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domenica 25 agosto 2013

Il Papa è un bravo direttore tecnico... padre Pepe in Vaticano


◊   Papa Francesco ha ricevuto in udienza padre Josè Maria Di Paola, conosciuto da tutti come “padre Pepe”. Il sacerdote argentino che vive in una delle favelas di Buenos Aires, ha portato avanti il suo impegno per gli emarginati nonostante pesanti minacce di morte da parte dei narcotrafficanti che il sacerdote ha denunciato con coraggio. Luca Collodi ha intervistato "padre Pepe" dopo l’incontro con il Papa:

D. - Padre Pepe, come ha trovato Papa Francesco?

R. - La verità è che è stato un incontro molto emozionante per me. Non lo vedevo da quando è andato via da Buenos Aires. Per me è strano vederlo così, ma nello stesso tempo veramente è stato molto emozionante vederlo come Papa. Sta molto bene. L’ho visto con molta energia e con molta forza. Ringiovanito. Così tornerò in Argentina molto contento, perché sebbene sia grande la responsabilità che ha di guidare la Chiesa, lo vedo con la forza necessaria per farlo.

D. - Papa Francesco ha nostalgia dell’Argentina e di Buenos Aires?

R. - Credo di no. Credo che lui sa qual è il suo presente. Ho portato il thermos, ho portato il mate e l’abbiamo bevuto. Lui è contento quando si parla di Buenos Aires e dell’Argentina, però sa che il suo presente è qui, al servizio di tutta la gente. Di questo è consapevole, ma certamente non dimentica le sue radici.

D. - Da arcivescovo di Buenos Aires a pastore della Chiesa Universale. Come è cambiato Papa Bergoglio ?

R. - Fondamentalmente lo vedo uguale. Anche da come ci riceve, perché quando andavamo alla curia di Buenos Aires ci veniva incontro con semplicità. Aveva una scrivania e nient’altro e poi ci accompagnava personalmente per salutarci. Questa semplicità si vede anche in Vaticano. Continua ad essere lo stesso uomo, cioè non un principe della Chiesa ma un servitore della Chiesa. E questa caratteristica è sempre stata molto presente nella sua persona. Questo è ciò che ci ha sempre incoraggiato. Vedo anche che c’è una continuità, perché pensa in modo permanente alle persone, specialmente quelle più bisognose, e vuole avere un rapporto molto vicino con loro. Ecco, in sostanza, lo vedo uguale e con molta energia, con molta voglia di fare. Lo vedo veramente rivitalizzato.

D. - Ha portato al Papa molte lettere, anelli e rosari da benedire. La gente lo ricorda con affetto a Buenos Aires?

R. - Sì, ho portato tante cose senza aver fatto alcuna pubblicità. La gente che veniva a sapere della mia visita al Papa mi diceva: “Questo è per Papa Francesco”. Ho portato al Papa lettere di gente malata, libri, tra cui il libro che ha fatto il "Gruppo di recupero" di tossicodipendenti delle "villas" che ha compiuto 5 anni: infatti, non si dimenticano che lui ne è stato il fondatore, perché ha lavato i piedi, il Giovedì Santo di 5 anni fa, a 12 giovani. E ho portato le lettere di due di questi giovani a cui, l’allora arcivescovo Bergoglio, ha lavato i piedi e che oggi hanno una vita nuova, un lavoro, la loro famiglia, e sono eternamente grati al Papa. Per questo volevamo che Francesco ricevesse questo libro, il primo numero uscito dalla stampa, ancora fresco di inchiostro. Certo, ho portato tante altre cose e credo che in quella valigia ci fossero tanti sentimenti di tanta gente.

D. - Il Papa continua a seguire il lavoro che fate nella periferia di Buenos Aires con i giovani?

R. - Lui vuole che noi continuiamo a lavorare. Credo veramente che il modo migliore di servire il Papa da parte nostra sia quello di essere fedeli al suo lavoro, come prima. E anche di contribuire, con la nostra gente e l’esperienza maturata con il Papa, ad incoraggiare altri sacerdoti a vivere nelle periferie. Sappiamo che sono in tanti a farlo in diverse parti del mondo, però bisogna incoraggiarli, perché è una testimonianza evangelica per tutti. Non solo per chi vive nella periferia, ma anche per chi ci va. Può essere un’unione di due mondi che ogni tanto sono separati a causa della società materialista e individualista. Bergoglio, quando era a Buenos Aires, guardava la città dalla periferia. Questo sguardo di Bergoglio è il grande contributo alla Chiesa di Buenos Aires.

D. - Padre Pepe, ha portato una maglietta, “una camiseta”, dell’Atletico Huracàn al Papa. Ma il Papa come ha reagito, essendo della squadra concorrente del San Lorenzo? L’ha ricevuta con sportività?

R. - Sì, la sua generosità è arrivata anche lì. Ha accettato la maglietta dell’Huracàn, che è la squadra concorrente del San Lorenzo, un rivale eterno. E sempre, in Argentina, i tifosi dell’Huracàn e del San Lorenzo discutono: sono rivali! E da quando è diventato Papa, ci sono ovunque bandiere del San Lorenzo, magliette del San Lorenzo e, ciò mi dà un po’ di fastidio. Allora, la dirigenza dell’Huracàn mi ha detto: “Pepe tu che sei dell’Huracàn, perchè non porti al Papa qualcosa di nostro, la maglietta, una lettera?”. Così ho portato al Papa la maglietta della squadra "migliore"...

D. - Il Papa, come sportivo, è anche un intenditore di calcio, di tecnica e di tattica di calcio?

R. - Sì, e l’applica alla Chiesa. Il Papa è un bravo direttore tecnico... 

lunedì 22 aprile 2013

Gli arrampicatori, il Papa li descrive...


Papa Francesco: anche nella Chiesa ci sono arrampicatori
Il Vangelo del Buon Pastore con Gesù che si definisce "la porta delle pecore" è stato al centro dell'omelia del Papa, stamani, nella Messa celebrata nella Cappellina della Domus Sanctae Marthae. Erano presenti alcuni dipendenti della Sala Stampa Vaticana, e alcuni tecnici della Radio Vaticana del Centro trasmittente di Santa Maria di Galeria.
Il Papa ha notato che Gesù è l'unica porta per entrare nel Regno dei Cieli.
INSERTO PAPA:
"Anche nelle comunità cristiane ci sono questi arrampicatori, no?, che cercano il loro ... e coscientemente o incoscientemente fanno finta di entrare ma sono ladri e briganti. Perché? Perché rubano la gloria a Gesù, vogliono la propria gloria e questo è quello che diceva ai ... 

mercoledì 13 febbraio 2013

Intervista di Radiovaticana a Enzo Bianchi


◊   “Benedetto XVI ha sempre messo al primo posto Cristo piuttosto che il suo ministero e la sua persona”: è ciò che riconosce il priore della Comunità di Bose, Enzo Bianchi secondo cui anche con questo gesto straordinario il Papa continua nella sua missione di “confermare i fratelli nella fede”. Il pensiero di Enzo Bianchi al microfono di Antonella Palermo:

R. - Certamente ho accolto la notizia con trepidazione data la novità di queste improvvise dimissioni, ma allo stesso tempo - per la conoscenza che ho di Benedetto XVI - mi ha fatto capire che è un gesto coerente con la sua persona, con il suo ministero, con la parola che aveva scritto, dicendo che era disponibile, che era giusto che un Papa, in certe condizioni, lasciasse il ministero petrino. Quindi, devo dire che l’ho accolto con uno spirito di obbedienza: ma non un’obbedienza obbligata, ma un’obbedienza stupita, cordiale. In fondo, è più che mai successore di Pietro anche in quest’atto, perché decentra se stesso rispetto al ministero che lui ha. Questo decentramento Benedetto XVI lo ha sempre mostrato: ha sempre indicato Gesù Cristo più che lui, più che il suo ministero. In questo momento, mi sembra che sia davvero importante agli occhi di tutta la Chiesa, vedere l’umiltà del Papa, il suo amore per la Chiesa, fino a rinunciare a quello che per molti è semplicemente un posto di potere, un posto di grande rilievo nella storia del mondo. Per lui, è semplicemente la risposta a una vocazione del Signore e, finché ha potuto, questa vocazione l’ha assecondata. Adesso che non sente più le forze, rimette tutto in mano alla Chiesa. E’ un gesto esemplare, straordinario: dovrebbe essere di insegnamento per tutti, per tutti.

D. - Dunque, la figura del Pontefice, del Successore di Pietro che guida la barca dei fedeli, non è indebolita ma forse è rafforzata?

R. - Per me è rafforzata, perché - ripeto - emerge sempre di più che non è tanto la persona del Papa - come pure non è tanto la persona di un vescovo, come non è tanto la persona di un priore nella vita monastica - ma è importante che il ministero, quello che a cui siamo chiamati, resti. Che il ministero sia svolto sempre con la grazia di Dio, ma anche con sufficienti forze umane.

D. - Possiamo considerare questo un gesto di sacrificio?

R. - Sì di sacrificio, di chi ama di più la Chiesa che se stesso.

D. - Che effetto le ha fatto ascoltare Benedetto XVI chiedere perdono per tutti i suoi difetti?

R. - Questo il Papa l’ha sempre fatto. Devo dire che Benedetto XVI è sempre stato umile: non ha mai sacralizzato la sua persona, come se potesse essere impeccabile. L’ha scritto prima, molte volte, a riguardo del ministero del Papa e alla persona del Papa.

D. - Questo gesto cade nell’Anno della Fede…

R. - E penso che aiuterà la fede. In qualche misura, oso dire che come Gesù ha detto a Pietro: “E tu conferma nella fede i tuoi fratelli”, anche con questo gesto, lui ci conferma nella fede. Il ministero di Pietro è essenziale alla Chiesa, ma chi ha questo ministero può benissimo anche lasciare il posto al Signore affinchè ponga altri.

sabato 26 maggio 2012


◊   Il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha confermato oggi in una dichiarazione che “la persona arrestata mercoledì sera per possesso illecito di documenti riservati, rinvenuti nella sua abitazione in territorio vaticano”, è l’aiutante di camera del Pontefice, Paolo Gabriele, che “rimane tuttora in stato di detenzione”. Padre Lombardi ha affermato che “si è conclusa la prima fase di ‘istruttoria sommaria” e “si è avviata la fase di ‘istruttoria formale”. L’imputato, si legge nella dichiarazione, “ha nominato due avvocati di sua fiducia, abilitati ad agire presso il Tribunale vaticano, e ha avuto la possibilità di incontrarli”. La fase istruttoria, sottolinea padre Lombardi, “proseguirà fino a che non sia acquisito un quadro adeguato della situazione oggetto di indagine, dopodiché il Giudice istruttore procederà al proscioglimento o al rinvio a giudizio”. L’arresto di Paolo Gabriele, ha poi commentato padre Lombardi interpellato dai giornalisti, ha destato “stupore e dolore”. “In Vaticano - ha detto – tutti lo conoscono e certamente c’è grande affetto nei confronti della sua famiglia, che è molto amata. L'augurio alla famiglia - ha concluso - è che possa superare questa prova”.

Da Rinnovamento nello Spirito solidarietà al Papa- Fonte Radiovaticana


◊   Grande festa e grande gioia in Piazza San Pietro. Le migliaia di fedeli del Rinnovamento nello Spirito hanno espresso tutto il loro affetto per il Papa. Ecco alcune testimonianze raccolte da Roberta Barbi:

R. - “Per noi è veramente una gioia questa udienza col Papa”.

R. - “Ritengo che questo sia veramente un dono dello Spirito, perché poter partecipare a un incontro di preghiera, un momento comunitario così importante con un Papa come Papa Ratzinger è veramente qualcosa di unico”.

R. - “E’ una conferma dello Spirito Santo che ci chiama a raccolta per crescere nel cammino di fede, quindi ci illumina, ci guida e ci salva ci protegge. Un rendimento di grazie al Signore perché questo è il nostro momento per festeggiare i 40 anni. Ci piace farlo qui cono il Santo Padre. Quindi è un momento importante proprio perché noi chiediamo al Signore di rinnovarci e di accogliere questa Pentecoste per potere evangelizzare i fratelli che sono lontani dal Signore oppure coloro che hanno bisogno di questa scossa e speriamo che siamo noi a dargliela da parte dello Spirito Santo!”.

R. - “Qui oggi il senso e il significato è vivere questa fede nello Spirito con tutti questi fratelli. E’ una gioia grande da condividere e dobbiamo ringraziare soprattutto quei fratelli anziani che prima di noi hanno preparato la strada”.

D. - Avete voluto rivolgere un pensiero di vicinanza al Santo Padre, proprio in un momento difficile …

R. - “Siamo vicinissimi al Santo Padre con tutto il nostro affetto, con tutto il nostro amore, soprattutto con la preghiera. Ovviamente il tempo che stiamo vivendo è sicuramente un tempo difficile per la Chiesa ma sappiamo che questo significa purificazione e la purificazione alla fine porta sempre frutti di maggiore santità per tutti”.

R. - “Per noi il Papa è una forza! E’ veramente il pastore che guida tutti quanti, punto di riferimento specialmente per i giovani”.

R. - “Noi siamo molto solidali con il nostro Santo Padre e gli vogliamo un bene immenso! Come popolo di Dio lo consideriamo il nostro pastore e la nostra guida e preghiamo sempre per lui perché come guida possa rappresentare l’unione di tutti i cristiani ma non solo, di tutti i fratelli che vivono nella verità”.

R. - “Speriamo che sia un nuovo inizio per la Chiesa e noi siamo vicini al Papa come lui è vicino a noi”.

R. - “Noi cosiddetti cristiani facciamo così poco e dovremmo impegnarci molto ma molto di più, non solamente oggi che è una giornata di festa, ma principalmente nella parrocchia e nella vita sociale dove viviamo”.

R. - “Possiamo dare al Papa sicuramente la nostra vicinanza spirituale nella preghiera, sempre, quotidianamente, perché siamo famiglia, siamo figli e quindi i figli verso un padre cosa possono avere se non la gioia di essergli vicino e di stringerlo proprio nell’amore?”

mercoledì 19 ottobre 2011

Mons. Bruno Forte sull’Anno della Fede indetto da Benedetto XVI: chi si estrania dalla storia non è un vero cristiano



◊   L’Anno della Fede, indetto da Benedetto XVI con la lettera apostolica Porta Fidei pubblicata ieri, è un invito a “mettersi in cammino” per aprire il cuore alla speranza, a Gesù Cristo. La porta della fede – scrive il Papa – è sempre aperta anche per tante persone che, “pur non riconoscendo in sé il dono della fede, sono comunque in una sincera ricerca del senso ultimo”. Sull’Anno della Fede, che inizierà l’11 ottobre del 2012, si sofferma al microfono di Amedeo Lomonaco l’arcivescovo di Chieti-Vasto, mons. Bruno Forte:

D. – L’Anno della fede, dall’11 ottobre 2012 al 24 novembre del 2013, sarà profondamente legato a pagine dense di significato come il 50.mo anniversario del Concilio Vaticano II, la ricorrenza dei 20 anni del Catechismo della Chiesa cattolica e l’apertura, proprio ad ottobre del prossimo anno, dell’Assemblea generale del Sinodo dei vescovi…

R. – Il Papa ha voluto celebrare il 50.mo del Concilio Vaticano II. Il Concilio è quanto mai vivo, e lo specifico che Benedetto sottolinea è che i grandi frutti del Vaticano II sono nell’ordine della fede. Il Concilio, cioè, è stato una "primavera" della fede, un rinnovato soffio dello Spirito. Credo che la coincidenza del 50.mo del Vaticano II, del Sinodo dei vescovi sulla nuova evangelizzazione e dell’apertura dell’Anno della fede sia estremamente emblematica di una profonda continuità nel costante rinnovamento che il Papa indica come via della Chiesa, in modo speciale all’insegna del grande dono della fede.

D. – E per percorrere questa via, la conoscenza dei contenuti della fede – aggiunge il Santo Padre – è essenziale per aderire con intelligenza e volontà a quanto viene proposto della Chiesa…

R. – Il Papa richiama la necessità di entrambe queste operazioni. E’ necessario che i credenti e coloro che sono in ricerca conoscano in profondità i contenuti della fede. In questo senso, richiama anche l’uso del Catechismo nella Chiesa cattolica. E dall’altra parte, indica che questo contenuto della fede va fatto anche proprio con un cammino di libertà, mettendosi in gioco. Io credo che sia molto bella l’attenzione anche a questo secondo aspetto, perché è l’aspetto che mette in luce l’importanza che ciascuno, nella propria libertà, giochi se stesso nel “sì” e nell’audacia della fede.

D. – E un altro punto cruciale di questo documento riguarda proprio l’audacia della fede: il cristiano – spiega il Papa – non può mai pensare che il credere sia un fatto privato. La fede implica una testimonianza e un impegno pubblici e questa è un’esigenza molto urgente, proprio in questa società…

R. – Non si può vivere la fede come un qualcosa di privato, di individualistico che ci estranei in qualche modo dalla storia. Il cristianesimo non è la religione della salvezza "dalla" storia, ma è la religione della salvezza "della" storia. E questo significa che proprio coloro che vivono l’adesione di fede al Signore Gesù, al Verbo incarnato di Dio, devono anche vivere la fedeltà al mondo presente, in cui essi sono posti, e la fedeltà al mondo che deve venire, che è il mondo della promessa di Dio dischiusa in Gesù Cristo. La coniugazione di queste due fedeltà è la testimonianza cristiana. Cioè, non si è testimoni di fede uscendo dalla storia. Si è testimoni di fede portando nel cuore della storia l’esperienza dell’avvento di Dio in Gesù Cristo, che ci ha toccato e cambiato il cuore e la vita. (gf)

venerdì 5 agosto 2011

da Radiovaticana: LE VIE DEL CUORE

Conclusa ad Assisi la marcia francescana. Don Bonaiuto: ripartire dagli ultimi


Si è conclusa questa mattina la XXXI edizione della Marcia francescana sul tema “Le vie del cuore”, organizzata dai Frati Minori d’Italia. Una Marcia che ha visto anche la partecipazione di molti giovani in partenza per la Gmg di Madrid. Ieri sera, una folla di giovani marciatori si sono ritrovati, nella piazza antistante la Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli, in una veglia di preghiera dal titolo “Nel cuore di Dio, per essere saldi nella fede”. Ad Assisi c’era per noi, Alessandra De Gaetano:RealAudioMP3

Una serata di ascolto e di invocazione, di canto e di silenzio, per continuare a festeggiare la gioia del perdono ricevuto, sotto lo sguardo benevolo della Madonna degli Angeli. Il protagonista è stato Gesù, il vero Amico con cui condividere il cammino della vita. A fare da cornice sono state le parole di Benedetto XVI e di Giovanni Paolo II, lette durante la veglia come segno di comunione con il Successore di Pietro, aderendo anche al messaggio di San Francesco. E in attesa della 26.ma Giornata mondiale della gioventù 2011, che si terrà a Madrid e che vedrà la partecipazione anche dei giovani marciatori francescani, è stata ricordata l’esortazione del Papa a costruire la propria casa sulla roccia e a diventare adulti nella fede, ispirandosi alle vite dei santi e dei martiri. E rappresentando idealmente l’impegno assunto, alcuni marciatori hanno posto un mattone sulla Parola di Dio. Ma il momento culminante della veglia è stato la testimonianza di don Aldo Buonaiuto, responsabile del servizio anti-sette della comunità Papa Giovanni XXIII, che ha anche ricordato la figura del fondatore don Oreste Benzi. Benedetto XVI lo definì “il grande infaticabile apostolo della carità”.
A don Aldo Bonaiuto, Alessandra De Gaetano ha chiesto come oggi i giovani possano davvero incontrare il prossimo e dare un senso forte alla propria vita:RealAudioMP3

R. – Partendo dagli ultimi, dalle persone più disperate e oppresse, dai poveri e da coloro che quasi chiedono scusa di esistere. Non pensiamo soltanto alle povertà materiali, perché oggi quest’umanità è ferita profondamente da una solitudine: il cuore è profondamente solo e isolato. I nostri giovani non hanno la capacità di relazionarsi: sembra che venga data loro ogni cosa, mentre invece gli viene tolto tutto. Paradossalmente questa grande emancipazione della comunicazione provoca omissione, silenzio, incapacità di dialogo e quindi poi anche incapacità di conoscersi e di armarsi. Il cuore dell’uomo oggi – possiamo dire - è veramente immerso, molto spesso, nelle tenebre di un mondo senza Dio.

D. – Come interviene la Chiesa in queste realtà, per condurre questi giovani al cuore secondo Dio e quindi libero e illuminato?

R. – La Chiesa è un faro importante per questo mondo. La Chiesa è una barca sicura, dove l’uomo che ha la fortuna, ha il dono, ha la vocazione di farne parte e di sentire che Gesù è il Figlio di Dio, è il Salvatore del mondo, può trovare in questa Chiesa - fatta di uomini peccatori, ma anche di santi e di persone che mettono la loro vita al servizio del Vangelo per seguire Gesù fino in fondo - può trovare la vera gioia. E questo la Chiesa annuncia: la vera gioia e quindi dare alle nuove generazioni il senso e il gusto della vita, donando la vera libertà, che è la libertà di amare gratuitamente, non per un profitto, ma soltanto per la gioia e la bellezza di amare.

D. – Un messaggio, un auspicio per questi giovani marciatori che parteciperanno – alcuni di loro – alla Giornata mondiale della Gioventù...

R. – Questi giovani sono veramente la speranza per tanti altri giovani qualora non si fermeranno all’esperienza in sé, ma porteranno questa esperienza dando frutto e cercando poi di comunicare questo dono della fede ai propri coetanei. Noi camminiamo proprio così, per trapianto vitale: mettere la vita con la vita degli altri, questa vita sana che per noi è in Cristo, la più bella, che può essere trasmessa e quando viene trasmessa la vita in Cristo tutto si trasforma e possiamo fare nuove tutte le cose. Così il Papa che ci aspetta tutti a Madrid non è il Papa come istituzione, ma è quel padre, apostolo e Vicario di Cristo, che vuole insegnarci e segnalarci la vera via che dà questa vita. (mg)

venerdì 6 maggio 2011

Grande attesa ad Aquileia, Venezia e Mestre per l'arrivo del Papa



Ultime ore di preparazione e di attesa nel Nord est d’Italia per l’arrivo del Papa in visita pastorale per due giorni. Benedetto XVI nel pomeriggio di domani sarà ad Aquileia, in provincia di Udine, dove nell’aprile del 2012 si terrà il Convegno delle diocesi del Triveneto, quindi si trasferirà a Venezia per incontrare la cittadinanza in Piazza San Marco, mentre domenica celebrerà al mattino la Santa Messa nel Parco di San Giuliano a Mestre. Denso il programma di questo viaggio apostolico, il 22.mo in Italia di Benedetto XVI, in 6 anni di Pontificato. Il servizio del nostro inviato Luca Collodi: RealAudioMP3

Sul significato della visita di Benedetto nel Nordest XVI Luca Collodi ha intervistato il cardinale Angelo Scola, patriarca di Venezia. RealAudioMP3


Tra i vescovi del Nordest che accoglieranno domani il Papa, c’è anche mons. Andrea Bruno Mazzocato, titolare di Udine, diocesi che ha raccolto – in un certo senso – la grande tradizione cristiana del Patriarcato di Aquileia, soppresso nel 1751. Ascoltiamo dunque mons. Mazzocato al microfono di Isabella Piro: RealAudioMP3