sabato 29 settembre 2012

ASIA/LIBANO - La Chiesa maronita: nuova legge elettorale e diritto di voto per i libanesi all'estero

Bkerkè (Agenzia Fides) - Il dibattito sulla legge elettorale è "una priorità assoluta". Va accantonato il modello del 1960, utilizzato alle ultime elezioni del 2009, perchè non garantisce "un'equa rappresentanza dell'elettorato". E soprattutto, la nuova legge dovrà accordare agli espatriati il diritto di voto, nel rispetto della parità tra musulmani e cristiani, sancita dalla Costituzione. Sono alcune indicazioni contenute in un intervento dell'Episcopato maronita, riunito in questi giorni sotto la presidenza del Patriarca Béchara Boutros Raï. I Vescovi rimarcano l'urgenza di una riforma elettorale che "assicuri la libertà del voto" e punti a "salvaguardare il risultato elettorale da ogni potenziale manipolazione".
In un comunicato pervenuto all'Agenzia Fides, l'assemblea chiede misure concrete per garantire la piena democraticità del voto, previsto a giugno 2013: istituire una commissione indipendente incaricata di monitorare lo scrutinio; garantire la piena libertà d'accesso ai media per tutti i candidati; contrastare la compravendita di voti.
Nel dibattito sulla legge elettorale, in vista delle prossime consultazioni politiche, si contrappongono con crescente animosità i blocchi politici libanesi. La legge elettorale in vigore alle elezioni del 2009 era caratterizzata da un sistema maggioritario secco e dalla divisione del Libano in numerose circoscrizioni elettorali di piccole dimensioni (corrispondenti grosso modo ai distretti qada'), caratterizzate da forte omogeneità confessionale. Tale modello ora viene considerato inadeguato dalla gran parte delle sigle politiche. Ipotesi proporzionaliste, sostenute dagli sciiti Hezbollah, si oppongono a progetti basati su piccole circoscrizioni elettorali, come quello presentato dal partito delle Forze libanesi (FL) di Samir Geagea. (GV) (Agenzia Fides 29/9/2012)
L'Arcivescovo mons. Mazzocato ha incontrato i catechisti   versione testuale
"Prima d'insegnare ai ragazzi dovete essere voi i veri credenti"

UDINE - (29 settembre, ore 17) - “Catechisti, prima d’insegnare la fede ai ragazzi dovete essere voi dei veri credenti”. L’arcivescovo di Udine si è rivolto così ai numerosi catechisti giunti in cattedrale a Udine per l’incontro con mons. Mazzocato, sabato pomeriggio, durante il quale è stata presentata anche la nuova lettera pastorale. Un momento di preghiera e riflessione in cui il presule ha sottolineato, più volte, che “genitori ed educatori devono mostrare per primi di credere, non con le parole ma con la loro vita spirituale. I bambini non pretendono che siate perfetti – ha proseguito – ma che siate cristiani. E questo significa prendere sul serio il cammino della fede con tutte le sue debolezze e fatiche”. Mons. Mazzocato ha ricordato anche che “essere genitori e catechisti è un’occasione privilegiata per crescere nella propria santità perché i ragazzi stimolano continuamente a crescere nella fede e nell’amore”.


venerdì 28 settembre 2012

ASIA/INDIA - Film di Bollywood: tagliate le scene blasfeme verso i cristiani

Mumbai (Agenzia Fides) - Le scene ritenute "blasfeme" riguardanti persone e simboli della fede cristiana, contenute nel film di Bollywood "Kamaal Dhamaal Malamaal" (vedi Fides 27/9/2012), saranno eliminate prima dell'uscita nelle sale: lo ha assicurato il "Censor Board", organismo di controllo delle pellicole cinematografiche in India. Come riferiscono fonti cattoliche dell'Agenzia Fides, i produttori del film hanno accettato il richiamo ricevuto e, con un atto di autodisciplina, hanno deciso di eliminare dal film le scene incriminate.
In un comunicato inviato a Fides, gruppi cattolici come "Catholic Secular Forum" (CSF), "Association of Concerned Catholics" (AOCC), "Maharashtra Christian Youth Forum" (MCYF), "Catholic Residents Organization for Social Services" (CROSS), "Catholics for Preservation of Faith" (CPF), che due giorni fa avevano inscenato una manifestazione di protesta pacifica a Bombay, hanno accolto con soddisfazione l'esito della vicenda e hanno sospeso ogni manifestazione, nonchè l'intenzione di denunciare i produttori per "blasfemia". Sul film si erano espressi anche i Vescovi indiani, comunicando a Fides "forte disappunto" e chiedendo alle autorità preposte un intervento per la tutela dei simboli religiosi. (PA) (Agenzia Fides 28/9/2012)

martedì 25 settembre 2012

Quel battesimo previsto tra pochi giorni


Il figlio più piccolo ha solo 4 mesi. La vittima tornava da una messa in memoria della madre

giovedì 20 settembre 2012

ASIA/SIRIA - Migliaia di bambini non possono tornare a scuola

Damasco (Agenzia Fides) - In Siria l'anno scolastico dovrebbe iniziare questa settimana, ma la realtà della guerra civile che sta vivendo il paese non permette a migliaia di bambini di frequentare le lezioni. Oltre 2 mila delle 22 mila scuole del paese sono state danneggiate o distrutte. Intanto il governo libanese sta lavorando per cercare una sistemazione nelle scuole pubbliche per 32 mila piccoli profughi. Nel campo Zaatari, in Giordania, l'Unicef è impegnata nella costruzione di una scuola per oltre 5 mila studenti. (AP) (20/9/2012 Agenzia Fides)

mercoledì 19 settembre 2012

ASIA/TURCHIA - Il governo turco finanzia i restauri della chiesa rupestre di San Pietro ad Antiochia

Antiochia (Agenzia Fides) - Domenica 16 settembre, alla presenza del ministro turco della giustizia Sadullah Ergin, è iniziato il restauro della chiesa rupestre di San Pietro ad Antiochia. Lo conferma all'Agenzia Fides il francescano cappuccino p. Domenico Bertogli, parroco della locale chiesa cattolica di rito latino, curatore del periodico intitolato «Cronaca di Antiochia ». I lavori, finanziati dalle istituzioni pubbliche turche, dureranno circa un anno, secondo un progetto approvato dalla direzione regionale dei monumenti storici della provincia di Adana. La parte più impegnativa dell'opera di restauro consisterà nella messa in sicurezza della chiesa e dell'intera area. Il monte Silpius, sul cui fianco si apre quella che è conosciuta anche come la Grotta di San Pietro, è una montagna friabile e si sta sgretolando. Cresce il pericolo di caduta massi. Per questo tutta la grotta sarà 'ingabbiata' con travi di acciaio, verrà ripulita internamente e verranno realizzate anche misure di protezione per i mosaici. Nell'area sottostante alla Grotta è prevista la realizzazione di un parcheggio con bar e alcuni negozi di souvenir per turisti e pellegrini.
Dal 1967, per volere di Papa Paolo VI, si può lucrare l'indulgenza plenaria visitando in pellegrinaggio la grotta santa, unica traccia storica rimasta dell'antica Antiochia cristiana, la "Regina d'Oriente che gareggiava con Roma", Alessandria, Gerusalemme e Costantinopoli ai tempi della Pentarchia. La chiesa rupestre conserva ancora la fisionomia che le diedero i crociati, che conquistarono Antiochia nel 1098. Ma già i bizantini avevano trasformato in cappella il luogo dove si incontravano i primi cristiani nei periodi di persecuzione, nella città dove per la prima volta i discepoli di Gesù furono chiamati cristiani e dove fu Vescovo san Pietro, prima di venire a Roma.
Lo stato di abbandono della Grotta di Pietro, reso ancora più avvilente da rozzi restauri precedenti, era stato segnalato negli ultimi lustri dalle comunità cristiane della città. In tempi recenti sono comunque aumentati i pellegrinaggi e anche le Messe e le celebrazioni ecumeniche, officiate nell'umida e malmessa chiesa rupestre. Patriarchi e Vescovi sono sempre presenti alle celebrazioni che vi si svolgono in occasione della solennità dei Santi Pietro e Paolo. Padre Bertogli smentisce le voci circolate sulla stampa turca secondo cui in tempi recenti sarebbero aumentate le difficoltà burocratiche per accedere alla grotta da parte dei gruppi di pellegrini: "Ora l'area verrà chiusa per i restauri. Ma finora bastava semplicemente dare avvertenza previa alla polizia e alle istituzioni competenti che si intendeva visitare la Grotta e celebrarvi la Messa. Per lo Stato turco essa è semplicemente una succursale del museo di Antiochia. Normalmente, per accedervi, occorre pagare il biglietto. Sarebbe bello che in futuro si tenesse sempre più in conto che quel luogo è una importante memoria cristiana, riservandolo al culto per le comunità cristiane". (GV) (Agenzia Fides 19/9/2012).

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martedì 18 settembre 2012

ASIA/SIRIA - I cristiani formano "comitati popolari" armati per prevenire le violenze

Homs (Agenzia Fides) - Le comunità cristiane in Siria, dopo le ripetute violenze subìte da bande armate, spesso gruppi jihadisti, hanno iniziato a organizzare, in diverse località, "comitati popolari dissuasivi", formati da giovani cristiani armati, che intendono prevenire il banditismo e la violenza e difendere i loro quartieri. Le comunità cristiane hanno subìto abusi, rapimenti, violenze, uccisioni, furti, violazioni di proprietà nella cosiddetta "Valle dei cristiani" (Siria occidentale), nel centro storico di Aleppo, nel quartiere di Damasco "Jaramana", in altri villaggi come Qusayr e Rableh (nell'area di Homs). Nonostante i ripetuti appelli dei Vescovi siriani, che hanno più volte invitato i fedeli a "non prendere le armi" e ad "avere pazienza", tali gruppi difensivi hanno iniziato a formarsi soprattutto in seno alle comunità greco-ortodossa e armena, che "hanno avvertito la necessità di difendersi". Come spiegano fonti di Fides in Siria, "non si tratta di milizie o gruppi combattenti, ma solo di gruppi di sentinelle che sorvegliano e garantiscono la sicurezza delle aree cristiane".
Intanto l'Arcivescovado siro-cattolico di Homs, nel quartiere al-Hamidiyah, nel centro storico della città, è stato dato alle fiamme. L'Arcivescovo siro-cattolico Georges Kassab, i preti e i fedeli della comunità hanno espresso a Fides il loro sdegno per "un atto ingiustificato". Nella notte del 13 settembre, riferiscono fonti di Fides, un gruppo di circa dieci militanti non identificati si è introdotto nella struttura, da mesi chiusa e abbandonata a causa dei combattimenti fra ribelli e forze lealiste. I militanti hanno versato numerose taniche di benzina e poi hanno appiccato il fuoco, che sembra "una rivalsa per motivi ignoti". (PA) (Agenzia Fides 18/9/2012)

lunedì 17 settembre 2012



Benedetto XVI ha lasciato il Libano dall'aeroporto internazionale di Beirut, e nel suo ultimo discorso, ha voluto ringraziare "particolarmente" i rappresentanti delle comunità musulmane, perché la loro presenza agli incontri pubblici del viaggio, ha contribuito alla sua riuscita. "Il mondo arabo e il mondo intero avranno visto -- ha spiegato il Papa - in questi tempi agitati, dei cristiani e dei musulmani riuniti per celebrare la pace".
"Possa il Libano -- si è augurato Benedetto XVI - continuare ad essere uno spazio in cui gli uomini e le donne vivano in armonia e in pace gli uni con gli altri per offrire al mondo non solo la testimonianza dell'esistenza di Dio, ma ugualmente quella della comunione tr ... More
VATICANO - Benedetto XVI in Libano: "in questa regione che ne ha visto gli atti e raccolto le parole, il Vangelo continui a risuonare come 2000 anni fa e sia vissuto oggi e sempre!"

Beirut (Agenzia Fides) - "Con la consegna di questo documento, iniziano il suo studio e la sua appropriazione da parte di tutti i protagonisti della Chiesa, Pastori, persone consacrate e laici, affinché ciascuno trovi una gioia nuova nel portare avanti la propria missione, essendo incoraggiato e fortificato per attuare il messaggio di comunione e di testimonianza declinato secondo i diversi aspetti umani, dottrinali, ecclesiologici, spirituali e pastorali di questa Esortazione". Con tali parole il Santo Padre Benedetto XVI ha accompagnato la consegna dell'Esortazione Apostolica Post-sinodale "Ecclesia in Medio Oriente" ai Patriarchi cattolici del Medio Oriente, ai Presidenti delle Conferenze Episcopali della Turchia e dell'Iran e ad una rappresentanza di fedeli, al termine della Santa Messa celebrata nel City Center Waterfront di Beirut, la mattina di domenica 16 settembre. Rivolgendosi ai "Cari fratelli e sorelle del Libano e del Medio Oriente", il Pontefice ha auspicato che "questa Esortazione sia una guida per avanzare sulle vie multiformi e complesse dove Cristo vi precede", ed ha concluso: "La comunione fraterna sia un sostegno nella vita quotidiana e il segno della fraternità universale che Gesù, Primogenito di una moltitudine, è venuto ad instaurare! Così, in questa regione che ne ha visto gli atti e raccolto le parole, il Vangelo continui a risuonare come 2000 anni fa e sia vissuto oggi e sempre!".
Nell'omelia della Messa, momento culminante del suo viaggio apostolico, alla presenza di 300 Vescovi, di pellegrini e fedeli da tutto il Medio Oriente, del Presidente della Repubblica del Libano e di altre personalità istituzionali, il Pontefice ha commentato le letture del giorno, dove Gesù "fa capire che chi vuol essere suo discepolo deve accettare di essere servo, come Lui si è fatto Servo". Quindi ha proseguito: "prego particolarmente il Signore di dare a questa regione del Medio Oriente dei servitori della pace e della riconciliazione, perché tutti possano vivere pacificamente e con dignità. E' una testimonianza essenziale che i cristiani debbono dare qui, in collaborazione con tutte le persone di buona volontà. Vi chiamo tutti ad operare per la pace. Ciascuno al proprio livello e là dove si trova".
L'invito a lavorare senza sosta "affinché il nostro amore per Cristo ci conduca poco a poco verso la piena comunione tra di noi" è stato ribadito dal Papa durante l'Incontro ecumenico al Patriarcato Siro-Cattolico di Charfet, nel pomeriggio di domenica 16 settembre, dove ha incontrato i Patriarchi Ortodossi, i rappresentanti delle Confessioni protestanti del Libano ed i Patriarchi cattolici del Libano. "Il nostro incontro di questa sera - ha detto il Pontefice nel suo discorso - è un segno eloquente del nostro desiderio profondo di rispondere all'appello del Signore Gesù: 'Perché tutti siano una sola cosa' (Gv 17,21). In questi tempi instabili ed inclini alla violenza, che conosce la vostra regione, è sempre più urgente che i discepoli di Cristo diano una testimonianza autentica della loro unità, affinché il mondo creda nel suo messaggio d'amore, di pace e di riconciliazione. E' questo messaggio che tutti i cristiani e noi in particolare abbiamo ricevuto la missione di trasmettere al mondo, e che acquista un valore inestimabile nell'attuale contesto del Medio Oriente."
Durante la Cerimonia di congedo dal Libano all'aeroporto internazionale "Rafiq Hariri" di Beirut, il Santo Padre ha detto tra l'altro: "I miei ringraziamenti vanno in particolare all'intero popolo libanese che forma un ricco e bel mosaico e che ha saputo manifestare al Successore di Pietro il proprio entusiasmo, con l'apporto multiforme e specifico di ogni comunità. Ringrazio cordialmente le venerabili Chiese sorelle e le comunità protestanti. Ringrazio particolarmente i rappresentanti delle comunità musulmane. Durante tutto il mio soggiorno, ho potuto constatare quanto la vostra presenza ha contribuito alla riuscita del mio Viaggio. Il mondo arabo e il mondo intero avranno visto, in questi tempi agitati, dei cristiani e dei musulmani riuniti per celebrare la pace." (SL) (Agenzia Fides 17/09/2012)

domenica 16 settembre 2012



"E' tempo che musulmani e cristiani si uniscano per mettere fine alla violenza e le guerre". E' l'appello che Benedetto XVI ha lanciato davanti ai giovani libanesi e di tutto il Medio Oriente, incontrati sabato pomeriggio nel piazzale del Patriarcato maronita, a Bkerkè , sul fianco della collina di Harissa. Tra i 25 mila giovani che hanno partecipato con entusiasmo all'incontro, c'erano infatti molti musulmani, e il Papa si è rivolto anche a loro. "Voi -- ha detto -- siete con i giovani cristiani il futuro di questo meraviglioso paese e del Medio Oriente. Cercate di costruirlo insieme". E quando sarete adulti "continuate a vivere la concordia dell'unità con i cristiani". E' necessario, ha aggiunto Be ... More

venerdì 14 settembre 2012

C'è chi dice No

Elettrodotto, Palmanova dice no   versione testuale
A Roma il Comune chiede approfondimenti su tracciato alternative

Palmanova (giovedì 14 settembre, ore 12.50) - Netto no del Comune di Palmanova al progetto dell’elettrodotto Udine – Redipuglia. La contrarietà dell’amministrazione della città stellata è stata ribadita nella conferenza dei servizi tenutasi ieri a Roma a cui ha partecipato l’assessore Luca Piani confermando la non conformità urbanistica dell’opera e ribadendo la necessità di un approfondimento sulla linea del tracciato e sulle possibili alternative di posa (interrato o parzialmente interrato).
 
“Purtroppo – spiega Piani - la richiesta di attuare una revisione del tracciato per allontanarlo il più possibile dall’abitato di Jalmicco e riportarlo sul tracciato esistente di 220 Kv non è stata accolta, con la motivazione che quel tracciato era stato concordato con la passata amministrazione di Palmanova e che pertanto quello era il momento delle decisioni. Rimane il rammarico per quella scelta che riteniamo penalizzante per Jalmicco e per l’intero territorio comunale e resta il rammarico anche per il rifiuto del Ministero di considerare la terza ipotesi delineata dal consulente della regione per l’utilizzo dell’attuale linea esistente, che sarebbe stata per noi meno impattante”.
 
Il Comune ha chiesto uno specifico impegno con tempistiche certe per la dismissione dell’attuale elettrodotto da 220 kv con la
conseguente eliminazione della servitù di passaggio  e l’utilizzo su tutta la tratta di pali tubolari meno impattanti e mensole isolanti che diminuiscano la fascia di rispetto. Inoltre il Comune di Palmanova ha rilevato l’incongruenza tra l’impegno di Terna a dismettere e demolire i tralicci esistenti della rete RFI e la dichiarazione della stessa RFI di non prevedere l’impegno di spesa per tale dismissione, ma al contrario, di essere intenzionata a cedere l’elettrodotto ad altra società interessata, passaggio che vanificherebbe gli accordi presi tra Terna e RFI per la dismissione degli elettrodotti esistenti, considerati elemento imprescindibile per la realizzazione del nuovo elettrodotto Redipuglia –Udine Ovest.
 
Nella conferenza dei servizi sono stati espressi i pareri positivi dei vari Ministeri e della Regione, pertanto resta ora solo il rilascio dell’intesa da parte della Giunta regionale.
 
“In sede di progetto esecutivo chiederemo un incontro a Terna – conclude Piani – per verificare la possibilità di apportare modifiche che almeno allontanino quanto più possibile i tralicci dalle abitazioni. Come già preannunciato valutiamo la possibilità di un ricorso al TAR da definire assieme agli altri comuni interessati, che solleciteremo opportunamente al più presto”.
 

martedì 11 settembre 2012

Archeologia: scoperta mega cisterna acqua sotto Muro Pianto

      
Risale al Primo Tempio ed era ad uso pubblico
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ASIA/LIBANO - Il mosaico religioso libanese

Roma (Agenzia Fides) - Il Libano rappresenta la società religiosamente più composita e diversificata del Medio Oriente, con 18 gruppi confessionali riconosciuti ufficialmente. Tra i cristiani, la Chiesa cattolica maronita - che fa risalire le sue origine alla congregazione monastica autoctona fondata dall'asceta siriaco San Marone all'inizio del V secolo - rappresenta la comunità preponderante. Oltre ai maroniti, la cattolicità libanese comprende anche melkiti, siro-cattolici, caldei, cattolici latini, armeno-cattolici. Le altre denominazioni cristiane comprendono i greco- ortodossi, i protestanti e gli appartenenti alle Chiese orientali ortodosse precalcedonesi (che a suo tempo avevano rifiutato alcune definizioni del Concilio di Calcedonia): Chiesa apostolica armena, Chiesa siro-ortodossa, Chiesa assira, Chiesa copta.
Anche in Libano l'Islam conosce la divisione tra sciiti e sunniti, a cui vanno aggiunti i gruppi - di ascendenza sciita, ma eterodossi - degli alawiti e degli ismailiti e i seguaci della religione drusa, setta di derivazione musulmana che ha assorbito elementi gnostico-esoterici. Permane anche una piccola comunità ebraica, con alcune migliaia di membri concentrati nell'area di Beirut.
I rapporti numerici tra le diverse comunità religiose non possono essere definiti con precisione. I libanesi residenti in patria sono circa 4 milioni e 200mila. Ma dal 1932 nessun censimento ufficiale ha tracciato una mappa dettagliata del Libano dal punto di vista religioso, anche per non alimentare tensioni e mettere a rischio l'equilibrio politico fondato sulla distribuzione delle cariche istituzionali su base confessionale. Le stime ufficiose vanno valutate prendendo atto del fatto che molte comunità tendono a sopravvalutare il numero dei propri membri, e che le statistiche demografiche ufficiali non tengono in conto le centinaia di migliaia di rifugiati palestinesi.
Secondo proiezioni ricorrenti, che fanno riferimento anche alle statistiche fornite dall' Intelligence Usa, attualmente i musulmani insieme ai drusi - valutati da soli intorno al 5 per cento - rappresentano circa il sessanta per cento della popolazione libanese, con una prevalenza degli sciiti sui sunniti e i gruppi minori (alawiti, ismailiti) stimati intorno all'1 per cento. I cristiani nel loro insieme raggiungerebbero la percentuale del 40 per cento della popolazione, con i maroniti valutati intorno al 23 per cento del totale.
Secondo le cifre dell'Annuario Statistico della Chiesa, al 31 dicembre 2011 i cattolici in Libano erano 2.148.000, le circoscrizioni ecclesiastiche 24, i Vescovi 53 (al 31/7/2012), i sacerdoti diocesani 840, i sacerdoti religiosi 703, i diaconi permanenti 33, i religiosi non sacerdoti 147, le religiose 2.650, i catechisti 483, i seminaristi minori 62, i seminaristi maggiori 390. La Chiesa gestisce 647 scuole materne e primarie, 229 scuole medie, 31 scuole superiori e università, 358 centri sanitari, di assistenza e beneficenza. (GV) (Agenzia Fides 11/9/2012)

lunedì 10 settembre 2012

"Il cuore di Maria aiuti il nostro a liberarsi dall'indifferenza"   versione testuale
Durante il pellegrinaggio a Madone di Mont anche un ricordo particolare per mons. Battisti

UDINE (8 settembre, oer 17.30) - “Il cuore di Maria sia vicino al nostro e lo aiuti a liberarsi dalle incrostazioni dell’indifferenza e dalle tante forme di idolatria”. È la richiesta che l’arcivescovo di Udine,mons. Andrea Bruno Mazzocato, ha elavato alla Madone di Mont, a Castelmone, durante il pellegrinaggio diocesano di sabato 8 settembre. Un appuntamento tradizionale e sentito dalle centinaia di pellegrini che si sono ritrovati per la salita a piedi verso il santuario. Un ricordo particolare, quest’anno, è andato a mons. Alfredo Battisti, scomparso il 1 gennaio 2012: “L’anno scorso era qui con noi a concelebrare la Santa Messa – ha spiegato mons. Mazzocato – sappiamo che il pellegrinaggio a Castelmonte è frutto di una sua felice intuizione sbocciata dalla sua profonda fede e dal suo cuore di pastore. In questo momento Mons. Battisti partecipa alla comunione che stiamo vivendo attorno all’altare”.

Rivolgendosi alla Madonna, madre di Gesù, l’arcivescovo ha chiesto una grazia per tutta la Chiesa di Udine: “Maria ci aiuti a rendere più gioiosa e convinta la nostra fede”. “In particolare – ha continuato – preghiamo perché sia più viva e convinta la fede nel cuore di tutti coloro che, in questo tempo, sono educatori dei più piccoli: i genitori, i sacerdoti, i catechisti e animatori, gli insegnanti e i responsabili delle associazioni sportive”. Secondo mons. Mazzocato, “la prima condizione per essere genitori ed educatori cristiani è parlare di ciò a cui profondamente si crede. I figli crederanno a noi se noi crediamo al Signore Gesù non solo a parole e ogni tanto, ma con la vita e con costanza e fedeltà”. Di fatto il pellegrinaggio, quest’anno, è stato anche un momento di preparazione all’imminente inizio dell’Anno della fede che a Udine sarà celebrato, come in tutta la Chiesa, giovedì 11 ottobre in cattedrale. Si tratta di un’iniziativa voluta da Papa Benedetto XVI a ricordo dei cinquant’anni dall’inizio del Concilio Vaticano II e dei vent’anni dalla promulgazione del Catechismo della Chiesa Cattolica.
 
Al termine della Santa Messa, celebrata alle 17 sul piazzale del santuario e concelebrata da tutti i sacerdoti presenti, c’è stato l’atto di affidamento a Maria con il canto del «Magnificat» e la solenne benedizione conclusiva.
 


sabato 8 settembre 2012

ASIA/CINA - Una piccola sala di preghiera in una casa privata diventa il centro della comunità in una zona sperduta della Mongolia

Nan Jing (Agenzia Fides) - E' stata inaugurata e benedetta di recente una piccola sala di preghiera di 51 mq, costruita nel cortile di una casa privata di una zelante cattolica, che si trova in una zona sperduta della città di Wu Hai, nella Mongolia Interna. Secondo quanto riferito all'Agenzia Fides da Faith dell'He Bei, i fedeli della zona hanno così potuto partecipare per la prima volta alla Messa celebrata in questa nuova sede senza essere costretti a percorrere decine di chilometri, come uno di loro ha confermato con emozione, sostenendo che "questa sala diventerà anche un centro di evangelizzazione". La comunità cattolica, che appartiene alla parrocchia di Hai Bo Wan, è composta ormai da circa cento fedeli, la maggior parte minatori, operai della fabbrica di mattoni, geologi, contadini. Da anni dovevano percorrere decine di chilometri per partecipare alla Messa domenicale, cambiando anche corriere o autobus.
Una di loro, una devota e zelante cattolica, che insieme ad altri fedeli aveva preparato al battesimo 16 catecumeni, fatto ritornare decine di fedeli che si erano allontanati dalla Chiesa, svolgendo anche una intensa attività caritativa e visitando le famiglie, era molto angosciata, in quanto avvertiva sempre di più l'esigenza di avere un luogo fisso di incontro e di preghiera. Dopo un periodo di preghiera e di ricerca di una soluzione, le è venuta l'idea di costruire una sala nel cortile della propria abitazione. Con il consenso del marito, in due mesi e con una spesa di circa 4 mila euro, finalmente è stata ultimata questa sala, benedetta dal parroco che vi ha presieduto per la prima volta la celebrazione eucaristica cui hanno partecipato le suore della parrocchia e un centinaio di fedeli. (NZ) (Agenzia Fides 2012/09/08)

venerdì 7 settembre 2012

Dalla Cimolai di Porto Nogaro
è partito il ponte di Bordeaux


La Travèe Levante: 2.400 tonnellate di acciaio lunghe 120 metri e larghe 45
Ci vorranno 20 di mare (circa 2.700 miglia) perClicca qui arrivare a destinazione
ASIA/PAKISTAN - Rimsha è libera; il suo caso sostiene il riesame della legge sulla blasfemia

Islamabad (Agenzia Fides) - Questa mattina il giudice pakistano Muhammad Azam Khan ha disposto la libertà su cauzione di Rimsha Masih, l'adolescente cristiana arrestata in Pakistan con l'accusa di blasfemia per aver bruciato alcune pagine del Corano. La quota per la liberazione è stata fissata a 500mila rupie, pari a circa 4500 euro. La richiesta di libertà su cauzione è stata accettata perché le prove sono state giudicate insufficienti a proseguire lo stato di detenzione della minorenne, affetta da disabilità mentale. Il pronunciamento del giudice, dapprima annunciato per le ore 15 locali - quindi dopo la preghiera del Venerdì - è stata poi anticipato a sorpresa.
"La decisione a favore della bimba è positiva per molte ragioni" dichiara all'Agenzia Fides il professor Mobeen Shahid, docente di pensiero e religione islamica presso la Pontificia Università Lateranense. Secondo il professore, "per la prima volta si è riusciti a mostrare con evidenza come la legge sulla blasfemia possa essere manipolata a partire da accuse false. Ciò aiuta la riflessione già in atto su possibili modifiche nelle procedure di applicazione di questa legge". Shadid indica alcuni punti che possono essere oggetto di rettifica: "Prima di accogliere ogni denuncia di blasfemia occorre che i fatti vengano vagliati con rigore attraverso adeguate investigazioni. E anche gli accusatori devono essere tenuti in isolamento, per evitare di istigare reazioni di odio nelle masse, fino a quando l'accusa non è stata provata. Se poi le accuse si rivelano false - e questo viene suggerito anche dagli Ulema - gli accusatori devono essere puniti".
"Il caso di Rimsha - aggiunge a Fides padre Inayat Bernard, condirettore del magazine "The Christian View" di Lahore -, è un'opportunità per riesaminare nel suo insieme l'applicazione della legge sulla blasfemia che tante vittime ha fatto in passato tra le minoranze religiose ma soprattutto fra i musulmani, a causa dei numerosi abusi. La nuova consapevolezza che il caso di Rimsha ha generato nell'opinione pubblica pachistana è un passo avanti e un'opportunità da non perdere per affermare nella società pakistana il rispetto della dignità umana e dei suoi diritti. Come comunità cristiana speriamo che le istituzioni, le forze politiche e le comunità religiose, alla luce di questi ultimi sviluppi, possano convergere nel comune intento di evitare in Pakistan l'uso strumentale della religione". (GV). (Agenzia Fides 7/9/2012).