| Quasi 4 milioni di bambini colpiti dal tifone Haiyan. Hanno bisogno di tutto. Hanno bisogno di te! | |||||
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Fatti, scritti, immagini, video riguardanti i paesi della Bassa vicini a San Giorgio di Nogaro
mercoledì 13 novembre 2013
Da facebook un appello per le Filippine
lunedì 11 novembre 2013
Udine Today: Internet gratis in centro a San Giorgio
Wi-fi gratuito a San Giorgio di Nogaro
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San Giorgio di Nogaro si proietta sul futuro: wifi pubblico e gratuito
“Fides News: due files sulle filippine, è tempo di soccorsi
ASIA/FILIPPINE - Caritas Asia: “L’impatto del tifone Haiyen è come uno tsunami”; la Chiesa attiva negli aiutiBangkok (Agenzia Fides) – “E’ come uno tsunami. L’onda che ha sommerso la città di Tacloban, totalmente distrutta, era di altezza di 18 metri. L’area della provincia di Leyte (Filippine centrali) colpita dal tifone Haiyen è davvero è ampia e la distruzione è notevole. Infrastrutture e abitazioni sono state spazzate via. Sarà necessario un piano di riabilitazione e di ricostruzione di grande portata per restituire una vita normale alla popolazione. Siamo vicini alla gente colpita da lutto e ci appelliamo a una mobilitazione internazionale, di governi, Ong e privati, per gli aiuti”. È quanto dice all’Agenzia Fides Eleazar Gomez, filippino, coordinatore regionale della “Caritas Asia”. Secondo le stime, le persone decedute a causa del Tifone potrebbero essere circa 10mila, mentre le famiglie di senzatetto o di sfollati sono oltre 900mila.Un comunicato inviato a Fides da p. Edwin Gariguez, direttore di “Caritas Filippine”, informa che “il governo locale sta facendo del suo meglio per fornire razioni di cibo. La Chiesa sta cercando di fornire alloggi provvisori e ripari”. Caritas Filippine ha lanciato un appello alle 86 diocesi della nazione per dare un contributo di solidarietà. Come appreso da Fides, il tema degli aiuti alle vittime della calamità naturali sarà al centro della campagna quaresimale della Conferenza Episcopale delle Filippine. L’obiettivo è educare i fedeli allo spirito del dono e della solidarietà. Come riferito a Fides, con un generoso sforzo di solidarietà, volontari Caritas si stanno organizzando nelle diverse diocesi colpite dal disastro e in quelle circostanti. L'arcidiocesi di Jaro ha riferito che i comuni di Concepcion, Ajuy, Estancia e Balasan, sono distrutti e i volontari cattolici sono tuttora all’opera per salvare vite. Fra e diocesi più colpite, vi è l’Arcidiocesi di Palo, che include la città di Tacloban. Lì vi sono oltre 150.000 residenti colpiti dal tifone sono senzatetto e si sta cercando si organizzare un “centro di crisi” per affrontare l’emergenza e distribuire aiuti. Le 15 parrocchie di Tacloban saranno i punti di distribuzione e il Santuario del Santo Nino a Tacloban è stato eletto come punto di riferimento e di raccolta di merci dei donatori. L’Arcidiocesi di Cebu si è attivata per ospitare gli sfollati, come avvenuto anche sull’isola di Palawan. (PA) (Agenzia Fides 11/11/2013) top ^ ASIA/FILIPPINE - Dalla Corea solidarietà e aiuti per le vittime del tifone HaiyenSeul (Agenzia Fides) – Solidarietà e aiuti alle popolazioni filippine colpite dal tifone Haiyen (chiamato localmente “Yolanda”) giungono da diversi paesi asiatici. In particolare, come comunicato a Fides, S. Ecc. Mons. Andrew Yeom Soo-jung, Arcivescovo di Seul ha inviato un messaggio di vicinanza e di condoglianze al Cardinale Luis Antonio Tgle, Arcivescovo di Manila, esprimendo solidarietà e afflato spirituale dopo la devastazione e la perdita di vite umane causate dal tifone Haiyen.“L'Arcidiocesi di Seoul sta pregando per il vostro paese”, dice l'Arcivescovo in una lettera pervenuta a Fides. "I nostri pensieri e le nostre preghiere sono con tutte le persone colpite da questa calamità naturale devastante”. Esprimendo una prossimità concreta, l’Arcidiocesi di Seul ha inviato 50.000 dollari al fondo di emergenza creato appositamente dalla Caritas Internationalis per gestire gli aiuti umanitari. Inoltre, le parrocchie dell'arcidiocesi di Seul inizieranno, a partire da Domenica 24 novembre, una speciale raccolta di fondi e di aiuti umanitari per sostenere continuamente e direttamente le migliaia di profughi e senzatetto. (PA) (Agenzia Fides 11/11/2013) |
sabato 9 novembre 2013
Situazione disastrosa nelle filippine
ASIA/FILIPPINE - Il tifone Yolanda aggrava la situazione disastrosa di 4 milioni di persone già colpite dal terremoto
Bohol (Agenzia Fides) – Continua ad aggravarsi la situazione della popolazione di Bohol gravemente danneggiata dal terremoto di magnitudo 7.2 che si è abbattuto sull’intera zona lo scorso 15 ottobre (vedi Agenzia Fides 18/10/2013). Secondo quanto riferito all’Agenzia Fides dal Dott. Marco Iazzolino, vice coordinatore della Camillian Task Force (CTF), la stessa zona è stata colpita da un violento tifone di categoria 5, localmente conosciuto come Yolanda, che ha coinvolto circa 4 milioni di persone. Si tratta inoltre della zona dove Padre Aris, coordinatore della (CTF) e la Ctf Filippine sono intervenuti per portare soccorso ai terremotati. “Ieri ho sentito via sms Aris che stava nel pieno del tifone e ha richiesto di intensificare gli sforzi di tutti per avere risorse per i nostri confratelli e per la gente di Bohol” ha detto a Fides Iazzolino. In previsione di eventuali
inondazioni improvvise, frane e mareggiate, il governo ha ordinato l’evacuazione dei residenti delle zone più basse, montuose e costiere. Inoltre ha predisposto circa 84.700 provviste alimentari per le famiglie e squadre di soccorso immediato a livello nazionale e regionale. Sta intervenendo anche la Croce Rossa delle Filippine, valutando i danni, portando acqua e servizi igienico-sanitari, offrendo servizi di emergenza sanitaria, ripari, cibo e servizi di distribuzione non alimentari. Si prevede che per la mattina dell’8 novembre Yolanda imperverserà nella Provincia di Leyte. (AP) (08/11/2013 Agenzia Fides)
inondazioni improvvise, frane e mareggiate, il governo ha ordinato l’evacuazione dei residenti delle zone più basse, montuose e costiere. Inoltre ha predisposto circa 84.700 provviste alimentari per le famiglie e squadre di soccorso immediato a livello nazionale e regionale. Sta intervenendo anche la Croce Rossa delle Filippine, valutando i danni, portando acqua e servizi igienico-sanitari, offrendo servizi di emergenza sanitaria, ripari, cibo e servizi di distribuzione non alimentari. Si prevede che per la mattina dell’8 novembre Yolanda imperverserà nella Provincia di Leyte. (AP) (08/11/2013 Agenzia Fides)
giovedì 7 novembre 2013
Diritto al catechismo
ASIA/INDIA - Un Vescovo ribadisce il “diritto al catechismo” per i bambini
Cuddapah (Agenzia Fides) – Fra i molteplici diritti da garantire all’infanzia, c’è anceh il “diritto al catechismo”, cioè all’istruzione cristiana per crescere nella fede: lo sottolinea S. Ecc. mons. Prasad Gallela, Vescovo di Cuddapah, nello stato di Andra Pradesh (India meridionale). In un una nota inviata a Fides, il Vescovo spiega che “è parte della missione della Chiesa garantire che ogni bambino cristiano abbia accesso al catechismo: è l’istruzione attraverso cui la fede del bambino ha l'opportunità di crescere e mettere radici sempre più profonde”. Negli ultimi mesi nello stato di Andra Pradesh una serie di agitazioni sociali ha costretto le istituzioni educative cristiane e le parrocchie a interrompere o rarefare le lezioni di catechismo per i bambini. Per questo il Vescovo ha voluto sensibilizzare i parroci, i catechisti e anche le autorità civili a fare di tutto per non tralasciare il catechismo dei fanciulli.
P. Akula Prasad, segretario della Commissione diocesana per la catechesi aggiunge: “Recentemente ho visitato alcune scuole, ostelli e istituti che sono tornati a svolgere attività educativa regolare pochi giorni fa. Sono lieto di constatare che la maggior parte delle nostre scuole stanno compiendo un buon lavoro e il loro servizio è molto apprezzato. Siamo grati a quanti offrono un prezioso contributo per il buon funzionamento delle classi di catechismo: ringrazio i sacerdoti, le suore e gli insegnanti laici che portano il lavoro con grande entusiasmo”. (SD-PA) (Agenzia Fides 7/11/2013)
P. Akula Prasad, segretario della Commissione diocesana per la catechesi aggiunge: “Recentemente ho visitato alcune scuole, ostelli e istituti che sono tornati a svolgere attività educativa regolare pochi giorni fa. Sono lieto di constatare che la maggior parte delle nostre scuole stanno compiendo un buon lavoro e il loro servizio è molto apprezzato. Siamo grati a quanti offrono un prezioso contributo per il buon funzionamento delle classi di catechismo: ringrazio i sacerdoti, le suore e gli insegnanti laici che portano il lavoro con grande entusiasmo”. (SD-PA) (Agenzia Fides 7/11/2013)
martedì 5 novembre 2013
lunedì 4 novembre 2013
domenica 3 novembre 2013
sabato 2 novembre 2013
venerdì 1 novembre 2013
Ordinazione episcopale del nuovo Vescovo di Faisalabad
VATICANO - Il Card. Filoni ordina il nuovo Vescovo di Faisalabad: “la testimonianza della nostra fede cattolica è sale e luce in questa nobile terra, e contribuisce alla vita di tutta la Chiesa”
Faisalabad (Agenzia Fides) – La celebrazione di tutti i Santi e dell’ordinazione episcopale del nuovo Vescovo di Faisalabad, Sua Ecc. Mons. Joseph Arshad, “un figlio nativo di questa terra e di questa Chiesa”, ha visto riunirsi Vescovi, clero, religiosi, religiose e migliaia di fedeli per la solenne liturgia presieduta questa mattina dal Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, il Card. Fernando Filoni. I due Vescovi co-consacranti sono stati Sua Ecc. Mons. Edgar Pena Parra, Nunzio apostolico, e Sua Ecc. Mons. Joseph Coutts, Arcivescovo di Karachi.
“La solennità di Tutti i Santi è stata istituita per commemorare tutti i Santi della Chiesa, sia noti che sconosciuti” ha ricordato il Cardinale nell’omelia, ed ha proseguito: “sono pienamente certo che in cielo ci sono innumerevoli Santi sconosciuti Pakistani, che ora godono la beatitudine eterna con Dio”. Quindi, citando la seconda lettura della Messa, (1 Giovanni 3:2), ha sottolineato: “Fino ad oggi, questo mondo continua ad essere intriso dal sangue di cristiani, che coraggiosamente e fedelmente conservano la Fede, fino a morire per essa… Anche la vostra è una terra di noti e sconosciuti confessori della fede… Abbiamo fiducia che la testimonianza fedele e lodevole della nostra fede cattolica qui è sale e luce in questa nobile terra, e contribuisce alla vita di tutta la Chiesa”. A questo proposito ha citato la “brillante ed eroica testimonianza di Shahbaz Bhatti, ardente promotore di amore tra le religioni e nel dare voce alle minoranze religiose”.
Il Prefetto del Dicastero Missionario si è quindi soffermato ad illustrare l’essenza e le caratteristiche del ministero episcopale, evidenziando che “non possiamo dissociare il ministero episcopale dal perseguimento della santità personale del Vescovo”, infatti “un Vescovo che tende alla santità personale realizza il suo servizio alla Chiesa con l'esempio. Non è uno che comanda con forza per essere obbedito. Attraverso la sua vita esemplare, guadagna molto rispetto e ammirazione, meritevole di essere obbedito”. Rivolgendosi quindi al Vescovo eletto ha detto: “Come Vescovo, sei chiamato ad essere un uomo di carità e a guidare il suo gregge con un vero senso di amore pastorale, consapevole e motivato dal fatto che il Signore Gesù, a cui si sarà ulteriormente configurato ‘è venuto per servire e non per essere servito’ (Mt 20,28), senza chiedere guadagno personale o privilegi”. Concludendo l’omelia, il Card. Filoni ha invitato tutti a sostenere il loro Vescovo: “Egli sarà per voi un buon Vescovo se voi lo aiuterete ad essere tale: lo raccomando in modo particolare ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose e a quanti sono chiamati a collaborare con lui nel servizio di questa Chiesa di Faisalabad. Fate della vita della vostra Diocesi un capolavoro di Dio, poiché Dio mette questa Chiesa nelle vostre mani”. (SL) (Agenzia Fides 1/1 1/2013)
“La solennità di Tutti i Santi è stata istituita per commemorare tutti i Santi della Chiesa, sia noti che sconosciuti” ha ricordato il Cardinale nell’omelia, ed ha proseguito: “sono pienamente certo che in cielo ci sono innumerevoli Santi sconosciuti Pakistani, che ora godono la beatitudine eterna con Dio”. Quindi, citando la seconda lettura della Messa, (1 Giovanni 3:2), ha sottolineato: “Fino ad oggi, questo mondo continua ad essere intriso dal sangue di cristiani, che coraggiosamente e fedelmente conservano la Fede, fino a morire per essa… Anche la vostra è una terra di noti e sconosciuti confessori della fede… Abbiamo fiducia che la testimonianza fedele e lodevole della nostra fede cattolica qui è sale e luce in questa nobile terra, e contribuisce alla vita di tutta la Chiesa”. A questo proposito ha citato la “brillante ed eroica testimonianza di Shahbaz Bhatti, ardente promotore di amore tra le religioni e nel dare voce alle minoranze religiose”.
Il Prefetto del Dicastero Missionario si è quindi soffermato ad illustrare l’essenza e le caratteristiche del ministero episcopale, evidenziando che “non possiamo dissociare il ministero episcopale dal perseguimento della santità personale del Vescovo”, infatti “un Vescovo che tende alla santità personale realizza il suo servizio alla Chiesa con l'esempio. Non è uno che comanda con forza per essere obbedito. Attraverso la sua vita esemplare, guadagna molto rispetto e ammirazione, meritevole di essere obbedito”. Rivolgendosi quindi al Vescovo eletto ha detto: “Come Vescovo, sei chiamato ad essere un uomo di carità e a guidare il suo gregge con un vero senso di amore pastorale, consapevole e motivato dal fatto che il Signore Gesù, a cui si sarà ulteriormente configurato ‘è venuto per servire e non per essere servito’ (Mt 20,28), senza chiedere guadagno personale o privilegi”. Concludendo l’omelia, il Card. Filoni ha invitato tutti a sostenere il loro Vescovo: “Egli sarà per voi un buon Vescovo se voi lo aiuterete ad essere tale: lo raccomando in modo particolare ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose e a quanti sono chiamati a collaborare con lui nel servizio di questa Chiesa di Faisalabad. Fate della vita della vostra Diocesi un capolavoro di Dio, poiché Dio mette questa Chiesa nelle vostre mani”. (SL) (Agenzia Fides 1/1 1/2013)
martedì 29 ottobre 2013
lunedì 28 ottobre 2013
Picchetto Palini e Bertoli
Picchetto sindacale contro Abramovich
Nessuna schiarita sul futuro della Palini e Bertoli di San Giorgio di Nogaro
sabato 26 ottobre 2013
Dopo oltre 50 anni di indipendenza ...
AFRICA - “La tragedia di Lampedusa è anche una responsabilità africana” affermano i Vescovi del continente
Roma (Agenzia Fides)-La mancanza di libertà e la ricerca di migliori condizioni di vita sono alla base di tragedie come quella accaduta il 3 ottobre al largo dell’isola italiana di Lampedusa, afferma un comunicato inviato all’Agenzia Fides dal SECAM/SCEAM (Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar). Ricordiamo che nel rovesciamento di un barcone carico di migranti provenienti dal Corno d’Africa morirono circa 360 persone.
“È sorprendente- afferma la nota- che così tanti rifugiati dall’Africa orientale continuano ad intraprendere il pericoloso viaggio verso l’Europa alla ricerca della “libertà” a causa delle gravi condizioni politiche ed economiche dei loro Paesi di origine”.
I Vescovi africani sottolineano in particolare le condizioni di Somalia ed Eritrea, i due Paesi da dove provengono la maggior parte delle persone coinvolte nella tragedia di Lampedusa. “Nel caso della Somalia le milizie al Shabaab terrorizzano la popolazione sin dal 1994. Questa lunga guerra ha provocato gravi problemi sociali ed economici. Anche la situazione politica in Eritrea ha spinto molti di questi migranti a fuggire dal loro Paese. Non esiste alcuna forma di liberà, non esiste libera stampa, né libertà religiosa e nessun diritto di assemblea. Queste persone affermano che cercano di dare un senso alla loro vita”.
Ricordando la Lettera Pastorale dei Vescovi africani, “Governance, bene comune e transizioni democratiche in Africa”, il comunicato prosegue: “il dramma della migrazione, con un crescente numero di giovani che rischiano la vita per abbandonare l’Africa, riflette la profondità del malessere di un continente dove ancora sono forti le resistenze ad assicurare alle proprie popolazioni lavoro, educazione e salute”.
“Dopo oltre 50 anni di indipendenza, l’Africa è ancora alla prese con violenze senza fine, gruppi armati illegali che continuano a minacciare la sicurezza della popolazione e dei loro beni che a loro volta provocano la fuga delle persone, come nel caso dell’incidente di Lampedusa” sottolineano i Vescovi africani.
Il documento conclude facendo appello alla responsabilità delle istituzioni africane perché operino per coordinare le politiche di controllo dei flussi migratori e soprattutto inizino un processo di miglioramento delle condizioni di vita dei loro Stati. Si fa altresì richiesta all’Europa perché riveda la propria legislazione immigratoria e tratti “questi migranti con maggiore compassione”. (L.M.) (Agenzia Fides 25/10/2013)
“È sorprendente- afferma la nota- che così tanti rifugiati dall’Africa orientale continuano ad intraprendere il pericoloso viaggio verso l’Europa alla ricerca della “libertà” a causa delle gravi condizioni politiche ed economiche dei loro Paesi di origine”.
I Vescovi africani sottolineano in particolare le condizioni di Somalia ed Eritrea, i due Paesi da dove provengono la maggior parte delle persone coinvolte nella tragedia di Lampedusa. “Nel caso della Somalia le milizie al Shabaab terrorizzano la popolazione sin dal 1994. Questa lunga guerra ha provocato gravi problemi sociali ed economici. Anche la situazione politica in Eritrea ha spinto molti di questi migranti a fuggire dal loro Paese. Non esiste alcuna forma di liberà, non esiste libera stampa, né libertà religiosa e nessun diritto di assemblea. Queste persone affermano che cercano di dare un senso alla loro vita”.
Ricordando la Lettera Pastorale dei Vescovi africani, “Governance, bene comune e transizioni democratiche in Africa”, il comunicato prosegue: “il dramma della migrazione, con un crescente numero di giovani che rischiano la vita per abbandonare l’Africa, riflette la profondità del malessere di un continente dove ancora sono forti le resistenze ad assicurare alle proprie popolazioni lavoro, educazione e salute”.
“Dopo oltre 50 anni di indipendenza, l’Africa è ancora alla prese con violenze senza fine, gruppi armati illegali che continuano a minacciare la sicurezza della popolazione e dei loro beni che a loro volta provocano la fuga delle persone, come nel caso dell’incidente di Lampedusa” sottolineano i Vescovi africani.
Il documento conclude facendo appello alla responsabilità delle istituzioni africane perché operino per coordinare le politiche di controllo dei flussi migratori e soprattutto inizino un processo di miglioramento delle condizioni di vita dei loro Stati. Si fa altresì richiesta all’Europa perché riveda la propria legislazione immigratoria e tratti “questi migranti con maggiore compassione”. (L.M.) (Agenzia Fides 25/10/2013)
giovedì 24 ottobre 2013
Il pesce viaggia...
Trovato a Foggia il pesce
rubato a San Giorgio
Il pescato era destinato ai ristoranti locali. La polizia ha scoperto il carico dopo che era giunta la notizia che la scorsa settima in Friuli c’era stato un furto di pesce congelato del valore di circa 140mila euro
venerdì 18 ottobre 2013
mercoledì 16 ottobre 2013
martedì 15 ottobre 2013
Il delicato equilibrio demografico e confessionale libanese
ASIA/LIBANO - Case per musulmani costruite sulle terre dei cristiani. A rischio l'equilibrio confessionale
Beirut (Agenzia Fides) – Un pressante richiamo a frenare l'uso improprio di terre appartenenti ai cristiani per costruire abitazioni destinate ai musulmani è stato lanciato lunedì 14 ottobre da Talal al-Doueihy, leader del Movimento “Terra libanese, Terra nostra”. L'appello - riferiscono fonti libanesi consultate dall'Agenzia Fides - è stato indirizzato alle istituzioni statali e a tutti e leader politici e religiosi cristiani durante una conferenza convocata a Beirut per denunciare in particolare il caso recente di Al-Qaa, un villaggio cristiano nei pressi di Baalbek nella cui area ampi appezzamenti di terra sono stati acquisiti da musulmani – sciiti e sunniti - come terreno agricolo, per poi essere destinati all'edificazione di complessi residenziali da vendere a libanesi e a profughi siriani appartenenti alla propria comunità religiosa. Nel corso della conferenza, l'avvocato Bashir Matar ha denunciato il quadro d'illegalità in cui si è realizzato il cambio di dest inazione d'uso dei terreni, sollecitamente forniti dei servizi di acqua e di elettricità.
L'appello degli esponenti del Movimento punta a far rispettare con fermezza le legge e a richiamare tutti alla vigilanza su un fenomeno che contribuisce a compromettere il delicato equilibrio demografico e confessionale libanese, messo a repentaglio dall'afflusso massiccio di profughi fuggiti dalla Siria.
In tutto il Paese si accendono con frequenza crescente le contese sulle terre.La scorsa settimana, nel villaggio cristiano di Alma (distretto di Zghorta) i residenti avevano protestato perché i musulmani dell'area di al-Fuar avevano cominciato a costruire case senza autorizzazione. Già a fine agosto, lo stesso Patriarca maronita Bechara Boutros Rai aveva richiamato i cristiani a limitare la vendita delle proprie proprietà per non mettere a rischio il bilanciamento demografico-confessionale su cui si regge la fragile coesistenza libanese. (GV) (Agenzia Fides 15/10/2013).
L'appello degli esponenti del Movimento punta a far rispettare con fermezza le legge e a richiamare tutti alla vigilanza su un fenomeno che contribuisce a compromettere il delicato equilibrio demografico e confessionale libanese, messo a repentaglio dall'afflusso massiccio di profughi fuggiti dalla Siria.
In tutto il Paese si accendono con frequenza crescente le contese sulle terre.La scorsa settimana, nel villaggio cristiano di Alma (distretto di Zghorta) i residenti avevano protestato perché i musulmani dell'area di al-Fuar avevano cominciato a costruire case senza autorizzazione. Già a fine agosto, lo stesso Patriarca maronita Bechara Boutros Rai aveva richiamato i cristiani a limitare la vendita delle proprie proprietà per non mettere a rischio il bilanciamento demografico-confessionale su cui si regge la fragile coesistenza libanese. (GV) (Agenzia Fides 15/10/2013).
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lunedì 14 ottobre 2013
In Malaysia ...Dio, 2 articoli. una sentenza!
ASIA/MALAYSIA - Uso del termine “Allah”: verdetto d’appello sfavorevole ai cristiani. “Si viola la libertà religiosa”
Kuala Lumpur (Agenzia Fides) – La Corte d’appello di Kuala Lumpur, con una sentenza pronunciata questa mattina, ha proibito l’uso del temine “Allah” per indicare “Dio” nelle pubblicazioni del settimanale cattolico “Herald”, della diocesi di Kuala Lumpur. Il verdetto ribalta la sentenza di un tribunale di primo grado che, il 31 dicembre del 2009. Allora il settimanale aveva presentato un procedimento giudiziario, sostenendo il proprio diritto di usare la parola “Allah”, che una disposizione del governo proibiva, ritenendolo appannaggio esclusivo dei musulmani.
Forte disappunto fra i cristiani malaysiani per una sentenza giudicata “ingiusta e lesiva dei diritti”. Interpellato dall’Agenzia Fides, p. Lawrence Andrew, Direttore del settimanale “Herald Malaysia”, dichiara: “Siamo delusi, perché il verdetto viola un diritti alla libertà religiosa e di espressione sanciti nella Costituzione. 'Allah' è termine ampiamente utilizzato dai cristiani arabi, in tutto il mondo e si trova nella Bibbia in lingua malaysiana da 400 anni”. Lasciando trapelare amarezza, p. Andrew annuncia che “in accordo con l’Arcivescovo di Kuala Lumpur, editore dell’Herald, ricorreremo alla Corte suprema, quella federale”. Secondo il Direttore, la sentenza “è stata evidentemente condizionata da pressioni politiche”. Il giudizio, tuttavia, “è limitato alla pubblicazione dell’Herald, dunque non tocca la Bibbia e le liturgie cristiane”.
Mentre fuori dal tribunale vi sono state manifestazioni di militanti del partito islamico “Perkasa”, p. Andrew annuncia che “tutti cristiani malaysiani vivranno nei prossimi giorni una veglia di preghiera, pregando per la pace e per la libertà religiosa in Malaysia”. Il Direttore ricorda che un antico Dizionario Latino-Malay, edito dalla Congregazione di “Propaganda Fide” nel 1631, rappresenta “la prova decisiva sull’uso del termine Allah, legittimo per i cristiani”.
Sui circa 28 milioni di abitanti in larga maggioranza musulmani (60%), i cristiani in Malaysia oltre 2,6 milioni. Fra questi, i cristiani indigeni, che usano per il culto la lingua locale (e dunque chiamano Dio “Allah”), si trovano soprattutto nelle province di Sabah e Sarawak (nel Borneo malaysiano) e sono circa 1,6 milioni di credenti. (PA) (Agenzia Fides 14/10/2013)
Forte disappunto fra i cristiani malaysiani per una sentenza giudicata “ingiusta e lesiva dei diritti”. Interpellato dall’Agenzia Fides, p. Lawrence Andrew, Direttore del settimanale “Herald Malaysia”, dichiara: “Siamo delusi, perché il verdetto viola un diritti alla libertà religiosa e di espressione sanciti nella Costituzione. 'Allah' è termine ampiamente utilizzato dai cristiani arabi, in tutto il mondo e si trova nella Bibbia in lingua malaysiana da 400 anni”. Lasciando trapelare amarezza, p. Andrew annuncia che “in accordo con l’Arcivescovo di Kuala Lumpur, editore dell’Herald, ricorreremo alla Corte suprema, quella federale”. Secondo il Direttore, la sentenza “è stata evidentemente condizionata da pressioni politiche”. Il giudizio, tuttavia, “è limitato alla pubblicazione dell’Herald, dunque non tocca la Bibbia e le liturgie cristiane”.
Mentre fuori dal tribunale vi sono state manifestazioni di militanti del partito islamico “Perkasa”, p. Andrew annuncia che “tutti cristiani malaysiani vivranno nei prossimi giorni una veglia di preghiera, pregando per la pace e per la libertà religiosa in Malaysia”. Il Direttore ricorda che un antico Dizionario Latino-Malay, edito dalla Congregazione di “Propaganda Fide” nel 1631, rappresenta “la prova decisiva sull’uso del termine Allah, legittimo per i cristiani”.
Sui circa 28 milioni di abitanti in larga maggioranza musulmani (60%), i cristiani in Malaysia oltre 2,6 milioni. Fra questi, i cristiani indigeni, che usano per il culto la lingua locale (e dunque chiamano Dio “Allah”), si trovano soprattutto nelle province di Sabah e Sarawak (nel Borneo malaysiano) e sono circa 1,6 milioni di credenti. (PA) (Agenzia Fides 14/10/2013)
ASIA/MALAYSIA - L’Arcivescovo di Kuala Lumpur: “Sul termine Allah, caso politicizzato: nelle liturgie si continuerà a usarlo”
Kuala Lumpur (Agenzia Fides) – La sentenza della Corte di Appello sull’uso del temine Allah nelle pubblicazioni cristiane “era prevedibile: ci aspettavamo questo esito: il caso è stato fin troppo politicizzato”: lo dice all’Agenzia Fides l’Arcivescovo di Kuala Lumpur, mons. Murphy Pakiam, commentando il verdetto della Corte d’appello, sfavorevole al settimanale cattolico della sua diocesi “Herald Malaysia”. L’Arcivescovo esprime a Fides il suo pensiero: “Abbiamo pregato perché la mente dei giudici fosse illuminata, ma evidentemente i piani di Dio sono stati diversi. In ogni caso ricorreremo alla Corte Federale per ottenere giustizia”. Confidando che “fra i fedeli circolano delusione e preoccupazione”, l’Arcivescovo riferisce della reazione del “Consiglio delle Chiese a Sabah e Sarawak”, che include i Vescovi di tutte le confessioni. “I Vescovi hanno puntualizzato che nelle chiese e nelle liturgie si continuerà a usare il temine ‘Allah’. La sentenza riguarda solo l’Hera ld e non riguarda la nostra ‘Alkitab’, storica Bibbia in lingua malaysiana”. “L’incognita – nota l’Arcivescovo – è rappresentata dai gruppi radicali islamici, che potrebbero dare una interpretazione restrittiva alla sentenza”.
Mons. Pakiam aggiunge: “Speriamo e preghiamo perché la situazione politica possa chiarirsi, per avere un maggiore equilibrio da parte delle istituzioni su questo delicato tema, che tocca la fede e la libertà delle minoranze religiose”. “Ieri sera – conclude – abbiamo pregato nello stadio di Kuala Lumpur per consacrare la nostra nazione alla Vergine Maria, in comunione con il Santo Padre. La nostra arma è la preghiera. Speriamo e preghiamo che lo Spirito Santo possa illuminare i legislatori e i decisori. Anche i gruppi estremisti hanno bisogno della nostra preghiera. Vogliamo contribuire a creare pace e armonia nella nostra nazione pluralistica. Vogliamo costruire ponti con l’islam”. (PA) (Agenzia Fides 14/10/2013)
Mons. Pakiam aggiunge: “Speriamo e preghiamo perché la situazione politica possa chiarirsi, per avere un maggiore equilibrio da parte delle istituzioni su questo delicato tema, che tocca la fede e la libertà delle minoranze religiose”. “Ieri sera – conclude – abbiamo pregato nello stadio di Kuala Lumpur per consacrare la nostra nazione alla Vergine Maria, in comunione con il Santo Padre. La nostra arma è la preghiera. Speriamo e preghiamo che lo Spirito Santo possa illuminare i legislatori e i decisori. Anche i gruppi estremisti hanno bisogno della nostra preghiera. Vogliamo contribuire a creare pace e armonia nella nostra nazione pluralistica. Vogliamo costruire ponti con l’islam”. (PA) (Agenzia Fides 14/10/2013)
domenica 13 ottobre 2013
...ufficiali e soldati del R. Esercito ligi al giuramento costituzionale, e poco più tardi un folto numero di Ebrei (era proprio un’arca di Noè).”
sabato 12 ottobre 2013
giovedì 10 ottobre 2013
Spiacevle esperienza a Marano Lagunare
«Controllo la caldaia»
invece la deruba
Spiacevole esperienza per un’anziana di Marano Lagunare: il falso tecnico è sparito con 180 euro in contanti
mercoledì 9 ottobre 2013
Inizio Anno Pastorale 2013 2014
Incontro di inizio anno dell'Arcivescovo - Palmanova, Porpetto/San Giorgio, Mortegliano
25/10/13dalle ore 20:30 alle ore 22:00 - Duomo di Palmanova - Notizia che interessa i giovani e i loro animatori
L'Arcivecovo incontra i giovani delle Foranie di Palmanova, Porpetto/San Giorgio di Nogaro e Mortegliano, in occasione dell'inizio dell'anno pastorale.Durante il momento di preghiera sarà consegnata a tutti la nuova lettera pastorale "Cristo, nostra speranza" e saranno presentati gli appuntamenti di Pastorale Giovanile per l'anno 2013-2014
martedì 8 ottobre 2013
Dreossi
Scherma, Dreossi infilza l’oro nel circuito europeo
Impresa del sangiorgino della Gemina in Ungheria, nella prova di sciabola riservata agli under 17
Andrea, non solo lettura ma anche preghiera
Tragedia a San Giorgio, muore stroncata dalla malattia a 21 anni
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17 novembre mezza maratona
PALMANOVA domenica 17 novembre 2013
Campionato Nazionale Veterani dello Sport
Mezza maratona in programma
domenica 6 ottobre 2013
I fanghi immobili
Il caso dragaggi: Progetti e soldi
ci sono ma le draghe sono ferme
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sabato 5 ottobre 2013
il Corriere della sera: Di che cosa deve spogliarsi la Chiesa?
Papa Francesco ad Assisi: «La Chiesa deve spogliarsi di ogni mondanità spirituale»
La visita di Bergoglio nella città del «poverello»
giovedì 3 ottobre 2013
...è la stessa profondità che c’è a San Giorgio di Nogaro».
Monfalcone: riaperta la banchina ma il fondale è basso
Gli operatori: una beffa La Cetal fa attraccare tre navi e impiega un sub per i controlli Scaramelli (Assoterminal) denuncia: «Milioni sprecati»
martedì 1 ottobre 2013
bande armate e cristiani
ASIA/SIRIA - Nuove incursioni di bande armate a Sednaya; i cristiani si rifugiano nella fede e nella preghiera
Damasco (Agenzia Fides) – Dopo Maalula, ora tocca a Sednaya, anch'esso villaggio a Nord di Damasco, noto per il patrimonio storico, culturale e religioso, caratterizzato da larga presenza di chiese e monasteri cristiani, e da una comunità locale che parla ancora l’aramaico. Come appreso da Fides, il villaggio è sotto costante minaccia di milizie islamiste provenienti da Yabroud e dalle montagne libanesi, oltre confine, che organizzano incursioni e blitz per terrorizzare la popolazione civile. Nei giorni scorsi già c’è erano stati i primi scontri e un uomo cattolico è morto (vedi Fides 28/9/2013). Ieri una nuova incursione ha fatto un morto e un ferito fra i cristiani locali. Un religioso di Sednaya, che chiede l’anonimato, nota a Fides che “si tratta di banditismo ma è anche una vendetta contro i cristiani. Non vorremmo dare a questi atti un significato di persecuzione religiosa, ma sono comunque attacchi mirati che hanno l’effetto di creare scompiglio e paura tra i ci vili, presupposti per la fuga”. La tattica delle bande armate ora è quella di incursioni improvvise che creano terrore fra i civili, generando un esodo. A quel punto, il villaggio potrà essere invaso. “Oggi la gente di Sednaya teme di avere lo stesso destino di Maalula”, conclude il religioso.
I civili di Maalula, intanto, tutti sfollati a Damasco, hanno formato un “Comitato”. Uno dei rappresentanti del Comitato spiega a Fides: “Ci appelliamo con forza alla comunità internazionale. Nessuno ci aiuta, il radicalismo islamico si fa sempre più discriminatorio. Ci sentiamo non protetti. Nessuno fa qualcosa per prevenire questi abusi dei diritti umani: chiediamo un intervento della Commissione Onu di Ginevra”. I cristiani si sentono in pericolo: infatti, viste le migliaia di bande armate disseminate sul territorio siriano, è praticamente impossibile proteggerli.
Intanto “fra i cristiani siriani, sempre più vulnerabili, c’è un risveglio spirituale, un rinnovato slancio nelle fede, alla preghiera e alla vicinanza interconfessionale”, nota a Fides suor Carmel, che assiste gli sfollati a Damasco. “Nella estrema sofferenza e sull’esempio dei martiri, come p. Murad o il giovane Sarkis di Maalula, stiamo ritrovando una fede più densa, profonda e unitiva”, afferma la religiosa cattolica. I cristiani sono riluttanti a prendere le armi, anche per difesa, e i leader religiosi continuano a ribadirlo. Ripudiano la logica di un conflitto settario ma, in varie località, si stanno formando piccoli comitati popolari per prevenire le violenze. Accade, ad esempio, nella cosiddetta “Valle dei cristiani” (“Wadi al Nasara”), nella Siria occidentale, storica roccaforte dei cristiani siriani. Nella valle vi sono oltre 50 villaggi cristiani, con 100mila fedeli, cui si sono aggiunti oltre 200mila profughi. Anche questi villaggi subiscono incursioni di gruppi armati. (PA) (Agenzia Fides 1/10/2013)
I civili di Maalula, intanto, tutti sfollati a Damasco, hanno formato un “Comitato”. Uno dei rappresentanti del Comitato spiega a Fides: “Ci appelliamo con forza alla comunità internazionale. Nessuno ci aiuta, il radicalismo islamico si fa sempre più discriminatorio. Ci sentiamo non protetti. Nessuno fa qualcosa per prevenire questi abusi dei diritti umani: chiediamo un intervento della Commissione Onu di Ginevra”. I cristiani si sentono in pericolo: infatti, viste le migliaia di bande armate disseminate sul territorio siriano, è praticamente impossibile proteggerli.
Intanto “fra i cristiani siriani, sempre più vulnerabili, c’è un risveglio spirituale, un rinnovato slancio nelle fede, alla preghiera e alla vicinanza interconfessionale”, nota a Fides suor Carmel, che assiste gli sfollati a Damasco. “Nella estrema sofferenza e sull’esempio dei martiri, come p. Murad o il giovane Sarkis di Maalula, stiamo ritrovando una fede più densa, profonda e unitiva”, afferma la religiosa cattolica. I cristiani sono riluttanti a prendere le armi, anche per difesa, e i leader religiosi continuano a ribadirlo. Ripudiano la logica di un conflitto settario ma, in varie località, si stanno formando piccoli comitati popolari per prevenire le violenze. Accade, ad esempio, nella cosiddetta “Valle dei cristiani” (“Wadi al Nasara”), nella Siria occidentale, storica roccaforte dei cristiani siriani. Nella valle vi sono oltre 50 villaggi cristiani, con 100mila fedeli, cui si sono aggiunti oltre 200mila profughi. Anche questi villaggi subiscono incursioni di gruppi armati. (PA) (Agenzia Fides 1/10/2013)
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lunedì 30 settembre 2013
AvvenireNEI has uploaded Assisi aspetta il Papa
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Gesuiti in Vietnam
ASIA/VIETNAM - Tre nuovi sacerdoti gesuiti per la missione in Vietnam
Kontum (Agenzia Fides) – La Compagnia di Gesù in Vietnam ha tre nuovi sacerdoti che hanno iniziato da alcune settimane il loro servizio pastorale nel paese. Per la gioia della congregazione e dell’intera comunità cristiana, Tommaso d'Aquino Ta Trung Hai SJ, Joseph Chu Thai Hiep SJ, e Anthony Nguyen Thenh Nguyen SJ hanno ultimato gli anni della loro formazione umana, spirituale e teologica e sono sostai ordinati sacerdoti il 22 agosto 2013. Come riferito a Fides dalla Provincia vietnamita dei Gesuiti, da circa un mese i tre hanno avviato l’attività pastorale, sulle orme di Sant'Ignazio di Loyola “esprimendo il desiderio di dedicare tutta la vita al servizio di Dio e degli altri”, “con generosa dedizione”, come afferma una preghiera del santo.
Nella celebrazione di ordinazione, presieduta da Mons. Michael Hoang Duc Oanh, vescovo della diocesi di Kontum, e concelebrata dal Provinciale gesuita p. Joseph Pham Thanh Liem SJ, sono stati ordinati anche cinque diaconi, sempre gesuiti, alla presenza di oltre 60 sacerdoti e 2.500 fedeli.
Il Vietnam si conferma “terra fertile” per la Compagnia di Gesù: come appreso da Fides, negli ultimi anni le vocazioni della congregazione si sono moltiplicate. Il fulcro della formazione dei gesuiti è lo “Scolasticato San Giuseppe”, a Ho Chi Minh City, istituto che accoglie oltre 50 studenti, e che ogni anno conta oltre 100 nuovi candidati, tutti giovani vietnamiti.
I Gesuiti sono giunti in Vietnam nel 1615 e per 150 anni hanno contribuito in modo determinante a far radicare la Chiesa cattolica nel paese. Dopo diverse vicissitudini, nel 1975, con l’avvento del regime comunista, molti religiosi furono costretti ad abbandonare il paese. Nel 2007, è stata ufficialmente ricostituita la Provincia dei Gesuiti in Vietnam e da allora la fioritura vocazionale è stata costante. (PA) (Agenzia Fides 30/9/2013)
Nella celebrazione di ordinazione, presieduta da Mons. Michael Hoang Duc Oanh, vescovo della diocesi di Kontum, e concelebrata dal Provinciale gesuita p. Joseph Pham Thanh Liem SJ, sono stati ordinati anche cinque diaconi, sempre gesuiti, alla presenza di oltre 60 sacerdoti e 2.500 fedeli.
Il Vietnam si conferma “terra fertile” per la Compagnia di Gesù: come appreso da Fides, negli ultimi anni le vocazioni della congregazione si sono moltiplicate. Il fulcro della formazione dei gesuiti è lo “Scolasticato San Giuseppe”, a Ho Chi Minh City, istituto che accoglie oltre 50 studenti, e che ogni anno conta oltre 100 nuovi candidati, tutti giovani vietnamiti.
I Gesuiti sono giunti in Vietnam nel 1615 e per 150 anni hanno contribuito in modo determinante a far radicare la Chiesa cattolica nel paese. Dopo diverse vicissitudini, nel 1975, con l’avvento del regime comunista, molti religiosi furono costretti ad abbandonare il paese. Nel 2007, è stata ufficialmente ricostituita la Provincia dei Gesuiti in Vietnam e da allora la fioritura vocazionale è stata costante. (PA) (Agenzia Fides 30/9/2013)
domenica 29 settembre 2013
Tantissimo per Papa Francesco ad Assisi...ce lo dice LANAZIONE
Arriva Papa Francesco: in distribuzione 40mila pass
sabato 28 settembre 2013
Ansa.it: Iacop e le auto
Ambiente: Iacop,favorire auto elettriche
Inaugurata stazione ricarica in azienda agricola friulana
27 settembre, 18:16venerdì 27 settembre 2013
Fides News: Igreja catolica apostolica brasileira
AMERICA/BRASILE - La “Igreja catolica apostolica brasileira” è una comunità scismatica
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - La “Igreja catolica apostolica brasileira”, fondata dal signor Carlos Duarte Costa, deceduto nel 1961, il quale ebbe come successore il signor Luis Fernando Castillo Mendes, deceduto nel 2009, è da considerarsi una comunità scismatica, e come tale non le è riconosciuto alcun ruolo nella Chiesa cattolica. I Vescovi ordinati in tale comunità non possono esercitare alcun ministero all’interno della Chiesa cattolica e le loro ordinazioni non sono riconosciute. Tutte le organizzazioni ed associazioni connesse con tale comunità devono essere considerate come qualsiasi altra istituzione non cattolica. (SL) (Agenzia Fides 27/09/2013)
giovedì 26 settembre 2013
Per acquistare armi, in parte per aiutare orfani, poveri, le famiglie dei martiri e delle vedove.
ASIA/SIRIA - Fatwa degli ulema di Damasco: “E’ lecito confiscare i beni di cristiani, alawiti e drusi per acquistare armi”
Damasco (Agenzia Fides) – Si fa sempre più difficile la vita per le minoranze religiose siriane che, nel conflitto, risultano i settori più vulnerabili della società. Come appreso dall’Agenzia Fides, 36 ulema (leader religiosi islamici) di Douma, uno dei maggiori sobborghi di Damasco, hanno emanato una “fatwa” (un decreto giuridico) che legittima il diritto dei fedeli musulmani sunniti a requisire e appropriarsi di beni, case, proprietà appartenenti a cristiani, drusi e alawiti e membri di altre minoranze religiose “che non professano la religione sunnita del Profeta”. La fatwa invita a apertamente a “boicottare e rompere qualsiasi relazione gli abitanti di Damasco che hanno tradito i rivoluzionari o li hanno abbandonati”. Le proprietà confiscate, precisala fatwa – di cui l’Agenzia Fides ha ricevuto copia – saranno utilizzate in parte “per acquistare armi”, in parte per aiutare orfani, poveri, le famiglie dei martiri e delle vedove.
“Chiediamo al nostro popolo di aggrapparsi alle nostre tradizioni islamiche e a frequentare regolarmente la case di Dio (moschee) al fine di salvaguardare la nostra anima e la società”, conclude il testo degli ulema.
Come riferito a Fides, gli esponenti delle diverse chiese cristiane hanno appreso i contenuti della fatwa con grave preoccupazione, notando che anche provvedimenti di tal genere non fanno altro che “acuire la violenza su base confessionale, che è lo sfregio della società siriana”. (PA) (Agenzia Fides 26/9/2013)
“Chiediamo al nostro popolo di aggrapparsi alle nostre tradizioni islamiche e a frequentare regolarmente la case di Dio (moschee) al fine di salvaguardare la nostra anima e la società”, conclude il testo degli ulema.
Come riferito a Fides, gli esponenti delle diverse chiese cristiane hanno appreso i contenuti della fatwa con grave preoccupazione, notando che anche provvedimenti di tal genere non fanno altro che “acuire la violenza su base confessionale, che è lo sfregio della società siriana”. (PA) (Agenzia Fides 26/9/2013)
3 casoni a Carlino
Carlino, a fuoco tre casoni
danni per 40 mila euro
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mercoledì 25 settembre 2013
Rispettare il diritto del popolo laotiano alla piena libertà religiosa
ASIA/LAOS - Cristiani espulsi da un distretto a causa della loro fede
Vientiane (Agenzia Fides) – Le autorità civili del distretto di Atsaphangthong, nella provincia di Savannakhet, hanno stabilito che i cittadini laotiani cristiani, presenti nei diversi villaggi del distretto, devono rinunciare alla loro fede, pena l'espulsione dal territorio distrettuale. Come appreso da Fides, il provvedimento è stato emanato visto il numero crescente di conversioni al cristianesimo in diversi villaggi. La decisione è stata resa nota il 21 settembre, nel corso di una riunione ufficiale di membri delle autorità civili con la popolazione del villaggio di Huay. All’incontro partecipavano abitanti di tutte le religioni. Diramata la notizia, i cristiani hanno respinto la decisione, sostenendo che il loro diritto alla libertà religiosa è garantito dalla Costituzione laotiana e dicendosi pronti a subire l’espulsione, pur di non abiurare alla fede cristiana.
In una nota inviata a Fides, l’Ong “Human Rights Watch for Lao Religious Freedom” (HRWLRF”) denuncia la mancata osservanza di questa norma costituzionale, spesso disattesa da funzionari civili locali, in numerosi distretti delle varie province. L’Ong invita il governo del Laos a far rispettare la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, ratificata dal Laos nel 2009. Il diritto di adottare una fede scelta liberamente, così come il diritto di manifestare pubblicamente il proprio culto, è confermato dall'articolo 16 della Convenzione. Il testo condanna qualsiasi forma di coercizione della libertà personale, inclusa la libertà di fede. HRWLRF esorta il governo del Laos a rispettare il diritto del popolo laotiano alla piena libertà religiosa, controllando le mosse e gli abusi dei funzionari civili locali e tutelando i cittadini laotiani di fede cristiana. (PA) (Agenzia Fides 25/9/2013)
In una nota inviata a Fides, l’Ong “Human Rights Watch for Lao Religious Freedom” (HRWLRF”) denuncia la mancata osservanza di questa norma costituzionale, spesso disattesa da funzionari civili locali, in numerosi distretti delle varie province. L’Ong invita il governo del Laos a far rispettare la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, ratificata dal Laos nel 2009. Il diritto di adottare una fede scelta liberamente, così come il diritto di manifestare pubblicamente il proprio culto, è confermato dall'articolo 16 della Convenzione. Il testo condanna qualsiasi forma di coercizione della libertà personale, inclusa la libertà di fede. HRWLRF esorta il governo del Laos a rispettare il diritto del popolo laotiano alla piena libertà religiosa, controllando le mosse e gli abusi dei funzionari civili locali e tutelando i cittadini laotiani di fede cristiana. (PA) (Agenzia Fides 25/9/2013)
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sabato 21 settembre 2013
no 130
ASIA/SIRIA - E’ falso il massacro di 130 cristiani ad Aleppo: no al conflitto settario
Aleppo (Agenzia Fides) – E’ del tutto falsa la notizia di un massacro di 130 cristiani ad Aleppo, che sarebbe stato compiuto da gruppi dell’opposizione siriana, come riportato nei giorni scorsi da mass media libanesi e alcuni siti web. Lo confermano a Fides autorevoli e diverse fonti nella città siriana. I cristiani di Aleppo vivono difficoltà, la drammatica situazione di conflitto, la paura o alcuni episodi di violenza, ma un massacro di quelle dimensioni è “del tutto infondato”: lo dicono fonti della Chiesa e lo confermano anche le forze di scurezza siriane.
Un sacerdote interpellato da Fides nota: “Tali notizie servono a diffondere terrore, soprattutto hanno l’obiettivo di innescare una guerra settaria. Vorrebbero anche indurre i cristiani ad armarsi, facendo sì che il conflitto assuma un volto sempre più confessionale e una piega pericolosa, vicina a quella della guerra del Libano. Inoltre sembrano preparare il terreno a una parcellizzazione dello stesso territorio siriano su base settaria. Questo va contro la storia, la cultura e il reale volto della società siriana, da sempre caratterizzata da pluralismo e multiformità, nella convivenza”.
Le fonti di Fides ricordano che “nella cosiddetta Valle dei cristiani, alcuni villaggi, lasciati in balia di attacchi di banditi armati, in aree fuori dai combattimenti, hanno accettato un sorta di militarizzazione, formando gruppi di autodifesa. Ma questo è contro l’orientamento generale della Chiesa in Siria: Vescovi e Patriarchi hanno sempre ribadito e oggi chiedono ai fedeli di non prendere le armi, di non cedere alla logica del conflitto e dello scontro, ma di essere sempre operatori di pace e apostoli di non violenza, anche a costo della vita. (PA) (Agenzia Fides 21/9/2013)
Un sacerdote interpellato da Fides nota: “Tali notizie servono a diffondere terrore, soprattutto hanno l’obiettivo di innescare una guerra settaria. Vorrebbero anche indurre i cristiani ad armarsi, facendo sì che il conflitto assuma un volto sempre più confessionale e una piega pericolosa, vicina a quella della guerra del Libano. Inoltre sembrano preparare il terreno a una parcellizzazione dello stesso territorio siriano su base settaria. Questo va contro la storia, la cultura e il reale volto della società siriana, da sempre caratterizzata da pluralismo e multiformità, nella convivenza”.
Le fonti di Fides ricordano che “nella cosiddetta Valle dei cristiani, alcuni villaggi, lasciati in balia di attacchi di banditi armati, in aree fuori dai combattimenti, hanno accettato un sorta di militarizzazione, formando gruppi di autodifesa. Ma questo è contro l’orientamento generale della Chiesa in Siria: Vescovi e Patriarchi hanno sempre ribadito e oggi chiedono ai fedeli di non prendere le armi, di non cedere alla logica del conflitto e dello scontro, ma di essere sempre operatori di pace e apostoli di non violenza, anche a costo della vita. (PA) (Agenzia Fides 21/9/2013)
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giovedì 19 settembre 2013
Droga secondo Exodus
T Avvenire has uploaded "Sono stata stupida"
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"Sono stata stupida"
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Exodus Cassino, per uscire dalle droghe
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E mentre si fomenta il fondamentalismo religioso, le “minoranze” ne pagano le conseguenze
ASIA/SIRIA - Un frate di Terra Santa: “No al confessionalismo: i siriani sono costretti al silenzio”
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – “Occorre separare religione e politica. Nulla è peggiore, in questa situazione, di un discorso confessionalista. La Siria è un paese pieno di diversità etniche e religiose. Tra cristiani e non cristiani si trovano opinioni politiche molto diverse, anche se oggi la maggior parte dei siriani è costretta al silenzio dalla violenza”. Lo spiega p. Bahjat Karakach OFM, frate siriano di Aleppo, maestro dei postulanti della “Custodia Terra Santa”, impegnato nella formazione dei giovani che intendono professare la regola di s. Francesco. L’Agenzia Fides lo ha intervistato.
P. Karakach, ha notizie dirette da Aleppo?
Secondo le informazioni che i nostri frati ci trasmettono, Aleppo è bloccata in una spirale di violenza. Da molto tempo le condizioni umanitarie sono ad alto rischio, in alcune zone mancano frequentemente elettricità e acqua, i viveri hanno prezzi elevatissimi, in un contesto di crescente povertà. Aleppo è la città che oggi soffre di più. La seconda città siriana è alimentata da una sola strada, controllata rigidamente dalle forze di opposizione che la aprono e chiudono come e quando vogliono.
Come si vive il carisma francescano di pace e prossimità a ogni uomo in tale drammatico contesto?
L'approccio semplice e cordiale verso ogni uomo fa parte del nostro Dna francescano. Mentre altre voci si sono alzate per armarsi o per fuggire, i nostri frati sono presenti accanto alla gente che soffre, armati solo della loro fede e carità. Noi francescani siamo impegnati in Siria soprattutto nel dare consolazione e vicinanza a tutti, cristiani e non cristiani. Ad Aleppo le nostre chiese sono a disposizione di alcune comunità cristiane di altre confessioni, impossibilitate a raggiungere le loro chiese per pregare. E i nostri conventi ospitano sfollati di diverse religioni. Tramite il nostro Ordine, aiuti materiali giungono alle persone più bisognose, senza alcuna discriminazione.
Secondo alcuni osservatori “i cristiani siriani sono vicini ad Assad”. Come risponde a questa semplificazione?
Credo occorra separare religione e politica. Nulla è peggiore, in questa situazione, di un discorso confessionalista. La Siria è un paese pieno di diversità etniche e religiose. E mentre si fomenta il fondamentalismo religioso, le “minoranze” ne pagano le conseguenze. Non solo i cristiani, ma tutte le minoranze vivono nel terrore di essere perseguitate e soppresse. Oggi sul terreno dell'opposizione prevale notevolmente la corrente fondamentalista. Vi sono anche individui e gruppi oppositori che non condividono l'ideologia qaedista, è vero, ma purtroppo contano poco sulla bilancia politica. Ciò non toglie che tra cristiani e non cristiani si trovano opinioni politiche molto diverse, anche se attualmente la maggior parte dei siriani – di tutte le appartenenze religiose ed etniche – è costretta al silenzio perché non condivide la violenza che devasta il paese.
Dopo la veglia per la pace del Papa e gli sforzi diplomatici della Santa Sede, come giudica le prospettive per una soluzione pacifica del conflitto?
Abbiamo tutti toccato il miracolo della veglia di preghiera celebrata dal Papa in piazza s. Pietro: subito dopo si è allontanato il pericolo dell'attacco militare sulla Siria. Con il digiuno e la preghiera noi cristiani possiamo alimentare la speranza e diffonderla laddove la gente è disperata. Dobbiamo lavorare per costruire la nuova Siria. Incoraggio tutti a mantenere lo spirito di verità e speranza, a non scendere a compromessi con la cultura della violenza. Tutti sappiamo che la soluzione impegna, oltre a noi siriani, molte altre nazioni, coinvolte direttamente o indirettamente nel conflitto. Tutti gli uomini di buona volontà hanno il dovere morale di sollecitare i loro governi a una soluzione di pace e dialogo in Siria: questo sarà un bene per tutta l'umanità.
(PA) (Agenzia Fides 19/9/2013)
P. Karakach, ha notizie dirette da Aleppo?
Secondo le informazioni che i nostri frati ci trasmettono, Aleppo è bloccata in una spirale di violenza. Da molto tempo le condizioni umanitarie sono ad alto rischio, in alcune zone mancano frequentemente elettricità e acqua, i viveri hanno prezzi elevatissimi, in un contesto di crescente povertà. Aleppo è la città che oggi soffre di più. La seconda città siriana è alimentata da una sola strada, controllata rigidamente dalle forze di opposizione che la aprono e chiudono come e quando vogliono.
Come si vive il carisma francescano di pace e prossimità a ogni uomo in tale drammatico contesto?
L'approccio semplice e cordiale verso ogni uomo fa parte del nostro Dna francescano. Mentre altre voci si sono alzate per armarsi o per fuggire, i nostri frati sono presenti accanto alla gente che soffre, armati solo della loro fede e carità. Noi francescani siamo impegnati in Siria soprattutto nel dare consolazione e vicinanza a tutti, cristiani e non cristiani. Ad Aleppo le nostre chiese sono a disposizione di alcune comunità cristiane di altre confessioni, impossibilitate a raggiungere le loro chiese per pregare. E i nostri conventi ospitano sfollati di diverse religioni. Tramite il nostro Ordine, aiuti materiali giungono alle persone più bisognose, senza alcuna discriminazione.
Secondo alcuni osservatori “i cristiani siriani sono vicini ad Assad”. Come risponde a questa semplificazione?
Credo occorra separare religione e politica. Nulla è peggiore, in questa situazione, di un discorso confessionalista. La Siria è un paese pieno di diversità etniche e religiose. E mentre si fomenta il fondamentalismo religioso, le “minoranze” ne pagano le conseguenze. Non solo i cristiani, ma tutte le minoranze vivono nel terrore di essere perseguitate e soppresse. Oggi sul terreno dell'opposizione prevale notevolmente la corrente fondamentalista. Vi sono anche individui e gruppi oppositori che non condividono l'ideologia qaedista, è vero, ma purtroppo contano poco sulla bilancia politica. Ciò non toglie che tra cristiani e non cristiani si trovano opinioni politiche molto diverse, anche se attualmente la maggior parte dei siriani – di tutte le appartenenze religiose ed etniche – è costretta al silenzio perché non condivide la violenza che devasta il paese.
Dopo la veglia per la pace del Papa e gli sforzi diplomatici della Santa Sede, come giudica le prospettive per una soluzione pacifica del conflitto?
Abbiamo tutti toccato il miracolo della veglia di preghiera celebrata dal Papa in piazza s. Pietro: subito dopo si è allontanato il pericolo dell'attacco militare sulla Siria. Con il digiuno e la preghiera noi cristiani possiamo alimentare la speranza e diffonderla laddove la gente è disperata. Dobbiamo lavorare per costruire la nuova Siria. Incoraggio tutti a mantenere lo spirito di verità e speranza, a non scendere a compromessi con la cultura della violenza. Tutti sappiamo che la soluzione impegna, oltre a noi siriani, molte altre nazioni, coinvolte direttamente o indirettamente nel conflitto. Tutti gli uomini di buona volontà hanno il dovere morale di sollecitare i loro governi a una soluzione di pace e dialogo in Siria: questo sarà un bene per tutta l'umanità.
(PA) (Agenzia Fides 19/9/2013)
okmusick.com ci parla di Mr Bernywood
MR. BERNYWOOD: in radio con il singolo 'MILF'
Già boom di click su YouTube La GHIRO Records presenta MILF l'esordio di Mr. BERNYWOOD da oggi in radio
lunedì 16 settembre 2013
mercoledì 11 settembre 2013
lunedì 9 settembre 2013
Hindo scrive a Obama
ASIA/SIRIA - L'Arcivescovo Hindo scrive a Obama: il mondo non vuole la guerra
Hassaké (Agenzia Fides) : “E' per la pace che vi scrivo, la nostra pace. E' contro la guerra che le scrivo, la vostra guerra”. Così monsignor Behnam Hindo, Arcivescovo siro-cattolico di Hassaké-Nisibi, si rivolge a Barack Obama in una lettera in cui chiede al Presidente Usa di fermare i suoi progetti di intervento militare in Siria.
La diocesi dell'Arcivescovo Hindo si trova nella provincia siriana nord-orientale di Jazira, in una regione che – scrive l'ecclesiastico – è chiusa in un blocco opprimente e totale e dove un milione e mezzo di persone soffrono “i tormenti della guerra, le distruzioni e la mancanza di tutto”.
Nella missiva, pervenuta all'Agenzia Fides, mons. Hindo critica duramente la strada imboccata dall'Amministrazione Usa. Forti dubbi vengono avanzati dall'Arcivescovo siriano anche sulle prove dell'uso di armi chimiche da parte del regime di Assad esibite dall'Amministrazione Usa per convincere la comunità internazionale della necessità di un intervento armato. Il consiglio rivolto al Presidente Usa è quello di aspettare ”i risultati della Commissione dell'ONU”. A ciò si aggiunge la supplica di “risparmiare i massacri, le distruzioni e altre sofferenze. Io – prosegue l'Arcivescovo siriano - scrivo a colui nel cui nome risuona l'espressione baraka, cioè benedizione (…). Benedizione per la vostra grande nazione, pace frutto di benedizioni per il mio popolo. Questi sono i miei desideri. Essi ora sono nelle mani di un premio Nobel per la pace”. (GV) (Agenzia Fides 9/9/2013).
La diocesi dell'Arcivescovo Hindo si trova nella provincia siriana nord-orientale di Jazira, in una regione che – scrive l'ecclesiastico – è chiusa in un blocco opprimente e totale e dove un milione e mezzo di persone soffrono “i tormenti della guerra, le distruzioni e la mancanza di tutto”.
Nella missiva, pervenuta all'Agenzia Fides, mons. Hindo critica duramente la strada imboccata dall'Amministrazione Usa. Forti dubbi vengono avanzati dall'Arcivescovo siriano anche sulle prove dell'uso di armi chimiche da parte del regime di Assad esibite dall'Amministrazione Usa per convincere la comunità internazionale della necessità di un intervento armato. Il consiglio rivolto al Presidente Usa è quello di aspettare ”i risultati della Commissione dell'ONU”. A ciò si aggiunge la supplica di “risparmiare i massacri, le distruzioni e altre sofferenze. Io – prosegue l'Arcivescovo siriano - scrivo a colui nel cui nome risuona l'espressione baraka, cioè benedizione (…). Benedizione per la vostra grande nazione, pace frutto di benedizioni per il mio popolo. Questi sono i miei desideri. Essi ora sono nelle mani di un premio Nobel per la pace”. (GV) (Agenzia Fides 9/9/2013).
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domenica 8 settembre 2013
Incidente alle Officine tecnosider
Investito da un carrello: in fin di vita un operaio di San Giorgio FOTO
Un ventiduenne del posto, Daniel Gonnella, che stava lavorando alle Officine Tecnosider è stato investito da un muletto. Ferito, ma lievemente, anche un camionista sloveno. È il secondo incidente in due giorni nella zona industriale
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