lunedì 9 luglio 2012

Guerra Etnica in Nigeria

AFRICA/NIGERIA - "Il problema è lo scontro tra i Fulani e i Birom" dice l'Arcivescovo di Jos dopo gli ultimi massacri

Abuja (Agenzia Fides) - "Il massacro è originato dallo scontro tra agricoltori e pastori. È un vecchio problema che non è stato ancora risolto" dice all'Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Ignatius Ayau Kaigama, Arcivescovo di Jos e Presidente della Conferenza Episcopale della Nigeria, che si trova a Roma dove ha ritirato il premio "Archivio Disarmo - Colombe d'Oro per la Pace", commentando la serie di attacchi contro villaggi cristiani nello Stato di Plateau, del quale Jos è la capitale. Gli attacchi hanno provocato la morte di almeno 63 persone. In un ulteriore assalto durante i funerali delle vittime, domenica 8 luglio, sono stati uccisi un senatore e un deputato locale.
"A mio avviso il problema è economico" afferma l'Arcivescovo. "I pastori Fulani si sentono vittime di un'ingiustizia perché il loro bestiame è ucciso o rubato e non vengono risarciti delle perdite subite. Penso che la rabbia originata da questa situazione li spinga ad attaccare in questo modo terribile".
Mons. Kaigama non nega che esiste pure una dimensione etnica dello scontro: "Il problema è tra i Fulani e i Birom. Questi due gruppi etnici hanno dispute che durano da molto tempo. Tutti gli attacchi nei villaggi dell'area sono stati sempre concentrati su questi due gruppi. Non ci sono stati attacchi che hanno coinvolto altre tribù". Circa l'eventuale aspetto religioso dello scontro, l'Arcivescovo risponde: "I Fulani sono in maggioranza musulmani, mentre i Birom sono in gran parte cristiani. Per questo motivo è facile dare la lettura 'musulmani attaccano cristiani' oppure 'cristiani attaccano musulmani', ma, come ho detto, il problema è essenzialmente economico ed etnico".
Mons Kaigama pur essendo a Roma si tiene in costante contatto con Jos e rivela a Fides alcuni particolari inediti sugli ultimi massacri: "Ho parlato con il Governatore dello Stato di Plateau che era veramente rattristato e sconvolto per le morti e il livello di distruzione causato dagli attacchi. Egli è convinto che gli autori dei massacri non siano originari del posto ma vengano da fuori. Secondo il Governatore, i Fulani dispongono di un network che va oltre la Nigeria ed è esteso ai Paesi vicini, inoltre gli aggressori sono dei mercenari provenienti da altrove, non sono Fulani residenti nello Stato. Diversi di loro poi indossavano uniformi militari. Non sappiamo quindi se fossero persone travestite da militari oppure se gli assalitori siano stati aiutati da veri soldati. Alla luce di queste rivelazioni non si possono escludere fattori politici, ma a mio avviso il problema principale rimane quello economico per spiegare queste violenze" conclude Mons. Kaigama. (L.M.) (Agenzia Fides 9/7/2012)

domenica 8 luglio 2012



"I miracoli di Cristo non sono una esibizione di potenza, ma segni dell'amore di Dio, che si attua là dove incontra la fede dell'uomo". Con queste parole il Papa ha salutato i fedeli radunatisi nel cortile della residenza estiva di Castel Gandolfo per la recita dell'angelus. Prima della preghiera mariana, commentando il Vangelo odierno, Benedetto XVI ha ricordato che "l'uomo Gesù di Nazareth è la trasparenza di Dio, in Lui Dio abita pienamente". L'incredulità e la chiusura spirituale manifestata dalla gente di Nazareth dinanzi al "figlio di Maria" non solo richiama il celebre detto "nessun profeta è bene accetto tra la sua gente", ma trova anche un suo contrappunto nel nostro tempo. Anche noi, ha prec ... More

Foglietto parrocchiale della domenica 8 luglio 2012


venerdì 6 luglio 2012

Domenica 8 luglio 2012


    XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)



PRIMA LETTURA (Ez 2,2-5)
Sono una genìa di ribelli, sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro.


Dal libro del profeta Ezechièle

In quei giorni, uno spirito entrò in me, mi fece alzare in piedi e io ascoltai colui che mi parlava.
Mi disse: «Figlio dell’uomo, io ti mando ai figli d’Israele, a una razza di ribelli, che si sono rivoltati contro di me. Essi e i loro padri si sono sollevati contro di me fino ad oggi. Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito. Tu dirai loro: “Dice il Signore Dio”. Ascoltino o non ascoltino – dal momento che sono una genìa di ribelli –, sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 122)
Rit: I nostri occhi sono rivolti al Signore.


A te alzo i miei occhi,
a te che siedi nei cieli.
Ecco, come gli occhi dei servi
alla mano dei loro padroni.

Come gli occhi di una schiava
alla mano della sua padrona,
così i nostri occhi al Signore nostro Dio,
finché abbia pietà di noi.

Pietà di noi, Signore, pietà di noi,
siamo già troppo sazi di disprezzo,
troppo sazi noi siamo dello scherno dei gaudenti,
del disprezzo dei superbi.

SECONDA LETTURA (2Cor 12,7-10)
Mi vanterò delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo.


Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia.
A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza».
Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte.

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Cf Lc 4,18)
Alleluia, alleluia.
Lo Spirito del Signore è sopra di me:
mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio.
Alleluia.

VANGELO (Mc 6,1-6)
Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria.


+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

Parola del Signore

PREGHIERA DEI FEDELI

C – Fratelli e sorelle, il Signore si pone accanto a noi e ci chiede di riconoscerlo come Messia e Salvatore. Esprimiamo la nostra fede in lui attraverso una umile e intensa preghiera, con la quale fidarci di Lui e affidarci a Lui.

L - Preghiamo insieme e diciamo:

Apri il nostro cuore alla tua Parola, Signore!

1.      Per il Papa, i Vescovi, i Presbiteri, i Diaconi, i catechisti e per tutti i testimoni della Parola: inviati dal Signore in mezzo agli uomini, vivano la loro dimensione profetica annunciando con franchezza apostolica e con coraggio il Vangelo dell’amore, incarnandolo nelle loro scelte e nei loro comportamenti; preghiamo.

2.      Per tutti i cristiani: vivano le sofferenze e le prove della vita come momento indispensabile per la propria crescita interiore e per sentirsi così associati al Cristo che salva l’uomo nella sofferenza e nella croce; preghiamo.

3.      Per tutti i popoli colpiti da lotte interne: la tensione violenta per la ricerca di una propria identità, sappia armonizzarsi con il rispetto della dignità di ogni persona e dei diritti di ogni popolo; preghiamo.

4.      Per tutti i profeti del nostro tempo, incompresi e rifiutati da noi come dalla gente di Nazareth: non si stanchino di andare controcorrente, additando la Via,  annunziando la Verità e difendo la Vita dal suo nascere al suo naturale tramonto; preghiamo.

5.      Per quanti vivono o si preparano a vivere le vacanze: non diano spazio al lassismo, al materialismo ed al relativismo, ma sappiano cogliere questo come “tempo di grazia”, riscoprendo la bellezza e la gioia che viene dalla Parola di Dio; preghiamo.

6.      Per questa nostra Comunità parrocchiale: non soffochi mai con il pretesto della tradizione o del conformismo ogni germe profetico che in lei si manifesta come esigenza di profonda conversione e di autenticità di vita evangelica; preghiamo.

7.      Per tutti noi, qui riuniti nella Pasqua settimanale: sappiamo attingere da questo incontro la forza per accogliere il Signore che parla al nostro cuore, che si dona nell’Eucaristia e che viene a noi nei fratelli; preghiamo.

C – Benedetto sei tu, o Padre, perché non ti stanchi di donare al mondo il tuo Figlio Gesù Cristo. Nel suo amore egli ha accettato il rifiuto e l’umiliazione, sino alla croce, per aprirci la strada della risurrezione e della vita nuova. Aiutaci a camminare da discepoli, trovando anche nelle spine della nostra carne la forza che viene dal cielo. Per lo stesso Cristo, tuo Figlio e nostro Salvatore, che vive e regna nei secoli dei secoli.   T - Amen.








La Sangiorgina a Mantova si conferma tra le grandi

Canottaggio: ben 12 medaglie per i friulani nelle selezioni giovanili di categoria. Ora c’è attesa per le convocazioni azzurre in vista degli Europei in Portogallo Clicca per leggere la pagina del Messaggero

giovedì 5 luglio 2012

ASIA/SIRIA - Convivialità e solidarietà: la Siria che rifiuta la guerra

Damasco (Agenzia Fides) - Una larga parte della società siriana rifiuta la guerra civile che sta devastando e paralizzando il paese. Uomini e donne di buona volontà, di ogni etnia e religione, rifiutano il settarismo e la logica perversa di un conflitto che ha costretto oltre due milioni di siriani ad abbandonare le loro città e villaggi e a cercare rifugio in zone più tranquille.
Fonti locali di Fides rimarcano, in questa fase di violenza, lo straordinario spirito di aiuto reciproco tra le differenti comunità che compongono il mosaico della società siriana. Famiglie cristiane, sfrattate dalle loro case a causa della violenza, sono accolte da famiglie musulmane; famiglie musulmane sannite sono rifugiate in casa di alawiti; famiglie alawite e musulmane sono ospitate da cristiani. Valori come solidarietà e ospitalità prendono il sopravvento su violenza e odio. All'interno della società siriana sono nate iniziative spontanee di solidarietà verso le vittime del conflitto. Nella provincia di Damasco abitazioni private appartenenti a famiglie benestanti sono state immediatamente rese disponibili per gli sfollati. Moschee, chiese, sale di comunità, hanno aperto le loro porte. Comitati popolari composti da volontari stanno lavorando duramente al servizio degli sfollati. Le barriere, anche quelle fra "governo e opposizione", spesso enfatizzate dai mass media stranieri, sono saltate. In alcune aree i comitati popolari della Mezzaluna Rossa siriana, fedeli allo stato, lavorano con i volontari dei comitati di coordinamento della rivoluzione, senza alcuna distinzione di religione, comunità o appartenenza politica. Gli aiuti raccolti da associazioni musulmane sono distribuiti ai cristiani e gli aiuti raccolti da associazioni cristiane sono distribuiti ai musulmani. Il dolore e la sofferenza unisce la Siria e la riporta alla sua struttura sociale originaria: quella basata su un patto sociale che trascende la configurazione politica.
Vi sono, naturalmente, alcune eccezioni: ad esempio nella città di Nebek, dove imperversano bande armate fuori controllo, gli sfollati di Homs sono stati dichiarati "sgraditi" ed allontanati. Come notano fonti di Fides, alcune fazioni armate e organizzazioni criminali stanno approfittando per trarre vantaggio dal caos: beni e proprietà private vengono così saccheggiate. Tutte le comunità, cristiani, musulmani, drusi, alawiti, lamentano violenza, distruzione, insicurezza e instabilità, e chiedono uno sforzo comune per la pace. (PA) (Agenzia Fides 5/7/2012)

E invita Giairo a non aver paura per la morte della figlia: “soltanto abbi fede”.

"Chi dà per scontata la fede, non la conosce più"   versione testuale
L'Arcivescovo a Gemona per il Capitolo generale delle Suore missionarie del Sacro Cuore
UDINE (1 luglio, ore 20) - La fede in Gesù non è scontata. Chi lo dice, non la conosce più. Così l'Arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, nell'omelia pronunciata nel tardo pomeriggio a Gemona dalle Suore francescane missionarie del Sacro Cuore, in occasione del loro Capitolo generale, e che pubblichiamo nella sua versione integrale.
 
Care sorelle,
medito con voi la pagina del Vangelo di Marco che la liturgia ci offre in questa domenica. E’ il racconto di due grandi miracoli di Gesù: la guarigione dell’emoroissa e la risurrezione della figlia di Giairo.
L’evangelista ci presenta Gesù che, sceso dalla barca, entra in mezzo alla gente che gli si accalca attorno. Incontra subito persone che sono rovinate dal male e dal male non riescono a difendersi né con le loro forze, né con altri aiuti umani.
E’ rovinata dal male la vita della donna emoroissa che per dodici anni aveva provato tutte le cure, anche dolorose e costose, ma senza risultato.
E’ completamente rovinata la figlia di Giairo e tutta la sua famiglia perché quando si perde una figlia a dodici anni anche la famiglia è segnata per sempre.
Gesù si ferma accanto a queste persone per guarirle e salvarle; per lottare a loro favore contro il male cattivo che era più forte di tutto. Il Vangelo ci assicura che Lui ha in sé la potenza per guarire malattie incurabili e, addirittura, richiamare alla vita una bambina morta. Quella  bambina non rispondeva più neppure alla mamma che chissà quanto la chiamava; risponde a Gesù che le ordina: Io ti dico: alzati!”.
Gesù, però può guarire e salvare se trova la fede nell’uomo che incontra. La fede è così necessaria che all’emoroissa arriva dire: “Figlia, la tua fede ti ha salvata”. E invita Giairo a non aver paura per la morte della figlia: “soltanto abbi fede”.
In questi giorni dedicati al Capitolo provinciale vi state domandando che cosa il Signore chieda alla vostra famiglia religiosa in questo tempo dell’umanità e della Chiesa.
Il brano evangelico ci offre una risposta essenziale. Come cristiane e come consacrate Gesù vi ha chiamate a collaborare con la sua azione di salvezza e di liberazione dal male a favore degli uomini che ne sono schiavi.
E quanto bisogno c’è! Quanto sono vere le parole del libro della Sapienza ascoltate nella prima lettura: “Per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo e ne fanno esperienza coloro che le appartengono”. Quante persone anche oggi hanno la vita rovinata dal male!
La malattia fisica non è neppure il male peggiore; anzi in questo campo la scienza ha fatto grandi progressi. Satana, per invidia e cattiveria, sta rovinando i cuori e, di conseguenze, le famiglie, i rapporti tra persone, l’educazione dei figli, la purezza degli adolescenti e dei giovani, la sensibilità verso i più deboli. Contro questa azione di Satana – che spesso non si chiama neppure per nome – siamo veramente impotenti. Da tante parti ci si lamenta, si fanno dichiarazioni che così non si può andare avanti, si fa qualche piccolo tentativo di sensibilizzare. Ma tocchiamo con mano che con le sole sue forze l’uomo non libera il suo cuore dalla tentazione al male.
A noi cosa chiede Gesù salvatore?
Di passare, come faceva lui, in mezzo agli uomini e collaborare oggi con lui per salvare chi si lascia rovinare dal male o già si è rovinato.
Ma sappiamo come si collabora con Gesù?
Su questo punto abbiamo bisogno di un onesto esame di coscienza perché noi vescovi, sacerdoti, consacrate abbiamo ceduto alla tentazione di lottare con le nostre forze contro il male che prende famiglie e persone. Abbiamo fatto progetti e programmi, incontri e conferenze, strutture e iniziative nuove.
Sono tutte cose utili se, però, sono costruite attorno alla cosa essenziale che Gesù chiede a Giairo: “Soltanto abbi fede!”.
Ci siamo trovati in mezzo a giovani, genitori, famiglie che avevano sempre meno fede; anzi, che davano l’impressione che non erano interessati alla fede. E anche noi abbiamo cercato di aiutarli con le nostre forze, strutture e mezzi umani perché queste cose cercavano e sembrano cercare da noi e non la fede nella potenza di salvezza di Gesù.
Ma i mezzi umani da soli hanno l’efficacia che avevano avuto i medici con la donna emoroissa; magari aveva avuto qualche istante di sollievo ma il sangue non si fermava e la vita se ne andava.
L’unico modo per amare veramente i nostri fratelli e sorelle, spesso rovinati dal male, è collaborare con Gesù e con la sua potenza di salvezza.
E la strada è una sola: “La tua fede ti ha salvata”. Questa è la strada che Gesù ci chiede di indicare agli uomini e su questa strada ci chiede di guidarli.
Ma non si può guidare gli altri su questa strada solo se noi per primi non l’abbiamo percorsa e continuamente ci sforziamo di percorrerla.
Con umiltà e sincerità, allora, dobbiamo continuare a chiederci se abbiamo capito per esperienza che cosa intende Gesù quando dice: “Soltanto abbi fede” e “La tua fede ti ha salvata”.
Una delle tentazioni più sottili del diavolo contro i vescovi, i preti, le consacrate è quella di farci dare per scontata la fede. Quante volte sento dire tra preti o religiosi: la fede in Gesù è scontata e guardiamo, invece, a cosa possiamo fare di concreto nella pastorale e per gli altri. Scusate la durezza ma questa è un’affermazione diabolica perché chi dà per scontata oggi la sua fede temo che proprio non la conosca più.
Non posso soffermarmi più a lungo nel riflettere su cosa significhi “credere in Gesù salvatore”, su quali siano i passi da fare sulla strada della fede, su come si alimenti la fede visto che è dono dello Spirito Santo, su come si verifichi lo stato della nostra fede.
L’Anno della fede, indetto da Benedetto XVI, sarà occasione provvidenziale per approfondire proprio questi aspetti della fede che ho elencato.
Concludo sottolineando ancora il messaggio del brano evangelico che ci è stato proclamato. La nostra vita di consacrate/i ha senso solo se collaboriamo con Gesù e con la sua opera di guarigione dal male che continua anche oggi tra gli uomini. E collaboriamo bene solo se sappiamo guidare i fratelli sulla strada della fede che li porta ad incontrare il Salvatore; la strada percorsa dall’emoroissa e da Giairo. 

martedì 3 luglio 2012



Ridimensionate le accuse a Papa Pacelli mentre si riconoscono le ragioni della neutralità e l'impegno per salvare gli ebrei

lunedì 2 luglio 2012

AFRICA/KENYA - "Si colpiscono le chiese perché sono bersagli facili, ma la motivazione è politica" dice a Fides il Vescovo di Garissa

Nairobi (Agenzia Fides) - "Non penso che si tratti di un problema religioso, ma di una reazione per mettere in imbarazzo il governo di Nairobi per quello che l'esercito keniano sta facendo in Somalia contro gli Shabaab" dice all'Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Paul Darmanin, Vescovo di Garissa, la località del Kenya dove ieri, domenica 1° luglio, uomini armati, probabilmente integralisti islamici somali Shabaab, hanno attaccato due chiese, tra cui la Cattedrale cattolica.
Mons. Darmanin descrive a Fides gli attacchi: "Il 1° luglio, intorno alle 10,30 del mattino ora locale, sono state lanciate contro la chiesa di Nostra Signora della Consolata due bombe a mano, delle quali solo una è esplosa di fronte all'edificio, non al suo interno, provocando alcuni feriti leggeri. Alla African Inland Church l'attacco è stato più letale. Gli assalitori, dopo aver ucciso due soldati che montavano la guardia al luogo di culto, hanno gettato alcune bombe a mano all'interno dell'edificio dove i fedeli erano riuniti per la funzione religiosa. Lo scopo era farli fuggire fuori, dove sono stati colpiti con gli AK 47 presi ai soldati. Si è trattato di un attacco ben organizzato nel quale almeno 16 persone sono morte e diverse sono ferite gravemente".
Il Vescovo ritiene che la pista più probabile sia quella politica: "Gli Shabaab avevano minacciato rappresaglie per le operazioni condotte dall'ottobre 2011 dall'esercito del Kenya in Somalia. Ora che l'esercito di Nairobi ha accresciuto la pressione su Chisimaio, la loro ultima roccaforte nel sud della Somalia, gli Shabaab hanno aumentato le minacce di colpire in territorio keniano".
"Garissa non è lontana dal confine con la Somalia" continua Mons. Darmanin. "Il confine è facilmente attraversabile nonostante il governo stia facendo del suo meglio per controllarlo".
Chiediamo al Vescovo di Garissa perché se il movente di questi assalti è politico si colpiscono le chiese. "Le chiese sono attaccate perché sono bersagli facili da colpire ("soft target"). Inoltre la popolazione locale è quasi totalmente musulmana, i cristiani sono keniani provenienti da altre zone del Paese, che sono considerati come stranieri almeno da una parte della popolazione autoctona" risponde Mons. Darmanin, che conclude chiedendo a tutti di pregare per la pace nel Paese. (L.M.) (Agenzia Fides 2/7/2012)

domenica 1 luglio 2012

Angelus di domenica 1 luglio



Dobbiamo chiedere con insistenza a Dio che rinnovi la nostra vita. Lo ha ripetuto il Papa, parlando ai fedeli prima della preghiera dell'Angelus, commentando il Vangelo di Marco dell'odierna domenica, che presenta due casi di guarigioni operate da Gesù. Gesù è attento alla sofferenza umana ma oltre a chiedere a Dio la guarigione dai mali dobbiamo riporre in Lui una fede salda, una fede nella Provvidenza che non ci abbandona. A questo proposito Benedetto XVI ha notato che tutti coloro che si prendono cura degli altri devono unire competenza professionale e attenzione umana. E le persone assistite vanno condotte anche all'incontro con Dio in Cristo per aprire i loro cuori a Dio e agli altri. More

Foglio Parrocchiale della Domenica 1 Luglio 2012


sabato 30 giugno 2012

Giairo e Gesù


Con il Vangelo sul lago di Tiberiade - condotto da padre Giuseppe De Nardi More
VATICANO - Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo: la comunità cristiana incoraggiata "a proseguire forte e serena sulla strada della fedeltà a Cristo e dell'annuncio del suo Vangelo"

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - I Santi Apostoli Pietro e Paolo, "colonne della Chiesa nascente", "testimoni insigni della fede, hanno dilatato il Regno di Dio con i loro diversi doni e, sull'esempio del divino Maestro, hanno sigillato col sangue la loro predicazione evangelica. Il loro martirio è segno di unità della Chiesa". Lo ha ricordato il Santo Padre Benedetto XVI all'Angelus di venerdì 29 giugno, Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. "Facendo memoria della loro luminosa testimonianza, noi ricordiamo gli inizi venerandi della Chiesa che in Roma crede, prega ed annuncia Cristo Redentore - ha detto il Pontefice -. Ma i Santi Pietro e Paolo brillano non solo nel cielo di Roma, ma nel cuore di tutti i credenti che, illuminati dal loro insegnamento e dal loro esempio, in ogni parte del mondo camminano sulla via della fede, della speranza e della carità. In questo cammino di salvezza, la comunità cristiana, sostenuta dalla presenza dello Spirito del Dio vivo, si sente incoraggiata a proseguire forte e serena sulla strada della fedeltà a Cristo e dell'annuncio del suo Vangelo agli uomini di ogni tempo".
Quindi il Santo Padre ha proseguito: "In questo fecondo itinerario spirituale e missionario si colloca anche la consegna del Pallio agli Arcivescovi Metropoliti, che ho compiuto stamani in Basilica. Un rito sempre eloquente, che pone in risalto l'intima comunione dei Pastori con il Successore di Pietro e il profondo vincolo che ci lega alla tradizione apostolica. Si tratta di un duplice tesoro di santità, in cui si fondono insieme l'unità e la cattolicità della Chiesa: un tesoro prezioso da riscoprire e da vivere con rinnovato entusiasmo e costante impegno."
Il Santo Padre ha celebrato la Messa nella Basilica Vaticana con gli Arcivescovi Metropoliti che hanno ricevuto il Pallio, alla quale ha partecipato una Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, e "The Choir of Westminster Abbey" ha animato la Liturgia assieme alla Cappella Sistina. Nell'omelia il Pontefice ha sottolineato che "Pietro e Paolo, benché assai differenti umanamente l'uno dall'altro e malgrado nel loro rapporto non siano mancati conflitti, hanno realizzato un modo nuovo di essere fratelli, vissuto secondo il Vangelo, un modo autentico reso possibile proprio dalla grazia del Vangelo di Cristo operante in loro. Solo la sequela di Gesù conduce alla nuova fraternità: ecco il primo fondamentale messaggio che la solennità odierna consegna a ciascuno di noi". Quindi, soffermandosi tra l'altro sul significato della spada con cui la tradizione iconografica raffigura san Paolo, ha spiegato: "noi sappiamo che questa rappresenta lo strumento con cui egli fu ucciso. Leggendo, però, gli scritti dell'Apostolo delle genti, scopriamo che l'immagine della spada si riferisce a tutta la sua missione di evangelizzatore. Egli, ad esempio, sentendo avvicinarsi la morte, scrive a Timoteo: 'Ho combattuto la buona battaglia' (2 Tm 4,7). Non certo la battaglia di un condottiero, ma quella di un annunciatore della Parola di Dio, fedele a Cristo e alla sua Chiesa, a cui ha dato tutto se stesso. E proprio per questo il Signore gli ha donato la corona di gloria e lo ha posto, insieme con Pietro, quale colonna nell'edificio spirituale della Chiesa." (SL) (Agenzia Fides 30/06/2012)

Il diacono Alberto

Chiesa udinese in festa per il nuovo diacono Alberto   versione testuale
Mons. Mazzocato: Non stanchiamoci di chiedere al Signore nuove vocazioni

UDINE (30 giugno, ore 8) - «È una grazia particolare per Alberto ricevere l’ordinazione diaconale sotto l’intercessione dei santi Pietro e Paolo che invocheremo anche nelle litanie dei santi. In essi egli ha anche il più alto esempio di cosa significhi diventare ministri di Cristo e della Chiesa mediante il sacramento dell’ordine sacro». Queste le parole con cui venerdì sera nella Cattedrale di Udine l'arcivescovo mons. Andrea Bruno Mazzocato si è rivolto ai fedeli nell'omelia (TESTO) della celebrazione di ordinazione del nuovo diacono, Alberto Zanier.
 
«Ricevendo questo sacramento – ha detto mons. Mazzocato –, nel suo primo grado, Alberto consacra per sempre tutta la sua persona e la sua giovane vita a Gesù, alla Chiesa e alla sua missione».
 
23 anni, di Piano d'Arta, Alberto è cresciuto in un ambiente familiare nutrito, con i genitori e due sorelle che sono già sposate e hanno dei bambini. Entrato in seminario a 18 anni, da due anni presta servizio a Gemona del Friuli, poi ha svolto servizio di pastorale vocazionale in tutta la diocesi. Da quest'anno, inoltre, è animatore della comunità di Sant'Andrea, dove segue e accompagna chi desidera entrare in Seminario.
 
«Alberto – ha ricordato l'Arcivescovo – fin da piccolo, ha imparato a rispondere alla domanda di Gesù: “Tu chi dici che io sia? Chi sono per te?”. Ha imparato la risposta in famiglia, dall’insegnamento e dall’esempio di bravi sacerdoti che lo hanno guidato e, negli anni più recenti, nella formazione in Seminario. Ha imparato a fare, come Pietro, la sua professione di fede: “Tu sei il Cristo, il Figlio del io vivente? Tu Gesù, sei il centro e il Signore della mia vita”. Con l’ordinazione diaconale, Gesù gli risponde: “Consegna a me definitivamente la tua vita perché ne ho bisogno per la mia Chiesa, per la mia Chiesa che ho in Udine. Ho bisogno di chi annunci il Vangelo, di chi offra ai fratelli la mia grazia mediante i sacramenti, che porti la mia compassione ai più poveri».
 
Al termine dell'omelia mons. Mazzocato non ha dimenticato di invocare il Signore per il dono di nuove vocazioni. «Non stanchiamoci – ha concluso – di chiedere al Padrone della messe che giungano altri giovani chiamati come Alberto al ministero consacrato diaconale e sacerdotale perché la Chiesa di Udine ne ha bisogno».

venerdì 29 giugno 2012

Nuovo diacono a Udine



E’ il carnico Alberto Zanier, che sarà ordinato venerdì in Cattedrale dall’arcivescovo Mazzocato


Chiesa udinese in festa per l’ordinazione di un nuovo diacono in vista del presbiterato. E’ il carnico Alberto Zanier che riceverà il primo grado dell’ordine sacro venerdì 29 giugno, solennità dei Santi apostoli Pietro e Paolo, alle 19 nella Cattedrale di Udine dall’Arcivescovo Andrea Bruno Mazzoccato. Il sentimento che segna l’attesa di questo importante momento è “di grande gioia – sottolinea don Dino Bressan, rettore del Seminario interdiocesano di Castellerio – perché anche quest’anno uno dei figli di questa Chiesa diventa diacono e, quindi, si colloca sulla scia di una continuità di ministri che il Signore ha donato al popolo di Dio”.

Alberto Zanier, 24 anni, è della parrocchia di Santo Stefano protomartire in Piano d’Arta; in questa comunità, dove vive assieme ai genitori e a due sorelle, è cresciuto come persona, come cristiano e ha maturato la sua scelta di disponibilità totale al Signore nel ministero presbiterale. Dopo aver raggiunto la tappa dell’ordinazione diaconale svolgerà il suo servizio pastorale nella Parrocchia di santa Maria Assunta in Gemona del Friuli dove attualmente è impegnato.

Sappade furlane

Sappada al Friuli. Il Consiglio regionale del Veneto dice sì   versione testuale
42 voti favorevoli. Ok all'unanimità anche al passaggio di Cinto Caomaggiore

UDINE (28 giugno, ore 18) - Il Consiglio regionale del Veneto ha detto sì, per quanto di sua competenza, al passaggio di Sappada e Cinto Caomaggiore al Friuli. L’assemblea ha infatti approvato le mozioni, presentate da tutti i gruppi, affiché il parlamento legiferi per il passaggio di Regione, secondo quanto previsto dal secondo comma dell’articolo 132 della Costituzione italiana. I voti per Sappada sono stati  42 sì e un no, per Cinto c’è stata l’unanimità di 37 voti.

Durante il dibattito sono stati riconosciuti i motivi storici e culturali che legano Sappada al Friuli e anche dal Pdl, che pure è stato critico nel passato rispetto ad altre richieste di passaggio di Regione, si sono riconosciute le buone ragioni di Sappada.  
AFRICA/NIGERIA - 18 morti negli scontri tra forze di sicurezza e Boko Haram nel nord della Nigeria

Abuja (Agenzia Fides) - È di 18 morti il bilancio dei violenti scontri ingaggiati il 26 giugno a Kano (nel nord della Nigeria) tra le forze di sicurezza e un gruppo di appartenenti alla setta islamica Boko Haram. Negli scontri sono morti un poliziotto e 17 uomini della Boko Haram, altri 3 sono stati arrestati. Secondo un portavoce della polizia, il gruppo aveva l'intenzione di assalire la prigione di Goron Dutse, al fine di liberare i detenuti. Oltre alla prigione sono state prese d'assalto alcune stazioni di polizia. I militari e i poliziotti hanno risposto al fuoco, sventando gli assalti. Nel corso delle operazioni sono state recuperate armi, munizioni ed ordigni esplosivi artigianali (IED).
Il commissario di polizia Ibrahim Idris, ha affermato che "le preghiere collettive dei musulmani e dei cristiani" hanno permesso di far fallire un altro attacco lanciato dai terroristi contro stazioni di polizia e altri edifici delle forze di sicurezza. La setta Boko Haram ha intensificato gli attacchi contro le forze dell'ordine e i luoghi di culto cristiani. I Vescovi nigeriani (vedi Fides 26/6/2012) hanno da tempo lanciato l'allarme sul clima di odio e di violenza suscitato dagli atti di terrorismo che potrebbe far sprofondare la Nigeria in una spirale di scontri intercomunitari. (L.M.) (Agenzia Fides 28/6/2012)

giovedì 28 giugno 2012

Domenica 1 luglio 2012


    XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)



PRIMA LETTURA (Sap 1,13-15; 2,23-24)
Per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo.

Dal libro della Sapienza

Dio non ha creato la morte
e non gode per la rovina dei viventi.
Egli infatti ha creato tutte le cose perché esistano;
le creature del mondo sono portatrici di salvezza,
in esse non c’è veleno di morte,
né il regno dei morti è sulla terra.
La giustizia infatti è immortale.
Sì, Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità,
lo ha fatto immagine della propria natura.
Ma per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo
e ne fanno esperienza coloro che le appartengono.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 29)
Rit: Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato.


Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato,
non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me.
Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,
mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa.

Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
della sua santità celebrate il ricordo,
perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita.
Alla sera ospite è il pianto
e al mattino la gioia.

Ascolta, Signore, abbi pietà di me,
Signore, vieni in mio aiuto!
Hai mutato il mio lamento in danza,
Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre.

SECONDA LETTURA (2Cor 8,7.9.13-15)
La vostra abbondanza supplisca all’indigenza dei fratelli poveri.


Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, come siete ricchi in ogni cosa, nella fede, nella parola, nella conoscenza, in ogni zelo e nella carità che vi abbiamo insegnato, così siate larghi anche in quest’opera generosa.
Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà.
Non si tratta di mettere in difficoltà voi per sollevare gli altri, ma che vi sia uguaglianza. Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, perché anche la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza, e vi sia uguaglianza, come sta scritto: «Colui che raccolse molto non abbondò e colui che raccolse poco non ebbe di meno».

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Cf 2Tm 1,10)
Alleluia, alleluia
.
Il salvatore nostro Cristo Gesù ha vinto la morte
e ha fatto risplendere la vita per mezzo del Vangelo.
Alleluia.

VANGELO (Mc 5,21-43)
Fanciulla, io ti dico: Àlzati!


+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

Parola del Signore.


PREGHIERA DEI FEDELI

C – Fratelli e sorelle, stimolati dalla Parola di vita che abbia­mo ascoltato e spezzato, presentiamo le nostre invocazioni al Padre con uno sguardo attento verso le necessità dei fratelli del mondo intero.

L - Preghiamo insieme e diciamo:

Signore della vita, ascoltaci!

1.     Perché la Chiesa proclami il Vangelo ad ogni creatura e renda testimonianza al Dio della vita mediante la fede nella risurrezione. Preghiamo.

2.     Perché sappiamo leggere i segni del tempo e siamo disposti a condividere i no­stri beni con coloro che sono nel bisogno. Preghiamo.

3.     Perché coloro che hanno responsabilità in ambito pubblico sappiano opera­re per il bene di tutti. Preghiamo.

4.     Perché sappiamo prenderci cura degli ammalati e delle persone che soffrono la solitudine. Preghiamo.

5.     Perché sappiamo dimostrare la nostra solidarietà e condivisione a coloro che si confrontano da vicino con la realtà della morte. Preghiamo.

6.     Perché gli studenti ancora impegnati con gli esami possano superare la prova e prepararsi nel miglior modo possibile ad affrontare la vita. Preghiamo.

7.     Perché quanti si rendono complici, a ogni livello, dell’aborto, dell’eutanasia, della prostituzione, dello spaccio di stupefacenti e di ogni forma di distruzione della vita, trovino la via della conversione. Preghiamo.

8.     Perché il riposo estivo e il divertimento non divengano occasione per mette­re in serio pericolo la vita propria e altrui, ma diventino esperienza di ristoro e di maturazione nella fede. Preghiamo.

9.     Perché la coscienza delle risorse limitate della terra e l'evidenza di fenomeni nocivi alla vita stimolino scelte e azioni responsabili verso la natura. Preghiamo.

C – O Padre, ascolta il grido dei tuoi figli che si eleva a te e fa’ che questo nostro mondo, apparentemente votato alla morte, sappia scorgere in ogni istante la luce pasquale che si irradia a noi dal tuo Figlio unigenito, vincitore del peccato e della morte. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.  T - Amen.








mercoledì 27 giugno 2012

I gruppi armati dell'opposizione hanno scelto di arroccarsi nei quartieri cristiani perché sono formati da un dedalo di viuzze

ASIA/SIRIA - Situazione disperata per le famiglie cristiane a Homs, dove ormai è guerriglia urbana

Damasco (Agenzia Fides) - Si fa terribile la situazione dei civili nel centro storico di Homs. I circa 400 civili cristiani, intrappolati nel quartieri di Hamidiyeh e Bustan Diwan insieme con altri 400 civili musulmani sunniti, lanciano un grido disperato tramite i sacerdoti siriani, delle diverse Chiese cristiane presenti a Homs, che i civili riescono a contattare. Come confermato a Fides dai sacerdoti siriani di Homs p. Abdallah Amaz, p. Michel Naaman e p. Maxime El Jamale, si tratta di famiglie siro-cattoliche, greco-cattoliche e greco-ortodosse, che vivono nascoste e sperano di poter uscire vive da una situazione che si fa sempre più dura e pericolosa. Nei giorni scorsi la Croce Rossa Internazionale e la Mezzaluna Rossa, dopo lunghi negoziati fra le parti in lotta, erano riuscite a ottenere un cessate-il-fuoco, con la speranza di poter entrare nell'area ed evacuare i civili dai quartieri di Khalidiyah, Hamidiyeh e Bustan Diwan. Ma la tregua non è stata rispettata ed è stato impossibile portare avanti le operazioni umanitarie.
"I civili non possono uscire dai loro nascondigli e sono terrorizzati. C'è un solo panificio funzionante e solo alcuni, sfidando la sorte, escono una volta al giorno per procurare cibo. Alcuni dei civili si trovano in luoghi vicini a dove sono arroccati i miliziani armati" spiegano le fonti di Fides a Homs. I gruppi armati dell'opposizione hanno scelto di arroccarsi nei quartieri cristiani perché sono formati da un dedalo di viuzze, dove non possono entrare mezzi militari pesanti. Intanto la truppe dell'esercito siriano, da circa tre giorni, sembrano aver cambiato strategia: invece di bombardamenti indiscriminati, penetrano nella "zona calda" con piccole unità militari, tramite un varco nelle vicinanze del quartiere di Khalidiyah, area dove risiedono altre 1.000 famiglie di civili musulmani sunniti. I soldati cercano di stanare i gruppi ribelli in quella che si prospetta, d'ora in poi, come una vera e propria guerriglia urbana. Un civile di Khalidiyah è stato ferito ieri dal fuoco incrociato. Molti altri, avvertono le fonti di Fides, potrebbero restarne vittime. (PA) (Agenzia Fides 27/6/2012)
218 mila euro per la cooperazione sociale.
Comune per comune tutti i fondi assegnati   versione testuale
Piuzzi: «Serviranno per convenzioni in vista dell’occupazione per persone svantaggiate»

UDINE (26 giugno, ore 11.15) - Un altro aiuto concreto da parte della Provincia di Udine nel settore della cooperazione sociale: la giunta ha stanziato nuovi fondi per 218 mila euro ai Comuni che hanno già stipulato convenzioni con il terzo settore con l’obiettivo di creare opportunità di lavoro per le persone svantaggiate. “Si tratta di una nuova tranche – spiega l’assessore alle Politiche Sociali, Adriano Piuzzi – che si aggiunge agli oltre 720 mila euro già assegnati alle cooperative sociali per una spesa complessiva che ha impegnato la Provincia per un totale di quasi 960 mila euro, a dimostrazione che il nostro ente guarda con priorità alle possibilità lavorative per quanti versano in condizioni di difficoltà e non riescono a trovare un’occupazione”.
 
Questi interventi economici sono possibili in virtù della legge regionale 20 del 2006 “Norme in materia di cooperazione sociale”, ed in particolare dell’articolo 11, comma 1, che prevede tra le funzioni spettanti alle Province la concessione ai comuni di finanziamenti destinati all’incentivazione del mondo delle imprese sociali.
L’assegnazione dei contributi a favore degli enti pubblici per le convenzioni ha dovuto attendere il via libera alla variazione di bilancio per il riparto dei fondi. Entro il 31 marzo di quest’anno sono giunte 22 domande di finanziamento da parte di enti pubblici  per la definizione degli accordi in convenzione con l’imprenditoria sociale: la prevalente tipologia è l’affidamento di servizi di pulizia e di manutenzione delle strade comunali e aree verdi.

Nelle casse del Comune di Udine entreranno circa 84 mila euro, che coprono ben 5 progetti, per varie tipologie di servizi (dalla pulizia dei locali scolastici usati per il servizio di assistenza al doposcuola alle pulizie in impianti sportivi; dalla pulizia e custodia nelle palestre di scuole secondarie di primo grado alle medesime mansioni espletate nelle scuole primarie); al Comune di Artegna sono stati stanziati poco meno di 9 mila euro (per le pulizie nella sede municipale e biblioteca comunale); a Bagnaria Arsa 6 mila 500 euro (pulizia marciapiedi e aree verdi, servizio di aiuto cuoca); a Cercivento 2 mila 700 euro (manutenzione del verde pubblico comunale); a Cividale del Friuli 16 mila euro (pulizia dei locali di proprietà del Comune); a Codroipo poco più di 34 mila euro (pulizia fabbricati comunali); a Dignano poco meno di 6 mila euro; a Manzano 2 mila 200 euro circa, a Pagnacco circa 3 mila 500 euro, a Pradamano poco più di 7 mila euro, a Premariacco 3 mila 500 euro; a Reana del Rojale quasi 8 mila euro (servizio di sfalcio, sfrondatura di cigli e fossi di strade comunali; servizio cimiteriale, di manutenzione e pulizia aree interne), a Rive d’Arcano 8 mila 600 euro; all’Ambito socio-assistenziale del tarcentino quasi mille 700 euro; a Tavagnacco poco più di 2 mila euro (servizio gestione centro di raccolta comunale di via Rizzolo); infine al Consorzio della Comunità collinare del Friuli stanziati, per la sede di Colloredo di Monte Albano, 6 mila euro per il servizio di pulizia della sede consortile e al C.A.M.P.P Consorzio per l’assistenza medico psicopedagogica, per la sede di Cervignano del Friuli, 17 mila euro (servizi di pulizia dei locali sede dei servizi dell’ente).