giovedì 29 agosto 2013

Preghiere di pace e non di guerra

ASIA/SIRIA - Adorazione notturna permanente per impetrare la pace e fermare il terrorismo
Qarah (Agenzia Fides) – Di fronte al pericolo, al futuro incerto, contro il male della guerra e del terrorismo, “armi potenti sono la preghiera e l’Adorazione del Santissimo Sacramento”: nel Monastero di San Giacomo a Qarah (città fra Damasco e Homs), la comunità residente – una comunità ecumenica che accoglie 20 fra religiosi e religiose di 8 nazionalità e di diverse confessioni cristiane – dedica le giornate alla preghiera incessante. P. Daniel Maes, sacerdote cattolico belga, responsabile della comunità, riferisce a Fides che oggi e nei prossimi giorni i sacerdoti e le suore danno vita a una Adorazione Eucaristica notturna, “coscienti della forza della preghiera e con fede nella Provvidenza di Dio”: La comunità attualmente ospita anche alcune famiglie musulmane (circa 20 persone) rifugiate al convento a causa del conflitto civile in corso.
Tutto il monastero però oggi è in pericolo: “Finora siamo stati salvati dalla guerra perché sia le forze governative sia i gruppi di opposizione ci hanno in qualche modo protetto e salvaguardato, conoscendo la nostra vita di preghiera e di accoglienza. Ma oggi i gruppi terroristi e jihadisti sono sempre più forti e numerosi e, come ci è stato detto, potremmo essere obiettivo di un attacco mirato da un momento all’altro. Ma dove possiamo andare? La comunità intera ha deciso di restare e pregare. Con fiducia e con speranza”, racconta a Fides P. Maes, che vive nel monastero accanto a monaci e monache da Belgio, Francia, Portogallo, Stati Uniti, oltre che da Siria, Libano, Cile, Venezuela.
In questo delicato momento, mentre sembra imminente un attacco militare di potenze occidentali, la comunità ecumenica di Qarah lancia un appello di pace, affinchè “l’Occidente ritrovi intelligenza, responsabilità e agisca secondo verità”, dice p. Maes. “Un attacco militare - sottolinea - non è mai una soluzione che genera pace, ma solo altro odio. La Siria dovrebbe ritornare ai valori che ha sempre vissuto in secoli di storia: convivenza e armonia fra etnie e fedi diverse, bontà, ospitalità, solidarietà da sempre caratterizzano la società siriana. Il futuro può essere solo l’unità, che oggi imploriamo da Dio”. (PA) (Agenzia Fides 29/8/2013)
ASIA/SIRIA - Le preghiere di Aleppo affinché sia scongiurato l'intervento militare internazionale
Aleppo (Agenzia Fides) - “Qui la gente vive nell'incertezza e nella sofferenza, ma nessuno aspetta la liberazione dalle bombe e dai missili di un intervento militare esterno. Anche per me sarebbe una pazzia fare azioni di guerra elevando la bandiera della pace. Tutti pregano perchè l'intervento non ci sia, e torni davvero la pace”. Cosi il parroco David Fernandez, missionario cattolico dell'Istituto del Verbo Incarnato, descrive all'Agenzia Fides la reazione dei suoi fedeli di Aleppo davanti alle voci su un imminente attacco contro le postazioni dell'esercito di Assad da parte di forze straniere. Nel racconto di don David, Aleppo viene di nuovo descritta come una città sotto assedio delle milizie ribelli, dove “i forni sono chiusi perchè manca anche la farina per fare il pane” mentre non si riesce a dormire né di giorno né di notte per il fragore degli scontri e dei bombardamenti in atto nei sobborghi periferici. In tutto questo – aggiunge a Fides p. David - “tante persone portano la loro croce con fede e fortezza, chiedendo il dono della pace a Dio, l'unico a cui ancora affidano le proprie speranze”. Nel mese di agosto, in Aleppo assediata, presso la parrocchia cattolica di rito latino sono stati predicati esercizi spirituali per i giovani, per le suore e per le madri. In questi giorni sono in corso quelli rivolti ai preti, a cui partecipano sacerdoti di diversi riti. (GV) (Agenzia Fides 29/8/2013).

mercoledì 28 agosto 2013

Tre interventi sulla Siria da Fides News

ASIA/SIRIA - La Premio Nobel Maguire: “Una azione militare destabilizzerà il Medio Oriente; urge una soluzione politica”
Belfast (Agenzia Fides) – “Una azione militare delle forze Usa o della Nato non risolverà i problemi della Siria. Potrebbe invece portare alla morte di migliaia di siriani e alla frantumazione della Siria. Significherà la ulteriore fuga dei siriani paesi circostanti e destabilizzerà tutto il Medio Oriente, lasciando l’area in preda alla violenza fuori controllo”: è il monito lanciato da Mairead Maguire, Premio Nobel per la pace nel 1976, per l’impegno in Irlanda del Nord, e responsabile dell’Ong “Peace People”.
In un nota inviata a Fides, Maguire, che ha compiuto una missione di pace in Sira nel maggio 2013, spiega: “Il popolo della Siria chiede a gran voce la pace e la riconciliazione e una soluzione politica alla crisi siriana, che continua a essere infiammata da forze esterne, con migliaia di combattenti stranieri, finanziati da paesi esteri, per i propri interessi politici”. Maguire racconta di aver incontrato in Sira molte persone e gruppi che, anche nel conflitto civile, “lavorano alla costruzione della pace e della riconciliazione”.
Nello scenario attuale e sulla questione dell’uso di armi chimiche, Maguire chiede “che si faccia luce, permettendo agli ispettori Onu di accertare la verità, con prove inconfutabili”. Incoraggiando, dunque, il lavoro della Commissione internazionale di inchiesta, la Nobel per la Pace si appella ai ministri degli Esteri di Francia e Gran Bretagna perché “come desiderato dal popolo siriano, seguano il dialogo e il negoziato come strada per risolvere il conflitto”.
Ricordando il fallimento delle azioni militari in Iraq, Afghanistan e Libia, la nota conclude: “La violenza non è la risposta, cerchiamo di dare una possibilità alla pace”. (PA) (Agenzia Fides 28/8/2013)
ASIA/SIRIA - Appello da Deir Mar Musa: “No all’intervento militare e a ogni forma di violenza”
Damasco (Agenzia Fides) – Mentre sembra imminente un attacco militare delle forze armate occidentali in Siria, “un appello per la pace e per il rifiuto di ogni violenza” si alza dal monastero di Deir Mar Musa (il monastero di San Mosè l’etiope), oasi di preghiera a nord di Damasco, rifondato dal padre Gesuita Paolo Dall’Oglio, sequestrato un mese fa nell’are di Raqqa.
I monaci e le monache della comunità residente nel monastero, impegnata in un’opera di dialogo e di avvicinamento spirituale fra islam e cristianesimo, hanno appena vissuto una “speciale giornata di preghiera e digiuno”, il 27 agosto, per il rilascio di p. Paolo e per la pace in Siria. P. Jaques Mourad, responsabile della comunità, dice a Fides: “Abbiamo vissuto questa giornata con gioia e serenità spirituale. Abbiamo pregato: rimettiamo la nostra vita nelle mani di Dio e diciamo a Lui: sia fatta la tua volontà”.
Sull’imminente azione militare dei paesi occidentali in Sira, p. Mourad dice: “Siamo in una fase di estrema sofferenza. Auspichiamo che i paesi occidentali assumano una posizione giusta davanti a questa tremenda crisi siriana. La posizione ‘giusta’ significa rifiutare ogni forma di violenza, fermare le armi, non mettere gli uni contro gli altri, difendere e proteggere i diritti umani”.
Suor Houda Fadoul, responsabile della comunità femminile a Dei Mar Musa, conferma a Fides: “Non possiamo accettare o apprezzare un intervento armato di potenze straniere. Continuiamo nella nostra missione che è quella di alzare a Dio un culto spirituale, soprattutto per educare i giovani al dialogo e alla pace. Crediamo che oggi, anche in questo acerrimo conflitto, la preghiera resti un mezzo potente per resistere al male ed è l’unico strumento che alimenta la speranza”. (PA) (Agenzia Fides 28/8/2013)
ASIA/IRAQ - Il Patriarca caldeo Sako: L'intervento contro la Siria sarebbe “una sciagura”
Baghdad (Agenzia Fides) – L'intervento militare a guida statunitense contro la Siria sarebbe “una sciagura. Sarebbe come far scoppiare un vulcano con un'esplosione destinata a travolgere l'Iraq, il Libano, la Palestina. E forse qualcuno vuole proprio questo”. Così il Patriarca di Babilonia dei Caldei Louis Raphael I Sako esprime all'Agenzia Fides il suo allarme rispetto alla prospettiva di un attacco esterno ormai dato per imminente contro il regime di Assad. Al capo della più consistente comunità cristiana presente in Iraq l'eventuale intervento occidentale in Siria richiama fatalmente l'esperienza vissuta dal suo popolo: “Dopo 10 anni dall'intervento della cosiddetta 'coalizione dei volenterosi' che abbatté Saddam” fa notare a Fides S. B. Sako “il nostro Paese ancora è martoriato dalle bombe, dai problemi di sicurezza, dall'instabilità, dalla crisi economica”. Inoltre, nel caso siriano, secondo il Patriarca caldeo le cose sono ancora più complicate dalla difficoltà d i cogliere le reali dinamiche della guerra civile che dilania da anni quella nazione: “L'opposizione a Assad” nota Sako “è divisa, i vari gruppi si combattono tra loro, c'è un moltiplicarsi di milizie jiahdiste... Che fine farà quel Paese, dopo?”. Al Patriarca anche le formule usate dai Paesi occidentali per giustificare l'eventuale intervento appaiono strumentali e confuse: “Tutti parlano di democrazia e di libertà, ma per raggiungere quegli obiettivi occorre passare per processi storici e non si può pensare di imporli in maniera meccanica o tanto meno con la forza. L'unica via, in Siria come altrove, è la ricerca di soluzioni politiche. Spingere i combattenti a trattare, immaginare un governo provvisorio che coinvolga sia quelli del regime che le forze d'opposizione. Ascoltando quello che davvero vuole il popolo siriano nella sua maggioranza”. Il Patriarca caldeo mostra cautela anche sulla scelta di giustificare l'intervento come rappresaglia inevitabile davanti all'uso de lle armi chimiche da parte dell'esercito di Assad: “Gli occidentali” ricorda S.B. Sako “hanno giustificato anche l'intervento contro Saddam con l'accusa che il rais iracheno possedeva armi di distruzione di massa. Ma quelle armi non sono state trovate”. (GV) (Agenzia Fides 28/8/2013).

lunedì 26 agosto 2013

Notizie dalla Siria:p. Paolo Dall’Oglio

ASIA/SIRIA - Il turbolento contesto di Raqqa e la missione di p. Paolo Dall’Oglio
Raqqa (Agenzia Fides) – E’ un silenzio che genera timore e preoccupazione nella comunità cristiana e nella società siriana, quello sulla sorte del gesuita p. Paolo Dall’Oglio, scomparso circa un mese fa nell’area di Raqqa. Come appreso dall’Agenzia Fides, a Raqqa i giovani del “Free Youth Committee”, legati all’opposizione siriana, continuano le ricerche, in una situazione molto tesa.
Il gesuita si era recato a Raqqa alla fine di luglio, entrando dalla frontiera di Tell Abiad, con l’aiuto dei combattenti curdi. Il suo fine, secondo fonti locali, era quello di cercare di smussare i contrasti fra i combattenti curdi e quelli arabi e ricostruire una certa unità all’interno dell’opposizione siriana. Una missione delicata e per alcuni fin troppo difficile.
La presa di Raqqa da parte delle forze di opposizione al regime, avvenuta a marzo 2013, era stata compiuta grazie a uno sceicco locale, Mouhammad Faycal al Houeidi, leader della tribù “Avadilat”, grande tribù araba presente a Raqqa con solidi legami con il Regno Saudita. Lo sceicco era un parlamentare che, schieratosi contro il governo, è riuscito a rendere Raqqa “prima città indipendente della rivoluzione siriana”. La presa della città da parte dell’Esercito Siriano di Liberazione (“Free Sirian Army” , FSA) è avvenuta , però, grazie anche al contributo del gruppo “Jabhat al-Nu

domenica 25 agosto 2013

Il Papa è un bravo direttore tecnico... padre Pepe in Vaticano


◊   Papa Francesco ha ricevuto in udienza padre Josè Maria Di Paola, conosciuto da tutti come “padre Pepe”. Il sacerdote argentino che vive in una delle favelas di Buenos Aires, ha portato avanti il suo impegno per gli emarginati nonostante pesanti minacce di morte da parte dei narcotrafficanti che il sacerdote ha denunciato con coraggio. Luca Collodi ha intervistato "padre Pepe" dopo l’incontro con il Papa:

D. - Padre Pepe, come ha trovato Papa Francesco?

R. - La verità è che è stato un incontro molto emozionante per me. Non lo vedevo da quando è andato via da Buenos Aires. Per me è strano vederlo così, ma nello stesso tempo veramente è stato molto emozionante vederlo come Papa. Sta molto bene. L’ho visto con molta energia e con molta forza. Ringiovanito. Così tornerò in Argentina molto contento, perché sebbene sia grande la responsabilità che ha di guidare la Chiesa, lo vedo con la forza necessaria per farlo.

D. - Papa Francesco ha nostalgia dell’Argentina e di Buenos Aires?

R. - Credo di no. Credo che lui sa qual è il suo presente. Ho portato il thermos, ho portato il mate e l’abbiamo bevuto. Lui è contento quando si parla di Buenos Aires e dell’Argentina, però sa che il suo presente è qui, al servizio di tutta la gente. Di questo è consapevole, ma certamente non dimentica le sue radici.

D. - Da arcivescovo di Buenos Aires a pastore della Chiesa Universale. Come è cambiato Papa Bergoglio ?

R. - Fondamentalmente lo vedo uguale. Anche da come ci riceve, perché quando andavamo alla curia di Buenos Aires ci veniva incontro con semplicità. Aveva una scrivania e nient’altro e poi ci accompagnava personalmente per salutarci. Questa semplicità si vede anche in Vaticano. Continua ad essere lo stesso uomo, cioè non un principe della Chiesa ma un servitore della Chiesa. E questa caratteristica è sempre stata molto presente nella sua persona. Questo è ciò che ci ha sempre incoraggiato. Vedo anche che c’è una continuità, perché pensa in modo permanente alle persone, specialmente quelle più bisognose, e vuole avere un rapporto molto vicino con loro. Ecco, in sostanza, lo vedo uguale e con molta energia, con molta voglia di fare. Lo vedo veramente rivitalizzato.

D. - Ha portato al Papa molte lettere, anelli e rosari da benedire. La gente lo ricorda con affetto a Buenos Aires?

R. - Sì, ho portato tante cose senza aver fatto alcuna pubblicità. La gente che veniva a sapere della mia visita al Papa mi diceva: “Questo è per Papa Francesco”. Ho portato al Papa lettere di gente malata, libri, tra cui il libro che ha fatto il "Gruppo di recupero" di tossicodipendenti delle "villas" che ha compiuto 5 anni: infatti, non si dimenticano che lui ne è stato il fondatore, perché ha lavato i piedi, il Giovedì Santo di 5 anni fa, a 12 giovani. E ho portato le lettere di due di questi giovani a cui, l’allora arcivescovo Bergoglio, ha lavato i piedi e che oggi hanno una vita nuova, un lavoro, la loro famiglia, e sono eternamente grati al Papa. Per questo volevamo che Francesco ricevesse questo libro, il primo numero uscito dalla stampa, ancora fresco di inchiostro. Certo, ho portato tante altre cose e credo che in quella valigia ci fossero tanti sentimenti di tanta gente.

D. - Il Papa continua a seguire il lavoro che fate nella periferia di Buenos Aires con i giovani?

R. - Lui vuole che noi continuiamo a lavorare. Credo veramente che il modo migliore di servire il Papa da parte nostra sia quello di essere fedeli al suo lavoro, come prima. E anche di contribuire, con la nostra gente e l’esperienza maturata con il Papa, ad incoraggiare altri sacerdoti a vivere nelle periferie. Sappiamo che sono in tanti a farlo in diverse parti del mondo, però bisogna incoraggiarli, perché è una testimonianza evangelica per tutti. Non solo per chi vive nella periferia, ma anche per chi ci va. Può essere un’unione di due mondi che ogni tanto sono separati a causa della società materialista e individualista. Bergoglio, quando era a Buenos Aires, guardava la città dalla periferia. Questo sguardo di Bergoglio è il grande contributo alla Chiesa di Buenos Aires.

D. - Padre Pepe, ha portato una maglietta, “una camiseta”, dell’Atletico Huracàn al Papa. Ma il Papa come ha reagito, essendo della squadra concorrente del San Lorenzo? L’ha ricevuta con sportività?

R. - Sì, la sua generosità è arrivata anche lì. Ha accettato la maglietta dell’Huracàn, che è la squadra concorrente del San Lorenzo, un rivale eterno. E sempre, in Argentina, i tifosi dell’Huracàn e del San Lorenzo discutono: sono rivali! E da quando è diventato Papa, ci sono ovunque bandiere del San Lorenzo, magliette del San Lorenzo e, ciò mi dà un po’ di fastidio. Allora, la dirigenza dell’Huracàn mi ha detto: “Pepe tu che sei dell’Huracàn, perchè non porti al Papa qualcosa di nostro, la maglietta, una lettera?”. Così ho portato al Papa la maglietta della squadra "migliore"...

D. - Il Papa, come sportivo, è anche un intenditore di calcio, di tecnica e di tattica di calcio?

R. - Sì, e l’applica alla Chiesa. Il Papa è un bravo direttore tecnico... 

venerdì 23 agosto 2013

Evraz: Palini e Bertoli in crisi? Il Gruppo no

Evraz in denaro a Londra, ma la controllata sudafricana chiude il trimestre in rosso

Assaltato un monastero copto

AFRICA/EGITTO - Tensione per le manifestazioni di oggi. Assalito un monastero copto
Il Cairo (Agenzia Fides)- “La situazione è finora calma ma si vive in tensione per le manifestazione di protesta annunciate per oggi dai sostenitori del deposto Presidente Morsi. Spero che non accade nulla di grave” dice all’Agenzia Fides p. . Rafic Greiche, portavoce dei Vescovi cattolici dell’Egitto
“In gran parte dell’Egitto le condizioni di sicurezza stanno migliorando ma non a Giza e Al Minya” precisa il sacerdote.
A questo proposito p. Greiche riporta l’assalto ad un monastero copto ortodosso in un piccolo villaggio nei pressi di Al Minya. “Un gruppo di persone ha assalito il monastero ed ha picchiato i monaci. La polizia è intervenuta ma ormai era troppo tardi per i monaci che sono stati trasportati all’ospedale. Uno è ancora ricoverato, l’altro è stato dimesso”. “C’è da dire che non è sempre facile per le forze dell’ordine muoversi in zone come quella di Minya, dove i cristiani sono sempre sul chi vive per la presenza di diversi gruppi jihadisti” afferma p. Greiche
“Minya è uno dei governatorati dove nel passato (negli anni ’90) sono avvenuti un gran numero di attacchi terroristici. È uno di punti focali della presenza dei gruppi jihadisti” ricorda il sacerdote.
“Questo perché la geografia dell’area favorisce i movimenti di questi gruppi, formati spesso da famiglie beduine che si muovono agevolmente, che possono nascondersi nelle montagne vicine”.
Le autorità del Cairo hanno imposto severe misure di sicurezza in tutto il Paese in previsione delle proteste annunciate dopo la preghiera del venerdì. (L.M.) (Agenzia Fides 23/8/2013)

giovedì 22 agosto 2013

Libertà, rapimenti,conversioni forzate, violenze

ASIA/INDIA - Rapimenti, conversioni forzate e violenze sui cristiani

New Delhi (Agenzia Fides) – Diversi episodi di violenza, lesivi della libertà religiosa, hanno turbato le comunità cristiane in India nei ultimi giorni. La polizia di Chennai, nello stato indiano del Tamil Nadu, sta cercando i genitori di una ragazza 23enne, che l'hanno sequestrata perché contrari alla sua conversione al cristianesimo e al suo desiderio di farsi suora. Secondo quanto l’Agenzia Fides ha appreso da fonti nella Chiesa locale, Lakshmi Priya, giovane donna laureata in ingegneria, di famiglia indù che risiede a Hyderabad (nello stato di Andra Pradesh), si era convertita al cristianesimo e si stava preparando a diventare suora, seguendo un cammino di formazione alla vita religiosa a Chennai, anche senza il consenso dei genitori. Questi hanno perciò fatto ricorso all’uso della forza per dissuaderla.
Un altro episodio di violenza si è verificato in Jharkhand, il 19 agosto. Un ragazzo di sette anni, che frequentava una scuola cattolica S. Francesco Saverio, gestita dai Gesuiti e da suore, è morto improvvisamente per arresto cardiaco. Dopo l’evento, una folla ha attaccato preti e suore di una missione gesuita in Jharkhand, chiedendo un risarcimento di un milione di rupie. Le Suore della Congregazione di Maria Immacolata (CIC), che operano nella scuola dal 2005, sono state attaccate da vandali che hanno devastato il loro convento. Uno dei sacerdoti intervenuti, p. Salomon, ha subito un trauma cranico ed è ricoverato in ospedale. Secondo un comunicato inviato a Fides, i Gesuiti sospettano che l’attacco sia stato istigato da gruppi di fanatici indù.
Alcuni giorni prima, nello stato di Rajastan, la madre di un Pastore cristiano è stata duramente picchiata da estremisti indù che avevano minacciato di ucciderla e tagliarla a pezzi se non si fosse convertita all'induismo. L’episodio è avvenuto a Jaipur, in Rajasthan, il 13 agosto. Quattro uomini armati hanno fatto irruzione in casa del Pastore Vishaal Behl e, accertando che non era in casa, hanno iniziato a devastare l’abitazione. Hanno poi minacciato sua madre, nel tentativo di convincerla a rivelare dove fosse suo figlio, malmenandola e causandole gravi lesioni alla testa e alle braccia. (PA) (Agenzia Fides 22/8/2013)

Diritto di Pesca in Cassazione

mercoledì 21 agosto 2013

40 milioni? Intervista del Messaggero Veneto: Palini e Bertoli

16 vittime al giorno

AMERICA/COLOMBIA - Abusi sessuali e maltrattamento minorile: 16 vittime al giorno

Medellin (Agenzia Fides) – Nel corso dei primi 5 mesi del 2013 sono stati registrati 2.456 casi di abusi sessuali su minori, 16 vittime al giorno. E’ quanto si legge in una denuncia dell’Istituto di Medicina Legale dove risulta anche che le aggressioni sono perpetrate dagli stessi genitori dei piccoli. Il 33% avvengono per mano di padre, il 28% dalle madri, e il 9% dai patrigni. Il fenomeno continua ad aumentare e il 70% dei casi rimangono impuniti perché non vengono denunciati. Secondo i responsabili della Fondazione locale a tutela dell’Infanzia Pandi, manca il sostegno da parte del Governo. In Colombia non esistono luoghi di assistenza per le mamme single lavoratrici che non sanno a chi lasciare i propri figli. Tuttavia, gli abusi sessuali non sono le uniche forme di violenza. Cifre allarmanti si registrano anche per casi di maltrattamento di ogni tipo, la ricerca ne ha denunciati 728 su bambini da zero a quattro anni di età. Per quanto riguarda la fascia di età che va dai 5 ai 9 anni sono stati registrati 1.115 casi di maltrattamento. Tra i minori da 10 a 14 anni 6.949, e tra gli adolescenti da 15 a 17 anni 15.523. (AP) (21/08/2013 Agenzia Fides)

Il papa da giovane!


T Avvenire has uploaded Bergolio
Bergolio
L'itinerario sulle orme di Papa Bergoglio in Argentina: le tappe della sua formazione, la prima parrocchia, il santuario più amato

sabato 17 agosto 2013

Notizie dalla caffaro di torviscosa...a ferragosto

Caffaro, lavoratori disperati:
«Da mesi senza stipendio»

Torviscosa, da più di due mesi senza stipendio, dopo quasi cinque anni di cassa integrazione, i circa 70 lavoratori della Caffaro in cassa integrazione in deroga sono preda dello sconforto per un futuro che vedono molto buio

sabato 10 agosto 2013

500 donne

AMERICA/COLOMBIA - Più di 500 donne sono state uccise nel primo semestre 2013

Bogotà (Agenzia Fides) – Più di 500 donne sono state uccise in Colombia nel primo semestre 2013. La regione de Valle del Cauca è al primo posto con un totale di 144 casi di femminicidio , seguita da Antioquia con 68 e al terzo posto è Bogotà con 56 casi.
La nota inviata a Fides da Radio Caracol, cita un rapporto dell'Istituto di Medicina Legale della capitale colombiana, che riporta un totale di 514 donne uccise nel Paese nei primi sei mesi del 2013. I dati, raccolti da esperti dell'Istituto, verificati e analizzati dal Gruppo Centro Nazionale di Riferimento per la violenza, rivelano che la maggior parte delle vittime sono nella fascia di età tra i 30 ai 34 anni.
(CE) (Agenzia Fides, 10/08/2013)

venerdì 9 agosto 2013

Giornata Internazionale dei Popoli Indigeni. 3 files

AMERICA - Si celebra oggi la Giornata Internazionale dei Popoli Indigeni
Washington (Agenzia Fides) – Il 9 agosto di ogni anno si celebra la Giornata Internazionale dei Popoli Indigeni, istituita dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1994, con la risoluzione A/RES/49/214. Il tema della Giornata internazionale dei Popoli Indigeni delle Nazioni Unite di questo anno è "Popoli indigeni nella costruzione di alleanze: In onore dei trattati, accordi ed altre intese costruttive".
Secondo dati raccolti da Fides, le Nazioni Unite con questa celebrazione vuole mettere in evidenza l'importanza dei trattati tra gli Stati, i loro cittadini, e le popolazioni indigene, che mirano a riconoscere e difendere i loro diritti e le loro terre, e di istituire un quadro per la coesistenza e le relazioni economiche. Gli accordi definiscono anche un quadro politico per la coabitazione dei diversi popoli sovrani che vivono in uno stesso territorio, secondo i principi di amicizia, di cooperazione e di pace.
(CE) (Agenzia Fides, 09/08/2013)
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AMERICA/ECUADOR - Giornata Internazionale dei Popoli Indigeni: le rivendicazioni degli indigeni dell’Ecuador
Quito (Agenzia Fides) – In preparazione della Giornata Internazionale dei Popoli Indigeni (che si celebra oggi, 9 agosto), la Confederazione delle Nazionalità Indigene dell'Ecuador (CONAIE), ha convocato un Consiglio allargato a tutte le autorità dei popoli indigeni e delle nazionalità del paese.
Nell'incontro, che ha avuto luogo il 2 agosto, sono stati analizzati i progetti di leggi che incidono sulle nazionalità indigene, tra cui la legge su acqua, terre e territori; la gestione indigena della giustizia, la criminalizzazione delle proteste e le politiche riguardanti l'attività mineraria e il petrolio; le condizioni per un possibile dialogo con il presidente Rafael Correa.
La nota pervenuta a Fides, riferisce che al termine del Consiglio, i leader dell'organizzazione hanno ribadito di continuare la lotta per il possesso delle proprie terre e la conservazione delle proprie tradizioni, ed hanno dettato le condizioni per il dialogo con il governo e stilato il programma per nuove manifestazioni a settembre.
Nel documento finale del Consiglio allargato si afferma infine che verrà avviato un processo di consultazione delle comunità per costruire l'agenda dei principali punti di conflitto tra il governo e le organizzazioni che propongono la formazione di uno Stato Plurinazionale.
(CE) (Agenzia Fides, 09/08/2013)
Links:
Il Documento completo della Conaie (spagnolo):
http://www.conaie.org/

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AMERICA/BRASILE - I diritti dei Guaranì al centro della Giornata Internazionale dei Popoli Indigeni

Dourados (Agenzia Fides) – Una delegazione di Amnesty International ha visitato il 7 agosto, le comunità indigene Guaranì Kaiowá della regione di Dourados (MS). Durante l'incontro, i leader Guarani Kaiowá hanno incontrato il segretario generale dell'organizzazione, l'indiano Salil Shetty, per denunciare il ritardo nella demarcazione delle terre e la violenze subite dai membri della loro comunità quando si trovano al fuori dei loro territori tradizionali o confinati in piccole riserve.
La nota inviata a Fides dal Consiglio Missionario Indigeno (CIMI), riferisce la visita del segretario generale alle sedici famiglie Kaiowá che vivono da più di dieci anni in baracche lungo la strada nazionale BR-163, dove transitano camion che trasportano soia e canna da zucchero. Proprio in quel luogo cinque indigeni sono stati uccisi investiti dai camion, ed uno è stato avvelenato dai pesticidi utilizzati nelle piantagioni della zona.
"Siamo a metà del 2013 e non si può semplicemente fare quello che si vuole con le terre indigene, come se non ci fossero i diritti che devono essere rispettati", ha detto Salil ai leader indigeni. "Qui, ho incontrato le madri che hanno perso i loro bambini piccoli, gli anziani che hanno perso i loro figli. Queste cose succedono alla luce del giorno, e non vi è nessuna indagine. Le persone che commettono questi crimini semplicemente restano liberi. E' una grande vergogna per il Brasile", ha concluso.
(CE) (Agenzia Fides, 09/08/2013)

due bombole scoppiate

giovedì 8 agosto 2013

Zilda Arns

AMERICA/BRASILE - Missionaria morta in Haiti, esempio da proporre anche per la santificazione

Brasilia (Agenzia Fides) – L'episcopato brasiliano inizierà nel 2015 la pratica per chiedere al Vaticano la beatificazione della missionaria e pediatra Zilda Arns, fondatrice e coordinatrice della Pastorale del Bambino, morta nel terremoto che ha devastato Haiti nel 2010.
La nota inviata a Fides dalla Conferenza episcopale del Brasile ricorda che l'inizio del processo partirà tra due anni, perché la domanda di beatificazione e santificazione può essere presentata solo dopo il quinto anniversario della morte del candidato.
La beatificazione di Zilda Arns è stata proposta dall’Arcivescovo dell’arcidiocesi di Paraíba, Mons. Aldo Di Cillo Pagotto, che presiede il Consiglio della Pastorale per i Bambini, una Commissione della Conferenza Episcopale dedicato alla cura e all’assistenza dei bambini, fondata proprio dalla stessa missionaria medico nel 1983 e che oggi opera in oltre venti Paesi in America Latina, Africa e Asia. La testimonianza di vita della missionaria aveva provocato una catena di solidarietà subito dopo il terremoto di Haiti (vedi Fides "La solidarietà della Chiesa in America per Haiti", 14/01/2010).
La “Pastoral da Criança”, come è chiamata in Brasile, lo scorso 28 luglio ha celebrato il 30.mo Congresso Nazionale, al quale hanno chiesto di partecipare anche rappresentanti provenienti da Filippine, Angola, Guatemala, Panama, Repubblica Dominicana, Perù, Argentina, Colombia e Paraguay.
(CE) (Agenzia Fides, 08/08/2013)

Fortissimamente Bramme!

Serracchiani: «A settembre bramme di nuovo via mare»



sabato 27 luglio 2013

GMG: in Cile nel frattempo...

AMERICA/CILE - Irruzione nella cattedrale, intervento del presidente del Cile

Santiago (Agenzia Fides) – Il presidente del Cile, Sebastián Piñera, ha condannato l'attacco alla Cattedrale di Santiago che ha avuto luogo Giovedì sera durante la celebrazione della festa della città, la commemorazione di San Giacomo. "Desidero esprimere la nostra condanna assoluta ed il rifiuto di questi atti, perché significa non rispettare i diritti degli altri", ha detto Piñera.
Giovedì sera, circa 5.000 persone hanno marciato attraverso il centro di Santiago per chiedere "l'aborto libero". Un gruppo di manifestanti è entrato nella Cattedrale Metropolitana, ha interrotto la Messa, provocando il caos, distruggendo una parte della chiesa, imbrattando qualche altare laterale e tentando di incendiare le panche della chiesa.
"Ho parlato con l'arcivescovo di Santiago per esprimere la nostra piena solidarietà e ratificare l'impegno di questo governo a favore della libertà religiosa, della libertà di culto e della tutela della vita del nascituro", ha aggiunto presidente cileno.
Il sindaco di Santiago, Carolina Toha, ha riferito ai giornalisti che lei "non è credente", ma ha ritenuto che "le persone che erano nella cattedrale a quel momento sono state aggredite in forma gratuita e questo non è accettabile". La Toha era tra coloro che partecipavano alla Messa che celebrava l'arcivescovo metropolita di Santiago, Mons. Ricardo Ezzati, in occasione della festa di San Giacomo, patrono della città.
(CE) (Agenzia Fides, 27/07/2013)

mercoledì 24 luglio 2013

martedì 23 luglio 2013

Papa in aereo

“Blasfemia tecnologica”: coppia di cristiani arrestati per insulti a Maometto via SMS

ASIA/PAKISTAN - “Blasfemia tecnologica”: coppia di cristiani arrestati per insulti a Maometto via SMS

Islamabad (Agenzia Fides) – Un nuovo “fronte” della blasfemia sembra aprirsi in Pakistan: dopo la condanna all’ergastolo di un uomo per avere inviato SMS blasfemi (vedi Fides 15/7/2013), aumentano i casi e le denunce di blasfemia via SMS. Come appreso da Fides, un altro caso di blasfemia è stato registrato contro una coppia cristiana nella città di Gojra, in Punjab. Shafaqat Masih 35 anni, e sua moglie Shagufta Bibi sono stati arrestati dalla polizia locale perchè accusati dal musulmano Rana Mohammad Fiaz di avergli inviato SMS blasfemi sul Profeta Maometto. La polizia ha rintracciato la scheda SIM e arrestato la coppia. Un tribunale di primo grado ha convalidato l’arresto, disponendo ulteriori indagini. Shafaqat Masih è disabile e sua moglie è cameriera in una scuola locale. I loro due figli adolescenti sono stati ora a presi in cura dalla Ong “World Vision in Progress”, che intende fornire anche assistenza legale. Gojra è un località “religiosamente sensibile” fin da l 2009, quando, per un caso di presunta profanazione del Corano, il quartiere cristiano della città fu dato alle fiamme, con 8 morti, 40 case e una chiesa distrutte.
Attualmente in Pakistan è vivo il dibattito sulla blasfemia tramite le nuove tecnologie, i cellulari, i mezzi informatici. L’Autorità per le Telecomunicazioni e il governo stanno discutendo di soluzioni tecniche al problema della presenza di materiale blasfemo su Internet, su YouTube, sui social network. Molti chiedono una legge che limiti e censuri i siti Internet blasfemi.
Un’altra questione sentita è l’abuso della legge di blasfemia, a volte usata strumentalmente per colpire avversari. Come riferito a Fides, di recente una delegazione di 15 ulema di Karachi, della corrente di pensiero islamica “Deobandi”, ha assicurato alla comunità cristiana il proprio sostegno per proporre un emendamento alla legge sulla blasfemia: il fine è fermarne l’uso improprio contro i membri delle minoranze religiose.
Fra i casi segnalati da Fides, quello del 15enne cristiano di Karachi, Ryan Brian Patras, accusato di aver inviato SMS blasfemi ad alcuni coetanei (vedi Fides 12/10/2012) e vittima di una macchinazione. Il ragazzo e la sua famiglia sono fuggiti per miracolo alla furia omicida di alcuni estremisti. (PA) (Agenzia Fides 23/7/2013)

Ragazze cristiane rapite e islamizzate, scuole nel mirino di Boko Haram

AFRICA/NIGERIA - Ragazze cristiane rapite e islamizzate, scuole nel mirino di Boko Haram

Maiduguri (Agenzia Fides) – La comunità cristiana nella Nigeria settentrionale è allarmata per un fenomeno che va diffondendosi: ragazze cristiane minori di 18 anni sono rapite e costrette a convertirsi all’islam. Le ragazze sono sequestrate e tenute nelle case di emiri o leader religiosi radicali, a volte legati al gruppo “Boko haram”. E’ la denuncia che giunge a Fides dalla “Northern Christian Association of Nigeria” (CAN), preoccupata per la rapida crescita del fenomeno. L’Associazione riferisce che sta seguendo cinque casi, su incarico delle famiglie delle ragazze sequestrate. Ma “quando si segnala un caso del genere alla polizia, gli agenti rispondono che non possono fare nulla. A volte crediamo essi siano complici”, spiega il Daniel Babayi, segretario della CAN.
I cristiani in Nigeria settentrionale sono vittime del gruppo militante islamico “Boko Haram” che mira a instaurare uno stato islamico. In un campagna terroristica che dura da mesi, molte chiese sono state attaccate e fedeli cristiani uccisi. Secondo alcune dichiarazioni pubbliche, Boko Haram ha detto che “rapire donne cristiane fa parte dei nuovi sforzi per colpire i cristiani e costringerli a lasciare il Nord”.
Uno degli obiettivi primari del gruppo sono le scuole. Agli inizi di luglio oltre 40 persone, per lo più studenti, sono state uccise in un attacco a un collegio nello stato di Yobe. In un altro recente attacco, il dormitorio di un istituto è stato incendiato mentre i bambini dormivano, e quanti cercavano di sfuggire al fuoco sono stati freddati. Boko Haram significa “l'educazione occidentale è peccato”, e il suo leader Abubakar Shekau ha chiesto pubblicamente di moltiplicare gli attacchi contro le scuole “che insegnano l'educazione occidentale”. Per reagire alla guerra lanciata da Boko Haram contro la nazione, da due mesi negli stati nigeriani di Borno, Yobe e Adamawa, dove i militanti rappresentano la minaccia più forte, è in vigore lo stato di emergenza. (PA) (Agenzia Fides 23/7/2013)

lunedì 22 luglio 2013

Prima della GMG

Petrópolis – VedutaAMERICA/BRASILE - GMG: successo della Settimana Missionaria e in particolare degli incontri sulla pace
Petropolis (Agenzia Fides) – Sono stati circa 1.800 i giovani provenienti da El Salvador, Guatemala, Filippine, Venezuela e Colombia che hanno raggiunto la parrocchia di Guapimirim, nella diocesi di Petrópolis, nello stato di Rio de Janeiro, e hanno partecipato attivamente alla Settimana Missionaria, che ha mobilitato tutta la Chiesa brasiliana. La Settimana Missionaria (vedi Fides 19/07/2013) è stata l'evento di preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù, che inizia ufficialmente martedì 23 luglio con la presenza di Papa Francesco.
Secondo le informazioni pervenute all’Agenzia Fides, solo dal Guatemala sono arrivati più di 400 giovani per partecipare alla Settimana Missionaria: giovani che si sono preparati per un anno con ritiri, pellegrinaggi locali, corsi di formazione e altre attività. Dalla Colombia sono arrivati 900 giovani, ma la delegazione completa ne conta più di 2.500. Coloro che sono arrivati prima, hanno partecipato alla Settimana Missionaria per scambiare esperienze con le altre Chiese locali.
I resoconti di queste delegazioni, inviati alle loro comunità di provenienza, sottolineano la grande accoglienza delle famiglie brasiliane. La Settimana Missionaria ha riscosso grande successo sia per il numero dei partecipanti che per la qualità degli eventi organizzati nelle diverse diocesi coinvolte.
Secondo le testimonianze pervenute a Fides, i giovani hanno sottolineato in particolare l'importanza di uno degli eventi: Il "Mini corso per gli Operatori di Pace". Si è trattato di un ciclo di conferenze tenutesi nella sede del comune di Porto di Pedras, al fine di promuovere una profonda riflessione sulla cultura della violenza, presentare i motivi all'origine della violenza e sottolineare l'urgenza di mettere fine a questa situazione, ricercando nuovi comportamenti di gruppo per agire pacificamente ogni giorno e diventare così propagatori di una cultura di pace.
Oltre alle delegazioni provenienti dagli altri paesi, la Settimana Missionaria ha coinvolto migliaia di giovani brasiliani delle diverse diocesi. (CE) (Agenzia Fides, 22/07/2013)

martedì 16 luglio 2013

Betania

ASIA/TERRASANTA - Monastero greco-ortodosso sotto attacco. Le suore si appellano al Presidente Abbas

Betania (Agenzia Fides) – Le suore del monastero greco ortodosso a Betania hanno indirizzato una lettera al Presidente palestinese Mahmud Abbas per sollecitare i vertici dell'Autorità palestinese a farsi carico con provvedimenti adeguati dell'escalation di aggressioni subite dalla casa religiosa negli ultimi tempi: lanci di pietre, vetri infranti, furti e saccheggi delle proprietà del monastero che configurano una vera e propria strategia intimidatoria. “Non escludiamo” ha scritto la madre superiora suor Ibraxia nella sua lettera al Presidente Abbas “che dietro questi attacchi ci sia chi desidera fomentare discordia tra i figli della stessa nazione palestinese”. Fonti locali riferiscono all'Agenzia Fides che negli ultimi giorni famiglie della zona, sia cristiane che musulmane, hanno fatto visita al monastero in segno di solidarietà, per ribadire che la popolazione di Betania è estranea all'aggressione. “Qualcuno vuole mandarci via” ha scritto suor Ibraxia nella sua let tera “ma noi non fuggiremo”.
In passato il monastero greco-ortodosso rappresentava un'oasi di spiritualità nella città dove Gesù resuscitò Lazzaro, oggi nota col nome arabo di al-Azariyeh e ormai diventata un sobborgo di Gerusalemme Est. In tempi recenti, tutta l'area ha subito un processo di decadimento fatto di urbanizzazione sregolata, inquinamento ambientale, aumento della delinquenza. L'erezione del muro di separazione tra Israele e Territori Palestinesi ha deteriorato ulteriormente la situazione. Il monastero ora si trova in un'area dove l'Autorità palestinese non riesce a esercitare un controllo stabile, una “terra di nessuno” dove dilagano il crimine, il sopruso e la corruzione. Negli ultimi mesi, mentre si continua a registrare un aumento vertiginoso dei prezzo dei terreni dell'area, quelli appartenenti al monastero erano stati in parte sottratti al controllo delle suore ad opera di un clan familiare musulmano locale che ne reclama arbitrariamente il diritto di proprietà. (GV) (Agenzia Fides 1 6/7/2013).

288 ragazzi in Brasile

Papa Francesco e la Giornata mondiale della gioventù: 288 ragazzi umbri pronti a volare in Brasile


domenica 14 luglio 2013

Il Papa a Castelgandolfo

Francesco a Castel Gandolfo: "Aprite le porte alla speranza"
PAPA FRANCESCO
"Noi dobbiamo sempre essere segno di speranza e di pace in questo momento. Aprire le porte alla speranza, affinché la speranza vada avanti, e operare la pace, sempre!"

Così Papa Francesco ai dipendenti delle Ville Pontificie incontrati questa mattina nel cortile del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, insieme al vescovo di Albano Semeraro e al sindaco della cittadina del Castelli romani che ospita da quattro secoli la residenza estiva dei pontefici. Arrivato in auto dal Vaticano per la sua seconda visita a Castel Gandolfo, dopo quella del 23 marzo e dello storico primo incontro con il Papa emerito Benedetto XVI, il Pontefice ha ricordato la bellezza del luogo che attira molti vis ...

mercoledì 10 luglio 2013

“Cercano la stabilità e la sicurezza che tutti i bambini meritano”

OCEANIA/AUSTRALIA - Compassione verso i migranti: i giovani australiani accolgono l’appello di Papa Francesco

Sydney (Agenzia Fides) – Un grido di “compassione” verso i migranti e i richiedenti asilo, soprattutto verso i bambini: lo lancia, accogliendo l’appello di papa Francesco a Lampedusa, l’associazione “Australian Young Christian Students” (AYCS), chiedendo alla politica di dare particolare attenzione ai bambini attualmente “confinati” in campi di accoglienza e detenzione, in accordo al sistema di immigrazione vigente in Australia.
Come riferisce un comunicato inviato a Fides, la AYCS ha alzato la voce dopo la visita di Papa Francesco a Lampedusa, che ha riportato l’attenzione internazionale sul fenomeno della migrazione e sulle sofferenze immani dei migranti. In Australia la questione è molto sentita ed è al centro di un vivace dibattito pubblico.
“I bambini sono particolarmente vulnerabili e sono giunti in Australia in cerca di aiuto”, afferma la nota di AYCS inviata a Fides. “Resta di vitale importanza per la loro salute e benessere che i bambini e le loro famiglie non siano sottoposti a lunghi periodi di detenzione”. Un recente rapporto di “Human Rights Watch rivela che, nei flussi migratori che interessano il sudest asiatico e l’area del Pacifico, di frequente i minori e i loro genitori vengono arbitrariamente arrestati, in paesi come Indonesia e Malaysia, e sono vittime di gravi abusi. I bambini che approdano in Australia, dunque, “cercano la stabilità e la sicurezza che tutti i bambini meritano”, rileva l’Associazione dei giovani cristiani, invitando al “pieno rispetto del diritto internazionale”.
Di recente oltre 8.000 studenti delle scuole superiori in tutta l'Australia hanno fatto esperienza di volontario in campi di detenzione per immigrati, riattivati in Australi a partire dal 1992 per tutti gli immigrati che arrivano nel paese senza un visto. (PA) (Agenzia Fides 10/7/2013)

martedì 9 luglio 2013

ASIA/ISRAELE - La Commissione Giustizia e Pace interviene sull'arruolamento degli arabi cristiani nell'esercito

Gerusalemme (Agenzia Fides) - Un documento appena pubblicato dalla Commissione Giustizia e Pace – organismo collegato all'Assemblea dei vescovi ordinari cattolici di Terra Santa e presieduto dal Patriarca emerito di Gerusalemme dei Latini Michel Sabbah - offre criteri di discernimento sulla questione dell'arruolamento degli arabi cristiani nell'esercito israeliano, tornata al centro del dibattito pubblico negli ultimi mesi. Secondo gli estensori del documento, pervenuto all'Agenzia Fides, l'esercito è utilizzato come “un'istituzione che promuove coesione sociale” e un “luogo chiave” per coinvolgere i cittadini nel progetto nazionale “così come è concepito dalle autorità, cioè promuovendo Israele come uno Stato nazionale ebraico”. In questa prospettiva, secondo la commissione Giustizia e Pace operante in Terra Santa, “parlare dell'arruolamento dei cristiani arabi piuttosto che degli arabi in generale – musulmani e cristiani – è chiaramente un tentativo di infilare un cuneo tra cristiani e musulmani in Israele”. Nell'affronto di questa delicata problematica, la Chiesa dovrebbe tener presente che “l'esercito è usato come un mezzo per imporre e mantenere l'occupazione dei territori palestinesi e quindi impedire ai palestinesi dal raggiungere dignità e indipendenza”. Esso si configura come “un esercito di aggressione e non di difesa”. Quindi “l'uso del servizio militare per dividere in se stessa la popolazione araba danneggia gli interessi degli arabi come comunità”. Nel documento si prende atto che “molti giovani arabi in Israele stanno perdendo la propria identità nazionale, culturale e religiosa e non si identificano più come arabi”. Soprattutto nelle città miste “cercano in ogni modo di assimilarsi nella maggioranza ebraica e identificarsi con essa”. A questo proposito, i membri della Commissione Giustizia e Pace ripetono che “il compito della Chiesa consiste nell'educare i giovani a accettarsi per quello che sono, offrendo loro un'educa zione umana, nazionale e cristiana equilibrata” che aiuti a integrare i vari elementi della loro identità (arabo palestinese, cristiano, cittadino di Israele) senza sacrificarne alcuno.
L'auspicio finale espresso dal documento è che “vescovi e preti aiutino i loro fedeli nel mezzo di questa crisi di identità e si facciano carico dei problemi che essi si trovano a affrontare nella vita quotidiana”. (GV) (Agenzia Fides 9/7/2013).

Le porte dell'Oceano? Si producono a San Giorgio

08 luglio 2013

canale di panama


Da Trieste le nuove
porte dello Stretto


lunedì 8 luglio 2013

.....euro

Stipendi dei sindaci fino a 6 mila euro


Le indennità e i gettoni di presenza che percepiscono gli amministratori degli enti locali da poco rinnovati in Friuli Venezia Giulia 

E' tempo di penitenza e conversione

ASIA/SIRIA - Appello alla pace di p. Dall’Oglio per il Ramadan
Roma (Agenzia Fides) – “Il mese sacro del Ramadan è tempo di penitenza e conversione a Dio ed è tempo di richiesta di perdono ai nostri fratelli e sorelle. Chiediamo per tutti la grazia del pentimento. La chiediamo pur rivendicando il rispetto del diritto e della giustizia”: è quanto afferma l’appello alla pace diffuso dal gesuita p. Paolo Dall’Oglio per la fine del conflitto in Siria e in altri paesi del Medio Oriente: sono quei conflitti che esistono dal Pakistan fino al Libano, “come pure quelli a carattere ideologico confessionale che si svolgono dall'Egitto al Marocco, che costano enormi perdite e sfigurano il volto dell'Islam”. Il messaggio, inviato all’Agenzia Fides, spiega: “I credenti in Dio rifiutano il conflitto cruento e il combattimento feroce in corso tra i musulmani sunniti e i musulmani sciiti, che formano assieme l'unica umma dell'Islam”.
“In questo contesto – afferma il Gesuita – la Siria è diventata uno dei campi di battaglia principali del conflitto, deviando così il corso della rivoluzione iniziata dal popolo più di due anni fa per ottenere libertà, dignità e democrazia per i siriani, contro un regime che ha assoggettato l'insieme della popolazione al potere della tortura, dell'intimidazione”.

domenica 7 luglio 2013

Castello sempre più in alto


Fatturato +20% per Birra Castello

L’azienda chiude il 2012 confermando il trend positivo. Nuove linee e attenzione ai mercati esteri

mercoledì 3 luglio 2013

bresciaoggi .it su Caffaro

   Caffaro, ambiente e Occupazione:
l'allarme è doppio

L'EMERGENZA. Dopo l'annuncio di uno spostamento della produzione. Il sindacato: «Via perchè l'energia è troppo cara? La Loggia aiuti ad abbattere i costi». In gioco A2A?

Caffaro, ambiente e occupazione: l'allarme è doppio


martedì 2 luglio 2013

Il califfato della Siria

ASIA/SIRIA - Il “califfato” di Saraqib, dove è stato ucciso p. Murad

Idlib (Agenzia Fides) – Il governatorato di Idlib è diventato “il califfato di Saraqib”. La regione di Idlib, nel Nordovest della Siria, fra Aleppo e Hama, controllata da fazioni islamiste dei ribelli siriani, è il territorio dove si trova la Chiesa latina Sant’Antonio da Padova di Ghassanieh, nel villaggio di Jisr el –Choughour, dove è stato ucciso il sacerdote siriano p. Francois Murad. Attualmente, la città di Idlib, capitale dell’omonimo governatorato, è nelle mani dell’esercito regolare siriano, ma il territorio circostante è controllato da bande di ribelli, con forti infiltrazioni del gruppo jihadista “Jabhat al-Nusra”, che fonti qualificate dell’Agenzia Fides definiscono “fra le più esageratamente fondamentaliste”. Sono quelle fazioni che hanno un unico obiettivo dichiarato: instaurare un “califfato” islamico in cui vige una legge restrittiva che non ammette nemmeno la presenza degli “infedeli” (“kafir”). “Hanno trasformato l’islam in una ideologia da pulizia e tnica”, spiega a Fides l’attivista sociale Farid, un siriano musulmano sunnita di Idlib, che si dice “scioccato e preoccupato per la situazione: tutti abbiamo paura”.
“Si tratta di un nuova edizione del fondamentalismo islamico, il più restrittivo della storia”, spiega Farid. I gruppi islamisti hanno eretto “capitale del califfato” la cittadina di Saraqib, dove è stato proclamato un Emiro ed è stato anche istituito un tribunale islamico, l’unico tribunale competente per ogni tipo controversia, che applica in modo pedissequo la sharia come unica fonte del diritto. “Il fatto è che il giudice supremo è un uomo rozzo e per nulla erudito, era un operaio, ed è affiancato da un altro giudice che viene dall’Arabia Saudita”, spiega Farid.
“In tale situazione, inconcepibile per la storia e per la tradizione della Siria, tutto diventa possibile. Viviamo in una atmosfera di terrore in insicurezza. E’ possibile che avvengano decapitazioni – spiega – perchè per questa ideologia l’infedele dev’essere decapitato. Per altri reati minori, gli uomini vengono mutilati degli arti, percossi o flagellati. E’ sufficiente una fatwa e ogni abuso dei diritti umani diventa legale, soprattutto sulle minoranze come cristiani, alawiti, ismaeliti, sciiti, drusi, ma anche sugli stessi musulmani sunniti. Gli islamisti dispongono liberamente della stessa vita delle minoranze religiose. Le minoranze vengono risparmiate per ‘clemenza’ solo se pagano la jizya, la tassa imposta dalla maggioranza islamica”. Una situazione insostenibile: “La popolazione civile siriana – conclude Farid – non può sopportare questa atmosfera di fondamentalismo, estranea alle nostra cultura e alla nostra società”, conclude Farid, lanciando un monito. “Dove fini remo?” (PA) (Agenzia Fides 2/7/2013)

domenica 30 giugno 2013

Un grande programma di vita

29.06.2013
Quello di Daniele Morettin è un grande programma di vita. Così si è espresso l’Arcivescovo di Udine mons. Andrea Bruno Mazzocato nell’ordinazione a diacono, in vista del presbiterato del 27enne di Beivars avvenuta sabato 29 giugno, nella solennità dei Santi apostoli Pietro e Paolo, in Cattedrale (nella foto). Daniele si impegna, infatti, in un grande ministero, quello di essere una immagine di Gesù Cristo. Come diacono, don Daniele, che attualmente presta servizio nella comunità di Marano Lagunare,  avrà un ministero particolare nei confronti dei poveri, materialmente e spiritualmente e per questo gli è stato consegnato dal Vescovo un Vangelo; un altro ministero sarà quello della preghiera quotidiana per rinnovare la Chiesa attraverso il dono dello Spirito di Dio. «Questi sono impegni di tutti i cristiani, ma il diaconato ha una dimensione pubblica di questo impegno», ha ricordato mons. Mazzocato.

27 anni, di Beivars, Morettin ha maturato la sua scelta di disponibilità totale al Signore nel ministero presbiterale non solo all'interno della sua famiglia e della sua comunità di origine, ma anche nel servizio che ha svolto come catechista ed animatore dei gruppi giovanili nelle parrocchie udinesi di San Gottardo e Gesù Buon Pastore. Prima di entrare in Seminario nell'agosto del 2008, a conclusione degli studi all'Istituto professionale «Ceconi» ha fatto diverse esperienze lavorative: elettricista, panettiere e, per un breve periodo, portantino in ospedale a Udine. Da seminarista è stato impegnato per due anni a livello diocesano nella pastorale vocazionale e attualmente è in servizio nella parrocchia di San Martino vescovo a Marano Lagunare.

Nell'invito alla partecipazione alla sua ordinazione diaconale, Morettin ha riportato un versetto tratto dal Vangelo di Giovanni che dice «Io sono la vite, voi i tralci... Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena». È una frase evangelica che è stata illuminante per la sua vita, spiega lo stesso Morettin a «la Vita Cattolica»: «Senza la vite il tralcio non può fare niente, come noi senza il Signore. Solo se rimango in Cristo riuscirò ad avere la sua gioia e a trasmetterla agli altri». Sì, perché il suo «pallino» è proprio quello di trasmettere la gioia di Dio e far capire alle persone che Dio ci vuole per essere felici e gioiosi.

mmmm si sposta a Torviscosa?

LA FEDELI DI PISA, CHE LAVORA NELLO STABILIMENTO INTENZIONATA AD ANDARSENE IN FRIULI

Caffaro, rischio chiusura finale
con disastro ambientale


Far funzionare i pozzi costa 1,4 milioni l'anno: troppo per l'azienda che ha «in gestione» il capannone


Giochi del Mediterraneo
argento alla Campana



Slot machine, sempre più gli anziani finiti nella rete


giovedì 27 giugno 2013

3 fonti per raccontare un delfino

Un delfino risale il Corno e non se ne vuole andare FOTO
Il Messaggero Veneto
San Giorgio di Nogaro: gira da ieri nelle acque del fiume nei pressi del
Porto Vecchio. Capitaneria e Centro di biologia marina di Trieste tentano
di ...
<http://messaggeroveneto.gelocal.it/cronaca/2013/06/26/news/un-delfino-risale-il-corno-e-non-se-ne-vuole-andare-1.7324347>

Delfino risale il fiume Corno, task force per aiutarlo: rischia di ...
Il Gazzettino
... del Porto Vecchio di San Giorgio di Nogaro, in provincia di Udine. Il
cetaceo ha risalito il fiume Corno fino all'altezza dell'abitato di
Villanova, ...
<http://www.gazzettino.it/nordest/udine/delfino_risale_il_fiume_corno_task_force_per_aiutarlo_rischia_di_morire_spiaggiato/notizie/297129.shtml>

Delfino a San Giorgio di Nogaro nel fiume Corno - UdineToday
Un delfino è arrivato a San Giorgio di Nogaro risalendo il fiume Corno. Al
lavoro per farlo ... E' arrivato fino al ponte della frazione di Villanova.
Al lavoro una ...
<http://www.udinetoday.it/cronaca/delfino-san-giorgio-di-nogaro-fiume-corno.html>

lunedì 24 giugno 2013

Sangue dei martiri di tante persecuzioni.

ASIA/SIRIA - Ucciso sacerdote cattolico. Il vescovo Hindo: ha offerto il suo martirio per la pace

Gassanieh (Agenzia Fides) - Domenica 23 giugno il sacerdote siriano François Murad è stato ucciso a Gassanieh, nel nord della Siria, nel convento della Custodia di Terra Santa dove aveva trovato rifugio. Ne dà conferma un comunicato della Custodia di Terra Santa inviato all'Agenzia Fides. Le circostanze della morte non sono del tutto chiarite. Secondo fonti locali, il convento in cui si trovava p. Murad sarebbe stato assaltato da miliziani legati al gruppo jihadista Jabhat al-Nusra.
Padre François, 49 anni, aveva fatto i primi passi nella vita religiosa con i frati francescani della Custodia di Terra Santa, e con essi continuava a condividere stretti vincoli di amicizia spirituale. Dopo essere stato ordinato sacerdote aveva iniziato nel villaggio di Gassanieh la costruzione di un monastero cenobitico dedicato a San Simone lo Stilita, nell'alveo della Chiesa siro-cattolica.
Dopo l'inizio della guerra civile, il monastero di San Simone era stato bombardato e p. Murad si era trasferito presso il convento della Custodia per motivi di sicurezza e per sostenere i pochi rimasti, insieme a un altro religioso e alle suore del Rosario.
“Preghiamo” scrive nel comunicato il Custode di Terra Santa Pierbattista Pizzaballa OFM “perché questa guerra assurda e vergognosa finisca presto e che la gente di Siria possa tornare presto alla normalità”. Riferisce a Fides l'Arcivescovo Jacques Behnan Hindo, titolare della arcieparchia siro-cattolica di Hassaké-Nisibi: “Tutta la vicenda dei cristiani del Medio Oriente è segnata e resa feconda dal sangue dei martiri di tante persecuzioni. Negli ultimi tempi, padre Murad mi aveva fatto arrivare alcuni messaggi in cui si mostrava consapevole di vivere in una situazione pericolosa, e offriva la sua vita per la pace in Siria e in tutto il mondo”. (GV) (Agenzia Fides 24/6/2013).

Testimone della Siria

Siria, padre François Mourad ucciso in un convento francescano


di Giuseppe Caffulli | 24 giugno 2013