lunedì 30 maggio 2011

ASIA/INDIA - Legge per tutelare le minoranze: urgente dopo 3.800 casi di violenza intercomunitaria in 5 anni

New Delhi (Agenzia Fides) - "Il governo dell'Unione Indiana ha finalmente deciso di agire, portando avanti una Legge che previene la violenza intercomunitaria e sulle minoranze. In particolare, negli ultimi 40 anni, i cristiani sono stati vittime di una campagna di odio e di violenza, spesso supportata dalle istituzioni": lo dice, in un messaggio inviato all'Agenzia Fides, John Dayal, attivista per i diritti umani e Presidente della "United Christian Action", organizzazione che accoglie laici cristiani impegnati nella battaglia per la tutela dei diritti, per la difesa dei dalit, per la promozione delle minoranze cristiane. Dayal è membro, con altri due delegati cristiani, del "National Advisory Council", l'organo che - sotto la guida di Sonia Gandhi - ha elaborato il testo di legge chiamato "Communal Violence Bill", che sarà esaminato dal Parlamento per l'approvazione definitiva, probabilmente nella sessione di luglio (vedi Fides 27/5/2011) .
Secondo dati ufficiali inviati a Fides e pubblicati dal Ministero dell'Interno dell'Unione Indiana, nel periodo 2004-2008 vi sono stati in India almeno 3.800 episodi di violenza intercomunitaria, contro minoranze etniche, religiose o culturali. Fra gli episodi più gravi, la violenza di massa scoppiata in Orissa nel 2008, ma vanno segnalati anche 131 casi in Madhya Pradesh, 114 in Maharashtra Maharashtra e 109 in Karnataka: circa la metà dei casi registrati toccano i cristiani, l'altra metà le comunità musulmane. In tutti questi episodi "il governo centrale è stato criticato per il mancato intervento" nota Dayal. "Occorreva, dunque, affrontare la questione dell'impunità, cercando un sistema per rendere i politici, la polizia e gli ufficiali pubblici responsabili e perseguibili per le loro azioni o per le loro inazioni, prima, durante e dopo le violenze" spiega.
Per questo la legge prevede la costituzione di una Autorità Nazionale per l'Armonia Interreligiosa che dovrà monitorare le situazioni locali, e dà ampi poteri di intervento allo stato centrale per i casi di violenza che avvengono nei diversi stati della federazione. Importante - rimarca Dayal a Fides - è la decisione di stabilire adeguati risarcimenti e compensazioni per le vittime, nonché prevedere pene certe per i responsabili delle violenze, per i funzionari pubblici che le incoraggiano, le tollerano o evitano di fermarle.
Intanto i gruppi estremisti indù e il partito nazionalista indù Bharatiya Janata Party (BJP) hanno lanciato una campagna di opposizione alla legge, definendola "discriminatoria", in quanto sarebbe mirata a proteggere solo le minoranze cristiane o musulmane. "Non è affatto vero - ribatte John Dayal - la legge tutela tutte le minoranze, che siano minoranze religiose, linguistiche, culturali o etniche. Abbiamo ricordato ai membri del BJP che anche gli indù sono una minoranza in sette stati dell'India (Jammu e Kashmir, Punjab, Mizoram, Manipur, Meghalaya, Nagaland e Arunchal Pradesh) e che la legge proteggerà anche loro".
Il provvedimento - conclude - "si richiama all'art. 355 della Costituzione (che prevede l'intervento del governo centrale per casi di conflitti e disturbo alla pace sociale) e vuole ricordare che la violenza non è inevitabile, e non può trovare posto in una democrazia matura, in una società multiculturale in una nazione che è ormai una potenza economica mondiale, come l'India moderna". (PA) (Agenzia Fides 30/5/2011)

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