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mercoledì 7 novembre 2012
giovedì 4 ottobre 2012
L'OMELIA DI MONS. DE ANTONI AD ASSISI
«L'Italia, ma
anche il mondo intero, ha sete dello stile di vita che fu del nostro
Santo Patrono. Tocca a noi praticarlo, a cominciare da chi tra noi è
chiamato a pubbliche responsabilità nella Chiesa e nella società». Così
il vescovo di Gorizia, mons. Dino De Antoni, nell'omelia per la festa di san Francesco ad Assisi. Al sindaco di Trieste, Cosolini, è spettato il compito di accendere la sacra lampada. LE FOTO
TONDO: È TEMPO DI RICOSTRUIRE LA "CASA COMUNE". FRANZ: QUI A DIMOSTRAZIONE DELLA GRANDE FEDE DEL FVG PROVINCIA DONA AI FRANCESCANI LIBRI SU S.CROMAZIO E PATRIARCATO |
venerdì 13 luglio 2012
Il desiderio di varcare la porta della fede
Mons. Mazzocato: "La loro testimonianza risvegli il desiderio di varcare la porta della fede”
UDINE
(12 luglio, ore 11.15) - "La testimonianza dei santi Ermacora e
Fortunato risvegli in noi il desiderio di varcare la porta della fede".
Così l'Arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, nell'omelia
della celebrazione odierna in Cattedrale nella ricorrenza dei patroni
della città e dell'intera diocesi. Le iniziative in onore dei santi
Ermacora e Fortunato proseguiranno alle 18.30 con il canto dei secondi
Vespri presieduti dall'arciprete di Udine, che, alle 19, presiederà
anche la Messa.
Di seguito, pubblichiamo l'omelia pronunciata da mons. Mazzocato nel corso della celebrazione in onore dei santi patroni.
"Care
sorelle e fratelli, nella seconda lettura della Parola di Dio di questa
S. Messa in onore dei santi patroni Ermacora e Fortunato, l’apostolo
Paolo ha parlato della sua esperienza.
Egli confessa di sentirsi fragile come un vaso di creta mentre affronta la sua missione di predicatore del Vangelo. Agli occhi della società del tempo non è un uomo di successo ma un perseguitato; non ha sicurezze e protezioni ma piuttosto è tribolato e schiacciato dai po-tenti. Eppure mai si sente uno sconfitto e un disperato. Anzi, nella sua debolezza umana è sostenuto da una grande forza: la sua fede incrollabile in Gesù Cristo risorto che aveva personalmente incontrato al momento della sua conversione lungo la via di Damasco.
Da quell’incontro tutta la sua esistenza era diventata un grande atto di fede in Gesù Cristo che avrebbe raggiunto il culmine con la morte da martire. Nel martirio, infatti, avrebbe testimoniato senza incertezze che per lui la fede era più forte della stessa paura della morte.
Sostenuto da questa fede può scrivere ai cristiani di Roma: “Ho creduto e perciò ho parla-to”. Egli predica ovunque il Vangelo nel quale per primo crede con tutta la mente, il cuore e la vita.
Della stessa tempra di credenti sono stati il primo vescovo di Aquileia Ermacora e il suo diacono Fortunato. Anch’essi “hanno creduto e perciò hanno parlato” di Gesù Cristo.
Come quella di Paolo, anche la loro vita è stata un grande atto di fede fino al martirio, testimoniando con la loro morte la convinzione che, come scrive Paolo, “colui che ha risuscitato il Signore Gesù, avrebbe risuscitato anche loro e li avrebbe posti accanto a lui”.
Proprio perché hanno parlato di Colui nel quale credevano, la loro predicazione e la testimonianza sono state di grande efficacia e sono arrivate fino a noi.
Anche oggi, care sorelle e fratelli, abbiamo bisogno di testimoni e annunciatori del Vangelo di Gesù che possano presentarsi pubblicamente e dire: “Ho creduto e perciò ho parlato”. Come Vescovo successore di Sant’Ermacora mi chiedo spesso, nella mia preghiera mattutina, se parlo sempre di ciò in cui profondamente credo con tutta la mente e il cuore. E invoco dallo Spirito Santo la grazia di essere un vero credente per poter essere, poi, un maestro di fede sincero a affidabile.
Il Papa Benedetto XVI ha più volte manifestato la convinzione che l’Europa ha bisogno di ritrovare la genuina fede cristiana che – come abitualmente di afferma – sta alle radici della propria storia e civiltà. Per questo ha indetto un “Anno della fede” nel 50° anniversario dell’inizio del Concilio Vaticano II e nel 20° della promulgazione del catechismo della Chiesa Cattolica.
Come titolo della lettera apostolica di indizione dell’Anno della fede ha usato un’immagine molto significativa, presa dagli Atti degli Apostoli: “La porta della fede”.
Arrivando a dichiarare addirittura la morte di Dio la cultura europea ha come chiuso la porta della fede. Ma ad oltre un secolo dalla famosa affermazione di Nietzsche, stiamo patendo una pesante asfissia. Ci si è come chiusi dentro una casa che non ha porte di uscita verso orizzonti più vasti. Abbiamo esplorato e abbellito la casa di questo mondo investendo grandi risorse nella scienza e nella tecnica ma essa sta ugualmente diventando stretta. L’anima di tante persone sta soffrendo perché ha bisogno di una speranza e di un senso della vita più grande, ha bisogno di orizzonti infiniti. Questa speranza e questi orizzonti infiniti li intravvede chi varca la “porta della fede”.
Ma esiste ancora questa porta che dal mondo sensibile introduce nel mondo spirituale? Dove si può trovare? Come si può attraversare?
Abbiamo bisogno di maestri e testimoni della fede che possano dire: “Ho creduto e per questo posso parlarti e guidarti verso la fede in Gesù Cristo”.
I figli, che nascono avendo nel cuore il desiderio di Dio, hanno bisogno di genitori pronti a dire loro: “ti indichiamo la porta e la strada della fede come il dono più bello che possiamo farti e perché noi per primi abbiamo creduto e abbiamo fatto esperienza di incontrare il Signore”. I nostri bambini e giovani aspettano di incontrare sacerdoti, catechisti, insegnanti che li prendano per mano e li guidino attraverso la porta della fede assicurando loro: “so dove di conduco perché io per primo ho creduto e per questo ti parlo”.
Chiediamo la grazia a Dio che anche per la nostra Chiesa di Udine e il nostro caro Friuli l’Anno della fede sia un’occasione provvidenziale per alzare lo sguardo dalle cose di ogni giorni e far respirare la nostra anima dell’aria fresca del Vangelo di Gesù.
Daremo importanza all’Anno della fede con diverse iniziative che presenterò in una lettera pastorale e lo inizieremo qui in cattedrale il giorno 11 ottobre – anniversario dell’inizio del Concilio Vaticano II – in contemporanea con il Santo Padre e tutte le Chiese del mondo.
I santi patroni Ermacora e Fortunato ci siano vicini e ci accompagnino".
Egli confessa di sentirsi fragile come un vaso di creta mentre affronta la sua missione di predicatore del Vangelo. Agli occhi della società del tempo non è un uomo di successo ma un perseguitato; non ha sicurezze e protezioni ma piuttosto è tribolato e schiacciato dai po-tenti. Eppure mai si sente uno sconfitto e un disperato. Anzi, nella sua debolezza umana è sostenuto da una grande forza: la sua fede incrollabile in Gesù Cristo risorto che aveva personalmente incontrato al momento della sua conversione lungo la via di Damasco.
Da quell’incontro tutta la sua esistenza era diventata un grande atto di fede in Gesù Cristo che avrebbe raggiunto il culmine con la morte da martire. Nel martirio, infatti, avrebbe testimoniato senza incertezze che per lui la fede era più forte della stessa paura della morte.
Sostenuto da questa fede può scrivere ai cristiani di Roma: “Ho creduto e perciò ho parla-to”. Egli predica ovunque il Vangelo nel quale per primo crede con tutta la mente, il cuore e la vita.
Della stessa tempra di credenti sono stati il primo vescovo di Aquileia Ermacora e il suo diacono Fortunato. Anch’essi “hanno creduto e perciò hanno parlato” di Gesù Cristo.
Come quella di Paolo, anche la loro vita è stata un grande atto di fede fino al martirio, testimoniando con la loro morte la convinzione che, come scrive Paolo, “colui che ha risuscitato il Signore Gesù, avrebbe risuscitato anche loro e li avrebbe posti accanto a lui”.
Proprio perché hanno parlato di Colui nel quale credevano, la loro predicazione e la testimonianza sono state di grande efficacia e sono arrivate fino a noi.
Anche oggi, care sorelle e fratelli, abbiamo bisogno di testimoni e annunciatori del Vangelo di Gesù che possano presentarsi pubblicamente e dire: “Ho creduto e perciò ho parlato”. Come Vescovo successore di Sant’Ermacora mi chiedo spesso, nella mia preghiera mattutina, se parlo sempre di ciò in cui profondamente credo con tutta la mente e il cuore. E invoco dallo Spirito Santo la grazia di essere un vero credente per poter essere, poi, un maestro di fede sincero a affidabile.
Il Papa Benedetto XVI ha più volte manifestato la convinzione che l’Europa ha bisogno di ritrovare la genuina fede cristiana che – come abitualmente di afferma – sta alle radici della propria storia e civiltà. Per questo ha indetto un “Anno della fede” nel 50° anniversario dell’inizio del Concilio Vaticano II e nel 20° della promulgazione del catechismo della Chiesa Cattolica.
Come titolo della lettera apostolica di indizione dell’Anno della fede ha usato un’immagine molto significativa, presa dagli Atti degli Apostoli: “La porta della fede”.
Arrivando a dichiarare addirittura la morte di Dio la cultura europea ha come chiuso la porta della fede. Ma ad oltre un secolo dalla famosa affermazione di Nietzsche, stiamo patendo una pesante asfissia. Ci si è come chiusi dentro una casa che non ha porte di uscita verso orizzonti più vasti. Abbiamo esplorato e abbellito la casa di questo mondo investendo grandi risorse nella scienza e nella tecnica ma essa sta ugualmente diventando stretta. L’anima di tante persone sta soffrendo perché ha bisogno di una speranza e di un senso della vita più grande, ha bisogno di orizzonti infiniti. Questa speranza e questi orizzonti infiniti li intravvede chi varca la “porta della fede”.
Ma esiste ancora questa porta che dal mondo sensibile introduce nel mondo spirituale? Dove si può trovare? Come si può attraversare?
Abbiamo bisogno di maestri e testimoni della fede che possano dire: “Ho creduto e per questo posso parlarti e guidarti verso la fede in Gesù Cristo”.
I figli, che nascono avendo nel cuore il desiderio di Dio, hanno bisogno di genitori pronti a dire loro: “ti indichiamo la porta e la strada della fede come il dono più bello che possiamo farti e perché noi per primi abbiamo creduto e abbiamo fatto esperienza di incontrare il Signore”. I nostri bambini e giovani aspettano di incontrare sacerdoti, catechisti, insegnanti che li prendano per mano e li guidino attraverso la porta della fede assicurando loro: “so dove di conduco perché io per primo ho creduto e per questo ti parlo”.
Chiediamo la grazia a Dio che anche per la nostra Chiesa di Udine e il nostro caro Friuli l’Anno della fede sia un’occasione provvidenziale per alzare lo sguardo dalle cose di ogni giorni e far respirare la nostra anima dell’aria fresca del Vangelo di Gesù.
Daremo importanza all’Anno della fede con diverse iniziative che presenterò in una lettera pastorale e lo inizieremo qui in cattedrale il giorno 11 ottobre – anniversario dell’inizio del Concilio Vaticano II – in contemporanea con il Santo Padre e tutte le Chiese del mondo.
I santi patroni Ermacora e Fortunato ci siano vicini e ci accompagnino".
Nunzio Apostolico ad Aquileia
Il Nunzio apostolico, mons. Bernardini, alla celebrazione per i Santi Patroni
UDINE
(12 luglio, ore 20) - “Le forze del male non avranno mai il sopravvento
su quelle del bene. Ai cristiani che incontrano tante difficoltà dico
loro di non preoccuparsi, non sarà minore l’aiuto che la fede mette a
disposizione”. Così ha detto mons. Adriano Bernardini (nella foto),
Nunzio apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino, durante la
concelebrazione eucaristica nella basilica di Aquileia (giovedì 12
luglio) in occasione della solennità dei Santi Ermacora e Fortunato,
patroni delle Arcidiocesi di Gorizia e Udine e della Regione Friuli
Venezia Giulia.
“Perché il mondo ce l’ha con la
Chiesa? In questi giorni abbiamo sentito di diverse uccisioni di
cristiani nel mondo. La realtà è che il mondo della Chiesa è “divino” e
profondamente diverso dal mondo delle cose “effimere”. Per questi ci
saranno sempre i Martiri, gli stessi che oggi veneriamo”.
Il rito è stato concelebrato dall’Amministratore apostolico dell’Arcidiocesi, mons. Dino De Antoni, dal Patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia e dai vescovi ed arcivescovi provenienti dal Friuli Venezia Giulia, Veneto, Trentino Alto Adige, ma anche da Slovenia e Austria.
martedì 10 luglio 2012
Mercoledì in cattedrale i vespri alla vigilia dei Santi Patroni
UDINE
(10 luglio, ore 9) - Appuntamento per tutti gli operatori pastorali
mercoledì 11 luglio, alle ore 20.30 in Cattedrale a Udine, per celebrare
con l’Arcivescovo, mons. Andrea Bruno Mazzocato, i Vespri solenni nella
vigilia della festa dei santi patroni Ermacora e Fortunato ed
accogliere da lui le linee del nuovo anno pastorale alle porte.
Un
avvenimento ecclesiale, che si ripropone ormai da alcuni anni, a cui
mons. Mazzocato dà molta importanza perché il ritrovarsi insieme in
questo giorno sottolinea la tensione comune a chiedere l’intercessione
dei santi Ermacora e Fortunato affinché ogni comunità diventi sempre più
testimone di Cristo e annunciatrice del suo Vangelo nel mondo di oggi.
"Il
prossimo anno pastorale – anticipa l’Arcivescovo nella sua lettera di
invito alla celebrazione rivolto a presbiteri e diaconi, alle
Congregazioni religiose maschili e femminili, ai Direttori dei Consigli
pastorali foraniali e parrocchiali, ai referenti foraniali d’ambito
pastorali e alla Consulta diocesana dei laici – si svilupperà attorno a
tre temi profondamente collegati tra di loro: il tema dell’ascolto della
Parola di Dio e dell’educazione, in continuità con lo scorso anno, e
quello della fede tenendo conto che nel 2012/2013 si vivrà nella Chiesa
Cattolica l’Anno della fede, indetto da Benedetto XVI».
Nella
stessa lettera mons. Mazzocato chiede agli operatori pastorali di
«estendere questo invito alle loro comunità e mi auguro di vedervi
numerosi in Cattedrale l’11 luglio per condividere un momento speciale
di fede, di preghiera e di riflessione».
L’Arcivescovo
ricorda, inoltre, che l’indomani, giovedì 12 luglio, solennità dei
santi Ermacora e Fortunato, patroni oltre che dell’arcidiocesi anche
della città di Udine, alle ore 10.30 in Cattedrale, presiederà
l’Eucaristia ed invita tutti i presbiteri, in particolare quelli della
città, a concelebrare con lui e i fedeli laici a condividere questa
solenne celebrazione.
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