sabato 16 aprile 2011

Settimana Santa Da Vivere

Domenica 17 aprile il via alla Settimana Santa   versione testuale
Giovedì Santo la Messa crismale con i giubilei sacerdotali

UDINE (15 aprile, ore 11.45) - La Settimana Santa, che inizia il 17 aprile, rappresenta per la Chiesa il culmine dell’anno liturgico. Ad inaugurarla, la domenica che è al tempo stesso «delle Palme» e «della Passione del Signore» (l’Arcivescovo la celebrerà in Cattedrale alle ore 10.30), frutto di due tradizioni liturgiche diverse. «La prima proviene dalla Chiesa madre di Gerusalemme – spiega don Loris Della Pietra, direttore dell’Ufficio liturgico diocesano – che usava imitare gli avvenimenti della Passione di Gesù, tra i quali l’ingresso del Redentore nella Città Santa: momento di gioia e di gloria in cui viene riconosciuto come Re che entra nella sua città. La seconda ha origine nella Chiesa Romana, che commemorava nella domenica prima di Pasqua tutto il mistero della Passione. Ed ecco che al cuore di questa liturgia troviamo la lettura del "Passio". In entrambi i momenti il credente è invitato a ricordare l’unico evento che ci ha donato la salvezza: la persona di Gesù morto e risorto, passato attraverso la Passione ma che per noi rimane vincitore, il Signore della gloria, che il Redentore ha ottenuto per sé ma ha promesso anche a noi».

I giorni della Settimana Santa sono vissuti dalla Chiesa in un intenso clima di preghiera, che però i fedeli laici devono calare nei quotidiani impegni di lavoro e di famiglia. Quali consigli si possono dare per viverli meglio? «Di solito nei primi giorni della Settimana Santa la maggior parte delle parrocchie propone la celebrazione del sacramento della Riconciliazione, soprattutto nella forma comunitaria – evidenzia don Della Pietra –. Già questa è un’importante occasione, per incontrare il perdono di Dio ma anche per fare una verifica della propria vita. Un’altra prassi molto ricca dal punto di vista spirituale è quella delle "Quarant’ore" (l’Arcivescovo le aprirà domenica 17 aprile alle ore 16 in Cattedrale). È una preghiera prolungata davanti all’Eucaristia che ci aiuta a rivedere il nostro rapporto di fiducia con il Signore. Inoltre, queste giornate potrebbero essere vissute come allenamento a dimensioni un po’ dimenticate, come il silenzio e la preghiera intensa personale e comunitaria (ad esempio la Liturgia delle Ore) per santificare la giornata. Il Venerdì Santo c’è anche l’invito al digiuno, che può essere preparato già nei giorni precedenti. È un prendere le distanze da alcune realtà materiali come il cibo per riconoscere che ce ne sono altre più importanti: ascoltare la Parola di Dio e metterla in pratica».

Giovedì Santo
propone l’importante appuntamento della Messa Crismale (alle ore 9.30 in Cattedrale). Non è una liturgia riservata al clero, anche se all’interno di essa si ricordano i giubilei sacerdotali dell’anno (nella tabella sopra quelli del 2011). «Non è la festa dei sacerdoti, semmai la festa di tutte le ministerialità che si esprimono nella comunità ecclesiale: quella del Vescovo che la presiede, dei presbiteri e dei diaconi, ma anche di tutti i fedeli che svolgono un servizio nella Chiesa. La sottolineatura del sacerdozio ministeriale, espressa attraverso la rinnovazione delle promesse sacerdotali, può essere adeguatamente compresa anche all’interno del sacerdozio universale che riguarda tutti i battezzati, come tutti i testi liturgici e le letture bibliche di questa Messa lasciano intendere. Inoltre la benedizione degli olii (dei catecumeni, degli infermi, del Crisma) che si collegano all’iniziazione cristiana, manifesta la ricchezza sacramentale della Chiesa come segno santo della presenza di Cristo».

Nella liturgia serale «in Cena Domini», che inaugura il Triduo, si fa memoria dell’istituzione dell’Eucaristia nell’Ultima Cena, del dono del sacerdozio dei presbiteri e del comandamento dell’amore. «In questa celebrazione è possibile rivivere la lavanda dei piedi come imitazione del gesto di Gesù – aggiunge don Della Pietra –, profetico e scandaloso, segno di quelli che dovrebbero essere i comportamenti all’interno di una comunità cristiana. Si conclude con la reposizione dell’Eucaristia e con l’inizio del grande silenzio: dal gloria non si suoneranno più le campane. La Chiesa vive così un’esperienza di silenzio e di meditazione in attesa della risurrezione».

Molti pensano erroneamente che la «Via Crucis» sia la celebrazione più importante del Venerdì Santo. Invece è la celebrazione della Passione nel pomeriggio, «al cui centro c’è liturgia della Parola con la proclamazione della Passione e l’adorazione della croce, conclusa dalla preghiera universale per per ogni uomo – evidenzia don Della Pietra –. La "Via Crucis" è una tradizione medievale che prolunga per via imitativa la riflessione sulla Passione inaugurata dalla celebrazione pomeridiana, la quale inizia e finisce sempre nel silenzio», che continuerà fino al suono delle campane nella veglia della notte di Pasqua.

Dal Portale della Diocesi: Si è spento mons. Gastone Candusso

E' noto allo scriba questo nome fin da quando, negli anni 70, i magnifici preti della classe di don Gastone sono stati consacrati: sacerdoti impegnati come capellani in tutto ciò che era la parrocchia verso i giovani...pare che a San Marco i giovani e don Gastone siano stati un cuor solo ed un'anima sola e così in altre parti. Loro , penso fossero combattuti tra essere preti tra la gente ed essere animatori, imprenditori delle loro parrocchie...Comunque hanno formato laici che portano nel cuore la loro fede e attualmente non è poco. Ecco l'articolo del Portale:
Dopo 30 anni nella parrocchia di San Marco, dal 2001 era a Gemona

UDINE (16 aprile, ore 16) - Lutto nella chiesa friulana. Si è spento oggi nell'ospedale di Gemona, dopo una lunga malattia,  mons. Gastone Candusso, all’età di 65 anni.  Originario di San Daniele, dopo essere entrato in seminario durante le elementari, mons. Candusso era stato ordinato sacerdote nel 1971 e dal 2001 era parroco di Gemona. Per trent'anni, prima, mons. Gastone aveva prestato servizio della parrocchia di San Marco, a Udine, di cui era diventato parroco nel 1991.Trasferitorsi nella pedemontana, divenne amministratore parrocchiale anche di Artegna (dal 2002 al 2004), Montenars (dal 2002 al 2007) e Trasaghis (dal 2004 al 2006). "Era una persona solare, attiva, accoglinte - ricorda il vicario parrocchiale, don Federico Grosso - da buon friulano era molto operativo, ma sapeva anche essere vicino alla gente. E' riuscito a entrare subito nel cuore dei gemonesi: in questi giorni abbiamo percepito l'affetto sincero delle persone nei suoi confronti, anche con le veglie di preghiera. I gemonesi sanno esprimere l'affetto con grande sobrietà e mons. Gastone ha sempre apprezzato questa qualità".

Domenica 17 aprile 2011

 DOMENICA DELLE PALME (ANNO A)



Antifona d'ingresso
Commemorazione dell'ingresso di Gesù in Gerusalemme
ANTIFONA

Osanna al Figlio di Davide.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore:
è il Re d'Israele.
Osanna nell'alto dei cieli. (Mt 21,9)

Il sacerdote saluta il popolo con queste parole:

La grazia del Signore nostro Gesù Cristo,
l'amore di Dio Padre
e la comunione dello Spirito Santo
sia con tutti voi.

R. E con il tuo spirito.

Quindi rivolge al popolo una breve esortazione, per illustrare il significato del rito e per invitarlo a una partecipazione attiva e consapevole:

Fratelli carissimi,
questa assemblea liturgica è preludio alla Pasqua del Signore, alla quale ci stiamo preparando con la penitenza e con le opere di carità fin dall'inizio della Quaresima.
Gesù entra in Gerusalemme per dare compimento al mistero della sua morte e risurrezione.
Accompagniamo con fede e devozione il nostro Salvatore nel suo ingresso nella città santa, e chiediamo la grazia di seguirlo fino alla croce, per essere partecipi della sua risurrezione.

Dopo questa esortazione, il sacerdote dice a mani giunte una delle orazioni seguenti:

Preghiamo.
Dio onnipotente ed eterno,
benedici + questi rami ,
e concedi a noi tuoi fedeli,
che accompagniamo esultanti il Cristo,
nostro Re e Signore,
di giungere con lui alla Gerusalemme del cielo.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Oppure:
Preghiamo.
Accresci, o Dio, la fede di chi spera in te,
e concedi a noi tuoi fedeli,
che rechiamo questi rami
in onore di Cristo trionfante,
di rimanere uniti a lui,
per portare frutti di opere buone.
Per Cristo nostro Signore.

E senza nulla dire, asperge i rami con l'acqua benedetta.

Segue la proclamazione del Vangelo dell'ingresso del Signore.

VANGELO (Mt 21,1-11)
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito”». Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Dite alla figlia di Sion: “Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma”».
I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!».
Mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea».
Parola del Signore.

Per dare l'avvio alla processione, il celebrante, o un altro ministro, può fare un'esortazione con queste parole:

Imitiamo, fratelli carissimi, le folle di Gerusalemme, che acclamavano Gesù, Re e Signore, e avviamoci in pace.

Ha quindi inizio la processione verso la chiesa, nella quale si celebra la Messa. Durante la processione, il coro e il popolo eseguono i canti adatti alla celebrazione.
Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
che hai dato come modello agli uomini
il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore,
fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce,
fa’ che abbiamo sempre presente
il grande insegnamento della sua passione,
per partecipare alla gloria della risurrezione.
Egli è Dio e vive e regna con te...



PRIMA LETTURA (Is 50,4-7)
Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi, sapendo di non restare confuso.
Dal libro del profeta Isaìa

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare
una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.
Parola di Dio
SALMO RESPONSORIALE (Sal 21)
Rit: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!». Rit.

Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.
Posso contare tutte le mie ossa. Rit.

Si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, vieni presto in mio aiuto. Rit.

Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.
Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d’Israele. Rit.
SECONDA LETTURA (Fil 2,6-11)
Cristo umiliò se stesso, per questo Dio lo esaltò.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési

Cristo Gesù,
pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.
Parola di Dio
Canto al Vangelo (Fil 2,8-9)
Lode e onore a te, Signore Gesù!

Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome.

Lode e onore a te, Signore Gesù!
VANGELO (Mt 26,14- 27,66)
La passione del Signore.
+ Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo

- Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?
In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.

- Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.

- Uno di voi mi tradirà
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».

- Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue
Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo». Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

- Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge
Allora Gesù disse loro: «Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti: “Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge”. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea».

Pietro gli disse: «Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai». Gli disse Gesù: «In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti i discepoli.

- Cominciò a provare tristezza e angoscia
Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».

Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà». Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

- Misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono
Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». Subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si compi! rebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?». In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono.

- Vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza
Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire.

I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per metterlo a morte; ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: “Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”». Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio». «Tu l’hai detto – gli rispose Gesù –; anzi io vi dico: d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo».

Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!». Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono, dicendo: «Fa’ il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?».

- Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte
Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». Ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco che cosa dici». Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell’uomo!». Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce!». Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo!». E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.

- Consegnarono Gesù al governatore Pilato
Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato.
Allora Giuda – colui che lo tradì –, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «A noi che importa? Pensaci tu!». Egli allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: «Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue». Tenuto consiglio, comprarono con esse il “Campo del vasaio” per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu chiamato “Campo di sangue” fino al giorno d’oggi. Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: «E presero trenta monete d’argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d&rs! quo;Israele, e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore».

- Sei tu il re dei Giudei?
Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla.

Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.

Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua». Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!».

Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

- Salve, re dei Giudei!
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.

- Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni
Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei».

Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.

- Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!
Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.

- Elì, Elì, lemà sabactàni?
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».

Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra queste c’erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo.

- Giuseppe prese il corpo di Gesù e lo depose nel suo sepolcro nuovo
Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatèa, chiamato Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. Questi si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato allora ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all’entrata del sepolcro, se ne andò. Lì, sedute di fronte alla tomba, c’erano Maria di Màgdala e l’altra Maria.

- Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete
Il giorno seguente, quello dopo la Parascève, si riunirono presso Pilato i capi dei sacerdoti e i farisei, dicendo: «Signore, ci siamo ricordati che quell’impostore, mentre era vivo, disse: “Dopo tre giorni risorgerò”. Ordina dunque che la tomba venga vigilata fino al terzo giorno, perché non arrivino i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: “È risorto dai morti”. Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima!». Pilato disse loro: «Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete». Essi andarono e, per rendere sicura la tomba, sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie.
Parola del Signore.
PREGHIERA DEI FEDELI
C – Fratelli e sorelle, nella sua morte vivificante Gesù ci ha mostrato la profondità del suo amore. All’inizio della grande Settimana, che celebra il grandioso evento della nostra redenzione, preghiamo per le necessità della Chiesa e del mondo intero.
L - Preghiamo insieme dicendo:
Ascoltaci, Signore
  1. Per il Santo Padre, il Papa Benedetto XVI, il nostro vescovo Andrea Bruno e per tutti i Pastori del gregge di Cristo, affinché, guidando la Chiesa nella celebrazione del grande Mistero della salvezza, trovino la loro forza nelle sofferenze di Cristo e la loro consolazione nella luce della Sua Pasqua, preghiamo.
  2. Per coloro che governano le nazioni, affinché sostengano la dignità dell’uomo, portino speranza a tutte le genti e promuovano la pace e la riconciliazione tra tutti i popoli, preghiamo.
  3. Per gli innocenti e i perseguitati, e per quanti subiscono scandalo a causa delle ingiustizie, perché non venga meno in loro la certezza pasquale della vittoria del bene sul male, preghiamo.
  4. Per i giovani e per coloro che si adoperano per educarli e proteggerli, affinché possano crescere in generosità nel loro servizio a Dio e alla società, preghiamo.
  5. Per gli uomini che non credono, perché, come il centurione ai piedi della croce, vedano nella morte redentrice di Cristo il segno sconvolgente della divina gloria, preghiamo.
  6. Per coloro che sono affaticati nella mente e nel corpo e per tutti i nostri cari, vivi e defunti, affinché la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte sia il loro conforto, preghiamo.
  7. Per noi tutti, perché viviamo la Settimana Santa  non come spettatori ma come attori, seguendo il Signore come Maria, l’Addolorata, sulla strada della Croce e della Risurrezione  preghiamo.
C – Ascolta le nostre preghiere, Signore Dio. Accresci i doni della tua divina grazia in noi affinché, celebrando l’opera salvifica del tuo Figlio, attendiamo la sua Risurrezione con fede ardente. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.   T - Amen.

Il Direttore Marittimo in visita

15 aprile
Parole di vivo apprezzamento quelle espresse dal Direttore marittimo del Friuli Venezia Giulia, Contrammiraglio Antonio Basile, durante la sua visita all’Ufficio della Guardia Costiera di Porto Nogaro.

Accompagnato dal Capo del Compartimento marittimo di Monfalcone, Capitano di Fregata Sandro Nuccio, Basile ha colto l’occasione per discutere con Angelo Napolitano, Comandante del porto e Capo del Circondario marittimo, di rilevanti questioni concernenti l’operatività dello scalo friulano e per fare una panoramica generale sulle attività del Corpo della Guardia Costiera.

La visita del Direttore marittimo è poi proseguita presso gli uffici marittimi di Grado e Lignano Sabbiadoro per concludersi alla Capitaneria di Porto di Monfalcone.
Fonte

venerdì 15 aprile 2011

Un cocerto del Gen Verde

IL  "GEN VERDE"  A  CORDOVADO (PN)04 giugno 2011  ore 21:00

Sono arrivati i biglietti offerta...
Sono arrivati nei punti di distribuzione i biglietti offerta per l'appuntamento del 4 giugno a Cordovado.
Come elencato nel sito in questa pagina:
http://www.genverdeacordovado.it/biglietti_dove.html
ringraziamo:

Il Piccolo Principe La Bottega della Solidarietà a Casarsa,
Biblioteca Civica del Comune a San Vito al Tagliamento Libreria "Paoline" a Pordenone
Il Parrucchiere by Antonio a Cordovado
Biblioteca Civica "Gino Bozza" a Cordovado
Calzolaio Michela Bigai a Portogruaro
Agraria di Torreano di Driussi Carlo a Torreano di MartignaccoFloricoltura Gaggioli di Andrea e Livio Gaggioli a Gorizia

La scelta dei biglietti è quindi del tipo "ricevuta per offerta" ed il servizio online con la registrazione/prenotazione ha lo scopo di:
dare informazioni se richieste, oppure per chi è impossibilitato a raggiungere i punti di distribuzione,
bloccare i biglietti prenotandoli tramite modulo e così dare diritto all'entrata con l'offerta nella stessa serata dello spettacolo.
Ad ogni richiesta segue una precisa istruzione su come procedere.
Consigliamo quindi di reperire i biglietti negli appositi punti di distribuzione per non incorrere in inutili code all'entrata.
Per qualsiasi informazione è disponibile  posta@genverdeacordovado.it

Don Dino trent'anni fa

Nel venerdi prima della Settimana Santa, il venerdì che cade nell'Ottavario della B.V. Addolorata, San Giorgio di Nogaro ha celebrato il voto alla Madonna.
Lo scriba ha partecipato alla Messa della sera per ragioni di lavoro. diciamo che l'ottavario ti dà l'occasione di prepararti spiritualmente alla Pasqua, o meglio alla Settimana Santa. In altri paesi, dopo la domenica delle Palme, si celebrano le 40 ore con l'Eucaristia posta al centro della Comunità, ma chi meglio dell'addolorata va dritta a  Gesù sofferente sulla Croce?
Quest'anno ho seguito, come tutti, le omelie di Don Dino alla Messa serale(ogni sera un coro diverso di una diversa parrocchia della zona...la situazione musicale del sangiorgino pare ricca e variegata a questo punto!) e stasera abbiamo scoperto che il suo cammino di sacerdote è legato al venerdi dell'Addolorata 1981: era il 10 aprile e Mons. Pizzoni vescovo ausiliare di Udine Consacrava Diacono Don Dino.
A lui facciamo gli auguri per questo anniversario "sangiorgino" e promettiamo preghiere per lui all'Addolorata!

mercoledì 13 aprile 2011

AFRICA/LIBIA - Le Chiese cristiane di Tripoli chiedono “un immediato e incondizionato cessate il fuoco a tutte le parti coinvolte”

Tripoli (Agenzia Fides) - “Le violenze e il bagno di sangue devono finire immediatamente, perché la guerra non è la soluzione dei problemi” afferma la dichiarazione del Consiglio Ecumenico delle Chiese di Tripoli (Libia) consegnata oggi, 13 aprile, al locale Ufficio delle Nazioni Unite. La dichiarazione, in arabo ed in inglese, è stata inviata all’Agenzia Fides da Sua Ecc. Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, Vicario Apostolico di Tripoli. Nel preambolo si afferma: “come comunità di credenti siamo profondamente rattristati dai tragici eventi accaduti di recente che stanno lacerando il Paese con continue sofferenze, paure e angosce per il suo popolo, e desideriamo esprimere la nostra solidarietà con questa dichiarazione”.
Le Chiese cristiane chiedono “un immediato e incondizionato cessate il fuoco a tutte le parti coinvolte nella disputa e l’assistenza umanitaria per le vittime”. Si afferma inoltre che “il dialogo e la riconciliazione devono essere la strada maestra per trovare una soluzione amichevole e portare la pace”. “Per questo - continua il messaggio - appoggiamo con decisione ogni sforzo ed iniziativa degli anziani del Paese, che conoscono gli autentici sentimenti e aspirazioni del popolo libico, e di tutte le organizzazioni internazionali, volte a creare un’atmosfera di confidenza per trovare una soluzione pacifica”. “Continueremo a pregare in solidarietà con tutti i musulmani libici che lottano per la pace e la giustizia in questo momento difficile della storia del loro Paese” conclude il comunicato. (L.M.) (Agenzia Fides 13/4/2011)

I Dragons San Giorgio Tornano in campo

Si apre la stagione del batti e corri. Dopo il rodaggio della Coppa Italia, le squadre provinciali inizieranno la corsa che attraverserà tutta la primavera e si concluderà a estate inoltrata.

Clicca qui per saperne di più su ilfriuli.it

martedì 12 aprile 2011

Mons. Mazzocato a Torviscosa

"Caffaro, esempio di responsabilità sociale"   versione testuale
L'intervento dell'Arcivescovo, mons. Mazzocato, a Torviscosa
Nella foto: mons. Mazzocato insieme ai presidenti <br>di Confindustria, Calligaris e Luci.
Nella foto: mons. Mazzocato insieme ai presidenti
di Confindustria, Calligaris e Luci.
UDINE (venerdì 8 aprile, ore 12). "Pur nei limiti di ogni opera umana e del momento che stiamo vivendo, mi pare di aver colto un sincero senso di responsabilità sociale nella coscienza di quanti si sono dedicati a quest'impresa con la preoccupazione di salvare il più possibile i posti di lavoro, di operare con un più serio rispetto dell'ambiente, di mantenere in questa comunità l'attività prouttiva che qui ha radici storiche". Lo ha detto l'arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, intervenendo venerdì 8 aprile a Torviscosa all'incontro di presentazione del piano di rilancio della Caffaro da parte del gruppo Bertolini che ha acquistato lo stabilimento chimico di Torvscosa, impegnandosi a realizzare nel prossimo biennio un nuovo impianto di cloro-soda con un investimento di circa 30 milioni di euro, e a riassumere 132 dipendenti (su 231 complessivi), destinati poi ad aumentare con l'avvio di ulteriori investimenti.
 
Già mesi fa, in occasione della visita pastorale alla forania di Porpetto, mons. Mazzocato si era recato alla Caffaro. "Ricordo - ha detto questa mattina - l'importanza di quell'incontro nel quale erano presenti tutti i protagonisti del coraggioso progetto di rilancio di questo sito industriale e, in particolare, della Caffaro. Pur senza nascondersi le difficoltà, si respirava aria di speranza unita ad una forte determinazione a lavorare in sinergia e ad esperire ogni possibilità. Oggi ho accettato con gioia di partecipare a questa inaugurazione che segna il rilancio dell’attività produttiva della Caffaro grazie all’opera portata a termine con successo dagli stessi protagonisti che avevo allora conosciuto". A questo proposito l'Arcivescovo ha citato le parole che Benedetto XVI, nell'enciclica "Caritas in veritate dedica alla responsabiltià sociale dell'impresa: “Si sta dilatando la consapevolezza circa la necessità di una più ampia responsabilità sociale dell’impresa. Si va diffondendo il convincimento in base al quale la gestione dell’impresa non può tenere conto degli interessi dei soli proprietari della stessa, ma deve anche farsi carico di tutte le categorie di soggetti che contribuiscono alla vita dell’impresa: i lavoratori, i clienti, i fornitori, la comunità di riferimento”.
 
Di qui il plauso al "senso di responsabilità sociale" di chi ha gestito la vicenda Caffaro. "Per questo - ha concluso mons. Mazzocato - con il saluto desidero esprimere anche la stima della Chiesa di Udine per quest’impresa ben riuscita sia sul piano produttivo che sociale.
Ad essa aggiungo il mio incoraggiamento perché tutti proseguano sulla stra-da di una fattiva corresponsabilità che permetta di trovare una prospettiva la-vorativa anche a quanti rimangono ancora nell’incertezza. Dio continui a proteggere il nostro lavoro, illumini le menti e i cuori e benedica gli sforzi di coloro che si dedicano alla promozione del bene comune in que-sta terra".

Motonave Argo

A maggio rientro a San Giorgio Nogaro tre salme ‘Argo’
(ANSA) – SAN GIORGIO DI NOGARO (UDINE), 11 APR – Tre salme di marittimi sangiorgini deceduti il 26 novembre 1949 nell’ affondamento della motonave ‘Argo’ al largo delle coste croate faranno rientro in paese nel prossimo mese di maggio. E’ uno dei risultati raggiunti dal Comitato per il welfare della gente di mare di Porto Nogaro, presieduto da Angelo Napolitano, riunitosi nella sede portuale friulana. Tra le altre decisioni anche l’istituzione di un servizio navetta da e per porto ‘Margreth’ con l’utilizzo di mezzi e volontari della confraternita ‘La Misericordia’ e l’individuazione di una sistemazione logistica piu’ adeguata e confacente per il Centro assistenziale ‘Stella maris’. (ANSA). GRT

Informazionimarittime.it riferisce:

Spedizioni da e per l'India, nasce I-2-I


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Spedizioni da e per l'India, nasce I-2-I
L’India è uno dei mercati del futuro per le aziende italiane e per rispondere a questa sfida Mms e Rushabh, importante spedizioniere indiano, hanno dato vita a I-2-I Logistics (acronimo di Italy to India e India to Italy) con uffici a Genova e a Mumbay per tutti coloro che devono spedire merci da/per l’India. I-2-I Logistics è nata per soddisfare le esigenze del mercato siderurgico dei coils, ma è attrezzata per qualsiasi tipo di segmento merceologico. I contatti per I-2-I Logistics in Italia sono: Fulvio Carlini (fulvio@i2ilogistics.in) e Massimo Corte (massimo@i2ilogistics.in)
Chi è Multi Marine Services. Multi Marine Services è nata nel 1994 come agenzia marittima si è rapidamente evoluta fino a diventare oggi un operatore globale ed integrato del trasporto marittimo presente su tutti i mercati internazionali. L’azienda ha 4 sedi (Genova, Savona, Porto Nogaro e Livorno) e si avvale di 20 collaboratori. I principali segmenti merceologici di cui si occupa Mms sono: forestali, siderurgici, impiantistica e rotabili Nel corso degli ultimi anni Mms ha seguito una media di 180 navi l’anno tra General Cargo, rinfuse solide e liquide, ro/ro. 


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domenica 10 aprile 2011

Agenzia ASCA: Torviscosa, si torna a faticare!

08-04-2011
FVG: CAPPELLETTO, SU CAFFARO ESEMPIO DI COESIONE E RESPONSABILITA'

(ASCA) - Torviscosa, 8 apr - Una dimostrazione di coesione e responsabilita' di tutto il ''sistema Friuli Venezia Giulia'', pubblico e privato, che ha permesso di salvare e rilanciare il polo chimico di Torviscosa: un'operazione che rappresenta un esempio per l'Italia e permette di consolidare un settore cruciale per l'economia di tutto il Paese e le sue esportazioni. Questo il significato della cessione della Caffaro (ex Snia) agli imprenditori Francesco Bertolini e Donato Alfredo Todisco, come e' stato sottolineato nel corso della manifestazione pubblica organizzata oggi al Museo CID di Torviscosa dal commissario straordinario Marco Cappelletto, per condividere con la comunita' locale e regionale il successo della procedura commissariale.

Assieme al sottosegretario allo Sviluppo Economico Stefano Saglia, hanno partecipato all'incontro il presidente della Regione Renzo Tondo con la Giunta quasi al completo, che ha tenuto simbolicamente anche una breve riunione negli storici uffici dell'azienda, e moltissimi consiglieri e parlamentari regionali, a testimonianza della collaborazione fra tutte le istituzioni che si e' registrata attorno alla crisi della Caffaro e ai suoi lavoratori.

Tanti i partecipanti alla manifestazioni, tra i quali vanno ricordati il vescovo di Udine Andrea Bruno Mazzocato, il presidente di Confindustria regionale Alessandro Calligaris, il commissario del Comune di Torviscosa Armando Di Nardo, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali, e Diana Bracco, del Gruppo chimico Bracco, presente a Torviscosa con una propria unita' produttiva.

Il commissario Marco Cappelletto ha sottolineato i risultati della gestione commissariale, ottenuti grazie alla collaborazione di tutti e in particolare proprio della Regione: dopo 22 mesi il complesso industriale e' stato restituito al mercato, mantenendo sempre gli impianti in attivita', assicurando quindi il reddito ai lavoratori e alle loro famiglie, i rapporti con i fornitori e con i clienti.

Gli imprenditori hanno garantito lavoro da subito per 136 addetti e investimenti per oltre 30 milioni, con l'obiettivo di realizzare fra l'altro, con il sostegno decisivo della finanziaria regionale Friulia e del sistema bancario, un nuovo impianto per la produzione di soda cloro. Restano aperti ancora alcuni problemi, come il risanamento ambientale dell'area (con la relativa quantificazione dei costi) e il futuro di una parte dei lavoratori, che non potranno essere assorbiti nella nuova Caffaro.

Oggi dunque a Torviscosa e' stata celebrata una tappa importante nel percorso di rilancio del polo chimico ma non ancora la conclusione del percorso, che richiedera' - come e' stato da piu' parti rilevato - un ulteriore notevole sforzo di coesione tra il ''sistema Friuli Venezia Giulia'' e i ministeri coinvolti. Torviscosa e' l'esempio di una politica regionale virtuosa, che vuol dire meno spesa corrente e piu' risorse per gli investimenti, una politica il cui compito e' di litigare un po' di meno e di sostenere piu' le imprese e il lavoro, nella prospettiva dello sviluppo e della piena occupazione.

Foglio Parrocchiale domenica 10 Aprile 2011


sabato 9 aprile 2011

DAL PORTALE DELLA DIOCESI PROBLEMA CASSA INTEGRAZIONE

Cassa integrazione, straordinaria impennata a marzo   versione testuale
Pupulin (Pd): «Occorre aprire con urgenza un tavolo di discussione»

UDINE (8 aprile, ore 16.40) - L'economia del Friuli-Venezia Giulia rimane ancora dentro una stagione molto critica. Si tornano ad affacciare, dopo un breve periodo di rallentamento, situazioni di aziende ed imprese, in quasi tutti i principali settori economici, in notevoli difficoltà. Lo dimostra l’andamento del ricorso alla cassa integrazione guadagni (Cig) nel mese di marzo, appena trascorso, che vede un aumento significativo che riguarda  tutti i tipi di cassa integrazione.

I dati. Secondo le rilevazioni dell'Inps riferite da Paolo Pupulin, consigliere regionale del Partito democratico, nell’ultimo mese di marzo, le aziende regionali hanno chiesto 2 milioni 166.466 di ore di cassa con un aumento di oltre il 100% rispetto a febbraio 2011 (erano state chieste 979.858 ore) e quasi allo stesso livello rispetto a marzo 2010 (2 milioni 226.075 le ore chieste). 2010 considerato il peggior anno della storia recente.
«Il rimbalzo straordinario delle richieste – sottolinea Pupulin – è dovuto, da una parte, alla congiuntura che vede un progressivo calo degli ordini, sia a livello del mercato interno che delle esportazioni. Segnala, ugualmente, un andamento discontinuo dell'economia regionale, che fa venire al pettine tutte le difficoltà produttive ed occupazionali che non sono, negli anni passati, state affrontate: dalla frammentazione eccessiva del tessuto imprenditoriale alla semplificazione burocratica, dall’efficienza delle spesa regionale al sostegno all’innovazione ed alla ricerca, soprattutto di prodotto, ad un programma serio di qualificazione  e formazione del personale, che contrasti l’imperante precariato».

L'aumento delle richieste di cassa integrazione riguarda tutti e tre gli istituti della cig: le richieste ordinarie (cigo) sono passate da 356.712  ore a febbraio a 607.038 a marzo (un incremento di circa il 70%), mentre le domande di cassa integrazione straordinaria (cigs) sono passate da 549.815 ore in febbraio a 1 milione 366.515 in marzo (+ 110 %). Pesantissima la crescita di Cigd, cassa integrazione in deroga per le piccolissime imprese, passata da 72.743   ore a febbraio a 192.913 a marzo, per uno scarto percentuale di oltre il 150%.

Una severa analisi dimostra, segnala ancora il consigliere del Partito democratico, le crescenti difficoltà delle aziende minori a resistere ad una congiuntura di ridotte ordinazioni, per la decisione delle imprese maggiori di ridurre le attività decentrate all’esterno e per le crescenti difficoltà ad esportare. Il rimbalzo prevedibile della cassa straordinaria manifesta, invece, una prolungata fase  di ristrutturazioni aziendali, in corso prevalentemente nelle imprese industriali, processo che probabilmente riguarderà l’intero anno 2011. I casi già conosciuti sono quelli dell’Electrolux, della Fadalti, d’una situazione ad alto rischio per alcune importanti aziende del legno ed arredo della regione ed in particolare della provincia di Pordenone.

Da qui la sollecitazione di Pupulin a Tondo: «A fronte di una situazione regionale di ricorso alla Cig, che si manifesta più pesante della media nazionale (aumento del 45%)  non si comprende perché, davanti al rischio di pericoloso declassamento di alcuni comparti produttivi, l’amministrazione Tondo continui a tergiversare». «Occorre aprire con urgenza un tavolo di discussione e di proposta – suggerisce il consigliere – ed un confronto nel consigli regionale per rinnovare i contenuti d’una politica industriale che finalmente affronti questo vero e proprio difficile “passaggio di fase”, che nell’inerzia politica e sociale, potrebbe condurre ad un ridimensionamento industriale ed economico della nostra regione».

DAL PORTALE DELLA DIOCESI TANTI CHIERICHETTI!

Mille chierichetti in festa domenica a Udine   versione testuale
Alle 12 l’incontro con l’Arcivescovo in Cattedrale per la S. Messa

UDINE (8 aprile, ore 17) - Domenica 10 aprile ritorna la tradizionale Festa diocesana dei ministranti, più conosciuti come chierichetti. Giunta alla 27ª  edizione, si rivolge ai circa  3000 giovanissimi/e che in diocesi offrono il loro servizio liturgico all’interno delle parrocchie, un vero e proprio dono per la comunità cristiana. Questa giornata di riflessione, gioco e preghiera come di consueto si svolge a Udine, presso il Seminario arcivescovile di viale Ungheria n° 22.

Il tema scelto per questa straordinaria festa, spiega don Maurizio Michelutti, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale vocazionale, « è ‘Chiamati a servirLo, guidati dallo Spirito’; uno slogan che sottolinea sia l’aspetto vocazionale che quello spirituale di colui che è ministrante. Il brano di Vangelo che farà da riferimento alla giornata è Giovanni 20,19-22 in cui si parla dell’incontro di Gesù con i suoi discepoli dopo la Risurrezione”.

Il programma della giornata prevede alle ore 8.30 l’apertura dei cancelli del Seminario ai gruppi. Fino alle 9.30 i ragazzi saranno accolti con danze, giochi e musica; seguirà alle 9.30 la presentazione del tema a cui seguiranno gli incontri dei ministranti con i seminaristi e le giovani consacrate. Alle 11.30 si avvierà la lunga processione dei ragazzi verso la Cattedrale dove alle ore 12 l’arcivescovo mons. Mazzocato presiederà la S. Messa e lancerà il suo messaggio ai ministranti.

Dopo il pranzo al sacco, ancora un paio d’ore di grandi giochi fino alle ore 16.30, quando è previsto il gran finale della festa. In caso di pioggia, la giornata si concluderà dopo l’incontro con l’Arcivescovo.
Per informazioni: http://www.seminarioudine.it/; tel. 0432 650265.
 

venerdì 8 aprile 2011

“Finita l’emergenza sarà difficile riconciliare gli animi” dice il Vicario Generale di Abidjan

AFRICA/COSTA D’AVORIO - La resa di Gbagbo non sembra immediata; Abidjan (Agenzia Fides) - “A parte qualche colpo sporadico, la situazione è calma. In tutte le parrocchie di Abidjan vi sono degli sfollati. Nella sola Cattedrale abbiamo accolto duemila sfollati. Mancano però cibo e medicine” dice all’Agenzia Fides Mons.Yessoh Pierre Claver N’Guessan; Vicario Generale dell’Arcidiocesi di Abidjan, la capitale amministrativa della Costa d’Avorio, dove sono finora falliti i tentativi di allontanare con la forza l’ex Presidente Laurent Gbagbo dalla sua residenza. Ieri sera, 7 aprile, il Presidente eletto, Alassane Ouattara, in un discorso alla nazione, ha lanciato un appello alla riconciliazione nazionale. Egli ha inoltre dichiarato che le sue forze non tenteranno nuovi assalti alla residenza di Gbagbo, limitandosi a circondarla, e attendendo che l’ex Presidente ed i suoi uomini si arrendano dopo aver finito i viveri e l’acqua.
“Non penso che i combattimenti riprenderanno, penso che prevarrà una soluzione negoziata, ma ci vorrà tempo” afferma Mons. N’Guessan. “Il vero problema sarà riconciliare gli ivoriani. Sarà molto difficile riavvicinare i sostenitori degli uni e degli altri. L’implicazione della Francia, degli Stati Uniti e dell’Unione Africana ha diviso enormemente gli ivoriani” conclude il Vicario.
Le forze di Ouattara, appoggiate dall’ONUCI (la missione delle Nazioni Unite in Costa d’Avorio) e dai militari francesi della “Force Licorne”, controllano ormai la maggior parte del Paese. Gbagbo si è asserragliato nella residenza presidenziale, trasformata in un bunker, assieme a circa 200 fedelissimi. (L.M.) (Agenzia Fides 8/4/2011)
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AFRICA/COSTA D’AVORIO - Il Nunzio a Fides: “danni alla Nunziatura” che si trova a 200 metri dal palazzo presidenziale
Abidjan (Agenzia Fides) - “La Nunziatura ha subito alcuni danni. Tutti i vetri sono andati in frantumi per le esplosioni. Stiamo comunque tutti bene e non ci siamo mai mossi dalla nostra sede” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Ambrose Madtha, Nunzio Apostolico ad Abidjan, dove ieri, 7 aprile, le Forze Repubblicane, gli ex ribelli che appoggiano il Presidente eletto Alassane Ouattara, hanno dato l’assalto alla residenza dell’ex Presidente, Laurent Gbagbo, che rifiuta di riconoscere la sconfitta elettorale del 28 novembre. L’assalto è stato però respinto dopo violenti combattimenti. Dopo il discorso del Presidente Ouattara di ieri sera (che ha annunciato un assedio alla residenza di Gbagbo, rinunciando ad un assalto diretto) si odono solo dei colpi sporadici. “La Nunziatura si trova a circa 200-300 metri dalla residenza di Gbagbo. Non possiamo muoverci facilmente, perché tutto intorno vi sono uomini armati. Abbiamo acqua ed elettricità ma le linee telefoniche sono saltate” dice Mons. Madtha, raggiunto attraverso il cellulare da Fides. (L.M.) (Agenzia Fides 8/4/2011)

Vai Caterina!

Arriva da Amman la foto di Caterina Navarria vincente!!! Una medaglia d'oro buona per il 2012? Buona per l'Olimpiade? ...Intanto leggiamo l'articolo qui offerto da ilfriuli.it che ringraziamo.

giovedì 7 aprile 2011

Domenica 10 Aprile 2011

V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

PRIMA LETTURA (Ez 37,12-14)
Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete.
Dal libro del profeta Ezechièle

Così dice il Signore Dio: «Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d’Israele.
Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio.
Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò». Oracolo del Signore Dio.
Parola di Dio
SALMO RESPONSORIALE (Sal 129)
Rit: Il Signore è bontà e misericordia.
Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica. Rit.

Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi ti può resistere?
Ma con te è il perdono:
così avremo il tuo timore. Rit.

Io spero, Signore.
Spera l’anima mia,
attendo la sua parola.
L’anima mia è rivolta al Signore
più che le sentinelle all’aurora. Rit.

Più che le sentinelle l’aurora,
Israele attenda il Signore,
perché con il Signore è la misericordia
e grande è con lui la redenzione.
Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe. Rit.
SECONDA LETTURA (Rm 8,8-11)
Lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio.
Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Parola di Dio
Canto al Vangelo (Gv 11,25.26)
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Io sono la risurrezione e la vita, dice il Signore,
chi crede in me non morirà in eterno.
Lode e onore a te, Signore Gesù!
VANGELO (Gv 11,1-45)
Io sono la risurrezione e la vita
+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio d! i Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.
Parola del Signore.

Preghiera dei fedeli
C – Supplichiamo Dio, Padre misericordioso, che in Cristo apre a tutti gli uomini le porte della speranza e della vita.
L - Preghiamo insieme e diciamo:
Signore che ami la vita, ascoltaci!
1.      Perché la Chiesa, di cui siamo membra vive, ponga sempre più al centro del suo interesse e della sua azione i poveri e gli oppressi, preghiamo.
2.      Perché i potenti della terra sappiano mettere a frutto le energie loro affidate per estinguere la povertà, la guerra, le lotte tra i popoli, e si adoperino perché germoglino in ogni angolo del mondo i doni della pace e della vita, preghiamo.
3.      Perché individui e popoli non si lascino travolgere dalla malvagità, dalla menzogna e dall’egoismo, ma affermino sempre e dappertutto la dignità dell’uomo, e la verità che ci fa liberi, preghiamo.
4.      Per i ministranti che oggi celebrano la Festa Diocesana e per i loro genitori, perché possano servire meglio il Signore seguendo il suo vangelo anche fuori dall’ambito parrocchiale, preghiamo.
5.      Perché la nostra Comunità parrocchiale non ignori le situazioni di bisogno presenti nel suo territorio e sappia dare una risposta adeguata e generosa, preghiamo.
6.      Perché noi qui presenti, animati dalla fede in Dio, sostenuti dalla Beata Vergine Addolorata, sua Madre, , possiamo entrare più profondamente nei Giorni santi dell’Ottavario che ci preparano alla Pasqua di Gesù, preghiamo.
7.      Perché tutti i nostri fratelli, che ci hanno preceduto nella fede e dormono il sonno della pace, vivano in Cristo in eterno, e perché noi viviamo nella speranza certa di raggiungerli nella comunione dei santi, preghiamo.
C - O Dio, Padre di misericordia, ravviva la nostra fede e donaci il tuo Spirito di vita, perché spezzi le chiusure del nostro egoismo e ci faccia creature nuove nella Pasqua del tuo Figlio, nostro Salvatore e Redentore. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.   T - Amen.

mercoledì 6 aprile 2011

Agenzia Fides 3 articoli sulla Costa D'Avorio

AFRICA/COSTA D’AVORIO - “Ci sono violente esplosioni nel centro di Abidjan” dice a Fides l’Arcivescovo Kutwa prima che si interrompa la comunicazione
Abidjan (Agenzia Fides) - “Mi trovo in un luogo nascosto. Sono in corso violenti combattimenti. Si sentono dei colpi molto forti” dice, prima che si interrompa la comunicazione, Sua Ecc. Mons. Jean-Pierre Kutwa, Arcivescovo di Abidjan, raggiunto dall’Agenzia Fides nel centro della capitale amministrativa della Costa d’Avorio, dove il Presidente uscente Laurent Gbagbo è ancora asserragliato nella residenza presidenziale, presa d’assalto dalle Forze Repubblicane, vicine al Presidente eletto Alassane Oattara. Secondo notizie di agenzia, forti esplosioni provengono sia dal Palazzo Presidenziale che dalla residenza del Capo dello Stato.
La battaglia finale degli uomini di Ouattara, che è riconosciuto dalla comunità internazionale come legittimo Presidente della Costa d’Avorio, è iniziata ieri, 5 aprile. L’ONUCI (la missione delle Nazioni Unite in Costa d’Avorio) e le forze francesi hanno attaccato le armi pesanti delle forze di Gbagbo, sulla base della Risoluzione 1975 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che prevede la protezione dei civili. Durante la notte tra il 5 e il 6 aprile, Gbagbo, che non ha riconosciuto la vittoria di Ouattara nel ballottaggio del novembre 2010, avrebbe cercato una via negoziale, senza esito. (L.M.) (Agenzia Fides 6/4/2011)
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AFRICA/COSTA D’AVORIO - Un “appello alla tolleranza per evitare nuove violenze” lanciato attraverso internet dal parroco del porto di Abidjan
Abidjan (Agenzia Fides) - “Dobbiamo continuare a lanciare appelli alla pace attraverso la rete delle parrocchie, anche grazie a Internet almeno nelle zone dove ancora funziona, perché i responsabili religiosi devono fare appello allo spirito delle persone, invitandole alla tolleranza” dice all’Agenzia Fides, p. Celestine Ikomba, scalibriniano, parroco e cappellano del porto di Abidjan, dove in queste ore infuria la battaglia condotta dalle Forze Repubblicane, vicine al Presidente eletto Alassane Ouattara, per conquistare il Palazzo presidenziale e la residenza del Capo dello Stato, dove è asserragliato il Presidente uscente Laurent Gbagbo. Ogni tentativo negoziale per convincere Gbagbo alla resa sembra essere fallito.
“Chi ha ancora Internet funzionante, legga questi messaggi di tolleranza, e chi non lo ha può passare la voce di parrocchia in parrocchia, per diffondere l’appello alla tolleranza. Deve essere fatto ogni sforzo in questo senso” afferma p. Celestine. A seguito di settimane di combattimenti, la situazione umanitaria nel Paese si è aggravata. Secondo l’ONU gli sfollati ivoriani sono più di un milione. Anche ad Abidjan, la capitale economica ed amministrativa del Paese, le condizioni umanitarie sono molto gravi. Le strutture della Chiesa sono state messe a disposizione degli sfollati, come testimonia p. Celestine: “nella parrocchia del porto, dedicata a Sant’Antonio, abbiamo accolto solo ieri 80 sfollati in fuga dai combattimenti, stiamo cercando di trovare il modo di nutrirli e sostenerli”. (L.M.) (Agenzia Fides 6/4/2011)
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AFRICA/COSTA D’AVORIO - Il Nunzio ad Abidjan denuncia gravi violazioni dei diritti umani e testimonia l’aiuto alle vittime da parte della Chiesa
Abidjan (Agenzia Fides) - “Le popolazioni civili sono le prime vittime: subiscono violenze gravi” ha affermato Sua Ecc. Mons. Ambrose Madtha, Nunzio Apostolico in Costa d’Avorio, alla sezione francese di Aiuto alla Chiesa che soffre (Aide à l’Église en Détresse, AED), la quale ha inviato all’Agenzia Fides un comunicato al riguardo. “Vi sono molteplici uccisioni (persone sono state assassinate dai colpi delle armi pesanti, sgozzate, bruciate vive), vi sono rapimenti, saccheggi, ecc…” denuncia il Nunzio. “Le famiglie scappano dalle violenze e si rifugiano in gran parte nelle chiese”. La diocesi di Man (in particolare le città di Agboville e di Duékoué, dove sono state scoperte fosse comuni con centinaia di cadaveri) e le arcidiocesi di Abidjan e di Gagnoa sono le più colpite.
“Gli sfollati sono veramente privi di tutto, perché sono stati costretti ad abbandonare ogni cosa per fuggire” spiega Mons. Madtha. “Mancano cibo, acqua potabile, medicine, vestiti. Assistiamo queste persone condividendo con loro il poco che abbiamo. Ma di fronte alla gravità della situazione ed ai bisogni immensi, vi chiediamo di aiutarci” conclude il Nunzio.
L’AED ha inviato aiuti per 25mila euro come prima forma di soccorso. “Non siamo specialisti degli aiuti d’emergenza” dichiara Marc Fromager, Direttore dell’AED, “ma non possiamo rimanere insensibili a questo dramma che si svolge sotto i nostri occhi”.
Papa Benedetto XVI ha lanciato oggi, 6 aprile, un appello per la fine delle violenze in Costa d’Avorio. “Continuo a seguire con grande apprensione – ha detto il Santo Padre - le drammatiche vicende che le care popolazioni della Costa d'Avorio e della Libia stanno vivendo in questi giorni. Mi auguro inoltre - ha aggiunto - che il Cardinale Turkson, che avevo incaricato di recarsi in Costa d'Avorio per manifestare la mia solidarietà possa presto entrare nel Paese. Prego per le vittime - ha proseguito il Papa - e sono vicino a tutti coloro che stanno soffrendo. La violenza e l'odio sono sempre una sconfitta”. (L.M.) (Agenzia Fides 6/4/2011)