venerdì 23 dicembre 2011

Messaggio di Natale dei Vescovi del Friuli-Venezia Giulia

Trieste, 22 dicembre 2011
Carissimi fratelli e sorelle,

1. In occasione del Santo Natale di nostro Signore Gesù Cristo, come Vescovi delle quattro Diocesi della Regione Friuli Venezia Giulia, di fronte a una lunga e perdurante situazione di crisi economico-finanziaria che colpisce con una crescente durezza il mondo del lavoro e dell’impresa, desideriamo rivolgere una parola di vicinanza e di solidarietà a quanti – famiglie, lavoratori, giovani – sperimentano i giorni dell’incertezza e della paura per un futuro che continua ad essere confuso e oscuro. Il Santo Padre Benedetto XVI, nella sua Lettera enciclica «Caritas in Veritate», ha colto i tratti salienti della presente crisi che accomuna la maggior parte dell’Occidente sviluppato: «Va (..) riconosciuto che lo stesso sviluppo economico è stato e continua ad essere gravato da distorsioni e drammatici problemi, messi ancora più in risalto dall’attuale situazione di crisi. Essa ci pone improrogabilmente di fronte a scelte che riguardano sempre più il destino stesso dell’uomo (..). Le forze tecniche in campo, le interrelazioni planetarie, gli effetti deleteri sull’economia reale di un’attività finanziaria mal utilizzata e per lo più speculativa, gli imponenti flussi migratori, spesso solo provocati e non poi adeguatamente gestiti, lo sfruttamento sregolato delle risorse della terra, ci inducono oggi a riflettere sulle misure necessarie per dare soluzione a problemi non solo nuovi (..), ma anche, e soprattutto, di impatto decisivo per il bene presente e futuro dell’umanità» (n. 21).
 
2. La difficilissima congiuntura sociale ed economica che stiamo vivendo ci deve spingere a ritornare alla sorgente della nostra fede per ritrovare le ragioni profonde che consentono di orientare il nostro cammino nella storia, reso incerto dalle difficoltà del tempo presente. Bisogna ritornare a Gesù Cristo. Per quanto possa sembrare paradossale questo nostro invito, tuttavia la nostra fede ci istruisce che solo in Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo, il mondo e l’uomo attingono la loro autentica e piena verità. Il mistero dell’infinita prossimità di Dio all’uomo, realizzatosi nell’Incarnazione di Gesù Cristo, mostra, infatti, che quanto più l’umano è visto alla luce del disegno di Dio e vissuto in comunione con Lui, tanto più esso è potenziato e liberato nella sua identità e nella stessa libertà che gli è propria. Con la sua Incarnazione, Gesù Cristo ci rivela che «Dio è amore» (1Gv 4,8) e ci insegna che «la legge fondamentale della perfezione umana, e quindi della trasformazione del mondo, è il nuovo comandamento della carità. In questo modo assicura coloro che credono all’amore divino che la strada della carità è aperta a tutti gli uomini e che lo sforzo per realizzare la fraternità universale non è vano». (Gaudium et spes, 38). La legge dell’amore e della solidarietà è chiamata a diventare pertanto misura e regola ultima di tutte le dinamiche in cui si esplicano le relazioni umane, soprattutto quando i tempi sono caratterizzati da crisi e difficoltà. Se illuminate dal mistero santo del Natale del Signore Gesù, anche le attuali difficili circostanze possono costituire un’occasione per promuovere la dignità e la vocazione integrale della persona, la qualità delle sue condizioni di esistenza, l’esercizio di mature responsabilità, l’incontro e la solidarietà delle persone: tutto ciò è conforme al disegno di Dio, che non manca mai di mostrare il Suo amore e la Sua Provvidenza nei confronti dei Suoi figli.

3. Gli indicatori economici e sociali della nostra Regione, a fine di un anno particolarmente difficile e incerto, annunciano tutti un netto peggioramento delle condizioni di vita delle famiglie e dei lavoratori. Le previsioni provenienti da fonti istituzionali che, alla fine dell’anno scorso, lasciavano intravedere qualche speranza di ripresa, sono state necessariamente riviste in considerazione di una fase di acuto inasprimento della crisi che sta interessando l’intero Occidente, a cui è mancato, fino ad ora, il doveroso contributo di indirizzo e di governo delle istituzioni europee. Molti e preparati analisti, inoltre, prevedono che tale situazione non si risolverà in breve tempo. Con tutta probabilità, la crisi comporterà un mutamento profondo e sostanziale degli attuali equilibri e assetti economici, politici, sociali. Non si tratta solamente di una congiuntura economica particolarmente sfavorevole, ma di un generale cambio di paradigma che trasformerà il senso e la direzione di quello che è stato fino ad ora il modello del nostro sviluppo.
 
4. A fronte di una condizione che sta assumendo contorni drammatici per la vita di molte persone, riteniamo che la nostra comunità regionale, nel suo complesso, debba prendere ancor più coscienza della profondità della crisi e della responsabilità necessaria per farvi fronte. Può essere pericoloso un attendismo che rischia di mortificare le soluzioni e le speranze di miglioramento. Le preoccupazioni che scaturiscono dall’analisi della crisi in atto sono invece stringenti, per il rischio di scivolamento nella fascia di vulnerabilità e di povertà di un crescente numero di famiglie e di persone. Tali rischi richiedono che la comunità civile, le imprese e le istituzioni politiche intensifichino il dialogo reciproco per raggiungere quella coesione di intenti, tanto necessaria per evitare situazioni peggiori. Dialogo, solidarietà civile e coesione istituzionale costituiscono le condizioni indispensabili per promuovere quel modello di sviluppo che permetta alle popolazioni della nostra Regione di guardare al futuro con fiducia e speranza.
 
5. La situazione di prolungata crisi delle aziende ha determinato un utilizzo straordinario degli ammortizzatori sociali che stanno giungendo progressivamente a scadenza. A questo riguardo, auspichiamo che sia assicurata la prosecuzione di tali misure senza le quali, già nel breve periodo, molte famiglie potrebbero trovarsi in gravissima difficoltà.
Sappiamo, tuttavia, che tali misure non sono risolutive e da sole non creano nuove opportunità occupazionali. Anzi, pur fornendo un sostegno indispensabile nell’urgenza della perdita del posto di lavoro, collocano i lavoratori in un condizione di inattività eccessivamente prolungata, con effetti devastanti sulle possibilità effettive di realizzazione della persona e sul mercato del lavoro in generale. L’inattività infatti svilisce la dignità della persona e, in alcuni, casi crea il terreno favorevole per il ricorso al lavoro sommerso.
D’altro canto, diverse realtà aziendali presentano la necessità di figure professionali che non sono facilmente reperibili sul mercato. Lavoratori inattivi da un lato, posti di lavoro, seppur qualificati ma mancanti, dall’altro, configurano una situazione inaccettabile che non possiamo permetterci. Serve allora uno sforzo straordinario, ancorché concreto, per superare tali pericolose strettoie.
L’aiuto a chi è in difficoltà è fondamentale, ma non basta. Tutti dobbiamo coltivare la realistica consapevolezza che, concretamente, i posti di lavoro sono creati da aziende sane con buone prospettive per il futuro. A questo riguardo, è fondamentale che il mondo imprenditoriale nel suo complesso, in un confronto aperto e franco con tutta la società, proponga e delinei nuove piste di lavoro. Tale confronto pubblico appare necessario affinché ogni imprenditore non si senta solo e isolato e non ceda alla tentazione di seguire facili vie di fuga, evitando di impegnarsi nuovamente su questo territorio, con la gente delle nostre comunità.
 
6. Coltiviamo la fiducia e la speranza che, anche a livello regionale per quanto di pertinenza, si eviti il pericolo che le perturbazioni del mondo finanziario e bancario si riflettano sui cittadini e in particolare sugli operatori economici, con una stretta del credito e con indebiti gravami delle condizioni dello stesso, deprimendo così anche i modesti segnali di ripresa che, qua e là, si colgono nel tessuto economico-imprenditoriale, soprattutto dove matura la capacità di lavorare in rete, sia nella ricerca dell’innovazione produttiva sia nell’affrontare la sfida di nuovi mercati per l’esportazione.
Ribadiamo, inoltre, la vicinanza cordiale e l’incoraggiamento a tutti coloro che ricoprono, in questo momento così grave, ruoli di responsabilità soprattutto a livello istituzionale. Il loro prezioso impegno, reso ancor più credibile da una ritrovata coesione istituzionale, sia rivolto al superamento di una cultura sociale prevalentemente individualistica e localistica, in favore di una cultura della solidarietà che valorizzi in pieno la sussidiarietà e l’esercizio di mature responsabilità. Per questo è necessario rinforzare un senso di cittadinanza condivisa ed inclusiva e di coesione sociale che attende dal mondo politico un segnale di fiducia e di orientamento.
Tutte le forze economiche e sociali sono ormai coscienti che non ci potrà essere ripresa economica se non si supera l’elefantiasi della burocrazia pubblica e l’eccesso di regole e paletti formali che paralizzano il sistema economico. Il ruolo di chi lavora nella pubblica amministrazione non va concepito come qualcosa di impersonale e di burocratico, bensì come un aiuto premuroso per i cittadini, esercitato con spirito di servizio. Sotto questo profilo la crisi economica e finanziaria può quindi diventare l’occasione per un nuovo patto sociale tra pubblica amministrazione, cittadini e imprese per la ripresa e lo sviluppo economico.
 
7. Il compito della Chiesa non è quello di fornire le soluzioni tecniche ai problemi, ma di sollecitare e animare le comunità cristiane, in un dialogo fecondo con la società civile, affinché siano testimoni credibili dell’annuncio evangelico. A tal proposito, invitiamo le comunità parrocchiali a prevedere, nella programmazione dei Consigli Pastorali dei prossimi mesi, uno spazio adeguato per affrontare, alla luce del Magistero sociale della Chiesa, i temi che qui sono stati accennati con l’intento preciso di interrogarsi sulla qualità della dimensione comunitaria della propria parrocchia e di promuovere il senso profondo di prossimità che deve caratterizzare ogni cristiano nei confronti delle famiglie e di quanti soffrono – soprattutto i giovani – per mancanza di lavoro, di modo che nessuno debba sentirsi abbandonato, tanto meno dai propri fratelli in Cristo.
Il Santo Padre Benedetto XVI, sempre nella «Caritas in veritate», ci sollecita a guardare alla crisi con gli occhi della fiducia e non della rassegnazione e ci indica le strade migliori per affrontarla: «Gli aspetti della crisi e delle sue soluzioni, nonché di un futuro nuovo possibile sviluppo, sono sempre più interconnessi, si implicano a vicenda, richiedono nuovi sforzi di comprensione unitaria e una nuova sintesi umanistica. La complessità e gravità dell’attuale situazione economica giustamente ci preoccupa, ma dobbiamo assumere con realismo, fiducia e speranza le nuove responsabilità a cui ci chiama lo scenario di un mondo che ha bisogno di un profondo rinnovamento culturale e della riscoperta di valori di fondo su cui costruire un futuro migliore. La crisi ci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno, a puntare sulle esperienze positive e a rigettare quelle negative. La crisi diventa così occasione di discernimento e di nuova progettualità. In questa chiave, fiduciosa piuttosto che rassegnata, conviene affrontare le difficoltà del momento presente» (n. 21).
Con l’augurio di un sereno e santo Natale, invochiamo la benedizione di Dio Padre perché ci accompagni con la sua Provvidenza che mai abbandona chi confida in Lui.

Mons. Dino de Antoni, Arcivescovo di Gorizia
Mons. Giuseppe Pellegrini,Vescovo di Concordia-Pordenone
Mons. Giampaolo Crepaldi,Arcivescovo-Vescovo di Trieste
Mons. Andrea Bruno Mazzocato.Arcivescovo di Udine

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