lunedì 11 febbraio 2013

Benedetto XVI: rinuncio al ministero di Vescovo di Roma.




Benedetto XVI: rinuncio al ministero di Vescovo di Roma


(INSERTO PAPA originale in latino)
"Carissimi Fratelli, vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l'età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della f ...

domenica 10 febbraio 2013

Benedetto XVI: fiduciosi nella misericordia divina.


 Benedetto XVI: fiduciosi nella misericordia divina
 by vaticanit
 La vocazione è risposta alla chiamata divina e se Dio propone allora
non dobbiamo avere paura perché la misericordia divina agisce proprio
sulle nostre debolezze. Lo ha sottolineato Benedetto XVI parlando ai
fedeli prima della preghiera dell'Angelus, spiegando il Vangelo della
liturgia odierna che riporta il racconto della chiamata dei due primi
discepoli. Salutando i fedeli dopo la recita dell'Angelus, Benedetto
XVI ha auspicato pace e armonia per le popolazioni dell'estremo
Oriente che festeggiano oggi il Capodanno lunare. Ha ricordato poi la
Giornata Mondiale del Malato, che ricorre domani e viene festeggiata
in modo solenne in Baviera. Il Papa ha detto di essere vicino a tutti
i malati ...

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venerdì 8 febbraio 2013

.....non sarei ora cristiana e religiosa…”.

Oglassa, Darfur, Sudan, 1868 - Schio, Vicenza, 8 febbraio 1947

Nasce nel Sudan nel 1869, rapita all'età di sette anni, venduta più volte, conosce sofferenze fisiche e morali, che la lasciano senza un'identità. Sono i suoi rapitori a darle il nome di Bakhita («fortunata»). Nel 1882 viene comprata a Kartum dal console Italiano Calisto Legnani. Nel 1885 segue quest'ultimo in Italia dove, a Genova, viene affidata alla famiglia di Augusto Michieli e diventa la bambinaia della figlia. Quando la famiglia Michieli si sposta sul Mar Rosso, Bakhita resta con la loro bambina presso le Suore Canossiane di Venezia. Qui ha la possibilità di conoscere la fede cristiana e, il 9 gennaio 1890, chiede il battesimo prendendo il nome di Giuseppina. Nel 1893, dopo un intenso cammino, decide di farsi suora canossiana per servire Dio che le aveva dato tante prove del suo amore. Divenuta suora, nel 1896 è trasferita a Schio (Vicenza) dove muore l'8 febbraio del 1947. Per cinquant'anni ha ricoperto compiti umili e semplici offerti con generosità e semplicità.  (Avv.)
Martirologio Romano: Santa Giuseppina Bakhita, vergine, che, nata nella regione del Darfur in Sudan, fu rapita bambina e, venduta più volte nei mercati africani di schiavi, patì una crudele schiavitù; resa, infine, libera, a Venezia divenne cristiana e religiosa presso le Figlie della Carità e passò il resto della sua vita in Cristo nella città di Schio nel territorio di Vicenza prodigandosi per tutti.


Esiste un manoscritto, redatto in italiano e custodito nell’archivio storico della Curia generalizia delle suore Canossiane di Roma, che raccoglie l’autobiografia di santa Bakhita, canonizzata in piazza San Pietro il 1° ottobre scorso fra danze e ritmati canti africani. In questo manoscritto sono racchiuse le brutture a cui fu sottoposta Bakhita nei suoi tragici anni di schiavitù, la sua riacquistata libertà e infine la conversione al cattolicesimo.
“La mia famiglia abitava proprio nel centro dell’Africa, in un subborgo del Darfur, detto Olgrossa, vicino al monte Agilerei... Vivevo pienamente felice…
Avevo nove anni circa, quando un mattino…andai… a passeggio nei nostri campi… Ad un tratto [sbucano] da una siepe due brutti stranieri armati… Uno… estrae un grosso coltello dalla cintura, me lo punta sul fianco e con una voce imperiosa, “Se gridi, sei morta, avanti seguici!””.
Venduta a mercanti di schiavi, iniziò per Bakhita un’esistenza di privazioni, di frustate e di passaggi di padrone in padrone. Poi venne tatuata con rito crudele e tribale: 114 tagli di coltello lungo il corpo: “Mi pareva di morire ad ogni momento… Immersa in un lago di sangue, fui portata sul giaciglio, ove per più ore non seppi nulla di me… Per più di un mese [distesa] sulla stuoia… senza una pezzuola con cui asciugare l’acqua che continuamente usciva dalle piaghe semiaperte per il sale”.
Giunse finalmente la quinta ed ultima compra-vendita della giovane schiava sudanese. La acquistò un agente consolare italiano, Callisto Legnami.  Dieci anni di orrori e umiliazioni si chiudevano. E, per la prima volta, Bakhita indossa un vestito.
“Fui davvero fortunata; perché il nuovo padrone era assai buono e prese a volermi bene tanto”. Trascorrono più di due anni. L’incalzante rivoluzione mahdista fa decidere il funzionario italiano di lasciare Khartoum e tornare in patria. Allora “osai pregarlo di condurmi in Italia con sé”. Bakhita raggiunge la sconosciuta Italia, dove il console la regalerà ad una coppia di amici di Mirano Veneto e per tre anni diventerà la bambinaia di loro figlia, Alice.
Ed ecco l’incontro con Cristo. La mamma di Alice, Maria Turina Michieli, decide di mandare figlia e bambinaia in collegio dovendo raggiungere l’Africa per un certo periodo di tempo. La giovane viene ospitata nel Catecumenato diretto dalle Suore Canossiane di Venezia (1888). “Circa nove mesi dopo, la signora Turina venne a reclamare i suoi diritti su di me. Io mi rifiutai di seguirla in Africa… Ella montò sulle furie”. Nella questione intervennero il patriarca di Venezia Domenico Agostini e il procuratore del re, il quale  “mandò a dire che, essendo io in Italia, dove non si fa mercato di schiavi, restavo… libera”.
Il 9 gennaio 1890 riceve dal Patriarca di Venezia il battesimo, la cresima e la comunione e le viene imposto il nome di Giuseppina, Margherita, Fortunata, che in arabo si traduce Bakhita.
Nel 1893 entra nel noviziato delle Canossiane. “Pronunciate i santi voti senza timori. Gesù vi vuole, Gesù vi ama. Voi amatelo e servitelo sempre così”, le dirà il cardinal Giuseppe Sarto, nuovo Patriarca e futuro Pio X. Nel 1896 pronuncia i voti e si avvia ad un cammino di santità. Cuoca, sacrestana e portinaia saranno le sue umili mansioni, descritte e testimoniate dal recente e ben riuscito video prodotto dalla Nova-T, dal titolo “Le due valigie, S. Giuseppina Bakhita”, con la regia di Paolo Damosso, la fotografia di Antonio Moirabito e la recitazione di  Franco Giacobini e Angela Goodwin. Il titolo si rifà alle parole che Bakhita disse prima di morire: “Me ne vado, adagio adagio, verso l’eternità… Me ne vado con due valigie: una, contiene i miei peccati, l’altra, ben più pesante, i meriti infiniti di Gesù Cristo”.
Donna di preghiera e di misericordia, conquistò la gente di Schio, dove rimase per ben 45 anni. La suora di “cioccolato”,  che i bambini provavano a mangiare, catturava per la sua bontà, la sua gioia, la sua fede. Già in vita la chiamano santa e alla sua morte (8 febbraio 1947),  sopraggiunta a causa di una polmonite, Schio si vestì a lutto.
Aveva detto: “Se incontrassi quei negrieri che mi hanno rapita e anche quelli che mi hanno torturata, mi inginocchierei a baciare loro le mani, perché, se non fosse accaduto ciò, non sarei ora cristiana e religiosa…”.

mercoledì 6 febbraio 2013

Benedetto XVI: La dignità dell'uomo è inviolabile..


 Benedetto XVI: La dignità dell'uomo è inviolabile.
 by vaticanit
 "Il peccato rovina tutto", turba la relazione tra l'uomo e Dio, che è all'origine di tutte le cose, e corrompe i rapporti umani. Nella catechesi dell'udienza generale, Benedetto XVI ha approfondito ancora il Credo, soffermandosi, in particolare, sull'incipit della preghiera che qualifica Dio come "Padre Onnipotente", "Creatore del cielo e della terra". Oggi, ha riconosciuto il Papa, è forte la tentazione "di costruirsi da soli il mondo in cui vivere, di non accettare i limiti dell'essere creatura, i limiti del bene e del male, della moralità", considerando l'amore di Dio un "peso di cui liberarsi". Un'inclinazione che mette tutti contro tutti, e l'uomo contro sé stesso, perché, ha ricordato il Pontefi ...

Corsi e ricorsi storici

ASIA/SIRIA - I rifugiati siriani armeni in Nagorno-Karabakh: l'Azerbaigian protesta
Yerevan (Agenzia Fides) - Alta tensione fra Armenia e Azerbaigian per l'annosa questione del territorio conteso del Nagorno-Karabakh, enclave controllata dall'Armenia in territorio azero, dopo una guerra conclusa nel 1994. Due soldati azeri sono stati uccisi ieri nell'enclave da un cecchino armeno, secondo quanto denuncia il ministero della difesa dell'Azerbaigian. Si teme una nuova escalation del conflitto, legata anche alla questione del reinsediamento dei profughi ameni siriani nel territorio del Nagorno-Karabakh.
 Secondo i dati del governo centrale, circa 6.000 armeni siriani sono arrivati in Armenia, in seguito allo scoppio della violenza in Siria. Circa 100 famiglie siriane armene sono state insediate nei territori controllati dall'Armenia in territorio azero e il sentimento nazionalista sembra essere un fattore determinante nelle aspirazioni di reinsediamento di questi rifugiati. Il Ministro degli esteri azero ha protestato ufficialmente, esprimendo "grave preoccupazione", notando che in Armenia vi sono molti luoghi dove è possibile ospitare i profughi e che questo potrebbe rappresentare il tentativo di mutare gli equilibri demografici nella provincia contesa.
 L'Arcivescovo armeno cattolico di Aleppo, Boutros Marayati, commenta a Fides: "La questione del Nagorno Karabakh è una questione tra Armenia e Azerbaigian. Non vorrei che i profughi siriani fossero coinvolti strumentalmente in questo conflitto. Sappiamo che alcune famiglie amene siriane sono tornate in Armenia, dove magari hanno una casa e figli che studiano all'Università. Queste famiglie si sono trasferite a Yerevan, capitale dell'Armenia, dove so che è stata aperta anche una piccola scuola per i figli delle famiglie provenienti dalla Siria. Non abbiamo notizie dirette su famiglie andate nel Nagorno Karabach. La maggior parte degli armeni di Aleppo vivono qui, nelle condizioni difficili in cui vivono tutti. D'altronde è difficile lasciare la città: non ci sono aerei, l'aeroporto è chiuso, e spostarsi in auto è pericoloso". (PA) (Agenzia Fides 6/2/2012)

lunedì 4 febbraio 2013

"Siamo tutti missionari"

ASIA/HONG KONG - "Siamo tutti missionari": parte il cammino della GMG di HongKong promosso dalla Commissione Pastorale Giovanile della diocesi
Hong Kong (Agenzia Fides) - "Siamo tutti missionari": con questo invito è partito il cammino dei giovani della diocesi di Hong Kong, promosso dalla Commissione Pastorale Giovanile della diocesi, verso la Giornata Mondiale della Gioventù che si celebrerà a Rio de Janeiro dal 23 al 28 luglio 2013. Secondo quanto riporta il bollettino settimanale della diocesi di Hong Kong Kung Kao Po, oltre 200 giovani hanno preso parte all'eucaristia celebrata per l'occasione lo scorso 27 gennaio nella chiesa di San Francesco. Il segretario pastorale della Commissione ha voluto sottolineare che "il tema principale indicato dal Papa - Andate e fate discepoli tutti i popoli! - è fortemente legato alla missione. I fedeli, soprattutto i giovani, devono rinnovarsi, uscire da se stessi e dedicarsi alla missione seguendo lo spirito dei missionari pionieri", ha precisato. Faranno parte della delegazione ufficiale che si recherà a Rio una trentina di giovani di Hong Kong. Gli altri giovani diocesani prenderanno parte alle diverse iniziative organizzate nelle parrocchie sempre in comunione con la Giornata. La celebrazione di questa Giornata, ha detto il segretario pastorale della Commissione "incoraggia i giovani ad assumersi la propria missione, rispondere all'esigenza sociale ed ecclesiale e rispondere alla chiamata del Signore portando il Vangelo a tutti".
(NZ) (Agenzia Fides 2013/02/04)

A Parigi si pensa già alla Quaresima: a Notre Dame des Champs


Ecole de prière pendant le Carême

La prière personnelle, c’est à la fois si simple et pourtant si difficile … Ennui, distractions, impression de l’absence de Dieu, etc… et souvent abandon des bonnes résolutions d’approfondir sa relation au Christ… Ne vous découragez pas ! Ce carême est l’occasion de (re)voir vos fondamentaux spirituels pour mieux prier au quotidien.
Trois frères du Couvent de Paris, fr. Christophe-Marie, fr. Robert et fr. Jean-Alexandre animeront pour leur paroisse une École de prière : formation pratique à la prière personnelle
Plus d'informations ici.

domenica 3 febbraio 2013

«Rispetto della vita umana, sempre e comunque»


L'appello dell'Arcivescovo nel corso della Festa diocesana della famiglia e della vita
UDINE (3 febbraio, ore 15) - «Solo chi cammina sulla via della carità capisce il segreto della vita, di ogni vita umana; capisce perché va rispettata sempre e comunque al di là di ogni interesse; scopre la dignità di ogni persona della quale mai è lecito approfittare, anche se è in stato di estrema debolezza e di apparente inutilità». Sono parole dell’Arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato,  in occasione della celebrazione della 35ª Giornata della vita e della «Festa diocesana della famiglia e della vita» di domenica 3 febbraio all’Istituto Bearzi di Udine.
Durante la celebrazione della Messa nella Chiesa di San Giovanni Bosco, davanti alle tante famiglie presenti, mons. Mazzocato ha indicato la strada maestra affinché  ognuno possa essere vero difensore della vita e della dignità di ogni persona umana. «Quando si abbandona la via della carità – ha proseguito – non si capisce più anche se si crede di capire. Ascoltiamo tanti discorsi sull’embrione, sul diritto all’aborto, sui modi per generare un figlio, sulla condizione delle persone gravemente disabili o anziane. Spesso sembrano discorsi molto logici e scientifici che, però, concludono affermando il diritto alla soppressione di una vita umana, a selezionare un figlio che nasce, a decidere sull’esistenza di una persona debole».
Nedl corso dell’omelia mons. Mazzocato ha ricordato anche la testimonianza di Madre di Teresa di Calcutta quando, invitata all’Onu a sorpresa, parlò della tragedia dell’aborto lanciando alle donne un accorato appello: «Se non volete il figlio portatelo a me».  «Fu una sorpresa – ha sottolineato – per chi non capiva più che il rispetto della persona umana comincia dal rispetto iniziale della sua vita, da quando un uomo e una donna generano una nuova creatura che ha comunque il diritto di vivere.».
Dall’Arcivescovo è giunto anche l’invito a sostenere con la preghiera i tanti sposi e genitori cristiani della Chiesa diocesana «che,  grazie all’amore vissuto, capiscono e ci aiutano a capire che il piccolo essere che inizia a formarsi nel grembo della mamma è già un figlio che va comunque accolto e che ha grande dignità anche qualora non si presentasse perfetto rispetto ad alcuni criteri solo utilitaristici».
La Festa ospitata al Bearzi, promossa dall’Ufficio  di Pastorale familiare e Pastorale della Cultura dell’Arcidiocesi di Udine, è stata aperta, in mattinata, da un momento di riflessione e preghiera insieme all’Arcivescovo mons. Mazzocato e a don Alessio Geretti, delegato episcopale per la Cultura e la Catechesi. A seguire l’atteso incontro con Jean Marie Le Méné, genero di Jérome Lejeune, scienziato cattolico francese che scoprì il nesso fra la sindrome di Down e il trisoma 21, di cui è in atto il processo di beatificazione. Medico e ricercatore  che, prendendo posizioni controcorente, ha sempre affermato  l’immenso valore di ogni singolo uomo. E fino a domenica 10 febbraio è visitabile la mostra dal titolo «Che cos’è l’uomo perché te ne ricordi? Genetica e natura nello sguardo di Jérome Lejeune»; nell’aula magna dell’Università di Udine, in piazzale Kolbe, propone un viaggio alla scoperta dell’uomo attraverso lo sguardo del medico francese che fu grande amico di Papa Giovanni Paolo II.

La giornata di festa, dopo il pranzo comunitario, ha proposto anche uno spettacolo teatrale per adulti e bambini dal titolo «Nati in casa» di Giuliana Musso e Massimo Somaglino.

Di seguito il testo integrale dell’omelia dell’Arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, in occasione della celebrazione eucaristica nella Giornata per la vita (Udine, Chiesa di San Giovanni Bosco, Istituto Bearzi).
«Abbiamo ascoltato nella seconda lettura della Parola di Dio il grande capitolo 13 della prima lettera dell’apostolo Paolo ai Corinzi. E’ giustamente chiamato “inno alla carità” perché è attraversato da un ritmo trionfale, da un crescendo continuo che sfocia nella dichiarazione finale che ci apre all’eternità: “Rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità”.
Paolo inizia il suo inno dicendo: “vi mostro la via più sublime” sulla quale camminare tutta la vita: è la via della carità. L’ha aperta Gesù perché, a causa dei loro peccati gli uomini l’avevano smarrita. Gesù, per primo, ha camminato tutta la vita lungo la via della carità, come ci ricorda S. Giovanni iniziando il racconto dell’ultima cena: “Avendo amati i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla misura suprema”. Ha chiamato, poi, i suoi discepoli a seguirlo lungo questa stessa via: “Vi lascio un comandamento nuovo: amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato”.
Solo chi cammina sulla via della carità capisce il segreto della vita, di ogni vita umana; capisce perché va rispettata sempre e comunque al di là di ogni interesse; scopre la dignità di ogni persona della quale mai è lecito approfittare, anche se è in stato di estrema debolezza e di apparente inutilità.
Quando si abbandona la via della carità non si capisce più anche se si crede di capire. Ascoltiamo tanti discorsi sull’embrione, sul diritto all’aborto, sui modi per generare un figlio, sulla condizione delle persone gravemente disabili o anziane. Spesso sembrano discorsi molto logici e scientifici che, però, concludono affermando il diritto alla soppressione di una vita umana, a selezionare un figlio che nasce, a decidere sull’esistenza di una persona debole.
Sembrano ragionamenti molto chiari e logici ma, di fatto, non capiscono più il mistero della vita e della persona umana perché vengono da menti e da cuori che hanno perso la via della carità.
Fece molta impressione il discorso di Madre Teresa di Calcutta quando fu invitata all’ONU. I membri di quella importante assemblea mondiale si aspettavano da lei parole conto le ingiustizie sociali e a difesa dei poveri e degli emarginati per i quali quella santa suora stava spendendo la vita. A sorpresa, ella parlò della tragedia dell’aborto lanciando alle donne un accorato appello: se non volete il figlio portatelo a me. Fu una sorpresa per chi non capiva più che il rispetto della persona umana comincia dal rispetto iniziale della sua vita, da quando un uomo e una donna generano una nuova creatura che ha comunque il diritto di vivere. Madre Teresa capiva bene questo perché seguiva Gesù camminando sulla via che lui ha tracciato: la via sublime della carità; perché passava ore e ore in preghiera e adorazione eucaristica per imparare dal Sacro Cuore di Gesù come si ama il proprio fratello.
In questa giornata della vita, le parole di S. Paolo e l’esempio di Madre Teresa ci ricordano la condizione prima per essere veri difensori della vita e della dignità di ogni persona umana: stare dietro a Gesù lungo quella via della carità che lui ha aperto in mezzo agli uomini.
E qui penso, in particolare ai tanti sposi e genitori cristiani della nostra Chiesa diocesana. Per vocazione Gesù li ha chiamati a vivere di amore reciproco e quotidiano e a generare figli come frutto del loro amore. Sono questi sposi e genitori che, grazie all’amore vissuto, capiscono e ci aiutano a capire che il piccolo essere che inizia a formarsi nel grembo della mamma è già un figlio che va comunque accolto e che ha grande dignità anche qualora non si presentasse perfetto rispetto ad alcuni criteri solo utilitaristici.
Alla voce di questi sposi e genitori dobbiamo dare più spazio perché è troppo mortificata nei pubblici dibattiti. E nella Chiesa dobbiamo aiutarli con la preghiera e con ogni sostegno perché non è facile la loro missione; ma è importantissima per il futuro del nostro Friuli. Perché resta vero che solo chi cammina lungo la via sublime della carità capisce il mistero della vita umana e sa difenderla».

sabato 2 febbraio 2013

Quasi la metà degli sfollati sono bambini

ASIA/SIRIA - La metà degli sfollati sono bambini: è emergenza anche per l'istruzione

Amman (Agenzia Fides) - Centinaia di migliaia di famiglie siriane continuano a fuggire dalla violenza che persiste nel loro paese dal mese di marzo del 2011 e vivono in tende con lo stretto indispensabile. Finora 635 mila persone hanno dovuto abbandonare le rispettive abitazioni con gravi ripercussioni prevalentemente sui bambini. Nel campo profughi di Zaatari, a 80 chilometri di distanza da Amman, in Giordania, hanno trovato riparo almeno 45 mila famiglie. Secondo le stime delle Nazioni Unite quasi la metà degli sfollati sono bambini, molti dei quali vivono in pessime condizioni e senza alcun accesso all'istruzione. Tra le iniziative promosse per cercare di aiutare questi piccoli, l'UNICEF ha organizzato, in scuole prefabbricate, classi per alunni di scuola elementare e media. Le bambine vanno la mattina e i bambini il pomeriggio, sono circa 4500, e sono seguiti da un gruppo di insegnanti giordani. Sono tante le organizzazioni di tutto il mondo che offrono il proprio aiuto per l'educazione dei piccoli sfollati ma rimane insuperabile l'ostacolo la lingua. Nella provincia di Homs circa 210 mila minori hanno bisogno di aiuti umanitari, e un totale di 420 mila persone sono in stato di emergenza. Delle 1500 scuole presenti in tutta la provincia, circa 200 hanno subito danni e altre 65 sono state trasformate in centri di accoglienza. Nella regione di Homs, il Fondo per l'Infanzia delle Nazioni Unite ha distribuito teli, coperte, articoli per l'igiene e capi di abbigliamento. Solo nella città di Talbiseh, sono stati distribuiti migliaia di questi articoli, compresi 2000 capi di abbigliamento per i bambini. (AP) (2/2/2013 Agenzia Fides)

giovedì 31 gennaio 2013

Chi ricucirà le relazioni sociali deteriorate?

ASIA/SIRIA - Distrutta una chiesa in Mesopotamia. L'Arcivescovo: "Con la guerra tutti perdono"

Hassakè (Agenzia Fides) - La chiesa siro-ortodossa di Santa Maria e la scuola cristiana di Al-Wahda sono state distrutte a Deir Ezzor, cittadina della Mesopotamia, al centro di scontri che hanno causato un esodo della popolazione civile. Lo riferisce a Fides l'Arcivescovo siro-ortodosso Eustathius Matta Roham, Metropolita di "Jazirah ed Eufrate", spiegando che "è un giorno molto triste per me e per tutta la comunità". Le due strutture sono state colpite e distrutte nel fuoco incrociato fra esercito regolare e gruppi ribelli. La Mesopotomia, notano fonti locali di Fides, sta vivendo "una lenta agonia", e tutta la popolazione civile (arabi, cristiani, curdi, e altri gruppi) sta pagando un prezzo altissimo. L'Arcivescovo Matta Roham nota a Fides: "Questa guerra feroce è prima di tutto una guerra contro la nostra civiltà. E' un conflitto dove tutti perdono, nella distruzione del nostro amato paese. Se i ribelli o il regime pensano di vincere, alla fine, credo ci ritroveremo solo un paese in rovina, con migliaia di orfani, vedove, poveri e soprattutto destabilizzato dall'inimicizia nella società". L'Arcivescovo si rivolge a quanti stanno combattendo: "Chi ricostruirà tutto quanto abbiamo costruito in decenni di duro lavoro? E quanto tempo ci vorrà? Chi ricucirà le relazioni sociali deteriorate? Chiediamo la preghiera di tutti cristiani del mondo, per riavere la pace in Siria". (PA) (Agenzia Fides 31/1/2013)
                La Corte dei conti boccia il bilancio del Comune
San Giorgio di Nogaro: riscontrato un debito superiore a quellodichiarato. Il consigliere Bertoldi chiede chiarimenti al sindaco. Mutui nel mirino
 

mercoledì 30 gennaio 2013

Non c'è quasi il tempo di prendere coscienza

ASIA/SIRIA - L'Arcivescovo armeno cattolico sul massacro di Aleppo: "ormai ci siamo assuefatti all'orrore quotidiano"

Aleppo (Agenzia Fides) - "L'effetto della condizione in cui viviamo da più di un anno è che ormai ci siamo assuefatti all'orrore quotidiano". Così l'Arcivescovo di Aleppo degli armeni cattolici, Boutros Marayati, descrive all'Agenzia Fides la situazione stravolta vissuta dagli abitanti della metropoli siriana, dove ieri sono stati ritrovati decine di cadaveri di giovani vittime di esecuzioni sommarie collettive. "Ci sono sempre notizie di nuove stragi, c'è il rumore continuo dei bombardamenti, si vive in uno stato di tensione e paura giorno e notte, c'è la fatica per sopravvivere in una quotidianità in cui non si trova nemmeno l'acqua da bere e il carburante per riscaldare le case. Travolti come siamo da tutto questo" spiega a Fides l'Arcivescovo "non c'è quasi il tempo di prendere coscienza delle cose terribili in cui siamo immersi. La strage all'Università di qualche giorno fa, dove abbiamo perso anche la povera suor Rima, sembra già una cosa lontana".
Con l'ormai consueto rimpallo di accuse, i media governativi hanno attribuito la responsabilità della strage alle brigate jihaidiste di Jabhat Al-Nusra, mentre i gruppi della Coalizione d'opposizione hanno parlato di "nuovo terribile massacro perpetrato dal regime". Secondo l'Arcivescovo armeno cattolico di Aleppo, l'impossibilità di verificare le reali dinamiche dei fatti di sangue rende ancora più alienante la condizione delle popolazioni travolte dal conflitto: "Percepiamo che c'è una deformazione di tutte le informazioni. Non ci si può fidare di quello che si sente dire, e non c'è nessuna possibilità di verificare neanche i fatti che accadono a poca distanza dai nostri quartieri. Anche adesso si sentono i rumori delle esplosioni, ma non sappiamo da chi arrivano e contro chi sono dirette. Siamo al centro di una guerra, ma la viviamo come se fossimo al buio, senza capire davvero cosa sta succedendo. Ci chiediamo solo quando e come tutto questo finirà. E preghiamo il Signore, che ci guardi e ci protegga". (GV) (Agenzia Fides 30/1/2013).
Udienza generale di Benedetto XVI: dalla fede modello positivo paternità.
Udienza generale di Benedetto XVI: dalla fede modello positivo paternità
L'amore di Dio è vera paternità, è attenzione per l'umanità, insegnare a rispondere al male con il bene per trasformare la morte in vita. Lo ha ribadito Benedetto XVI nella catechesi dell'udienza generale, dedicata alla paternità di Dio. Un tema difficile da far comprendere oggi, ha notato il Papa, perché a causa dei ritmi di vita, della disgregazione familaire, soprattutto in Occidente, vengono meno i modelli positivi ed educativi di paternità. Tuttavia la fede e il rapporto con Dio aiutano nel percorso di fede e di vita. Noi vorremmo un'onnipotenza divina secondo i nostri schemi mentali e i nostri desideri. Così, davanti al male e alla sofferenza, per molti diventa problematico credere in un Dio Pad ...

Online gli archivi archeologici israeliani


Terrasanta.net | January 21, 2013
 

Nuovo impulso all'Università di Betlemme grazie alla Custodia di Terra Santa

leggi sul sito di Terrasanta.net

martedì 29 gennaio 2013

ASIA/CINA - La Gaudium et Spes e l'Ad Gentes: corso di formazione dell'Anno della Fede della diocesi di Wen Zhou, destinato soprattutto ai laici

Pechino (Agenzia Fides) - La Costituzione Gaudium et Spes ed il Decreto Ad Gentes, due importanti documenti del Concilio Vaticano II, sono stati il tema del secondo Corso di formazione dell'Anno della Fede della diocesi di Wen Zhou, svoltosi il 26 gennaio. Secondo quanto riferito all'Agenzia Fides da Faith dell'He Bei, 430 tra catechisti e laici attivi nella vita parrocchiale, hanno preso parte al corso, insieme a sacerdoti e seminaristi diocesani. Cinque sacerdoti della diocesi hanno spiegato la storia del Concilio, il senso dei due documenti, il Credo, il significato della Croce, e l'Evangelizzazione nell'Anno della Fede. Inoltre, i sacerdoti hanno invitato i catechisti e i laici a "consolidare prima la propria fede, per poterla dare in misura maggiore agli altri. E poi a prendere la propria Croce, mettendo in pratica l'Amore di Dio nella vita". Secondo il Vicario diocesano "ci saranno diversi corsi di formazione destinati ai catechisti e ai laici, perché sono loro i protagonisti della vita della Chiesa, dell'Anno della Fede. Il rilancio della Chiesa dipende dai laici". Il primo corso di formazione si era svolto il 24 novembre 2012, all'apertura dell'Anno della Fede. (NZ) (Agenzia Fides 2013/01/29)

sabato 26 gennaio 2013

r227 youtube Nel deserto di Giuda con i beduini HD.


r227 youtube Nel deserto di Giuda con i beduini HD

ASIA/LIBANO - Il Patriarca Rai indice una giornata di mobilitazione e solidarietà per i profughi siriani "senza distinzioni"

Beirut (Libano) - Domenica 27 gennaio nei conventi, nei santuari e nelle quasi mille parrocchie della Chiesa maronita, si raccoglieranno fondi da destinare alle attività sostenute da Caritas Libano a favore dei profughi siriani che hanno trovato rifugio precario in territorio libanese. La giornata speciale di solidarietà è stata indetta dal Cardinale Bechara Boutros Rai, Patriarca di Antiochia dei maroniti, con un appello rivolto a tutti i membri della Chiesa da lui guidata. Anche nelle scuole e nelle istituzioni accademiche legate al Patriarcato si svolgeranno iniziative per convogliare donazioni a favore di tutti i rifugiati siriani, "senza distinzioni".
I profughi siriani registrati in territorio libanese dagli organismi dell'Onu sono circa 220mila. "A dire il vero" spiega all'Agenzia Fides p. Simon Faddoul, Presidente di Caritas Libano "i rifugiati siriani in territorio libanese sono molti di più. Probabilmente hanno superato la cifra dei 400mila. Molti vivono in condizioni disperate, rese ancor più insostenibili dall'inverno rigido di quest'anno". La Caritas libanese - riferisce a Fides p. Faddoul - assiste già direttamente più di 50mila sfollati siriani, distibuendo cibo, vestiti, medicine, stufe per il riscaldamento, prodotti per l'igiene.
Nella domenica di solidarietà con i profughi siriani, secondo le indicazioni del Patriarca, in tutte le liturgie eucaristiche celebrate nelle chiese maronite si pregherà per tutte le vittime del conflitto e per la pace in Siria. Nel suo appello, S. B. Rai invita a pregare per la pace "in Libano, in Siria e in trutti i Paesi arabi", affinché l'Onnipotente "ispiri i responsabili locali e internazionali a cercare vie pacifiche per porre fine alla violenza e alla guerra, trovando soluzioni giuste e non parziali".
Per i cristiani - ricorda il Patriarca - l'aiuto da offrire ai fratelli non risponde solo ad un nobile sentimento umanitario, ma anche all'invito rivolto da Gesù stesso. Il Patriarca - che domenica celebrerà la Messa nella sede patriarcale di Bkerké secondo le intenzioni indicate nell'appello - cita in particolare le parole di Gesù nel Vangelo di Matteo: "Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi... Quando lo avete fatto anche per l'ultimo di questi miei fratelli, lo avete fatto per me". (GV) (Agenzia Fides 26/1/2013).

mercoledì 23 gennaio 2013

Benedetto XVI: non temete di andare "controcorrente".
Benedetto XVI: non temete di andare "controcorrente"
Dire "Io credo in Dio" significa fondare su di Lui la mia vita, lasciare che la sua Parola la orienti ogni giorno, nelle scelte concrete, senza paura di perdere qualcosa di me stesso. Lo ha detto il Papa questa mattina, nel corso dell'udienza generale in Aula Paolo VI, davanti a più di 2000 pellegrini, riflettendo sulla professione di fede della Chiesa Cattolica.
Quando affermiamo: "Io credo in Dio", ha spiegato Benedetto XVI, noi diciamo come Abramo: "Mi fido di Te; mi affido a Te, Signore", ma non come a Qualcuno a cui ricorrere solo nei momenti di difficoltà o a cui dedicare qualche momento della giornata o della settimana.
Credere in Dio, ha aggiunto, ci rende portatori di valori che spesso non ...

Pregare per la Terra Santa

ASIA/TERRASANTA - In tremila città di tutto il mondo, domenica la preghiera per la pace in Terra Santa

Roma (Agenzia Fides) - Domenica 27 gennaio, in tremila città di tutto il mondo si pregherà per la pace in Terra Santa nel contesto della V Giornata Internazionale di intercessione, promossa nel 2009 da alcune realtà giovanili cattoliche. Da anni "il popolo della Pace" fa suo l'invito del Santo Padre Benedetto XVI che continua ad incoraggiare gli sforzi di quanti si stanno impegnando per la pace. Il Papa incoraggia "ad adottare decisioni coraggiose in favore della pace e porre fine a un conflitto con ripercussioni negative in tutta la regione medio-orientale, travagliata da troppi scontri e bisognosa di pace e riconciliazione". La Giornata Internazionale di Intercessione per la Pace in Terra Santa, secondo gli organizzatori, "è diventata negli anni segno e stimolo per quanti vogliono davvero coltivare questo forte desiderio che nella Terra di Gesù regni quella pace e quella giustizia che può diventare segno di unità e crescita per tutto il mondo". Per aderire alla Giornata inviare una mail a ufficiostampa@papaboys.it comunicando la città, il nome della chiesa e l'orario della celebrazione. (SL) (Agenzia Fides 23/01/2013)