sabato 28 gennaio 2012

Giornata Mondiale Contro la Lebbra

VATICANO - "Le persone curate e sanate dalla lebbra possono e devono esprimere tutta la ricchezza della loro dignità e spiritualità": Giornata Mondiale per la lotta contro la lebbra

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Come ogni anno dal 1954, l'ultima domenica di gennaio si celebra la Giornata mondiale contro la Lebbra. Purtroppo ancora oggi questa malattia colpisce nel mondo 200 mila persone. Secondo il bollettino epidemiologico dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2010 sono stati 123 i paesi del mondo che hanno denunciato nuovi casi di lebbra, per un totale di 228.474. Questi dati sono provvisori perché mancano quelli di alcuni paesi come Costa d'Avorio, Ghana e Senegal.
L'India con 126.800 casi e il Brasile con 34.894 casi nel 2010, continuano ad essere i paesi dove si registra il più alto numero di nuovi casi di lebbra nel mondo. Seguono Angola, Bangladesh, Cina, Congo, Etiopia, Indonesia, Madagascar, Mozambico, Myanmar, Nepal, Nigeria, Filippine, Sri Lanka, Sudan e Tanzania. I paesi con il tasso più elevato di nuovi casi tra i bambini, suddivisi per continenti, sono la Liberia in Africa, la Repubblica Dominicana in America, lo Yemen in Medio Oriente, l'Indonesia in Asia e le isole Marshall nel Pacifico. I paesi con alti tassi di disabilità tra i nuovi casi, sono il Madagascar in Africa, il Paraguay in America, la Tailandia e la Cina in Asia.
Nonostante negli ultimi 20 anni circa 14 milioni e mezzo di persone siano state curate con la polichemioterapia e sono guarite dalla lebbra, molti di loro hanno bisogno di cure per tutta la vita per problemi legati alle disabilità, alle ulcere e alle ferite causate dalla malattia. Secondo le stime dell'Oms sono circa 2 milioni.
I successi ottenuti nella lotta contro il morbo di Hansen non devono far calare "l'attenzione internazionale verso i malati di lebbra, che necessitano ancora oggi di sostegno umano e di integrazione sociale" ha affermato il Presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, l'Arcivescovo Zygmunt Zimowski, nel suo Messaggio per la Giornata di quest'anno. Quella della discriminazione in molti paesi costituisce ancora una piaga molto grave per queste persone. Nel mese di dicembre 2010, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione per l'eliminazione di tale fenomeno insieme con alcuni principi e linee guida.
La Chiesa missionaria ha una lunga tradizione di assistenza verso questi malati, spesso abbandonati anche dai loro stessi familiari, ed ha sempre fornito loro, oltre alle cure mediche e all'assistenza spirituale, anche possibilità concrete di recupero e reinserimento nella società, superando le barriere della discriminazione. La Chiesa gestisce nel mondo 561 lebbrosari (secondo l'ultimo Annuario Statistico della Chiesa). Secondo la ripartizione per continente: in Africa 174, in America 92 (totale), in Asia 288, in Europa 4 e in Oceania 3. Le nazioni che ospitano il maggior numero di lebbrosari sono: in Africa: Repubblica Democratica del Congo (33), Madagascar (25), Sudafrica (23); in America del Nord: Stati Uniti (47); in America centrale: Messico (4); in America centrale-Antille: Haiti (2); in America del Sud: Brasile (13), Ecuador (8), Perù (6); in Asia: India (220), Corea (16), Pakistan (14); in Europa: Italia (2), Belgio (1), Spagna (1); in Oceania: Papua Nuova Guinea (3). (AP) (28/1/2012 Agenzia Fides)

venerdì 27 gennaio 2012

Chiesa pienamente indiana

ASIA/INDIA - I Vescovi: "la Chiesa contribuisce a un'India migliore"

Bangalore (Agenzia Fides) - "Di fronte a povertà, disoccupazione, corruzione, mancanza di istruzione, violenza, fondamentalismo religioso, la Chiesa cattolica intende essere una voce significativa e offrire il suo specifico contributo per la costruzione di una nazione che garantisca benessere, istruzione, armonia e giustizia per tutti": con queste parole Sua Ecc. Mons. Bernard Moras, Arcivescovo di Bangalore, illustra all'Agenzia Fides il tema della prossima Assemblea generale della Conferenza Episcopale Indiana, dal titolo "Il ruolo della Chiesa per un'India migliore", che si terrà nella sua diocesi, a Bangalore (stato di Karnataka), dall'1 all'8 febbraio prossimo. L'assemblea, che si tiene ogni due anni, riunirà oltre 160 Vescovi cattolici dei tre riti esistenti nel paese: latino, siro-malabarese, siro-malankarese. Parteciperanno ai lavori personalità come il Card. Peter Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio "Giustizia e Pace" e altri studiosi indiani.
Mons. Moras, interpellato da Fides, spiega: "La Chiesa è pienamente indiana, ama il suo paese ed è preoccupata. Per questo, come cristiani, continueremo a dare il nostro specifico contributo, di valori e di azione, alla società indiana, per affrontare le sfide del presente. La prima è l'esplosione demografica, che non può essere fermata con gli aborti selettivi. Poi la crisi economica e le disuguaglianze che affliggono il paese. Un terzo punto che sarà esaminato è l'istruzione, che in India raggiunge solo il 30% della popolazione. Vogliamo, poi, portare i valori e l'etica cristiana per contrastare la corruzione, emersa come una delle malattie del paese".
"Si parlerà - prosegue il Vescovo - anche dell'annoso problema del terrorismo e del fanatismo religioso, indù e islamico, che genera odio, intolleranza e violenza contro i cristiani. Per noi la sfida è costruire e dare efficacia alle Commissioni di dialogo e di pace, in tutte le realtà locali. Come cristiani siamo certi che il progetto dei radicali indù di espellerci dall'India, non potrà mai attuarsi".
Infine l'Arcivescovo sottolinea: "due temi a cui, come Vescovi, siamo molto attenti sono l'evangelizzazione e i giovani. Il Vangelo è la risposta alle sfide di oggi, e i giovani sono il futuro della nazione". (PA) (Agenzia Fides 27/01/2012)

giovedì 26 gennaio 2012

Blocco Tir, Sangalli: “da 3 giorni merce in magazzino”. CIGO e produzione al rilento

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"E' un paese spaventato, dalla situazione incerta".



"E' un paese spaventato, dalla situazione incerta". Commenta cosi' la situazione in Siria il Custode di Terra Santa. Padre Pizzaballa, dopo essere tornato dalla sua visita canonica, racconta davanti alle nostre telecamere le paure e le speranze del popolo siriano. More

mercoledì 25 gennaio 2012

Firenze Sport ne parla

Scherma - Terza tappa del Circuito Nazionale Master

Scherma - 25/01/2012

SAN GIORGIO DI NOGARO (Udine) - La terza tappa del Circuito Nazionale Master, che ha registrato la partecipazione di 328 atleti, è stata caratterizzata dalla tripletta messa a segno dalla serba Svetlana Visnjic che si è aggiudicata tutte e tre le prove di spada, fioretto e sciabola della categoria 0 e dalla doppia vittoria diIris Gardini (nella foto il podio categorie 2-3), portacolori della C.S. Imola, nelle rispettive prove di spada e sciabola di categoria. Nella prova poi di spada femminile categoria 1 si è, invece, imposta Iliana Diana Bonato; mentre in quelle di fioretto femminile sono salite sul gradino più alto Magda Melandri (Zinella scherma) nella categoria 1 ed nella 2-3 Silvana Esposito (Mangiarotti Milano). Nella spada maschile vincono la prova Stefano Mazzetti (Grifoscherma) della categoria 0, Luca Magni (Chiti Pistoia) della categoria 1, Pierpaolo Battigalli e Andrea Parudcci della Mangiarotti Milano nelle categorie 2 e 3-4. Elvis Gregory (C.S. Roma) cat. 0-1, Maurizio Galvan (C.S. Mestre Livio Di Rosa) cat. 2 e Giulio Paroli (Fides Livorno) cat. 3-4 si aggiudicano le gare di fioretto maschile. A chiudere la due giorni di gara sono i vincitori delle prove di sciabola maschile Stefano Lanciotti (C.S. Roma) per le categorie 0-1 e Vittorio Carrara (Officina della scherma) cat. 2-3. Per i fiorentini l'8° posto di Gabriella Starnotti nella Sciabola Femminile.
Fonte:http://www.fisport.it/news.asp?idnew=17104

Non è un filmato estraneo alle nostre attività parrocchiali!



Si e' svolta a Ein Karem la tre giorni di ritiro proposta ai giovani cristiani di Gerusalemme Israele e Palestina dalla parrocchia latina di Gerusalemme. Non un evento isolato, ma un cammino di formazione e incontro guidato dai francescani della Custodia More
ASIA/MYANMAR - Continua la discriminazione verso il gruppo etnico dei rohingya: circa 40 mila bambini non risultano registrati all'anagrafe

Yangon (Agenzia Fides) - Sono circa 40 mila i bambini appartenenti all'etnia rohingya che vivono attualmente in Myanmar senza essere registrati all'anagrafe. Ne conseguono per loro limitate opportunità di accesso al mondo del lavoro, all'alimentazione e ai servizi sanitari. Si tratta di una delle tante minoranze etniche di cui è composto il Myanmar e si concentrano in una regione isolata al confine col Bangladesh. Sono per lo più di religione musulmana e si stima che la loro popolazione ammonti a circa tre milioni di persone. Nonostante le recenti riforme avviate nel paese, il Governo ha riconfermato le sue politiche profondamente discriminatorie contro questo gruppo etnico e a pagarne le conseguenze sono i minori. Secondo i responsabili del Proyecto Arakan, il problema è direttamente relazionato sia con le mancate concessioni delle autorizzazioni per contrarre matrimonio sia con la 'politica dei figli' imposta dal governo birmano. Da una parte, i bambini che non vengono registrati sono una prova dell'esistenza di matrimoni non autorizzati dallo Stato, 'crimine' che viene perseguito con 10 anni di carcere. Dall'altra, i terzi o quarti figli che non vengono registrati rientrano per tutta la vita in una 'lista nera' che impedisce loro di trovare un lavoro, studiare o sposarsi. Secondo la Ley sobre Ciudadanía del 1982, i bambini rohingya, registrati e no, sono catalogati come 'apolidi', e hanno accesso limitato agli alimenti e all'assistenza medica. La maggior parte non possono frequentare la scuola e sono sfruttati per lavori forzati. Il tasso di analfabetismo è di circa l'80% e oltre il 60% dei bambini di età compresa tra i 5 e i 17 anni non sono mai andati a scuola. (AP) (25/1/2012 Agenzia Fides)

L'ingresso nella più piena obbedienza al Padre



La Chiesa, comunità dei discepoli, è il luogo in cui continua la missione di Cristo: "condurre il mondo fuori dall'alienazione dell'uomo da Dio e da se stesso, fuori dal peccato, affinché ritorni ad essere il mondo di Dio". Così oggi Benedetto XVI, dedicando la catechesi dell'udienza generale alla preghiera che Gesù rivolge al Padre nell'ora del suo sacrificio, sullo sfondo della festa giudaica dell'espiazione, Yom kippùr. Il Figlio di Dio, sacerdote e vittima, "prega per se stesso, per gli apostoli e per tutti coloro che crederanno in Lui, per la Chiesa di tutti i tempi". "La glorificazione che Gesù chiede per se stesso", ha spiegato il Papa, "è l'ingresso nella più piena obbedienza al Padre"; mentre ... More

korazym.org sul Cammino neocatecumenale

Cammino Neocatecumenale, un'altra approvazione. Ma c'è sempre quel qualcosa che non va

Scritto da Stefano Caredda   
Lunedì 23 Gennaio 2012 20:39
Nuovo via libera della Santa Sede ai neocatecumenali: dopo gli Statuti e il Direttorio Catechetico, i cui decreti di approvazione erano arrivati rispettivamente nel 2008 e nel 2011, ora è arrivata l'approvazione delle celebrazioni in uso nel Cammino che non sono già normate dai libri liturgici. Fra di esse non c’è – ovviamente - la Messa che i neocatecumenali celebrano il sabato sera, ma il modo poco preciso col quale il decreto è stato presentato dai responsabili del Cammino ha (e non è la prima volta) ingenerato confusione, con il risultato che il messaggio che è passato ai più è proprio quello. Completamente fuorviante. E in questo mare di imprecisione, rischiano di passare in secondo piano anche le parole del papa, che – per chi non vuol far finta di nulla – sono chiare e puntuali.
Il decreto con il quale vengono approvate le celebrazioni in uso nel Cammino che non sono già normate dai libri liturgici è un via libera importante, in qualche modo ovvia e naturale conseguenza dell'approvazione, dodici mesi fa, dei tredici volumi (il “Direttorio Catechetico del Cammino Neocatecumenale”) che illustrano l'intero percorso di riscoperta del Battesimo e che contengono quelle catechesi degli iniziatori Kiko Arguello e Carmen Hernandez che vengono riproposte dai catechisti in ogni singola comunità del Cammino. Un segno rilevante, questo nuovo via libera, della fiducia che la Santa Sede ripone nel Cammino Neocatecumenale, che a poco più di 40 anni dalla sua “invenzione” si vede ormai pienamente riconosciuto e approvato dal Vaticano. Un traguardo non facile e tutt'altro che scontato. Ad oggi, il Cammino neocatecumenale è riconosciuto come un percorso di formazione valido, che viene definito nei suoi tratti essenziali dagli Statuti (approvati in forma definitiva nel 2008 dopo sei anni di formula ad experimentum) e tratteggiato nel dettaglio, dal punto di vista dottrinale e catechetico, dal “Direttorio” approvato dodici mesi fa, ivi comprese – la novità di questo 2012 - le celebrazioni che in esso vi sono contenute. Di per sé, il percorso di approvazione da parte della Santa Sede può ritenersi sostanzialmente concluso, fermo restando che nulla è dato una volta per tutte e che tutto quanto deciso in questi anni è in ogni momento passibile di riconsiderazione da parte della Santa Sede.
Eppure, anche stavolta, come già in passato, non tutto è andato liscio e verosimilmente non tutto continuerà ad andare liscio nella vita quotidiana di questo cammino di formazione. Da un lato c'è la ormai consueta e immancabile confusione sul contenuto preciso dei decreti emessi dalla Santa Sede, confusione generata anzitutto proprio dai responsabili del Cammino neocatecumenale e da quel loro modo (quantomeno così poco puntuale, se non apertamente scorretto) di raccontare gli eventi; dall'altro lato c'è il punto, non ancora chiarito, della pubblicazione del “Direttorio catechetico”, che sarà pure stato approvato nella sua nuova versione rivista e abbondantemente corretta dalla Congregazione per la dottrina della fede, ma che nella pratica continua a rimanere un testo riservato, in uso solamente ai catechisti del Cammino. Il tutto, in un contesto in cui i principali appunti che vengono mossi all'intero movimento (uno su tutti: la scarsa attenzione all'unità con il resto della comunità parrocchiale, con tutti coloro che non appartengono alle comunità del Cammino) vengono dai vertici del Cammino Neocatecumenale apertamente negati e nel concreto sostanzialmente ignorati, come se si trattasse di accuse infondate o di problemi inesistenti. Quando inesistenti, in realtà, davvero non sono. Anche perché, ad ogni udienza papale, vengono evocate e sottolineate – per chi le vuol sentire - dal Pontefice in persona. E’ successo anche stavolta.
IL DECRETO: COSA C’E’ – Il decreto del Pontificio Consiglio per i Laici, testualmente, “concede l’approvazione a quelle celebrazioni contenute nel Direttorio Catechetico del Cammino Neocatecumenale che non risultano per loro natura già normate dai libri liturgici della Chiesa”. Si tratta di quei riti che accompagnano tutto il percorso di formazione del singolo nelle sue varie tappe di formazione: nel dettaglio, i riti che accompagnano il “primo scrutinio”, lo “Shemà” e il “secondo scrutinio” (passaggi con i quali si passa prima dalle catechesi iniziali al pre-catecumenato e poi da quest’ultimo al catecumenato vero e proprio) e ancora i riti legati all'iniziazione alla preghiera, alla consegna del Salterio, alla consegna del Credo (la Traditio Symboli), alla confessione pubblica della propria fede (la Redditio Symboli), alla consegna del Padre Nostro, e via continuando fino al rito del Rinnovo delle promesse battesimali, che di fatto è il culmine ultimo del Cammino neocatecumenale. Approvate anche le parti delle celebrazioni della Parola di Dio (sono settimanali, ne parlano anche gli Statuti) e delle celebrazioni penitenziali (hanno cadenza mensile) che già non siano regolate altrove.
E COSA NON C’E’ (ANCHE SE VOGLIONO FARLO CREDERE) – Non si fa alcuna menzione, nel decreto, delle celebrazioni che sono già normate dai Libri liturgici: non c’è la Liturgia delle Ore e ovviamente e naturalmente non c’è la Celebrazione Eucaristica, non c’è la Santa Messa. Ma purtroppo il messaggio che rischia di passare – e sta passando – è proprio questo: è stata approvata la celebrazione del sabato sera nelle comunità, è stata approvata la “messa dei neocatecumenali”. Un’interpretazione che si va diffondendo sui mezzi di comunicazione – e anche fra non pochi appartenenti al Cammino – a causa soprattutto della nota ufficiale emessa dai responsabili del Cammino neocatecumenale (diffusa alla stampa di tutto il mondo e riportata sul sito web ufficiale). Una nota che semplifica oltremodo quanto accaduto e che, sintetizzando troppo, di fatto induce in errore generando una grandissima confusione sui termini reali di quanto approvato. In tutto questo, non ha certo aiutato il fatto che la Santa Sede, rendendo noto il decreto, non gli abbia affiancato alcun commento o alcuna nota esplicativa: forse stavolta era necessaria.
LA MESSA, ECCO LA SITUAZIONE - In verità, non esiste (o non dovrebbe esistere) alcuna “messa dei neocatecumenali”: la Messa è una sola, quella regolata dai libri liturgici, alla quale nelle comunità del Cammino si applicano alcune eccezioni, che sono ben circoscritte, definite nel dettaglio dagli Statuti o nei documenti ufficiali della Santa Sede. Il decreto del 2012 non tocca affatto questo aspetto e le regole in vigore sono quelle disegnate dopo l’approvazione degli Statuti, nel giugno 2008. In breve, le comunità del Cammino possono celebrare la Messa il sabato sera, dopo i primi Vespri della domenica, in piccole comunità: sempre devono essere seguiti i Libri liturgici, con due concessioni. La prima è quella che la Comunione viene distribuita sotto le due Specie del pane azzimo e del vino, e che i neocatecumeni la ricevono in piedi restando al proprio posto. La seconda è lo spostamento del rito dello scambio della pace, che viene anticipata a prima dell’offertorio. Stop. Queste sono le uniche eccezioni consentite. Tutto il resto o è già previsto dal Messale romano (è il caso delle monizioni prima delle letture, purché siano “brevi”) o dovrebbe essere modificato perché non previsto, e dunque non concesso (è il caso delle risonanze prima dell’omelia). Nel Cammino molto è cambiato negli ultimi anni, ma le risonanze sono sempre al loro posto. Peraltro, nel corso dell’udienza, il papa ha sottolineato lungamente il senso della concessione della Messa al sabato sera in piccole comunità (fini esclusivamente pastorali) e ha ribadito che l’obiettivo è quello di “inserire il singolo nella vita della grande comunità ecclesiale”, a partire dalla celebrazione domenicale della parrocchia. Un obiettivo che vale sempre: durante i lunghi anni del cammino, dice il papa, è “importante non separarsi dalla comunità parrocchiale”. Insomma, la messa del sabato sera è fatta per unire, non per dividere; per inglobare, non per separare le comunità neocatecumenali dal resto della comunità parrocchiale. Concetti, questi, su cui il Cammino ancora una volta è chiamato a riflettere.
NEGARE, ANCHE L’EVIDENZA – Ed è chiamato a rifletterci su perché, nonostante tutto, la parola d’ordine dei responsabili sembra essere quella di negare, negare, fortissimamente negare che ci sia qualcosa che non vada, che nel Cammino si siano generate delle criticità che quanto meno sarebbe onesto vedere, per poterci lavorare sopra. Per salvaguardare meglio l’unità delle parrocchie e della Chiesa. Per evitare che un percorso che è un “dono dello Spirito Santo” e che tanto bene sta facendo nella Chiesa possa talvolta portare divisione. Purtroppo, in tutti questi anni e ancora oggi, a giudicare dalla nota sul decreto, i vertici del Cammino (gli iniziatori Kiko Arguello e Carmen Hernandez, con don Mario Pezzi) preferiscono semplificare: “Tutto va bene, la Santa Sede ha approvato tutto, il papa è con noi”. Col risultato che, alla lunga, perdono anche di credibilità: in questi giorni, se ci si rivolge a quelle migliaia e migliaia di persone neocatecumenali, soprattutto giovani, che formano le singole comunità (e che, in linea di massima, con coerenza e senza alcun genere di integralismo, vivono il loro percorso di fede come uno dei tanti percorsi di fede presenti nella Chiesa) e si afferma che la Santa Sede ha dato l’approvazione alle celebrazioni del Cammino, la risposta più frequente che si ottiene è: “Ma perché, non avevano già approvato tutto?”. E in molti pensano, sbagliando, che il decreto abbia approvato proprio la Messa del sabato sera, che invece non c’entra nulla. No, in tutto questo c’è qualcosa che non va.
UNITA’ E LITURGIA: E SE LO DICE IL PAPA, FORSE… – Non va anche e soprattutto perché dovrebbe essere inconcepibile negare che vi siano alcuni problemi sul versante dell’unione ecclesiale e sul versante della liturgia quando – guarda caso – ogni volta che incontra le comunità del Cammino il papa si concentra proprio su questi due aspetti: unità con il vescovo diocesano, rispetto dei libri liturgici, comunione ecclesiale. Così è stato anche nell’udienza del 20 gennaio 2012, dove il papa, riconoscendo l’opera preziosa del Cammino, ha invitato a dare attenzione “all’unità e all’armonia dell’intero corpo ecclesiale” e ha impartito una vera e propria lezione su cosa sia la liturgia e sul senso delle eccezioni riconosciute al Cammino. Non è un caso che il pontefice si concentri sempre su questi aspetti. Riconoscere, da parte del Cammino, che al riguardo c’è del lavoro da fare, e una volta per tutte anche farlo, sarebbe la cosa più sensata e sana che i suoi responsabili potrebbero e dovrebbero fare. Del resto, se lo dice il papa, forse si potrebbe anche dargli retta.

Domenica 29 Gennaio 2012


Scavi di Cafarnao: colonne della sinagoga
Bizantina
    IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)



PRIMA LETTURA (Dt 18,15-20)
Susciterò un profeta e gli porrò in bocca le mie parole
.

Dal libro del Deuterònomio

Mosè parlò al popolo dicendo:
«Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me. A lui darete ascolto.
Avrai così quanto hai chiesto al Signore, tuo Dio, sull’Oreb, il giorno dell’assemblea, dicendo: “Che io non oda più la voce del Signore, mio Dio, e non veda più questo grande fuoco, perché non muoia”.
Il Signore mi rispose: “Quello che hanno detto, va bene. Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò. Se qualcuno non ascolterà le parole che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto. Ma il profeta che avrà la presunzione di dire in mio nome una cosa che io non gli ho comandato di dire, o che parlerà in nome di altri dèi, quel profeta dovrà morire”».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 94)
Rit: Ascoltate oggi la voce del Signore.


Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere».

SECONDA LETTURA (1Cor 7,32-35)
La vergine si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, io vorrei che foste senza preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso!
Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito.
Questo lo dico per il vostro bene: non per gettarvi un laccio, ma perché vi comportiate degnamente e restiate fedeli al Signore, senza deviazioni.

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Mt 4, 16)
Alleluia, alleluia.
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta.
Alleluia.

VANGELO (Mc 1,21-28)
Insegnava loro come uno che ha autorità.

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Parola del Signore

PREGHIERA DEI FEDELI

C – La Parola che abbiamo ascoltato è fondamento delle nostra fede, nutrimento delle nostra speranza e lievito di fraternità. Con questa certezza, rivolgiamo con fiducia al Padre le nostre intenzioni di preghiera.

L - Preghiamo insieme e diciamo:

La tua Parola, Signore,

sia luce al nostro cammino.

1.      Per la santa Chiesa, perché, guidata dallo Spirito, sappia riconoscere nella vita di tutti giorni i profeti che il Signore suscita e segua un cammino di conversione autentica, preghiamo.

2.      Per quanti amministrano la cosa pubblica, perché si adoperino fattivamente nell’amare, coltivare e difendere la vita di ogni uomo, al di là di ogni popolo, razza e cultura, preghiamo.

3.      Per coloro che sono afflitti da tribolazioni fisiche e spirituali, perché nella Parola di Dio sappiano trovino consolazione e fiduciosa speranza nel proseguire il cammino, preghiamo.

4.      Per la nostra Comunità parrocchiale, perché sappia riconoscere i profeti che il Signore le invia, sapendo discernere la voce senza mai soffocarla, preghiamo.

5.      Per noi che prendiamo parte a questa Liturgia pasquale, perché accogliamo, senza esitazione alcuna, la Parola di Dio, la viviamo nell’esperienza quotidiana, aprendo il nostro cuore ai fratelli e lasciandoci guarire da ogni forma di peccato e di morte che si annida nel nostro intimo, preghiamo.

C – Stendi la tua mano, o Padre, sull’umanità affaticata e oppressa; concedi a tutti i tuoi figli una fede ricca di memoria e audace nella testimonianza profetica del tuo regno. Per Cristo nostro Signore.  

T - Amen.


Foglietto Parrocchiale della domenica 22 gennaio 2011


martedì 24 gennaio 2012

Storia di Nadia

ASIA/PAKISTAN - Ragazza cristiana rapita e convertita all'islam torna a casa dopo 10 anni

Lahore (Agenzia Fides) - Nadia Bibi, ragazza cristiana che era stata rapita e costretta a sposare un uomo musulmano, è tornata dalla sua famiglia, di fede cattolica, dopo 10 anni. Nadia aveva solo 15 anni quando, nel 2001, è stata rapita a Mariamabad (in Punjab), città a maggioranza cattolica: il suo non è un caso isolato, dato che come confermano fonti cattoliche di Fides in Punjab, vi sono almeno 700 casi l'anno di ragazze cristiane rapite e costrette al matrimonio islamico. Se si aggiungono anche i casi di ragazze indù, il numero sale a 1.800 casi annui, afferma un recente Rapporto dell'Ong "Asian Human Rights Commission".
I genitori di Nadia si erano rivolti alla polizia ma, come spesso accade, erano stati intimiditi e minacciati dai rapitori, mentre la polizia si era rifiutata di registrare una denuncia. In seguito, quando hanno saputo che Nadia era stata costretta a sposare il musulmano Maqsood Ahmed, i suoi genitori sono andati di nuovo alla polizia e questa volta sono riusciti a registrare un FIR (First Information Report). La polizia però si è rifiutata di arrestarlo e la vicenda è finita dinanzi all'Alta Corte di Lahore. Qui Nadia, sotto minacce, ha rilasciato una dichiarazione in favore del marito, esprimendo la sua libera volontà di sposarlo, per paura di tragiche conseguenze per lei e per la sua famiglia. Così il caso fu chiuso.
Intanto la vita per Nadia era insopportabile: Maqsood la picchiava e la maltrattava chiedendole perfino di far convertire all'islam anche i suoi genitori. Dopo 10 anni, nel dicembre 2011, Nadia ha trovato la forza per fuggire, facendo ritorno a casa dei suoi genitori. Tuttavia Maqsood si è ripresentato con un gruppo di uomini armati, minacciando di compiere una strage e di rapire la sorella minore di Nadia. La famiglia allora è fuggita e si è rivolta all'Ong CLAAS (Center for Legal Aid Assistence and Settlement) che tutela i cristiani pakistani. CLAAS ha provveduto a ospitare Nadia e sua sorella in un luogo nascosto, avviando un nuova causa penale contro Maqsood.
Come riferito da CLAAS a Fides, Nadia ha dichiarato: "Maqsood ha reso la mia vita miserabile. Temevo di essere uccisa perché Maqsood sapeva che non ero felice con lui. Mi sentivo totalmente impotente ed ero molto confusa. Maqsood è disumano, ha rovinato tutta la mia vita. Ora ho riacquistato la speranza e anche la fede".
La storia di Nadia è esemplare e ricalca un clichet che si ripete in molti altri casi, come quello di Farah Hatim rapita e convertita all'islam nel 2011. Anche il suo caso si è concluso con un dichiarazione (forzata), resa in tribunale, in favore del suo aguzzino (vedi Fides 20/7/2011) ma alcune Ong internazionali hanno denunciato la vicenda alle Nazioni Unite (vedi Fides 22/8/2011). (PA) (Agenzia Fides 24/1/2012)

"Oggi siamo diventati più forti nella fede e nell'amore verso Dio".

ASIA/INDIA - "La sofferenza dei cristiani non è vana: ha aumentato la nostra fede" dice la suora violentata nei massacri dell'Orissa

Bhubaneswar (Agenzia Fides) - "Sono certa che i cristiani dell'Orissa non hanno sofferto invano. La nostra sofferenza ha portato frutti: siamo cresciuti nella fede e nell'amore verso Dio" dice all'Agenzia Fides suor Meena Barwa, la religiosa violentata durante i massacri anticristiani verificatisi nel distretto di Kandhamal, in Orissa, nell'agosto 2008.
Mentre vi sono ancora casi di omicidi di leader cristiani e mentre molti fedeli attendono giustizia, la suora dichiara a Fides: "Sacerdoti, religiosi e laici, hanno sofferto e lottato insieme. Il Signore conosce il nostro calvario, ma non vi è odio nei nostri cuori. Siamo convinti che le indicibili pene inflitteci non sono state inutili". Infatti, continua suor Meena, "sappiamo che nella sofferenza si sperimenta la benedizione di Dio e il dolore ha dato dei frutti: oggi siamo diventati più forti nella fede e nell'amore verso Dio".
Sulla sua esperienza in Orissa, la religiosa dice: "Mi sento parte della comunità di Kandhamal e non ho mai pensato di lasciare questo luogo. Abbiamo percorso molta strada e abbiamo ancora molta strada da fare insieme. In questo cammino, Dio è nostra forza e nostro baluardo".
"Oggi - prosegue la suora nella sua testimonianza - sopravviviamo grazie alla fede. Dio è la nostra protezione e Lui è con noi in ogni momento. Non possiamo fermarci a guardare indietro perché ci sono sfide importanti davanti a noi: il Signore ci ha mantenuto in vita e oggi siamo chiamati ad affrontare queste sfide con speranza, fiducia e convinzione". La suora conclude con un ringraziamento: "Sono profondamente grata a tutti coloro che non ci hanno fatto mancare, in passato e tuttora, sostegno, incoraggiamento e preghiere". (SD-PA) (Agenzia Fides 24/1/2012)

ilnautilus.it: i pescatori fermi

Unione Europea: lo stop dei pescatori contro le nuove norme


Approfondimento QUI, ne parla ilnautilus.it

Sciopero il primo febbraio

ANCHE IN FRIULI BATTAGLIA APERTA ALLE LIBERALIZZAZIONI



Secondo Federfarma Fvg sono «molti i punti del decreto sulle liberalizzazioni che devono essere rivisti se non si vuole nuocere prima ancora che al farmacista, al cittadino che rischia di non vedere più garantita la qualità e la sicurezza del servizio». Da qui le motivazioni della chiusura delle farmacie anche in regione, il 1° febbraio, aderendo allo sciopero nazionale.

San Francesco di Sales: Creare parole che restano

Riscoprire il silenzio per comunicare parole «dense»   versione testuale
L'Arcivescovo ha incontrato gli operatori della comunicazione e consegnato
loro il Messaggio del Papa per la Giornata delle comunicazioni sociali

UDINE (24 gennaio, ore 12.40) - “Usate il silenzio e la meditazione per creare parole che restano”. Questo l’invito fatto dall’arcivescovo di Udine a tutti i giornalisti e gli operatori della comunicazione del territorio udinese presenti alla Santa Messa celebrata in occasione del patrono della categoria, san Francesco di Sales.
Nell'Oratorio della Purità, a Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato ha consegnato a ciascun giornalista il Messaggio del Papa per la 46ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali che quest’anno s’incentra sul tema “Silenzio e parola”.
“Silenzio e parola non sono in contrasto tra loro – ha precisato il presule nell’omelia – anche se qualcuno vive il silenzio come un vuoto inquietante che cerca di riempire con la parola”. AUDIO
 
Rifacendosi al Messaggio del Papa, mons. Mazzocato ha detto fra l’altro che «ha ragione il Papa quando fa presente che le parole senza spazi di silenzio impoveriscono la qualità della comunicazione rendendola superficiale, ripetitiva, piena di luoghi comuni. Le parole sono suoni che si spengono presto quando sono senz’anima; senza l’anima del silenzio”.
L’Arcivescovo ha sottolineato quindi “il valore del testo del Papa  per il nostro tempo nel quale siamo come travolti da un’alluvione di parole che, però, frequentemente creano una comunicazione fragile e di breve durata”. E ha concluso dicendo “Credo che, a volte, anche i professionisti della comunicazione avvertano la nostalgia di parole dense di senso e di profondità. La medicina per guarire e rigenerare la parole umana è il silenzio”.
 

lunedì 23 gennaio 2012

Il nuovo Patriarca di Venezia?

Moraglia in pole position per la nomina a Patriarca


Il nome del vescovo di La Spezia sembra il prescelto per la Curia di San Marco In città parte il conto alla rovescia per l’annuncio del sostituto di Scola

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Assalitori addestrati?

AFRICA/NIGERIA - "Gli assalitori indossavano uniformi della polizia" dice a Fides il Vescovo di Kano, danneggiate anche alcune strutture della Chiesa

Abuja (Agenzia Fides) - "Kano è ancora sotto choc. La serie di assalti coordinati in diversi punti della città è durato circa 3 ore" dice all'Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. John Namaza Niyiring, Vescovo di Kano, la più importante città del nord della Nigeria, dove nella sera del 20 gennaio, bande armate appartenenti alla setta Boko Haram hanno assalito diversi obbiettivi provando almeno 178 morti e centinaia di feriti.
Mons. Niyiring descrive così quelle drammatiche ore: "Gli assalitori sembravano ben addestrati ed indossavano uniformi mimetiche come quelle usata dalla Mobile Police Force. Questo ha tratto in inganno alcuni civili che si sono diretti verso i terroristi, credendoli poliziotti, i quali li hanno uccisi senza pietà. Tra gli obiettivi colpiti con ordigni esplosivi ci sono il quartier generale della Polizia regionale, quello del Servizio di Sicurezza, della Dogana e del Dipartimento dell'Immigrazione, oltre alla caserma della polizia . Dopo aver fatto esplodere le bombe, i membri del commando hanno sparato a tutti quelli che si trovavano nelle vicinanze di questi obiettivi, in particolare a coloro che indossavano un'uniforme. Un buon numero di terroristi era formato da stranieri, in particolare del Niger e del Ciad. Alcuni di questi sono probabilmente stranieri in attesa di regolamentazione che sono stati reclutati dalla Boko Haram. Anche alcune strutture della Chiesa cattolica sono state danneggiate, ma sacerdoti e religiosi non sono stati colpiti. Abbiamo notizia però di alcuni nostri parrocchiani tra le vittime" conclude il Vescovo di Kano. (L.M.) (Agenzia Fides 23/1/2011)

Numeri e Persone

EUROPA/SPAGNA - "Si parla molto di numeri e poco di persone", il Cardinale Carlos Amigo sulla crisi economica

Sevilla (Agenzia Fides) - In una lunga intervista concessa al "Diario de Sevilla", il Cardinale Carlos Amigo Vallejo, Arcivescovo emerito di Sevilla, ha manifestato la preoccupazione della Chiesa per questo momento di grave crisi. Il Cardinale sarà premiato il 26 gennaio con il Premio Manuel Clavero per i suoi 27 anni di servizio pastorale alla città di Sevilla. Nell'intervista il Cardinale dice di essere molto impegnato a scrivere per diverse testate e periodici, a tenere conferenze e a partecipare a programmi di formazione permanente.
Alla domanda che riguarda l'informazione sulla attuale crisi economica, che in Spagna si vive molto profondamente, il Cardinale ha risposto: "E' logico trovare lo stesso tema all'aprire qualsiasi giornale di qualsiasi tendenza. Stiamo imparando perfino un linguaggio ed un vocabolario con i termini economici con cui abbiamo a che fare ogni giorno. Penso sia importante non abbassare la guardia dinanzi ad un problema che è grave, ma soprattutto pensando a coloro che soffrono di più, che sono senza lavoro, ed hanno una famiglia da assistere. Abbiamo la sensazione che si parli molto di numeri e poco di persone.... E' una crisi in cui si mette la persona in secondo piano ed appare molto di più l'interesse per l'economia, la tecnologia o semplicemente lo stato di benessere; ma non è così, perché il benessere senza che le persone stiano bene è qualcosa di completamente assurdo".
"La crisi riesce a cambiare le priorità della Chiesa ?" domanda il giornalista, e il Cardinale risponde: "Ciò di cui la società ha bisogno è conoscere Gesù Cristo come modo di vivere. E' la cosa più importante, ed è anche ciò che vuole il Santo Padre in questo anno dedicato alla fede e alla Nuova Evangelizzazione. La Chiesa deve dare ciò che ha. Ed è Gesù Cristo. L'opera sociale e caritativa della Chiesa è straordinaria, e stiamo vedendo l'efficacia di alcune azioni in questa crisi. La crisi continuerà, ma noi non dobbiamo lasciarci ingannare dai numeri. Gesù Cristo manda la gente, le persone... Se ci sono i poveri, bisogna mettersi al loro servizio e ringraziare Dio di poterlo fare" conclude il Cardinale. (CE) (Agenzia Fides 23/01/2012)

In via Tomadini a Udine

VEGLIA DI PREGHIERA ECUMENICA
«Tra i cristiani serve una visione comune»   versione testuale
L'Arcivescovo esorta all'unità anche sulle questioni etiche

UDINE (23 gennaio, ore 12.30) - «A causa della perdita della fede, si è diffusa una mentalità che porta a farsi padroni della propria vita come se di essa non si dovesse rendere conto a nessuno. Di conseguenza, poi, si è portati anche a  non rispettare la vita degli altri, specialmente quando è in condizioni di debolezza che fanno sembrare quell’esistenza ormai quasi inutile».
Questo il tema che l'arcivescovo di Udine mons. Andrea Bruno Mazzocato ha voluto mettere al centro della sua riflessione per la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, che ha avuto il suo momento più intenso ieri sera nella parrocchia ortodossa romena di san Basilio, in via Tomadini a Udine.
 
Alla celebrazione ecumenica hanno partecipato, con mons. Mazzocato, il parroco romeno-ortodosso padre Iustinian Deac e la pastora valdese-metodista Mirella Manocchio. «Serve unità anche sulle questioni etiche su alcune questioni chiave per l’occidente», ha sottolineato mons. Mazzocato nella sua omelia.