Fatti, scritti, immagini, video riguardanti i paesi della Bassa vicini a San Giorgio di Nogaro
domenica 13 luglio 2014
giovedì 10 luglio 2014
messaggeroveneto: Mauro Zanchin
Un ingegnere di 40 anni muore di Sla
venerdì 4 luglio 2014
La camera arbitrale internzionale palestinese
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giovedì 3 luglio 2014
Assemblea Regionale dei Circoli e degli eletti del Nuovo Centrodestra del Fvg
Maurizio Lupi in Friuli
Il ministro dei Trasporti e Infrastrutture, venerdì 4 luglio, parteciperà all’Assemblea Regionale dei Circoli e degli eletti del Nuovo Centrodestra del Fvg, a San Giorgio di Nogaro
02/07/2014
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mercoledì 2 luglio 2014
Dichiarazioni dell'assessore provinciale sulla revoca dei Dirigenti Scolastici
Presidi in pensione ed è caos nella scuola
Udine - Palazzo Belgrado definisce "un fulmine a ciel sereno" la notizia della revoca dei dirigenti scolastici degli Istituti Malignani e Uccellis
01/07/2014
domenica 29 giugno 2014
mercoledì 25 giugno 2014
Mangiarotti: incontriamoci e parliamone
Presidio a Trieste per i lavoratori della Mangiarotti
Giovedì 26 giugno incontro tra parti sociali, azienda, Friulia e il vicepresidente della Regione Bolzonello
giovedì 19 giugno 2014
Cintura gialla di karate, ha vinto una medaglia d’oro al “Simposium internazionale di Udine”, nel 2010 10 10 10)))))
Tutti dieci, ecco la pagella record di Mara
giovedì 12 giugno 2014
Allarme ambientale Sfiorato
san giorgio
SAN GIORGIO DI NOGARO. Sfiorato l'allarme ambientale nello scalo di Porto Nogaro. Un camion cisterna carico di olio vegetale, da imbarcare su ...
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I lavoratori della Evraz Palini e Bertoli, esasperati
| san giorgio di nogaro
SAN GIORGIO DI NOGARO. I lavoratori della Evraz Palini e Bertoli, esasperati dal silenzio da parte della proprietà e delle istituzioni regionali, saranno ...
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giovedì 5 giugno 2014
Nell'area archeologica di Ur (18 km a ovest di Nassiriya)
ASIA/IRAQ - Cristiani iracheni in pellegrinaggio alla casa di Abramo per chiedere la riconciliazione nazionale
Bassora (Agenzia Fides) - Un gruppo di cristiani di Bassora e di Baghdad, guidato dall'Arcivescovo caldeo di Bassora, Habib al-Naufali, nella giornata di mercoledì 4 giugno ha compiuto un pellegrinaggio alla casa di Abramo, nell'area archeologica di Ur (18 km a ovest di Nassiriya), dove è stata celebrata una Messa per invocare il dono della pace e dell'unità nazionale. Durante il pellegrinaggio, l'Arcivescovo al-Naufali ha anche rilanciato l'idea di erigerenell'area una chiesa che offra anche un punto di riferimento per i pellegrini che visitano i luoghi da dove è partita la missione di Abramo, Padre di tutti i credenti. Nell'ultimo anno si sono intensificate le visite e i pellegrinaggi all'antica Ur, favoriti anche dai responsabili locali degli organismi di promozione del turismo, desiderosi di mostrare che l'area è sicura e pronta a ricevere un'eventuale visita di Papa Francesco. (GV) (Agenzia Fides 5/6/2014).
mercoledì 4 giugno 2014
I convertiti all'Islam
ASIA/TURCHIA - Sono 779 i convertiti all'islam dall'inizio dell'anno, in maggioranza provenienti dal cristianesimo
Ankara (Agenzia Fides) - Secondo le informazioni riportate dalla stampa turca e provenienti dal Segretariato generale degli Affari religiosi in Turchia, 779 persone residenti nel Paese si sono convertite all'islam dall'inizio del 2014. La stragrande maggioranza dei nuovi seguaci di Mohammad proviene dal cristianesimo (616) mentre gli ex atei sono solo 21, 3 gli ex hindu e quelli provenienti dall'ebraismo e 132 i nuovi musulmani che prima appartenevano ad altre religioni. Tra i convertiti il gruppo nazionale più numeroso è rappresentato dai tedeschi (150) seguiti dai russi (52). (GV) (Agenzia Fides 4/6/2014).
martedì 3 giugno 2014
Udinetoday:I 70 anni del Villaggio Roma a Torviscosa
Villaggio Roma a Torviscosa, festa per i 70 anni Eventi a Udine
„Villaggio Roma a Torviscosa, festa per i 70 anni Eventi a Udine
„
Leggi l'articolo di udinetoday
Dove
Ex scuola elementare Villaggio Roma,Torviscosa
Orario
18.00
Costo
Ingresso libero
Dal 07/06/2014 Al 30/10/2014 “
„Villaggio Roma a Torviscosa, festa per i 70 anni Eventi a Udine
„
sabato 31 maggio 2014
martedì 27 maggio 2014
Memoriale dello Yad Vashem: anche il Papa lo ha visitato
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lunedì 26 maggio 2014
Programma di Villa Dora per Itinerannia
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domenica 25 maggio 2014
È il primo messaggio del Papa, ad Amman
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sabato 24 maggio 2014
Messaggero Veneto: Itinerannia 2014
ItinerAnnia 2014 punta a 40 mila presenze
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martedì 20 maggio 2014
Sono stupito di come la popolazione sia capace di passare rapidamente da una situazione di guerra ad una di pace.
AFRICA/LIBIA - “Ci sono le premesse per la guerra civile, ma la gente vuole la pace” dice Mons. Martinelli
Tripoli (Agenzia Fides) - “Non si spara, ma la situazione rimane tesa, anche perché non si capisce bene cosa vi sia sotto e cosa i vari miliziani vogliano fare” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, Vicario Apostolico di Tripoli, dopo i violenti combattimenti di domenica 18 maggio per il controllo del Parlamento libico, preceduti da pesanti scontri nell’est del Paese.
“Mi auguro che non ci sia una guerra civile, ma ci sono tutte le premesse perché possa scoppiare. La Libia sta vivendo un momento particolare. Non mi sono mai trovato in una situazione così critica. Speriamo che il buon senso prevalga. La mia speranza deriva dalla preghiera e dal fatto che la gente vuole la pace” evidenzia Mons. Martinelli.
“Dopo i pesanti combattimenti di domenica scorsa - spiega il Vicario Apostolico - il giorno successivo sembrava che non fosse successo niente: i tripolini erano scesi nei bar come se nulla fosse. Sono stupito di come la popolazione sia capace di passare rapidamente da una situazione di guerra ad una di pace. Secondo me è perché la gente anela alla pace, ne ha bisogno dopo questi anni di incertezza”. “Per questo dico: pregate per noi, perché l’unica forza è quella della preghiera che smuove i cuori delle persone” conclude Mons. Martinelli. (L.M.) (Agenzia Fides 20/5/2014)
“Mi auguro che non ci sia una guerra civile, ma ci sono tutte le premesse perché possa scoppiare. La Libia sta vivendo un momento particolare. Non mi sono mai trovato in una situazione così critica. Speriamo che il buon senso prevalga. La mia speranza deriva dalla preghiera e dal fatto che la gente vuole la pace” evidenzia Mons. Martinelli.
“Dopo i pesanti combattimenti di domenica scorsa - spiega il Vicario Apostolico - il giorno successivo sembrava che non fosse successo niente: i tripolini erano scesi nei bar come se nulla fosse. Sono stupito di come la popolazione sia capace di passare rapidamente da una situazione di guerra ad una di pace. Secondo me è perché la gente anela alla pace, ne ha bisogno dopo questi anni di incertezza”. “Per questo dico: pregate per noi, perché l’unica forza è quella della preghiera che smuove i cuori delle persone” conclude Mons. Martinelli. (L.M.) (Agenzia Fides 20/5/2014)
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sabato 17 maggio 2014
Crisi Billa
La gran parte di loro teme il rimpatrio forzato in Eritrea o Sudan, che porrebbe a rischio la vita di molti.
ASIA/ISRAELE - Un campo di detenzione nel deserto del Negev. Pieno di cristiani
Holot (Agenzia Fides) Nel deserto del Negev c'è un centro di detenzione con più di duemila detenuti, in gran parte di fede cristiana. E' il centro di Holot, dove vengono rinchiusi gli eritrei e i sudanesi che giungono in Israele dopo esser fuggiti dai rispettivi Paesi d'origine. Lo scorso 15 maggio una delegazione di 13 componenti della Pastorale per i Migranti del Patriarcato latino di Gerusalemme, guidata dal Vicario patriarcale p.David Neuhaus, si è recata in visita al centro per raccogliere testimonianze e informazioni sulle condizioni di vita dei detenuti. Solo a due membri della delegazione è stato consentito di accedere alle strutture di detenzione. Ma il resoconto della visita, riportato dai media ufficiali del Patriarcato latino e pervenuto all'Agenzia Fides, riesce comunque a trasmettere un'immagine eloquente delle giornate vissute nel campo dai detenuti.
Al momento, la struttura ospita 2300 uomini. Ma sono in corso lavori per aumentare la ricettività del centro. I detenuti vengono contati 3 volte al giorno e la libertà di movimento concessa loro durante il giorno rimane del tutto teorica, visto che il centro si trova nel deserto, lontano da centri abitati, e i detenuti non possono usare mezzi di trasporto per muoversi. I reclusi dormono in stanze con dieci posti letto. La stragrande maggioranza di loro appartiene alla Chiesa copta ortodossa eritrea, e tra loro operano tre sacerdoti. Il caldo soffocante, il vuoto delle giornate, le carenze dal punto di vista alimentare e sanitario confermano l'impressione di trovarsi in un campo di prigionia. “Perché siamo qui? Quale crimine abbiamo commesso? Quando ci rilasceranno?” sono le domande più frequenti raccolte tra i detenuti dalla delegazione del Patriarcato latino. La gran parte di loro teme il rimpatrio forzato in Eritrea o Sudan, che porrebbe a rischio la vita di molti. Per re ndere meno penosa la vita nel campo, chiedono un miglioramento dell'assistenza sanitaria e l'invio di libri e insegnanti per riempire le giornate vuote.
Attualmente i richiedenti asilo in Israele sono 50mila. Ma le richieste di asilo presentate nel 2013 sono soltanto 43. (GV) (Agenzia Fides 17/5/2014).
Al momento, la struttura ospita 2300 uomini. Ma sono in corso lavori per aumentare la ricettività del centro. I detenuti vengono contati 3 volte al giorno e la libertà di movimento concessa loro durante il giorno rimane del tutto teorica, visto che il centro si trova nel deserto, lontano da centri abitati, e i detenuti non possono usare mezzi di trasporto per muoversi. I reclusi dormono in stanze con dieci posti letto. La stragrande maggioranza di loro appartiene alla Chiesa copta ortodossa eritrea, e tra loro operano tre sacerdoti. Il caldo soffocante, il vuoto delle giornate, le carenze dal punto di vista alimentare e sanitario confermano l'impressione di trovarsi in un campo di prigionia. “Perché siamo qui? Quale crimine abbiamo commesso? Quando ci rilasceranno?” sono le domande più frequenti raccolte tra i detenuti dalla delegazione del Patriarcato latino. La gran parte di loro teme il rimpatrio forzato in Eritrea o Sudan, che porrebbe a rischio la vita di molti. Per re ndere meno penosa la vita nel campo, chiedono un miglioramento dell'assistenza sanitaria e l'invio di libri e insegnanti per riempire le giornate vuote.
Attualmente i richiedenti asilo in Israele sono 50mila. Ma le richieste di asilo presentate nel 2013 sono soltanto 43. (GV) (Agenzia Fides 17/5/2014).
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giovedì 15 maggio 2014
Chiudendo gli accessi legali, si spingono queste persone nelle mani dei trafficanti
AFRICA/LIBIA - “Bloccando i visti, l’Europa spinge i migranti nelle braccia dei trafficanti” dice p. Zerai
Tripoli (Agenzia Fides) - “Ci sono almeno due fattori che spiegano l’aumento del numero di persone che cercano di attraversare il Mediterraneo con i barconi dei trafficanti” dice all’Agenzia Fides don Mussie Zerai Yosief, Presidente dell’Agenzia Habeshia per la cooperazione e lo sviluppo.
“In primo luogo, in Sudan le autorità locali stanno facendo retate di stranieri in posizione irregolare a Khartoum e in altre città. Si tratta in particolare di cittadini etiopi ed eritrei, che vengono rinviati nei loro Paesi, dove sono soggetti a persecuzioni. L’insicurezza nella quale vivono queste persone diventa quindi una spinta per raggiungere l’Europa”.
“Ogni giorno - aggiunge p. Zerai - nei campi profughi sudanesi vengono rapite delle persone per essere vendute nel Sinai. Altre vengono rapite al confine tra Sudan, Libia ed Egitto, un vero triangolo maledetto, dove ci sono i container nei quali sono rinchiusi gli ostaggi catturati. I sequestratori in un primo momento si mettono in contatto con i familiari dei rapiti per chiedere un riscatto. Se la famiglia non può pagare, gli ostaggi vengono venduti ad altri trafficanti che li trasportano in Egitto, dove sono usati come schiavi nell’agricoltura e nelle costruzioni. Altri sono coinvolti a forza nei traffici di armi e di droga, altri ancora diventano vittime del traffico di organi”.
Lo stesso – prosegue p. Zerai - accade in Libia, dove i migranti sono continuamente ricattati, derubati o rinchiusi in centri di detenzione dai quali per uscire devono pagare altri 700-1000 dollari”.
P. Zerai precisa: “non è vero che esistano controlli alla frontiere libiche. Il controllo alle frontiere libiche esiste ma si è trasformato in un business, e questo fin dai tempi di Gheddafi, che ha sempre giocato su più tavoli, da un lato chiedendo aiuto all’Europa per potenziare i controlli frontalieri, e dall’altro facendo affari con i trafficanti. Lo stesso accade oggi, solo che non vi è un regime ma centinaia di milizie coinvolte in questo sporco gioco”.
P. Zerai afferma che “le frontiere meridionali della Libia sono ben presidiate per controllare i migranti provenienti da Ciad, Niger, Sudan, dai miliziani, i quali però stanno facendo affari con i trafficanti. Ogni persona deve pagare 700-1000 dollari per entrare in Libia, più un’altra cifra per attraversare il Mediterraneo con i barconi. Prima di partire i migranti hanno già raccolto la cifra necessaria a superare i vari posti di blocco”.
“La responsabilità di questa tragedia è in parte anche europea” dice il sacerdote, venendo alla seconda causa dell’aumento del flusso migratorio, “perché le Ambasciate degli Stati europei hanno bloccato il rilascio dei visti. Ad esempio le ambasciate italiane in Etiopia, in Sudan, in Kenya e in Uganda, stanno tenendo bloccati i visti di migliaia di donne e bambini, in attesa di venire in Italia per ricongiungersi con i loro parenti, nonostante la concessione del nullaosta da parte del Ministero dell’Interno. La disperazione di queste persone le sta spingendo a tentare la via libica per raggiungere clandestinamente l’Italia. Chiudendo gli accessi legali, si spingono queste persone nelle mani dei trafficanti” conclude il sacerdote. (L.M.) (Agenzia Fides 15/5/2014)
“In primo luogo, in Sudan le autorità locali stanno facendo retate di stranieri in posizione irregolare a Khartoum e in altre città. Si tratta in particolare di cittadini etiopi ed eritrei, che vengono rinviati nei loro Paesi, dove sono soggetti a persecuzioni. L’insicurezza nella quale vivono queste persone diventa quindi una spinta per raggiungere l’Europa”.
“Ogni giorno - aggiunge p. Zerai - nei campi profughi sudanesi vengono rapite delle persone per essere vendute nel Sinai. Altre vengono rapite al confine tra Sudan, Libia ed Egitto, un vero triangolo maledetto, dove ci sono i container nei quali sono rinchiusi gli ostaggi catturati. I sequestratori in un primo momento si mettono in contatto con i familiari dei rapiti per chiedere un riscatto. Se la famiglia non può pagare, gli ostaggi vengono venduti ad altri trafficanti che li trasportano in Egitto, dove sono usati come schiavi nell’agricoltura e nelle costruzioni. Altri sono coinvolti a forza nei traffici di armi e di droga, altri ancora diventano vittime del traffico di organi”.
Lo stesso – prosegue p. Zerai - accade in Libia, dove i migranti sono continuamente ricattati, derubati o rinchiusi in centri di detenzione dai quali per uscire devono pagare altri 700-1000 dollari”.
P. Zerai precisa: “non è vero che esistano controlli alla frontiere libiche. Il controllo alle frontiere libiche esiste ma si è trasformato in un business, e questo fin dai tempi di Gheddafi, che ha sempre giocato su più tavoli, da un lato chiedendo aiuto all’Europa per potenziare i controlli frontalieri, e dall’altro facendo affari con i trafficanti. Lo stesso accade oggi, solo che non vi è un regime ma centinaia di milizie coinvolte in questo sporco gioco”.
P. Zerai afferma che “le frontiere meridionali della Libia sono ben presidiate per controllare i migranti provenienti da Ciad, Niger, Sudan, dai miliziani, i quali però stanno facendo affari con i trafficanti. Ogni persona deve pagare 700-1000 dollari per entrare in Libia, più un’altra cifra per attraversare il Mediterraneo con i barconi. Prima di partire i migranti hanno già raccolto la cifra necessaria a superare i vari posti di blocco”.
“La responsabilità di questa tragedia è in parte anche europea” dice il sacerdote, venendo alla seconda causa dell’aumento del flusso migratorio, “perché le Ambasciate degli Stati europei hanno bloccato il rilascio dei visti. Ad esempio le ambasciate italiane in Etiopia, in Sudan, in Kenya e in Uganda, stanno tenendo bloccati i visti di migliaia di donne e bambini, in attesa di venire in Italia per ricongiungersi con i loro parenti, nonostante la concessione del nullaosta da parte del Ministero dell’Interno. La disperazione di queste persone le sta spingendo a tentare la via libica per raggiungere clandestinamente l’Italia. Chiudendo gli accessi legali, si spingono queste persone nelle mani dei trafficanti” conclude il sacerdote. (L.M.) (Agenzia Fides 15/5/2014)
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mercoledì 14 maggio 2014
270 lavoratori
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- Aussa Corno, troppe nubi sul futuro di 270 lavoratori
Aussa Corno, troppe nubi sul futuro di 270 lavoratori
martedì 13 maggio 2014
Un vescovo o un prete che non sa cosa sia il servizio non è un buon pastore
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giovedì 8 maggio 2014
Atomizzatori novità
Alleanza tra Maschio Gaspardo e Friuli Sprayers
Spinta alla produzione di atomizzatori per vigneti e frutteti per i mercati esteri
venerdì 2 maggio 2014
Due articoli per il primo maggio in Friuli
Pordenone capitale del lavoro (che non c'è)
L'ultima volta che il Friuli ha ospitato la celebrazione nazionale per la festa del Primo maggio è stato esattamente dieci anni fa. Nel 2004, infatti, i ...
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Il Guardian e la laguna
Turismo: The Guardian esalta magia della Laguna di Grado eMarano
(AGI) - Trieste, 30 apr. - The Guardian si e' davvero innamorato del Friuli Venezia Giulia: dopo l'articolo dello scorso anno sui sapori del Collio, ...
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mercoledì 30 aprile 2014
Teresa Libera Targato di san Giorgio
Teresa Libera Targato, la più longeva di Conegliano ha 107 anni
martedì 29 aprile 2014
Vandalismi in Galilea
ASIA/TERRA SANTA - Vandalismo e profanazioni contro luoghi cristiani in Galilea
Nazareth (Agenzia Fides) - I Vescovi cattolici di Terra Santa denunciano e condannano con inquietudine tre atti di vandalismo e profanazione che hanno colpito tre siti cristiani in Galilea nella giornata di domenica 27 aprile, proprio mentre tutte le comunità cattoliche locali vivevano il momento suggestivo della canonizzazione di San Giovanni XXIII e San Giovanni Paolo II, a meno di un mese dal pellegrinaggio in Terra Santa di Papa Francesco. Il primo atto di profanazione ha colpito il monastero benedettino diTabgha, sul lago di Tiberiade, affidato a Benedettini tedeschi. Verso mezzogiorno, un gruppo di ragazzi abbigliati con le vesti e le acconciature tipiche degli ebrei ortodossi, hanno tirato pietre contro tre croci presenti nel sito. Lo stesso gruppo di ragazzi si è poi diretto verso il convento delle Suore Benedettine, sradicando anche lì una croce e imbrattando di fango un altare all'aperto, tracciando su banchi e sedie il segno della stella di Davide e ferendo con lanci di pietre una donna ospitata nel convento.
Nella stessa giornata di domenica 27 aprile – informa un comunicato degli Ordinari cattolici di Terra Santa pervenuto all'Agenzia Fides – è stata recapitata al Vicariato patriarcale di Nazareth una lettera intimidatoria firmata da una rabbino della regione, in cui tra l'altro si intima a tutti i cristiani di “lasciare la terra d'Israele” minacciando gravi rappresaglie. Il rabbino che aveva inviato la lettera era stato fermato dalla polizia il giorno precedente nella città di Safed.
Sempre domenica 27 aprile, anche la chiesa greco-ortodossa di Al-Bassah ha subito un'aggressione mentre nel luogo di culto era in corso la celebrazione di una liturgia battesimale.
I cristiani di Galilea, e con loro l'Assemblea dei Vescovi Ordinari, “profondamente preoccupati per questi fatti” si legge nel comunicato, “chiedono con forza alle autorità civili e di polizia
di reagire con sollecitudine arrestando i colpevoli, al fine di ristabilire il mutuo rispetto religioso”. Una lunga serie di profanazioni e atti intimidatori compiuti da gruppi di coloni ebrei estremisti a danno di monasteri, chiese e cimiteri cristiani è iniziata nel febbraio 2012. Da allora, siglandosi spesso con la formula “il prezzo da pagare”, militanti oltranzisti di gruppi vicini al movimento dei coloni, hanno portato attacchi anche contro moschee frequentate dagli arabi palestinesi di religione islamica. L'ultima moschea imbrattata con scritte anti-islamiche è quella della cittadina di Furdis, a sud di Haifa. (GV) (Agenzia Fides 29/4/2014).
Nella stessa giornata di domenica 27 aprile – informa un comunicato degli Ordinari cattolici di Terra Santa pervenuto all'Agenzia Fides – è stata recapitata al Vicariato patriarcale di Nazareth una lettera intimidatoria firmata da una rabbino della regione, in cui tra l'altro si intima a tutti i cristiani di “lasciare la terra d'Israele” minacciando gravi rappresaglie. Il rabbino che aveva inviato la lettera era stato fermato dalla polizia il giorno precedente nella città di Safed.
Sempre domenica 27 aprile, anche la chiesa greco-ortodossa di Al-Bassah ha subito un'aggressione mentre nel luogo di culto era in corso la celebrazione di una liturgia battesimale.
I cristiani di Galilea, e con loro l'Assemblea dei Vescovi Ordinari, “profondamente preoccupati per questi fatti” si legge nel comunicato, “chiedono con forza alle autorità civili e di polizia
di reagire con sollecitudine arrestando i colpevoli, al fine di ristabilire il mutuo rispetto religioso”. Una lunga serie di profanazioni e atti intimidatori compiuti da gruppi di coloni ebrei estremisti a danno di monasteri, chiese e cimiteri cristiani è iniziata nel febbraio 2012. Da allora, siglandosi spesso con la formula “il prezzo da pagare”, militanti oltranzisti di gruppi vicini al movimento dei coloni, hanno portato attacchi anche contro moschee frequentate dagli arabi palestinesi di religione islamica. L'ultima moschea imbrattata con scritte anti-islamiche è quella della cittadina di Furdis, a sud di Haifa. (GV) (Agenzia Fides 29/4/2014).
lunedì 28 aprile 2014
giovedì 24 aprile 2014
L'intolleranza religiosa diffusa e l'odio contro le minoranze
ASIA/PAKISTAN - Giovane cristiano ucciso perché non si converte all'islam
Lahore (Agenzia Fides) – Pasqua di lutto e dolore per la comunità cristiana di Lahore: Haroon, detto Sunny, giovane cristiano di 22 anni, è stato ucciso da un giovane musulmano perché ha rifiutato di convertirsi all’islam. L’episodio, avvenuto il 16 aprile, solo ora è stato riferito all’Agenzia Fides. Haroon, di umili origini, aveva da poco iniziato a lavorare facendo le pulizie nell’abitazione di una famiglia borghese musulmana a Lahore. Qui lavorava accanto al musulmano Umer Farooq, guardia della casa. Questi ha iniziato a deridere quotidianamente la fede cristiana di Haroon, minacciandolo e invitandolo a convertirsi all’Islam. Affermava che “abbracciare l'Islam è bello” e prospettandogli una vita “nel lusso e il matrimonio con una ricca donna musulmana”. Haroon ha resistito, rifiutando di lasciare la fede cristiana.
Quando Haroon ha detto a suo padre quanto stava succedendo, questi gli ha consigliato di ignorare Farooq. Il 16 aprile Farooq ha cominciato di nuovo a parlare di religione e a fare pressioni su Haroon. Poi, innervosito, ha chiesto perché il giovane cristiano fosse irremovibile. Haroon ha spiegato di essere “un vero seguace di Gesù Cristo”. Farooq è diventato aggressivo e ha aperto il fuoco su Haroon, uccidendolo con una pallottola alla testa. In seguito ha cominciato a gridare che Haroon aveva tentato il suicidio.
La polizia, chiamata dalla famiglia, ha condotto la guardia in custodia ma non ha registrato una denuncia (First Information Report), ritenendo plausibile la versione del suicidio. I cristiani locali hanno allora inscenato una protesta davanti alla stazione di polizia. Umer Farooq è ancora in custodia cautelare e il suo caso è tuttora sotto inchiesta, mentre la polizia compirà nuove indagini.
In un messaggio inviato a Fides, Nasir Saeed, direttore dell’Ong “CLAAS” (Centre for Legal Aid Assistance & Settlement), con sedi nel Regno Unito e in Pakistan, ha condannato l'omicidio, ricordando: “Abbiamo letto in un recente Rapporto che 1.000 ragazze cristiane e indù sono forzatamente convertite all'Islam ogni anno. Casi in cui i giovani cristiani vengono costretti alla conversione sono frequenti e se rifiutano, vengono uccisi o coinvolto in falsi casi di blasfemia. In questi casi la giustizia deve assicurare le libertà individuali e punire i colpevoli: è l’unico deterrente. Alla base di questi casi vi è l'intolleranza religiosa diffusa e l'odio contro le minoranze”. (PA) (Agenzia Fides 24/4/2014)
Quando Haroon ha detto a suo padre quanto stava succedendo, questi gli ha consigliato di ignorare Farooq. Il 16 aprile Farooq ha cominciato di nuovo a parlare di religione e a fare pressioni su Haroon. Poi, innervosito, ha chiesto perché il giovane cristiano fosse irremovibile. Haroon ha spiegato di essere “un vero seguace di Gesù Cristo”. Farooq è diventato aggressivo e ha aperto il fuoco su Haroon, uccidendolo con una pallottola alla testa. In seguito ha cominciato a gridare che Haroon aveva tentato il suicidio.
La polizia, chiamata dalla famiglia, ha condotto la guardia in custodia ma non ha registrato una denuncia (First Information Report), ritenendo plausibile la versione del suicidio. I cristiani locali hanno allora inscenato una protesta davanti alla stazione di polizia. Umer Farooq è ancora in custodia cautelare e il suo caso è tuttora sotto inchiesta, mentre la polizia compirà nuove indagini.
In un messaggio inviato a Fides, Nasir Saeed, direttore dell’Ong “CLAAS” (Centre for Legal Aid Assistance & Settlement), con sedi nel Regno Unito e in Pakistan, ha condannato l'omicidio, ricordando: “Abbiamo letto in un recente Rapporto che 1.000 ragazze cristiane e indù sono forzatamente convertite all'Islam ogni anno. Casi in cui i giovani cristiani vengono costretti alla conversione sono frequenti e se rifiutano, vengono uccisi o coinvolto in falsi casi di blasfemia. In questi casi la giustizia deve assicurare le libertà individuali e punire i colpevoli: è l’unico deterrente. Alla base di questi casi vi è l'intolleranza religiosa diffusa e l'odio contro le minoranze”. (PA) (Agenzia Fides 24/4/2014)
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mercoledì 23 aprile 2014
mercoledì 16 aprile 2014
Legacoop: Idealstandard come Aussa Metal?
martedì 15 aprile 2014
sabato 12 aprile 2014
La mancanza di timor di Dio
AFRICA/NIGERIA - Appello ai media cattolici perché contribuiscano a fermare le violenze in Nigeria
Abuja (Agenzia Fides) - “Vi prego di adottare il migliore approccio possibile nel comunicare nelle diverse culture per frenare l’ondata di scontri comunitari e di violenza in Nigeria”. È l’appello lanciato agli operatori dei media cattolici dal responsabile per le comunicazioni e l’informazione dello Stato di Imo, il Dr. T.O.E. Elechi, nel suo indirizzo di saluto ai partecipanti al primo Incontro plenario dei responsabili diocesani delle comunicazioni sociali, tenutosi presso l’Assumpta Pastoral Centre, di Owerri. Secondo una nota inviata all’Agenzia Fides, il tema dell’incontro era “la Comunicazione al Servizio dell’autentica cultura dell’incontro”.
Riprendendo il tema del meeting, il responsabile delle comunicazioni ha sottolineato che “troppo spesso le relazioni sono fraintese, e i rapporti umani sono impregnati di diffidenza, con il risultato di diffondere una mancanza di fiducia che degenera rapidamente in omicidi - Boko Haram nel nord, MASSOB (Movement for the Actualization of the Sovereign State of Biafra) nell’est, MEND (Movement for the Emancipation of the Niger Delta) nel sud, ecc…”.
“Dato che vi riunite per discutere il tema di questo incontro, permettetemi di ricordarvi che come uomini dei media della più vasta e maggiormente organizzata Chiesa del mondo, spetta a noi raggiungere in modo persistente e coerente le persone per migliorare la società in cui viviamo” ha concluso.
Il Presidente dell’Unione dei Giornalisti dello Stato di Imo, Innocent Igwe, ha osservato che il tema dell'incontro “è l'ideale in quanto attraverso di esso, ognuno può ricordare il forte impatto della comunicazione nel trasmettere l'autentica cultura cattolica, tanto necessaria per guarire la nostra società dai suoi molteplici mali, quali la corruzione, gli omicidi rituali, i sequestri di persona e, in generale, la mancanza di timor di Dio”. (L.M.) (Agenzia Fides 11/4/2014)
Riprendendo il tema del meeting, il responsabile delle comunicazioni ha sottolineato che “troppo spesso le relazioni sono fraintese, e i rapporti umani sono impregnati di diffidenza, con il risultato di diffondere una mancanza di fiducia che degenera rapidamente in omicidi - Boko Haram nel nord, MASSOB (Movement for the Actualization of the Sovereign State of Biafra) nell’est, MEND (Movement for the Emancipation of the Niger Delta) nel sud, ecc…”.
“Dato che vi riunite per discutere il tema di questo incontro, permettetemi di ricordarvi che come uomini dei media della più vasta e maggiormente organizzata Chiesa del mondo, spetta a noi raggiungere in modo persistente e coerente le persone per migliorare la società in cui viviamo” ha concluso.
Il Presidente dell’Unione dei Giornalisti dello Stato di Imo, Innocent Igwe, ha osservato che il tema dell'incontro “è l'ideale in quanto attraverso di esso, ognuno può ricordare il forte impatto della comunicazione nel trasmettere l'autentica cultura cattolica, tanto necessaria per guarire la nostra società dai suoi molteplici mali, quali la corruzione, gli omicidi rituali, i sequestri di persona e, in generale, la mancanza di timor di Dio”. (L.M.) (Agenzia Fides 11/4/2014)
domenica 6 aprile 2014
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