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domenica 13 luglio 2014
giovedì 15 maggio 2014
Chiudendo gli accessi legali, si spingono queste persone nelle mani dei trafficanti
AFRICA/LIBIA - “Bloccando i visti, l’Europa spinge i migranti nelle braccia dei trafficanti” dice p. Zerai
Tripoli (Agenzia Fides) - “Ci sono almeno due fattori che spiegano l’aumento del numero di persone che cercano di attraversare il Mediterraneo con i barconi dei trafficanti” dice all’Agenzia Fides don Mussie Zerai Yosief, Presidente dell’Agenzia Habeshia per la cooperazione e lo sviluppo.
“In primo luogo, in Sudan le autorità locali stanno facendo retate di stranieri in posizione irregolare a Khartoum e in altre città. Si tratta in particolare di cittadini etiopi ed eritrei, che vengono rinviati nei loro Paesi, dove sono soggetti a persecuzioni. L’insicurezza nella quale vivono queste persone diventa quindi una spinta per raggiungere l’Europa”.
“Ogni giorno - aggiunge p. Zerai - nei campi profughi sudanesi vengono rapite delle persone per essere vendute nel Sinai. Altre vengono rapite al confine tra Sudan, Libia ed Egitto, un vero triangolo maledetto, dove ci sono i container nei quali sono rinchiusi gli ostaggi catturati. I sequestratori in un primo momento si mettono in contatto con i familiari dei rapiti per chiedere un riscatto. Se la famiglia non può pagare, gli ostaggi vengono venduti ad altri trafficanti che li trasportano in Egitto, dove sono usati come schiavi nell’agricoltura e nelle costruzioni. Altri sono coinvolti a forza nei traffici di armi e di droga, altri ancora diventano vittime del traffico di organi”.
Lo stesso – prosegue p. Zerai - accade in Libia, dove i migranti sono continuamente ricattati, derubati o rinchiusi in centri di detenzione dai quali per uscire devono pagare altri 700-1000 dollari”.
P. Zerai precisa: “non è vero che esistano controlli alla frontiere libiche. Il controllo alle frontiere libiche esiste ma si è trasformato in un business, e questo fin dai tempi di Gheddafi, che ha sempre giocato su più tavoli, da un lato chiedendo aiuto all’Europa per potenziare i controlli frontalieri, e dall’altro facendo affari con i trafficanti. Lo stesso accade oggi, solo che non vi è un regime ma centinaia di milizie coinvolte in questo sporco gioco”.
P. Zerai afferma che “le frontiere meridionali della Libia sono ben presidiate per controllare i migranti provenienti da Ciad, Niger, Sudan, dai miliziani, i quali però stanno facendo affari con i trafficanti. Ogni persona deve pagare 700-1000 dollari per entrare in Libia, più un’altra cifra per attraversare il Mediterraneo con i barconi. Prima di partire i migranti hanno già raccolto la cifra necessaria a superare i vari posti di blocco”.
“La responsabilità di questa tragedia è in parte anche europea” dice il sacerdote, venendo alla seconda causa dell’aumento del flusso migratorio, “perché le Ambasciate degli Stati europei hanno bloccato il rilascio dei visti. Ad esempio le ambasciate italiane in Etiopia, in Sudan, in Kenya e in Uganda, stanno tenendo bloccati i visti di migliaia di donne e bambini, in attesa di venire in Italia per ricongiungersi con i loro parenti, nonostante la concessione del nullaosta da parte del Ministero dell’Interno. La disperazione di queste persone le sta spingendo a tentare la via libica per raggiungere clandestinamente l’Italia. Chiudendo gli accessi legali, si spingono queste persone nelle mani dei trafficanti” conclude il sacerdote. (L.M.) (Agenzia Fides 15/5/2014)
“In primo luogo, in Sudan le autorità locali stanno facendo retate di stranieri in posizione irregolare a Khartoum e in altre città. Si tratta in particolare di cittadini etiopi ed eritrei, che vengono rinviati nei loro Paesi, dove sono soggetti a persecuzioni. L’insicurezza nella quale vivono queste persone diventa quindi una spinta per raggiungere l’Europa”.
“Ogni giorno - aggiunge p. Zerai - nei campi profughi sudanesi vengono rapite delle persone per essere vendute nel Sinai. Altre vengono rapite al confine tra Sudan, Libia ed Egitto, un vero triangolo maledetto, dove ci sono i container nei quali sono rinchiusi gli ostaggi catturati. I sequestratori in un primo momento si mettono in contatto con i familiari dei rapiti per chiedere un riscatto. Se la famiglia non può pagare, gli ostaggi vengono venduti ad altri trafficanti che li trasportano in Egitto, dove sono usati come schiavi nell’agricoltura e nelle costruzioni. Altri sono coinvolti a forza nei traffici di armi e di droga, altri ancora diventano vittime del traffico di organi”.
Lo stesso – prosegue p. Zerai - accade in Libia, dove i migranti sono continuamente ricattati, derubati o rinchiusi in centri di detenzione dai quali per uscire devono pagare altri 700-1000 dollari”.
P. Zerai precisa: “non è vero che esistano controlli alla frontiere libiche. Il controllo alle frontiere libiche esiste ma si è trasformato in un business, e questo fin dai tempi di Gheddafi, che ha sempre giocato su più tavoli, da un lato chiedendo aiuto all’Europa per potenziare i controlli frontalieri, e dall’altro facendo affari con i trafficanti. Lo stesso accade oggi, solo che non vi è un regime ma centinaia di milizie coinvolte in questo sporco gioco”.
P. Zerai afferma che “le frontiere meridionali della Libia sono ben presidiate per controllare i migranti provenienti da Ciad, Niger, Sudan, dai miliziani, i quali però stanno facendo affari con i trafficanti. Ogni persona deve pagare 700-1000 dollari per entrare in Libia, più un’altra cifra per attraversare il Mediterraneo con i barconi. Prima di partire i migranti hanno già raccolto la cifra necessaria a superare i vari posti di blocco”.
“La responsabilità di questa tragedia è in parte anche europea” dice il sacerdote, venendo alla seconda causa dell’aumento del flusso migratorio, “perché le Ambasciate degli Stati europei hanno bloccato il rilascio dei visti. Ad esempio le ambasciate italiane in Etiopia, in Sudan, in Kenya e in Uganda, stanno tenendo bloccati i visti di migliaia di donne e bambini, in attesa di venire in Italia per ricongiungersi con i loro parenti, nonostante la concessione del nullaosta da parte del Ministero dell’Interno. La disperazione di queste persone le sta spingendo a tentare la via libica per raggiungere clandestinamente l’Italia. Chiudendo gli accessi legali, si spingono queste persone nelle mani dei trafficanti” conclude il sacerdote. (L.M.) (Agenzia Fides 15/5/2014)
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giovedì 19 settembre 2013
Droga secondo Exodus
T Avvenire has uploaded "Sono stata stupida"
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"Sono stata stupida"
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Exodus Cassino, per uscire dalle droghe
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martedì 23 ottobre 2012
Piani: il consumo di droghe non sente la crisi
Mercoledì l'autopsia per chiarire le cause del decesso di Ares Movio
UDINE (23
ottobre, ore 10) - “La crisi economica non ha fatto diminuire il
consumo di droga”. Lo sostiene Francesco Piani, direttore del
Dipartimento dipendenze dell’azienda sanitaria del Medio Friuli,
commentando la morte – per presunta intossicazione da trielina – di Ares
Movio, 39 anni di Fiumicello, avvenuta ieri. Spetterà all’autopsia, in
programma domani mattina, chiarire le cause del decesso dell'uomo.
“L’uso
di questa sostanza non è comune – afferma –. Ma è vero che si tratta di
sostanze a basso costo e subito disponibili». Piani allarga la
riflessione oltre il singolo caso e osserva che «la crisi non ha avuto
grandi influenze sul consumo di sostanze». «Si tratta di mercati
illegalli che sfuggono anche ai momenti di difficoltà economica – spiega
–. Chi si faceva di eroina anni fa aveva gli stessi problemi a
procurarsi i soldi di chi lo fa oggi».
E il
direttore del Dipartimento dipendenze mette anche in guardia
sull'utilizzo di sostanze tossiche. “La trielina, al pari di altre
sostanze volatili come benzina e gas vari, può portare a danni
irreparabili” – spiega –. Provoca sicuramente danni alle mucose nasali e
bronchiali, ma ci possono essere anche effetti sul cervello fino
all'atrofia cerebrale, una degenerazione delle cellule nervose, con
tutto ciò che questo può comportare, alterazioni cognitive, psicosi,
epilessie... fino alla demenza e anche alla morte».
venerdì 10 agosto 2012
Il divertimento che ha bisogno delle forze dell'ordine? E' friuli questo?
Al via il servizio gratuito per scongiurare le stragi del sabato sera.
Collaborazione con i Carabinieri per i controlli "anti spaccio"
Collaborazione con i Carabinieri per i controlli "anti spaccio"
UDINE (9
agosto, ore 13.40) - Divertimento sicuro e soprattutto senza sballo e
senza droghe. Le corriere notturne per Lignano partiranno sabato 11
agosto e garantiranno un servizio safety per i giovani che vogliono
recarsi nelle località balneari senza rischiare la vita. Il servizio,
del tutto gratuito, va incontro alle esigenze di garantire l’incolumità,
evitando però che sulle corriere avvengano scambi o vendite illecite.
L’assessore provinciale ai Trasporti, Franco Mattiussi, mette le mani
avanti: “Grazie alla collaborazione con le forze dell’ordine, l’Arma dei
Carabinieri in primis, si assicurerà la dovuta vigilanza sui
frequentatori delle corriere, in modo che chi ha intenzioni illegali
(spaccio e acquisto di sostanze stupefacenti) venga bloccato prima che
si verifichino fatti spiacevoli”.
Lo slogan dell’iniziativa “Con il pullman vieni a divertirti... Sicuro!” si associa anche allo slogan “Con il Pullman vieni a divertirti... Senza droghe”. Massima allerta pertanto sui rischi di devianza con l’obiettivo di rendere davvero sicuro, sotto ogni punto di vista, il servizio by night, come hanno spiegato nel corso della conferenza stampa, i vertici della Saf di Udine e l’Assessorato provinciale.
Per utilizzare la corriera è necessario prenotare sul sito divertirsisicuri@saf.ud.it
Chi non lo farà, potrà comunque essere accolto nei posti che eventualmente restassero disponibili, in quanto non occupati.
I pullman by night vengono attivati nei giorni 11, 14, 15, 18, 25 agosto e 1 settembre alle ore 22.30 e rientrano da Lignano i giorni successivi (12, 15, 16, 19, 26 agosto e 2 settembre) alle ore 5.30.
Chi non lo farà, potrà comunque essere accolto nei posti che eventualmente restassero disponibili, in quanto non occupati.
I pullman by night vengono attivati nei giorni 11, 14, 15, 18, 25 agosto e 1 settembre alle ore 22.30 e rientrano da Lignano i giorni successivi (12, 15, 16, 19, 26 agosto e 2 settembre) alle ore 5.30.
Per l’assessore Mattiussi si tratta di “un’occasione da sfruttare in maniera pulita e responsabile: la partnership stretta con l’azienda Saf va nella direzione di sostenere attivamente la sicurezza, per scongiurare le stragi del sabato sera e in generale quelle che si registrano spesso dopo l’uscita dalle discoteche, inoltre ha l’obiettivo di dare l’opportunità ai giovani di scegliere, consapevolmente, un’alternativa all’auto”.
lunedì 16 luglio 2012
Da fb un articolo di Don Mazzi sulle droghe
Caro Saviano, mai sentito parlare di educazione?
Ecco
la notiziola “succulenta” e degna di segnalazione: “Uruguay, spinello
di stato per battere il narcotraffico”. Volendo essere puntigliosi,
potremmo dire che chiacchiere su questo tema si fanno da decenni, con
alterne adesioni. Ora, eccoci da capo.
“Qualcuno
deve pur cominciare. L’Uruguay è un piccolo paese (!) e qui sarà più
facile capire se la liberalizzazione funziona”. Anche l’Italia è un
paese piccolo, e in un paese piccolo come l’Italia, Milano sarebbe una
contrada.
Per questo un assessore di nome Boeri, dopo
una botta di sole (perché anche nei paesetti, il sole regala con
abbondanza il suo calore) ha deciso di aprire alle droghe leggere.
Ha, inoltre aggiunto, per documentare la serietà di quanto stava dicendo, una
noterella biografica: “L’ultima canna me la sono fatta tempo fa.
Purtroppo mi viene la tachicardia, e non me la godo più come si
dovrebbe!”.
Sempre, credo a causa del caldo, perfino Saviano ha deciso di sprecarsi e sull’Espresso,
ha scritto un pezzo illuminato nel quale, lodando quanto accade nel
piccolo paese dell’Uruguay, biasima l’Italia, paese nel quale non si fa nulla per battere il narcotraffico e le organizzazioni criminali ne approfittano.
Poi chiarisce e approfondisce: “Una società per dirsi sana e poter funzionare, deve prestare attenzione a tutte
le sue parti. Non possono esistere compartimenti stagni. Non voler
affrontare il problema del consumo di droghe, se non come un problema di
repressione, ha ricadute pesanti”.
Ritorno, ancora una volta, a domandarmi perché persone intelligenti come Saviano, non mettano
nel loro vocabolario la parola educazione. Per loro, o c’è la
liberalizzazione o c’è la repressione. Dopo anni di esperienze e di
testimonianze, si vuole solo e sempre tornare sui luoghi comuni e
politicamente corretti. Perché educare, per questi, è politicamente scorretto.
Se ho capito bene, le grandi organizzazioni, si mantengono e prosperano sulla vendita di marijuana! Fortuna vuole che, in contemporanea, arriva una notizia dall’Olanda. Dal 1 gennaio 2013 ha deciso di dare un taglio proprio alla marijuana.
E,
cosa molto delicata e intelligente, dice (sempre l’Olanda), che la
percentuale di Thc, non deve superare il 15%. In effetti di leggero,
oggi, non c’è più niente, soprattutto non è più leggera la famosa droga
leggera!
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