venerdì 8 marzo 2013

Le stufe

Lavori in corso alla Cappella Sistina per Conclave.




Lavori in corso alla Cappella Sistina per Conclave


Mentre i cardinali si riuniscono quotidianamente nell'Aula del Sinodo per le
consultazioni nelle Congregazioni generali, a poca distanza soo molto intensi i lavori per l'allestimento della Cappella Sistina dove i porporati
entreranno per il Conclave. Sono state montate le due stufe da una delle quali usciranno le inconfondibili fumate, nera, se la votazione non ha avuto
esito positivo, bianca, se il successore di Pietro è stato eletto. La seconda stufa servirà invece a bruciare le schede. Viene completata in queste ore anche la pavimentazione che è necessaria per porre tutti allo stesso livello gli scranni per i cardinali elettori.

giovedì 7 marzo 2013

Trasferimento idrico approvato



Entro l'anno sarà reso effettivo il passaggio da Amga a Cafc


Il consiglio di amministrazione di Cafc spa riunitosi, ieri, alla presenza della commissione del controllo analogo, ha approvato il documento che prevede il “contratto preliminare” per il trasferimento dell’attività del servizio idrico integrato di Amga al Cafc. Documento che verrà illustrato all'assemblea dei soci, il prossimo 15 marzo. Durante l'assemblea si procederà ad illustrare anche il cronoprogramma nel quale sono inseriti gli step fondamentali per arrivare, a fine anno, a realizzare concretamente l'operazione di trasferimento del servizio idrico al Cafc spa.
 

Bici al conclave

Al Conclave in bibicletta: il cardinal Barbarin è già cult

 

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mercoledì 6 marzo 2013

Hugo Rafael Chavez Frias

AMERICA/VENEZUELA - Morte di Chavez: il Cardinale Urosa Savino celebrerà Messa di suffragio a Roma

Caracas (Agenzia Fides) – Il Cardinale Jorge Urosa Savino, Arcivescovo di Caracas, celebrerà una "Messa solenne" in onore del defunto presidente del Venezuela Hugo Rafael Chavez Frias a Roma, dove si trova per partecipare al Conclave che dovrà eleggere un nuovo papa.
In un comunicato pervenuto a Fides, "Il Cardinale Jorge Urosa Savino, Arcivescovo di Caracas, celebrerà una messa solenne per i funerali a Roma, in luogo e data da definire, ed invita tutti i venezuelani che vogliono partecipare alla cerimonia religiosa per pregare per l'eterno riposo del presidente Chavez", morto ieri, 5 marzo presso l'ospedale militare di Caracas.
L'arcivescovo ha espresso "cordoglio" alla famiglia del defunto presidente, e ha chiesto alle autorità, "d'applicare i meccanismi previsti dalla Costituzione" e a tutti i settori della società di promuovere "la calma e l'armonia del popolo." "In particolare, è necessario escludere ogni tipo di violenza", ha aggiunto.
In un'altra nota inviata a Fides sulla situazione a Caracas si afferma che la richiesta del Cardinale, purtroppo non è stata ancora ascoltata dai “chavisti”: infatti intorno all'ospedale militare alcuni giornalisti di un gruppo multimediale colombiano sono stati aggrediti, picchiati a sangue e minacciati tra urla e colpi d'arma da fuoco. (CE) (Agenzia Fides, 06/03/2013)

Conclave...preparazione

Pronte le urne per le votazioni in Conclave.
Pronte le urne per le votazioni in Conclave
Sono tre le urne a disposizione per le schede di votazione del conclave per il
nuovo Papa: una per mettere i voti, una per mettere le schede
scrutinate e una a disposizione nel caso in cui ci fossero cardinali infermi che non possono
spostarsi; in questo caso non votano dunque alla Sistina ma a Santa Marta. Le urne erano state relizzate, in stile moderno, durante il Pontificato di Giovanni Paolo II e che sono quindi gia' state utilizzate nel Conclave del 2005, quando fu eletto Papa Joseph Ratzinger

martedì 5 marzo 2013

Mons. Bruno Forte

Mons. Bruno Forte:
“In un tempo di crollo di certezze e di palese fallimento delle presunzioni totalizzanti della ragione "moderna", un'esistenza totalmente abbandonata a Dio, perdutamente innamorata di lui, appare come un riferimento luminoso, annuncio di un'alternativa possibile. L'incarnazione non è solo il movimento dall'eternità al tempo, ma anche l'altrimenti impensabile possibilità del movimento opposto, quello capace di portare nel cuore di Dio il dolore e la morte degli uomini, le stagioni del tempo e le contraddizioni della storia.”

lunedì 4 marzo 2013

Nell'attesa viviamo la Sede Vacante

Prima Congregazione del Collegio cardinalizio.
Prima Congregazione del Collegio cardinalizio
Si sono riuniti oggi i cardinali, in Vaticano, per la prima delle Congregazioni generali che devono preparare lo svolgimento del Conclave. Le immagini si riferiscono all'arrivo dei cardinali nell'Aula Paolo VI. Alle Congregazioni generali partecipano sia i cardinali elettori, sia i cardinali non elettori che hanno cioè superato gli 80 anni di età. Nel pomeriggio di oggi si svolgerà la seconda Congregazione generale. Nei giorni scorsi è stato comunicato che non sono ancora arrivati a Roma tutti i componenti del Collegio Cardinalizio, che deve essere al completo per poter iniziare il Conclave.

domenica 3 marzo 2013

Foglio Parrocchiale di domenica 3 marzo



Don agostino, leggi e prega per lui

E' mancato don Agostino Ferlizza   versione testuale
Persona umile che ha dato tantissimo alle comunità dove ha operato

UDINE (2 marzo ore 17) - Una persona umile che ha dato tantissimo alla comunità. Così a Carlino ricordano don Agostino Ferlizza (foto), mancato oggi all' età di 75 anni, alla Fraternitas e che fu per 9 anni parroco della comunità della Bassa Friulana. Don Agostino nacque a Vallemontana di Nimis nel 1937 e fu ordinato sacerdote nel 1962. Il suo primo incarico fu di cappellano all’Istituto Orfani di Rubignacco, poi fu cappellano a Venzone e dal 1972 al 1997 fu parroco a Corno di Rosazzo. Poi fino al 2001 parroco di Pontebba e Dogna prima di arrivare a Carlino. “Ha dato da subito grande fiducia ai laici -  ricorda Diego Navarria, sindaco di Carlino, ma impegnato anche in parrocchia - e la comunità è andata avanti molto bene con lui. Ci teneva molto alla sagra parrocchiale per la quale si era assunto anche responsabilità nei confronti della Caritas foraniale di cui era il referente e curava molto il rapporto con le persone, in particolare quelle più deboli e gli anziani".
 
Dentro io sono abile è il motto della sagra parrocchiale che “sotto la guida di don Agostino è diventata una manifestazione a sostegno dell’integrazione dei disabili che richiama ogni anno decine di associazioni del Friuli e non solo”, ricorda il direttore del Consiglio parrocchiale Gianni Della Ricca. Il sacerdote fu costretto a lasciare la parrocchia nel 2011 per motivi di salute. Lunedì sarà la salma di don Ferlizza arriverà nella chiesa di Carlino che rimarrà aperta fino alle 22 per consentire il saluto dei parrocchiani. I funerali verranno celebrati martedì 5 marzo alle 15.30 e verranno presieduti dall’Arcivescovo mons, Mazzocato. La sepoltura avverrà nel cimitero del paese

giovedì 28 febbraio 2013

San Giorgio: "la maggioranza va contro il patto di stabilità "

In Consiglio Comunale autorizzati i pagamenti degli stati avanzamento lavori. Le dichiarazioni di Davide Bonetto del PDArticolo di Udine today

Una realtà vivente, in divenire

Benedetto XVI saluta il Collegio cardinalizio.
Benedetto XVI saluta il Collegio cardinalizio
Salutando i cardinali presenti in Vaticano, Benedetto XVI ha ripetuto che la Chiesa è nel mondo ma non è del mondo. Benedetto XVI ha preso congedo dai cardinali ricordando che è stata una gioia camminare insieme in questi anni ed ha auspicato che lo stesso collegio cardinalizio sia come un'orchestra che sappia arrivare ad una superiore e concorde armonia. Quanto alla Chiesa, ha ripetuto le parole del teologo Romano Guardini, quando scrisse che è una realtà vivente, in divenire, eppure nella sua natura rimane sempre la stessa. Benedetto XVI ha concluso promettendo obbedienza e riverenza al nuovo Papa.

Riassunto delle voci ...Papali e non!

BENEDETTO XVI A CASTEL GANDOLFO

"Pregate per il mio successore"


"Non sarà un ritiro a vita privata. Pregate per il mio successore" così Papa Benedetto 16° si è espresso sulle sue dimissioni nell'ultima udienza pubblica (IL TESTO), trasmessa in diretta anche da Radio Spazio 103. In elicottero il Papa si è trasferito dal Vaticano a Castel Gandolfo, che per due mesi sarà la sua residenza. Il Papa è apparso, come sempre in questi giorni, sereno. ASCOLTA LA DIRETTA
Benedetto XVI: «In preghiera sempre vicini»

mercoledì 27 febbraio 2013

Ultima udienza generale di Benedetto XVI.
Ultima udienza generale di Benedetto XVI
Benedetto XVI nell'udienza generale di oggi, l'ultima del suo pontificato, ha ringraziato per la vicinanza e l'affetto di queste settimane, che gli sono state dimostrate dai fedeli, dal mondo politico e sociale, dalla Curia Romana. E davanti a molte migliaia di fedeli, che si sono stretti attorno a lui questa mattina, ha voluto spiegare di nuovo i motivi della sua decisione di rinunciare al Pontificato. In questi ultimi mesi, ha detto, ho sentito che le mie forze erano diminuite, e ho chiesto a Dio con insistenza, nella preghiera, di illuminarmi con la sua luce per farmi prendere la decisione più giusta non per il mio bene, ma per il bene della Chiesa. Ho fatto questo passo nella piena consapevolezza ...

La giornata di "speciale missione sotterranea" si concluderà con un concerto

AMERICA/MESSICO - Dal "Flashmob" alla nuova evangelizzazione

Città del Messico (Agenzia Fides) - La missione viaggia nel sottosuolo, sui treni della metropolitana: sabato prossimo 9 marzo un gruppo di giovani cattolici saliranno sulla metropolitana di Città del Messico per portare il messaggio di Cristo alle migliaia di persone che ogni giorno utilizzano questo mezzo di trasporto. "La Mision Subterranea" (Missione nella metropolitana), come è stata definita questa giornata di evangelizzazione, è organizzata per il secondo anno dalla gioventù della Chiesa dell'Immacolata Concezione di Azcapotzalco, e ha come slogan: "Andiamo a diffondere la nostra fede e colui che ne ha bisogno".
La nota inviata a Fides dall'Arcidiocesi di Messico riferisce che hanno aderito all'iniziativa giovani di tutte le parrocchie, contribuendo con le loro doti artistiche, con il supporto logistico, con materiali per l'evangelizzazione. I giovani saranno presenti su tutte le linee della metropolitana, diffondendo il Vangelo attraverso il canto o con altre espressioni artistiche proprie dei giovani.
Questa modalità di missione ha preso spunto dal noto "Flashmob", organizzato circa un mese fa, in cui migliaia di persone, in molte città del mondo, hanno preso la metropolitana seminude "per divertirsi e dimostrare che si può fare qualcosa insieme anche senza essersi incontrati prima". "Noi invece vogliamo portare Parola di Dio in un luogo pubblico come la metro. Con le nostre chitarre, tamburi e la nostra voce vogliamo cantare per evangelizzare. Distribuiamo anche cartoline di santi, perché la gente ci chiede dei santi e di parlare della Bibbia" La giornata di "speciale missione sotterranea" si concluderà con un concerto, a cui parteciperanno centinaia di giovani missionari.
(CE) (Agenzia Fides, 27/02/2013)

domenica 24 febbraio 2013

A San Giorgio di Nogaro

Tentano di rubare in un bar:
messi in fuga dall’allarme


Benedetto XVI: "salgo sul monte", ma non abbandono la Chiesa.




Benedetto XVI: "salgo sul monte", ma non abbandono la Chiesa


(INSERTO PAPA)
Cari fratelli e sorelle, questa Parola di Dio la sento in modo particolare rivolta a me, in questo momento della mia vita. Il Signore mi chiama a "salire sul monte", a dedicarmi ancora di più alla preghiera e alla meditazione. Ma questo non significa abbandonare la Chiesa, anzi, se Dio mi chiede questo è proprio perché io possa continuare a servirla con la stessa dedizione e lo stesso amore con cui ho cercato di farlo fino ad ora, ma in un modo più adatto alla mia età e alle mie forze. Invochiamo l'intercessione della Vergine Maria: lei ci aiuti tutti a seguire sempre il Signore Gesù, nella preghiera e nella carità operosa.

sabato 23 febbraio 2013

Credere è toccare la mano di Dio

Benedetto XVI conclude gli Esercizi spirituali.




Benedetto XVI conclude gli Esercizi spirituali


Credere è toccare la mano di Dio nell'oscurità del mondo, di fronte al male.
Lo ha sottolineato Benedetto XVI questa mattina, prendendo la parola al
termine della settimana di Esercizi spirituali ai quali ha assistito e che
sono stati predicati dal cardinale Gianfranco Ravasi. Grazie -- ha detto il
Papa -- per questi otto anni in cui avete portato con me con affetto,
competenza e fede il peso del ministero petrino. E per il futuro, ha
aggiunto Benedetto XVI, resta la profonda comunione nella preghiera. In
precedenza il cardinale Ravasi aveva svolto un'analogia tra il ritiro del
Papa in preghiera e l'immagine biblica del profeta Elia, in ritiro in
silenzio sul monte ad ascoltare la voce di Dio e ...

giovedì 21 febbraio 2013

La scuola statale dell'Infanzia riaprirà lunedì

Acqua inquinata, la scuola
riaprirà lunedì prossimo


San giorgio, i tecnici del Cafc al lavoro per risolvere il problema ai tubi. Il Comune: le famiglie saranno tempestivamente informate

La comunità internazionale continua a fare la parte di Ponzio Pilato

ASIA/SIRIA - Nuove stragi a Damasco. Voci su un progetto di attentato contro il Nunzio

Damasco (Agenzia Fides) - Il nunzio vaticano in Siria S. E. Mario Zenari è ancora scosso dalle notizie e dalle immagini sugli attentati che stamattina hanno colpito il centro di Damasco, a partire da quello di piazza al-Shahbandar, dove si trovano, oltre al quartier generale del Baath, anche il ministero delle Finanze e quello dell'Istruzione e, poco lontano, la sede della banca centrale: "E' una carneficina. Corpi carbonizzati e dilaniati, brandelli di carne umana, vigili del fuoco che spegono le fiamme", racconta il rappresentante pontificio all'Agenzia Fides. Le esplosioni hanno fatto tremare le mura e i vetri della Nunziatura. Davanti all'ennesima strage, l'Arcivescovo Zenari conferma le impressioni espresse in recenti dichiarazioni: "Continuiamo a camminare sui morti. Ormai anche a Damasco, quando si gira per le strade, ci si imbatte dovunque in luoghi dove è stato sparso sangue umano innocente: civili, donne, bambini. La cifra di 70mila vittime del conflitto fa ancora più impressione se si pensa a come muore questa gente. Non muoiono nel loro letto, non muoiono di eutanasia. I loro carpi vengono dilaniati e a volte si fa fatica a raccogliere i brandelli per fare i funerali".
Secondo il Nunzio Zenari, davanti al sacrificio del popolo siriano "la comunità internazionale continua a fare la parte di Ponzio Pilato", mentre l'unica via per fermare la spirale di morte e distruzione è "costringere i contendenti a una uscita negoziata e pacifica del conflitto".
Il Nunzio Zenari si dichiara sorpreso delle indiscrezioni - rilanciate dall'agenzia "Alef" - su un possibile attentato contro di lui che sarebbe stato progettato in ambienti militari e dell'intelligence siriana, come rappresaglia contro i suoi recenti pronunciamenti sul conflitto: "Non so quale credibilità attribuire a queste voci. Di solito, chi progetta un attentato non lascia trapelare prima sulla stampa le sue intenzioni. I miei appelli nascono soltanto dal vedere le sofferenze inferte alla popolazione siriana dal conflitto. Sofferenze che si perpetuano nella indifferenza di buona parte della comunità internazionale". Secondo i rumors, riprese da diversi blog siriani, il disegno criminale puntava a colpire il nunzio durante i suoi spostamenti in automobile.
Mons. Zenari invita anche a evitare allarmismi sulle notizie che riguardano la condizione dei cristiani: "I cristiani" sottolinea il Rappresentante pontificio "in questa situazione tragica soffrono come tutti gli altri". (GV) Agenzia Fides 21/2/2013)

mercoledì 20 febbraio 2013

...come sotto l'effetto di droghe

ASIA/SIRIA - Un cristiano armeno martirizzato, mentre continuano violenze e sequestri

Aleppo (Agenzia Fides) - Un cristiano della comunità armena apostolica è stato ucciso a bruciapelo da terroristi in preda a furore religioso. Yohannes A. (l'Agenzia Fides preferisce non diffondere il cognome per motivi di sicurezza della sua famiglia, ndr), secondo la comunità armena locale, è "un martire del conflitto siriano, perché ucciso in odium fidei". L'uomo si trovava in un convoglio diretto ad Aleppo. Il pulimino su cui trovava è stato fermato per strada da un gruppo di miliziani islamisti che hanno chiesto le carte di identità dei viaggiatori. Avendo notato che il cognome di Yohannes terminava con il suffisso "ian", lo hanno identificato come un armeno. Lo hanno dunque fermato e perquisito, scoprendo che portava una grande croce al collo. A quel punto uno dei terroristi ha sparato sulla croce, dilaniando il petto dell'uomo. Secondo una fonte di Fides nella comunità armena, i "terroristi erano esaltati, erano fuori di sè, come sotto l'effetto di droghe".
La modalità utilizzata da questi posti di blocco, disseminati sulle strade siriane, è comune alle varie bande. Gli autobus sono fermati da posti di blocco, i viaggiatori subiscono ruberie o vengono selezionati per sequestri mirati, come è accaduto ai due sacerdoti Michel Kayyal (armeno cattolico) e Maher Mahfouz (greco ortodosso) rapiti il 9 febbraio e ancora in mano ai sequestratori.
In un altro episodio, segnalato a Fides, un gruppo di cristiani si stava recando da Qamishli a Beirut, per fuggire dalla drammatica situazione locale. Il bus è stato centrato da un razzo che ha ucciso due persone: un uomo di nome Boutros e una 22enne di nome Naraya, prossima al matrimonio. I banditi hanno rubato tutto. Il gruppo ha preferito tornare indietro a Qamishli, piuttosto che affrontare un viaggio con pericolo mortale. (PA) (Agenzia Fides 20/2/2013)

lunedì 18 febbraio 2013

Gli esercizi spirituali di Benedetto XVI

Benedetto XVI impegnato negli Esercizi Spirituali.
Benedetto XVI impegnato negli Esercizi Spirituali
Sono iniziati ieri sera, nella Cappella Redemptoris Mater in Vaticano, gli Esercizi spirituali quaresimali per il Papa e la Curia Romana. Gli Esercizi, che termineranno sabato 23, sono predicati dal cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, sul tema "Ars orandi, ars credendi. Il volto di Dio e il volto dell'uomo nella preghiera salmica".
Gli esercizi sono iniziati con l'esposizione eucaristica, seguita dai Secondi Vespri della prima Domenica di Quaresima. Quindi, la prima meditazione del cardinale Ravasi che ha proposto un'immagine biblica per rappresentare il futuro della presenza di Benedetto XVI nella Chiesa, una presenza contemplativa, come quella di Mosè ch ...

domenica 17 febbraio 2013

Benedetto XVI: Il bivio nella vita è seguire l'io o Dio.




Benedetto XVI: Il bivio nella vita è seguire l'io o Dio


Cinquantamila fedeli hanno pregato questa mattina con Benedetto XVI nel penultimo Angelus del suo pontificato, recitato dalla finestra del suo studio che da' su piazza San Pietro. Il Papa ha ringraziato in tutte le lingue per le preghiere, il sostegno e la vicinanza spirituale "in questi giorni particolari - ha detto - per la Chiesa e per me".
Commentando il Vangelo delle tentazioni di Gesù nel deserto, proclamato in questa prima domenica di Quaresima, Benedetto XVI ha ricordato che il tentatore è subdolo, perché spingendo a strumentalizzare Dio per i propri fini, "non spinge direttamente verso il male, ma verso un falso bene, facendo credere che le vere realtà sono il potere e ciò che soddisfa i bi ...

giovedì 14 febbraio 2013

Individualismi e rivalità

Benedetto XVI: no ad individualismi e rivalità nella Chiesa.




Benedetto XVI: no ad individualismi e rivalità nella Chiesa


Un lungo, commosso applauso di tutti i fedeli raccolti nella Basilica di San Pietro per la Messa del Mercoledì delle Ceneri ha salutato Benedetto XVI al termine della sua ultima grande celebrazione liturgica pubblica. Poco prima il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, aveva sottolineato che l'amore profondo per Dio e per la Chiesa ha spinto il Papa al gesto della rinuncia, rivelando la sua "forza dell'umiltà e della mitezza, assieme ad un grande coraggio".
All'inizio dell'omelia, il ringraziamento di Benedetto XVI:

(INSERTO PAPA 1)
Per me è un'occasione propizia per ringraziare tutti, specialmente i fedeli della Diocesi di Roma, mentre mi accingo a concludere il ministero petrino, e p ...

Aiuto alla Chiesa che soffre: una Quaresima diversa

VATICANO - Quaresima in comunione con i cristiani che soffrono

Parigi (Agenzia Fides) - Vivere "una Quaresima diversa" con il pensiero rivolto "ai cristiani nel mondo che soffrono per amore di Cristo": è l'invito rivolto a tutti i fedeli del mondo dall'Opera di diritto pontificio "Aiuto alla Chiesa che soffre" (ACS): come riferito all'Agenzia Fides, l'ufficio francese dell'Opera ha lanciato l'iniziativa di dedicare ogni giorno della Quaresima a una realtà, una comunità, una nazione dove i fedeli cristiani soffrono a causa della loro fede. ACS spiega in una nota inviata a Fides che, nell'Anno della Fede, il messaggio del Papa per la Quaresima 2013 definisce il cristiano "persona conquistata dall'amore di Cristo" e che quindi, mosso da questo amore, "è profondamente pratico e aperto all'amore per il prossimo". Con questo spirito, ogni cristiano nel mondo potrà essere in comunione di preghiera con i fratelli perseguitati, in regioni molto lontane. Per realizzare ciò, si useranno i moderni mezzi di comunicazione come lo strumento della rete Internet: registrandosi sul sito web www.40joursdecompassion.org, si riceverà via e-mail, ogni mattina, la preghiera per i cristiani in un dato paese, nonché informazioni sulla loro situazione. (PA) (Agenzia Fides 14/2/2013)

Riflessioni per un attimo di Pace

Il frammento del giorno

 
                     Guarite i malati! (Lc 10)

Se fossi nella pace, non avresti cercato un attimo di pace.

Se nel regno di Dio fossi già immerso, non sarebbe vicino.

Manca sempre qualcosa e ti senti insoddisfatto.

Ti chiedi se devi fare di più e la risposta è no, fai già abbastanza.Forse quello che fai non va bene, e la risposta è no, va bene così. Eppure qualcosa si è rotto. Non si tratta di un “problema” specifico, di questa o quella malattia… ma di un’armonia perduta.
Qualcosa si è rotto, hai perso l’equilibrio. Più ti agiti è più ti allontani, più cerchi di capire e meno rischiara. Sei malato.

Gesù, il Maestro, conosce il tuo desiderio di pace. Guarisce i malati perché la pace che ti offre è sorgente e promessa di felicità piena, appagante.
Il Maestro sa che non sono le Cose, le Persone, le Malattie che ti “disturbano” ma sei Tu ad essere malato quando dimentichi la tua natura di figlio di Dio, e ti allontani da quell’ordine che sperimenti come salute quando ti senti figlio della pace, pacificatore.

Gesù, il Maestro, va alla radice e ti guarda dentro. Vuole restituirti quell’unità che hai perduto, trasformandoti nel padrone della tua Vita, giudice infallibile, in lotta per la sopravvivenza. E ti dice: «E’ vicino a te il Regno di Dio».
 Da http://www.unattimodipace.it/

Giovani in Veglia Quaresimale



I giovani della diocesi si incontrano con l'Arcivescovo, in Cattedrale, per la tradizionale veglia penitenziale di inizio Quaresima, una delle tappe dell'anno più frequentate da loro. L'appuntamento è venerdì 15 febbraio, alle ore 20.30. Durante il rito dell'a benedizione e l'imposizione delle Ceneri, mercoledì 13 febbraio, mons. Mazzocato ha consegnato il Messaggio per la Quaresima, un invito a prendere sul serio tre impegni precisi in preparazione alla Pasqua: la preghiera, il digiuno, l'elemosina.

Pregare intensamente per il Santo Padre

GIOVEDI' 28 FEBBRAIO IN CATTEDRALE



Aprendo il ritiro quaresimale del clero al Seminario di Castellerio, l'Arcivescovo di Udine, mons. Mazzocato, ha invitato i sacerdoti a «pregare intensamente per il Santo Padre, che sta vivendo gli ultimi giorni del suo ministero di Successore di Pietro» (L'INTERVENTO
DELL'ARCIVESCOVO)
e ha indetto, per lasera del 28 febbraio, una solenne celebrazione eucaristica in Cattedrale, «invitando tutti a unirsi in preghiera in comunione con Benedetto XVI».

Lettera quaresimale dell'Arcivescovo mons. Mazzocato

   versione testuale
«Il valore della vostra fede si prova col fuoco» (1 Pt 1,7)
Udine, 13 febbraio 2013
 
Care sorelle e fratelli,
 
 
mentre inizia la Quaresima, ci chiediamo: come viverla in questo Anno della fede?
Trovo una risposta nelle parole dell'apostolo Pietro: "Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere un po' afflitti da varie prove, perché il valore della vostra fede, molto più preziosa dell'oro, che, pur destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco, torni a vostra lode, gloria e onore nella manifestazione di Gesù Cristo" (1 Pt 1,6-7).
L'esperienza della fede in Gesù Cristo ricolma di gioia la mente e il cuore dell'uomo. Non è, però, una gioia a buon mercato perché la fede va purificata come l'oro, per risplendere in tutta la sua luce ed essere la gloria e l'onore del credente quando si troverà davanti a Gesù nell'incontro finale con lui.
 
Nella Lettera apostolica Porta fidei Benedetto XVI invita tutti i cristiani a vivere l'Anno della fede come occasione di conversione e di purificazione. Denuncia il grave pericolo che essi pensino "alla fede come un presupposto ovvio del vivere comune. In effetti, questo presupposto non solo non è più tale, ma spesso viene perfino negato" (n. 2). Se si adagiano in questa falsa sicurezza diventeranno "sale insipido e luce nascosta" invece di essere testimoni credibili per tante persone che sentono "di nuovo il bisogno di recarsi come la samaritana al pozzo per ascoltare Gesù, che invita a credere in Lui e ad attingere alla sua sorgente, zampillante di acqua viva" (n. 3). "L'Anno della fede, in questa prospettiva, è un invito ad un'autentica e rinnovata conversione al Signore, unico Salvatore del mondo" ( n.6).
 
Facendo eco alle parole del Santo Padre, nella Lettera pastorale Ho creduto, perciò ho parlato, scrivevo: "possiamo fare qualcosa per le persone che abbandonano la fede sole se, prima di tutto, ripartiamo da noi stessi, dall'umile coscienza di aver bisogno di conversione, dal desiderio di vincere la tiepidezza spirituale con un amore vero per nostro Signore Gesù" (n. 12).
 
Questa Quaresima 2013 può essere un tempo favorevole per purificare la nostra fede dalle incrostazioni dell'abitudine e della superficialità.
Nel tempo quaresimale, la Chiesa torna a proporci tre impegni precisi: la preghiera. il digiuno, l'elemosina. Se li prendiamo sul serio, essi possono essere come il fuoco del crogiuolo che purifica la nostra fede.
 
1. La preghiera
Durante la sua agonia nell'orto degli ulivi, Gesù torna per tre volte a svegliare Pietro, Giacomo e Giovanni, invitandoli: "Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole" (Mt 26,41).
Preferivano dormire piuttosto che stare vicino a Gesù, partecipando alla sua preghiera nella quale egli offriva tutto se stesso a Dio Padre, pronto a bere il calice della sua passione. Il sonno che li prendeva era segno della loro poca fede che sarebbe stata tenuta sveglia dalla preghiera.
Quante volte anche noi facciamo esperienza dello stesso sonno dei tre apostoli! Quando ci viene il pensiero di pregare, veniamo assaliti da una specie di pigrizia che ci impedisce di dedicare anche solo qualche minuto alla preghiera.
Magari ci giustifichiamo con la scusa che non abbiamo tempo. La scusa, però, non regge perché chi non può trovare in 24 ore almeno qualche minuto per il raccoglimento e la preghiera?
La verità è più seria e profonda. Quella strana svogliatezza interiore che ci impedisce di pregare è segno della nostra poca fede e della mancanza di un desiderio forte di stare alla presenza del Signore per ascoltarlo.
Per questo Gesù dice ai tre apostoli: "Vegliate e pregate .. scuotetevi dalla vostra pigrizia e state in ginocchio accanto a me partecipando alla mia preghiera".
La preghiera è esperienza impegnativa perché rinnova e purifica la fede; distacca per qualche minuto da se stessi e dal ritmo degli impegni per stare in silenzio e aprire mente e cuore al Signore.
Chi, però, ha la forza di "vegliare e pregare" trova una profonda serenità del cuore; prova quella gioia intensa che Pietro prometteva ai suoi cristiani.
 
2. Il digiuno
Nel Deuteronomio leggiamo questo lamento di Dio: "Mi resero geloso con ciò che non è Dio, mi irritarono con i loro idoli vani" (32,21).
Gli antagonisti di Dio sono gli idoli perché conquistano il cuore dell'uomo trascinandolo ad inginocchiarsi davanti a loro e non davanti all'unico vero Dio. L'idolatria distrugge la fede e rovina la dignità dell'uomo che si riduce a pregare opere delle sue mani o creature inferiori a lui.
Questa tentazione ha accompagnato gli uomini di ogni epoca ed è ancora in mezzo a noi perché il consumismo è, di fatto, una grande idolatria che promette gioia piena nel possedere e consumare.
Per liberarsi dall'idolatria c'è una sola strada: purificare il cuore dall'attrattiva insaziabile di possedere e consumare. Il digiuno è l'esercizio, anche doloroso, che stacca dalla dipendenza delle cose materiali e ridona al cuore la libertà di mettere Dio al primo posto.
Il digiuno purifica la fede perché, rinunciando a delle cose che ci attirano, creiamo nel cuore come un vuoto da riempire con la presenza di Dio cercata nella preghiera.
Si può far digiuno non solo con la gola ma anche con gli occhi staccandoli da immagini vuote, con gli orecchi trovando spazi di totale silenzio, con il corpo rinunciando a soddisfare i nostri istinti.
Proviamo, in questa Quaresima, ad impegnarci in alcune forme di digiuno da ciò che maggiormente ci attira. Riempiamo di preghiera il vuoto creato dal digiuno e purificheremo la nostra fede.
 
3. L'elemosina
Il digiuno è completo quando si trasforma in elemosina che generosamente dona ciò di cui ci siamo privati a chi ha bisogno.
Scrive il Papa: "La fede che si rende operosa per mezzo della carità" diventa un nuovo criterio di intelligenza e di azione che cambia tutta la vita dell'uomo" (Porta fidei, n. 6). Egli riprende l'apostolo Giacomo che afferma: "Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa ... Ma vuoi sapere, o insensato, come la fede senza le opere è senza calore" (2,17-20).
Le opera di carità rivelano l'autenticità della fede e danno calore alla fede. Credere in Gesù, infatti, non significa, solo, dichiarare che Lui è vissuto, morto e risorto, ma farsi riscaldare dal suo amore che riempie il nostro cuore stretto e povero.
La fede è amore come dichiara il comandamento che riassume tutta la Legge e i Profeti: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso" (Mt 22,37-39).
Nell'elemosina generosa noi trasmettiamo una piccola goccia di quell'amore di Gesù che è entrato nel nostro cuore grazie alla fede in Lui. E quella piccola goccia donata riempie di nuova fede il nostro cuore.
Siano tanti i gesti di elemosina in questo tempo di Quaresima che ci fa vivere vicino a persone e famiglie provate dalla crisi fino al punto da faticare a trovare anche i mezzi di sussistenza.
Concludo, suggerendo una piccola preghiera che possiamo ripetere spesso e silenziosamente durante il giorno. E' l'invocazione del padre che portò il figlioletto a Gesù perché lo guarisse: "Credo, Signore; aiutami nella mia incredulità" (Mc 9,24).

mercoledì 13 febbraio 2013

San Giorgio di nogaro al voto

Regione al voto



Domenica 21 e lunedì 22 aprile tornata elettorale unificata per il Friuli Venezia Giulia dove si voterà per il rinnovo del Consiglio e per gli Enti locali che scadono nel corso del 2013
Clicca per leggere l'articolo de ilfriuli.it

Intervista di Radiovaticana a Enzo Bianchi


◊   “Benedetto XVI ha sempre messo al primo posto Cristo piuttosto che il suo ministero e la sua persona”: è ciò che riconosce il priore della Comunità di Bose, Enzo Bianchi secondo cui anche con questo gesto straordinario il Papa continua nella sua missione di “confermare i fratelli nella fede”. Il pensiero di Enzo Bianchi al microfono di Antonella Palermo:

R. - Certamente ho accolto la notizia con trepidazione data la novità di queste improvvise dimissioni, ma allo stesso tempo - per la conoscenza che ho di Benedetto XVI - mi ha fatto capire che è un gesto coerente con la sua persona, con il suo ministero, con la parola che aveva scritto, dicendo che era disponibile, che era giusto che un Papa, in certe condizioni, lasciasse il ministero petrino. Quindi, devo dire che l’ho accolto con uno spirito di obbedienza: ma non un’obbedienza obbligata, ma un’obbedienza stupita, cordiale. In fondo, è più che mai successore di Pietro anche in quest’atto, perché decentra se stesso rispetto al ministero che lui ha. Questo decentramento Benedetto XVI lo ha sempre mostrato: ha sempre indicato Gesù Cristo più che lui, più che il suo ministero. In questo momento, mi sembra che sia davvero importante agli occhi di tutta la Chiesa, vedere l’umiltà del Papa, il suo amore per la Chiesa, fino a rinunciare a quello che per molti è semplicemente un posto di potere, un posto di grande rilievo nella storia del mondo. Per lui, è semplicemente la risposta a una vocazione del Signore e, finché ha potuto, questa vocazione l’ha assecondata. Adesso che non sente più le forze, rimette tutto in mano alla Chiesa. E’ un gesto esemplare, straordinario: dovrebbe essere di insegnamento per tutti, per tutti.

D. - Dunque, la figura del Pontefice, del Successore di Pietro che guida la barca dei fedeli, non è indebolita ma forse è rafforzata?

R. - Per me è rafforzata, perché - ripeto - emerge sempre di più che non è tanto la persona del Papa - come pure non è tanto la persona di un vescovo, come non è tanto la persona di un priore nella vita monastica - ma è importante che il ministero, quello che a cui siamo chiamati, resti. Che il ministero sia svolto sempre con la grazia di Dio, ma anche con sufficienti forze umane.

D. - Possiamo considerare questo un gesto di sacrificio?

R. - Sì di sacrificio, di chi ama di più la Chiesa che se stesso.

D. - Che effetto le ha fatto ascoltare Benedetto XVI chiedere perdono per tutti i suoi difetti?

R. - Questo il Papa l’ha sempre fatto. Devo dire che Benedetto XVI è sempre stato umile: non ha mai sacralizzato la sua persona, come se potesse essere impeccabile. L’ha scritto prima, molte volte, a riguardo del ministero del Papa e alla persona del Papa.

D. - Questo gesto cade nell’Anno della Fede…

R. - E penso che aiuterà la fede. In qualche misura, oso dire che come Gesù ha detto a Pietro: “E tu conferma nella fede i tuoi fratelli”, anche con questo gesto, lui ci conferma nella fede. Il ministero di Pietro è essenziale alla Chiesa, ma chi ha questo ministero può benissimo anche lasciare il posto al Signore affinchè ponga altri.

Non è facile!

Benedetto XVI: convertirsi è dare a Dio il primo posto.




Benedetto XVI: convertirsi è dare a Dio il primo posto


"Convertirsi significa non chiudersi nella ricerca del proprio successo, del proprio prestigio, della propria posizione, ma far sì che ogni giorno, nelle piccole cose, la verità, la fede in Dio e l'amore diventino la cosa più importante". Lo ha detto il Papa questa mattina, Mercoledì delle Ceneri e primo giorno di Quaresima, nella catechesi dell'udienza generale tenuta in Aula Paolo VI davanti a circa novemila fedeli.
Benedetto XVI, dopo aver ricordato la sua decisione di rinunciare al ministero petrino, in questa penultima udienza del suo pontificato ha commentato l'episodio evangelico delle tentazioni del diavolo a Gesù nel deserto, che si possono riassumere nella proposta di "strumentalizzare Dio ...

Essere cristiani è abbastanza per essere un bersaglio

ASIA/SIRIA - Sequestri, stupri e traffico di profughi siriani

Londra (Agenzia Fides) - Il conflitto in Siria degenera e colpisce tutti i cittadini siriani, indipendentemente da etnia o religione. Ma, come in ogni guerra, la situazione delle minoranze è la peggiore: le minoranze cristiane sono divenute un comodo bersaglio per criminali e terroristi che usano sequestri, stupri, violenze e organizzano il traffico clandestino dei profughi. E' quanto afferma una nota invita all'Agenzia Fides dall'organizzazione non governativa aconfessionale "Minority Rights Group" (MRG), con sede a Londra, che ogni anno redige un dettagliato rapporto sulla condizione delle minoranze etniche, religiose, culturali, in tutto il mondo.
Dopo una capillare indagine condotta fra i campi profughi in Siria, Libano, Turchia, Giordania e colloqui con i rifugiati siriani giunti in Europa, l'organizzazione denuncia, in particolare, la condizione dei profughi di religione cristiana, dando voce "a una minoranza silenziosa che racconta storie strazianti di stupri, rapimenti e traffico di esseri umani".
Come riferito a Fides, la maggior parte dei rifugiati raggiunti dall'Ong "Minority Rights Group" esprime il desiderio di lasciare il Medio Oriente e afferma che, per realizzare questo progetto, è entrata contatto con bande di trafficanti di esseri umani. "Esiste oggi un fiorente business multi-milionario, sviluppatosi intorno alla crisi dei rifugiati siriani", nota l'Ong, raccontando alcuni casi specifici e il commercio messo in atto dai contrabbandieri. Un profugo ha potuto "comprare un passaporto svedese per 7.000 dollari", mentre in Libano si sta organizzando una "mafia dei falsi visti e dei falsi timbri", che organizzazioni illecite garantiscono ai rifugiati per permettere loro di proseguire il viaggio verso l'Europa.
Inoltre, in alcune parti della Siria - hanno raccontato dei profughi fuggiti dalla Mesopotamia - "un cristiano non può più segnalare ingiustizie o crimini. Siamo ostaggi della crescita dell'islamismo militante, ed essere cristiani è abbastanza per essere un bersaglio". Profughi cristiani assiri e siriaci riferiscono di violenze di carattere confessionale subite dai fedeli cristiani a Deir Ezzor o ad Hassake, in Mesopotamia, dopo l'arrivo delle bande dei ribelli, ricordando omicidi a sangue freddo, sequestri e stupro di donne cristiane. "Vogliono forse svuotare la Siria dai cristiani?", si chiedono. Alcuni sacerdoti della comunità cristiana assira esprimono "grave preoccupazione per il futuro dei cristiani in Siria, dato che molti preferiscono emigrare per sfuggire alle violenze. Sua Beatitudine Ignatius Zakka I Iwas, Patriarca della Chiesa Siro-ortodossa, afferma: "Non vogliamo che lascino il paese, ma la cosa importante è che essi vivano in pace e che Dio è con loro, qualsiasi cosa facciano o dovunque siano". (PA) (Agenzia Fides 13/2/2013)

martedì 12 febbraio 2013

L'articolo del Portale della Diocesi di Udine sulle dimissioni di Benedetto XVI

L'INATTESO ANNUNCIO DEL PAPA: LASCIO PER «MANCANZA DI FORZE»



«Unendoci ai cristiani e alle Chiese cattoliche di tutto il mondo, non possiamo che mettere sotto l'intercessione di Maria, con una preghiera filiale, anche il nostro Santo Padre». Con queste parole l'Arcivescovo di Udine, ha incoraggiato tutti i fedeli alla preghiera per il Santo Padre, durante la celebrazione in Cattedrale in occasione della Giornata del malato, a poche ore dall'annuncio delle dimissioni dal Pontificato di Benedetto XVI (LE PAROLE DEL PAPA: CARI FRATELLI, VI RINGRAZIO DI CUORE...). Mons. Mazzocato ha sottolineato la «grande ammirazione per Benedetto XVI, che ha dimostrato anche in questo momento la sua statura di uomo, cristiano e pastore, avendo il coraggio di fare una scelta epocale».
Mons. Redaelli: «Ammiriamo la sua fede e il suo coraggio»
Don Geretti: «Uomo di grande modernità». Don Bettuzzi: «Si apre una riflessione sul Papato»
Tondo dall'India: «Sconcerto ovunque». Franz: «Grande lezione». Serracchiani: «Grande coraggio»

Perfino a San Giorgio lo conosciamo

Grave incidente d'auto in Bolivia. Ferito mons. Solari   versione testuale
L'Arcivescovo carnico, fortunatamente fuori pericolo, è stato dimesso dall'Ospedale
Nella foto: l'auto sulla quale viaggiava mons. Solari.
Nella foto: l'auto sulla quale viaggiava mons. Solari.
COCHABAMBA (12 febbraio, ore 17.50) - Grave incidente d’auto, lunedì 4 febbraio in Bolivia, per l’Arcivescovo di Cochabamba, il carnico mons. Tito Solari, che fortunatamente è fuori pericolo ed è stato dimesso dall’ospedale. La notizia è giunta solo oggi da oltre oceano.
L’incidente è avvenuto mentre, in compagnia di un altro Vescovo, mons. Roberto Flock, e di due sacerdoti, mons. Solari stava rincasando dopo una celebrazione liturgica nella località di Capineta.  La camionetta Nissan, condotta proprio dall’Arcivescovo, si è capottata rotolando a lato della strada lungo una strada vicinale. Mons. Solari e gli altri passeggeri sono stati soccorsi da una ambulanza e portati al locale ospedale.
L’Arcivescovo carnico ha subito un trauma cranico-enecefalico lieve e policontusioni. Il vescovo mons. Flock si è fratturato due costole mentre gli altri due sacerdoti hanno subito policontusioni e ferite per la rottura dei cristalli.
Mons. Solari ebbe un altro grave incidente d’auto nel marzo 2010, dal quale lui e gli altri occupanti dell’auto uscirono illesi.

Prega per il nostro fratello Redento, Don Candido

ERA IL PRETE PIU' ANZIANO DELLA DIOCESI
(fonte:portale della Diocesi di Udine)
Si è spento mons. Redento Bello   versione testuale
Partigiano, sfuggì per caso alla strage di Porzûs e fu tra i protagonisti del processo di pacificazione tra le diverse anime della Resistenza in Friuli

UDINE (12 febbraio, ore 9.45) - È morto ieri sera, presso la Fraternità sacerdotale, mons. Redento Bello, 99 anni (era il prete più anziano della diocesi), una delle figure di spicco del clero friulano.
Protagonista e testimone diretto della storia dei nostri giorni, mons. Redento Bello è nato a Silvella, in comune di Fagagna, il 14 giugno 1913. Ordinato sacerdote nel 1937, si è subito trovato in mezzo ad una guerra assurda e terribile, una guerra che ha coinvolto tutti, soldati e civili, uomini e donne, giovani e vecchi, una guerra che ha distrutto il tessuto stesso della società umana, che ha bruciato testimonianze di civiltà secolari.

Dopo essere stato cappellano militare in un piccolo ospedale da campo a Caporetto, nell'ottobre 1940 fu assegnato al 31º Reggimento di fanteria e spedito sul fronte albanese; da lì passò in Grecia e poi nell'isola di Creta, dove visse la tragedia di quella terra con la profonda sensibilità di chi si sente fratello di tutti. L'annuncio della firma dell'armistizio fu appreso da don Bello a Silvella di Fagagna, dove era ritornato da poco in licenza premio. Alcuni giorni dopo l'8 settembre incontrò ad Udine don Aldo Moretti, un sacerdote che nella Resistenza friulana ha svolto un ruolo di primissimo piano. Fu proprio don Moretti che lo invitò ad unirsi ai giovani che già erano saliti in montagna, che vivevano nei boschi tra Cividale e Gemona, preparandosi a combattere per un mondo più umano, più giusto, più libero. Don Redento si trasferì, così, a Flaipano, sopra Tarcento, dove ebbe come base per i suoi spostamenti la canonica del paese. Qui cominciò ad incontrare i ragazzi che vivevano in clandestinità nelle case sperdute lungo i crinali dei monti ed a prendere contatto con i gruppetti che preferivano rimanere nascosti nel folto dei boschi.
 
Continuò ad operare in quella zona fino alla fine di novembre, poi ritornò in pianura dove, con l'aiuto di un ufficiale degli alpini che si era dato alla macchia, cominciò ad organizzare le prime formazioni partigiane nel territorio di Fagagna. In seguito, diventato ufficialmente "cappellano" di Carlino, anche se in realtà non aveva ricevuto dall'Arcivescovo mons. Nogara nessun decreto per quell'incarico e l'attività che doveva svolgere era di ben altra natura, don Bello cominciò a girare in lungo e in largo nei centri della Bassa chiedendo ai parroci nomi di uomini su cui poter fare affidamento. In breve tempo riuscì a costituire un gruppo di circa 300 persone, la maggior parte delle quali non era legata ad alcun partito, voleva, però, riscattare la nostra dignità di popolo, rendere concreto un sogno chiamato "libertà".

In ogni paese c'erano squadre di tre, quattro uomini, che non conoscevano gli altri, pur sapendo della loro esistenza: ci pensava don Bello a tenere le fila e a coordinare le operazioni: sabotaggi, prelevamenti di armi, di viveri, di denaro, raccolta di informazioni, segnalazioni di movimenti di truppe o di persone sospette erano all'ordine del giorno. Punto di riferimento a Udine era sempre don Moretti! L'organizzazione clandestina, che ancora non si era data una struttura organica precisa, alla fine del 1943 poteva disporre di oltre un migliaio di uomini. Raggiunta l'unità dei vari reparti, la nuova formazione fu chiamata "Osoppo", in ricordo del paese dove nel 1848 gli italiani avevano resistito strenuamente all'assedio austriaco, il cappello d'alpino ed il fazzoletto verde al collo diventarono la divisa del gruppo.

Intanto, sempre più numerosi erano i giovani che andavano ad ingrossare le file partigiane, soprattutto sui monti della Slavia friulana. A rendere nella nostra regione più doloroso che altrove il dramma della Resistenza, aveva concorso, oltre all'occupazione tedesca, il concreto pericolo delle rivendicazioni territoriali avanzate dalle forze partigiane slave. Verso il mese di luglio del 1944 anche don Bello, o meglio don "Candido" come era chiamato in clandestinità, raggiunse le malghe sopra Porzus, dove si trovava il Comando della 1ª brigata "Osoppo".

Due piccoli edifici con i muri di pietra tirati su quasi a secco, il soffitto bassissimo, un tavolo di sasso all'aperto, il selciato intorno. All'interno c'era la piccola cucina con il "fogolâr", in uno sgabuzzino l'altare su cui don "Candido" celebrava la Messa ogni mattina. Lassù egli era il cappellano militare, ma anche l'addetto alla compilazione del diario, nelle sue mani passavano tutte le relazioni del Gruppo Brigate dell'Est, era perciò addentro a tutto ciò che riguardava la formazione "Osoppo". Davanti a quelle malghe, imbiancate di neve fresca, il 7 febbraio 1945, il presidio osovano venne annientato, "soffocato nel sangue da fraterna mano assassina", come si legge sulla lapide posta a ricordo. Don "Candido" quel giorno non era lassù, da tempo era sceso in pianura per ricollegare gruppi di sbandati, non ha, però, mai dimenticato quei ragazzi sacrificati sull'altare dell'ideologia, pedine di un gioco terribile in una partita di politica internazionale.

Ha sempre difeso la loro memoria contro i dubbi, le speculazioni imbastite intorno a questa pagina tragica della nostra Storia, si è battuto per ottenere giustizia per le vittime, per fare chiarezza su uno degli episodi più oscuri della Resistenza friulana. Anche se il tempo scolora i ricordi della guerra, mons. Bello ha commemorato ogni anno il sacrificio di quelle giovani vite. Dopo aver vissuto in prima linea una guerra che ha portato solo morte e sangue, don Bello ha saputo riprendersi e ricominciare, scegliendo la via dell'amore e della tolleranza.
Diventato direttore delle Arti Grafiche Friulane, ha sviluppato l'editoria con particolare attenzione alle pubblicazioni di cultura e di storia friulana. Attualmente era canonico del Capitolo della Cattedrale. Storico fu, nel 2001, il suo bacio con Vanni Padoan, commissario politico della divisione Garibaldi-Natisone.
 

Il Partigiano della pace don Redento Bello

E’ morto don Redento Bello, il partigiano osovano che fu protagonista della pace di Porzus


Sfuggito alla strage delle malghe, nel 2002 si riconciliò con il comandante garibaldino Vanni Padoan
 

lunedì 11 febbraio 2013

Benedetto XVI: rinuncio al ministero di Vescovo di Roma.




Benedetto XVI: rinuncio al ministero di Vescovo di Roma


(INSERTO PAPA originale in latino)
"Carissimi Fratelli, vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l'età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della f ...

domenica 10 febbraio 2013

Benedetto XVI: fiduciosi nella misericordia divina.


 Benedetto XVI: fiduciosi nella misericordia divina
 by vaticanit
 La vocazione è risposta alla chiamata divina e se Dio propone allora
non dobbiamo avere paura perché la misericordia divina agisce proprio
sulle nostre debolezze. Lo ha sottolineato Benedetto XVI parlando ai
fedeli prima della preghiera dell'Angelus, spiegando il Vangelo della
liturgia odierna che riporta il racconto della chiamata dei due primi
discepoli. Salutando i fedeli dopo la recita dell'Angelus, Benedetto
XVI ha auspicato pace e armonia per le popolazioni dell'estremo
Oriente che festeggiano oggi il Capodanno lunare. Ha ricordato poi la
Giornata Mondiale del Malato, che ricorre domani e viene festeggiata
in modo solenne in Baviera. Il Papa ha detto di essere vicino a tutti
i malati ...

collegati a...

http://www.youtube.com/watch?v=YNwmr1UQie8&feature=em-uploademail

venerdì 8 febbraio 2013

.....non sarei ora cristiana e religiosa…”.

Oglassa, Darfur, Sudan, 1868 - Schio, Vicenza, 8 febbraio 1947

Nasce nel Sudan nel 1869, rapita all'età di sette anni, venduta più volte, conosce sofferenze fisiche e morali, che la lasciano senza un'identità. Sono i suoi rapitori a darle il nome di Bakhita («fortunata»). Nel 1882 viene comprata a Kartum dal console Italiano Calisto Legnani. Nel 1885 segue quest'ultimo in Italia dove, a Genova, viene affidata alla famiglia di Augusto Michieli e diventa la bambinaia della figlia. Quando la famiglia Michieli si sposta sul Mar Rosso, Bakhita resta con la loro bambina presso le Suore Canossiane di Venezia. Qui ha la possibilità di conoscere la fede cristiana e, il 9 gennaio 1890, chiede il battesimo prendendo il nome di Giuseppina. Nel 1893, dopo un intenso cammino, decide di farsi suora canossiana per servire Dio che le aveva dato tante prove del suo amore. Divenuta suora, nel 1896 è trasferita a Schio (Vicenza) dove muore l'8 febbraio del 1947. Per cinquant'anni ha ricoperto compiti umili e semplici offerti con generosità e semplicità.  (Avv.)
Martirologio Romano: Santa Giuseppina Bakhita, vergine, che, nata nella regione del Darfur in Sudan, fu rapita bambina e, venduta più volte nei mercati africani di schiavi, patì una crudele schiavitù; resa, infine, libera, a Venezia divenne cristiana e religiosa presso le Figlie della Carità e passò il resto della sua vita in Cristo nella città di Schio nel territorio di Vicenza prodigandosi per tutti.


Esiste un manoscritto, redatto in italiano e custodito nell’archivio storico della Curia generalizia delle suore Canossiane di Roma, che raccoglie l’autobiografia di santa Bakhita, canonizzata in piazza San Pietro il 1° ottobre scorso fra danze e ritmati canti africani. In questo manoscritto sono racchiuse le brutture a cui fu sottoposta Bakhita nei suoi tragici anni di schiavitù, la sua riacquistata libertà e infine la conversione al cattolicesimo.
“La mia famiglia abitava proprio nel centro dell’Africa, in un subborgo del Darfur, detto Olgrossa, vicino al monte Agilerei... Vivevo pienamente felice…
Avevo nove anni circa, quando un mattino…andai… a passeggio nei nostri campi… Ad un tratto [sbucano] da una siepe due brutti stranieri armati… Uno… estrae un grosso coltello dalla cintura, me lo punta sul fianco e con una voce imperiosa, “Se gridi, sei morta, avanti seguici!””.
Venduta a mercanti di schiavi, iniziò per Bakhita un’esistenza di privazioni, di frustate e di passaggi di padrone in padrone. Poi venne tatuata con rito crudele e tribale: 114 tagli di coltello lungo il corpo: “Mi pareva di morire ad ogni momento… Immersa in un lago di sangue, fui portata sul giaciglio, ove per più ore non seppi nulla di me… Per più di un mese [distesa] sulla stuoia… senza una pezzuola con cui asciugare l’acqua che continuamente usciva dalle piaghe semiaperte per il sale”.
Giunse finalmente la quinta ed ultima compra-vendita della giovane schiava sudanese. La acquistò un agente consolare italiano, Callisto Legnami.  Dieci anni di orrori e umiliazioni si chiudevano. E, per la prima volta, Bakhita indossa un vestito.
“Fui davvero fortunata; perché il nuovo padrone era assai buono e prese a volermi bene tanto”. Trascorrono più di due anni. L’incalzante rivoluzione mahdista fa decidere il funzionario italiano di lasciare Khartoum e tornare in patria. Allora “osai pregarlo di condurmi in Italia con sé”. Bakhita raggiunge la sconosciuta Italia, dove il console la regalerà ad una coppia di amici di Mirano Veneto e per tre anni diventerà la bambinaia di loro figlia, Alice.
Ed ecco l’incontro con Cristo. La mamma di Alice, Maria Turina Michieli, decide di mandare figlia e bambinaia in collegio dovendo raggiungere l’Africa per un certo periodo di tempo. La giovane viene ospitata nel Catecumenato diretto dalle Suore Canossiane di Venezia (1888). “Circa nove mesi dopo, la signora Turina venne a reclamare i suoi diritti su di me. Io mi rifiutai di seguirla in Africa… Ella montò sulle furie”. Nella questione intervennero il patriarca di Venezia Domenico Agostini e il procuratore del re, il quale  “mandò a dire che, essendo io in Italia, dove non si fa mercato di schiavi, restavo… libera”.
Il 9 gennaio 1890 riceve dal Patriarca di Venezia il battesimo, la cresima e la comunione e le viene imposto il nome di Giuseppina, Margherita, Fortunata, che in arabo si traduce Bakhita.
Nel 1893 entra nel noviziato delle Canossiane. “Pronunciate i santi voti senza timori. Gesù vi vuole, Gesù vi ama. Voi amatelo e servitelo sempre così”, le dirà il cardinal Giuseppe Sarto, nuovo Patriarca e futuro Pio X. Nel 1896 pronuncia i voti e si avvia ad un cammino di santità. Cuoca, sacrestana e portinaia saranno le sue umili mansioni, descritte e testimoniate dal recente e ben riuscito video prodotto dalla Nova-T, dal titolo “Le due valigie, S. Giuseppina Bakhita”, con la regia di Paolo Damosso, la fotografia di Antonio Moirabito e la recitazione di  Franco Giacobini e Angela Goodwin. Il titolo si rifà alle parole che Bakhita disse prima di morire: “Me ne vado, adagio adagio, verso l’eternità… Me ne vado con due valigie: una, contiene i miei peccati, l’altra, ben più pesante, i meriti infiniti di Gesù Cristo”.
Donna di preghiera e di misericordia, conquistò la gente di Schio, dove rimase per ben 45 anni. La suora di “cioccolato”,  che i bambini provavano a mangiare, catturava per la sua bontà, la sua gioia, la sua fede. Già in vita la chiamano santa e alla sua morte (8 febbraio 1947),  sopraggiunta a causa di una polmonite, Schio si vestì a lutto.
Aveva detto: “Se incontrassi quei negrieri che mi hanno rapita e anche quelli che mi hanno torturata, mi inginocchierei a baciare loro le mani, perché, se non fosse accaduto ciò, non sarei ora cristiana e religiosa…”.