VATICANO - Il Papa al Corpo diplomatico: "in non pochi Paesi i
cristiani sono privati dei diritti fondamentali e messi ai margini della
vita pubblica"
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - La libertà religiosa è "il
primo dei diritti umani, perché essa esprime la realtà più fondamentale
della persona. Troppo spesso, per diversi motivi, tale diritto è ancora
limitato o schernito". Lo ha ribadito il Santo Padre Benedetto XVI
durante l'udienza del 9 gennaio ai membri del Corpo Diplomatico
accreditato presso la Santa Sede, per la presentazione degli auguri per
il nuovo anno. Citando il ministro pachistano Shahbaz Bhatti, "la cui
infaticabile lotta per i diritti delle minoranze si è conclusa con una
morte tragica", il Papa ha sottolineato che "in non pochi Paesi i
cristiani sono privati dei diritti fondamentali e messi ai margini della
vita pubblica; in altri subiscono attacchi violenti contro le loro
chiese e le loro abitazioni. Talvolta, sono costretti ad abbandonare
Paesi che essi hanno contribuito a edificare, a causa delle continue
tensioni e di politiche che non di rado li relegano a spettatori
secondari della vita nazionale. In altre parti del mondo, si riscontrano
politiche volte ad emarginare il ruolo della religione nella vita
sociale, come se essa fosse causa di intolleranza, piuttosto che
contributo apprezzabile nell'educazione al rispetto della dignità umana,
alla giustizia e alla pace".
Il Papa ha rivolto "un particolare pensiero ai Paesi dell'America Latina
e dei Caraibi che, nel 2011, hanno festeggiato il bicentenario della
loro indipendenza" e si è rallegrato con il Sud Sudan, che si è
costituito Stato sovrano in modo pacifico, auspicando che "tutti
uniscano i loro sforzi affinché, per le popolazioni del Sudan e del Sud
Sudan, si apra un periodo di pace, di libertà e di sviluppo".
Nel suo ampio discorso, Benedetto XVI ha messo in evidenza che "il
momento attuale è segnato purtroppo da un profondo malessere". In
particolare "gli sviluppi gravi e preoccupanti della crisi economica e
finanziaria mondiale" hanno "inciso profondamente anche sulla vita dei
Paesi in via di sviluppo". Tuttavia "la crisi può e deve essere uno
sprone a riflettere sull'esistenza umana e sull'importanza della sua
dimensione etica, prima ancora che sui meccanismi che governano la vita
economica".
Il Santo Padre si è soffermato sugli effetti dell'attuale momento che
colpiscono particolarmente i giovani. In particolare ha citato Nord
Africa e Medio Oriente, dove i giovani "hanno lanciato quello che è
diventato un vasto movimento di rivendicazione di riforme e di
partecipazione più attiva alla vita politica e sociale" che per
proseguire necessita ora del "riconoscimento della dignità inalienabile
di ogni persona umana e dei suoi diritti fondamentali. Il rispetto della
persona dev'essere al centro delle istituzioni e delle leggi, deve
condurre alla fine di ogni violenza". Benedetto XVI ha poi espresso
"grande preoccupazione" per la Siria, auspicando "una rapida fine degli
spargimenti di sangue e l'inizio di un dialogo fruttuoso tra gli attori
politici, favorito dalla presenza di osservatori indipendenti", e per la
Terra Santa, "dove le tensioni tra Palestinesi e Israeliani hanno
ripercussioni sugli equilibri di tutto il Medio Oriente".
Richiamando il suo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2012,
"Educare i giovani alla giustizia e alla pace", il Pontefice ha
ricordato che "l'educazione è un tema cruciale per ogni generazione" ed
essa ha bisogno di luoghi, "tra questi figura anzitutto la famiglia,
fondata sul matrimonio di un uomo con una donna". All'educazione dei
giovani, e di conseguenza al futuro dell'umanità, si oppongono "le
misure legislative che non solo permettono, ma talvolta addirittura
favoriscono l'aborto, per motivi di convenienza o per ragioni mediche
discutibili".
Il Santo Padre ha poi ricordato che "il terrorismo motivato
religiosamente ha mietuto anche l'anno scorso numerose vittime,
soprattutto in Asia e in Africa", per questo è necessario che i leaders
religiosi ribadiscano che "questa non è la vera natura della religione. È
invece il suo travisamento e contribuisce alla sua distruzione". Nel
continente africano desta preoccupazione "la recrudescenza delle
violenze che interessa la Nigeria", gli strascichi della guerra civile
in Costa d'Avorio, la persistente instabilità nella Regione dei Grandi
Laghi, l'urgenza umanitaria nei Paesi del Corno d'Africa e la crisi che
dura da anni in Somalia. (SL) (Agenzia Fides 10/01/2012)