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domenica 25 maggio 2014

È il primo messaggio del Papa, ad Amman



vaticanit has uploaded Papa Francesco in Giordania: sì a pace, accoglienza profughi, tolleranza e dialogo
Papa Francesco in Giordania: sì a pace, accoglienza profughi, tolle...
vaticanit
È necessaria e urgente una soluzione pacifica alla crisi siriana, nonché una giusta soluzione al conflitto israeliano-palestinese. È il primo messaggio del Papa, ad Amman, all'inizio del suo pellegrinaggio apostolico in Medio Oriente. Papa Francesco ha sottolineato l'impegno per la pace, l'accoglienza dei profughi, il dialogo e la tolleranza messo in atto dal Regno di Giordania. Si è rivolto poi alla comunità cristiana, invitandola a proseguire nell'impegno per la giustizia, la pace, la promozione sociale attraverso opere assistenziali e caritative connaturate con la professione di fede. Ha notato che i cristiani possono professare con tranquillità la loro fede, nel rispetto della libertà religiosa, ...

mercoledì 4 settembre 2013

Abbiamo il dovere di difendere l'identità araba di Gerusalemme, e proteggere i suoi Luoghi Santi islamici e cristiani

ASIA/GIORDANIA - Re Abdallah II: cristiani e musulmani si alleino contro il settarismo
Amman (Agenzia Fides) – La protezione dei diritti dei cristiani nei conflitti di matrice religiosa che dilaniano il Medio Oriente “non è una questione di cortesia, ma un dovere”, anche perchè “i cristiani arabi hanno esercitato un ruolo chiave nella costruzione delle società arabe e nella difesa delle giuste ragioni della nostra nazione”. Così Re Abdallah II di Giordania si è rivolto ai partecipanti alla Conferenza in corso ad Amman (The Challenges of Arab Christians, 3-4 settembre) sulle sfide che attendono i cristiani arabi. Il Monarca hascemita, parlando a più di settanta alti rappresentanti delle Chiese e delle comunità ecclesiali radicate in Medio Oriente, nel discorso ha sottolineato la necessità di una alleanza tra cristiani e musulmani per affrontare e sconfiggere insieme le derive settarie che alimentano i conflitti in tutta la regione, presentate come un corpo estraneo rispetto alle “nostre tradizioni e all'eredità umanitaria e culturale”. Cristiani e musulmani – ha detto Re Abdallah nel suo intervento, pervenuto all'Agenzia Fides - devono “coordinare gli sforzi e la piena cooperazione” accordandosi su un “codice di condotta unificante”, perchè proprio l'isolamento tra i seguaci delle diverse religioni può “minare l'edificio sociale”. In questa prospettiva, il capo della Monarchia Hascemita – che rivendica la propria discendenza dalla famiglia del Profeta Mohammad – ha ribadito il suo impegno a collaborare “con ogni sforzo” alla custodia dell'identità araba cristiana. “Gli arabi cristiani” ha riconosciuto Re Abdallah “sono in grado di comprendere più di ogni altro l'Islam e i suoi veri valori” e per questo possono difendere l'Islam dai pregiudizi diffusi da chi “ignora l'essenza di questa fede, che predica tolleranza e moderazione e rigetta estremismo e isolazionismo”. Tra i possibili terreni di collaborazione tra cristiani e musulmani, Re Abdallah ha riproposto anche la comune difesa della fisionomia plurale della Città Santa: “Noi tutti” ha detto il Monarca di Giordania “abbiamo il dovere di difendere l'identità araba di Gerusalemme, e proteggere i suoi Luoghi Santi islamici e cristiani”. (GV) (Agenzia Fides 4/9/2013).

mercoledì 13 febbraio 2013

Essere cristiani è abbastanza per essere un bersaglio

ASIA/SIRIA - Sequestri, stupri e traffico di profughi siriani

Londra (Agenzia Fides) - Il conflitto in Siria degenera e colpisce tutti i cittadini siriani, indipendentemente da etnia o religione. Ma, come in ogni guerra, la situazione delle minoranze è la peggiore: le minoranze cristiane sono divenute un comodo bersaglio per criminali e terroristi che usano sequestri, stupri, violenze e organizzano il traffico clandestino dei profughi. E' quanto afferma una nota invita all'Agenzia Fides dall'organizzazione non governativa aconfessionale "Minority Rights Group" (MRG), con sede a Londra, che ogni anno redige un dettagliato rapporto sulla condizione delle minoranze etniche, religiose, culturali, in tutto il mondo.
Dopo una capillare indagine condotta fra i campi profughi in Siria, Libano, Turchia, Giordania e colloqui con i rifugiati siriani giunti in Europa, l'organizzazione denuncia, in particolare, la condizione dei profughi di religione cristiana, dando voce "a una minoranza silenziosa che racconta storie strazianti di stupri, rapimenti e traffico di esseri umani".
Come riferito a Fides, la maggior parte dei rifugiati raggiunti dall'Ong "Minority Rights Group" esprime il desiderio di lasciare il Medio Oriente e afferma che, per realizzare questo progetto, è entrata contatto con bande di trafficanti di esseri umani. "Esiste oggi un fiorente business multi-milionario, sviluppatosi intorno alla crisi dei rifugiati siriani", nota l'Ong, raccontando alcuni casi specifici e il commercio messo in atto dai contrabbandieri. Un profugo ha potuto "comprare un passaporto svedese per 7.000 dollari", mentre in Libano si sta organizzando una "mafia dei falsi visti e dei falsi timbri", che organizzazioni illecite garantiscono ai rifugiati per permettere loro di proseguire il viaggio verso l'Europa.
Inoltre, in alcune parti della Siria - hanno raccontato dei profughi fuggiti dalla Mesopotamia - "un cristiano non può più segnalare ingiustizie o crimini. Siamo ostaggi della crescita dell'islamismo militante, ed essere cristiani è abbastanza per essere un bersaglio". Profughi cristiani assiri e siriaci riferiscono di violenze di carattere confessionale subite dai fedeli cristiani a Deir Ezzor o ad Hassake, in Mesopotamia, dopo l'arrivo delle bande dei ribelli, ricordando omicidi a sangue freddo, sequestri e stupro di donne cristiane. "Vogliono forse svuotare la Siria dai cristiani?", si chiedono. Alcuni sacerdoti della comunità cristiana assira esprimono "grave preoccupazione per il futuro dei cristiani in Siria, dato che molti preferiscono emigrare per sfuggire alle violenze. Sua Beatitudine Ignatius Zakka I Iwas, Patriarca della Chiesa Siro-ortodossa, afferma: "Non vogliamo che lascino il paese, ma la cosa importante è che essi vivano in pace e che Dio è con loro, qualsiasi cosa facciano o dovunque siano". (PA) (Agenzia Fides 13/2/2013)

sabato 2 febbraio 2013

Quasi la metà degli sfollati sono bambini

ASIA/SIRIA - La metà degli sfollati sono bambini: è emergenza anche per l'istruzione

Amman (Agenzia Fides) - Centinaia di migliaia di famiglie siriane continuano a fuggire dalla violenza che persiste nel loro paese dal mese di marzo del 2011 e vivono in tende con lo stretto indispensabile. Finora 635 mila persone hanno dovuto abbandonare le rispettive abitazioni con gravi ripercussioni prevalentemente sui bambini. Nel campo profughi di Zaatari, a 80 chilometri di distanza da Amman, in Giordania, hanno trovato riparo almeno 45 mila famiglie. Secondo le stime delle Nazioni Unite quasi la metà degli sfollati sono bambini, molti dei quali vivono in pessime condizioni e senza alcun accesso all'istruzione. Tra le iniziative promosse per cercare di aiutare questi piccoli, l'UNICEF ha organizzato, in scuole prefabbricate, classi per alunni di scuola elementare e media. Le bambine vanno la mattina e i bambini il pomeriggio, sono circa 4500, e sono seguiti da un gruppo di insegnanti giordani. Sono tante le organizzazioni di tutto il mondo che offrono il proprio aiuto per l'educazione dei piccoli sfollati ma rimane insuperabile l'ostacolo la lingua. Nella provincia di Homs circa 210 mila minori hanno bisogno di aiuti umanitari, e un totale di 420 mila persone sono in stato di emergenza. Delle 1500 scuole presenti in tutta la provincia, circa 200 hanno subito danni e altre 65 sono state trasformate in centri di accoglienza. Nella regione di Homs, il Fondo per l'Infanzia delle Nazioni Unite ha distribuito teli, coperte, articoli per l'igiene e capi di abbigliamento. Solo nella città di Talbiseh, sono stati distribuiti migliaia di questi articoli, compresi 2000 capi di abbigliamento per i bambini. (AP) (2/2/2013 Agenzia Fides)

mercoledì 9 gennaio 2013

Zaatari

ASIA/GIORDANIA - Il direttore della Caritas: rivolta nel campo di Zaatari, devastato dalla tormenta; per fuggire i profughi scelgono di tornare in Siria

Amman (Agenzia Fides) - Le tempeste di neve, vento e pioggia gelida abbattutesi sul Regno hashemita hanno avuto effetti devastanti sul campo profughi di Zaatari, nel deserto giordano, dove vivono ammassati in una situazione sempre più intollerabile 50mila dei rifugiati fuggiti dalla guerra civile siriana. "Le tormente - riferisce all'Agenzia Fides Wael Suleiman, direttore di Caritas Giordania - hanno distrutto almeno 500 tende del campo. In mezzo al deserto, i profughi vivono una condizione ormai insostenibile, in cui c'è da diventare pazzi. Non abbiamo ancora notizie di morti, ma certo in molti si sentiranno male e avranno bisogno di essere curati. Alcuni hanno ripreso la via della Siria. Preferiscono i rischi di un Paese dilaniato della guerra alla prospettiva di veder morire i propri bambini nell'inferno del campo profughi".
Dopo tre giorni di pioggia e neve, il fango ha travolto le tende che ospitano i rifugiati, comprese quelle dove vivevano bambini e donne incinte. Nel pomeriggio di martedì 8 gennaio, alcuni profughi esasperati hanno attaccato con pietre e bastoni il personale dell'Onu e delle organizzazioni locali coinvolto nella gestione del campo. "La situazione è esplosiva. Da tempo sosteniamo che il campo di Zaatari andrebbe chiuso. Ma l'apertura di una nuova struttura nell'area di Zarqa, data sempre per imminente, viene di volta in volta rinviata" spiega a Fides Suleiman.
La Caritas, che non è coinvolta nella gestione diretta del campo di Zaatari, davanti alla drammatica situazione climatica ha distribuito negli ultimi giorni coperte, stufe e cibo caldo a 30mila famiglie di profughi. Ma le iniziative di soccorso messe in campo in Giordania appaiono in affanno davanti a un'emergenza umanitaria che si dilata di giorno in giorno. "Se parliamo con quelli del governo - racconta a Fides il direttore di Caritas Giordania - ci dicono che la questione dei rifugiati non è di loro competenza diretta. Se andiamo dai funzionari dell'Onu, ci dicono che le risorse sono limitate e non si può operare meglio di così. Intanto le cose peggiorano, e rischia di saltare tutto". I siriani espatriati in Giordania sono più di 280mila. E la cronicizzazione del conflitto lascia prevedere un nuovo afflusso massiccio di profughi nei primi mesi del 2013 appena iniziato. (GV) (Agenzia Fides 9/1/2013)

venerdì 21 dicembre 2012

ASIA/GIORDANIA - Imminente apertura del secondo campo profughi siriani; per il direttore di Caritas Giordania "nel 2013 si rischia l'esodo di massa"

Amman (Agenzia Fides) - Nei prossimi giorni sarà aperto il secondo campo Onu destinato a accogliere in territorio giordano i profughi in fuga dalla Siria. Lo conferma all'Agenzia Fides il direttore di Caritas Giordania, Wael Suleiman. La nuova struttura sorge a venti chilometri da Zarqa, potrà ospitare 45mila persone e la priorità nell'accoglienza verrà riservata a donne e bambini.
"Il campo di Zarqa" spiega Suleiman "aiuterà a decongestionare la situazione creatasi nel campo di Zaatari, collocato in pieno deserto, dove il freddo e le condizioni promiscue peggiorano di giorno in giorno la diffusione di patologie che colpiscono soprattutto i bambini e gli anziani". Anche nel nuovo campo la Caritas animerà attività assistenziali e educative rivolte in particolare ai bambini.
Il numero dei profughi siriani in Giordania si va avvicinando velocemente alla quota dei 300mila. Ogni giorno varcano i confini con il Regno hascemita dai 500 ai mille fuggitivi. E a detta di Suleiman e degli altri operatori, il peggio deve ancora arrivare: "La situazione in Siria peggiora, e il conflitto potrebbe presto coinvolgere in maniera massiccia l'area densamente abitata di Damasco e dei suoi sobborghi. A inizio 2013 potrebbe scatenarsi un esodo di massa da quelle zone. E quello con la Giordania è il confine più facile da raggiungere, per chi vuole fuggire".
Il direttore di Caritas Giordania registra a questo riguardo un indizio sintomatico: l'Onu finora finanziava i progetti di assistenza con scadenze perlopiù trimestrali. Ora i finanziamenti vengono calcolati su tempi più lunghi, da sei mesi a un anno. "Tutti sanno che i profughi non potranno tornare presto nel proprio paese, anche se finisce la guerra. La Siria è distrutta, e per ricostruire le condizioni di una possibile convivenza ci vorranno anni. Forse decenni".
Suleiman conferma che anche in Giordania si registra il fenomeno dei ricchi arabi provenienti dai Paesi del Golfo per reclutare "spose bambine" tra le file dei profughi siriani. Ma fa notare che nella cultura prevalente in ampie fasce della popolazione, tale prassi viene percepita come una forma di beneficienza: "tempo fa" racconta il direttore della Caritas "si è celebrato un matrimonio nel campo di Zaatari. La sposa era una ragazza di non più di quindici anni. E tutti erano contenti. Il ricco sconosciuto che la sposava era considerato da tutti un benefattore".
Tra i profughi siriani, alcuni di fede cristiana hanno trovato lavoro presso le strutture operative di Caritas Giordania. "Per loro si avvicina un Natale che molti vivranno col cuore affranto", nota Suleiman. "Proprio ieri" aggiunge il direttore di Caritas Giordania "uno di loro mi ha detto: con il lavoro che faccio con voi, mi trovo a assistere alcuni che sostenevano i ribelli. Io ero contro i ribelli. A causa loro sono dovuto scappare e la vita di tutta la mia famiglia è stata sconvolta da sofferenze e difficoltà. Ma proprio così sento di vivere davvero il tempo del Natale. Aiutando quelli che dovrei considerare come nemici". (GV) (Agenzia Fides 21/12/2012)

venerdì 9 novembre 2012

250000!

ASIA/GIORDANIA - Il direttore di Caritas Giordania: i profughi siriani sono 250 mila, ne assistiamo più di 50mila, e tra i bambini è già "emergenza psicologica"

Amman (Agenzia Fides) - Il numero di profughi siriani che hanno trovato rifugio in Giordania ha raggiunto la soglia dei 250mila. E se il conflitto tra lealisti del governo Assad e ribelli non trova soluzione, potrebbero diventare mezzo milione entro aprile 2013. I dati e le proiezioni forniti all'Agenzia Fides dal 38enne Wael Suleiman, direttore di Caritas Giordania, descrivono da soli la catastrofe umanitaria che rischia di essere innescata come effetto collaterale dalle atrocità della guerra civile siriana.
L'ultimo report appena redatto da Caritas Giordania conferma che ogni giorno varcano il confine col Regno hashemita almeno 4/500 siriani in fuga. La media mensile degli arrivi negli ultimi tempi ha raggiunto le 12/15mila unità. Il 75% delle persone accolte nei campi e nei centri di assistenza è rappresentato da donne e bambini.
Nel campo profughi più grande, quello di Zaatari, la situazione è esplosiva. Lì, in un'area desertica, quasi 40mila profughi vivono in condizioni al di sotto della dignità umana. Suleiman spiega a Fides: "Abbiamo detto ai funzionari dell'Onu che quel campo andrebbe chiuso. I profughi, una volta entrati, non possono più uscire. Adesso è iniziato l'allestimento di un altro campo a 22 chilometri da Zarqa, che dovrebbe entrare in funzione ai primi di dicembre, dotato di quelle infrastrutture di base che a Zaatari non esistono".
Proprio oggi, 9 novembre, il Card. Robert Sarah - Presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, inviato del Santo Padre - incontra a Beirut i rappresentanti di circa venti agenzie cattoliche operanti in Medio Oriente per coordinare l'impegno umanitario della Chiesa cattolica nella regione. In Giordania, i 120 addetti e i 1000 volontari della Caritas forniscono assistenza diretta a più di 52mila rifugiati siriani, con una attenzione particolare ai più deboli e ai bambini. "Con il sostegno della Caritas polacca - spiega Suleiman - stiamo lavorando a un progetto per affrontare l'emergenza psicologica di tanti fanciulli che rischiano di rimanere segnati per tutta la vita dalle cose terribili che hanno visto".
L'impegno di Caritas Giordania sul fronte del dramma siriano è iniziato già nel novembre 2011. Suleiman si rallegra dell'iniziativa del Papa che ha inviato in Libano il Card. Sarah per manifestare la vicinanza della Santa Sede alle popolazioni colpite dal conflitto siriano. Nel contempo, il direttore della Caritas giordana si rammarica che non si sia potuta realizzare la visita in Siria della delegazione che era stata annunciata durante il Sinodo. "Il popolo siriano" dice a Fides Wael Suleiman "sta aspettando qualcuno che possa almeno tentare di portare la pace. Le persone stanno perdendo la speranza e aspettano qualcuno che le aiuti. E la Chiesa su questo piano può fare molto. Me ne sono accorto quando ho accompagnato il Vescovo Maroun Lahham in una sua visita al campo di Zaatari. Lì, dove ci sono solo musulmani, tutti si avvicinavano al Vescovo per chiedergli di aiutarli e soprattutto di pregare per loro". (GV) (9/11/2012).

martedì 19 giugno 2012

V Giornata per i volontari di Terra Santa


Il tradizionale incontro tra il Custode e i volontari che operano a favore di progetti in Terra Santa, arrivato alla V edizione, sarà legato all'attualità e alle prospettive per le comunità cristiane di fronte alla Primavera arabaCLICCA QUI

mercoledì 18 aprile 2012

ASIA/SIRIA - La Chiesa ortodossa: a Homs nessuna celebrazione di Pasqua, stop alla violenza

Damasco (Agenzia Fides) - A Homs la Pasqua ortodossa, che cadeva il 15 aprile scorso, non è stata celebrata: come riferito all'Agenzia Fides, esponenti della Chiesa ortodossa in Homs hanno riferito che non si sono tenute liturgie pasquali. I pochi cristiani rimasti in città, infatti, (meno di un migliaio) sono intrappolati dai bombardamenti prolungati e non hanno avuto alcuna possibilità di raggiungere le chiese, molte delle quali, fra l'altro, sono state distrutte o danneggiate dai combattimenti. La mancata celebrazione della Pasqua ad Homs, nota una fonte di Fides, "è un fatto doloroso che dovrebbe sensibilizzare le parti in lotta e la comunità internazionale perché si ponga fine alla violenza". A Homs anche la Pasqua dei cristiani latini, l'8 aprile scorso, ha coinciso con un periodo di intensi bombardamenti ed è stata celebrata nel nascondimento. La comunità dei gesuiti ha tenuto una piccola celebrazione con pochi fedeli, mentre la chiesa di "Nostra Signora della Pace", dei greco cattolici, gravemente danneggiata è rimasta e rimarrà chiusa.
Attualmente a Homs truppe e artiglieria pesante del governo siriano occupano il centro urbano e, nonostante l'accettazione del piano di pace Onu e del cessate il fuoco, nella città continuano gli scontri a fuoco con le forze di opposizione.
Le famiglie cristiane in città, strette dal fuoco incrociato, "pensano solo a rimanere in vita e pregano perché questo incubo finisca presto" nota la fonte di Fides. La popolazione siriana è frustrata dalla lunga crisi e l'esodo dei profughi verso Giordania, Libano e Turchia continua.
La condizione dei fedeli cristiani è a rischio, spiega la fonte di Fides, perché "sotto l'attuale regime essi sono stati protetti, e dunque alcuni li considerano allineati con il regime. Questo li rende vulnerabili agli attacchi dei rivoluzionari o di forze non ben identificate". I cristiani in Siria sono anche preoccupati dalla situazione dei cristiani in paesi come Iraq e Egitto dove, all'indomani dei cambi di regime, i fedeli sono vittime di attacchi. In Siria il cristianesimo è presente da duemila anni. Nel paese, prima dell'inizio del conflitto, vivevano circa 1,2 milioni di cristiani, di diverse confessioni. (PA) (Agenzia Fides 18/4/2012)

martedì 27 settembre 2011

Mazzolari? Sì,....ma Cesare!

EUROPA/ITALIA - Il Consiglio Episcopale Permanente della Cei ricorda Mons. Mazzolari "tra i più grandi missionari di ogni tempo", le vicende dell'Africa e i cristiani perseguitati

Roma (Agenzia Fides) - "In Africa, com'è noto, è nata la cinquantaquattresima nazione, il Sud Sudan, a cui va la nostra simpatia e la nostra amicizia. Protagonista primario di questa indipendenza è stato un nostro missionario e confratello, S.E. Mons. Cesare Mazzolari: la sua improvvisa morte ha finito per dare ancor più rilievo all'opera di questo straordinario servitore del Vangelo che, per intelligenza e dedizione, è degno di figurare tra i più grandi missionari di ogni tempo". Con queste parole si è espresso il Card. Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), nella sua prolusione ai lavori del Consiglio Episcopale Permanente, pronunciata a Roma nel pomeriggio del 26 settembre. Riferendosi alle diverse "situazioni di angustia" che affliggono il mondo, il Card. Bagnasco ha citato anzitutto il Corno d'Africa "dove una carestia, la peggiore degli ultimi sessant'anni, affligge almeno undici milioni di persone", invitando a "fare di tutto per portare aiuto a queste persone nei loro villaggi e nelle loro città": "Non abbandoniamo questi fratelli, non carichiamo sulla nostra coscienza una nuova ecatombe".
Il Presidente della Cei ha poi rilevato che l'Africa è oggi soggetta a "pressioni e condizionamenti - interni ed esterni - da far temere per un suo realistico futuro di libertà e progresso". Tuttavia ha esortato a "non arrendersi", valorizzando "tanti gesti di novità positiva, che pur non mancano". Quindi ha proseguito: "Auguriamoci che si confermi l'evoluzione pacifica in atto nel Marocco e in Giordania; che la situazione della Siria non degeneri oltre e che si arrivi ad un nuovo equilibrio interno, di garanzia per tutti; che dalla tormentata vicenda bellica che ha interessato la Libia, segnata dall'ombra degli affari, si possa almeno trarre a livello internazionale la consapevolezza che la sovranità di un Paese non può andare contro il diritto alla vita dei suoi cittadini. Queste rivoluzioni hanno comunque assegnato alla ricorrenza decennale dell'11 settembre 2011 un carattere di movimento e di speranza".
Infine, auspicando che il raduno interreligioso di Assisi del 27 ottobre, a venticinque anni dal primo incontro voluto da Papa Wojtyla, "sprigioni per intero le sua potenzialità di bene", il Presidente della Cei ha sottolineato che "ci sentiamo impegnati a pregare" perché raggiunga questo scopo, e questo "è il modo più significativo per solidarizzare con i cristiani perseguitati in vari Paesi, dall'Iraq al Pakistan, dal Vietnam alla Cina". (SL) (Agenzia Fides 27/09/2011)