caffaro un impianto da 40 milioni
Alla Caffaro un impianto da 40 milioni
Nel polo di Torviscosa il nuovo cloro soda aprirà a giugno 2015. Il Gruppo punta a sfondare i 200 milioni di euro di fatturato
mercoledì 2 aprile 2014
Il Tooooor e il Friuuuuul in fieste
Torviscosa festeggia il Friuli Eventi a Udine
„Festa del Friuli a Torviscosa
Udine today annuncia le celebrazioni“
„Festa del Friuli a Torviscosa
Udine today annuncia le celebrazioni“
domenica 30 marzo 2014
sabato 29 marzo 2014
mercoledì 26 marzo 2014
Europa Baseball Club
Europa Baseball Club, verso la prima in Serie A
Presentata a Torviscosa la stagione della società friulana
lunedì 24 marzo 2014
La seconda, con 292 persone a bordo, è affondata
AFRICA/RD CONGO - Più di 250 rifugiati congolesi annegano cercando di rientrare in patria dall’Uganda
Kinshasa (Agenzia Fides) - Oltre 250 rifugiati congolesi sono morti nel ribaltamento di un’imbarcazione che stava riportandoli nella Repubblica Democratica del Congo. Sono una nota inviata all’Agenzia Fides dal Coordinamento della Società Civile del Nord Kivu, la tragedia si è verificata il 22 marzo. I rifugiati erano fuggiti dalla località di Watalinga, nel territorio di Beni, nel Nord Kivu (est della RDC), tra luglio e dicembre 2013. In un primo momento erano stati accolti in alcune località di frontiera tra la RDC e l’Uganda. In seguito erano stati trasferiti dalle autorità ugandesi nel campo di rifugiati di Kyangwali (Uganda) a più di 350 km dalla frontiera.
Quando i rifugiati hanno appreso la notizia che l’esercito congolese aveva liberato i loro villaggi dalla presenza dei ribelli ugandesi dell’ADF-NALU, hanno chiesto di rientrare nella RDC.
Due imbarcazioni motorizzate erano state messe a loro disposizione per attraversare il Lago Alberto. La prima ha effettuato la traversata senza problemi, mentre la seconda, con 292 persone a bordo, è affondata nel mezzo del lago. Secondo la nota inviata a Fides, l’incidente si è verificato alle 9 del mattino del 22 marzo. Solo 41 persone sono sopravvissute, compreso il comandare e l’intero equipaggio (tutti ugandesi) e qualche rifugiato. La società civile del Nord Kivu chiede al governo congolese un’inchiesta indipendente per accertare le circostanze della tragedia. (L.M.) (Agenzia Fides 24/3/2014)
Quando i rifugiati hanno appreso la notizia che l’esercito congolese aveva liberato i loro villaggi dalla presenza dei ribelli ugandesi dell’ADF-NALU, hanno chiesto di rientrare nella RDC.
Due imbarcazioni motorizzate erano state messe a loro disposizione per attraversare il Lago Alberto. La prima ha effettuato la traversata senza problemi, mentre la seconda, con 292 persone a bordo, è affondata nel mezzo del lago. Secondo la nota inviata a Fides, l’incidente si è verificato alle 9 del mattino del 22 marzo. Solo 41 persone sono sopravvissute, compreso il comandare e l’intero equipaggio (tutti ugandesi) e qualche rifugiato. La società civile del Nord Kivu chiede al governo congolese un’inchiesta indipendente per accertare le circostanze della tragedia. (L.M.) (Agenzia Fides 24/3/2014)
domenica 23 marzo 2014
Ogni Comune dell’Unione può recedere unilateralmente dall’Unione
Torviscosa-San Giorgio: addio unione
giovedì 20 marzo 2014
mercoledì 19 marzo 2014
domenica 9 marzo 2014
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