giovedì 29 dicembre 2011

Boko Haram

AFRICA/NIGERIA - Le radici profonde della setta Boko Haram

Abuja (Agenzia Fides) - La setta Boko Haram, autrice di numerosi attentati che di recente hanno causato morti e feriti in Nigeria, trae le sue origini dalla storia coloniale e post-coloniale del nord della nazione africana.
"Boko Haram" viene tradotto come "l'educazione occidentale è proibita". È però interessante notare che anche all'interno della stessa comunità musulmana vi siano nozioni contrastanti su ciò che il termine "Boko" significhi. Boko infatti è stato spesso utilizzato in relazione a un altro sostantivo, Ilimin, che significa educazione. Così la piena espressione, Ilimin Boko, è stata usata per riferirsi in senso dispregiativo all'istruzione occidentale, distinguendola dall'unica forma di educazione possibile in una società musulmana, ovvero la Ilimin Islamiyya, cioè l'educazione islamica. Ilimin Islamiyya è una forma di catechesi incentrata sugli insegnamenti del Sacro Corano, recitati a memoria, ed è la via per introdurre i bambini nella fede dell'Islam. L'insegnamento è impartito in arabo.
Con l'arrivo della colonizzazione britannica e con l'introduzione di un sistema educativo occidentale, si venne a creare una contrapposizione tra Ilimin Islamiyya e Ilimin Boko. Quest'ultima venne considerata inferiore e sospetta, perché non insegnava il Corano o l'Islam. La lingua utilizzata inoltre era l'inglese. Per l'élite islamica locale quindi l'uomo bianco e i suoi insegnamenti incomprensibili erano spesso associati alla stregoneria, Boka.
Quando i missionari e lo Stato coloniale avviarono programmi di istruzione nel nord della Nigeria, le classi dirigenti musulmane rimasero diffidenti. Per questo decisero di inviare nelle "scuole dei bianchi", a livello sperimentale, i figli degli schiavi e quelli delle classi inferiori delle loro comunità. C'è voluto del tempo prima che le classi dirigenti del nord iniziassero ad apprezzare i valori dell'educazione come strumento di modernizzazione e cominciassero a mandare i propri figli a scuola. Ma i bambini della prima generazione delle élite musulmane che frequentarono la scuola occidentale, furono spesso oggetto di derisione da parte dei loro compagni e amici.
Questo pregiudizio persiste tuttora e per questo l'educazione occidentale è classificata come Haram (proibita). La diffidenza nei confronti dell'educazione occidentale è dimostrata dal basso tasso di scolarizzazione di tutti gli Stati del Nord. Oggi ben oltre l'80% dei genitori musulmani nelle aree rurali ma anche urbane del Nord, continua a rifiutarsi di mandare i figli a scuola per acquisire l'educazione occidentale. La situazione delle ragazze poi è ancora peggiore, perché meno del 10% delle bambine va a scuola. Schiere di bambini musulmani che oggi vagano per le strade della Nigeria sono diplomati nelle scuole islamiche, sotto la guida di un insegnante itinerante, Mallam.
Questi ragazzi, senza lavoro, sono la linfa che alimenta sette come la Boko Haram ed altri movimenti millenaristici simili, che spuntano di tanto in tanto nel nord nigeriano.
Oggi i musulmani ordinari si sentono sopraffatti dalla girandola di cambiamenti accaduti nella loro società. Impossibilitati ad accedere agli strumenti di modernizzazione, sono rimasti in gran parte al di fuori del circuito del potere. Nelle città più importanti dei loro Stati, quasi tutte le forme di attività sono gestite da persone che considerano straniere: quasi tutti i commercianti sono del sud e sono quasi tutti i cristiani. Questi ultimi hanno introdotto abitudini, come consumo di alcol, feste cristiane ed uno stile di vita differente, che alimenta il timore dei musulmani ordinari per il futuro delle loro famiglie e della loro fede. La leadership della Boko Haram ha approfittato di questa situazione sostenendo che occorre difendersi dalle "contaminazioni" esterne, e che occorre ritornare ad una società pienamente islamica, anche per far fronte alle carenze dello Stato nigeriano. (L.M.) (Agenzia Fides 29/12/2011)

Sinfonia composta da Kiko



Un grido di sofferenza espresso in musica... Per la prima volta in Palestina, a Betlemme, e' stata eseguita la sinfonia dedicata alla Sofferenza degli Innocenti e composta da Kiko Arguello, fondatore del Cammino Neocatecumenale More

mercoledì 28 dicembre 2011

L'udienza del mercoledì dell'Ottava di Natale



La casa di Nazaret è una scuola di preghiera, dove si impara ad ascoltare, a meditare, a penetrare il significato profondo della manifestazione del Figlio di Dio, traendo esempio da Maria, Giuseppe e Gesù. E' stata dunque dedicata alla Santa Famiglia di Nazaret la catechesi del Papa all'udienza generale di oggi, sempre nell'ambito delle riflessioni sul tema generale della preghiera. Dagli episodi raccontati dai Vangeli, soprattutto quello relativo a Gesù nel tempio di gerusalemme, quando aveva 12 anni, comprendiamo che la Famiglia di Nazaret è il primo modello della Chiesa in cui, intorno alla presenza di Gesù e grazie alla sua mediazione, si vive tutti la relazione filiale con Dio, che trasforma anc ... More

Solo insieme, cristiani e musulmani, possiamo andare lontano" conclude Mons. Onaiyekan.

AFRICA/NIGERIA - "Il terrorismo minaccia tutti, musulmani e cristiani, ma insieme possiamo vincerlo" dice a Fides l'Arcivescovo di Abuja

Abuja (Agenzia Fides) - "Spero che queste persone non siano morte invano, i nigeriani si stanno rendendo conto che il terrorismo ci minaccia tutti, cristiani e musulmani" dice all'Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. John Olorunfemi Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja, capitale federale della Nigeria, dove a Natale almeno 35 persone sono morte in un attentato che ha colpito la chiesa di Santa Teresa, nel quartiere di periferico di Madalla. Sempre a Natale altre bombe sono esplose presso alcune chiese in altre zone della Nigeria, tra cui una chiesa Pentecostale a Jos, capitale dello Stato di Plateau. Gli attentati sono stati attribuiti alla setta islamica Boko Haram.
"Il giorno di Santo Stefano, quando mi sono recato sul luogo dell'attentato insieme al Nunzio, alla presenza del Ministro dell'Interno, ho approfittato dell'occasione per lanciare un forte appello tramite la stampa locale alla leadership islamica della Nigeria per fare qualcosa" racconta a Fides Mons. Onaiyekan. "Anche se i capi religiosi musulmani continuano ad affermare che i membri della Boko Haram non appartengono al vero islam, devono però riconoscere che questi sono musulmani, buoni o cattivi non importa, e che loro hanno la maggiore possibilità di individuarli e devono dimostrare che lo stanno facendo".
"A questa mia dichiarazione - prosegue Mons. Onaiyekan - è stato dato ampio risalto, ed ha suscitato diversi commenti sui media nigeriani. Diverse importanti organizzazioni e gruppi islamici stanno ora condannando gli attentati. Ho appena ricevuta la telefonata di un gruppo musulmano che ha visitato i feriti all'ospedale e che mi ha chiesto di visitare la chiesa di Santa Teresa.
"Non è il tempo di dire se siamo musulmani o cristiani, dobbiamo affrontare il problema come nigeriani che vivono tutti sotto la minaccia di questa gente. Fra i morti vi erano pure musulmani. La bomba è esplosa in strada, di fronte alla chiesa, ed ha colpito non solo i fedeli che uscivano dalla Messa ma anche passanti comuni. Ho personalmente pregato e benedetto un uomo che è stato gravemente ferito, mentre si trovava in automobile al momento dell'esplosione. E questa persona era musulmana" dice l'Arcivescovo di Abuja.
Mons. Onaiyekan rivela che la Chiesa locale aveva organizzato un servizio di vigilanza per proteggere i luoghi di culto. "Questi coraggiosi giovani hanno creato dei posti di controllo alle due entrate della strada che conduce alla chiesa di Santa Teresa, controllando ogni automobile che passava. L'auto dell'attentatore ha rifiutato di fermarsi. I ragazzi l'hanno seguita fino di fronte alla facciata della chiesa, riuscendo a bloccarla. Mentre stavano discutendo con il guidatore, questi ha fatto esplodere la bomba. Si è quindi trattato di un attentato suicida. Tra le vittime vi è uno dei nostri giovani della sorveglianza, e almeno 3 membri delle forze dell'ordine, tra cui un musulmano" ricorda Mons. Onaiyekan.
"Si tratta di terrorismo che non risparmia nessuno" incalza l'Arcivescovo. "Quando questa gente afferma di volere uno Stato islamico, non si tratta di uno Stato che dà maggiore libertà ai musulmani. Sappiamo cosa intendono per Stato islamico, abbiamo l'esempio della Somalia degli Shabab. Credo che finalmente siamo riusciti a far capire alla stragrande maggioranza dei nostri connazionali musulmani che il terrorismo dei Boko Haram non è solo contro i cristiani. Solo insieme, cristiani e musulmani, possiamo andare lontano" conclude Mons. Onaiyekan. (L.M.) (Agenzia Fides 28/12/2011)

Concerto 3 Colori

Domani sera  All'Auditorium San Zorz:

 29 dicembre 2011 ore 20.30 - Concerto 3 Colori

Clicca per conoscere il programma

Domenica 1 Gennaio 2012


La porta della Basilica
Di nazaret per entrare nel
nuovo anno
    MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO



PRIMA LETTURA (Nm 6, 22-27)
Porranno il mio nome sugli Israeliti, e io li benedirò.

Dal libro dei Numeri

Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro:
Ti benedica il Signore
e ti custodisca.
Il Signore faccia risplendere per te il suo volto
e ti faccia grazia.
Il Signore rivolga a te il suo volto
e ti conceda pace”.
Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 66)
Rit: Dio abbia pietà di noi e ci benedica.


Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra.

SECONDA LETTURA (Gal 4,4-7)
Dio mandò il suo Figlio, nato da donna.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati

Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli.
E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Ebr 1,1.2)
Alleluia, alleluia.

Molte volte e in diversi modi nei tempi antichi
Dio ha parlato ai padri per mezzo dei profeti;
ultimamente, in questi giorni,
ha parlato a noi per mezzo del Figlio.
Alleluia.

VANGELO (Lc 2,16-21)
I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino. Dopo otto giorni gli fu messo nome Gesù.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Parola del Signore
Preghiera dei fedeli
In questo giorno in cui tutti si augurano ogni bene, la nostra preghiera per tutti gli uomini possa essere in sintonia con la volontà di Dio.
Preghiamo insieme dicendo: Dio della pace, venga il tuo regno!

1. Venga la pace, Signore, nelle Chiese: la fede dei piccoli sia rispettata, i doni dello Spirito siano accolti, il servizio di preti e vescovi sia pieno di cordialità, preghiamo.
2. Venga la pace, Signore, nella nostra società: tutti abbiano il necessario per vivere, i deboli e gli emarginati siano accolti, a tutti i malati e anziani sia data un'umana assistenza, preghiamo.
3. Venga la pace, Signore, nelle nostre famiglie: i giovani e gli adulti non si sottraggano al dialogo, e trovino le parole giuste per comprendersi e rispettarsi nella diversità, preghiamo.
4. Venga la pace, Signore, dove sembra così lontana: nei paesi martoriati dalla guerra, là dove la legge è quella della violenza e del terrore, preghiamo.
5. Venga la pace, Signore, nei luoghi di lavoro e di studio: gli uomini si offrano aiuto reciproco, nel rispetto dei diritti e della diversità dei ruoli, preghiamo.

O Signore, che in Maria hai mostrato che il tuo amore supera ogni nostro sogno e speranza, donaci la forza di non arrenderci mai di fronte alle ingiustizie e ai dolori del mondo, per impegnarci giorno per giorno a costruire nel mondo la tua pace. Per Cristo nostro S

lunedì 26 dicembre 2011

Angelus di Santo Stefano: i fatti della Nigeria



(INSERTO PAPA)

Cari fratelli e sorelle. Il Santo Natale suscita in noi, in modo ancora più forte, la preghiera a Dio affinché si fermino le mani dei violenti, che seminano morte e nel mondo possano regnare la giustizia e la pace. Ma la nostra terra continua ad essere intrisa di sangue innocente. Ho appreso con profonda tristezza la notizia degli attentati che, anche quest'anno nel Giorno della Nascita di Gesù, hanno portato lutto e dolore in alcune chiese della Nigeria. Desidero manifestare la mia sincera e affettuosa vicinanza alla comunità cristiana e a tutti coloro che sono stati colpiti da questo assurdo gesto e invito a pregare il Signore per le numerose vittime. Faccio appello affinché con il ... More

domenica 25 dicembre 2011

Dobbiamo scendere dal cavallo della nostra ragione "illuminata".



"In questa Notte santa, se vogliamo trovare il Dio apparso quale bambino, allora dobbiamo scendere dal cavallo della nostra ragione "illuminata". Dobbiamo deporre le nostre false certezze, la nostra superbia intellettuale, che ci impedisce di percepire la vicinanza di Dio". Così Benedetto XVI nell'omelia della Messa della Notte di Natale, celebrata nella Basilica di San Pietro, nella quale ha invitato a seguire il cammino interiore di san Francesco, "verso quell'estrema semplicità esteriore ed interiore che rende il cuore capace di vedere". Come chi vuol entrare nella Basilica della Natività di Gesù a Betlemme, nell'apertura di un metro e mezzo, deve chinarsi, così noi dobbiamo farlo "per poter entrar ... More

Auguri da Betlemme nella notte di Natale



La notte di Betlemme: ...il raccoglimento, l'entusiasmo e l'emozione di chi ha fatto migliaia di chilometri per vivere il Natale nella grotta dove nacque Gesu'. "La nascita di Cristo non sia un pio ricordo -- ha detto il Patriarca di Gerusalemme mons. Twal nell'omelia della Messa di Mezzanotte -- ma un evento che accade ora". More

Atmosfera Natalizia per tutti a Betlemme



Tantissimi pellegrini e cristiani locali per la festa di Betlemme, che inizia il 24 dicembre con la musica degli scout, la folla in piazza e l'ingresso solenne del Patriarca di Gerusalemme More

Foglietto di Natale; Domenica 25 dicembre 2011


sabato 24 dicembre 2011

Stella Maris: il direttore nazionale dell'opera dell'Apostolato del mare scrive

Niente Auguri a Natale


Il messaggio del Direttore Nazionale dell'Opera dell' Apostolato del Mare
L'arrivo del Natale e la liberazione delle navi Rosalia D'Amato e Savina Caylyn
22/12/11
"Questa mattina mi chiama Annarita, la sorella di uno dei marittimi sequestrati dai pirati della Savina Caylin. “E’ ufficiale – mi dice – sono stati tutti liberati e sono in acque protette. Adesso è davvero Natale !!!”.
Mi sono profondamente commosso. La profezia  natalizia del profeta Isaia che annuncia la Buona Novella ai poveri, la liberazione ai prigionieri, la vista ai ciechi e la restituzione della la libertà agli oppressi, si è ancora una volta avverata. Tutte le altre cose non sembrano più importanti.
Nonostante le nostre lamentele e la cattiva abitudine di vedere il “bicchiere mezzo vuoto” dobbiamo scoprire il bene nella nostra vita. Dobbiamo  solo accorgerci di quei doni che diamo spesso per scontati come la salute, l’amicizia, la nostra famiglia o semplicemente il sorriso del passante che ci saluta. Se riscopriamo questi gesti e questi privilegi sappiamo celebrare il Natale, sappiamo “accogliere la luce venuta nel mondo che le tenebre non hanno accolta”.
Abbiamo atteso 6 mesi per il rilascio dell’equipaggio della Rosalia d’Amato e quasi 10 mesi quello della Savina Caylin  ma ora, di fronte a queste notizie, ogni dolore e fatica sembrano dimenticati.
Il cuore che riconosce tutto il Bene che lo circonda è anche un cuore che sa dire grazie, che sa abbassare il capo e riconoscere in un bimbo nato in una stalla il Figlio di Dio. I pastori, gente semplice, se n’erano accorti ma quanti altri, sapienti secondo la sapienza del mondo, sono passati davanti al Mistero del bimbo fatto uomo senza neppure degnarlo di uno sguardo?
Ora tocca a noi. Non ci facciamo gli auguri perché tutto quello di bello che potremmo augurarci ci è già stato dato; ogni cosa. Non abbiamo più nulla da chiedere. Dobbiamo solo accorgercene e dire “Grazie”.
Hai ragione tu Annarita: “Adesso è davvero Natale !!!”. Ti chiediamo di abbracciare tutti, di portare le nostre lacrime di gioia insieme alle vostre perché oggi come non mai ci sentiamo tutti fratelli e sorelle, perché oggi abbiamo visto “una luce” e dobbiamo e vogliamo fare festa ……  con voi !!!"

Don Giacomo Martino

Messaggio dell'Arcivescovo di Udine in video: Natale



Messaggio per il Natale 2011 dell'Arcivescovo mons. Andrea Bruno Mazzocato More

venerdì 23 dicembre 2011

Ricordate nelle preghiere Asia Bibi come sicuramente farà Benedetto XVI

ASIA/PAKISTAN - Il caso di Asia Bibi "sul tavolo del Ministero degli Interni"; appello al Papa

Islamabad (Agenzia Fides) - Il rapporto sulle drammatiche condizioni di salute di Asia Bibi, la cristiana condannata a morte ingiustamente per blasfemia, è stato inviato al Ministero federale dell'Interno del Pakistan dalla "Masihi Foundation", l'Organizzazione non governativa che si occupa dell'assistenza legale e materiale della donna. L'Ong, come riferito a Fides, segnala come "le condizioni psicofisiche della donna siano in netto peggioramento" e come "urgano controlli e cure mediche per evitare che la sua salute fisica e soprattutto mentale venga irrimediabilmente compromessa". L'Ong auspica che il Ministero prenda immediati provvedimenti per tutelare la vita di Asia Bibi e disponga l'intervento di un team di medici.
La "Masihi Foundation", inoltre, informa Fides che scriverà una lettera al Santo Padre Benedetto XVI, chiedendo al Papa di ricordare Asia Bibi nelle sue preghiere, in questo momento di grande difficoltà e di lotta per la sua salvezza.
Sul caso di Asia Bibi, patente esempio di violazione dei diritti umani, della libertà religiosa e della giustizia, si sono espresse di recente anche istituzioni internazionali come il Parlamento Europeo e il Parlamento del Canada. In un risoluzione approvata il 17 dicembre, il Parlamento della UE, toccando il tema dei diritti delle donne in Asia, esprime "profonda preoccupazione per la gestione del processo contro Asia Bibi, che potrebbe ulteriormente erodere la fiducia nel sistema giudiziario del Pakistan e incoraggiare coloro che cercano di violare i diritti delle donne".
Nei giorni scorsi anche il Parlamento canadese ha chiesto la liberazione di Asia Bibi. In un messaggio congiunto, i deputati di Camera e Senato "invitano il governo del Pakistan a rilasciare immediatamente Asia Bibi, a garantire la sua sicurezza e il suo benessere, ad ascoltare il grido della comunità internazionale e a rispettare i principi della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani".
(PA) (Agenzia Fides 23/12/2011)

Uscirono dalla loro tristezza andando fino alla culla di Gesù: messaggio di Natale dell'Arcivescovo Mons. Andrea Bruno Mazzocato

Messaggio di Natale dell'Arcivescovo mons. Mazzocato   versione testuale

Udine, 22 dicembre 2011
Care sorelle e fratelli,
l’evangelista S. Luca racconta che, dopo aver ricevuto dall’angelo l’annuncio della nascita di Gesù, i pastori si guardarono l’un l’altro e si dissero: «Andiamo, dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere».
È il viaggio del S. Natale che anche noi possiamo compiere e che ci porta dalle nostre case fino a Gesù, il Figlio di Dio, che è venuto ad abitare in mezzo a noi.
 
I pastori trascinavano avanti un’esistenza pesante con un lavoro alienante. Uscirono dalla loro tristezza andando fino alla culla di Gesù da dove tornarono lodando Dio, pieni di una gioia inattesa.

Non mancano neanche a noi, in questo tempo, motivi di preoccupazione e di tristezza. Nei giorni del S. Natale proviamo a mettere in programma una novità: il viaggio da casa nostra fino alla culla di Gesù bambino. Non ci chiederà molto tempo perché abbiamo certamente una chiesa vicina nella quale potremo fermarci davanti al presepio e, poi, davanti all’altare dove Gesù attende e ci incontra nella S. Messa. Portiamo con noi i nostri bambini e ragazzi. Per loro ho scritto una lettera natalizia che ha per titolo queste parole che Gesù rivolge loro: «Vi chiamo amici». I nostri figli sono contenti quando possono conoscere e incontrare Gesù ed è una gioia particolare per il loro cuore sentirsi suoi amici. Aspettano di essere accompagnati fino alla sua culla come, nei presepi, vediamo spesso piccoli pastorelli davanti a Gesù bambino in compagnia dei loro genitori.
In ginocchio, davanti a Gesù che è nato, si trovarono vicini i poveri pastori e i re magi, persone di infimo livello sociale e persone agiate e di cultura. Lì c’è spazio per tutti perché davanti al Figlio di Dio che si fa neonato cadono le differenze e i privilegi. L’unico titolo d’onore è quello di essere sorelle e fratelli suoi e, di conseguenza, fratelli tra di noi.

A Natale sorge tra gli uomini una nuova solidarietà portata dal Signore Gesù che mette in prima fila non chi è più potente ma chi è più debole e piccolo.
Quanto bisogno abbiamo di rinnovare questa solidarietà mentre stiamo sopportando un tempo di prova che pesa e peserà sui più poveri! Mettiamo loro al primo posto come ha fatto e insegnato Gesù fin dal momento della sua nascita. Forti di questo legame di sostegno reciproco, avremo tutti meno paura della crisi e la supereremo senza perdere nessuno.

Dalla mangiatoia dove è deposto Gesù e dove tutti ci diamo appuntamento, auguro un santo e sereno Natale. La Benedizione scesa dal cielo rafforzi la nostra speranza per l’anno che si apre davanti a noi.

Andrea Bruno Mazzocato
Arcivescovo di Udine

Messaggio di Natale dei Vescovi del Friuli-Venezia Giulia

Trieste, 22 dicembre 2011
Carissimi fratelli e sorelle,

1. In occasione del Santo Natale di nostro Signore Gesù Cristo, come Vescovi delle quattro Diocesi della Regione Friuli Venezia Giulia, di fronte a una lunga e perdurante situazione di crisi economico-finanziaria che colpisce con una crescente durezza il mondo del lavoro e dell’impresa, desideriamo rivolgere una parola di vicinanza e di solidarietà a quanti – famiglie, lavoratori, giovani – sperimentano i giorni dell’incertezza e della paura per un futuro che continua ad essere confuso e oscuro. Il Santo Padre Benedetto XVI, nella sua Lettera enciclica «Caritas in Veritate», ha colto i tratti salienti della presente crisi che accomuna la maggior parte dell’Occidente sviluppato: «Va (..) riconosciuto che lo stesso sviluppo economico è stato e continua ad essere gravato da distorsioni e drammatici problemi, messi ancora più in risalto dall’attuale situazione di crisi. Essa ci pone improrogabilmente di fronte a scelte che riguardano sempre più il destino stesso dell’uomo (..). Le forze tecniche in campo, le interrelazioni planetarie, gli effetti deleteri sull’economia reale di un’attività finanziaria mal utilizzata e per lo più speculativa, gli imponenti flussi migratori, spesso solo provocati e non poi adeguatamente gestiti, lo sfruttamento sregolato delle risorse della terra, ci inducono oggi a riflettere sulle misure necessarie per dare soluzione a problemi non solo nuovi (..), ma anche, e soprattutto, di impatto decisivo per il bene presente e futuro dell’umanità» (n. 21).
 
2. La difficilissima congiuntura sociale ed economica che stiamo vivendo ci deve spingere a ritornare alla sorgente della nostra fede per ritrovare le ragioni profonde che consentono di orientare il nostro cammino nella storia, reso incerto dalle difficoltà del tempo presente. Bisogna ritornare a Gesù Cristo. Per quanto possa sembrare paradossale questo nostro invito, tuttavia la nostra fede ci istruisce che solo in Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo, il mondo e l’uomo attingono la loro autentica e piena verità. Il mistero dell’infinita prossimità di Dio all’uomo, realizzatosi nell’Incarnazione di Gesù Cristo, mostra, infatti, che quanto più l’umano è visto alla luce del disegno di Dio e vissuto in comunione con Lui, tanto più esso è potenziato e liberato nella sua identità e nella stessa libertà che gli è propria. Con la sua Incarnazione, Gesù Cristo ci rivela che «Dio è amore» (1Gv 4,8) e ci insegna che «la legge fondamentale della perfezione umana, e quindi della trasformazione del mondo, è il nuovo comandamento della carità. In questo modo assicura coloro che credono all’amore divino che la strada della carità è aperta a tutti gli uomini e che lo sforzo per realizzare la fraternità universale non è vano». (Gaudium et spes, 38). La legge dell’amore e della solidarietà è chiamata a diventare pertanto misura e regola ultima di tutte le dinamiche in cui si esplicano le relazioni umane, soprattutto quando i tempi sono caratterizzati da crisi e difficoltà. Se illuminate dal mistero santo del Natale del Signore Gesù, anche le attuali difficili circostanze possono costituire un’occasione per promuovere la dignità e la vocazione integrale della persona, la qualità delle sue condizioni di esistenza, l’esercizio di mature responsabilità, l’incontro e la solidarietà delle persone: tutto ciò è conforme al disegno di Dio, che non manca mai di mostrare il Suo amore e la Sua Provvidenza nei confronti dei Suoi figli.

3. Gli indicatori economici e sociali della nostra Regione, a fine di un anno particolarmente difficile e incerto, annunciano tutti un netto peggioramento delle condizioni di vita delle famiglie e dei lavoratori. Le previsioni provenienti da fonti istituzionali che, alla fine dell’anno scorso, lasciavano intravedere qualche speranza di ripresa, sono state necessariamente riviste in considerazione di una fase di acuto inasprimento della crisi che sta interessando l’intero Occidente, a cui è mancato, fino ad ora, il doveroso contributo di indirizzo e di governo delle istituzioni europee. Molti e preparati analisti, inoltre, prevedono che tale situazione non si risolverà in breve tempo. Con tutta probabilità, la crisi comporterà un mutamento profondo e sostanziale degli attuali equilibri e assetti economici, politici, sociali. Non si tratta solamente di una congiuntura economica particolarmente sfavorevole, ma di un generale cambio di paradigma che trasformerà il senso e la direzione di quello che è stato fino ad ora il modello del nostro sviluppo.
 
4. A fronte di una condizione che sta assumendo contorni drammatici per la vita di molte persone, riteniamo che la nostra comunità regionale, nel suo complesso, debba prendere ancor più coscienza della profondità della crisi e della responsabilità necessaria per farvi fronte. Può essere pericoloso un attendismo che rischia di mortificare le soluzioni e le speranze di miglioramento. Le preoccupazioni che scaturiscono dall’analisi della crisi in atto sono invece stringenti, per il rischio di scivolamento nella fascia di vulnerabilità e di povertà di un crescente numero di famiglie e di persone. Tali rischi richiedono che la comunità civile, le imprese e le istituzioni politiche intensifichino il dialogo reciproco per raggiungere quella coesione di intenti, tanto necessaria per evitare situazioni peggiori. Dialogo, solidarietà civile e coesione istituzionale costituiscono le condizioni indispensabili per promuovere quel modello di sviluppo che permetta alle popolazioni della nostra Regione di guardare al futuro con fiducia e speranza.
 
5. La situazione di prolungata crisi delle aziende ha determinato un utilizzo straordinario degli ammortizzatori sociali che stanno giungendo progressivamente a scadenza. A questo riguardo, auspichiamo che sia assicurata la prosecuzione di tali misure senza le quali, già nel breve periodo, molte famiglie potrebbero trovarsi in gravissima difficoltà.
Sappiamo, tuttavia, che tali misure non sono risolutive e da sole non creano nuove opportunità occupazionali. Anzi, pur fornendo un sostegno indispensabile nell’urgenza della perdita del posto di lavoro, collocano i lavoratori in un condizione di inattività eccessivamente prolungata, con effetti devastanti sulle possibilità effettive di realizzazione della persona e sul mercato del lavoro in generale. L’inattività infatti svilisce la dignità della persona e, in alcuni, casi crea il terreno favorevole per il ricorso al lavoro sommerso.
D’altro canto, diverse realtà aziendali presentano la necessità di figure professionali che non sono facilmente reperibili sul mercato. Lavoratori inattivi da un lato, posti di lavoro, seppur qualificati ma mancanti, dall’altro, configurano una situazione inaccettabile che non possiamo permetterci. Serve allora uno sforzo straordinario, ancorché concreto, per superare tali pericolose strettoie.
L’aiuto a chi è in difficoltà è fondamentale, ma non basta. Tutti dobbiamo coltivare la realistica consapevolezza che, concretamente, i posti di lavoro sono creati da aziende sane con buone prospettive per il futuro. A questo riguardo, è fondamentale che il mondo imprenditoriale nel suo complesso, in un confronto aperto e franco con tutta la società, proponga e delinei nuove piste di lavoro. Tale confronto pubblico appare necessario affinché ogni imprenditore non si senta solo e isolato e non ceda alla tentazione di seguire facili vie di fuga, evitando di impegnarsi nuovamente su questo territorio, con la gente delle nostre comunità.
 
6. Coltiviamo la fiducia e la speranza che, anche a livello regionale per quanto di pertinenza, si eviti il pericolo che le perturbazioni del mondo finanziario e bancario si riflettano sui cittadini e in particolare sugli operatori economici, con una stretta del credito e con indebiti gravami delle condizioni dello stesso, deprimendo così anche i modesti segnali di ripresa che, qua e là, si colgono nel tessuto economico-imprenditoriale, soprattutto dove matura la capacità di lavorare in rete, sia nella ricerca dell’innovazione produttiva sia nell’affrontare la sfida di nuovi mercati per l’esportazione.
Ribadiamo, inoltre, la vicinanza cordiale e l’incoraggiamento a tutti coloro che ricoprono, in questo momento così grave, ruoli di responsabilità soprattutto a livello istituzionale. Il loro prezioso impegno, reso ancor più credibile da una ritrovata coesione istituzionale, sia rivolto al superamento di una cultura sociale prevalentemente individualistica e localistica, in favore di una cultura della solidarietà che valorizzi in pieno la sussidiarietà e l’esercizio di mature responsabilità. Per questo è necessario rinforzare un senso di cittadinanza condivisa ed inclusiva e di coesione sociale che attende dal mondo politico un segnale di fiducia e di orientamento.
Tutte le forze economiche e sociali sono ormai coscienti che non ci potrà essere ripresa economica se non si supera l’elefantiasi della burocrazia pubblica e l’eccesso di regole e paletti formali che paralizzano il sistema economico. Il ruolo di chi lavora nella pubblica amministrazione non va concepito come qualcosa di impersonale e di burocratico, bensì come un aiuto premuroso per i cittadini, esercitato con spirito di servizio. Sotto questo profilo la crisi economica e finanziaria può quindi diventare l’occasione per un nuovo patto sociale tra pubblica amministrazione, cittadini e imprese per la ripresa e lo sviluppo economico.
 
7. Il compito della Chiesa non è quello di fornire le soluzioni tecniche ai problemi, ma di sollecitare e animare le comunità cristiane, in un dialogo fecondo con la società civile, affinché siano testimoni credibili dell’annuncio evangelico. A tal proposito, invitiamo le comunità parrocchiali a prevedere, nella programmazione dei Consigli Pastorali dei prossimi mesi, uno spazio adeguato per affrontare, alla luce del Magistero sociale della Chiesa, i temi che qui sono stati accennati con l’intento preciso di interrogarsi sulla qualità della dimensione comunitaria della propria parrocchia e di promuovere il senso profondo di prossimità che deve caratterizzare ogni cristiano nei confronti delle famiglie e di quanti soffrono – soprattutto i giovani – per mancanza di lavoro, di modo che nessuno debba sentirsi abbandonato, tanto meno dai propri fratelli in Cristo.
Il Santo Padre Benedetto XVI, sempre nella «Caritas in veritate», ci sollecita a guardare alla crisi con gli occhi della fiducia e non della rassegnazione e ci indica le strade migliori per affrontarla: «Gli aspetti della crisi e delle sue soluzioni, nonché di un futuro nuovo possibile sviluppo, sono sempre più interconnessi, si implicano a vicenda, richiedono nuovi sforzi di comprensione unitaria e una nuova sintesi umanistica. La complessità e gravità dell’attuale situazione economica giustamente ci preoccupa, ma dobbiamo assumere con realismo, fiducia e speranza le nuove responsabilità a cui ci chiama lo scenario di un mondo che ha bisogno di un profondo rinnovamento culturale e della riscoperta di valori di fondo su cui costruire un futuro migliore. La crisi ci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno, a puntare sulle esperienze positive e a rigettare quelle negative. La crisi diventa così occasione di discernimento e di nuova progettualità. In questa chiave, fiduciosa piuttosto che rassegnata, conviene affrontare le difficoltà del momento presente» (n. 21).
Con l’augurio di un sereno e santo Natale, invochiamo la benedizione di Dio Padre perché ci accompagni con la sua Provvidenza che mai abbandona chi confida in Lui.

Mons. Dino de Antoni, Arcivescovo di Gorizia
Mons. Giuseppe Pellegrini,Vescovo di Concordia-Pordenone
Mons. Giampaolo Crepaldi,Arcivescovo-Vescovo di Trieste
Mons. Andrea Bruno Mazzocato.Arcivescovo di Udine

Buon Natale



"A Betlemme e' Natale tutti i giorni". Qui, sopra la grotta di Gesu' Bambino, sorge la piu' antica tra le chiese della Terra Santa. Intorno a questo Luogo si raccoglie la festa della comunita' cristiana locale. "Aiutiamoli ad ancorarsi sempre di piu' alla loro citta' e alla loro identita'", chiede il Custode di Terra Santa More

giovedì 22 dicembre 2011

Morbillo e Polio

AFRICA/CONGO RD - Campagna di immunizzazione contro il morbillo per 1.7 milione di bambini

Kinshasa (Agenzia Fides) - L'aumento dei casi di morbillo e DI polio ha fatto immediatamente partire una campagna sanitaria di vaccinazioni rivolta a decine di migliaia di bambini contagiati nelle regioni della Repubblica Democratica del Congo (RDC). Nel 2011, nel paese, sono stati registrati almeno 128.965 casi di morbillo, 1.573 decessi dovuti alla malattia, 89 casi di polio tipo 1. L'attuale campagna contro il morbillo, lanciata a Kinshasa, è rivolta ad almeno 1.7 milioni di bambini tra i 6 e i 59 mesi. L'iniziativa di vaccinazioni porta a porta, utilizzando equipe sanitarie mobili, è stata condotta dal 19 al 21 dicembre nelle province di Bandundu, Bas-Congo, Kasaï Orientale, Katanga, Maniema e South Kivu, dove sono stati monitorati circa 1.1 milioni di bambini con meno di 5 anni di età. Il virus della polio è riemerso nella RDC nel 2006, con 13 casi, prima di raggiungere il picco nel 2010 con 100 casi. (AP) (22/12/2011 Agenzia Fides)

la youth palestine orchestra nella basilica della Nativita'



Grande successo per l'undicesima edizione del Concerto per la vita e per la pace. Per la prima volta a Betlemme, si e' esibita la youth palestine orchestra nella basilica della Nativita'. Due ore di concerto per portare, a Natale, un messaggio di speranza.

Servizio/montaggio: Andrea Avveduto
Immagini: Johny Michel More

Gli auguri del Papa



INSERTO PAPA
"Auguro a tutti voi e alle vostre famiglie di celebrare un Natale veramente cristiano, in modo che anche gli scambi di auguri in quel giorno siano espressione della gioia di sapere che Dio ci è vicino e vuole percorrere con noi il cammino della vita".

Questi gli auguri del Papa a tutti i fedeli riuniti in Aula Paolo VI per l'udienza generale di oggi e a quelli collegati attraverso i mass media. Benedetto XVI, nel corso della catechesi, ha chiesto di fare in modo che "lo scambio degli auguri non perda il suo profondo valore religioso, e la festa non venga assorbita dagli aspetti esteriori, che toccano le corde del cuore".
Il Figlio di Dio, ha spiegato il Papa, "nasce ancora «oggi», Di ... More