lunedì 15 aprile 2013

Le Armi e l'India


ASIA/INDIA - L’India, il maggior importatore mondiale di armi, deve imparare da Pacem in Terris
New Delhi (Agenzia Fides)- “L’India, il più grande importatore di armi al mondo, e uno dei 24 Paesi che si sono astenuti nel votare a favore del trattato ONU sulla limitazione del commercio delle armi ha particolare bisogno di apprendere le giuste lezioni su quello che l’Enciclica Pacem in Terris dice sulla corsa agli armamenti” affermano i Vescovi dell’India in un documento presentato dalla Commissione Episcopale “Giustizia e Pace” in occasione del 50esimo anniversario dell’Enciclica di Papa Giovanni XXIII.
Secondo gli estratti riportati dall’Agenzia UCAN News, i Vescovi indiani sono particolarmente preoccupati per l’impatto sociale ed economico provocato dalla corsa degli armamenti. “La corsa agli armamenti priva i Paesi meno sviluppati del progresso sociale ed economico e crea un clima di paura”. “Quindi la giustizia, la retta ragione, e il riconoscimento della dignità umana gridano insistentemente per una cessazione della corsa agli armamenti” afferma il documento.
Secondo l’ultimo rapporto del Stockholm International Peace Research, l’India è per il terzo anno consecutivo il maggior importatore mondiale di armi, rappresentando il 12% delle importazioni militari mondiali. (L.M.) (Agenzia Fides 15/4/2013)
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domenica 14 aprile 2013

Mons. Schiff e Chiara



Paese sotto choc
per la morte di Chiara

San Giorgio, monsignor Schiff ricorda la giovane di 23 anni vittima dell’incidente di Muzzana. «Era una grande insegnante d’altruismo» 


La forza degli Apostoli è nello Spirito Santo.

Papa Francesco: la fede supera le persecuzioni
La forza degli Apostoli è nello Spirito Santo. Così ha sottolineato Papa Francesco commentando il brano degli Atti che parla della prima predicazione degli Apostoli. Davanti ai fedeli riuniti in Piazza San Pietro per il Regina Caeli, il Papa ha ribadito che la fede degli Apostoli si basava su un'esperienza così forte e personale di Cristo morto e risorto, che non avevano paura di nulla e di nessuno, neanche delle persecuzioni. La loro testimonianza è un insegnamento valido per tutti noi oggi. Dopo il Regina Caeli Papa Francesco ha ricordato che ieri a Venezia, è stato proclamato Beato Don Luca Passi, sacerdote bergamasco del secolo diciannovesimo, fondatore dell'Opera laicale Santa Dorotea e dell'I ...

sabato 13 aprile 2013

Non abbiate paura... io sono con voi..

ASIA/SIRIA - Morire o partire? L'Arcivescovo maronita di Damasco racconta il dilemma senza risposte dei cristiani siriani

Damasco (Agenzia Fides) – I cristiani di Siria «devono scegliere tra due calici amari: morire o partire». Un dilemma che coinvolge tutta la realtà ecclesiale presente nel Paese martoriato, e che viene raccontato dall'arcivescovo maronita di Damasco Samir Nassar in una vibrante testimonianza inviata all'Agenzia Fides.
L'arcivescovo cattolico di rito orientale delinea i tanti modi con cui la morte ghermisce le vite di milioni di civili indifesi, cristiani e musulmani, nella Siria devastata dalla guerra: bombardamenti, auto-bomba, cecchini, mancanza di cure mediche (223 ospedali sono stati chiusi e i medici stanno fuggendo tutti, spiega mons. Nassar), malnutrizione e mancanza di cibi adeguati per i diabetici, i cardiopatici e le puerpere. Davanti a questo disastro, tutti pensano di andar via, anche se la fuga in qualche modo «è un altro modo di morire» più lentamente. La Chiesa locale, pur nella sua fragilità, «diventa un muro del pianto», a cui tutti si rivolgono ogni giorno «per chiedere protezione e aiuto nella ricerca di un visto per partire». I cristiani siriani – sottolinea l'arcivescovo maronita - «hanno visto l'ONU organizzare dal 2005 la partenza sistematica dei rifugiati iracheni verso i Paesi occidentali», e adesso provano angoscia anche per «l'indifferenza e il silenzio mondiale davanti al loro lungo e triste calvario... sono abbandonati, destinati alla morte senza poter fuggire... i consolati sono chiusi da un anno e mezzo».
Mons. Nassar descrive con cuore affranto di pastore la condizione dei cristiani poveri «che non trovano alcuna ragione per dover morire in questa guerra insensata»: loro hanno visto i propri fratelli più agiati lasciare la Siria, e ora guardano alla Chiesa come l'unica realtà a cui chiedere aiuto nel naufragio.«L'appello del nuovo Papa Francesco in favore dell'amata Siria risuona nei loro cuori.... La Chiese sorelle del mondo intero pregano e mostrano il loro affetto per questo piccolo gregge, senza poter placare la tempesta». Questa situazione pone anche i pastori davanti a problemi di coscienza: «Consigliarli di restare potrebbe condurli alla morte come un agnello muto davanti al macellaio. Il nostro martirologio non fa che allungarsi... Aiutarli a partire significa invece svuotare la Terra Biblica dei suoi ultimi cristiani». Un dilemma che può trovare risposta solo affidandosi al «cuore di Dio», offrendo ai fedeli una prossimità pastorale che li aiuti a percepire la realtà delle parole di Gesù. Quelle che – nota mons. Nassar «non deludono mai: “Non abbiate paura... io sono con voi...”». ( GV) Agenzia Fides 13/4/2013).

Una ragazza dolce e sempre sorridente


            Scontro frontale a Muzzana,
muore studentessa di 23 anni


Chiara Pelizzon studiava all'università di Udine e insegnava in un asilo a Carlino.  Il ricordo delle amiche: una ragazza dolce e sempre sorridente


venerdì 12 aprile 2013

Giovane donna: l'incidente di Chiara

Scontro frontale, 23enne perde la vita


Una giovane donna, Chiara Pellizzon, 23 anni, residente a San Giorgio di Nogaro, è deceduta in un incidente avvenuto su una strada provinciale a Muzzana del Turgnano. Secondo una prima ricostruzione, la donna, che era a bordo di una «Ford Fiesta», è stata urtata frontalmente da un fuoristrada. La vettura si è rovescita in un fossato e Pellizzon è deceduta all'istante.

Per Chiara


giovedì 11 aprile 2013

Cittadino di Assisi

11 aprile 2013 Ultimo aggiornamento alle 17:54

Assisi, il primo maggio Shimon Peres in città per ricevere la «Cittadinanza onoraria per la pace»


Il premio, assegnato ogni anno dal Comune a personalità che hanno lavorato per il dialogo e per la pace, va ad uno degli artefici degli accordi di Oslo

mercoledì 10 aprile 2013

Essere risorti con Cristo mediante il Battesimo, con il dono della fede






Francesco: Il Signore Risorto è la speranza che non delude.


"La speranza di noi cristiani è forte, sicura, solida in questa terra, dove Dio ci ha chiamati a camminare, ed è aperta all'eternità, perché fondata su Dio, che è sempre fedele". Con questo pensiero Papa Francesco ha salutato i fedeli riuniti in piazza San Pietro per l'udienza generale del mercoledì. Proseguendo le catechesi dedicate all'Anno della Fede, il Pontefice ha invitato tutti a testimoniare, nella vita di tutti i giorni, con gesti chiari e semplici, la speranza del Signore Risorto, una speranza che non svanisce. "Essere risorti con Cristo mediante il Battesimo, con il dono della fede", ha spiegato Papa Francesco, non si riduce semplicemente "a seguire dei comandi, ma vuol dire essere in Crist ...

Preghiamo e speriamo in relazioni sempre pacifiche

ASIA/GIAPPONE - “Relazioni pacifiche fra Nord Corea e paesi limitrofi”: l’auspicio della Chiesa

Tokyo (Agenzia Fides) – Pace è la parola chiave da perseguire con ogni mezzo, con azioni a livello locale e regionale, ma anche internazionale. Il sostegno espresso da Papa Francesco nel colloquio con il Segretario Generale Onu Ban Ki-Moon è, dunque, importane in questa fase di alta tensione politica e militare in Estremo Oriente. La Chiesa giapponese “da sempre promuove pace e non violenza: come giapponesi e come cristiani, speriamo che si mantengono relazioni pacifiche fra la Nord Corea e i paesi limitrofi, incluso il nostro”, spiega all’Agenzia Fides p. Daisuke Narui, verbita, Direttore di Caritas Giappone.
Se i mass media internazionali sono impressionati dallo schieramento di batterie di missili Patriot nel centro di Tokyo, p. Narui spiega che “l’atmosfera nella società resta piuttosto tranquilla. La maggior parte dei cittadini giapponesi non pensa esista un minaccia seria. Infatti, da sempre, ciclicamente, quando c’è tensione o un cambio di regime in Nord Corea, sono arrivate simili minacce anche verso il nostro paese. Il governo però mostra maggiore attenzione, giustamente, per proteggerci da qualsiasi evenienza”.
P. Narui aggiunge un dettaglio importante: “Vi sono molti nordcoreani che vivono in Giappone. Durante la Seconda guerra mondiale furono portati, a volte forzatamente, per lavoro. Oggi sono residenti in Giappone e sono parte della nazione. Un motivo in più per scongiurare qualsiasi conflitto. Preghiamo e speriamo in relazioni sempre pacifiche, anzi che possano migliorare”. (PA) (Agenzia Fides 10/4/2013)

martedì 9 aprile 2013

La scultura di Francesco

Il 'Pellegrino' di Norberto sarà donato a papa Francesco


Zuma è accusato di aver inviato i militari sudafricani a Bangui senza aver informato in modo chiaro e preciso il Parlamento

AFRICA/CONGO RD - Le truppe sudafricane ritirate da Bangui nel nord del Congo. Pronte alla rivincita?

Kinshasa (Agenzia Fides)- Non solo profughi e rifugiati (in gran parte donne e bambini) provenienti dalla Repubblica Centrafricana hanno trovato accoglienza nella provincia di Equatore (nel nord della Repubblica Democratica del Congo) ma anche militari centrafricani e sudafricani. Ed è proprio la presenza dei soldati del contingente inviato dal Presidente Jacob Zuma in aiuto al deposto Capo dello Stato centrafricano, François Bozizé, a preoccupare i congolesi.
I sudafricani si sono ritirati dove aver perso ufficialmente 13 uomini (ma altre fonti affermano che sono molti di più, addirittura una settantina) nel vano tentativo di impedire la conquista di Bangui da parte dei ribelli della coalizione Seleka (vedi Fides 25/3/2013). Secondo il quotidiano congolese “Le Potentiel” il contingente di Pretoria non è tornato in Sudafrica ma si è attestato nelle località di Zongo e di Gemena, nel distretto del Nord-Oubangui. A differenza dei soldati centrafricani, inoltre quelli sudafricani non sono stati disarmati, ma anzi hanno ricevuto nuovi rifornimenti di armi e munizioni dalla madrepatria.
Questi soldati potrebbero essere integrati nella Brigata Speciale d’Intervento prevista dagli accordi di Addis Abeba (25/2/2013), salvo che questa unità deve essere dispiegata nel Nord Kivu non nell’Equatore.
Ci si chiede quindi se i militari di Pretoria si stiano preparando a ritornare in Centrafrica per combattere i ribelli di Seleka e difendere gli interessi minerari e petroliferi in quel Paese di alcuni settori politici e imprenditoriali sudafricani.
È però vero che in Sudafrica il Presidente Zuma deve far fronte ad un’ondata di critiche per la gestione della crisi centrafricana. In particolare, Zuma è accusato di aver inviato i militari sudafricani a Bangui senza aver informato in modo chiaro e preciso il Parlamento, violando la Costituzione. Critiche simili sono state avanzate in relazione all’invio di uomini e mezzi (tra cui aerei ed elicotteri da combattimento) nella RDC in relazione alla partecipazione sudafricana alla costituenda Brigata d’intervento. (L.M.) (Agenzia Fides 9/4/2013)

Sguassero, in Lombardia
è stop alla produzione


San Giorgio, gli operai dello stabilimento di Paderno Dugnano: portati via tutti i macchinari. «L’azienda non paga i contributi dal 2012». La società: non andiamo in Romania

Notizie azzurre dal mondo della scherma!

FIOCCO AZZURRO IN CASA SCHERMA - E' NATO SAMUELE, FIGLIO DELLA SPADISTA AZZURRA MARA NAVARRIA
8/4/2013 - 9:11
ROMA - E' nato alle 5.50 di questo lunedi 8 aprile Samuele Lo Coco, primogenito della spadista azzurra Mara Navarria e del preparatore fisico della Nazionale italiana, Andrea Lo Coco.
Alla coppia di neo-genitori vanno gli auguri da parte della Federazione Italiana Scherma ed a Samuele l'augurio di una vita felice e serena ed il “benvenuto” nel Mondo.

lunedì 8 aprile 2013

Dio ci aspetta sempre

Papa Francesco: "Confidiamo nella pazienza di Dio"
Nella nostra vita di cristiani, ricordiamo che "Dio ci aspetta sempre, anche quando ci siamo allontanati! Lui non è mai lontano, e se torniamo a lui, è pronto ad abbracciarci". E' il cuore dell'omelia di Papa Francesco nella messa di insediamento come Vescovo di Roma, domenica sera, nella sua Cattedrale, la Basilica di San Giovanni in Laterano.
Prima della celebrazione, nella piazza antistante il Vicariato, il Papa scopre la targa che ne cambia il nome in "Largo Beato Giovanni Paolo II". Poi si concede all'abbraccio dei tanti fedeli sul sagrato della Basilica e stringe a sé i disabili e i malati che lo attendono all'interno.
Nella seconda domenica di Pasqua, dedicata alla "Divina Misericordia" p ...

domenica 7 aprile 2013

Foglio della domenica 7 aprile 2013



"Non dobbiamo aver paura di vivere da cristiani"

Francesco: "Non dobbiamo aver paura di vivere da cristiani"
"Non dobbiamo aver paura di vivere da cristiani" di annunciare Cristo Risorto, "perché lui ha fatto la pace con il suo amore, con il suo perdono, con la sua misericordia". Lo ha detto Papa Francesco questa mattina, seconda domenica di Pasqua e domenica della Divina Misericordia, prima della recita della preghiera del "Regina Caeli" dalla finestra del suo studio che da' su piazza San Pietro. Davanti a più di 80mila fedeli, il Papa ha ricordato che la vera pace viene dal fare esperienza della misericordia di Dio, come san Tommaso, nell'episodio narrato dal Vangelo di questa domenica. Gesù gli dice. "beati quelli che non hanno visto e hanno creduto" e questa, ha spiegato il Pontefice, è "la beatitudine d ...

giovedì 4 aprile 2013

ASIA/PAKISTAN - Attacco a un quartiere cristiano, pietre contro una chiesa in Punjab: la comunità locale in allerta

Lahore (Agenzia Fides) – Una rissa fra giovani cristiani e musulmani, una folla di musulmani che attacca il quartiere cristiano, brucia negozi, automobili e moto, fermata solo grazie all’intervento della polizia, con un bilancio di sei feriti, fra i quali un agente: è quanto è avvenuto ieri, 3 aprile, a Gujranwala, città a 80 km da Lahore, in Punjab. Come comunica all’Agenzia Fides la Commissione “Giustizia e Pace” della Conferenza Episcopale, l’area ha vissuto ore di alta tensione, e i musulmani hanno tirato pietre e danneggiato la Chiesa cattolica di Fracisabad, generando timori di attacchi di massa contro i cristiani. La località di Gujranwala è nota, infatti, per un grave episodio di attacco indiscriminato contro il quartiere cristiano che accoglie oltre 2.000 famiglie di fedeli, avvenuto nel 2011, in seguito a un caso di supposta blasfemia (vedi Fides 5/2/2011).
Secondo fonti locali di Fides, oggi la situazione a Gujranwala è calma ma nella comunità cristiana i timori non sono sopiti, anche in virtù degli incidenti del 2011. Leader religiosi musulmani e cristiani oggi hanno tenuto incontri con i capi della polizia e le autorità civili, per scongiurare il rischio di uno scontro sociale di massa. Nel meeting sono state adottate misure di sicurezza per evitare l’esplosione di disordini e mantenere la pace. Najam Sethi, capo dell’amministrazione civile del distretto, ha promesso “un'azione severa contro i responsabili degli scontri”.
La miccia che ha acceso la violenza è stata una disputa tra giovani cristiani e musulmani, degenerata in rissa. Inoltre, il giorno prima dell'incidente, un uomo musulmano, entrato nella chiesa in villaggio vicino, aveva dato fuco a dei testi religiosi cristiani. In una nota inviata a Fides, Samson Salamat, direttore del “ Centre for Human Rights Education”, nota che anche in questo caso, come nel recente attacco alla “Joseph colony” di Lahore e in molti altri, “un imam della moschea ha istigato i fedeli musulmani ad attaccare i cristiani”. “La vulnerabilità delle minoranze religiose, soprattutto cristiani – spiega Salamat – aumenta di giorno in giorno per il crescente livello di intolleranza nella società. L’intolleranza non si potrà controllare se non con una chiara azione politica che intenda eliminare la mentalità che promuove l'odio”. (PA) (Agenzia Fides 4/4/2013)

Molti copti vanno in pellegrinaggio a Gerusalemme

ASIA/ISRAELE - Porte aperte all'immigrazione dei copti perseguitati? Il governo israeliano smentisce

Gerusalemme (Agenzia Fides) – Le recenti, soprendenti voci su una presunta corsia preferenziale riservata dalle autorità israeliane all'immigrazione di cristiani copti in fuga dall'Egitto politicamente in mano ai Fratelli Musulmani hanno ricevuto una prima smentita ufficiosa da parte del governo d'Israele.
Lunedì 1 aprile il giornale egiziano Youm7 aveva attribuito al governo israeliano l'intenzione di applicare agli egiziani di fede copta in fuga dal proprio Paese le procedure di accoglienza riservate ai perseguitati. L'avvocato di origine egiziana Mansour al Samuely, presentato dal giornale come capo dell'ufficio israeliano per il rilascio dei permessi di permanenza aggli immigrati, aveva parlato di 237 nuclei famigliari copti già arrivati in Israele per ottenere asilo in virtù del loro status di perseguitati.
Una smentita attribuita a una fonte anonima del governo israeliano è stata diffusa ieri dal corrispondente da Gerusalemme del network Al Arabiya. L'anonimo funzionario israeliano ha fatto notare che è impossibile applicare il diritto d'asilo a persone provenienti “da un Paese amico con il quale condividiamo un trattato di pace”.
Le illazioni su possibili flussi migratori di cristiani copti verso Israele riportano all'attenzione la questione delicata dei rapporti tra la più grande Chiesa cristiana autoctona presente nei Paesi arabi e lo Stato ebraico. Nel 1979, dopo la stipula del trattato di pace tra Egitto e Israele, Papa Shenuda III – allora a capo della Chiesa copta ortodossa – aveva emanato un decreto per vietare ai copti ortodossi di recarsi in pellegrinaggio in terra israeliana, in segno di solidarietà con i palestinesi sotto occupazione. Quella misura non è stata ancora revocata, anche se dopo la morte di Papa Shenuda si sono intensificate le infrazioni da parte di numerosi gruppi di fedeli copti ortodossi giunti in pellegrinaggio fino a Gerusalemme. (GV) (Agenzia Fides 3/4/2013).

Papa sulle tomba di Pietro






Papa Francesco prega su tomba Giovanni Paolo II e nella Necropoli


Martedì dopo la chiusura serale della Basilica Vaticana, il Santo Padre
Francesco ha compiuto una visita alla tomba del Beato Papa Giovanni Paolo II, nell'ottavo
anniversario della morte. Il Papa ha sostato a
lungo inginocchiato in preghiera silenziosa davanti alla tomba del Beato Giovanni Paolo II nella
Cappella di San Sebastiano, ma ha pure sostato brevemente in raccoglimento alle tombe del
Beato Giovanni XXIII e di San Pio X. Come la visita del giorno prima alla tomba di San Pietro e alle Grotte
Vaticane, anche la visita di martedì nella Basilica esprime la profonda continuità spirituale
del ministero petrino dei Papi, che Papa Francesco vive e sente intensamente, come ha
dimostrato anche ...