sabato 2 aprile 2011

L’unità dei cristiani, al fine di poter diffondere la luce e la forza del Vangelo in Pakistan.

ASIA/PAKISTAN - “Non temere, piccolo gregge”: Lettera Pastorale dei Vescovi per confortare i fedeli
Islamabad (Agenzia Fides) – I cristiani in Pakistan vivono la Quaresima “con fede, nella preghiera, nella condivisione e nella carità, cercando di preparare la Pasqua nel miglior modo possibile, a livello spirituale, liturgico, pastorale”. Gli attacchi alle chiese dei giorni scorsi “non ci spaventano, la nostra missione continua”: è quanto dice all’Agenzia Fides p. Mario Rodrigues, Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie, notando che, dopo i recenti episodi di intolleranza contro i cristiani, la tensione sembra diminuire.
La comunità cattolica sarà fortemente incoraggiata e consolata e troverà nuova forza e nuova speranza, nota p. Mario, dalla Lettera Pastorale dei Vescovi Pakistani che sarà letta domani, 3 aprile, in tutte le chiese cattoliche della nazione. La Lettera, firmata da S. Ecc. Mons. Joseph Coutts, Vescovo di Faisalabad, neo eletto Presidente della Conferenza Episcopale del Pakistan, è stata titolata “Non temere, piccolo gregge”, citando il Vangelo di Luca (12,32).
Nel testo della Lettera, inviato all’Agenzia Fides, i Vescovi dicono di voler “risvegliare il coraggio e una forte fede in Gesù Cristo”, riconoscendo, in quanto Pastori, che la situazione presente ha causato fra i fedeli “sentimenti di paura, incertezza e insicurezza”.
La Lettera ricorda l’assassinio del ministro Shahbaz Bhatti, l’uccisione di due cristiani a Hyderabad e altri recenti episodi di intolleranza. In questa situazione, che ha creato ansietà e disagio, i Vescovi affermano: “Vi ricordiamo di ascoltare la voce di Nostro Signore Gesù Cristo che dice: abbiate coraggio…non abbiate paura”.
Alla luce degli insegnamenti del Magistero della Chiesa, i Presuli esortano poi i fedeli a “immettere nelle famiglie i valori spirituali del digiuno, della preghiera e dell’elemosina”, dicendo: “Aiutati dalla grazia dello Spirito Santo, riportiamo la fermezza della fede nella nostra vita di ogni giorno”, anche di fronte alle tribolazioni. E, pensando all’imminente festa della Pasqua, “celebreremo insieme con la Chiesa universale la grande festa della Resurrezione del Nostro Signore Gesù Cristo”, che “ci aiuta uscire fuori dalle tenebre, dalla paura e dalla disperazione” e dà la forza per “una coraggiosa testimonianza cristiana”. Per questo, rimarca la Lettera, è tempo di “rafforzare il discepolato”, ricordando le difficoltà e le persecuzioni delle prime comunità cristiane.
Come i primi apostoli, che ebbero il dono dello Spirito Santo, “anche noi con coraggio e pienezza di fede dobbiamo costruire la cultura della pace, dell’amore e della tolleranza , affinché la luce e la guarigione della Buona Novella possa raggiungere ogni essere umano, possa favorire le relazioni reciproche, la comprensione e il rispetto fra i popoli di diverse religioni, invece dell’odio e del fondamentalismo”. La Lettera si conclude con un invito alla preghiera per l’unità dei cristiani, al fine di poter diffondere la luce e la forza del Vangelo in Pakistan. (PA) (Agenzia Fides 2/4/2011)

venerdì 1 aprile 2011

Domenica 3 Aprile 2011

IV DOMENICA DI QUARESIMA - LAETARE (ANNO A)

PRIMA LETTURA (1Sam 16,1.4.6-7.10-13)
Davide è consacrato con l’unzione re d’Israele.
Dal primo libro di Samuele

In quei giorni, il Signore disse a Samuele: «Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re». Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato.
Quando fu entrato, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!». Il Signore replicò a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore».
Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi». Samuele chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge». Samuele disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto.
Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!». Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi.
Parola di Dio
SALMO RESPONSORIALE (Sal 22)
Rit: Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia. Rit.

Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza. Rit.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca. Rit.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni. Rit.
SECONDA LETTURA (Ef 5,8-14)
Risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà.
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni

Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità.
Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente. Di quanto viene fatto in segreto da è vergognoso perfino parlare, mentre tutte le cose apertamente condannate sono rivelate dalla luce: tutto quello che si manifesta è luce. Per questo è detto:
«Svégliati, tu che dormi,
risorgi dai morti
e Cristo ti illuminerà».
Parola di Dio
Canto al Vangelo (Gv 8,12)
Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!
Io sono la luce del mondo, dice il Signore;
chi segue me, avrà la luce della vita.
Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!
VANGELO (Gv 9,1-41)
Andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».
Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere! nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si &egra! ve; mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».
Parola del Signore.

Preghiera dei fedeli
Il Signore Gesù ci ha rivelato il Padre come amore senza misura. Per questo osiamo elevare a lui le nostre preghiere, che egli ascolterà con benevolenza, chiedendogli di concederci ciò che è conforme al suo disegno provvidenziale.
Preghiamo dicendo: Ascoltaci Signore.

1. Perché la Chiesa, sull’esempio del Signore Gesù, sappia essere "luce del mondo", annunciando a tutti gli uomini la verità del Vangelo e orientamenti di vita conformi al cuore di Dio, preghiamo.
2. Perché coloro che governano le nazioni sappiano discernere le vie migliori per promuovere la dignità di ogni uomo, specialmente dei più poveri e bisognosi, preghiamo.
3. Per tutti coloro che sono colpiti da invalidità o malattia, perché trovino consolazione nella Parola del Vangelo e, nella nostra vicinanza fraterna e cordiale, un segno dell’amore di Dio, preghiamo.
4. Per coloro che sono smarriti o stanchi di cercare la verità nella loro vita, perché il Signore Gesù irrompa nel loro cuore e illumini la loro mente, affinchè possano fare esperienza della bellezza dell’essere cristiani, preghiamo.
5. Per noi, perché ristorati da questa santa Eucaristia, possiamo camminare sulle strade della vita disseminando sul nostro cammino opere di giustizia, di pace, di carità fraterna, preghiamo.

O Padre, guidaci sulla via della conversione e dell’amore, perché impariamo a vivere secondo il Vangelo e nel generoso servizio del prossimo. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

mercoledì 30 marzo 2011

AFRICA/LIBIA - “La via della pace passa per l’Unione Africana” dice il Vicario Apostolico di Tripoli, che aggiunge: “le bombe umanitarie fanno vittime tra i civili”

Tripoli (Agenzia Fides) - “Se si vuole veramente una soluzione diplomatica alla crisi libica occorre necessariamente passare attraverso l’Unione Africana. La sua assenza alla Conferenza di Londra mi ha quindi deluso” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, Vicario Apostolico di Tripoli. Ieri infatti si è tenuta a Londra una conferenza sulla crisi libica, alla quale hanno partecipato i rappresentanti di una quarantina di Stati e di diversi organismi internazionali (ONU, Lega Araba, Organizzazione della Conferenza Islamica, Unione Europea, NATO). La Santa Sede ha partecipato, in qualità di Osservatore, rappresentata dal Nunzio Apostolico in Gran Bretagna, Sua Ecc.za Mons. Antonio Mennini. L’Unione Africana, che era stata invitata, ha disertato la riunione, ufficialmente per “divergenze interne”. Era presente anche una delegazione del Consiglio Nazionale di Transizione di Bengasi. Al termine dell’incontro è stato deciso di creare un “gruppo di contatto” sulla crisi libica, che si riunirà a scadenza periodica. Alcuni partecipanti hanno ventilato l’idea di armare i ribelli per accelerare la caduta del regime di Tripoli.
“Si vuole continuare con la guerra. Ora i ribelli sono alle porte di Sirte, ma passare Sirte non sarà affatto facile. Armare una parte della popolazione libica contro l’altra non mi sembra una soluzione morale” sottolinea Mons. Martinelli. “Quanto all’azione della coalizione, non mi si venga a dire che si bombarda per difendere la popolazione civile. Per quanto siano precisi i bombardamenti contro gli obiettivi militari, certamente coinvolgono anche gli edifici civili circostanti. So di almeno due ospedali che hanno subito danni indiretti causati dai bombardamenti. Sono andate distrutte porte e finestre ed i pazienti sono sotto shock. Che si sappia: le azioni militari stanno causando vittime tra quei civili che si vorrebbe proteggere con queste operazioni militari” afferma il Vicario Apostolico di Tripoli.
“Lo ripeto: se si vuole una soluzione pacifica occorre coinvolgere l’Unione Africana, la Lega Araba e alcuni organi locali. Ma mi sembra che prevalgano altre logiche” insiste Mons. Martinelli. “Per quanto riguarda i richiedenti asilo, eritrei ed etiopici, la maggior parte sono stati trasferiti in Tunisia. Altri hanno raggiunto Malta e Lampedusa. Qui a Tripoli ne sono rimasti circa il 25%. Vi sono comunque altri migranti africani (congolesi, ciadiani, ecc…)” conclude Mons. Martinelli. (L.M.) (Agenzia Fides 30/3/2011)

INTENZIONE MISSIONARIA

“Perché i missionari, con la proclamazione del Vangelo e la testimonianza di vita sappiano portare Cristo a quanti ancora non lo conoscono” - Commento all’Intenzione Missionaria di aprile 2011
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Nella sua omelia pronunciata il 9 marzo scorso, Mercoledì delle Ceneri, il Santo Padre Benedetto XVI ha sottolineato la necessità che i cristiani siano un messaggio vivente, attraverso la loro testimonianza evangelica. Molti uomini oggi non hanno altro contatto con il Vangelo, se non quello che passa attraverso la vita e la parola dei seguaci di Cristo. Così San Paolo scriveva ai cristiani che essi sono una lettera di Cristo, scritta con lo Spirito del Dio vivente (cfr 2 Cor 3, 3).
Anni addietro si poteva parlare di un buon numero di paesi segnati dalla fede in Cristo, e la missione si intendeva indirizzata soprattutto verso quei paesi in cui non era ancora giunto il messaggio del Vangelo. Oggi è comune incontrare ogni giorno, nella società occidentale, persone che non hanno sentito parlare di Cristo. Quindi si impone una rinnovata consapevolezza della dimensione missionaria di tutta la Chiesa, di tutti i battezzati. Questa attività missionaria deve essere effettuata non solo con le parole, ma anche con la testimonianza. In questo senso, Giovanni Paolo II affermava: “L'uomo contemporaneo crede più ai testimoni che ai maestri, più all'esperienza che alla dottrina, più alla vita e ai fatti che alle teorie. La testimonianza della vita cristiana è la prima e insostituibile forma della missione: Cristo, di cui noi continuiamo la missione, è il «testimone» per eccellenza (Ap 1,5); (Ap 3,14) e il modello della testimonianza cristiana. Lo Spirito santo accompagna il cammino della Chiesa e la associa alla testimonianza che egli rende a Cristo. (Gv 15,26). La prima forma di testimonianza è la vita stessa del missionario della famiglia cristiana e della comunità ecclesiale, che rende visibile un modo nuovo di comportarsi. Il missionario che, pur con tutti i limiti e difetti umani, vive con semplicità secondo il modello di Cristo, è un segno di Dio e delle realtà trascendenti. Ma tutti nella Chiesa, sforzandosi di imitare il divino Maestro, possono e debbono dare tale testimonianza, che in molti casi è l'unico modo possibile di essere missionari”. (Redemptoris Missio, 42).
In definitiva gli annunciatori di Cristo devono essere convinti del suo Vangelo e devono cercare di viverlo. “Non chiunque mi dice Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7, 21). Non bastano le parole, è necessaria la vita, la testimonianza.
La storia dimostra che dove ci sono testimoni autentici, si suscita la fede. Testimonianze come quella della Beata Teresa di Calcutta o di Giovanni Paolo II, hanno suscitato una corrente di freschezza evangelica laddove sono passate. Ma non si può testimoniare Cristo se non siamo davvero uniti a Lui. "Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me" (Gv 15,4).
La prossima beatificazione di Giovanni Paolo II sarà anche un modo di mettere davanti agli occhi di tutta la Chiesa il modello di un uomo davvero dedito a Cristo, che seppe fare dell'Eucaristia il centro della sua vita che visse, specialmente gli ultimi anni, abbracciato amorevolmente alla croce del suo Signore.
Nell'omelia del suo funerale, l'allora Cardinale Ratzinger ricordava: "Alzatevi, andiamo!" è il titolo del suo penultimo libro. "Alzatevi, andiamo!" con queste parole ci ha risvegliato da una fede stanca, dal sonno dei discepoli di ieri e di oggi. "Alzatevi, andiamo!" dice anche oggi a noi. Il Santo Padre è stato poi sacerdote fino in fondo, perché ha offerto la sua vita a Dio per le sue pecore e per l’intera famiglia umana, in una donazione quotidiana al servizio della Chiesa e soprattutto nelle difficili prove degli ultimi mesi. Così è diventato una sola cosa con Cristo, il buon pastore che ama le sue pecore. (Card. J.Ratzinger, omelia dell’8 aprile 2005). La sua testimonianza ha suscitato la fede in molti. Cerchiamo di essere missionari come Lui! (Agenzia Fides 30/03/2011)

martedì 29 marzo 2011

Una sedia

Il Distretto della sedia realizzerà un'altra cattedra papale   versione testuale
La seduta è stata richiesta in occasione della visita di Benedetto XVI ad Aquileia
Nella foto: Benedetto XVI sul trono papale <br>realizzato dal Distretto della sedia.
Nella foto: Benedetto XVI sul trono papale
realizzato dal Distretto della sedia.
MANZANO (29 marzo, ore 17.30) - Un altro trono papale «made in Distretto della sedia» accoglierà il Pontefice, stavolta «in casa». Dopo la cattedra realizzata in occasione dell’Ostensione della Sacra Sindone, svoltasi a Torino la scorsa primavera, Benedetto XVI si accomoderà nella basilica di Aquileia, il prossimo maggio, su una nuova seduta, progettata dallo studio di architetti che sta curando il restauro dell’area storica di Aquileia, e costruita dalle aziende del manzanese che hanno partecipato al progetto Filiera Iso 9001 organizzato dall’Asdi Sedia, recentemente certificate.

«Un evento importante in quanto creare una seduta destinata al Pontefice è sempre un onore – afferma il presidente dell’Asdi Giusto Maurig –, ma lo è ancora di più in questo caso in quanto diventerà la seduta permanente della Basilica di Aquileia, un luogo di alto valore simbolico per la comunità cristiana, centro storico religioso della regione». E così le maestranze del Distretto – che hanno già lasciato il segno del loro operato a Torino e poi, con il collocamento della seconda copia della cattedra papale, all’Abbazia di Rosazzo – creano ora un ulteriore legame tra Distretto della Sedia e territorio. «La Basilica, visitata ogni anno da una moltitudine di fedeli provenienti da Italia ed Europa, diverrà una nuova testimonianza della qualità e del valore della nostra produzione locale», sottolinea Maurig.

L’idea di coinvolgere l’Asdi Sedia nella realizzazione di un secondo trono papale è partita dalla Calligaris, che fornirà sedie per prelati e pubblico, su richiesta di mons. Dino De Antoni, che desiderava una seduta che restasse nella Basilica a ricordo della visita del Pontefice. Interpellata l’Asdi, il progetto è partito; la Calligaris, infatti, «ha voluto coinvolgere – spiega il direttore marketing dell’azienda, Mauro Mosca – le aziende del territorio affinché il trono potesse rappresentare un prodotto del Distretto».
 
Top secret, per adesso, materiali e tecniche di costruzione: si sa solo che la cattedra papale di Aquileia sarà completamente diversa dal primo modello realizzato per Torino.
Il primo progetto «Trono papale» nato su iniziativa dell’Asdi Sedia ha saputo coinvolgere progettisti, imprenditori e aziende; un affiatato (e inedito) gruppo che, «nonostante il periodo non facile per il Distretto della sedia e in generale per l’economia – conclude Maurig –, ha saputo dar prova di grande entusiasmo, dimostrando che la nostra regione è in grado di creare eccellenze ineguagliabili».
 

ASIA/GIAPPONE - Il disastro nucleare è “una lezione per il Giappone e per il mondo intero”, nota un Vescovo

Osaka (Agenzia Fides) – Cresce l’allarme nella popolazione giapponese per gli alti livelli di radioattività registrati nei pressi della centrale nucleare di Fukushima, e anche la Chiesa cattolica si interroga sulla “questione nucleare”. Il Vescovo ausiliare di Osaka, Sua Ecc. Mons. Michael Goro Matsuura, dichiara in proposito all’Agenzia Fides: “La questione su quale direzione stiamo prendendo, per la creazione di altre centrali nucleari, è un grande interrogativo. Con la Commissione Giustizia e Pace dei Vescovi giapponesi, che ho guidato fino all’anno scorso, abbiamo sensibilizzato le coscienze per contrastare la costruzione di nuove centrali nucleari, in Giappone e nel mondo intero. Credo che questo grave incidente debba essere una lezione per il Giappone e per l’intero pianeta, e costituisca uno stimolo ad abbandonare tali progetti. Chiediamo la solidarietà dei fedeli cristiani in tutto il mondo per sostenere questa campagna”.
Anche il Vescovo della diocesi di Saitama, Sua Ecc. mons. Marcellino Daiji Tani, registra che “la gente che vive nel raggio di 30 km dalla centrale è in stato di grande ansietà. Molti stanno continuando a lasciare la Prefettura di Fukushima. I nostri fedeli della parrocchia di Shirakawa sono ancora là, ma potrebbero anche loro spostarsi. E’ dovere del governo dare gli opportuni ordini di evacuazione”.
Lo scorso anno la Conferenza Episcopale giapponese aveva già preso una posizione netta contro il nucleare per uso militare: i Vescovi di Hiroshima e Nagasaki hanno inviato un appello al Presidente degli Stati Uniti, al governo giapponese e ai leader delle altre nazioni “perché compiano ogni sforzo necessario per abolire le armi nucleari”. (PA) (Agenzia Fides 29/3/2011)

sabato 26 marzo 2011

Foglio Parrocchiale domenica 27 Marzo 2011


Gesù: conformarsi alla sua persona, via crucis ad Aviano

Libia, Via Crucis per la pace ad Aviano   versione testuale
Domenica 27 marzo l' itinerario di riflessione e penitenziale sarà aperto da mons. Poletto

AVIANO (25 marzo, ore 13.30) - Il Friuli è in guerra. Lo è stato con le missioni aeree da Aviano (e da Rivolto) sui Balcani e sul Golfo. Lo è con i suoi giovani militari, ancorché professionisti, in Afghanistan. Torna ad esserlo con la Libia. Ma il Friuli è terra di pace, più di altre. Lo testimonia, ancora una volta, la Via Cruicis che domenica 27 marzo si snoderà tra Pordenone e l’ingresso della Base Usaf di Aviano. Un itinerario di riflessione e penitenziale esclusivamente religioso; proprio per questo sarà aperto da mons. Ovidio Poletto, amministratore diocesano di Concordia-Pordenone.
 
«La nostra risposta alla guerra in Libia sarà nient’altro che la Via Crucis», sintetizza, inequivocabilmente, don Giacomo Tolot, l’anima della celebrazione che porta la firma, tra gli altri, del Centro Balducci di Zugliano e dei «Beati i costruttori di pace», con migliaia di pellegrini da ogni parte del Nord Italia. La partenza alle 14, davanti al Duomo di Pordenone, l’arrivo verso le 18. La Via Crucis si ispira alla passione, uccisione e risurrezione di Gesù di Nazaret e intende attualizzare nella storia di oggi il messaggio straordinario della sua fede, della sua fedeltà al Padre, alle donne e agli uomini di allora, di oggi, di ogni tempo.

«Il cammino della Via Crucis per noi esprime la passione per Dio e per l’umanità, per i nomi, i volti, le storie delle persone, delle comunità e dei popoli con attenzione particolare ai crocifissi perché deboli, colpiti, ai margini: perché impoveriti, vittime delle oppressioni, delle guerre, dei diversi terrorismi, della paura, delle varie forme di espropriazione», affermano gli organizzatori.

Una Via Crucis con un impegno preciso. «È urgente la conversione a Gesù Crocifisso e Risorto. Vivente oltre la morte. Dobbiamo concentrarci con profondità, costanza, fedeltà maggiori alla sua persona, alla sua sensibilità, alle sue parole, ai suoi gesti, a quanto ha vissuto e trasmesso; a come ha guardato alle persone, alle istituzioni, alla politica, alla religione; al suo progetto del Regno».

GMG

In cammino verso la Gmg   versione testuale
Appuntamento domani a Udine

UDINE (26 marzo, ore 16.30) - Domani, alle ore 15 nella sala Paolino d’Aquileia (in via Treppo 5/B a Udine) i giovani friulani, che si apprestano a raggiungere Madrid per la 26.ma Giornata mondiale della Gioventù prevista in agosto, si ritrovano per il primo incontro di preparazione a questo eccezionale evento ecclesiale. Guidati da don Maurizio Michelutti, direttore dell’Ufficio diocesano di pastorale giovanile, rifletteranno sull’invito del Papa  Benedetto XVI  a ritrovarsi attorno al tema  «Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede» (cfr Col 2,7).
Il Santo Padre, con questa convocazione, spiega don Michelutti, «desidera aiutare ancora una volta i giovani ad andare alle sorgenti delle loro aspirazioni più grandi, che fondano la loro essenza nelle relazioni vere e solidali. Relazioni forti non solo fra persone umane, ma soprattutto con Dio, per rispondere a quel desiderio della vita più grande che ogni giovane porta in se stesso e che è l’impronta di Dio, l’immagine e la somiglianza con la sorgente della vita». I prossimi incontri in preparazione alla GMG 2011 sono in programma il 22 maggio e il 26 giugno.

venerdì 25 marzo 2011

Santa Messa per la solennità di San Giuseppe


Grazie a www.natisone.it/ possiamo dare notizia di come è stata celebrata la festa di San Giuseppe all'abbazzia di Rosazzo! Clikka sul link qui sopra...


AFRICA/ETIOPIA - Circa 14 mila nuovi casi di tubercolosi ad Addis Abeba, il governo si mobilita

Addis Abeba (Agenzia Fides) – Gli operatori sanitari presenti nella capitale etiope, Addis Abeba, sono preoccupati per la diffusione della tubercolosi nella città, che conta oltre 2.7 milioni di abitanti. In una dichiarazione di Desalegn Gebreyesus, consulente del Ministero della Sanità locale per Tubercolosi/Hiv, diffusa dall’Agenzia di informazione delle Nazioni Unite Irin, l’esperto dichiara che “il propagarsi della TB non ha nulla a che fare con le temperature basse, sebbene questa sia opinione diffusa tra molti. Per questo motivo stiamo cercando di rendere consapevole la gente attraverso media, opuscoli informativi, incontri… su quelle che sono le reali vie di trasmissione della pandemia." Le stazioni televisive e radiofoniche della città trasmettono spot nei quali invitano le persone che soffrono di tosse da oltre due settimane a fare il test per la TB ed eventualmente ad iniziare le cure. Inoltre sono maggiormente a rischio tutti quelli che vivono in zone colpite dall’insicurezza alimentare o costretti in spazi affollati, i bambini con meno di cinque anni di età e i sieropositivi.
Secondo il Ministero della Sanità, ogni anno si stimano circa 300 contagi ogni 100 mila etiopi, e le previsioni per il futuro parlano di 12 mila nuovi casi diagnosticati ogni anno ad Addis Abeba, anche se negli ultimi tre anni la media registrata nelle strutture sanitarie è stata di 13-14 mila nuovi casi. Nella capitale ci sono 35 strutture governative e 40 private che offrono trattamenti contro la TB. Nonostante ciò, solo il 63% dei casi vengono riconosciuti, rispetto al target dell’Oms del 70%. Quando la malattia viene diagnosticata, circa l’80% dei pazienti contagiati è curato con successo, soprattutto grazie alla terapia DOTS (Directly Observed Treatment Short Course) lanciata dall’Oms nel 1994 (vedi Fides 17/7/2004). Preoccupano anche le forme di tubercolosi resistenti ai farmaci (MDR TB), la cui diffusione ad Addis Abeba ha fatto registrare circa 400 casi, 180 dei quali in cura presso il St Peter General Specialized Hospital della città. Secondo l’Oms, in Etiopia vengono registrati ogni anno oltre 5 mila casi di MDR TB. (AP) (25/3/2011 Agenzia Fides)

L'embargo sui medicinaliiiiiiiiiiiiiii?

AFRICA/COSTA D’AVORIO - “L’Unione Europea tolga l’embargo sui medicinali”: appello a Fides dell’Arcivescovo di Abidjan
Abidjan (Agenzia Fides) - “Invito tutti al rispetto della vita. In nome del diritto alla salute chiedo che l’Unione Europea tolga l’embargo sulle medicine”. È l’appello lanciato tramite l’Agenzia Fides da Sua Ecc. Mons. Jean-Pierre Kutwa, Arcivescovo di Abidjan. “Chiedo il rispetto della vita. Non occorrono tante argomentazioni per far comprendere che la vita è sacra e che occorre proteggerla. Il quinto comandamento dice ‘non uccidere’. Ogni uomo ha diritto alla salute ed alla vita. Per cui l’embargo sulle medicine è un atto che va contro questo diritto. Chiedo dunque all’Unione Europea di togliere questo embargo affinché la popolazione possa curarsi.
Dal 28 febbraio è in vigore l’embargo sui medicinali decretato dall’Unione Europea per costringere Gbagbo alle dimissioni e a cedere il potere a Ouattara. “Lancio anche un appello ai due leader (Gbagbo e Ouattara) perché fermino le uccisioni e le violenze” conclude Mons. Kutwa.
Lo scontro tra le forze armate, che appoggiano il Presidente uscente Laurent Gbagbo (che non ha accettato i risultati del ballottaggio presidenziale di novembre e si considera il Presidente legittimo del Paese), e i miliziani vicini al Presidente eletto, Alassane Ouattara, stanno provocando gravi danni alle popolazione civile ad Abidjan e in altre aree della Costa d’Avorio. “L’esodo della popolazione continua, i colpi di artiglieria sono cessati da mezz’ora, adesso abbiamo una tregua. Ieri abbiamo subito un bombardamento molto pesante. I civili continuano a morire uccisi dai colpi vaganti e dai tiri di artiglieria” dice all’Agenzia Fides suor Rosaria, della Congregazione della Santa Famiglia di Spoleto, da Abobo, il comune di Abidjan da dove sono iniziati i combattimenti tra le forze di sicurezza rimaste di Gbabo e gli uomini del “commando invisibile”, un gruppo vicino al Presidente eletto Alassane Ouattara.-
“Ad Abidjan regna ormai un clima di paura. La città si sta svuotando, chi può scappa verso i villaggi dove hanno amici o parenti in grado di ospitarli” dice all’Agenzia Fides un’altra fonte della Chiesa che per motivi di sicurezza desidera non essere citato. Uno spiraglio potrebbe venire dall’appello al dialogo lanciato oggi da Gbagbo, che ha riconosciuto che la violenza e l'uso della forza non sono la soluzione per la crisi in Costa d'Avorio. (L.M.) (Agenzia Fides 25/3/2011)

Incidenti lavoro: operaio ferito durante manutenzione

(ANSA) – SAN GIORGIO DI NOGARO (UDINE), 24 MAR – Un operaio addetto alla manutenzione degli impianti, B.N. di 32 anni, e’ rimasto ferito all’interno dello stabilimento ‘Oleificio San Giorgio Spa’ di San Giorgio di Nogaro (Udine). Per motivi in corso di accertamento da parte dei Carabinieri, l’uomo e’ rimasto ferito alla mano sinistra da una ventola subendo l’amputazione delle falangi. Attualmente si trova in osservazione nell’ospedale di Udine. (ANSA). FPI/FPI

Artemia: prepariamoci al concerto udinese

Elisa sold out

Esauriti i biglietti per il concerto udinese della cantante che si esibirà al Teatro Nuovo Giovanni Da Udine domenica 3 aprile

elisa ivy 2011 -
La prima tappa udinese del nuovo tour “Ivy I & II” della monfalconese Elisa, prevista per domenica 3 aprile al Teatro Nuovo Giovanni Da Udine, registra già il sold out con largo anticipo.

Il tour, definito dalla stampa “Un oceano di pura energia” e descritto sul web così: “Tra suoni e luci c’è una magia che ormai rende un tutt’uno sala e palco”, vede l’artista impegnata in un doppio spettacolo, portando in ogni città due date e due concerti differenti per scaletta e scenografia.

Nel nuovo tour Elisa sta presentando live alcuni dei suoi più grandi successi e per la prima volta le canzoni del nuovo album “Ivy” che, uscito il 30 novembre scorso su etichetta Sugar, è ancora in cima alle classifiche di vendita.

Il tour porterà in ogni città un doppio show, ciascuno con una propria scaletta, dedicando al pubblico due concerti completamente diversi tra loro. Ispirato ai due elementi primari della natura: “acqua” e “fuoco”, le atmosfere nordiche e sognanti del primo dei due eventi, lasceranno il posto a quelle calde e terrene dell’evento successivo.

Arrangiamenti acustici e un suggestivo coro di voci bianche (Piccolo Coro Artemia di Torviscosa nelle quattro date regionali) guideranno il pubblico in entrambe le situazioni, che si differenzieranno non solo nel repertorio, ma anche nella strumentazione, che accompagnerà la straordinaria voce di Elisa.

Luci “calde e fredde” si alterneranno nei due appuntamenti mentre su un maxischermo posizionato alle spalle della cantautrice scorreranno immagini avvolgenti di suggestivi spazi naturali.

24 marzo 2011

E' partito da Milano il tour della cantante

LUCA DONDONI Fonte
milano
Edera, in inglese Ivy, è il titolo scelto dalla cantautrice Elisa per dare titolo e nome al suo ultimo disco e al tour che ha preso il via ufficialmente a Milano, dal Teatro degli Arcimboldi. Strano spettacolo quello di Elisa, come diviso in due anche concettualmente, (due infatti le sezioni: «acqua» e «fuoco») con una prima parte decisamente lenta, non volendo evocare proprio lo spettro della noia sempre più presente. Fortunatamente la seconda parte, «il fuoco», appunto per rispettare il suo nome, ha svolto bene il suo lavoro di incenerimento e la pianta della noia è bruciata in un lampo. Verso la fine, poi, canzoni eccitanti come Rainbow, It is what it is la bella versione di 1979 degli Smashing Pumpkins, Ti vorrei sollevare, o l’ottima Gli ostacoli del cuore hanno ravvivato il pubblico.

La sensazione è che la colpa della noia iniziale risieda nella scaletta "acquatica". L'atmosfera rarefatta, la scelta di cantare sempre seduta di fronte a un leggìo di legno massello, non hanno aiutato la protagonista. Peggio ha fatto l’ingresso in scena del piccolo coro ArteMia di Torviscosa. Poco meno di trenta ragazzini dalle voci bianche come le tuniche che indossavano e li facevano assomigliare a tanti piccoli Casper capitati lì per caso. In più l’acustica degli Arcimboldi non ha premiato le loro voci sussurrate e l’impatto si è quindi rivelato più scenografico che sostanziale.

Come un arcobaleno, nel bel mezzo, è arrivato salvifico il Fuoco sottoforma di un’altra bella cover, quella di Almeno tu nell’universo di Mia Martini che Elisa ha interpretato magistralmente. Finalone con Luce (tramonti a nord est) che la fresca mamma di Emma portò alla vittoria al Cinquantunesimo Festival di Sanremo (2001) e che la rivelò agli italiani. «Grazie a tutti per essere qui - ha detto la cantante alla fine - e grazie soprattutto per esserci in questi giorni in cui l’Italia festeggia i suoi 150 anni. Essere insieme in questi giorni di festa uniti e riuniti, ci rende fiduciosi per un futuro migliore».

giovedì 24 marzo 2011

Domenica 27 Marzo 2011

 III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

 
PRIMA LETTURA (Es 17,3-7)
Dacci acqua da bere.
Dal libro dell’Èsodo

In quei giorni, il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatto salire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?».
Allora Mosè gridò al Signore, dicendo: «Che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!».
Il Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani d’Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! Ecco, io starò davanti a te là sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà».
Mosè fece così, sotto gli occhi degli anziani d’Israele. E chiamò quel luogo Massa e Merìba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?».
Parola di Dio
SALMO RESPONSORIALE (Sal 94)
Rit: Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore.
Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia. Rit.

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce Rit.

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere». Rit.
SECONDA LETTURA (Rm 5,1-2.5-8)
L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito che ci è stato dato.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio.
La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
Parola di Dio
Canto al Vangelo (Gv 4,42.15)
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Signore, tu sei veramente il salvatore del mondo;
dammi dell’acqua viva, perché io non abbia più sete.
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
VANGELO (Gv 4,5-42)
Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.
Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
Parola del Signore.


Preghiera dei fedeli
C – Dissetati dalla Parola di Dio, rivolgiamo con cuore umile e riconoscente la nostra preghiera al Padre, perché il Suo Figlio ci renda partecipi del Mistero della Redenzione.
L - Preghiamo insieme e diciamo:
Guidaci, o Dio, alle sorgenti della vita!
1.      Per la Chiesa, santa e peccatrice: ami Cristo, Suo Sposo, e si lasci continuamente guidare dalla Sua Parola nel recare ad ogni uomo il lieto messaggio della salvezza. Preghiamo.
2.      Per quanti amministrano la cosa pubblica: scrutino con attenzione le povertà antiche e nuove della nostra società e si impegnino nella lealtà all’edificazione di un mondo migliore. Preghiamo.
3.      Per i catecumeni: si lascino sempre più e meglio incontrare da Cristo, come la donna samaritana, e crescano nella gioia della libertà di figli, per celebrare il loro “passaggio” alla vita eterna. Preghiamo.
4.      Per i popoli colpiti dalle calamità naturali: sappiano guardare al Cristo crocifisso e morto per noi, riconoscendo in Lui la sollecitudine di Dio Salvatore, che non si compiace del male e della morte ma si premura per la salvezza di ogni creatura. Preghiamo.
5.      Perché finisca il conflitto in Libia e torni la pace che favorisce la convivenza tra i popoli e  l’incontro tra persone di buona volontà e di diversa religione. Preghiamo
6.      Per la nostra Comunità parrocchiale: questa santa Quaresima ci purifichi dalla presunzione e da ogni forma di egoismo, ricollocando al centro del proprio cammino Cristo Signore e la Sua Parola, per celebrare la santa Liturgia “in spirito e verità” e per portare a tutti i fratelli la speranza certa della Risurrezione. Preghiamo.
C – Ascolta ed esaudisci, Padre Misericordioso, la voce dei tuoi figli. Sostenuti dalla Parola e dal Pane di vita, ritrovino te nei fratelli da amare e sostenere nel comune pellegrinaggio verso la vita eterna. Per Cristo nostro Signore.  T - Amen.


Un appuntamento classico della stagione remiera

Il circolo canottieri Saturnia colleziona 11 vittorie a San Giorgio di Nogaro

Fonte: http://bora.la/2011/03/23/il-circolo-canottieri-saturnia-collezione-11-vittorie-a-san-giorgio-di-nogaro/
Una regata d’apertura che sta oramai diventando un appuntamento classico della stagione remiera, quella disputata anche quest’anno la terza domenica di marzo sul bacino di San Giorgio di Nogaro, e che ogni anno di più coinvolge ed ospita club ed amici, oltre che da Friuli Venezia Giulia, anche dal Veneto, dall’Emilia Romagna, dalla Slovenia e dall’Austria.
I numeri di domenica, 706 atleti-gara a rappresentare 27 società remiere in 74 gare, sono un risultato importante e lusinghiero, che premia il lavoro del Comitato regionale degli ultimi anni, onora la qualità delle Società regionali. Una manifestazione, anche quella di quest’anno, con nomi altisonanti, ad iniziare dall’olimpionico Rossano Galtarossa, a Cardaioli, Rigon, Smerghetto e Manzoli, nomi importanti del remo azzurro.
Un primo confronto davvero interessante tra le realtà regionali, che hanno dovuto guardarsi per bene in particolare dai veneti della Canottieri Padova, dal CUS Ferrara, come degli sloveni del Piran e gli austriaci del Villach, giunti in gran forze sul bacino dell’Aussa-Corno.
Giornata di chiaro stampo primaverile, disturbata a tratti da una brezza laterale che creava qualche problema in fase di allineamento soprattutto per i più giovani, ma che non inficiava il regolare svolgimento delle gare e l’ottenimento di buoni riscontri cronometrici. Primo via alle ore 9:45, anticipato dall’esecuzione dell’Inno di Mameli, in omaggio ai festeggiamenti per il 150° anniversario dell’unità d’Italia.
Undici vittorie complessive per il Saturnia allenato da Spartaco Barbo e Stefano Gioia, grazie ai successi nel 720 allievi B (Legovini), allievi C (Flego), nel doppio cadetti (Chiostergi, Carone), 2 senza (Ferrari, Reganzin) e 4 senza ragazzi (Glionna, Marfoglia, Pertosi, Gortan), singolo (Weiglein) e doppio ragazze (Verrone, Lonzar), 2 senza (Baldini, Brezzi) e 4 senza junior (Forcellini, Mariconda, Parma, Millo) e 8 senior (Covassin, Ferrarese, Glionna, Mangano, Panteca M., Panteca R., Tedesco, Panteca F. tim. Tassan). Ma immediatamente a ridosso, in quanto a vittorie, i monfalconesi della Timavo preparati da Claudio Cristin e Roberto Delise con 10 primi posti, conquistati in massima parte con gli atleti del prolifico vivaio: nel 720 allievi B (Musio), doppio allievi C (Cornellato, Pizzin), singolo allieve C (Leghissa), doppio cadetti (Centazzo P., Centazzo M.), 4 di coppia cadetti (Centazzo, Centazzo, Depaoli, Rusconi), singolo ragazzi (Fabris, Barducci), doppio ragazze (Bonazza, Rusconi), doppio (Polez, Cernic) e 4 di coppia junior (Bellè, Sfiligoi, Polez F., Polez K.).
Per le altre Società regionali presenti sull’Ausa Corno: 3 vittorie per la Nettuno nel 720 allieve C (Cecchini), doppio PL (Kaucic, Donat) e 720 Cadetti (Barbaria), 3 vittorie per la Pullino nel 720 Cadetti (Bersenda), singolo ragazze (Zullich) e singolo ragazzi (Apostoli), 2 vittorie per la Ginnastica Triestina nel doppio junior (Djordjevic, Piccirillo) e 720 Allieve B (Visintin), 2 vittorie per la Canottieri Trieste nel due senza senior misto con la Canottieri Padova (Martini, Lunardi) e due con senior (Martini, Mariola, tim: Debortoli), 1 vittoria a testa per il CMM “Nazario Sauro” nel doppio allieve C (Gnesda, Millo) e Polisportiva San Marco nel 720 cadetti (Maiello). Tra i master, prima piazza per il singolo (De Pol) ed il doppio maschile del Saturnia (Verrone, Tosi) ed il 4 senza dell’Adria (Maccari, Mocnik, Predonzani, Dell’Aquila).
Nella classifica generale per Società aveva la meglio il Saturnia, davanti a CUS Ferrara (prima Società non regionale) e Canottieri Padova, mentre nella Coppa d’Aloja era la Timavo, che seppur di misura, faceva meglio di tutti. Tra le Società straniere al primo posto il VK Piran.
mercoledì 23 marzo 2011

mercoledì 23 marzo 2011

Giovedì 24 marzo 2011 :Giornata dei Missionari Martiri, memoria di Mons. Oscar Romero

pubblicata da Sete di Parola il giorno mercoledì 23 marzo 2011 alle ore 19.03
 Dal Vangelo secondo Luca                16,19-31

Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti.

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.  E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».


SPUNTI DI RIFLESSIONE                   (padre Gian Franco Scarpitta)


Ancora un'altra invettiva contro la cattiveria e la falsa ricchezza. La liturgia di oggi condanna questa volta non solamente l'uso improprio dei beni materiali considerati come fini a se stessi e come oggetto di lussuria e di piacere sfrenato e inconsulto, ma anche le conseguenze nefaste che la bramosia di possesso può arrecare agli altri e in fin dei conti anche a se stessi. Mi permetto di parafrasare una celebre affermazione di San Francesco di Paola ("Il troppo parlare non è mai esente da colpa"), considerando che probabilmente egli stesso sarebbe concorde nel ribadirla: "il troppo possedere non è mai esente da colpa". E in effetti la ricchezza smodata e sproporzionata, il guadagno sicuro ottenuto con troppa garanzia e facilità, la sicumera che procura il benessere materiale e il senso di indifferenza e di apatia che ne conseguono, possono sempre trasformarsi in occasioni di colpa e di demerito poiché proprio queste condizioni procurano ostentazione di falso orgoglio, egoismo, irrequietezza interiore e chiusura nei confronti degli altri. Eccettuando tanti casi di coerenza e di bontà che pure sussistono, molte volte infatti avviene che nella misura in cui si possiede ci si preclude ai valori e ai sentimenti, ci si inorgoglisce forti di una falsa presunzione, mentre gli altri diventano anche un ostacolo o un motivo di diffidenza. Anche se non si può fare di tutta l'erba un fascio, nel corso delle mie attività pastorali, visitando le famiglie e varie situazioni di lavoro, mi è capitato non di rado di riscontrare che indifferenza e apatia religiosa sono caratteristiche per lo più dei benestanti e dei possidenti, che forti di una sicurezza materiale garantita e acquisita sembrano non mostrare alcuna necessità o attrattiva verso la religione. Nella nostra società determinate azioni commerciali e non pochi affari garantiscono il successo di pochi a spese della massa e non di rado il rimedio alle ingiustizie di alcuni lo si trova nel poderoso sacrificio economico di gente semplice e povera: anche in tempi recentissimi si potrebbero fare numerosi esempi su come a pagare le ingiustizie di pochi debbano essere i sacrifici esorbitanti di molti! La ricchezza sfrenata è lesiva anche della dignità stessa di chi la esercita e in effetti quale sicurezza economica non rileva alla fine la sua inefficacia e la sua perniciosità? Quale ricchezza ammassata ingiustamente e illecitamente permetterà mai di dormire sonni tranquilli? Chi è ricco resta schiavo del suo stesso possesso e della bramosia dell'accumulo che intanto toglie serenità e rovina l'esistenza, perché il capitale accumulato va accresciuto costantemente, protetto e difeso da ladri e malintenzionati e qualsiasi misura precauzionale sarà sempre considerata insufficiente. Consideriamo poi le parole di Paolo: "Che cosa possiedi tu che non abbia ricevuto? E se lo hai ricevuto, perché te ne vanti come se non l'avessi ricevuto?" parole che attestano che tutto quello che possediamo ci è dato in dotazione e potrebbe esserci improvvisamente tolto e allora rimpiangeremmo conseguenze disastrose, quelle in cui si trova chi è abituato alla garanzia del possesso e agli agi del denaro, ma si trova sperduto e disorientato quando la sua casa e  i suoi beni vengono devastati dall'alluvione e dal terremoto. In questi casi non si recupera più nulla e  quello che conta è la propria abilità e l'appoggio degli altri. A questo punto, in fatto di ricchezza egoistica, smodata e irriverente, può intervenire la parabola di Gesù, denominata "del ricco epulone", ma che si potrebbe anche definire "del ribaltamento della situazione" o "del ripristino di ogni giustizia ed equità". La parabola infatti presenta la vittoria finale di Dio sulle cattiverie e le perversità di chi si è sempre vantato delle proprie ricchezza, la dimensione del giusto equilibrio recuperato nel quale chi davvero merita viene finalmente ricompensato mentre cade nella condanna irreversibile chi si è auto lesionato con le proprie false certezze: la logica di Dio è davvero distante da quella dell'uomo, perché si mostra a vantaggio dei poveri e dei sofferenti e assume connotati di condanna verso quanti illudono se stessi con grandiosi trionfi economici che aprono alla lussuria. Sia in questa vita e soprattutto al momento del
giudizio, Dio attribuirà a ciascuno secondo i suoi meriti favorendo chi è sempre stato destinato a soffrire e a soccombere. Più in generale, la ricchezza materiale considerata in se stessa non per forza è sinonimo di cattiveria e di lussuria ma può diventare occasione di esercizio di virtù evangeliche e di disinteressato amore verso il prossimo. Ma quando il potere e il successo di opulenza diventano occasione di prevaricazione sugli altri essendo anche deleteri per noi stessi, ebbene in questi casi qualsiasi possedimento rivela la propria ruggine corrosiva.


PER LA PREGHIERA                                           (Mons. Oscar Romero)


Spesso hanno minacciato di uccidermi.
Come cristiano devo dire che non credo nella morte senza resurrezione: se mi uccidono, risorgerò nel popolo salvadoregno. Lo dico senza superbia, con la più grande umiltà. In quanto pastore ho l'obbligo, per divina disposizione, di dare la mia vita per coloro che amo ossia per tutti i salvadoregni, anche per coloro che potrebbero assassinarmi. Se le minacce giungessero a compimento, fin d'ora offro a Dio il mio sangue per la redenzione del Salvador.
Il martirio è una grazia di Dio che non credo di meritare. Ma se Dio accetta il sacrificio della mia vita, il mio sangue sia seme di libertà e segno che la speranza sarà presto realtà. La mia morte, se Dio l'accetta, sia per la libertà del mio popolo e sia una testimonianza di speranza per il futuro.
Può dire anche, se mi uccideranno che perdono e benedico quelli che lo faranno. Dio voglia che si convincano di perdere il loro tempo. Morirà un vescovo, ma la Chiesa di Dio, ossia il popolo, non perirà mai.



VATICANO - Istituito un Fondo speciale dell’Apostolato del Mare per assistere i marittimi, i pescatori e le loro famiglie nel Nord del Giappone

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Il Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, a cui spetta l’alta direzione dell’Opera dell’Apostolato del Mare, ha lanciato una campagna di solidarietà in favore della gente del mare colpita dal terremoto e dallo tsunami che hanno investito il Nord del Giappone. Vescovi, sacerdoti, religiosi/e e laici, impegnati nell’Apostolato del Mare, sono quindi invitati ad effettuare una donazione al Fondo speciale dell’Apostolato del Mare, creato allo scopo di riabilitare le comunità di pescatori al centro del disastro. I fondi raccolti verranno trasmessi direttamente all’Apostolato del Mare del Giappone. Il Direttore Nazionale, Soon-Ho Kim, con la supervisione del Vescovo Promotore, Sua Ecc. Mons. Michael Goro Matsuura, ha assunto la responsabilità di coordinare tale progetto. Per ulteriori informazioni rivolgersi a: office@migrants.va (S.L.) (Agenzia Fides 23/3/2011)

martedì 22 marzo 2011

ASIA/GIAPPONE - “Commovente lo slancio dei giovani per la solidarietà”, afferma un Salesiano

Tokyo (Agenzia Fides) – “In questa tragedia, uno degli aspetti più commoventi è lo slancio di solidarietà che manifestano i giovani giapponesi”: è quanto spiega in un colloquio con l’Agenzia Fides il Salesiano giapponese p.Yasutaka Muramatsu, Segretario provinciale dell’Ispettoria salesiana intitolata a San Francesco Saverio.
P. Muramatsu, che si dedica alla pastorale giovanile e segue gruppi di giovani, racconta a Fides che “i giovani, cristiani e non cristiani, si sono mobilitati, vorrebbero recarsi subito nelle aree colpite, per mettere a servizio delle vittime le loro energie e il loro entusiasmo, per aiutare, dare un sorriso restituire un po’ di speranza. E’ davvero commovente vedere come bruciano d’amore verso il prossimo. E’ una lezione per tutti noi educatori”.
I Salesiani giapponesi – circa 120 missionari in 13 case – si sono attivati con una raccolta di fondi da devolvere alla Caritas Giappone e alla diocesi di Sendai, che ha riportato i danni maggiori dopo lo tsunami.
Presenti nell’arcipelago nipponico dal 1927, i religiosi hanno già vissuto la difficile fase della ricostruzione post bellica, constatando gli effetti nefasti delle radiazioni atomiche, dopo Hiroshima e Nagasaki: “Oggi la maggiore preoccupazione è la centrale nucleare di Fukushima che non è ancora sicura. Le notizie che circolano sono contrastanti e la gente ha paura di non sapere tutta la verità”, nota p. Muramatsu. Tuttavia i Salesiani continueranno la loro missione impegnandosi nelle scuole, nella pastorale giovanile, nell’evangelizzazione tramite la stampa, “restando vicini, in tutti i modi e condividendo la sorte del popolo giapponese, provato dalla tragedia”, nota il sacerdote.
I religiosi continuano a organizzare anche veglie di preghiera per le vittime e nei prossimi giorni si incontreranno per un meeting in cui fare il punto della situazione e delineare forme di impegno concreto. Resta tuttavia molto difficile muoversi, dati i pochi mezzi di trasporto funzionanti, “così abbiamo imparato a restare in contatto tramite i mezzi di comunicazione come l’e-mail, il web, i social network, che diventano strumenti per alimentare la comunione” conclude il sacerdote. (PA) (Agenzia Fides 22/3/2011)