venerdì 4 aprile 2014

Caldei, Greci, Turchi...

ASIA/TURCHIA -Caldei espulsi dopo il golpe del 1980 chiedono la restituzione di case e terre
Ankara (Agenzia Fides) - 84 famiglie cattoliche di rito caldeo originarie della Turchia e attualmente residenti all'estero - soprattutto in Francia - hanno iniziato le procedure legali per rientrare in possesso delle terre e delle case che furono costrette a lasciare sotto minaccia degli apparati di sicurezza, dopo il colpo di stato militare del 12 settembre 1980. Ne danno notizia fonti turche consultate dall'Agenzia Fides. L'iniziativa legale viene motivata dalle famiglie con il desiderio di poter ritornare nelle proprie terre d'origine. La domanda per la restituzione dei beni è già stata trasmessa al Ministero degli Interni turco. Le terre e le case si trovano nella Prefettura di Sirnak, nella Turchia sud-orientale ai confini con I'Iraq, regione segnata da una prevalente presenza curda. Esse si concentrano nell'area di in villaggio rimasto disabitato ma che in diversi periodi è stato utilizzato come base dell'organizzazione curda PKK. Negli ultimi anni le proprietà sono state occupate e utilizzate abusivamente da persone che si presentano come “custodi” dei beni che i caldei sono stati costretti a abbandonare.
Intanto, a Istanbul, l'associazione Babil ha allestito in un vecchio deposito di tabacco una mostra sulla deportazione dei greci avvenuta nel marzo 1964. L'esposizione, intitolata “20 dollari, 20 chili”, racconta con immagini e documenti quell'evento traumatico che coinvolse più di 50mila greci, espulsi verso la Grecia e costretti a pagare 20 dollari se volevano portare via con sé i propri oggetti di proprietà, fino a un massimo di 20 chili. (GV) (Agenzia Fides 4/4/2014).

giovedì 3 aprile 2014

Piano Regionale di Tutela delle Acque

È allarme per le fontane, la portata verrà ridotta



Ribadiamo la nostra forte richiesta che il governo disarmi i gruppi civili armati.

AMERICA/VENEZUELA - “Cercano di imporre un governo totalitario”: allarme dei Vescovi dopo due mesi di violenze
Caracas (Agenzia Fides) – La Conferenza Episcopale Venezuelana (CEV) ha diffuso un comunicato in cui presenta “come causa fondamentale della crisi che vive il Venezuela, la pretesa del partito di governo e del presidente Nicolas Maduro di cercare di imporre il cosiddetto ‘Plan de la Patria’, dietro al quale si nasconde la promozione di un governo totalitario". Questo intento ha alimentato le proteste dell'opposizione e dei cittadini, che dopo quasi due mesi contano 39 morti, 550 feriti gravi e più di 150 persone detenute. Il documento intitolato "Responsabili della Pace e del destino democratico del Venezuela" è stato firmato dai Vescovi della Presidenza della CEV con data 2 aprile 2014.
La nota pervenuta all’Agenzia Fides da una fonte locale, riferisce l'intervento di Mons. Diego Rafael Padrón Sánchez, Arcivescovo di Cumaná e Presidente della CEV, che alla presentazione del comunicato "ha lamentato la polarizzazione politica avvenuta nel paese dopo una serie di manifestazioni anti-governative iniziate dagli studenti lo scorso 4 febbraio, alle quali si sono uniti gruppi dell'opposizione per denunciare l'insicurezza nel paese, l'inflazione del 57%, la carenza di cibo, la repressione da parte della Guardia Nazionale e la detenzione degli oppositori".
Nel documento, con un linguaggio molto diretto, si legge: "Ribadiamo la nostra forte richiesta che il governo disarmi i gruppi civili armati. La loro azione coordinata, secondo certi schemi, dimostra che non sono gruppi isolati o spontanei, ma piuttosto addestrati per intervenire violentemente. In molti casi essi hanno agito impunemente sotto lo sguardo indifferente delle forze dell'ordine, per cui il comportamento di queste ultime è stato seriamente messo in discussione".
Il comunicato ribadisce: "La fede cristiana ben compresa impone a tutti i credenti di assumere la responsabilità del destino del paese, di non restare indifferenti ma piuttosto impegnarsi nella difesa della vita, dei diritti umani, della libertà e della democrazia. Nessuno di quanti vivono in Venezuela deve dire di non essere interessato o preoccupato per la violenza e le morti che stanno accadendo nelle città e nelle altre località. Tutti, senza eccezione, siamo responsabili della libertà, della pace e del destino democratico del nostro paese". (CE) (Agenzia Fides, 03/04/2014)

iL NUOVO CLORO SODA APRIRà NEL GIUGNO 2015


Alla Caffaro un impianto da 40 milioni

Nel polo di Torviscosa il nuovo cloro soda aprirà a giugno 2015. Il Gruppo punta a sfondare i 200 milioni di euro di fatturato

    lunedì 24 marzo 2014

    La seconda, con 292 persone a bordo, è affondata

    AFRICA/RD CONGO - Più di 250 rifugiati congolesi annegano cercando di rientrare in patria dall’Uganda
    Kinshasa (Agenzia Fides) - Oltre 250 rifugiati congolesi sono morti nel ribaltamento di un’imbarcazione che stava riportandoli nella Repubblica Democratica del Congo. Sono una nota inviata all’Agenzia Fides dal Coordinamento della Società Civile del Nord Kivu, la tragedia si è verificata il 22 marzo. I rifugiati erano fuggiti dalla località di Watalinga, nel territorio di Beni, nel Nord Kivu (est della RDC), tra luglio e dicembre 2013. In un primo momento erano stati accolti in alcune località di frontiera tra la RDC e l’Uganda. In seguito erano stati trasferiti dalle autorità ugandesi nel campo di rifugiati di Kyangwali (Uganda) a più di 350 km dalla frontiera.
    Quando i rifugiati hanno appreso la notizia che l’esercito congolese aveva liberato i loro villaggi dalla presenza dei ribelli ugandesi dell’ADF-NALU, hanno chiesto di rientrare nella RDC.
    Due imbarcazioni motorizzate erano state messe a loro disposizione per attraversare il Lago Alberto. La prima ha effettuato la traversata senza problemi, mentre la seconda, con 292 persone a bordo, è affondata nel mezzo del lago. Secondo la nota inviata a Fides, l’incidente si è verificato alle 9 del mattino del 22 marzo. Solo 41 persone sono sopravvissute, compreso il comandare e l’intero equipaggio (tutti ugandesi) e qualche rifugiato. La società civile del Nord Kivu chiede al governo congolese un’inchiesta indipendente per accertare le circostanze della tragedia. (L.M.) (Agenzia Fides 24/3/2014)

    mercoledì 5 marzo 2014

    ASIA/SIRIA - L'Arcivescovo armeno cattolico di Aleppo: in Quaresima preghiere e digiuni per chiedere il dono della pace
    Aleppo (Agenzia Fides) – In Siria le Chiese di rito orientale sono già entrate nella Quaresima, il tempo liturgico durante il quale il cristiano si dispone, con un cammino di conversione, a vivere in pienezza il mistero della resurrezione di Cristo nella sua memoria annuale. Per il terzo anno consecutivo, l'inizio della Quaresima viene vissuto dai cristiani siriani in un Paese dilaniato dalla guerra civile. “nelle nostre parrocchie” riferisce all'Agenzia Fides L'Arcivescovo armeno cattolico di Aleppo Boutros Marayati “abbiamo celebrato l'inizio della Quaresima già nel pomeriggio di domenica scorsa. I fedeli sono venuti in gran numero e la partecipazione è stata intensa. Quest'anno intensificheremo le occasioni di preghiera, penitenza e digiuno per chiedere con più forza che il cammino verso la resurrezione di Cristo sia benedetto dal dono della pace”.
    Nella parte centrale di Aleppo – conferma a Fides l'Arcivescovo Marayati – la situazione è di stallo apparente. Ma anche nella giornata del 3 marzo un colpo di mortaio caduto vicino a una scuola nel quartiere di al-Khadilieh ha provocato la morte di un bambino e di un adulto. Mentre in una località periferica precedentemente controllata dai miliziani dello Stato Islamico dell'Iraq e del Levante (ISIL, gruppo della rete di al-Qaida) gli attivisti di altre fazioni anti-Assad hanno rinvenuto una fossa comune con almeno sei cadaveri. Di recente i miliziani dell'ISIL hanno abbandonato alcune località della regione di Aleppo in seguito all'offensiva di altri gruppi armati d'insorti siriani. (GV) (Agenzia Fides 4/3/2014).

    lunedì 3 marzo 2014

    40 milioni

    Aussa Corno a un passo dalla liquidazione

    Eliminare l'esenzione dal servizio militare dei membri delle scuole rabbiniche

    ASIA/ISRAELE - Gli ebrei ultraortodossi protestano contro il progetto di legge sulla leva obbligatoria
    Gerusalemme (Agenzia Fides) – Centinaia di migliaia di ebrei ultra-ortodossi hanno paralizzato interi quartieri di Gerusalemme nella giornata di domenica 2 marzo per pregare e protestare contro il progetto di legge che minaccia di eliminare l'esenzione dal servizio militare di cui godono tutti gli studiosi e gli affiliati alle scuole rabbiniche. I manifestanti hanno esposto cartelli in cui tra l'altro chiedevano l'intervento dell'Unione europea per “difendere la libertà di religione in Israele”, rivendicando con forza che la scelta di religiosa di dedicare la vita allo studio della Torah e del Talmud è incompatibile con il coinvolgimento nelle attività militari.
    Fin dalla nascita dello Stato ebraico, gli Haredim (ebrei ultraortodossi) sono stati affrancati dall'impegnativo servizio militare che devono prestare tutti i giovani d'Israele al raggiungimento della maggiore età. Con l'attuale governo, non condizionato dalla pressione dei partiti ultra-ortodossi, si è fatto strada in parlamento un disegno di legge – sostenuto dal Comitato speciale della Knesset per l’“equa ripartizione del carico militare” - che potrebbe essere approvato nelle prossime settimane e prevede l'arruolamento semi-universale obbligatorio anche per tutti i giovani haredim oltre i diciassette anni a partire dal 2017.
    La questione – fanno notare gli analisti – è strettamente connessa con le dinamiche demografiche e economiche che pesano sul futuro di Israele. Gli Haredim costituiscono un gruppo in forte crescita e appartengono alle fasce più povere della popolazione israeliana. Secondo previsioni demografiche dell’Ufficio centrale di statistica (Cbs) e del Taub Centre, fra trent'anni il 78% dei bambini iscritti nelle scuole primarie apparterranno ai due gruppi esonerati dalla leva, cioè gli ebrei ultra-ortodossi e gli arabi. Queste tendenze demografiche spiegano anche le recenti iniziative e proposte per aprire le porte dell'esercito israeliano anche ai cittadini arabi cristiani d'Israele. (GV) (Agenzia Fides 3/3/2014).

    Ex Commissari

    Inquinamento in laguna: gli ex commissari chiedono l’archiviazione

    Carisio Sguazzin

    San Giorgio di Nogaro, addio all’imprenditore Carisio Sguazzin

    Aveva 82 anni, con la sua azienda è stato uno dei protagonisti della crescita industriale della Bassa friulana 

    sabato 1 marzo 2014

    Una bomba mano

    ASIA/TERRA SANTA - Attentato contro la parrocchia cattolica di Gaza
    Gaza (Agenzia Fides) – Nella notte tra mercoledì 26 e giovedì 27 febbraio ignoti assalitori hanno fatto esplodere una bomba a mano nel cortile della chiesa cattolica latina di Gaza, nel quartiere meridionale di Zeitun. L'esplosione, nel cuore della notte, non ha causato danni a persone o cose. Sui muri che circondano la chiesa sono state anche tracciate scritte minacciose contro i cristiani.
    “Il fatto è grave” spiega all'agenzia Fides il Vescovo William Shomali, Vicario patriarcale del Patriarcato latino di Gerusalemme “ma il parroco e i suoi collaboratori continueranno a operare al servizio della popolazione di Gaza, senza farsi intimidire. Il governo di Hamas ha subito condannato questo atto. I rappresentanti di Hamas hanno espresso la loro solidarietà e l'intenzione di perseguire in maniera sollecita i malfattori. Questo ci ha tranquillizzato”.
    Anche il Centro palestinese per i diritti dell'Uomo (PCHR) ha condannato l'attentato, chiedendo che siano fatte indagini approfondite per identificare gli attentatori.
    Non è la prima volta che nella Striscia di Gaza – dove il potere è nelle mani dell'organizzazione islamista Hamas dal 2007 – vengono colpiti obiettivi cristiani. Nel 2011 una bomba era stata lanciata contro il direttore del locale Ospedale anglicano, rimasto illeso. (GV) (Agenzia Fides 28/2/2014).

    giovedì 27 febbraio 2014

    Ninos de plomo

    AMERICA/PERU’ - “Bambini di piombo”: progetto educativo per i minori contaminati dal minerale
    Callao (Agenzia Fides) – Sono tutti abitanti della baraccopoli di Puerto Nuovo, nel distretto di Callao, che vivono quotidianamente in situazioni a rischio, contaminati dal piombo a causa dei danni ambientali generati dallo stoccaggio e dal trasporto del minerale verso il porto. In un comunicato diffuso dall’Ans si legge che, nella periferia della città, la Fondazione Don Bosco nel Mondo sta realizzando un particolare progetto educativo, denominato “Niños de Plomo” (Bambini di piombo) che permette a circa 80 bambini e adolescenti intossicati dal piombo di ricevere tutoraggio e aiuto nella lettura, nella comunicazione, nelle materie logico-matematiche e nei laboratori psico-pedagogici. I ragazzi completano i loro studi attraverso l’utilizzo di programmi e giochi virtuali per il ragionamento e delle attività di alfabetizzazione nella sala computer. Partecipano inoltre a laboratori di musica e danza che consentono di migliorare il loro sviluppo fisico, mentale ed emotivo . La maggior parte dei minori che partecipa al progetto ha livelli di piombo nel sangue compresi tra i 10 e i 19,9 microgrammi per decilitro, misura considerata altamente pericolosa dalle autorità sanitarie. (AP) (27/2/2014 Agenzia Fides)

    I benefattori internazionali hanno dato meno contributi alla Somalia


    AFRICA/SOMALIA - A rischio 50 mila bambini somali per malnutrizione e condizioni igienico sanitarie inadeguate
    Mogadiscio (Agenzia Fides) – In Somalia la carestia del 2011 è finita, i miliziani sono stati mandati via da Mogadiscio, in politica sono stati fatti grandi progressi. Eppure le Nazioni Unite e il Governo somalo continuano a chiedere ai benefattori internazionali di aiutare il Paese, che sostengono essere in grave crisi. Le associazioni umanitarie, pressate dalle situazioni di emergenza in Somalia degli ultimi anni, non sono state in grado di impiegare tempi e risorse necessarie per la ricostruzione del Paese. Molti sopravvivono in condizioni terribili, la vita di 50 mila bambini è a rischio per malnutrizione severa. I benefattori internazionali, a causa del perdurare della crisi in Siria e delle nuove continue emergenze in Sud Sudan e nella Repubblica Centrafricana, hanno dato meno contributi alla Somalia, anche se gli indicatori sanitari somali sono molto più gravi rispetto a quelli di altri paesi. Destano inoltre preoccupazione i furti di denaro e la corruzione, in un Paese dove il Governo non ha un controllo efficace sull’economia. Un rapporto del gruppo di monitoraggio delle Nazioni Unite sulla Somalia e l’Eritrea aveva già denunciato in passato casi di corruzione tra i ministri del Governo, di appropriazione indebita di generi alimentari destinati agli aiuti, di cattiva amministrazione. Circa il 60% della popolazione, 3milioni e mezzo di persone che vivono nella Somalia centro meridionale, sono sotto il controllo di al-Shabab. L’ONU teme che l’offensiva potrebbe scattare nella stagione della semina proprio in questa regione conosciuta come paniere di beni di consumo e di servizi essenziali del Paese, e potrebbe quindi avere un grave impatto sul prossimo raccolto. (AP) (27/2/2014 Agenzia Fides)

    sabato 22 febbraio 2014

    Fan di popotus



                                                 
    AvvenireNEI has uploaded Rocco Hunt
    Rocco Hunt
    AvvenireNEI
    Il rapper di Salerno rivelazione dei Giovani di Sanremo è fan di Popotus. Di Angela Calvini

    lunedì 10 febbraio 2014

    Un problena...australiano

    OCEANIA/AUSTRALIA - Condizioni disumane per i bambini trattenuti nei centri di detenzione per immigrati
    Canberra (Agenzia Fides) - La Commissione per i Diritti Umani dell’Australia (AHRC) ha recentemente avviato una ricerca sulla situazione di oltre mille bambini detenuti nelle prigioni per gli immigrati. La maggior parte di loro vive ammassata nelle Christmas Islands, in Australia, Nauru o Papua Nuova Guinea. Secondo la Commissione, si tratta di bambini ai quali, tra le altre cose, viene vietata la libertà di movimento, molti perdono così gli anni più importanti della loro vita dietro le sbarre, in ambienti fortemente stressanti. Lo studio serve a verificare l’impatto della detenzione sulla salute mentale dei piccoli, i casi di autolesionismo e le valutazioni delle autorità australiane fatte prima di inviarli in questi centri.
    Quello che manca, secondo gli esperti, è la collaborazione del dipartimento australiano per l’immigrazione, che negli ultimi mesi ha dato sempre meno informazioni utili per la AHRC. Nel 2004, nel primo rapporto della AHRC era stato riscontrato che la detenzione dei minori richiedenti asilo era incompatibile con gli obblighi relativi ai diritti umani dell’Australia.
    L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (ACNUR), così come altri organismi per la tutela dei diritti umani, condannano da tempo le condizioni “disumane” nelle carceri per immigrati che l’Australia gestisce a Nauru e in Papua Nuova Guinea. Il più grande Paese dell’Oceania è diventato una meta desiderata per gli emigranti asiatici in cerca di una vita migliore. Tuttavia, la maggior parte di loro viene intercettata dalla guardia costiera australiana e portata nei centri di detenzione in altri Paesi, mentre altri naufragano e muoiono. (AP) (10/2/2014 Agenzia Fides)

    martedì 4 febbraio 2014

    Spettacolo Al San Zorz "Smilelight"

    Spettacolo comico-teatrale: Smilelight a San Giorgio di Nogaro


     RAPPRESENTAZIONE TEATRALE “SMILELIGHT”

    compagnia teatrale “Attori per caso”


    “Smilelight”, in italiano "Sorriso Luminoso", è uno spettacolo comico e teatrale, e il senso di questo titolo è il frutto di un lungo e stimolante lavoro che si fonda su un percorso teatrale e riflessivo.
    Questo spettacolo è basato su una testimonianza forte, che ci ha toccati così tanto da volerla condividere con mamme, babbi, bi
    mbi, nonni e tutte le famiglie. Molti sono i temi trattati, come l'amore o la morte, i quali si uniranno in un mix unico di risate, lacrime ed emozioni...
    Lo spettacolo si presenta come una serata di cabaret all'insegna del divertimento e dell'allegria che, per certi versi, somiglia molto a qualche trasmissione comica che spesso vediamo in televisione, come Zelig o Colorado!
    A un certo punto però, succede l’impensabile.
    L’atmosfera cambia.
    Le luci e la musica cambiano.
    Le risate cambiano.
    In punta di piedi si entra nel vivo dello spettacolo e il palco inviterà, accompagnati dalle risate, a riflettere su qualcosa di a dir poco incredibile.
    "Gli Attori per Caso" sono un gruppo di giovani animatori che nel 2011 hanno deciso di impiegare i propri talenti e le proprie energie nel mondo del teatro per trasmettere gioia, allegria e fede!
    Perchè "..per Caso?"
    Perchè è proprio per caso che è cominciata questa avventura. Sentiamo che non è solo merito nostro se stiamo diventando attori.
    INGRESSO LIBERO con offerta libera
    Pagina Ufficiale: https://www.facebook.com/pages/Attori-per-Caso/207812955965887

    mercoledì 29 gennaio 2014

    La Comunità ha presentato ricorso in appello contro la sentenza

    Il Consiglio di Stato: il Comune di Marano deve gestire la laguna

    È l’unica autorità che può decidere in materia di usi civici. «Inammissibile il ricorso presentato dalla Comunità»

    lunedì 27 gennaio 2014

    Messaggero Veneto: 23 comuni pe la TAV

    Tav, vertice di sindaci
    friulani e veneti

    A Torviscosa riunione di 23 Comuni Fvg interessati al tratto Isonzo-Tagliamento. Benigno: «Sdoppiamento dei tracciati»

    giovedì 23 gennaio 2014

    India, violenza anticristiana

    ASIA/INDIA - Oltre 4.000 casi di violenza anticristiana: il “Rapporto sulle persecuzioni” presentato ai Vescovi
    Mumbai (Agenzia Fides) – Sono oltre 4.000 casi di violenza anticristiana registrati nel 2013, operati soprattutto da gruppi estremisti indù attivi nel paese. Gli episodi includono l’omicidio di 7 fedeli, fra cui un minore; abusi e percosse su 1.000 donne, 500 bambini e circa 400 preti di diverse confessioni; attacchi a oltre 100 chiese e luoghi di culto cristiano. Sono le cifre contenute nel nuovo “Rapporto sulle persecuzioni 2013” elaborato da un forum di enti e organizzazioni cristiane nella società civile indiana, e inviato all’Agenzia Fides.
    Il Rapporto è stato presentato nei giorni scorsi al Card. Oswald Gracias, Arcivescovo di Bombay e presidente della Conferenza Episcopale dell’India. Come riferito a Fides, Il documento è stato redatto grazie alla collaborazione fra le associazioni “Catholic Secular Forum” (CSF), “All India Christian Council”, “Evangelical Fellowship of India”, “Global Council of Indian Christians”, “World Watch Monitor”. Hanno consegnato il Rapporto ai Vescovi i due laici cattolici Joseph Dias e il giudice Michael Saldanha, rispettivamente Segretario e presidente di CSF.
    Sui 4.000 incidenti, documentati in modo dettagliato nel testo inviato a Fides, oltre 200 sono gravi casi di persecuzione avvenuti soprattutto in alcuni stati: spiccano il Karnataka dove, nonostante il cambio di governo, la persecuzione cristiana è più diffusa; e il Maharashtra che “sembra essere il prossimo laboratorio dell’estremismo indù” nota il testo. Altri stati nella “top-ten” delle persecuzioni sono: Andra Pradesh, Chhattisgarh, Gujarat, Orissa, Madhya Pradesh, Tamil Nadu, Kerala.
    Il Rapporto esamina anche le falle nel sistema giuridico indiano, che permettono la diffusione delle violenze e l’impunità dei colpevoli. Le leggi “sotto accusa” sono l’Ordine presidenziale del 1950, che nega ai dalit cristiani e di altre minoranze i diritti riconosciuti ai dalit indù; le leggi anti-conversione, in vigore in sette stati indiani come Orissa, Arunachal Pradesh, Madhya Pradesh (dove le pene sono state inasprite), Rajasthan, Gujarat, Chhattisgarh, Himachal Pradesh.
    Il Rapporto rileva che una legge globale per fermare la violenza, presentata lo scorso anno, resta ferma in Parlamento, che non l’ha ancora esaminata e discussa. Nella maggior parte di casi esaminati, “la polizia rifiuta di registrare le denunce” e i mass media indiani omettono di riportare e le notizie o le minimizzano, conclude il testo. (PA) (Agenzia Fides 23/1/2014)

    Paratie: sull’operazione sembra stagliarsi l’ ombra del colosso statunitense Bechtel

    Cimolai, aziende dell’indotto a rischio

    San Giorgio: il contenzioso per il Canale di Panama che coinvolge la società friulana preoccupa gli imprenditori della Ziac

    mercoledì 22 gennaio 2014

    Due post in uno solo nel giorno di Ginevra 2

    ASIA/SIRIA - Ginevra 2: il Jesuit Refugee Service chiede una soluzione negoziata e più sostegno ai profughi
    Damasco (Agenzia Fides) – Fare pressioni sul governo siriano e sull’opposizione per un cessate il fuoco immediato e una soluzione negoziata; consentire l’accesso e l’opera delle organizzazioni umanitarie sul terreno; aumentare il sostengo finanziario per i profughi: sono le raccomandazioni che il “Jesuit Refugee Service” (Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati) invia alla comunità internazionale, alla vigilia della Conferenza di Ginevra 2, al via oggi, che cercherà una soluzione per la crisi siriana.
    Il prezioso servizio del “Jesuit Refugee Service” (JRS) in Siria si concentra principalmente su due fronti: aiuti di emergenza per i più bisognosi e attività educative. Tali sforzi intendono favorire la riconciliazione e migliorare la convivenza tra persone di diversa estrazione socio-economica e di fede. Attualmente, il JRS in Siria offre supporto educativo e psicosociale a 9.800 fra bambini e donne. In totale, circa 200.000 persone sono aiutati dal JRS a Damasco, Homs, Aleppo e nelle zone costiere della Siria.
    In una nota invita a Fides, il JRS, invita la comunità internazionale a “dare priorità a sforzi diplomatici per concordare una tregua e raggiungere una soluzione negoziata del conflitto. Questo processo – si afferma – deve includere la significativa partecipazione di gruppi della società civile siriana, al di là delle differenze sociali, religiose ed etniche”. Inoltre, prosegue il testo, “bisogna fare pressione sui belligeranti perché consentano le operazioni umanitarie e tutelino personale impegnato nell’assistenza”. Il JRS chiede “di aumentare le risorse finanziarie destinate alle iniziative umanitarie e che i paesi ospitanti cooperino con le autorità per contrastare la crescente discriminazione e xenofobia”. (PA) (Agenzia Fides 22/1/2014)
    ASIA/SIRIA - I curdi proclamano un governo autonomo nel nord-est siriano. Tre cristiani tra i 20 ministri
    Qamishli (Agenzia Fides) – Alla vigilia della Conferenza internazionale sulla Siria convocata a Ginevra, i curdi siriani hanno compiuto un passo avanti verso la creazione di una entità politica autonoma nel nord-est del Paese, annunciando la formazione di un governo autonomo composto da 20 ministri. Secondo fonti locali consultate dall'Agenzia Fides, nella nuova compagine governativa sono stati arruolati anche tre ministri cristiani siri, ai quali sono stati affidati i dicasteri dell'economia, della programmazione degli enti municipali e della commissione per i diritti umani. Il governo, presieduto da Akram Hissou, opererà dalla città di Qamishli e eserciterà la sua autorità in un'area che comprende anche la città di Hassakè.
    Il nuovo organismo politico comprende i ministeri degli esteri, della giustizia, della difesa e dell'educazione e ha annunciato di voler indire elezioni politiche entro quattro mesi. Esso appare dominato dal Partito curdo di Unione democratica (Pyd), la formazione curda prevalente in territorio siriano e allineata con il Pkk, il Partito che sostiene le istanze autonomiste curde in Turchia.
    Con l'operazione in atto, si consolida il predominio delle formazioni politiche e militari curde operanti nella regione della Siria dove la maggioranza della popolazione appartiene alla componente etnica curda. Nei giorni scorsi era stata respinta la richiesta dei curdi vicini al Pyd di partecipare con una propria delegazione alla conferenza di Ginevra 2 per poter esprimere le proprie attese sul futuro della Siria. (GV) (Agenzia Fides 22/1/2014).