Fatti, scritti, immagini, video riguardanti i paesi della Bassa vicini a San Giorgio di Nogaro
giovedì 7 luglio 2011
ASIA/AFGHANISTAN - Solo il 48% della popolazione ha accesso all'acqua potabile
Kabul (Agenzia Fides) - Solo il 48% della popolazione afghana ha accesso all'acqua potabile e solo il 37% usa servizi sanitari bonificati. Questa situazione di emergenza si riflette con gravi implicazioni sulla salute, in particolare dei bambini. Mentre alcune zone del paese sono materiamente sprovviste di acqua, la maggior parte delle persone non ha accesso all'acqua potabile a causa delle infrastrutture inadeguate e della loro scorretta gestione, si legge in un rapporto del Centre for Policy and Human Development dell'Università di Kabul, pervenuto all'Agenzia Fides. "Nei tre decenni di sommosse che hanno sconvolto il paese, le infrastrutture per l'approvvigionamento dell'acqua sono state abbandonate o distrutte, mentre le istituzioni responsabili della distribuzione e gestione del servizio sono crollate" si legge nel rapporto dal titolo 'Afghanistan Human Development Report 2011'. "Circa il 73% della popolazione fa affidamento su strutture improvvisate e inadeguate per l'approvvigionamento dell'acqua, mentre le fonti d'acqua stanno diventando sempre più inquinate e sfruttate in luoghi come Kabul". Circa il 70% della popolazione urbana vive in aree non pianificate o insediamenti illegali, mentre il 95% non ha accesso a servizi igienici bonificati. A Kabul l'80% della popolazione vive in insediamenti non pianificati dove sono comuni la scarsa igiene e la mancanza di accesso all'acqua potabile. (AP) (7/7/2011 Agenzia Fides)
Domenica 10 LUglio 2011
XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
PRIMA LETTURA (Is 55,10-11)
La pioggia fa germogliare la terra.
Dal libro del profeta Isaìa
Così dice il Signore:
«Come la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme a chi semina
e il pane a chi mangia,
così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».
Parola di Dio
SALMO RESPONSORIALE (Sal 64)
Rit: Tu visiti la terra, Signore, e benedici i suoi germogli.
Tu visiti la terra e la disseti,
la ricolmi di ricchezze.
Il fiume di Dio è gonfio di acque;
tu prepari il frumento per gli uomini. Rit.
Così prepari la terra:
ne irrìghi i solchi, ne spiani le zolle,
la bagni con le piogge e benedici i suoi germogli. Rit.
Coroni l’anno con i tuoi benefici,
i tuoi solchi stillano abbondanza.
Stillano i pascoli del deserto
e le colline si cingono di esultanza. Rit.
I prati si coprono di greggi,
le valli si ammantano di messi:
gridano e cantano di gioia! Rit.
SECONDA LETTURA (Rm 8,18-23)
L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.
La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.
Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.
Parola di Dio
Canto al Vangelo (Mt 13,19.23)
Alleluia, alleluia.
Il seme è la parola di Dio,
il seminatore è Cristo:
chiunque trova lui, ha la vita eterna.
Alleluia.
VANGELO (Mt 13,1-23 (forma breve Mt 13,1-9))
Il seminatore uscì a seminare.
PRIMA LETTURA (Is 55,10-11)
La pioggia fa germogliare la terra.
Dal libro del profeta Isaìa
Così dice il Signore:
«Come la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme a chi semina
e il pane a chi mangia,
così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».
Parola di Dio
SALMO RESPONSORIALE (Sal 64)
Rit: Tu visiti la terra, Signore, e benedici i suoi germogli.
Tu visiti la terra e la disseti,
la ricolmi di ricchezze.
Il fiume di Dio è gonfio di acque;
tu prepari il frumento per gli uomini. Rit.
Così prepari la terra:
ne irrìghi i solchi, ne spiani le zolle,
la bagni con le piogge e benedici i suoi germogli. Rit.
Coroni l’anno con i tuoi benefici,
i tuoi solchi stillano abbondanza.
Stillano i pascoli del deserto
e le colline si cingono di esultanza. Rit.
I prati si coprono di greggi,
le valli si ammantano di messi:
gridano e cantano di gioia! Rit.
SECONDA LETTURA (Rm 8,18-23)
L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.
La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.
Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.
Parola di Dio
Canto al Vangelo (Mt 13,19.23)
Alleluia, alleluia.
Il seme è la parola di Dio,
il seminatore è Cristo:
chiunque trova lui, ha la vita eterna.
Alleluia.
VANGELO (Mt 13,1-23 (forma breve Mt 13,1-9))
Il seminatore uscì a seminare.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascoltala Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola , ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
Parola del Signore.
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta
Parola del Signore.
Preghiera dei fedeli
Dio Padre ci ha inviato il suo Figlio, il buon seminatore, che diffonde anche oggi la sua Parola. Chiediamogli che ci renda capaci di accoglierla con animo lieto e di viverla ogni giorno.
Preghiamo dicendo: Ascoltaci Signore.
1. Per
2. Perché i cristiani non si lascino catturare dalla logica del mondo, ma promuovano la pace e la concordia tra le nazioni, favorendo la comunione fraterna. Preghiamo.
3. Per i missionari, perché l’annuncio del Vangelo sia testimoniato da una vita coerente con gli ideali del Vangelo e dall’amore sincero a Cristo. Preghiamo.
4. Perché i giovani sappiano trovare momenti di silenzio e di ascolto della Parola, purificando il cuore e ispirando al Vangelo le loro scelte di vita. Preghiamo
5. Per i bambini, i ragazzi i giovani dell’oratorio perché possano passare questo periodo in serenità nei momenti di preghiera, laboratorio e gioco. Preghiamo.
6. Per la nostra comunità, perché la pratica religiosa non si riduca a stanca abitudine, ma sia occasione per l’accoglienza della Parola che si traduce nella comunione fraterna. Preghiamo.
Fa’, o Padre, che i semi del Vangelo ricevuti in questa liturgia mettano radici profonde nei nostri cuori, perché solo così possiamo essere testimoni della verità che ora accogliamo nella fede. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.
Fa’, o Padre, che i semi del Vangelo ricevuti in questa liturgia mettano radici profonde nei nostri cuori, perché solo così possiamo essere testimoni della verità che ora accogliamo nella fede. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.
UNA DONNA… MARSHA…COMANDANTE DI UNA NAVE..
fonte:http://www.collegionazionalecapitani.it/view_news.php?id_news=302
IN ITALIA NON SI TROVANO COMANDANTI E UFFICIALI UOMINI PER LA MARINA MERCANTILE ……….UNA DONNA… MARSHA…COMANDANTE DI UNA NAVE..
Marsha ha una passione per le piante grasse e per i peluche : ce ne sono davvero tanti da adornare il suo ufficio e la messroom,la sala da pranzo.Marsha fa parte di quel 2% circa di donne marittime su un totale di oltre 1 milione e duecentomila lavoratori. Ma l’aspetto forse più inconsueto è il ruolo di Marsha a bordo della nave general cargo Ivan Sergiyenko: altre volte era capitato infatti, di incontrare donne, radiotelegrafiste ,cuoche a bordo delle navi con equipaggi ucraini o russi, ma mai mi ero imbattuto in una donna….comandante!.
Marsha è ucraina , ma – oltre all’inglese e polacco – parla anche un po’ d’italiano, dice di averlo imparato nel corso delle numerose volte in cui la sua nave è approdata in porti italiani; durante l’incontro a bordo mi mostra alcune foto che ha appeso in una bacheca: il lungomare di Odessa e le vedute di kherson si mescolano a scorci di La Spezia.
Mi racconta di essere venuta per la prima volta a Porto Nogaro nella seconda metà degli anni ’80, quando ancora non rivestiva il ruolo di Comandante,
Marsha ha l’aria di chi è abituata allo stupore delle persone che ha di fronte, e con pazienza racconta di sé, di suo figlio a cui trasmesso l’amore per il mare e la navigazione, che ha voluto seguire le orme della madre ed è attualmente secondo ufficiale, della durezza della vita che ha scelto, ma anche delle soddisfazioni ottenute in tanti anni sulle navi.
Mi chiede se vogliamo fare un giro a bordo della sua nave: mi conduce alla plancia di comando, mi mostra le carte, sulle quali le sue dita scorrono sicure, mentre illustra le rotte che la nave deve seguire per risalire l’Aussa-Corno; passiamo nella messroom, e qui Marsha racconta un episodio accaduto diversi anni fa, di cui conserva ancora in una cornice un articolo di giornale, ormai quasi ingiallito.
La nave stava navigando da Istanbul verso Odessa, quando venne sorpresa da una forte tempesta.
Marsha si appella a Dio, e giura che – se tutti arriveranno sani e salvi – farà subito celebrare a bordo una Santa Messa. La foto sul giornale del Pope insieme all’equipaggio testimonia che la celebrazione ha rappresentato il momento di ringraziamento a Dio per il dono ricevuto.
Questo modo mi fa pensare a quei Comandanti che a bordo si adegiano a Dio e non capiscono che sono grandi uomini di mare che devono dare conto a un loro Supremo che non à di questa terra e/o mare.
Marsha mi saluta chiedendo di fare una foto insieme : si scioglie i capelli, li sistema e sorride. Mi manderà la foto via mail..
Arrivederci Marsha, pakà.
Storaci Cap.Angelo
Marsha ha una passione per le piante grasse e per i peluche : ce ne sono davvero tanti da adornare il suo ufficio e la messroom,la sala da pranzo.Marsha fa parte di quel 2% circa di donne marittime su un totale di oltre 1 milione e duecentomila lavoratori. Ma l’aspetto forse più inconsueto è il ruolo di Marsha a bordo della nave general cargo Ivan Sergiyenko: altre volte era capitato infatti, di incontrare donne, radiotelegrafiste ,cuoche a bordo delle navi con equipaggi ucraini o russi, ma mai mi ero imbattuto in una donna….comandante!.
Marsha è ucraina , ma – oltre all’inglese e polacco – parla anche un po’ d’italiano, dice di averlo imparato nel corso delle numerose volte in cui la sua nave è approdata in porti italiani; durante l’incontro a bordo mi mostra alcune foto che ha appeso in una bacheca: il lungomare di Odessa e le vedute di kherson si mescolano a scorci di La Spezia.
Mi racconta di essere venuta per la prima volta a Porto Nogaro nella seconda metà degli anni ’80, quando ancora non rivestiva il ruolo di Comandante,
Marsha ha l’aria di chi è abituata allo stupore delle persone che ha di fronte, e con pazienza racconta di sé, di suo figlio a cui trasmesso l’amore per il mare e la navigazione, che ha voluto seguire le orme della madre ed è attualmente secondo ufficiale, della durezza della vita che ha scelto, ma anche delle soddisfazioni ottenute in tanti anni sulle navi.
Mi chiede se vogliamo fare un giro a bordo della sua nave: mi conduce alla plancia di comando, mi mostra le carte, sulle quali le sue dita scorrono sicure, mentre illustra le rotte che la nave deve seguire per risalire l’Aussa-Corno; passiamo nella messroom, e qui Marsha racconta un episodio accaduto diversi anni fa, di cui conserva ancora in una cornice un articolo di giornale, ormai quasi ingiallito.
La nave stava navigando da Istanbul verso Odessa, quando venne sorpresa da una forte tempesta.
Marsha si appella a Dio, e giura che – se tutti arriveranno sani e salvi – farà subito celebrare a bordo una Santa Messa. La foto sul giornale del Pope insieme all’equipaggio testimonia che la celebrazione ha rappresentato il momento di ringraziamento a Dio per il dono ricevuto.
Questo modo mi fa pensare a quei Comandanti che a bordo si adegiano a Dio e non capiscono che sono grandi uomini di mare che devono dare conto a un loro Supremo che non à di questa terra e/o mare.
Marsha mi saluta chiedendo di fare una foto insieme : si scioglie i capelli, li sistema e sorride. Mi manderà la foto via mail..
Arrivederci Marsha, pakà.
Storaci Cap.Angelo
martedì 5 luglio 2011
ilfriuli.it ci informa su Palma
ASIA/IRAQ - Per i bambini il paese è uno dei più insicuri al mondo
Baghdad (Agenzia Fides) - Decenni di guerra e sanzioni internazionali hanno trasformato l'Iraq in uno dei luoghi più insicuri per i bambini nel Medio Oriente e nel nord Africa. Nel paese, infatti, ci sono circa 3 milioni e mezzo di bambini poveri, 1 milione e mezzo con meno di 5 anni sono denutriti, ogni giorno ne muoiono 100. Secondo le stime dell'UNICEF, il governo dovrebbe fare di più per i minori. Per raggiungere gli obiettivi di sviluppo del millennio (MDGs) indicati dall'Onu, oltre 400 mila bambini iracheni denutriti dovrebbero ricevere un'alimentazione adeguata, e circa 700 mila dovrebbero essere iscritti a scuola. Il tasso di mortalità infantile dovrebbe essere ridotto di 100 mila unità, e circa 3 milioni di bambini necessiterebbero di una adeguata assistenza sanitaria.
Inoltre questi piccoli sono spesso sfruttati come bambini soldato e kamikaze, perchè suscitano meno sospetto e si possono muovere più facilmente ai posti di blocco, vengono anche utilizzati per attirare le forze di sicurezza in imboscate. La (Shia) Mahdi Army avrebbe reclutato e usato i bambini soldato sin dall'inizio dei conflitti. Nel 2008 ne sono stati uccisi circa 376 e feriti 1.594, nel 2009 ne sono stati uccisi 362 e feriti 1.044. Nel 2010 le vittime sono state almeno 194 e i feriti 232, principalmente a Baghdad e nei governatorati di Diyala e Ninewa. Un'altra minaccia per i bambini è costituita dai residui bellici inesplosi, che mietono vittime e causano danni a lungo termine. Sul territorio iracheno ci sono circa 2,66 milioni di bombe a grappolo e 20 milioni di mine, distribuite su un territorio di oltre 1.700 km quadrati. (AP) (5/7/2011 Agenzia Fides)
Inoltre questi piccoli sono spesso sfruttati come bambini soldato e kamikaze, perchè suscitano meno sospetto e si possono muovere più facilmente ai posti di blocco, vengono anche utilizzati per attirare le forze di sicurezza in imboscate. La (Shia) Mahdi Army avrebbe reclutato e usato i bambini soldato sin dall'inizio dei conflitti. Nel 2008 ne sono stati uccisi circa 376 e feriti 1.594, nel 2009 ne sono stati uccisi 362 e feriti 1.044. Nel 2010 le vittime sono state almeno 194 e i feriti 232, principalmente a Baghdad e nei governatorati di Diyala e Ninewa. Un'altra minaccia per i bambini è costituita dai residui bellici inesplosi, che mietono vittime e causano danni a lungo termine. Sul territorio iracheno ci sono circa 2,66 milioni di bombe a grappolo e 20 milioni di mine, distribuite su un territorio di oltre 1.700 km quadrati. (AP) (5/7/2011 Agenzia Fides)
lunedì 4 luglio 2011
venerdì 1 luglio 2011
XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
PRIMA LETTURA (Zc 9,9-10)
Ecco, a te viene il tuo re umile.
Dal libro del profeta Zaccarìa
Così dice il Signore:
«Esulta grandemente, figlia di Sion,
giubila, figlia di Gerusalemme!
Ecco, a te viene il tuo re.
Egli è giusto e vittorioso,
umile, cavalca un asino,
un puledro figlio d’asina.
Farà sparire il carro da guerra da Èfraim
e il cavallo da Gerusalemme,
l’arco di guerra sarà spezzato,
annuncerà la pace alle nazioni,
il suo dominio sarà da mare a mare
e dal Fiume fino ai confini della terra».
Parola di Dio
SALMO RESPONSORIALE (Sal 144)
Rit: Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.
O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre. Rit.
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature. Rit.
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza. Rit.
Fedele è il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto. Rit.
SECONDA LETTURA (Rm 8,9.11-13)
Se mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.
Parola di Dio
Canto al Vangelo (Cf Mt 11, 25)
Alleluia, alleluia.
Ti rendo lode, Padre,
Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.
Alleluia.
VANGELO (Mt 11,25-30)
Io sono mite e umile di cuore.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Parola del Signore
Preghiera dei fedeli
PRIMA LETTURA (Zc 9,9-10)
Ecco, a te viene il tuo re umile.
Dal libro del profeta Zaccarìa
Così dice il Signore:
«Esulta grandemente, figlia di Sion,
giubila, figlia di Gerusalemme!
Ecco, a te viene il tuo re.
Egli è giusto e vittorioso,
umile, cavalca un asino,
un puledro figlio d’asina.
Farà sparire il carro da guerra da Èfraim
e il cavallo da Gerusalemme,
l’arco di guerra sarà spezzato,
annuncerà la pace alle nazioni,
il suo dominio sarà da mare a mare
e dal Fiume fino ai confini della terra».
Parola di Dio
SALMO RESPONSORIALE (Sal 144)
Rit: Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.
O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre. Rit.
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature. Rit.
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza. Rit.
Fedele è il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto. Rit.
SECONDA LETTURA (Rm 8,9.11-13)
Se mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.
Parola di Dio
Canto al Vangelo (Cf Mt 11, 25)
Alleluia, alleluia.
Ti rendo lode, Padre,
Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.
Alleluia.
VANGELO (Mt 11,25-30)
Io sono mite e umile di cuore.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Parola del Signore
Preghiera dei fedeli
C – Fratelli e sorelle, benediciamo Dio, Signore del cielo e della terra, per tutti i suoi benefici e invochiamo dalla sua tenerezza di Padre sostegno e coraggio per la nostra vita.
L - Preghiamo insieme e diciamo:
Guida e sostieni il tuo popolo, Signore.
1. Per la Chiesa, perché sia sempre animata da umiltà e coraggio nell’annunciare il Vangelo di Gesù a tutti gli uomini, preghiamo.
2. Per coloro che sono stanchi e oppressi, per tutti coloro che sono sfiduciati e soffrono, perché anche attraverso la preghiera e la testimonianza dei credenti scoprano come Dio è sempre fedele alle sue promesse, preghiamo.
3. Per tutti gli uomini e le donne del nostro tempo, perché, accogliendo il messaggio del Vangelo e la testimonianza di molti cristiani, si allontanino dalle strade di iniquità percorrendo le vie della pace e della riconciliazione, preghiamo.
4. Per la nostra Comunità parrocchiale, perché sappia rinnovare ogni giorno il suo impegno nel segno della carità, riconoscendo in ogni uomo il Cristo che chiede di essere accolto e servito, preghiamo.
5. Per ciascuno di noi, perché dalla partecipazione all’Eucaristia riceva la forza per vivere nella speranza e nell’amore, offrendo le gioie e le fatiche di ogni giorno come canto di benedizione e sacrificio spirituale gradito a Dio, preghiamo.
C – O Dio, che ti riveli ai piccoli e doni ai miti l’eredità del tuo regno, rendici poveri, liberi ed esultanti, a imitazione del Cristo tuo Figlio, per portare con lui il giogo soave della croce e annunziare agli uomini la gioia che viene da te. Per Cristo nostro Signore. T - Amen.
giovedì 30 giugno 2011
Scola va a Milano E lascia Venezia in mano a Pizziol
LA NOMINA DEL PAPA. Toto-candidati in Laguna: c'è il vicentino Parolin
Clikka per Giornale di Vicenza e Leggi
mercoledì 29 giugno 2011
Si è spento mons. Domenico Pecile
Già vescovo di Latina, da tre anni risiedeva alla Fraternità sacerdotale
UDINE (29 giugno, ore 18.20) - Lutto nella Chiesa friulana per la morte di mons. Domenico Pecile, già vescovo di Terracina – Latina Priverno e Sezze.
Nato a San Vito di Fagagna, il 9 ottobre 1922; fu ordinato presbitero nel 1948. Segretario di un altro vescovo friulano a Latina, mons. Emilio Pizzoni, fu poi cancelliere della curia e arciprete della Cattedrale di Udine. Fu vescovo a Latina del 1984 al 1998, poi vicario capitolare di San Giovanni in Laterano.
Da tre anni per il peggiorare delle sue condizioni di salute era ospitato alla fraternità sacerdotale.
I funerali di mons. Domenico Pecile si svolgeranno probabilmente sabato prossimo in cattedrale a Udine e saranno presieduti dall’Arcivescovo mons. Andrea Bruno Mazzocato.
martedì 28 giugno 2011
Il Patriarca di Venezia successore del card. Tettamanzi
VENEZIA (28 giugno, ore 18.30) - Oggi Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Milano presentata dal card. Dionigi Tettamanzi, in conformità al can. 401 § 1 del codice di Diritto canonico, e ha nominato arcivescovo metropolita di Milano il card. Angelo Scola, finora patriarca di Venezia. "Nel solco ideale del magistero dei suoi predecessori, e in particolare della straordinaria figura di sant'Ambrogio, sono certo che l'operato di Sua Eminenza sarà fonte d’ispirazione per la ricerca del bene comune, in spirito di concordia e di solidarietà, da parte di tutte le forze civili e sociali", ha scritto nel suo messaggio augurale al neoarcivescovo di Milano il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, auspicando il proseguimento, “anche a Milano”, del “proficuo lavoro avviato a Venezia in favore della reciproca comprensione tra le religioni, basata sui valori dell'accoglienza e del mutuo rispetto".
La “Chiesa madre”. “Lasciare Venezia dopo quasi dieci anni domanda sacrificio. D’altro canto la Chiesa di Milano è la mia Chiesa madre. In essa sono nato e sono stato simultaneamente svezzato alla vita e alla fede”. È quanto scrive il neoeletto arcivescovo di Milano, card. Angelo Scola, nel suo primo messaggio di saluto alla diocesi ambrosiana chiedendo a tutti, vescovi, presbiteri e laici, “l’accoglienza della fede e la carità della preghiera. Lo chiedo in particolare alle famiglie, anche in vista del VII Incontro mondiale”. “Vi assicuro che il mio cuore ha già fatto spazio a tutti e a ciascuno – prosegue l’arcivescovo eletto –. Sono preso a servizio di una Chiesa che lo Spirito ha arricchito di preziosi e variegati tesori di vita cristiana dall’origine fino ai nostri giorni. Lo abbiamo visto, pieni di gratitudine, anche nelle beatificazioni di domenica scorsa. Mi impegno a svolgere questo servizio favorendo la pluriformità nell’unità. Sono consapevole dell’importanza della Chiesa ambrosiana per gli sviluppi dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso”.
Con umile e realistica fiducia. Rivolgendosi alle autorità civili, il card. Scola dichiara: “Vengo a voi con animo aperto e sentimenti di simpatia e oso sperare da parte vostra atteggiamenti analoghi verso di me. Chiedo al Signore di potermi inserire, con umile e realistica fiducia, nella lunga catena degli arcivescovi che si sono spesi per la nostra Chiesa”. “Ho bisogno di voi, di tutti voi, del vostro aiuto, ma soprattutto, in questo momento, del vostro affetto”, prosegue il porporato chiedendo in particolare la preghiera dei bambini, degli anziani, degli ammalati, dei più poveri ed emarginati. “Lo scambio d’amore con loro, ne sono certo, è ancor oggi prezioso alimento per l’operosità dei mondi che hanno fatto e fanno grande Milano: dalla scuola all’università, dal lavoro all’economia, alla politica, al mondo della comunicazione e dell’editoria, alla cultura, all’arte, alla magnanima condivisione sociale...”. Un augurio “particolare” alle migliaia di persone impegnate negli oratori, nei campi scuola, nelle vacanze guidate e “in special modo ai giovani” che si preparano alla Gmg di Madrid. Infine la manifestazione dell’“intenso affetto collegiale” ai cardinali Carlo Maria Martini e Dionigi Tettamanzi.
Uno scambio d’amore. Alla comunità veneziana convocata alle 12 di oggi nel Palazzo patriarcale il card. Scola ha dichiarato: “Potete ben capire come non sia facile per me darvi questa notizia... Vi dico semplicemente che ho accolto in obbedienza la decisione del Papa perché è il Papa”. “Debbo riconoscere – ha proseguito – che in questo momento il mio cuore è un po’ travagliato”; tuttavia molto più che gli “argomenti di carattere personale, conta la disposizione ad accogliere il disegno di Dio nella mia vita” che “passa dall’azione dello Spirito Santo nella Chiesa e in essa, in modo speciale, dal ministero del Santo Padre”. “Dio è sempre più grande e il Suo disegno su di noi, quando è accolto con animo aperto, è sempre il più conveniente, non solo per la propria persona ma anche per quanti ci sono stati affidati”. Di qui l’esortazione: “Siamo chiamati a guardare il disegno del Padre, voi e io insieme, con gli occhi e il cuore di chi ama la Chiesa nella sua splendente universalità che poggia su un’incessante comunione tra le Chiese particolari”. “Voglio vivere questa nomina come uno scambio di amore”, ha assicurato il card. Scola. “Con questo spirito accolgo la decisione del Santo Padre e chiedo a voi di fare parimenti”.
Scola a Milano Totoprevisioni in moto!
Venezia, 28 giu. (TMNews) - Il patriarca di Venezia, cardinale Angelo Scola, sempre più vicino all'Arcidiocesi di Milano. Il Cardinale ha convocato un incontro straordinario alle 12 con stampa e vertici della Chiesa veneziana per il probabile annuncio delle sue dimissioni a causa del trasferimento alla guida della curia milanese. Nella giornata di oggi, infatti, è atteso l'annuncio ufficiale del Vaticano sulle scelte di Papa Benedetto XVI per la successione di Dionigi Tettamamnzi a Milano e, di conseguenza, di Scola a Venezia. In pole position per la successione di Scola a Patriarca di Venezia viene dato monsignor Pietro Parolin, della Diocesi di Vicenza, ma sono in salita le quotazioni anche di Giampaolo Crepaldi, vescovo di Trieste e dell' Arcivescovo di Udine Andrea Bruno Mazzocato, trevigiano
Da Sete Di Parola: i Santi del 29 giugno
Mercoledì 29 giugno 2011
pubblicata da Sete di Parola il giorno martedì 28 giugno 2011 alle ore 19.39
Dal Vangelo secondo Matteo 16,13-19
Tu sei Pietro, a te darò le chiavi del regno dei cieli.
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
SPUNTI DI RIFLESSIONE (mons. Roberto Brunelli)
E' tale l'importanza dei santi Pietro e Paolo che quando, come quest'anno, la loro festa cade in domenica la liturgia sospende il normale corso delle celebrazioni. I due santi, in quanto apostoli, sono importanti per tutta la Chiesa, la quale proclama sé stessa "una, santa, cattolica e apostolica"; lo sono poi a maggior ragione per quei cristiani che, come i mantovani, seguono il rito romano, vale a dire quello adottato a Roma, la città dove i due apostoli hanno coronato col martirio la loro vita terrena e hanno tuttora, entro splendide basiliche, il loro venerato sepolcro, da sempre frequentatissima meta di pellegrinaggi. Quest'anno l'attenzione si appunta in particolare su Paolo. Di lui si sa molto, ma non la data di nascita; poiché si ritiene sia avvenuta tra l'anno 5 e il 10 dopo Cristo, per non lasciar cadere il bimillenario, il papa ha deciso di celebrarlo a cominciare da oggi con un "Anno Paolino", denso di iniziative volte a cogliere meglio i doni che tramite lui il Signore ha fatto alla Chiesa e al mondo intero. Tramite lui: la sua vita, quale è narrata negli Atti degli apostoli , e il suo insegnamento, quale emerge in particolare dalle sue tredici intense Lettere, di cui ogni domenica si legge un brano. Per verità, in Paolo vita e dottrina non si possono scindere; egli ha insegnato, instancabile pur tra mille pericoli e ostilità, quello che ha compreso a partire dalla sua stessa esperienza. Cinque o sei anni dopo la conclusione della vita terrena di Gesù, il giovane Saulo, come allora si chiamava, pieno di zelo per il Dio dei suoi padri, riteneva suo dovere combattere i traditori, divenuti seguaci di quel rabbi di Nazaret che si ostinavano a dichiarare risorto dai morti. Allo scopo aveva partecipato alla lapidazione del primo martire, Stefano, e riuscì a ottenere dai capi del popolo ebraico l'autorizzazione di andare ad arrestare gli ebrei cristiani dimoranti a Damasco. Alla testa di un drappello di soldati era ormai prossimo alla città, quando una luce accecante lo gettò a terra, e una voce gli chiese: "Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?" La risposta fu un'altra domanda: "Chi sei, tu?" E la voce: "Io sono quel Gesù che tu perseguiti". Sconvolgente. Egli non aveva conosciuto Gesù, non l'aveva ascoltato parlare né visto guarire; avrà saputo che era morto in croce, e con ciò riteneva conclusa la vicenda. Ecco ora che il Crocifisso si manifestava vivo, e dunque risorto come sostenevano i suoi seguaci; non solo, egli riteneva fatto a sé quello che facevano ai suoi amici: "perché mi perseguiti?" A partire da questi elementi, egli si mise a riflettere, si informò adeguatamente su Gesù e giunse alla conversione, di cui in certo modo è segno il cambio del nome: dall'ebraico Saulo al romano Paolo. Alla conversione seguì dapprima un silenzioso ritiro nella sua città natale, Tarso; poi però, sollecitato dai compagni di fede, egli cominciò un'intensa attività apostolica, rivolta ai componenti del suo stesso popolo, ma anche e soprattutto ai pagani. Senza
nascondere di essere stato un persecutore di quella fede che ora poteva annunciare, per averne sperimentato di persona i fondamenti; una fede basata sull'amore di Gesù per gli uomini, da ricambiare amando coloro in cui Gesù si identifica.
PER LA PREGHIERA (Cardinal Carlo Maria Martini)
Padre dell'umanità, Signore della storia,
guarda questo continente europeo
al quale tu hai inviato tanti filosofi, legislatori e saggi,
precursori della fede nel tuo Figlio morto e risorto.
Guarda questi popoli evangelizzati da Pietro e Paolo,
dai profeti, dai monaci, dai santi;
guarda queste regioni bagnate dal sangue dei martiri
e toccate dalla voce dei Riformatori.
Guarda i popoli uniti da tanti legami
ma anche divisi, nel tempo, dall'odio e dalla guerra.
Donaci di lavorare per una Europa dello Spirito
fondata non soltanto sugli accordi economici,
ma anche sui valori umani ed eterni.
Una Europa capace di riconciliazioni etniche ed ecumeniche,
pronta ad accogliere lo straniero, rispettosa di ogni dignità.
Donaci di assumere con fiducia il nostro dovere
di suscitare e promuovere un' intesa tra i popoli
che assicuri per tutti i continenti,
la giustizia e il pane, la libertà e la pace.

Tu sei Pietro, a te darò le chiavi del regno dei cieli.
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
SPUNTI DI RIFLESSIONE (mons. Roberto Brunelli)
E' tale l'importanza dei santi Pietro e Paolo che quando, come quest'anno, la loro festa cade in domenica la liturgia sospende il normale corso delle celebrazioni. I due santi, in quanto apostoli, sono importanti per tutta la Chiesa, la quale proclama sé stessa "una, santa, cattolica e apostolica"; lo sono poi a maggior ragione per quei cristiani che, come i mantovani, seguono il rito romano, vale a dire quello adottato a Roma, la città dove i due apostoli hanno coronato col martirio la loro vita terrena e hanno tuttora, entro splendide basiliche, il loro venerato sepolcro, da sempre frequentatissima meta di pellegrinaggi. Quest'anno l'attenzione si appunta in particolare su Paolo. Di lui si sa molto, ma non la data di nascita; poiché si ritiene sia avvenuta tra l'anno 5 e il 10 dopo Cristo, per non lasciar cadere il bimillenario, il papa ha deciso di celebrarlo a cominciare da oggi con un "Anno Paolino", denso di iniziative volte a cogliere meglio i doni che tramite lui il Signore ha fatto alla Chiesa e al mondo intero. Tramite lui: la sua vita, quale è narrata negli Atti degli apostoli , e il suo insegnamento, quale emerge in particolare dalle sue tredici intense Lettere, di cui ogni domenica si legge un brano. Per verità, in Paolo vita e dottrina non si possono scindere; egli ha insegnato, instancabile pur tra mille pericoli e ostilità, quello che ha compreso a partire dalla sua stessa esperienza. Cinque o sei anni dopo la conclusione della vita terrena di Gesù, il giovane Saulo, come allora si chiamava, pieno di zelo per il Dio dei suoi padri, riteneva suo dovere combattere i traditori, divenuti seguaci di quel rabbi di Nazaret che si ostinavano a dichiarare risorto dai morti. Allo scopo aveva partecipato alla lapidazione del primo martire, Stefano, e riuscì a ottenere dai capi del popolo ebraico l'autorizzazione di andare ad arrestare gli ebrei cristiani dimoranti a Damasco. Alla testa di un drappello di soldati era ormai prossimo alla città, quando una luce accecante lo gettò a terra, e una voce gli chiese: "Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?" La risposta fu un'altra domanda: "Chi sei, tu?" E la voce: "Io sono quel Gesù che tu perseguiti". Sconvolgente. Egli non aveva conosciuto Gesù, non l'aveva ascoltato parlare né visto guarire; avrà saputo che era morto in croce, e con ciò riteneva conclusa la vicenda. Ecco ora che il Crocifisso si manifestava vivo, e dunque risorto come sostenevano i suoi seguaci; non solo, egli riteneva fatto a sé quello che facevano ai suoi amici: "perché mi perseguiti?" A partire da questi elementi, egli si mise a riflettere, si informò adeguatamente su Gesù e giunse alla conversione, di cui in certo modo è segno il cambio del nome: dall'ebraico Saulo al romano Paolo. Alla conversione seguì dapprima un silenzioso ritiro nella sua città natale, Tarso; poi però, sollecitato dai compagni di fede, egli cominciò un'intensa attività apostolica, rivolta ai componenti del suo stesso popolo, ma anche e soprattutto ai pagani. Senza
nascondere di essere stato un persecutore di quella fede che ora poteva annunciare, per averne sperimentato di persona i fondamenti; una fede basata sull'amore di Gesù per gli uomini, da ricambiare amando coloro in cui Gesù si identifica.
PER LA PREGHIERA (Cardinal Carlo Maria Martini)
Padre dell'umanità, Signore della storia,
guarda questo continente europeo
al quale tu hai inviato tanti filosofi, legislatori e saggi,
precursori della fede nel tuo Figlio morto e risorto.
Guarda questi popoli evangelizzati da Pietro e Paolo,
dai profeti, dai monaci, dai santi;
guarda queste regioni bagnate dal sangue dei martiri
e toccate dalla voce dei Riformatori.
Guarda i popoli uniti da tanti legami
ma anche divisi, nel tempo, dall'odio e dalla guerra.
Donaci di lavorare per una Europa dello Spirito
fondata non soltanto sugli accordi economici,
ma anche sui valori umani ed eterni.
Una Europa capace di riconciliazioni etniche ed ecumeniche,
pronta ad accogliere lo straniero, rispettosa di ogni dignità.
Donaci di assumere con fiducia il nostro dovere
di suscitare e promuovere un' intesa tra i popoli
che assicuri per tutti i continenti,
la giustizia e il pane, la libertà e la pace.

INTENZIONE MISSIONARIA MESE DI LUGLIO
"Per le religiose che operano nei territori di missione, affinché siano testimoni della gioia del Vangelo e segno vivente dell'amore di Cristo" - Commento all'Intenzione Missionaria di luglio 2011
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Il beato Papa Giovanni Paolo II affermava che le parole di S. Paolo, "l'amore del Cristo ci possiede" (2 Cor 5, 14), dovrebbero essere uno stimolo per i religiosi ad evangelizzare in terra di missione, dal momento che è compito delle persone consacrate lavorare in tutto il mondo per consolidare ed espandere il Regno di Cristo, portando l'annuncio del Vangelo ovunque, anche nelle regioni più lontane (cfr. VC 78).
Non bisogna dimenticare che la vita consacrata è parte essenziale della Chiesa, appartiene indiscutibilmente al mistero della sua vita e della sua santità (cfr. LG 44). Nelle Chiese di nuova fondazione la presenza della vita consacrata è necessaria, in quanto rivela la realtà di tutta la Chiesa, mostrandone così l'intera sua ricchezza.
I religiosi e le religiose hanno lasciato tutto per seguire Cristo, facendone la loro unica ricchezza e il loro unico tesoro. Per amore di Lui, per imitarlo più da vicino e seguendo il suo invito, hanno abbracciato il suo stile di vita in povertà, castità e obbedienza al Padre, dimostrando così che Dio merita di essere amato sopra ogni cosa. Coloro che amano Dio in questo modo, devono necessariamente amare i loro fratelli, e non possono restare indifferenti di fronte al fatto che molti di loro non conoscono ancora la piena manifestazione dell'amore di Dio in Cristo.
Certamente di fronte alla scarsità di vocazioni di cui soffrono alcuni istituti, si può essere tentati di pensare che non è possibile destinare alcuni membri al servizio delle missioni. Invece è solo donandola che la fede si rafforza, e Dio continua a benedire la generosità di chi, come la vedova del Vangelo, offre tutto quello che ha.
Dalla generosità scaturisce la gioia. Il cristianesimo è caratterizzato dalla gioia, come ha promesso il Signore: "nessuno potrà togliervi la vostra gioia" (Gv 16, 22). E' questa gioia della vittoria di Cristo che i missionari annunciano con la propria vita, sapendo che il Signore ci ha guadagnato la gioia con il dono totale di sé stesso, e quelli che vogliono essere messaggeri di gioia devono anche vivere così. Persone vicine alla beata Teresa di Calcutta hanno affermato, parlando della sua gioia, che questa era il frutto della beatitudine della sottomissione. Cercò di non rifiutare nulla a Dio nella sua vita, e dalla consegna alla sua volontà, scaturì una gioia incrollabile che la missionaria portò dappertutto.
Gesù Cristo è l'amore di Dio fatto carne per noi. Annunciarlo significa essere testimoni del suo amore per ogni uomo, attraverso un amore che si manifesta in azioni concrete. Ma il missionario deve sapere andare sempre alla fonte dell'amore. "È pertanto Dio, che è Amore, a condurre la Chiesa verso le frontiere dell'umanità e a chiamare gli evangelizzatori ad abbeverarsi 'a quella prima originaria sorgente che è Gesù Cristo, dal cui cuore trafitto scaturisce l'amore di Dio'. Solo da questa fonte si possono attingere l'attenzione, la tenerezza, la compassione, l'accoglienza, la disponibilità, l'interessamento ai problemi della gente, e quelle altre virtù necessarie ai messaggeri del Vangelo per lasciare tutto e dedicarsi completamente e incondizionatamente a spargere nel mondo il profumo della carità di Cristo". (Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2008, n.2).
La Vergine Maria, che si fece missionaria portando ad Elisabetta la gioia della salvezza che si era fatta carne nel suo grembo, sostenga e rafforzi tutti i religiosi e le religiose che operano nelle missioni per far conoscere agli uomini l'amore di Dio. (Agenzia Fides 28/06/2011)
lunedì 27 giugno 2011
ASIA/CINA - Mandato missionario a 305 laici della parrocchia di Fu Shun, un segno della vitalità della diocesi di Liao Ning
Fu Shun (Agenzia Fides) - Ben 305 missionari laici, divisi in 11 gruppi, della parrocchia di Fu Shun della diocesi di Liao Ning, hanno ricevuto il mandato missionario dal parroco nella solennità di Pentecoste, confermando così la loro disponibilità ad essere fedeli al servizio della pastorale e dell'evangelizzazione per i prossimi due anni. Secondo le informazioni raccolte dall'Agenzia Fides, il parroco ha consegnato l'attestato del mandato e la croce a tutti i 305 laici, perché svolgano la loro missione nelle comunità ecclesiali di base. È un segno della vitalità della diocesi di Liao Ning, guidata dal giovane Vescovo Paolo Pei Jun Min, 43 anni, approvato dalla Santa Sede e consacrato nel 2006. L'evangelizzazione, la pastorale e la formazione sono le priorità assolute della diocesi. Dal 5 al 6 luglio la diocesi ha organizzato un seminario di studio sul tema "Attualità e sviluppo nel futuro della Chiesa in Cina secondo l'ecclesiologia del Concilio Vaticano II" per aiutare i sacerdoti a conoscere la realtà della Chiesa ed il magistero conciliare.
La parrocchia di Fu Shun, che oggi appartiene alla diocesi di Shen Yang ma in origine era parte della diocesi di Fu Shen, affidata ai missionari di Maryknoll, conta attualmente più di 7.000 fedeli. E'una comunità molto attiva, e tutti i suoi parroci hanno sempre dato la massima importanza alla formazione ed all'evangelizzazione. Secondo le informazioni fornite dalla diocesi di Laio Ning, l'attuale diocesi è stata formata nel 1983 raggruppando le 4 diocesi di Shen Yang, Ying Kou. Fu Shun e Re He. Oggi la diocesi si divide in 5 decanati, conta più di centomila fedeli, un Vescovo, una novantina di sacerdoti, due congregazioni religiose diocesane (le suore del Sacro Cuore di Maria, con più di cento religiose, e le suore del Sacro Cuore di Gesù, con una settantine di suore), il seminario maggiore di Shen Yang, 5 case per gli anziani, tre cliniche gestite dalle suore diocesane e tre centri di servizi sociali. (NZ) (Agenzia Fides 27/06/2011)
La parrocchia di Fu Shun, che oggi appartiene alla diocesi di Shen Yang ma in origine era parte della diocesi di Fu Shen, affidata ai missionari di Maryknoll, conta attualmente più di 7.000 fedeli. E'una comunità molto attiva, e tutti i suoi parroci hanno sempre dato la massima importanza alla formazione ed all'evangelizzazione. Secondo le informazioni fornite dalla diocesi di Laio Ning, l'attuale diocesi è stata formata nel 1983 raggruppando le 4 diocesi di Shen Yang, Ying Kou. Fu Shun e Re He. Oggi la diocesi si divide in 5 decanati, conta più di centomila fedeli, un Vescovo, una novantina di sacerdoti, due congregazioni religiose diocesane (le suore del Sacro Cuore di Maria, con più di cento religiose, e le suore del Sacro Cuore di Gesù, con una settantine di suore), il seminario maggiore di Shen Yang, 5 case per gli anziani, tre cliniche gestite dalle suore diocesane e tre centri di servizi sociali. (NZ) (Agenzia Fides 27/06/2011)
Tara Gandhi ha anche espresso soddisfazione, sostegno e auspici positivi sulla candidatura dell'Arcivescovo al Nobel per la pace
ASIA/INDIA - Un Arcivescovo e la nipote di Gandhi: insieme per la pace e la riconciliazione
Guwahati (Agenzia Fides) - Un Arcivescovo lavorerà per la pace e la riconciliazione accanto a Tara Gandhi Bhattacharjee, la nipote del Mahatma Gandhi e vicepresidente della "Gandhi Smriti and Darshan Samiti", importante organizzazione istituzionale, impegnata a tutto campo in India per promuovere i valori della non violenza e la difesa dei diritti civili. Sua Ecc. Thomas Menamparampil, Arcivescovo di Guwahati, noto per il suo impegno nel campo della pace, ha ricevuto nei giorni scorsi la visita della Gandhi e la proposta, accolta con favore, di lavorare insieme. Proprio per le sue qualità di abile pacificatore di conflitti e per i risultati ottenuti nel complesso contesto dell'India Nordest - area travagliata da tensioni etniche, tribali, territoriali, religiose, politiche - l'Arcivescovo è stato proposto di recente per una candidatura al Premio Nobel per la Pace (vedi Fides 6/6/2011). L'iniziativa sta trovando sostenitori in Oriente e Occidente, anche al di fuori del mondo cattolico, come Tara Gandhi.
Come ha raccontato all'Agenzia Fides, l'Arcivescovo ha detto a Tara Gandhi: "Ho sempre lavorato sulle piccole cose. Ma so quanto contano le piccole cose. Piccoli gesti fatti nel modo giusto e al momento giusto ci fanno ottenere grandi risultati nel campo della pace. E' importante trovare il modo giusto di trattare con le persone: è in questo che spesso si fallisce".
Tara Gandhi ha compiuto nei giorni scorsi un viaggio in India nordorientale, per promuovere un approccio non violento alla soluzione dei problemi. La leader ha dichiarato: "Viviamo in tempi in cui gli esempi di odio e di violenza crescono: abbiamo maggiore bisogno di pacificatori, rispetto al passato". L'Arcivescovo le ha illustrato il suo approccio ai conflitti, che è sempre dialogico e che cerca di superare pregiudizi e contrasti: "La violenza genera altra violenza; l'aggressività scatena aggressività e non emerge alcuna soluzione. Quando vi sono divergenze di idee e di interessi, occorre usare l'approccio dialogico e la pedagogia della persuasione". Tara Gandhi ha anche espresso soddisfazione, sostegno e auspici positivi sulla candidatura dell'Arcivescovo al Nobel per la pace. (PA) (Agenzia Fides 27/6/2011)
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