sabato 16 aprile 2011

Settimana Santa Da Vivere

Domenica 17 aprile il via alla Settimana Santa   versione testuale
Giovedì Santo la Messa crismale con i giubilei sacerdotali

UDINE (15 aprile, ore 11.45) - La Settimana Santa, che inizia il 17 aprile, rappresenta per la Chiesa il culmine dell’anno liturgico. Ad inaugurarla, la domenica che è al tempo stesso «delle Palme» e «della Passione del Signore» (l’Arcivescovo la celebrerà in Cattedrale alle ore 10.30), frutto di due tradizioni liturgiche diverse. «La prima proviene dalla Chiesa madre di Gerusalemme – spiega don Loris Della Pietra, direttore dell’Ufficio liturgico diocesano – che usava imitare gli avvenimenti della Passione di Gesù, tra i quali l’ingresso del Redentore nella Città Santa: momento di gioia e di gloria in cui viene riconosciuto come Re che entra nella sua città. La seconda ha origine nella Chiesa Romana, che commemorava nella domenica prima di Pasqua tutto il mistero della Passione. Ed ecco che al cuore di questa liturgia troviamo la lettura del "Passio". In entrambi i momenti il credente è invitato a ricordare l’unico evento che ci ha donato la salvezza: la persona di Gesù morto e risorto, passato attraverso la Passione ma che per noi rimane vincitore, il Signore della gloria, che il Redentore ha ottenuto per sé ma ha promesso anche a noi».

I giorni della Settimana Santa sono vissuti dalla Chiesa in un intenso clima di preghiera, che però i fedeli laici devono calare nei quotidiani impegni di lavoro e di famiglia. Quali consigli si possono dare per viverli meglio? «Di solito nei primi giorni della Settimana Santa la maggior parte delle parrocchie propone la celebrazione del sacramento della Riconciliazione, soprattutto nella forma comunitaria – evidenzia don Della Pietra –. Già questa è un’importante occasione, per incontrare il perdono di Dio ma anche per fare una verifica della propria vita. Un’altra prassi molto ricca dal punto di vista spirituale è quella delle "Quarant’ore" (l’Arcivescovo le aprirà domenica 17 aprile alle ore 16 in Cattedrale). È una preghiera prolungata davanti all’Eucaristia che ci aiuta a rivedere il nostro rapporto di fiducia con il Signore. Inoltre, queste giornate potrebbero essere vissute come allenamento a dimensioni un po’ dimenticate, come il silenzio e la preghiera intensa personale e comunitaria (ad esempio la Liturgia delle Ore) per santificare la giornata. Il Venerdì Santo c’è anche l’invito al digiuno, che può essere preparato già nei giorni precedenti. È un prendere le distanze da alcune realtà materiali come il cibo per riconoscere che ce ne sono altre più importanti: ascoltare la Parola di Dio e metterla in pratica».

Giovedì Santo
propone l’importante appuntamento della Messa Crismale (alle ore 9.30 in Cattedrale). Non è una liturgia riservata al clero, anche se all’interno di essa si ricordano i giubilei sacerdotali dell’anno (nella tabella sopra quelli del 2011). «Non è la festa dei sacerdoti, semmai la festa di tutte le ministerialità che si esprimono nella comunità ecclesiale: quella del Vescovo che la presiede, dei presbiteri e dei diaconi, ma anche di tutti i fedeli che svolgono un servizio nella Chiesa. La sottolineatura del sacerdozio ministeriale, espressa attraverso la rinnovazione delle promesse sacerdotali, può essere adeguatamente compresa anche all’interno del sacerdozio universale che riguarda tutti i battezzati, come tutti i testi liturgici e le letture bibliche di questa Messa lasciano intendere. Inoltre la benedizione degli olii (dei catecumeni, degli infermi, del Crisma) che si collegano all’iniziazione cristiana, manifesta la ricchezza sacramentale della Chiesa come segno santo della presenza di Cristo».

Nella liturgia serale «in Cena Domini», che inaugura il Triduo, si fa memoria dell’istituzione dell’Eucaristia nell’Ultima Cena, del dono del sacerdozio dei presbiteri e del comandamento dell’amore. «In questa celebrazione è possibile rivivere la lavanda dei piedi come imitazione del gesto di Gesù – aggiunge don Della Pietra –, profetico e scandaloso, segno di quelli che dovrebbero essere i comportamenti all’interno di una comunità cristiana. Si conclude con la reposizione dell’Eucaristia e con l’inizio del grande silenzio: dal gloria non si suoneranno più le campane. La Chiesa vive così un’esperienza di silenzio e di meditazione in attesa della risurrezione».

Molti pensano erroneamente che la «Via Crucis» sia la celebrazione più importante del Venerdì Santo. Invece è la celebrazione della Passione nel pomeriggio, «al cui centro c’è liturgia della Parola con la proclamazione della Passione e l’adorazione della croce, conclusa dalla preghiera universale per per ogni uomo – evidenzia don Della Pietra –. La "Via Crucis" è una tradizione medievale che prolunga per via imitativa la riflessione sulla Passione inaugurata dalla celebrazione pomeridiana, la quale inizia e finisce sempre nel silenzio», che continuerà fino al suono delle campane nella veglia della notte di Pasqua.

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