giovedì 21 aprile 2011

VENERDI SANTO (PASSIONE DEL SIGNORE)


Colore liturgico: Rosso
La celebrazione si svolge in tre momenti: Liturgia della Parola, Adorazione della Croce, Comunione eucaristica.
In questo giorno la santa comunione ai fedeli viene distribuita soltanto durante la celebrazione della Passione del Signore; ai malati, che non possono prendere parte a questa celebrazione, si può portare la comunione in qualunque ora del giorno.
Il sacerdote e il diacono indossano le vesti di color rosso, come per la Messa.
S
i recano poi all’altare e, fatta la debita riverenza, si prostrano a terra o, secondo l’opportunità, s’inginocchiano. Tutti, in silenzio, pregano per breve tempo.

Antifona d'ingresso
Non vi è Antifona d'inizio; la solenne azione liturgica comincia con la preghiera silenziosa, in ginocchio, di tutta l'assemblea.
Orazione
(Non si dice Preghiamo)
Ricordati, Padre, della tua misericordia;
santifica e proteggi sempre questa tua famiglia,
per la quale Cristo, tuo Figlio,
inaugurò nel suo sangue il mistero pasquale.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Oppure:
O Dio, che nella passione del Cristo nostro Signore
ci hai liberati dalla morte, eredità dell’antico peccato
trasmessa a tutto il genere umano,
rinnovaci a somiglianza del tuo Figlio;
e come abbiamo portato in noi, per la nostra nascita,
l’immagine dell’uomo terreno,
così per l’azione del tuo Spirito,
fa’ che portiamo l’immagine dell’uomo celeste.
Per Cristo nostro Signore.
PRIMA LETTURA (Is 52,13- 53,12)
Egli è stato trafitto per le nostre colpe. (Quarto canto del Servo del Signore)
Dal libro del profeta Isaìa

Ecco, il mio servo avrà successo,
sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente.
Come molti si stupirono di lui
– tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto
e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –,
così si meraviglieranno di lui molte nazioni;
i re davanti a lui si chiuderanno la bocca,
poiché vedranno un fatto mai a essi raccontato
e comprenderanno ciò che mai avevano udito.
Chi avrebbe creduto al nostro annuncio?
A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?

È cresciuto come un virgulto davanti a lui
e come una radice in terra arida.
Non ha apparenza né bellezza
per attirare i nostri sguardi,
non splendore per poterci piacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.

Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori;
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per le nostre colpe,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.

Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l’iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca.

Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua posterità?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,
per la colpa del mio popolo fu percosso a morte.
Gli si diede sepoltura con gli empi,
con il ricco fu il suo tùmulo,
sebbene non avesse commesso violenza
né vi fosse inganno nella sua bocca.

Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà le loro iniquità.

Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perché ha spogliato se stesso fino alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i colpevoli.

Parola di Dio
SALMO RESPONSORIALE (Sal 30)
Rit: Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito.
In te, Signore, mi sono rifugiato,
mai sarò deluso;
difendimi per la tua giustizia.
Alle tue mani affido il mio spirito;
tu mi hai riscattato, Signore, Dio fedele.

Sono il rifiuto dei miei nemici
e persino dei miei vicini,
il terrore dei miei conoscenti;
chi mi vede per strada mi sfugge.
Sono come un morto, lontano dal cuore;
sono come un coccio da gettare.

Ma io confido in te, Signore;
dico: «Tu sei il mio Dio,
i miei giorni sono nelle tue mani».
Liberami dalla mano dei miei nemici
e dai miei persecutori.

Sul tuo servo fa’ splendere il tuo volto,
salvami per la tua misericordia.
Siate forti, rendete saldo il vostro cuore,
voi tutti che sperate nel Signore.
SECONDA LETTURA (Eb 4,14-16; 5,7-9)
Cristo imparò l’obbedienza e divenne causa di salvezza per tutti coloro che gli obbediscono.
Dalla lettera agli Ebrei

Fratelli, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato.

Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno.

[Cristo, infatti,] nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.

Parola di Dio
Canto al Vangelo (Fil 2,8-9)
Gloria e lode a te, Cristo Signore!

Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome.

Gloria e lode a te, Cristo Signore!
VANGELO (Gv 18,1- 19,42)
Passione del Signore.
+ Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni

- Catturarono Gesù e lo legarono
In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano», perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?».

- Lo condussero prima da Anna
Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo».

Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro: «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non lo sono». Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.

Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote.

- Non sei anche tu uno dei suoi discepoli? Non lo sono!
Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.

- Il mio regno non è di questo mondo
Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?». Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.

Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?».

E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.

- Salve, re dei Giudei!
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi.

Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!».

Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».

All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».

- Via! Via! Crocifiggilo!
Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare». Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Parascève della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

- Lo crocifissero e con lui altri due
Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».

- Si sono divisi tra loro le mie vesti
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così.

- Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

(Qui si genuflette e di fa una breve pausa)

- E subito ne uscì sangue e acqua
Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».

- Presero il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli insieme ad aromi
Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.

Parola del Signore
PREGHIERA UNIVERSALE


I. Per la santa Chiesa

Preghiamo, fratelli carissimi, per la santa Chiesa di Dio:
il Signore le conceda unità e pace,
la protegga su tutta la terra,
e doni a noi, in una vita serena e tranquilla,
di render gloria a Dio Padre onnipotente.

Dio onnipotente ed eterno,
che hai rivelato in Cristo la tua gloria a tutte le genti,
custodisci l’opera della tua misericordia,
perché la tua Chiesa, diffusa su tutta la terra,
perseveri con saldezza di fede
nella confessione del tuo nome.
Per Cristo nostro Signore.


II. Per il Papa

Preghiamo il Signore per il nostro santo padre il papa N.:
il Signore Dio nostro,
che lo ha scelto nell’ordine episcopale,
gli conceda vita e salute
e lo conservi alla sua santa Chiesa,
come guida e pastore del popolo santo di Dio.

Dio onnipotente ed eterno,
sapienza che regge l’universo,
ascolta la tua famiglia in preghiera,
e custodisci con la tua bontà
il Papa che tu hai scelto per noi,
perché il popolo cristiano,
da te affidato alla sua guida pastorale,
progredisca sempre nella fede.
Per Cristo nostro Signore.


III. Per tutti gli ordini sacri e per tutti i fedeli

Preghiamo per il nostro vescovo N.,
per tutti i vescovi,
i presbiteri e i diaconi,
per tutti coloro che svolgono un ministero nella Chiesa
e per tutto il popolo di Dio.

Dio onnipotente ed eterno
che con il tuo Spirito guidi e santifichi
tutto il corpo della Chiesa,
accogli le preghiere che ti rivolgiamo,
perché secondo il dono della tua grazia
tutti i membri della comunità
nel loro ordine e grado
ti possano fedelmente servire.
Per Cristo nostro Signore.


IV. Per i catecumeni

Preghiamo per i [nostri] catecumeni:
il Signore Dio nostro
illumini i loro cuori
e apra loro la porta della sua misericordia,
perché mediante l’acqua del battesimo
ricevano il perdono di tutti i peccati
e siano incorporati in Cristo Gesù,
nostro Signore.

Dio onnipotente ed eterno,
che rendi la tua Chiesa sempre feconda di nuovi figli,
aumenta nei [nostri] catecumeni
l’intelligenza della fede,
perché, nati a vita nuova nel fonte battesimale,
siano accolti fra i tuoi figli di adozione.
Per Cristo nostro Signore.


V. Per l’unità dei cristiani

Preghiamo per tutti i fratelli che credono in Cristo:
il Signore Dio nostro conceda loro
di vivere la verità che professano
e li raduni e li custodisca
nell’unica sua Chiesa.

Dio onnipotente ed eterno,
che riunisci i dispersi
e li custodisci nell’unità,
guarda benigno al gregge del tuo Figlio,
perché coloro che sono stati consacrati
da un solo Battesimo
formino una sola famiglia
nel vincolo dell’amore e della vera fede.
Per Cristo nostro Signore.


VI. Per gli Ebrei

Preghiamo per gli Ebrei:
il Signore Dio nostro,
che li scelse primi fra tutti gli uomini
ad accogliere la sua parola,
li aiuti a progredire sempre
nell’amore del suo nome
e nella fedeltà alla sua alleanza.

Dio onnipotente ed eterno,
che hai fatto le tue promesse
ad Abramo e alla sua discendenza,
ascolta la preghiera della tua Chiesa,
perché il popolo primogenito della tua alleanza
possa giungere alla pienezza della redenzione.
Per Cristo nostro Signore.


VII. Per i non cristiani

Preghiamo per coloro che non credono in Cristo,
perché, illuminati dallo Spirito Santo,
possano entrare anch’essi
nella via della salvezza.

Dio onnipotente ed eterno,
fa’ che gli uomini che non conoscono il Cristo
possano conoscere la verità
camminando alla tua presenza in sincerità di cuore,
e a noi tuoi fedeli concedi di entrare profondamente
nel tuo mistero di salvezza
e di viverlo con una carità sempre più grande tra noi,
per dare al mondo
una testimonianza credibile del tuo amore.
Per Cristo nostro Signore.


VIII. Per coloro che non credono in Dio

Preghiamo per coloro che non credono in Dio,
perché, vivendo con bontà
e rettitudine di cuore,
giungano alla conoscenza del Dio vero.

Dio onnipotente ed eterno,
tu hai messo nel cuore degli uomini
una così profonda nostalgia di te,
che solo quando ti trovano hanno pace:
fa’ che, al di là di ogni ostacolo,
tutti riconoscano i segni della tua bontà
e, stimolati dalla testimonianza della nostra vita,
abbiano la gioia di credere in te,
unico vero Dio e padre di tutti gli uomini.
Per Cristo nostro Signore.


IX. Per i governanti

Preghiamo per coloro che sono chiamati
a governare la comunità civile,
perché il Signore Dio nostro
illumini la loro mente e il loro cuore
a cercare il bene comune
nella vera libertà e nella vera pace.

Dio onnipotente ed eterno,
nelle tue mani sono le speranze degli uomini
e i diritti di ogni popolo:
assisti con la tua sapienza coloro che ci governano,
perché, con il tuo aiuto,
promuovano su tutta la terra
una pace duratura,
il progresso sociale e la libertà religiosa.
Per Cristo nostro Signore.


X. Per i tribolati

Preghiamo, fratelli carissimi,
Dio Padre onnipotente,
perché liberi il mondo da ogni disordine:
allontani le malattie, scacci la fame,
renda libertà ai prigionieri, giustizia agli oppressi,
conceda sicurezza a chi viaggia,
il ritorno ai lontani da casa,
la salute agli ammalati, ai morenti la salvezza eterna.

Dio onnipotente ed eterno,
conforto degli afflitti,
sostegno dei tribolati,
ascolta il grido dell’umanità sofferente,
perché tutti si rallegrino
di avere ricevuto nelle loro necessità
il soccorso della tua misericordia.
Per Cristo nostro Signore.
Adorazione della Santa Croce

Il sacerdote, o il diacono, con i ministranti - oppure un altro ministro idoneo - si reca alla porta della chiesa (oppure il sacerdote attende all’altare che gli venga portata la Croce).
Quivi riceve la Croce non velata: i ministranti portano i candelieri accesi. Si forma la processione che, attraverso la chiesa, giunge nel presbiterio.
Chi porta la Croce fa una sosta presso la porta, in mezzo alla chiesa e davanti all’ingresso del presbiterio. Ogni volta innalza la Croce, invitando i presenti all’adorazione con le parole: Ecco il legno della Croce e tutti rispondono: Venite, adoriamo. Dopo ogni risposta, tutti s’inginocchiano e fanno una breve adorazione in silenzio. Chi porta la Croce rimane in piedi, tenendola alquanto elevata.
Infine si depone la Croce con i candelieri all’ingresso del presbiterio.


Ecco il legno della Croce,
al quale fu appeso il Cristo,
Salvatore del mondo.

R. Venite, adoriamo.

Il sacerdote, il clero e i fedeli si recano processionalmente all’adorazione della Croce, facendo davanti ad essa genuflessione semplice o un altro segno di venerazione (ad esempio baciando la Croce), secondo l’uso del luogo.
Mentre si svolge l’adorazione, si cantano l’antifona Adoriamo la tua Croce , i Lamenti del Signore e l’Inno o si eseguono altri canti adatti; restano seduti coloro che hanno compiuto l’adorazione.



ANTIFONA

Adoriamo la tua Croce, Signore,
lodiamo e glorifichiamo la tua santa risurrezione.
Dal legno della Croce è venuta la gioia in tutto il mondo.
Dio abbia pietà di noi e ci benedica; (Sal 67,2 su di noi faccia splendere il suo volto e abbia misericordia.)
Adoriamo la tua Croce, Signore...


LAMENTI DEL SIGNORE I

Popolo mio che male ti ho fatto?
In che ti ho provocato? Dammi risposta.
“Io ti ho guidato fuori dall’Egitto,
e tu hai preparato la Croce al tuo Salvatore.

Popolo mio ...

Perché ti ho guidato quarant’anni nel deserto,
ti ho sfamato con manna,
ti ho introdotto in paese fecondo,
tu hai preparato la Croce al tuo Salvatore.

Popolo mio ...

Che altro avrei dovuto fare e non ti ho fatto?
Io ti ho piantato, mia scelta e florida vigna,
ma tu mi sei divenuta aspra e amara:
poiché mi hai spento la sete con aceto,
e hai piantato una lancia nel petto del tuo Salvatore.

Popolo mio ...

LAMENTI DEL SIGNORE II

Io per te ho flagellato l’Egitto e i primogeniti suoi,
e tu mi hai consegnato per essere flagellato.
Popolo mio, che male ti ho fatto?
In che ti ho provocato? Dammi risposta.

Io ti ho guidato fuori dall’Egitto
e ho sommerso il faraone nel Mar Rosso,
e tu mi hai consegnato ai capi dei sacerdoti.
Io ho aperto davanti a te il mare,
e tu mi hai aperto con la lancia il costato.

Io ti ho fatto strada con la nube,
e tu mi hai condotto al pretorio di Pilato.
Io ti ho nutrito con manna nel deserto,
e tu mi hai colpito con schiaffi e flagelli.

Io ti ho dissetato dalla rupe con acqua di salvezza
e tu mi hai dissetato con fiele e aceto.
Io per te ho colpito i re dei Cananei,
e tu hai colpito il mio capo con la canna.

Io ti ho posto in mano uno scettro regale,
e tu hai posto sul mio capo una corona di spine.
Io ti ho esaltato con grande potenza,
e tu mi hai sospeso al patibolo della croce.
Preghiera sulle offerte
Oggi non ci sono offerte da presentare al Padre e si fa la comunione con il pane eucaristico consacrato il giorno precedente.
L'Assemblea con il celebrante recita il PADRE NOSTRO.


Preghiera dopo la comunione
Dio onnipotente ed eterno,
che hai rinnovato il mondo
con la gloriosa morte e risurrezione del tuo Cristo,
conserva in noi
l’opera della tua misericordia,
perché la partecipazione a questo grande mistero
ci consacri per sempre al tuo servizio.
Per Cristo nostro Signore.


ORAZIONE SUL POPOLO

Scenda, o Padre, la tua benedizione
su questo popolo,
che ha commemorato la morte del tuo Figlio
nella speranza di risorgere con lui;
venga il perdono e la consolazione,
si accresca la fede,
si rafforzi la certezza nella redenzione eterna.

E l’assemblea si scioglie in silenzio.

GIOVEDI SANTO (MESSA IN CENA DOMINI)

   PRIMA LETTURA (Es 12,1-8.11-14)
Prescrizioni per la cena pasquale.
Dal libro dell’Èsodo

In quei giorni, il Signore disse a Mosè e ad Aronne in terra d’Egitto:

«Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno. Parlate a tutta la comunità d’Israele e dite: “Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per un agnello, si unirà al vicino, il più prossimo alla sua casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l’agnello secondo quanto ciascuno può mangiarne.

Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre e lo conserverete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po’ del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case nelle quali lo mangeranno. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con azzimi e con erbe amare. Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore!

In quella notte io passerò per la terra d’Egitto e colpirò ogni primogenito nella terra d’Egitto, uomo o animale; così farò giustizia di tutti gli dèi dell’Egitto. Io sono il Signore! Il sangue sulle case dove vi troverete servirà da segno in vostro favore: io vedrò il sangue e passerò oltre; non vi sarà tra voi flagello di sterminio quando io colpirò la terra d’Egitto. Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne”».
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 115)
Rit: Il tuo calice, Signore, è dono di salvezza.
Che cosa renderò al Signore,
per tutti i benefici che mi ha fatto?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore.

Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.
Io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene.

A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo.
SECONDA LETTURA (1Cor 11,23-26)
Ogni volta che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».

Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».

Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.
Parola di Dio
Canto al Vangelo (Gv 13,34)
Gloria e lode e onore a te, Cristo Signore!

Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore:
come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.

Gloria e lode e onore a te, Cristo Signore!

VANGELO (Gv 13,1-15)
Li amò sino alla fine.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.

Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.

Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».

Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

Parola del Signore

mercoledì 20 aprile 2011

Quasi una meditazione sulla Settimana Santa


Sul Sito della Parrocchia di San Marco trovo un testo che oggi mi ha introdotto nel Triduo Pasquale; domani comincerà con la messa che celebrerà in udine gli anniversari di consacrazione dei sacerdoti. Mons. Gastone Candusso non ci sarà. Egli rimane nel cuore Udine e Gemona! Il testo viene dal bollettino parrocchiale di Gemona "Voce Amica", Giugno 2009 rivela la testata! ! L'ho rubato all'affetto dei parrocchiani , per offrirlo a chi passa per caso in questo blog . ma non sa cosa vuol dire sofferenza, parroco, comunità, amici. 
Clicca.


Dal Corriere della sera 1993

sacerdote lancia la pastorale del muretto

don Gastone Candusso prendendo spunto dal telefilm ha inventato la pastorale del muretto per i giovani

Le dieci circoscrizioni chiedono da tempo la presenza dei vigili di quartiere. I commercianti sono piu' drastici: vorrebbero le pattuglie di vigilantes pronte a intervenire con durezza nelle zone piu' calde. Tante ricette, ma la Chiesa friulana scuote la testa. La sua risposta contro disagio giovanile, violenza e teppismo si chiama semplicemente "pastorale del muretto". A inventarla e' stato un sacerdote udinese, don Gastone Candusso. Da tempo ha ripudiato i sacri testi della psicologia. Meglio il buon senso, sostiene, e il pragmatismo. Nessun miracolo, dunque. Solo buona volonta' per capire quello che avviene nelle piazze, nelle strade. E, appunto, sui muretti, vere palestre di vita per molti giovani. Don Gastone certe cose le ha imparate piu' dalla tv che dai sacri testi. Non e' un caso infatti che la sua pastorale prenda lo spunto dal titolo del serial "I ragazzi del muretto". Insomma, come sostiene lui stesso, "mascalzoni non si nasce e il nostro obiettivo e' che nemmeno lo si diventa purche' si lascino le porte aperte a tutti, con buona pace dei benpensanti che vorrebbero operare altre scelte preventive".
Pecile Domenico
Pagina 17
(20 maggio 1993) - Corriere della Sera

Don Gastone Candusso: dopo il funerale

Don Gastone, «sereno e positivo, fino alla fine»   versione testuale
Tanta commozione tra la folla di fedeli al funerale del sacerdote
UDINE (19 aprile, ore 19) - Tanta commozione tra la folla di fedeli che non è voluta mancare all’ultimo saluto a mons. Gastone Candusso, spentosi sabato all’età di 65 anni.
Si sono celebrati questo pomeriggio i suoi funerali, presieduti dall’arcivescovo di Udine nel duomo di Gemona. «Nell’ultima visita che gli ho fatto in ospedale tre giorni prima della sua morte – ha raccontato mons. Andrea Bruno Mazzocato –  sono stato profondamente colpito dalla disarmante serenità con cui don Gastone attendeva la morte. Una serenità che gli veniva dal suo carattere positivo e una grande grazia dello Spirito Santo».
 
Durante il funerale è stato letto qualche brano del testamento spirituale che mons. Candusso aveva scritto appena il 23 febbraio scorso e che aveva rivolto a tutti coloro che lo hanno conosciuto: ai fedeli di San Marco, a Udine, dov’è stato parroco per 30 anni, a quelli di Gemona dove prestava servizio da 10 anni, e poi alla gente di San Daniele e Forni Avoltri.

lunedì 18 aprile 2011

Pakistan: Comunità terrorizzata

ASIA/PAKISTAN - Una chiesa attaccata, cristiani arrestati in Punjab; liberato Arif Masih, falsamente accusato di blasfemia, grazie a testimoni musulmani
Lahore (Agenzia Fides) – La chiesa della “United Pentecostal Church”, a Gujranwala (in Ounjab) è stata assaltata ieri, 17 aprile, da una folla di musulmani radicali che hanno impedito la celebrazione della Domenica delle Palme. L’assemblea di centinaia di cristiani riuniti è stata dispersa e ai fedeli è stata data la caccia: molti sono stati percossi e malmenati. In seguito agli incidenti, 12 cristiani sono stati arrestati dalla polizia. E’ quanto l’Agenzia Fides apprende da cristiani locali, testimoni oculari, che parlano di “comunità terrorizzata”. Nel mirino degli estremisti c’era specialmente il Pastore della chiesa, Eric Issac, che aveva chiesto la liberazione di Mushtaq Gill e di suo figlio, Farrukh Mushtaq Gill, arrestati il 16 aprile per false accuse di blasfemia. Visto che il Pastore è riuscito a fuggire, i militanti hanno preso un anziano della comunità, Anwar Khokar, e suo figlio e li hanno malmenati e sequestrati per ore, affermando che li avrebbero lasciati andare solo “in cambio del Pastore”. Sono questi gli strascichi degli attacchi avvenuti sabato 16 aprile, quando il villaggio cristiano di Khokarki, nei pressi di Gujranwala (Punjab) era stato attaccato dopo il litigio fra un cristiano, Mushtag Gill. e alcuni musulmani del luogo, che avevano accusato l’uomo e suo figlio Farrukh di blasfemia. I due restano in carcere.
“In questi ultimi incidenti è evidente che la polizia è complice dei militanti, in quanto arresta i cristiani, vittime degli attacchi”, ha detto a Fides Haroon Barkat Masih, Direttore della “Masihi Foundation”, che si occupa di difendere i cristiani perseguitati, fra i quali Asia Bibi.
La Fondazione ha inoltre riferito a Fides che Arif Masih, il cristiano arrestato a Faisalabad sulla base di false accuse di blasfemia (vedi Fides 9/4/2011), è stato rilasciato e le accuse contro di lui sono state cancellate. La Fondazione ha infatti presentato alla polizia 50 persone, tutti fedeli musulmani, che hanno testimoniato in favore di Arif, negando ogni addebito verso di lui. I testimoni sono stati comunque minacciati con le armi da una folla di radicali che voleva impedire loro di rilasciare dichiarazioni in favore di Arif. Arif ora si trova, con la sua famiglia, in un luogo segreto, protetto dalla Fondazione Masishi, perché è in serio pericolo di vita. (PA) (Agenzia Fides 18/4/2011)
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ASIA/PAKISTAN - I cristiani “saldi nella fede e nella preghiera”, dopo gli ultimi attacchi subiti in Punjab
Multan (Agenzia Fides) – “I cristiani in Pakistan non si scoraggiano di fronte alla sofferenza: siamo saldi nella fede, nella speranza e nella carità e continueremo a promuovere instancabilmente il dialogo interreligioso con i musulmani moderati, la pace e l’armonia nella società”: lo dichiara all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Andrew Francis, Vescovo di Multan (Punjab) e Presidente della Commissione per il Dialogo Interreligioso della Conferenza Episcopale, all’indomani dei recenti attacchi anticristiani. Il 16 e 17 aprile infatti, nei pressi di Gujarnavala (in Punjab), decine di famiglie cristiane e un chiesa sono state attaccate da militanti musulmani. L’episodio che ha generato l’aggressione è la falsa accusa di blasfemia nei confronti di due cristiani, Mushtaq Gill e suo figlio Farrukh Mushtaq Gill.
“La nostra preghiera per le vittime della legge sulla blasfemia non si ferma, e così le nostre iniziative per coinvolgere i leader musulmani, ma anche le autorità civili e tutti i credenti che, in quanto uomini di buona volontà, vogliono costruire con noi una nazione pacifica e fraterna” aggiunge il Vescovo.
Fra gli esempi citati da Mons. Francis, la comunità cristiana di Multan si è riunita con persone di ogni credo, lingua, classe sociale, per un grande incontro interreligioso, lo scorso 16 aprile, proprio mentre a Gujranwala si registravano le violenze anticristiane: l’assemblea, promossa dalla Chiesa locale, intendeva festeggiare il compleanno di Papa Benedetto XVI. Erano presenti oltre 5.000 fra bambini e giovani, mobilitati dalle Pontificie Opere Missionarie, e tutta l’assemblea multireligiosa ha gustato una “torta di compleanno” preparata in onore del Papa. Il fine dell’evento era “presentare il vero volto del Pontefice, uomo di pace e di dialogo, che ama tutti coloro che soffrono in Pakistan”, ha spiegato a Fides il Vescovo, ricordando gli attacchi rivolti al Papa nei mesi scorsi da parte di gruppi radicali islamici, per le sue parole di vicinanza alle minoranze religiose in Pakistan (vedi Fides 2/2/2011). Durante il meeting è stata promossa un raccolta di fondi, a cui tutti hanno preso parte, che saranno devoluti al Santo Padre per “sostenere i suoi viaggi missionari”: “Preghiamo e speriamo che possa presto venire in Asia” rimarca Mons. Francis. Anche domani, 19 aprile, per l’anniversario dell’inizio del Pontificato, nella diocesi di Multan, durante le Sante Messe si pregherà per il Santo Padre e per il suo ministero (PA) (Agenzia Fides 18/4/2011)
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domenica 17 aprile 2011

Caffè Sagrato

Che si dice stasera al bar?
Parliamone!
Due processioni, una da commentare...
Parliamone tra un caffè e l'altro....
Era la processione dell'ulivo e delle palme...sembrava pomeriggio, abbiamo cantato "Stava Maria dolente" e "Ti saluto o Croce Santa"...
Nooooooooo
Stai sempre a criticareeeeeeeeee!
Dopo qualcuno ha attaccato "Osanna al Figlio di Davide" che era quello giusto!
Già, difatti il prossimo anno canteremo anche Lauda Jerusaleeeeeeeeeeeeeeeeeem e vedrai che l'ingresso in Gerusalemme sarà più allegro di questo!
Ma arriva sto caffèèèèèèèèèèèèèèèè?

Foglio Parrocchiale domenica 17 Aprile 2011


sabato 16 aprile 2011

Settimana Santa Da Vivere

Domenica 17 aprile il via alla Settimana Santa   versione testuale
Giovedì Santo la Messa crismale con i giubilei sacerdotali

UDINE (15 aprile, ore 11.45) - La Settimana Santa, che inizia il 17 aprile, rappresenta per la Chiesa il culmine dell’anno liturgico. Ad inaugurarla, la domenica che è al tempo stesso «delle Palme» e «della Passione del Signore» (l’Arcivescovo la celebrerà in Cattedrale alle ore 10.30), frutto di due tradizioni liturgiche diverse. «La prima proviene dalla Chiesa madre di Gerusalemme – spiega don Loris Della Pietra, direttore dell’Ufficio liturgico diocesano – che usava imitare gli avvenimenti della Passione di Gesù, tra i quali l’ingresso del Redentore nella Città Santa: momento di gioia e di gloria in cui viene riconosciuto come Re che entra nella sua città. La seconda ha origine nella Chiesa Romana, che commemorava nella domenica prima di Pasqua tutto il mistero della Passione. Ed ecco che al cuore di questa liturgia troviamo la lettura del "Passio". In entrambi i momenti il credente è invitato a ricordare l’unico evento che ci ha donato la salvezza: la persona di Gesù morto e risorto, passato attraverso la Passione ma che per noi rimane vincitore, il Signore della gloria, che il Redentore ha ottenuto per sé ma ha promesso anche a noi».

I giorni della Settimana Santa sono vissuti dalla Chiesa in un intenso clima di preghiera, che però i fedeli laici devono calare nei quotidiani impegni di lavoro e di famiglia. Quali consigli si possono dare per viverli meglio? «Di solito nei primi giorni della Settimana Santa la maggior parte delle parrocchie propone la celebrazione del sacramento della Riconciliazione, soprattutto nella forma comunitaria – evidenzia don Della Pietra –. Già questa è un’importante occasione, per incontrare il perdono di Dio ma anche per fare una verifica della propria vita. Un’altra prassi molto ricca dal punto di vista spirituale è quella delle "Quarant’ore" (l’Arcivescovo le aprirà domenica 17 aprile alle ore 16 in Cattedrale). È una preghiera prolungata davanti all’Eucaristia che ci aiuta a rivedere il nostro rapporto di fiducia con il Signore. Inoltre, queste giornate potrebbero essere vissute come allenamento a dimensioni un po’ dimenticate, come il silenzio e la preghiera intensa personale e comunitaria (ad esempio la Liturgia delle Ore) per santificare la giornata. Il Venerdì Santo c’è anche l’invito al digiuno, che può essere preparato già nei giorni precedenti. È un prendere le distanze da alcune realtà materiali come il cibo per riconoscere che ce ne sono altre più importanti: ascoltare la Parola di Dio e metterla in pratica».

Giovedì Santo
propone l’importante appuntamento della Messa Crismale (alle ore 9.30 in Cattedrale). Non è una liturgia riservata al clero, anche se all’interno di essa si ricordano i giubilei sacerdotali dell’anno (nella tabella sopra quelli del 2011). «Non è la festa dei sacerdoti, semmai la festa di tutte le ministerialità che si esprimono nella comunità ecclesiale: quella del Vescovo che la presiede, dei presbiteri e dei diaconi, ma anche di tutti i fedeli che svolgono un servizio nella Chiesa. La sottolineatura del sacerdozio ministeriale, espressa attraverso la rinnovazione delle promesse sacerdotali, può essere adeguatamente compresa anche all’interno del sacerdozio universale che riguarda tutti i battezzati, come tutti i testi liturgici e le letture bibliche di questa Messa lasciano intendere. Inoltre la benedizione degli olii (dei catecumeni, degli infermi, del Crisma) che si collegano all’iniziazione cristiana, manifesta la ricchezza sacramentale della Chiesa come segno santo della presenza di Cristo».

Nella liturgia serale «in Cena Domini», che inaugura il Triduo, si fa memoria dell’istituzione dell’Eucaristia nell’Ultima Cena, del dono del sacerdozio dei presbiteri e del comandamento dell’amore. «In questa celebrazione è possibile rivivere la lavanda dei piedi come imitazione del gesto di Gesù – aggiunge don Della Pietra –, profetico e scandaloso, segno di quelli che dovrebbero essere i comportamenti all’interno di una comunità cristiana. Si conclude con la reposizione dell’Eucaristia e con l’inizio del grande silenzio: dal gloria non si suoneranno più le campane. La Chiesa vive così un’esperienza di silenzio e di meditazione in attesa della risurrezione».

Molti pensano erroneamente che la «Via Crucis» sia la celebrazione più importante del Venerdì Santo. Invece è la celebrazione della Passione nel pomeriggio, «al cui centro c’è liturgia della Parola con la proclamazione della Passione e l’adorazione della croce, conclusa dalla preghiera universale per per ogni uomo – evidenzia don Della Pietra –. La "Via Crucis" è una tradizione medievale che prolunga per via imitativa la riflessione sulla Passione inaugurata dalla celebrazione pomeridiana, la quale inizia e finisce sempre nel silenzio», che continuerà fino al suono delle campane nella veglia della notte di Pasqua.

Dal Portale della Diocesi: Si è spento mons. Gastone Candusso

E' noto allo scriba questo nome fin da quando, negli anni 70, i magnifici preti della classe di don Gastone sono stati consacrati: sacerdoti impegnati come capellani in tutto ciò che era la parrocchia verso i giovani...pare che a San Marco i giovani e don Gastone siano stati un cuor solo ed un'anima sola e così in altre parti. Loro , penso fossero combattuti tra essere preti tra la gente ed essere animatori, imprenditori delle loro parrocchie...Comunque hanno formato laici che portano nel cuore la loro fede e attualmente non è poco. Ecco l'articolo del Portale:
Dopo 30 anni nella parrocchia di San Marco, dal 2001 era a Gemona

UDINE (16 aprile, ore 16) - Lutto nella chiesa friulana. Si è spento oggi nell'ospedale di Gemona, dopo una lunga malattia,  mons. Gastone Candusso, all’età di 65 anni.  Originario di San Daniele, dopo essere entrato in seminario durante le elementari, mons. Candusso era stato ordinato sacerdote nel 1971 e dal 2001 era parroco di Gemona. Per trent'anni, prima, mons. Gastone aveva prestato servizio della parrocchia di San Marco, a Udine, di cui era diventato parroco nel 1991.Trasferitorsi nella pedemontana, divenne amministratore parrocchiale anche di Artegna (dal 2002 al 2004), Montenars (dal 2002 al 2007) e Trasaghis (dal 2004 al 2006). "Era una persona solare, attiva, accoglinte - ricorda il vicario parrocchiale, don Federico Grosso - da buon friulano era molto operativo, ma sapeva anche essere vicino alla gente. E' riuscito a entrare subito nel cuore dei gemonesi: in questi giorni abbiamo percepito l'affetto sincero delle persone nei suoi confronti, anche con le veglie di preghiera. I gemonesi sanno esprimere l'affetto con grande sobrietà e mons. Gastone ha sempre apprezzato questa qualità".

Domenica 17 aprile 2011

 DOMENICA DELLE PALME (ANNO A)



Antifona d'ingresso
Commemorazione dell'ingresso di Gesù in Gerusalemme
ANTIFONA

Osanna al Figlio di Davide.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore:
è il Re d'Israele.
Osanna nell'alto dei cieli. (Mt 21,9)

Il sacerdote saluta il popolo con queste parole:

La grazia del Signore nostro Gesù Cristo,
l'amore di Dio Padre
e la comunione dello Spirito Santo
sia con tutti voi.

R. E con il tuo spirito.

Quindi rivolge al popolo una breve esortazione, per illustrare il significato del rito e per invitarlo a una partecipazione attiva e consapevole:

Fratelli carissimi,
questa assemblea liturgica è preludio alla Pasqua del Signore, alla quale ci stiamo preparando con la penitenza e con le opere di carità fin dall'inizio della Quaresima.
Gesù entra in Gerusalemme per dare compimento al mistero della sua morte e risurrezione.
Accompagniamo con fede e devozione il nostro Salvatore nel suo ingresso nella città santa, e chiediamo la grazia di seguirlo fino alla croce, per essere partecipi della sua risurrezione.

Dopo questa esortazione, il sacerdote dice a mani giunte una delle orazioni seguenti:

Preghiamo.
Dio onnipotente ed eterno,
benedici + questi rami ,
e concedi a noi tuoi fedeli,
che accompagniamo esultanti il Cristo,
nostro Re e Signore,
di giungere con lui alla Gerusalemme del cielo.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Oppure:
Preghiamo.
Accresci, o Dio, la fede di chi spera in te,
e concedi a noi tuoi fedeli,
che rechiamo questi rami
in onore di Cristo trionfante,
di rimanere uniti a lui,
per portare frutti di opere buone.
Per Cristo nostro Signore.

E senza nulla dire, asperge i rami con l'acqua benedetta.

Segue la proclamazione del Vangelo dell'ingresso del Signore.

VANGELO (Mt 21,1-11)
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito”». Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Dite alla figlia di Sion: “Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma”».
I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!».
Mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea».
Parola del Signore.

Per dare l'avvio alla processione, il celebrante, o un altro ministro, può fare un'esortazione con queste parole:

Imitiamo, fratelli carissimi, le folle di Gerusalemme, che acclamavano Gesù, Re e Signore, e avviamoci in pace.

Ha quindi inizio la processione verso la chiesa, nella quale si celebra la Messa. Durante la processione, il coro e il popolo eseguono i canti adatti alla celebrazione.
Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
che hai dato come modello agli uomini
il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore,
fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce,
fa’ che abbiamo sempre presente
il grande insegnamento della sua passione,
per partecipare alla gloria della risurrezione.
Egli è Dio e vive e regna con te...



PRIMA LETTURA (Is 50,4-7)
Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi, sapendo di non restare confuso.
Dal libro del profeta Isaìa

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare
una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.
Parola di Dio
SALMO RESPONSORIALE (Sal 21)
Rit: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!». Rit.

Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.
Posso contare tutte le mie ossa. Rit.

Si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, vieni presto in mio aiuto. Rit.

Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.
Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d’Israele. Rit.
SECONDA LETTURA (Fil 2,6-11)
Cristo umiliò se stesso, per questo Dio lo esaltò.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési

Cristo Gesù,
pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.
Parola di Dio
Canto al Vangelo (Fil 2,8-9)
Lode e onore a te, Signore Gesù!

Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome.

Lode e onore a te, Signore Gesù!
VANGELO (Mt 26,14- 27,66)
La passione del Signore.
+ Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo

- Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?
In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.

- Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.

- Uno di voi mi tradirà
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».

- Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue
Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo». Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

- Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge
Allora Gesù disse loro: «Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti: “Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge”. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea».

Pietro gli disse: «Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai». Gli disse Gesù: «In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti i discepoli.

- Cominciò a provare tristezza e angoscia
Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».

Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà». Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

- Misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono
Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». Subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si compi! rebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?». In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono.

- Vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza
Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire.

I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per metterlo a morte; ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: “Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”». Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio». «Tu l’hai detto – gli rispose Gesù –; anzi io vi dico: d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo».

Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!». Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono, dicendo: «Fa’ il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?».

- Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte
Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». Ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco che cosa dici». Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell’uomo!». Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce!». Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo!». E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.

- Consegnarono Gesù al governatore Pilato
Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato.
Allora Giuda – colui che lo tradì –, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «A noi che importa? Pensaci tu!». Egli allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: «Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue». Tenuto consiglio, comprarono con esse il “Campo del vasaio” per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu chiamato “Campo di sangue” fino al giorno d’oggi. Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: «E presero trenta monete d’argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d&rs! quo;Israele, e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore».

- Sei tu il re dei Giudei?
Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla.

Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.

Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua». Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!».

Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

- Salve, re dei Giudei!
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.

- Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni
Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei».

Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.

- Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!
Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.

- Elì, Elì, lemà sabactàni?
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».

Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra queste c’erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo.

- Giuseppe prese il corpo di Gesù e lo depose nel suo sepolcro nuovo
Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatèa, chiamato Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. Questi si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato allora ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all’entrata del sepolcro, se ne andò. Lì, sedute di fronte alla tomba, c’erano Maria di Màgdala e l’altra Maria.

- Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete
Il giorno seguente, quello dopo la Parascève, si riunirono presso Pilato i capi dei sacerdoti e i farisei, dicendo: «Signore, ci siamo ricordati che quell’impostore, mentre era vivo, disse: “Dopo tre giorni risorgerò”. Ordina dunque che la tomba venga vigilata fino al terzo giorno, perché non arrivino i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: “È risorto dai morti”. Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima!». Pilato disse loro: «Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete». Essi andarono e, per rendere sicura la tomba, sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie.
Parola del Signore.
PREGHIERA DEI FEDELI
C – Fratelli e sorelle, nella sua morte vivificante Gesù ci ha mostrato la profondità del suo amore. All’inizio della grande Settimana, che celebra il grandioso evento della nostra redenzione, preghiamo per le necessità della Chiesa e del mondo intero.
L - Preghiamo insieme dicendo:
Ascoltaci, Signore
  1. Per il Santo Padre, il Papa Benedetto XVI, il nostro vescovo Andrea Bruno e per tutti i Pastori del gregge di Cristo, affinché, guidando la Chiesa nella celebrazione del grande Mistero della salvezza, trovino la loro forza nelle sofferenze di Cristo e la loro consolazione nella luce della Sua Pasqua, preghiamo.
  2. Per coloro che governano le nazioni, affinché sostengano la dignità dell’uomo, portino speranza a tutte le genti e promuovano la pace e la riconciliazione tra tutti i popoli, preghiamo.
  3. Per gli innocenti e i perseguitati, e per quanti subiscono scandalo a causa delle ingiustizie, perché non venga meno in loro la certezza pasquale della vittoria del bene sul male, preghiamo.
  4. Per i giovani e per coloro che si adoperano per educarli e proteggerli, affinché possano crescere in generosità nel loro servizio a Dio e alla società, preghiamo.
  5. Per gli uomini che non credono, perché, come il centurione ai piedi della croce, vedano nella morte redentrice di Cristo il segno sconvolgente della divina gloria, preghiamo.
  6. Per coloro che sono affaticati nella mente e nel corpo e per tutti i nostri cari, vivi e defunti, affinché la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte sia il loro conforto, preghiamo.
  7. Per noi tutti, perché viviamo la Settimana Santa  non come spettatori ma come attori, seguendo il Signore come Maria, l’Addolorata, sulla strada della Croce e della Risurrezione  preghiamo.
C – Ascolta le nostre preghiere, Signore Dio. Accresci i doni della tua divina grazia in noi affinché, celebrando l’opera salvifica del tuo Figlio, attendiamo la sua Risurrezione con fede ardente. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.   T - Amen.

Il Direttore Marittimo in visita

15 aprile
Parole di vivo apprezzamento quelle espresse dal Direttore marittimo del Friuli Venezia Giulia, Contrammiraglio Antonio Basile, durante la sua visita all’Ufficio della Guardia Costiera di Porto Nogaro.

Accompagnato dal Capo del Compartimento marittimo di Monfalcone, Capitano di Fregata Sandro Nuccio, Basile ha colto l’occasione per discutere con Angelo Napolitano, Comandante del porto e Capo del Circondario marittimo, di rilevanti questioni concernenti l’operatività dello scalo friulano e per fare una panoramica generale sulle attività del Corpo della Guardia Costiera.

La visita del Direttore marittimo è poi proseguita presso gli uffici marittimi di Grado e Lignano Sabbiadoro per concludersi alla Capitaneria di Porto di Monfalcone.
Fonte

venerdì 15 aprile 2011

Un cocerto del Gen Verde

IL  "GEN VERDE"  A  CORDOVADO (PN)04 giugno 2011  ore 21:00

Sono arrivati i biglietti offerta...
Sono arrivati nei punti di distribuzione i biglietti offerta per l'appuntamento del 4 giugno a Cordovado.
Come elencato nel sito in questa pagina:
http://www.genverdeacordovado.it/biglietti_dove.html
ringraziamo:

Il Piccolo Principe La Bottega della Solidarietà a Casarsa,
Biblioteca Civica del Comune a San Vito al Tagliamento Libreria "Paoline" a Pordenone
Il Parrucchiere by Antonio a Cordovado
Biblioteca Civica "Gino Bozza" a Cordovado
Calzolaio Michela Bigai a Portogruaro
Agraria di Torreano di Driussi Carlo a Torreano di MartignaccoFloricoltura Gaggioli di Andrea e Livio Gaggioli a Gorizia

La scelta dei biglietti è quindi del tipo "ricevuta per offerta" ed il servizio online con la registrazione/prenotazione ha lo scopo di:
dare informazioni se richieste, oppure per chi è impossibilitato a raggiungere i punti di distribuzione,
bloccare i biglietti prenotandoli tramite modulo e così dare diritto all'entrata con l'offerta nella stessa serata dello spettacolo.
Ad ogni richiesta segue una precisa istruzione su come procedere.
Consigliamo quindi di reperire i biglietti negli appositi punti di distribuzione per non incorrere in inutili code all'entrata.
Per qualsiasi informazione è disponibile  posta@genverdeacordovado.it

Don Dino trent'anni fa

Nel venerdi prima della Settimana Santa, il venerdì che cade nell'Ottavario della B.V. Addolorata, San Giorgio di Nogaro ha celebrato il voto alla Madonna.
Lo scriba ha partecipato alla Messa della sera per ragioni di lavoro. diciamo che l'ottavario ti dà l'occasione di prepararti spiritualmente alla Pasqua, o meglio alla Settimana Santa. In altri paesi, dopo la domenica delle Palme, si celebrano le 40 ore con l'Eucaristia posta al centro della Comunità, ma chi meglio dell'addolorata va dritta a  Gesù sofferente sulla Croce?
Quest'anno ho seguito, come tutti, le omelie di Don Dino alla Messa serale(ogni sera un coro diverso di una diversa parrocchia della zona...la situazione musicale del sangiorgino pare ricca e variegata a questo punto!) e stasera abbiamo scoperto che il suo cammino di sacerdote è legato al venerdi dell'Addolorata 1981: era il 10 aprile e Mons. Pizzoni vescovo ausiliare di Udine Consacrava Diacono Don Dino.
A lui facciamo gli auguri per questo anniversario "sangiorgino" e promettiamo preghiere per lui all'Addolorata!

mercoledì 13 aprile 2011

AFRICA/LIBIA - Le Chiese cristiane di Tripoli chiedono “un immediato e incondizionato cessate il fuoco a tutte le parti coinvolte”

Tripoli (Agenzia Fides) - “Le violenze e il bagno di sangue devono finire immediatamente, perché la guerra non è la soluzione dei problemi” afferma la dichiarazione del Consiglio Ecumenico delle Chiese di Tripoli (Libia) consegnata oggi, 13 aprile, al locale Ufficio delle Nazioni Unite. La dichiarazione, in arabo ed in inglese, è stata inviata all’Agenzia Fides da Sua Ecc. Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, Vicario Apostolico di Tripoli. Nel preambolo si afferma: “come comunità di credenti siamo profondamente rattristati dai tragici eventi accaduti di recente che stanno lacerando il Paese con continue sofferenze, paure e angosce per il suo popolo, e desideriamo esprimere la nostra solidarietà con questa dichiarazione”.
Le Chiese cristiane chiedono “un immediato e incondizionato cessate il fuoco a tutte le parti coinvolte nella disputa e l’assistenza umanitaria per le vittime”. Si afferma inoltre che “il dialogo e la riconciliazione devono essere la strada maestra per trovare una soluzione amichevole e portare la pace”. “Per questo - continua il messaggio - appoggiamo con decisione ogni sforzo ed iniziativa degli anziani del Paese, che conoscono gli autentici sentimenti e aspirazioni del popolo libico, e di tutte le organizzazioni internazionali, volte a creare un’atmosfera di confidenza per trovare una soluzione pacifica”. “Continueremo a pregare in solidarietà con tutti i musulmani libici che lottano per la pace e la giustizia in questo momento difficile della storia del loro Paese” conclude il comunicato. (L.M.) (Agenzia Fides 13/4/2011)

I Dragons San Giorgio Tornano in campo

Si apre la stagione del batti e corri. Dopo il rodaggio della Coppa Italia, le squadre provinciali inizieranno la corsa che attraverserà tutta la primavera e si concluderà a estate inoltrata.

Clicca qui per saperne di più su ilfriuli.it

martedì 12 aprile 2011

Mons. Mazzocato a Torviscosa

"Caffaro, esempio di responsabilità sociale"   versione testuale
L'intervento dell'Arcivescovo, mons. Mazzocato, a Torviscosa
Nella foto: mons. Mazzocato insieme ai presidenti <br>di Confindustria, Calligaris e Luci.
Nella foto: mons. Mazzocato insieme ai presidenti
di Confindustria, Calligaris e Luci.
UDINE (venerdì 8 aprile, ore 12). "Pur nei limiti di ogni opera umana e del momento che stiamo vivendo, mi pare di aver colto un sincero senso di responsabilità sociale nella coscienza di quanti si sono dedicati a quest'impresa con la preoccupazione di salvare il più possibile i posti di lavoro, di operare con un più serio rispetto dell'ambiente, di mantenere in questa comunità l'attività prouttiva che qui ha radici storiche". Lo ha detto l'arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, intervenendo venerdì 8 aprile a Torviscosa all'incontro di presentazione del piano di rilancio della Caffaro da parte del gruppo Bertolini che ha acquistato lo stabilimento chimico di Torvscosa, impegnandosi a realizzare nel prossimo biennio un nuovo impianto di cloro-soda con un investimento di circa 30 milioni di euro, e a riassumere 132 dipendenti (su 231 complessivi), destinati poi ad aumentare con l'avvio di ulteriori investimenti.
 
Già mesi fa, in occasione della visita pastorale alla forania di Porpetto, mons. Mazzocato si era recato alla Caffaro. "Ricordo - ha detto questa mattina - l'importanza di quell'incontro nel quale erano presenti tutti i protagonisti del coraggioso progetto di rilancio di questo sito industriale e, in particolare, della Caffaro. Pur senza nascondersi le difficoltà, si respirava aria di speranza unita ad una forte determinazione a lavorare in sinergia e ad esperire ogni possibilità. Oggi ho accettato con gioia di partecipare a questa inaugurazione che segna il rilancio dell’attività produttiva della Caffaro grazie all’opera portata a termine con successo dagli stessi protagonisti che avevo allora conosciuto". A questo proposito l'Arcivescovo ha citato le parole che Benedetto XVI, nell'enciclica "Caritas in veritate dedica alla responsabiltià sociale dell'impresa: “Si sta dilatando la consapevolezza circa la necessità di una più ampia responsabilità sociale dell’impresa. Si va diffondendo il convincimento in base al quale la gestione dell’impresa non può tenere conto degli interessi dei soli proprietari della stessa, ma deve anche farsi carico di tutte le categorie di soggetti che contribuiscono alla vita dell’impresa: i lavoratori, i clienti, i fornitori, la comunità di riferimento”.
 
Di qui il plauso al "senso di responsabilità sociale" di chi ha gestito la vicenda Caffaro. "Per questo - ha concluso mons. Mazzocato - con il saluto desidero esprimere anche la stima della Chiesa di Udine per quest’impresa ben riuscita sia sul piano produttivo che sociale.
Ad essa aggiungo il mio incoraggiamento perché tutti proseguano sulla stra-da di una fattiva corresponsabilità che permetta di trovare una prospettiva la-vorativa anche a quanti rimangono ancora nell’incertezza. Dio continui a proteggere il nostro lavoro, illumini le menti e i cuori e benedica gli sforzi di coloro che si dedicano alla promozione del bene comune in que-sta terra".

Motonave Argo

A maggio rientro a San Giorgio Nogaro tre salme ‘Argo’
(ANSA) – SAN GIORGIO DI NOGARO (UDINE), 11 APR – Tre salme di marittimi sangiorgini deceduti il 26 novembre 1949 nell’ affondamento della motonave ‘Argo’ al largo delle coste croate faranno rientro in paese nel prossimo mese di maggio. E’ uno dei risultati raggiunti dal Comitato per il welfare della gente di mare di Porto Nogaro, presieduto da Angelo Napolitano, riunitosi nella sede portuale friulana. Tra le altre decisioni anche l’istituzione di un servizio navetta da e per porto ‘Margreth’ con l’utilizzo di mezzi e volontari della confraternita ‘La Misericordia’ e l’individuazione di una sistemazione logistica piu’ adeguata e confacente per il Centro assistenziale ‘Stella maris’. (ANSA). GRT

Informazionimarittime.it riferisce:

Spedizioni da e per l'India, nasce I-2-I


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Spedizioni da e per l'India, nasce I-2-I
L’India è uno dei mercati del futuro per le aziende italiane e per rispondere a questa sfida Mms e Rushabh, importante spedizioniere indiano, hanno dato vita a I-2-I Logistics (acronimo di Italy to India e India to Italy) con uffici a Genova e a Mumbay per tutti coloro che devono spedire merci da/per l’India. I-2-I Logistics è nata per soddisfare le esigenze del mercato siderurgico dei coils, ma è attrezzata per qualsiasi tipo di segmento merceologico. I contatti per I-2-I Logistics in Italia sono: Fulvio Carlini (fulvio@i2ilogistics.in) e Massimo Corte (massimo@i2ilogistics.in)
Chi è Multi Marine Services. Multi Marine Services è nata nel 1994 come agenzia marittima si è rapidamente evoluta fino a diventare oggi un operatore globale ed integrato del trasporto marittimo presente su tutti i mercati internazionali. L’azienda ha 4 sedi (Genova, Savona, Porto Nogaro e Livorno) e si avvale di 20 collaboratori. I principali segmenti merceologici di cui si occupa Mms sono: forestali, siderurgici, impiantistica e rotabili Nel corso degli ultimi anni Mms ha seguito una media di 180 navi l’anno tra General Cargo, rinfuse solide e liquide, ro/ro. 


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domenica 10 aprile 2011

Agenzia ASCA: Torviscosa, si torna a faticare!

08-04-2011
FVG: CAPPELLETTO, SU CAFFARO ESEMPIO DI COESIONE E RESPONSABILITA'

(ASCA) - Torviscosa, 8 apr - Una dimostrazione di coesione e responsabilita' di tutto il ''sistema Friuli Venezia Giulia'', pubblico e privato, che ha permesso di salvare e rilanciare il polo chimico di Torviscosa: un'operazione che rappresenta un esempio per l'Italia e permette di consolidare un settore cruciale per l'economia di tutto il Paese e le sue esportazioni. Questo il significato della cessione della Caffaro (ex Snia) agli imprenditori Francesco Bertolini e Donato Alfredo Todisco, come e' stato sottolineato nel corso della manifestazione pubblica organizzata oggi al Museo CID di Torviscosa dal commissario straordinario Marco Cappelletto, per condividere con la comunita' locale e regionale il successo della procedura commissariale.

Assieme al sottosegretario allo Sviluppo Economico Stefano Saglia, hanno partecipato all'incontro il presidente della Regione Renzo Tondo con la Giunta quasi al completo, che ha tenuto simbolicamente anche una breve riunione negli storici uffici dell'azienda, e moltissimi consiglieri e parlamentari regionali, a testimonianza della collaborazione fra tutte le istituzioni che si e' registrata attorno alla crisi della Caffaro e ai suoi lavoratori.

Tanti i partecipanti alla manifestazioni, tra i quali vanno ricordati il vescovo di Udine Andrea Bruno Mazzocato, il presidente di Confindustria regionale Alessandro Calligaris, il commissario del Comune di Torviscosa Armando Di Nardo, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali, e Diana Bracco, del Gruppo chimico Bracco, presente a Torviscosa con una propria unita' produttiva.

Il commissario Marco Cappelletto ha sottolineato i risultati della gestione commissariale, ottenuti grazie alla collaborazione di tutti e in particolare proprio della Regione: dopo 22 mesi il complesso industriale e' stato restituito al mercato, mantenendo sempre gli impianti in attivita', assicurando quindi il reddito ai lavoratori e alle loro famiglie, i rapporti con i fornitori e con i clienti.

Gli imprenditori hanno garantito lavoro da subito per 136 addetti e investimenti per oltre 30 milioni, con l'obiettivo di realizzare fra l'altro, con il sostegno decisivo della finanziaria regionale Friulia e del sistema bancario, un nuovo impianto per la produzione di soda cloro. Restano aperti ancora alcuni problemi, come il risanamento ambientale dell'area (con la relativa quantificazione dei costi) e il futuro di una parte dei lavoratori, che non potranno essere assorbiti nella nuova Caffaro.

Oggi dunque a Torviscosa e' stata celebrata una tappa importante nel percorso di rilancio del polo chimico ma non ancora la conclusione del percorso, che richiedera' - come e' stato da piu' parti rilevato - un ulteriore notevole sforzo di coesione tra il ''sistema Friuli Venezia Giulia'' e i ministeri coinvolti. Torviscosa e' l'esempio di una politica regionale virtuosa, che vuol dire meno spesa corrente e piu' risorse per gli investimenti, una politica il cui compito e' di litigare un po' di meno e di sostenere piu' le imprese e il lavoro, nella prospettiva dello sviluppo e della piena occupazione.

Foglio Parrocchiale domenica 10 Aprile 2011


sabato 9 aprile 2011

DAL PORTALE DELLA DIOCESI PROBLEMA CASSA INTEGRAZIONE

Cassa integrazione, straordinaria impennata a marzo   versione testuale
Pupulin (Pd): «Occorre aprire con urgenza un tavolo di discussione»

UDINE (8 aprile, ore 16.40) - L'economia del Friuli-Venezia Giulia rimane ancora dentro una stagione molto critica. Si tornano ad affacciare, dopo un breve periodo di rallentamento, situazioni di aziende ed imprese, in quasi tutti i principali settori economici, in notevoli difficoltà. Lo dimostra l’andamento del ricorso alla cassa integrazione guadagni (Cig) nel mese di marzo, appena trascorso, che vede un aumento significativo che riguarda  tutti i tipi di cassa integrazione.

I dati. Secondo le rilevazioni dell'Inps riferite da Paolo Pupulin, consigliere regionale del Partito democratico, nell’ultimo mese di marzo, le aziende regionali hanno chiesto 2 milioni 166.466 di ore di cassa con un aumento di oltre il 100% rispetto a febbraio 2011 (erano state chieste 979.858 ore) e quasi allo stesso livello rispetto a marzo 2010 (2 milioni 226.075 le ore chieste). 2010 considerato il peggior anno della storia recente.
«Il rimbalzo straordinario delle richieste – sottolinea Pupulin – è dovuto, da una parte, alla congiuntura che vede un progressivo calo degli ordini, sia a livello del mercato interno che delle esportazioni. Segnala, ugualmente, un andamento discontinuo dell'economia regionale, che fa venire al pettine tutte le difficoltà produttive ed occupazionali che non sono, negli anni passati, state affrontate: dalla frammentazione eccessiva del tessuto imprenditoriale alla semplificazione burocratica, dall’efficienza delle spesa regionale al sostegno all’innovazione ed alla ricerca, soprattutto di prodotto, ad un programma serio di qualificazione  e formazione del personale, che contrasti l’imperante precariato».

L'aumento delle richieste di cassa integrazione riguarda tutti e tre gli istituti della cig: le richieste ordinarie (cigo) sono passate da 356.712  ore a febbraio a 607.038 a marzo (un incremento di circa il 70%), mentre le domande di cassa integrazione straordinaria (cigs) sono passate da 549.815 ore in febbraio a 1 milione 366.515 in marzo (+ 110 %). Pesantissima la crescita di Cigd, cassa integrazione in deroga per le piccolissime imprese, passata da 72.743   ore a febbraio a 192.913 a marzo, per uno scarto percentuale di oltre il 150%.

Una severa analisi dimostra, segnala ancora il consigliere del Partito democratico, le crescenti difficoltà delle aziende minori a resistere ad una congiuntura di ridotte ordinazioni, per la decisione delle imprese maggiori di ridurre le attività decentrate all’esterno e per le crescenti difficoltà ad esportare. Il rimbalzo prevedibile della cassa straordinaria manifesta, invece, una prolungata fase  di ristrutturazioni aziendali, in corso prevalentemente nelle imprese industriali, processo che probabilmente riguarderà l’intero anno 2011. I casi già conosciuti sono quelli dell’Electrolux, della Fadalti, d’una situazione ad alto rischio per alcune importanti aziende del legno ed arredo della regione ed in particolare della provincia di Pordenone.

Da qui la sollecitazione di Pupulin a Tondo: «A fronte di una situazione regionale di ricorso alla Cig, che si manifesta più pesante della media nazionale (aumento del 45%)  non si comprende perché, davanti al rischio di pericoloso declassamento di alcuni comparti produttivi, l’amministrazione Tondo continui a tergiversare». «Occorre aprire con urgenza un tavolo di discussione e di proposta – suggerisce il consigliere – ed un confronto nel consigli regionale per rinnovare i contenuti d’una politica industriale che finalmente affronti questo vero e proprio difficile “passaggio di fase”, che nell’inerzia politica e sociale, potrebbe condurre ad un ridimensionamento industriale ed economico della nostra regione».

DAL PORTALE DELLA DIOCESI TANTI CHIERICHETTI!

Mille chierichetti in festa domenica a Udine   versione testuale
Alle 12 l’incontro con l’Arcivescovo in Cattedrale per la S. Messa

UDINE (8 aprile, ore 17) - Domenica 10 aprile ritorna la tradizionale Festa diocesana dei ministranti, più conosciuti come chierichetti. Giunta alla 27ª  edizione, si rivolge ai circa  3000 giovanissimi/e che in diocesi offrono il loro servizio liturgico all’interno delle parrocchie, un vero e proprio dono per la comunità cristiana. Questa giornata di riflessione, gioco e preghiera come di consueto si svolge a Udine, presso il Seminario arcivescovile di viale Ungheria n° 22.

Il tema scelto per questa straordinaria festa, spiega don Maurizio Michelutti, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale vocazionale, « è ‘Chiamati a servirLo, guidati dallo Spirito’; uno slogan che sottolinea sia l’aspetto vocazionale che quello spirituale di colui che è ministrante. Il brano di Vangelo che farà da riferimento alla giornata è Giovanni 20,19-22 in cui si parla dell’incontro di Gesù con i suoi discepoli dopo la Risurrezione”.

Il programma della giornata prevede alle ore 8.30 l’apertura dei cancelli del Seminario ai gruppi. Fino alle 9.30 i ragazzi saranno accolti con danze, giochi e musica; seguirà alle 9.30 la presentazione del tema a cui seguiranno gli incontri dei ministranti con i seminaristi e le giovani consacrate. Alle 11.30 si avvierà la lunga processione dei ragazzi verso la Cattedrale dove alle ore 12 l’arcivescovo mons. Mazzocato presiederà la S. Messa e lancerà il suo messaggio ai ministranti.

Dopo il pranzo al sacco, ancora un paio d’ore di grandi giochi fino alle ore 16.30, quando è previsto il gran finale della festa. In caso di pioggia, la giornata si concluderà dopo l’incontro con l’Arcivescovo.
Per informazioni: http://www.seminarioudine.it/; tel. 0432 650265.