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martedì 10 gennaio 2012

Il primo dei diritti umani

VATICANO - Il Papa al Corpo diplomatico: "in non pochi Paesi i cristiani sono privati dei diritti fondamentali e messi ai margini della vita pubblica"

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - La libertà religiosa è "il primo dei diritti umani, perché essa esprime la realtà più fondamentale della persona. Troppo spesso, per diversi motivi, tale diritto è ancora limitato o schernito". Lo ha ribadito il Santo Padre Benedetto XVI durante l'udienza del 9 gennaio ai membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, per la presentazione degli auguri per il nuovo anno. Citando il ministro pachistano Shahbaz Bhatti, "la cui infaticabile lotta per i diritti delle minoranze si è conclusa con una morte tragica", il Papa ha sottolineato che "in non pochi Paesi i cristiani sono privati dei diritti fondamentali e messi ai margini della vita pubblica; in altri subiscono attacchi violenti contro le loro chiese e le loro abitazioni. Talvolta, sono costretti ad abbandonare Paesi che essi hanno contribuito a edificare, a causa delle continue tensioni e di politiche che non di rado li relegano a spettatori secondari della vita nazionale. In altre parti del mondo, si riscontrano politiche volte ad emarginare il ruolo della religione nella vita sociale, come se essa fosse causa di intolleranza, piuttosto che contributo apprezzabile nell'educazione al rispetto della dignità umana, alla giustizia e alla pace".
Il Papa ha rivolto "un particolare pensiero ai Paesi dell'America Latina e dei Caraibi che, nel 2011, hanno festeggiato il bicentenario della loro indipendenza" e si è rallegrato con il Sud Sudan, che si è costituito Stato sovrano in modo pacifico, auspicando che "tutti uniscano i loro sforzi affinché, per le popolazioni del Sudan e del Sud Sudan, si apra un periodo di pace, di libertà e di sviluppo".
Nel suo ampio discorso, Benedetto XVI ha messo in evidenza che "il momento attuale è segnato purtroppo da un profondo malessere". In particolare "gli sviluppi gravi e preoccupanti della crisi economica e finanziaria mondiale" hanno "inciso profondamente anche sulla vita dei Paesi in via di sviluppo". Tuttavia "la crisi può e deve essere uno sprone a riflettere sull'esistenza umana e sull'importanza della sua dimensione etica, prima ancora che sui meccanismi che governano la vita economica".
Il Santo Padre si è soffermato sugli effetti dell'attuale momento che colpiscono particolarmente i giovani. In particolare ha citato Nord Africa e Medio Oriente, dove i giovani "hanno lanciato quello che è diventato un vasto movimento di rivendicazione di riforme e di partecipazione più attiva alla vita politica e sociale" che per proseguire necessita ora del "riconoscimento della dignità inalienabile di ogni persona umana e dei suoi diritti fondamentali. Il rispetto della persona dev'essere al centro delle istituzioni e delle leggi, deve condurre alla fine di ogni violenza". Benedetto XVI ha poi espresso "grande preoccupazione" per la Siria, auspicando "una rapida fine degli spargimenti di sangue e l'inizio di un dialogo fruttuoso tra gli attori politici, favorito dalla presenza di osservatori indipendenti", e per la Terra Santa, "dove le tensioni tra Palestinesi e Israeliani hanno ripercussioni sugli equilibri di tutto il Medio Oriente".
Richiamando il suo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2012, "Educare i giovani alla giustizia e alla pace", il Pontefice ha ricordato che "l'educazione è un tema cruciale per ogni generazione" ed essa ha bisogno di luoghi, "tra questi figura anzitutto la famiglia, fondata sul matrimonio di un uomo con una donna". All'educazione dei giovani, e di conseguenza al futuro dell'umanità, si oppongono "le misure legislative che non solo permettono, ma talvolta addirittura favoriscono l'aborto, per motivi di convenienza o per ragioni mediche discutibili".
Il Santo Padre ha poi ricordato che "il terrorismo motivato religiosamente ha mietuto anche l'anno scorso numerose vittime, soprattutto in Asia e in Africa", per questo è necessario che i leaders religiosi ribadiscano che "questa non è la vera natura della religione. È invece il suo travisamento e contribuisce alla sua distruzione". Nel continente africano desta preoccupazione "la recrudescenza delle violenze che interessa la Nigeria", gli strascichi della guerra civile in Costa d'Avorio, la persistente instabilità nella Regione dei Grandi Laghi, l'urgenza umanitaria nei Paesi del Corno d'Africa e la crisi che dura da anni in Somalia. (SL) (Agenzia Fides 10/01/2012)

venerdì 6 maggio 2011

“La guerra ha lasciato i poveri più poveri”

AFRICA/COSTA D’AVORIO -dice Suor Rosaria da Abobo, dopo un mese di combattimenti

Abidjan (Agenzia Fides) - “La situazione è tornata calma dopo 4 settimane di intensi combattimenti. Vi sono ancora delle sporadiche scaramucce, anche perché situazioni come questa non possono cambiare dalla mattina alla sera” dice all’Agenzia Fides, Suor Rosaria, delle Suore della Santa Famiglia, che opera nel quartiere di Abobo di Abidjan, la capitale economica e amministrativa della Costa d’Avorio. Ad Abobo operava il cosiddetto “commando invisibile”, guidato da Ibrahim Coulibaly (detto IB), schierato contro l’ex Presidente Gbagbo, ma in rotta di collisione con il Primo Ministro del nuovo Presidente, Alassane Ouattara, Guillaume Soro. Coulibaly è stato ucciso a fine aprile.
Suor Rosaria racconta: “nelle 4 settimane di combattimenti, da fine marzo alla morte di Coulibaly, sono rimasto sola al dispensario. Ho curato i feriti dei combattimenti, quante pallottole ho estratto e quanti punti ho messo!”
“Ma non aveva paura dei guerriglieri ? chiediamo a Suor Rosaria. “Non avevo paura di loro perché non mi potevano fare niente – risponde la religiosa -. Dicevo loro: se mi uccidete, io ci guadagno, perché vado in Paradiso. Quindi è bene che mi rispettiate”.
La religiosa è comunque abituata a situazioni di crisi: “Sono 40 anni che lavoro in ospedale, di cui 35 in missione. Sono stata in Guatemala nel 1973 al tempo della guerriglia e poi sono stata in Libia, a Bengasi e Tobruk, dove ho collaborato con l’attuale Vicario Apostolico di Tripoli, Mons. Giovanni Martinelli. In particolare Mons. Martinelli mi ha sostenuto nella mia battaglia per far riconoscere dallo Stato libico il diploma di infermiera delle religiose”.
Suor Rosaria descrive così la situazione sanitaria di Abobo: “Ogni giorno abbiamo più di 100 malati. Facciamo orario unico, dalla mattina alla sera. La situazione sanitaria è grave perché le persone non hanno denaro per comprare le medicine e pagare le analisi cliniche. Sono soprattutto le donne incinte le persone più a rischio, oltre ai bambini. Si vedono morire i bambini per un po’ di malaria, una situazione che prima della guerra era più rara, soprattutto ad Abidjan. È vero che la crisi ivoriana dura dal 2000 e da quell’epoca vi sono zone della Costa d’Avorio che sono in forte sofferenza. Prima di operare ad Abobo, stavo in una località del nord, al confine con Mali e Burkina Faso, e lì non avevano nemmeno da mangiare”.
“La crisi sembra finita ma i poveri sono rimasti più poveri – conclude Suor Rosaria -. Nell’ospedale dove lavoro continuano ad andare avanti con la scorta di medicine che avevo fatto mettere da parte. Lo Stato ha promesso l’invio di altre medicine che forse arriveranno lunedì prossimo. Nel frattempo dobbiamo andare avanti con la nostra piccola scorta di medicinali. La maggior parte dei ricoverati soffre di malaria e della conseguente anemia, oltre che di malnutrizione”. (L.M.) (Agenzia Fides 6/5/2011)

giovedì 5 maggio 2011

AFRICA/COSTA D’AVORIO - “Gli sfollati stanno rientrando a casa, ma la loro situazione rimane a rischio” dice a Fides un esponente della Caritas di Abidjan

 

Abidjan (Agenzia Fides) – “Gli sfollati stanno progressivamente ritornando nelle loro case. Diversi centri di accoglienza si stanno infatti sfoltendo” dice all’Agenzia Fides Jean Djoman, Direttore dello sviluppo e della promozione umana di Caritas Costa d’Avorio, da Abidjan, dove le Forze Repubblicane (fedeli al nuovo Presidente Alassane Ouattara) hanno preso il controllo del quartiere di Yopougon, l’ultimo bastione ancora in mano agli uomini di Laurent Gbagbo, il deposto Capo di Stato, arrestato l’11 aprile.
“Da ieri a Yopougon la situazione si sta stabilizzando. Secondo fonti militari, Yopougon è ormai sotto il controllo delle Forze Repubblicane che sono riuscite a prevalere sui combattenti che resistevano” dice Djoman. Secondo fonti militari, i miliziani pro Gbagbo avrebbero ricevuto appoggi da parte di mercenari liberiani e di altre nazionalità. “Non abbiamo prove per confermare o smentire queste informazioni” dice il responsabile della Caritas. “Daltronde è pur vero che nell’ovest della Costa d’Avorio, al confine con la Liberia, esiste un’area infestata da mercenari provenienti dalla Liberia e da altri Paesi. Queste persone provengono dai movimenti armati che si sono combattuti nella guerra in Liberia (terminata nel 2003) e che ora controllano questa zona di frontiera tra i due Paesi, che sfugge al controllo delle forze regolari, sia liberiane sia ivoriane. È una ‘no man land’ che è una riserva di mercenari a disposizione del migliore offerente. Si tratta di una minaccia considerevole per la stabilità dell’Africa occidentale. Occorre trovare una soluzione a questa situazione”.
Un altro quartiere di Abidjan a rischio è Abobo, che era invece il bastione di Ibrahim Coulibaly (detto IB), il capo del cosiddetto “commando invisibile,” schierato contro Gbagbo, ma che era in rotta di collisione con il Primo Ministro di Ouattara, Soro. “Dopo l’uccisione di Coulibaly (vedi Fides 28/4/2011), buona parte dei partigiani di IB si è schierata con le Forze Repubblicane, mentre continuano le operazioni di disarmo di questi uomini. La pacificazione di questo quartiere durerà comunque alcune settimane, così come in altri quartieri di Abidjan dove si è combattuto, perché il processo di raccolta delle armi è ancora lungo” afferma Djoman.
Secondo l’esponente della Caritas “ad Abidjan vi sono ancora delle parrocchie dove sono accolti degli sfollati, anche se la maggior parte di loro era stata ospitata da amici e familiari. Anche in questo caso le strutture della Chiesa (parrocchie e comunità religiose) hanno offerto assistenza. Anche se gli sfollati stanno rientrando nelle proprie abitazioni, occorre tuttavia sottolineare che la situazione di queste persone resta preoccupante, perché molte di loro hanno perduto il lavoro o hanno avuto la casa devastata e non hanno le risorse per far fronte ai loro bisogni vitali (alimentazione, cure mediche, ecc…)”.
Prosegue Djoman: “Come Caritas ci siamo dati il compito di continuare ad assistere gli sfollati anche dopo il loro ritorno nei luoghi di origine, perché queste persone continuano a rivolgersi alle strutture della Chiesa per un’assistenza materiale ma anche psicologia e spirituale; molte di loro sono traumatizzate e cercano il conforto dei sacerdoti. Vi sono inoltre donne incinte che hanno bisogno di un’assistenza particolare. La Caritas ha avviato un programma di interventi sia nell’ovest del Paese sia ad Abidjan, che prevede assistenza alimentare, sanitaria, educativa e la protezione di donne e bambini” conclude l’esponente della Caritas. (L.M.) (Agenzia Fides 5/5/2011)

giovedì 28 aprile 2011

IB

AFRICA/COSTA D’AVORIO - Il responsabile della Caritas di Abidjan: “la situazione degli sfollati è in lento miglioramento”

YAMOUSSOUKRO
Abidjan (Agenzia Fides) - “Vedremo tra oggi e domani quale sarà il seguito agli scontri di ieri, se i combattenti di IB (Ibrahim Coulibaly) deporranno le armi, ora che il loro capo è stato ucciso, oppure si daranno alla latitanza. È ancora troppo presto per valutare la situazione” dice all’Agenzia Fides Jean Djoman, Direttore dello Sviluppo e della Promozione umana di Caritas Abidjan, la capitale amministrativa della Costa d’Avorio, dopo la morte di Ibrahim Coulibaly (detto IB), il capo del cosiddetto “commando invisibile,” che agiva ad Abobo, uno dei quartieri di Abidjan (vedi Fides 12/4/2011). Secondo la versione ufficiale, Coulibaly, è stato ucciso nel corso di un’operazione delle Forze Repubblicane della Costa d’Avorio (FRCI, fedele al Presidente Alassane Ouattara) volta a disarmare i suoi uomini. Il “Commando invisibile” ha partecipato ai combattimenti contro le forze del deposto Presidente Laurent Gbagbo, ma non si era unito alle FRCI, guidate dal Primo Ministro di Ouattare, Guillaume Soro. Tra quest’ultimo e Coulibaly vi erano antichi dissapori.
Gli scontri ad Abobo sono avvenuti dopo quelli scoppiati a Yopougon, il 25 aprile, tra le forze repubblicane e le milizie rimaste fedeli al deposto Presidente Gbagbo. “Qui la situazione sembra rientrare nella normalità. I gruppi pro Gbagbo hanno iniziato a deporre le armi perché vi è stata una trattativa che ha avuto uno sbocco positivo” dice Djoman.
Il responsabile della Caritas sottolinea che “la popolazione di Abidjan è ancora prudente, le persone rientrano a casa, ma vi è ancora un numero importante di sfollati, che si trovano in alcuni centri di accoglienza e in diverse famiglie che li ospitano. Prima di tornare nelle proprie case, le persone osservano attentamente la situazione del loro quartiere”. “In base alle informazioni che abbiamo raccolto nella sola Abidjan, gli sfollati sono circa 25mila, la maggior parte dei quali ospitati da famiglie di amici e parenti” aggiunge Djoman.
Una parte degli sfollati provenienti da Abidjan si erano diretti verso altre zone del Paese. Con il progressivo miglioramento delle condizioni di sicurezza queste persone stanno rientrando nelle proprie abitazioni. Korhogo aveva accolto 15mila sfollati, la zona centrale intorno a Yamoussoukro 16mila persone, mentre nell’est e nella zona di frontiera con il Ghana avevano trovato riparo complessivamente circa 3mila sfollati. (L.M.) (Agenzia Fides 28/4/2011)

venerdì 8 aprile 2011

“Finita l’emergenza sarà difficile riconciliare gli animi” dice il Vicario Generale di Abidjan

AFRICA/COSTA D’AVORIO - La resa di Gbagbo non sembra immediata; Abidjan (Agenzia Fides) - “A parte qualche colpo sporadico, la situazione è calma. In tutte le parrocchie di Abidjan vi sono degli sfollati. Nella sola Cattedrale abbiamo accolto duemila sfollati. Mancano però cibo e medicine” dice all’Agenzia Fides Mons.Yessoh Pierre Claver N’Guessan; Vicario Generale dell’Arcidiocesi di Abidjan, la capitale amministrativa della Costa d’Avorio, dove sono finora falliti i tentativi di allontanare con la forza l’ex Presidente Laurent Gbagbo dalla sua residenza. Ieri sera, 7 aprile, il Presidente eletto, Alassane Ouattara, in un discorso alla nazione, ha lanciato un appello alla riconciliazione nazionale. Egli ha inoltre dichiarato che le sue forze non tenteranno nuovi assalti alla residenza di Gbagbo, limitandosi a circondarla, e attendendo che l’ex Presidente ed i suoi uomini si arrendano dopo aver finito i viveri e l’acqua.
“Non penso che i combattimenti riprenderanno, penso che prevarrà una soluzione negoziata, ma ci vorrà tempo” afferma Mons. N’Guessan. “Il vero problema sarà riconciliare gli ivoriani. Sarà molto difficile riavvicinare i sostenitori degli uni e degli altri. L’implicazione della Francia, degli Stati Uniti e dell’Unione Africana ha diviso enormemente gli ivoriani” conclude il Vicario.
Le forze di Ouattara, appoggiate dall’ONUCI (la missione delle Nazioni Unite in Costa d’Avorio) e dai militari francesi della “Force Licorne”, controllano ormai la maggior parte del Paese. Gbagbo si è asserragliato nella residenza presidenziale, trasformata in un bunker, assieme a circa 200 fedelissimi. (L.M.) (Agenzia Fides 8/4/2011)
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AFRICA/COSTA D’AVORIO - Il Nunzio a Fides: “danni alla Nunziatura” che si trova a 200 metri dal palazzo presidenziale
Abidjan (Agenzia Fides) - “La Nunziatura ha subito alcuni danni. Tutti i vetri sono andati in frantumi per le esplosioni. Stiamo comunque tutti bene e non ci siamo mai mossi dalla nostra sede” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Ambrose Madtha, Nunzio Apostolico ad Abidjan, dove ieri, 7 aprile, le Forze Repubblicane, gli ex ribelli che appoggiano il Presidente eletto Alassane Ouattara, hanno dato l’assalto alla residenza dell’ex Presidente, Laurent Gbagbo, che rifiuta di riconoscere la sconfitta elettorale del 28 novembre. L’assalto è stato però respinto dopo violenti combattimenti. Dopo il discorso del Presidente Ouattara di ieri sera (che ha annunciato un assedio alla residenza di Gbagbo, rinunciando ad un assalto diretto) si odono solo dei colpi sporadici. “La Nunziatura si trova a circa 200-300 metri dalla residenza di Gbagbo. Non possiamo muoverci facilmente, perché tutto intorno vi sono uomini armati. Abbiamo acqua ed elettricità ma le linee telefoniche sono saltate” dice Mons. Madtha, raggiunto attraverso il cellulare da Fides. (L.M.) (Agenzia Fides 8/4/2011)

mercoledì 6 aprile 2011

Agenzia Fides 3 articoli sulla Costa D'Avorio

AFRICA/COSTA D’AVORIO - “Ci sono violente esplosioni nel centro di Abidjan” dice a Fides l’Arcivescovo Kutwa prima che si interrompa la comunicazione
Abidjan (Agenzia Fides) - “Mi trovo in un luogo nascosto. Sono in corso violenti combattimenti. Si sentono dei colpi molto forti” dice, prima che si interrompa la comunicazione, Sua Ecc. Mons. Jean-Pierre Kutwa, Arcivescovo di Abidjan, raggiunto dall’Agenzia Fides nel centro della capitale amministrativa della Costa d’Avorio, dove il Presidente uscente Laurent Gbagbo è ancora asserragliato nella residenza presidenziale, presa d’assalto dalle Forze Repubblicane, vicine al Presidente eletto Alassane Oattara. Secondo notizie di agenzia, forti esplosioni provengono sia dal Palazzo Presidenziale che dalla residenza del Capo dello Stato.
La battaglia finale degli uomini di Ouattara, che è riconosciuto dalla comunità internazionale come legittimo Presidente della Costa d’Avorio, è iniziata ieri, 5 aprile. L’ONUCI (la missione delle Nazioni Unite in Costa d’Avorio) e le forze francesi hanno attaccato le armi pesanti delle forze di Gbagbo, sulla base della Risoluzione 1975 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che prevede la protezione dei civili. Durante la notte tra il 5 e il 6 aprile, Gbagbo, che non ha riconosciuto la vittoria di Ouattara nel ballottaggio del novembre 2010, avrebbe cercato una via negoziale, senza esito. (L.M.) (Agenzia Fides 6/4/2011)
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AFRICA/COSTA D’AVORIO - Un “appello alla tolleranza per evitare nuove violenze” lanciato attraverso internet dal parroco del porto di Abidjan
Abidjan (Agenzia Fides) - “Dobbiamo continuare a lanciare appelli alla pace attraverso la rete delle parrocchie, anche grazie a Internet almeno nelle zone dove ancora funziona, perché i responsabili religiosi devono fare appello allo spirito delle persone, invitandole alla tolleranza” dice all’Agenzia Fides, p. Celestine Ikomba, scalibriniano, parroco e cappellano del porto di Abidjan, dove in queste ore infuria la battaglia condotta dalle Forze Repubblicane, vicine al Presidente eletto Alassane Ouattara, per conquistare il Palazzo presidenziale e la residenza del Capo dello Stato, dove è asserragliato il Presidente uscente Laurent Gbagbo. Ogni tentativo negoziale per convincere Gbagbo alla resa sembra essere fallito.
“Chi ha ancora Internet funzionante, legga questi messaggi di tolleranza, e chi non lo ha può passare la voce di parrocchia in parrocchia, per diffondere l’appello alla tolleranza. Deve essere fatto ogni sforzo in questo senso” afferma p. Celestine. A seguito di settimane di combattimenti, la situazione umanitaria nel Paese si è aggravata. Secondo l’ONU gli sfollati ivoriani sono più di un milione. Anche ad Abidjan, la capitale economica ed amministrativa del Paese, le condizioni umanitarie sono molto gravi. Le strutture della Chiesa sono state messe a disposizione degli sfollati, come testimonia p. Celestine: “nella parrocchia del porto, dedicata a Sant’Antonio, abbiamo accolto solo ieri 80 sfollati in fuga dai combattimenti, stiamo cercando di trovare il modo di nutrirli e sostenerli”. (L.M.) (Agenzia Fides 6/4/2011)
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AFRICA/COSTA D’AVORIO - Il Nunzio ad Abidjan denuncia gravi violazioni dei diritti umani e testimonia l’aiuto alle vittime da parte della Chiesa
Abidjan (Agenzia Fides) - “Le popolazioni civili sono le prime vittime: subiscono violenze gravi” ha affermato Sua Ecc. Mons. Ambrose Madtha, Nunzio Apostolico in Costa d’Avorio, alla sezione francese di Aiuto alla Chiesa che soffre (Aide à l’Église en Détresse, AED), la quale ha inviato all’Agenzia Fides un comunicato al riguardo. “Vi sono molteplici uccisioni (persone sono state assassinate dai colpi delle armi pesanti, sgozzate, bruciate vive), vi sono rapimenti, saccheggi, ecc…” denuncia il Nunzio. “Le famiglie scappano dalle violenze e si rifugiano in gran parte nelle chiese”. La diocesi di Man (in particolare le città di Agboville e di Duékoué, dove sono state scoperte fosse comuni con centinaia di cadaveri) e le arcidiocesi di Abidjan e di Gagnoa sono le più colpite.
“Gli sfollati sono veramente privi di tutto, perché sono stati costretti ad abbandonare ogni cosa per fuggire” spiega Mons. Madtha. “Mancano cibo, acqua potabile, medicine, vestiti. Assistiamo queste persone condividendo con loro il poco che abbiamo. Ma di fronte alla gravità della situazione ed ai bisogni immensi, vi chiediamo di aiutarci” conclude il Nunzio.
L’AED ha inviato aiuti per 25mila euro come prima forma di soccorso. “Non siamo specialisti degli aiuti d’emergenza” dichiara Marc Fromager, Direttore dell’AED, “ma non possiamo rimanere insensibili a questo dramma che si svolge sotto i nostri occhi”.
Papa Benedetto XVI ha lanciato oggi, 6 aprile, un appello per la fine delle violenze in Costa d’Avorio. “Continuo a seguire con grande apprensione – ha detto il Santo Padre - le drammatiche vicende che le care popolazioni della Costa d'Avorio e della Libia stanno vivendo in questi giorni. Mi auguro inoltre - ha aggiunto - che il Cardinale Turkson, che avevo incaricato di recarsi in Costa d'Avorio per manifestare la mia solidarietà possa presto entrare nel Paese. Prego per le vittime - ha proseguito il Papa - e sono vicino a tutti coloro che stanno soffrendo. La violenza e l'odio sono sempre una sconfitta”. (L.M.) (Agenzia Fides 6/4/2011)

lunedì 4 aprile 2011

Una Calma Inquietante

AFRICA/COSTA D’AVORIO - “Regna una calma inquietante, come prima della tempesta” dice a Fides l’Arcivescovo di Abidjan
Abidjan (Agenzia Fides) - “La situazione è calma, nel senso che le sparatorie sono ridotte, ma è una calma inquietante, per niente rassicurante. La tensione è fortissima. La popolazione è barricata in casa. In alcuni quartieri manca l’acqua e l’elettricità, non si trovano i viveri. Siamo in attesa della battaglia finale. È una tragedia indescrivibile” dice all’Agenzia Fides Mons. Jean-Pierre Kutwa, Arcivescovo di Abidjan, la capitale economica della Costa d’Avorio, sconvolta dall’assalto delle Forze Repubblicane, vicine al Presidente eletto Alassane Ouattara, volto a conquistare i tre luoghi simbolo del potere ivoriano (il Palazzo Presidenziale, la residenza del Presidente e la sede della radio-televisione nazionale), ancora in mano a Laurent Gbagbo, il Presidente uscente che non riconosce la sua sconfitta nel ballottaggio presidenziale del novembre 2010. “Senza il controllo di queste tre strutture Ouattara non può imporsi agli occhi degli ivoriani come il legittimo Presidente del Paese” spiegano all’Agenzia Fides fonti della Chiesa da Abidjan, che per motivi di sicurezza desiderano non essere citate. (L.M.) (Agenzia Fides 4/4/2011)

venerdì 25 marzo 2011

L'embargo sui medicinaliiiiiiiiiiiiiii?

AFRICA/COSTA D’AVORIO - “L’Unione Europea tolga l’embargo sui medicinali”: appello a Fides dell’Arcivescovo di Abidjan
Abidjan (Agenzia Fides) - “Invito tutti al rispetto della vita. In nome del diritto alla salute chiedo che l’Unione Europea tolga l’embargo sulle medicine”. È l’appello lanciato tramite l’Agenzia Fides da Sua Ecc. Mons. Jean-Pierre Kutwa, Arcivescovo di Abidjan. “Chiedo il rispetto della vita. Non occorrono tante argomentazioni per far comprendere che la vita è sacra e che occorre proteggerla. Il quinto comandamento dice ‘non uccidere’. Ogni uomo ha diritto alla salute ed alla vita. Per cui l’embargo sulle medicine è un atto che va contro questo diritto. Chiedo dunque all’Unione Europea di togliere questo embargo affinché la popolazione possa curarsi.
Dal 28 febbraio è in vigore l’embargo sui medicinali decretato dall’Unione Europea per costringere Gbagbo alle dimissioni e a cedere il potere a Ouattara. “Lancio anche un appello ai due leader (Gbagbo e Ouattara) perché fermino le uccisioni e le violenze” conclude Mons. Kutwa.
Lo scontro tra le forze armate, che appoggiano il Presidente uscente Laurent Gbagbo (che non ha accettato i risultati del ballottaggio presidenziale di novembre e si considera il Presidente legittimo del Paese), e i miliziani vicini al Presidente eletto, Alassane Ouattara, stanno provocando gravi danni alle popolazione civile ad Abidjan e in altre aree della Costa d’Avorio. “L’esodo della popolazione continua, i colpi di artiglieria sono cessati da mezz’ora, adesso abbiamo una tregua. Ieri abbiamo subito un bombardamento molto pesante. I civili continuano a morire uccisi dai colpi vaganti e dai tiri di artiglieria” dice all’Agenzia Fides suor Rosaria, della Congregazione della Santa Famiglia di Spoleto, da Abobo, il comune di Abidjan da dove sono iniziati i combattimenti tra le forze di sicurezza rimaste di Gbabo e gli uomini del “commando invisibile”, un gruppo vicino al Presidente eletto Alassane Ouattara.-
“Ad Abidjan regna ormai un clima di paura. La città si sta svuotando, chi può scappa verso i villaggi dove hanno amici o parenti in grado di ospitarli” dice all’Agenzia Fides un’altra fonte della Chiesa che per motivi di sicurezza desidera non essere citato. Uno spiraglio potrebbe venire dall’appello al dialogo lanciato oggi da Gbagbo, che ha riconosciuto che la violenza e l'uso della forza non sono la soluzione per la crisi in Costa d'Avorio. (L.M.) (Agenzia Fides 25/3/2011)

martedì 22 marzo 2011

AFRICA/COSTA D’AVORIO - Verso la guerra civile tra l’indifferenza della comunità internazionale; danni ad un convento di Clarisse

Abidjan (Agenzia Fides) - “La Costa d’Avorio sta scivolando verso la guerra civile” dicono all’Agenzia Fides fonti della Chiesa locale, che per motivi di sicurezza desiderano rimanere anonime. “I combattimenti ad Abidjan, la capitale amministrativa ed economica del Paese, sono all’ordine del giorno. Intere zone della città sono investite dalle violenze, in particolare Abobo e Yopougon, dove i civili o sono riusciti a fuggire oppure sono intrappolati in casa” affermano le nostre fonti.
“Ad Abobo ieri un colpo di arma pesante è caduto nei pressi di un convento di suore Clarisse. Per fortuna le religiose, che erano in cappella a pregare, non sono state colpite, ma il convento ha comunque riportato alcuni danni” riferiscono le fonti di Fides. “I leader religiosi della Costa d’Avorio stanno cercando una mediazione, ma sembra difficile contattare le due parti. Le difficoltà di comunicazione ostacola inoltre il processo di elaborazione di una posizione comune tra i rappresentanti religiosi” concludono le fonti di Fides.
Secondo notizie della stampa locale, il partito del Presidente uscente Laurent Gbagbo ha invitato i giovani sostenitori ad arruolarsi in massa nelle forze armate. I miliziani delle Forze Nuove, gli ex ribelli, che sostengono il Presidente eletto Alassane Ouattara, sono passati all’attacco nell’ovest del Paese, mentre proseguono la loro offensiva ad Abidjan, verso il quartiere di Cocody, dove sono concentrati i palazzi del potere.
Il governo della Nigeria ha criticato le “contraddizioni” della comunità internazionale, che concentra la sua attenzione sulla Libia, a detrimento della Costa d’Avorio ormai sull’orlo di una vera e propria guerra civile. (L.M.) (Agenzia Fides 22/3/2011)