martedì 5 aprile 2011

Nuovi sacerdoti in Cina

ASIA/CINA - La diocesi di Han Dan in festa per sei nuovi sacerdoti
Han Dan (Agenzia Fides) – Oltre 1.800 fedeli sono stati testimoni del grande momento dell’ordinazione di sei sacerdoti della diocesi di Han Dan, celebrata nella solennità dell’Annunciazione del Signore, il 25 marzo. Secondo le informazioni pervenute all’Agenzia Fides, ben 99 sacerdoti hanno concelebrato la solenne Eucaristia seguita dalla processione, presieduta da Sua Ecc. Mons. Yang Xiang Tai, Vescovo diocesano. Nell’omelia il celebrante ha sottolineato che la grande scelta del sacerdozio è molto bella, auspicando il sostegno delle famiglie cristiane alle vocazioni. I nuovi sacerdoti hanno reso grazie al Signore perché li ha scelti, ai genitori che sono stati disponibili ad offrire i propri figli alla Chiesa, alla diocesi che ha dato loro la formazione e l’accompagnamento spirituale, e a tutte le persone che hanno pregato durante il cammino vocazionale.
La diocesi di Han Dan, che include 19 distretti civili, si trova nel sud della provincia dell’Hebei. E’ una delle diocesi più grandi della provincia ed anche una della diocesi con maggiore sviluppo e crescita del continente. Vi risiedono oltre 130.000 cattolici su una popolazione di 8.3 milioni di persone. L’evangelizzazione della diocesi risale al grande missionario gesuita P. Matteo Ricci, giuntovi nel ‘500. La diocesi è stata eretta nel 1946. Attualmente possiede più di 100 fra chiese e cappelle, 75 sacerdoti, 137 religiose della Congregazione diocesana dello Spirito Santo Consolatore, 110 religiose della Congregazione diocesana della Madre di Dio, una quarantine di seminaristi. Inoltre la diocesi gestisce diversi dispensari, ambulatori e strutture di assistenza sociale. (NZ) (Agenzia Fides 05/04/2011)

Mi sento come il Boss: intervista a Elisa, la cantante si à già esibita a Udine con Artemia di Torviscosa

Mi sento come il Boss

Intervista a Elisa, che arriva a Udine per due serate e anticipa i contenuti del suo nuovo show ‘doppio’, con un concerto acustico e uno elettrico.

(i concerti si sono già svolti...clicca qui per leggere l'intervista)

lunedì 4 aprile 2011

AFRICA/LIBIA - “Si rafforza la volontà di pace” per il Vicario Apostolico di Tripoli, che aggiunge: “ci sono appelli alla Chiesa per la mediazione”

Tripoli (Agenzia Fides) - “Da due giorni su Tripoli non cadono bombe. La situazione è triste per la penuria di cibo e carburante ma almeno è un po’ più tranquilla. Forse ci si è resi conto che per quanto si cerchi di colpire con precisione obiettivi militari, non è sempre possibile non colpire i civili. Capisco le intenzioni di chi bombarda, ma non è così che si risolvono la crisi” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, Vicario Apostolico di Tripoli.
“Mi sembra che si stia rafforzando la volontà di trattare, anche se gli ostacoli da superare sono ancora diversi. Rinnovo l’appello all’Unione Africana ed anche all’Europa perché intensifichino gli sforzi di pace. La popolazione è stanca della guerra e delle bombe” afferma Mons. Martinelli. Alcuni emissari del regime libico si sono recati in alcune capitali europee negli ultimi giorni per cercare una soluzione politica alla crisi.
Mons. Martinelli riporta due episodi che, a suo giudizio, dimostrano la volontà dei libici di trovare una soluzione pacifica: “Due signore, che parlavano un eccellente italiano perché avevano studiato in una scuola cattolica, si sono presentate da me affermando che la Chiesa deve aiutarci a riconciliare il popolo libico”. Il Vicario Apostolico di Tripoli dice inoltre di aver saputo “da una religiosa che opera a Yafran, che le forze ribelli si sarebbero ritirate dopo aver raggiunto un accordo di riconciliazione locale”.
Mons. Martinelli esprime la sua preoccupazione per le aree della Libia dove sono segnalati combattimenti. In particolare Misurata “dove si combatte e non sappiamo la sorte della piccola comunità cattolica, composta da filippini. Anche con Bengasi i collegamenti sono molto difficili”. “A Tripoli la vita della Chiesa prosegue sia pure tra mille difficoltà. Ieri, domenica 3 aprile, abbiamo celebrato due Messe alle quali hanno partecipato numerosi fedeli. È un segno di fede e di comunione profonda”.
Secondo Mons. Martinelli i circa 70 naufraghi eritrei trovati morti sulla spiaggia di Tripoli “dopo essere stati portati all’obitorio della città, sono stati seppelliti nel cimitero cristiano. L’obitorio infatti è pieno di corpi, di persone uccise per i combattimenti ed i bombardamenti. Si è quindi deciso di seppellire quei poveri corpi il più rapidamente possibile”. (L.M.) (Agenzia Fides 4/4/2011)

Una Calma Inquietante

AFRICA/COSTA D’AVORIO - “Regna una calma inquietante, come prima della tempesta” dice a Fides l’Arcivescovo di Abidjan
Abidjan (Agenzia Fides) - “La situazione è calma, nel senso che le sparatorie sono ridotte, ma è una calma inquietante, per niente rassicurante. La tensione è fortissima. La popolazione è barricata in casa. In alcuni quartieri manca l’acqua e l’elettricità, non si trovano i viveri. Siamo in attesa della battaglia finale. È una tragedia indescrivibile” dice all’Agenzia Fides Mons. Jean-Pierre Kutwa, Arcivescovo di Abidjan, la capitale economica della Costa d’Avorio, sconvolta dall’assalto delle Forze Repubblicane, vicine al Presidente eletto Alassane Ouattara, volto a conquistare i tre luoghi simbolo del potere ivoriano (il Palazzo Presidenziale, la residenza del Presidente e la sede della radio-televisione nazionale), ancora in mano a Laurent Gbagbo, il Presidente uscente che non riconosce la sua sconfitta nel ballottaggio presidenziale del novembre 2010. “Senza il controllo di queste tre strutture Ouattara non può imporsi agli occhi degli ivoriani come il legittimo Presidente del Paese” spiegano all’Agenzia Fides fonti della Chiesa da Abidjan, che per motivi di sicurezza desiderano non essere citate. (L.M.) (Agenzia Fides 4/4/2011)

In Furlan!

La Bibie in lenghe. Un event di popul   versione testuale
1127 furlans a proclamin la peraule di Diu, gnot e dì, dai 3 ai 9 di Avrîl
 

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Udin, Oratori de Puritât (3-9 Avrîl 2011) - La «Leture continue de Bibie par furlan» e je un event unic par vie che pe prime volte la Bibie e vignarà lete fûr par fûr, cence polse, intune lenghe minorizade. La leture e tacarà domenie ai 3 di Avrîl, e, dì e gnot, de prime pagjine de Gjenesi e rivarà fin ae ultime de Apocalìs la matine di sabide ai 9 di Avrîl, in gracie di 1127 letôrs volontaris che si sotentraran te proclamazion de peraule di Diu tal Oratori de Puritât a Udin. 134 oris in dut, comprendût cualchi moment musicâl.
La leture (viôt il calendari dai libris), che e à vût ancje la benedizion speciâl dal Pape e il patrocini dal Consei pontifici pe culture, e je inmaneade de Agjenzie regjonâl pe lenghe furlane, de Provincie di Udin, de Arcidiocesi di Udin e de Associazion culturâl Glesie Furlane, e e à vût ancje la adesion des Provinciis di Gurize e di Pordenon, de Arcidiocesi di Gurize e de Diocesi di Concuardie Pordenon.
 
Oltri ae direte web integrâl, Radio Spazio 103 e propon la direte audio e video ogni buinore des 11 a misdì e ogni sere a saran colegaments des 8 di sere aes 7 di buinore. Lis frecuencis par scoltâ Radio Spazio 103 a son: Udin e Basse furlane: 103.700 MHz; Friûl Culinâr: 103.900 MHz; Glemonàs: 100.500 MHz; Cjargne (Val Tiliment): 97.400 MHz; Cjargne (Val de Bût): 91.000 MHz; Cjargne (Val Dean): 103.600 MHz; Cjanâl dal Fier: 98.200 MHz; Val Cjanâl: 95.700 MHz; Tarvis: 99.500 MHz; Cuei e Gurize: 97.500 MHZ; Isontin: 91.900 MHz.


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Nuove dalla Marcegaglia

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sabato 2 aprile 2011

L’unità dei cristiani, al fine di poter diffondere la luce e la forza del Vangelo in Pakistan.

ASIA/PAKISTAN - “Non temere, piccolo gregge”: Lettera Pastorale dei Vescovi per confortare i fedeli
Islamabad (Agenzia Fides) – I cristiani in Pakistan vivono la Quaresima “con fede, nella preghiera, nella condivisione e nella carità, cercando di preparare la Pasqua nel miglior modo possibile, a livello spirituale, liturgico, pastorale”. Gli attacchi alle chiese dei giorni scorsi “non ci spaventano, la nostra missione continua”: è quanto dice all’Agenzia Fides p. Mario Rodrigues, Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie, notando che, dopo i recenti episodi di intolleranza contro i cristiani, la tensione sembra diminuire.
La comunità cattolica sarà fortemente incoraggiata e consolata e troverà nuova forza e nuova speranza, nota p. Mario, dalla Lettera Pastorale dei Vescovi Pakistani che sarà letta domani, 3 aprile, in tutte le chiese cattoliche della nazione. La Lettera, firmata da S. Ecc. Mons. Joseph Coutts, Vescovo di Faisalabad, neo eletto Presidente della Conferenza Episcopale del Pakistan, è stata titolata “Non temere, piccolo gregge”, citando il Vangelo di Luca (12,32).
Nel testo della Lettera, inviato all’Agenzia Fides, i Vescovi dicono di voler “risvegliare il coraggio e una forte fede in Gesù Cristo”, riconoscendo, in quanto Pastori, che la situazione presente ha causato fra i fedeli “sentimenti di paura, incertezza e insicurezza”.
La Lettera ricorda l’assassinio del ministro Shahbaz Bhatti, l’uccisione di due cristiani a Hyderabad e altri recenti episodi di intolleranza. In questa situazione, che ha creato ansietà e disagio, i Vescovi affermano: “Vi ricordiamo di ascoltare la voce di Nostro Signore Gesù Cristo che dice: abbiate coraggio…non abbiate paura”.
Alla luce degli insegnamenti del Magistero della Chiesa, i Presuli esortano poi i fedeli a “immettere nelle famiglie i valori spirituali del digiuno, della preghiera e dell’elemosina”, dicendo: “Aiutati dalla grazia dello Spirito Santo, riportiamo la fermezza della fede nella nostra vita di ogni giorno”, anche di fronte alle tribolazioni. E, pensando all’imminente festa della Pasqua, “celebreremo insieme con la Chiesa universale la grande festa della Resurrezione del Nostro Signore Gesù Cristo”, che “ci aiuta uscire fuori dalle tenebre, dalla paura e dalla disperazione” e dà la forza per “una coraggiosa testimonianza cristiana”. Per questo, rimarca la Lettera, è tempo di “rafforzare il discepolato”, ricordando le difficoltà e le persecuzioni delle prime comunità cristiane.
Come i primi apostoli, che ebbero il dono dello Spirito Santo, “anche noi con coraggio e pienezza di fede dobbiamo costruire la cultura della pace, dell’amore e della tolleranza , affinché la luce e la guarigione della Buona Novella possa raggiungere ogni essere umano, possa favorire le relazioni reciproche, la comprensione e il rispetto fra i popoli di diverse religioni, invece dell’odio e del fondamentalismo”. La Lettera si conclude con un invito alla preghiera per l’unità dei cristiani, al fine di poter diffondere la luce e la forza del Vangelo in Pakistan. (PA) (Agenzia Fides 2/4/2011)

venerdì 1 aprile 2011

Domenica 3 Aprile 2011

IV DOMENICA DI QUARESIMA - LAETARE (ANNO A)

PRIMA LETTURA (1Sam 16,1.4.6-7.10-13)
Davide è consacrato con l’unzione re d’Israele.
Dal primo libro di Samuele

In quei giorni, il Signore disse a Samuele: «Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re». Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato.
Quando fu entrato, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!». Il Signore replicò a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore».
Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi». Samuele chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge». Samuele disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto.
Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!». Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi.
Parola di Dio
SALMO RESPONSORIALE (Sal 22)
Rit: Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia. Rit.

Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza. Rit.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca. Rit.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni. Rit.
SECONDA LETTURA (Ef 5,8-14)
Risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà.
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni

Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità.
Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente. Di quanto viene fatto in segreto da è vergognoso perfino parlare, mentre tutte le cose apertamente condannate sono rivelate dalla luce: tutto quello che si manifesta è luce. Per questo è detto:
«Svégliati, tu che dormi,
risorgi dai morti
e Cristo ti illuminerà».
Parola di Dio
Canto al Vangelo (Gv 8,12)
Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!
Io sono la luce del mondo, dice il Signore;
chi segue me, avrà la luce della vita.
Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!
VANGELO (Gv 9,1-41)
Andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».
Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere! nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si &egra! ve; mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».
Parola del Signore.

Preghiera dei fedeli
Il Signore Gesù ci ha rivelato il Padre come amore senza misura. Per questo osiamo elevare a lui le nostre preghiere, che egli ascolterà con benevolenza, chiedendogli di concederci ciò che è conforme al suo disegno provvidenziale.
Preghiamo dicendo: Ascoltaci Signore.

1. Perché la Chiesa, sull’esempio del Signore Gesù, sappia essere "luce del mondo", annunciando a tutti gli uomini la verità del Vangelo e orientamenti di vita conformi al cuore di Dio, preghiamo.
2. Perché coloro che governano le nazioni sappiano discernere le vie migliori per promuovere la dignità di ogni uomo, specialmente dei più poveri e bisognosi, preghiamo.
3. Per tutti coloro che sono colpiti da invalidità o malattia, perché trovino consolazione nella Parola del Vangelo e, nella nostra vicinanza fraterna e cordiale, un segno dell’amore di Dio, preghiamo.
4. Per coloro che sono smarriti o stanchi di cercare la verità nella loro vita, perché il Signore Gesù irrompa nel loro cuore e illumini la loro mente, affinchè possano fare esperienza della bellezza dell’essere cristiani, preghiamo.
5. Per noi, perché ristorati da questa santa Eucaristia, possiamo camminare sulle strade della vita disseminando sul nostro cammino opere di giustizia, di pace, di carità fraterna, preghiamo.

O Padre, guidaci sulla via della conversione e dell’amore, perché impariamo a vivere secondo il Vangelo e nel generoso servizio del prossimo. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

mercoledì 30 marzo 2011

AFRICA/LIBIA - “La via della pace passa per l’Unione Africana” dice il Vicario Apostolico di Tripoli, che aggiunge: “le bombe umanitarie fanno vittime tra i civili”

Tripoli (Agenzia Fides) - “Se si vuole veramente una soluzione diplomatica alla crisi libica occorre necessariamente passare attraverso l’Unione Africana. La sua assenza alla Conferenza di Londra mi ha quindi deluso” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, Vicario Apostolico di Tripoli. Ieri infatti si è tenuta a Londra una conferenza sulla crisi libica, alla quale hanno partecipato i rappresentanti di una quarantina di Stati e di diversi organismi internazionali (ONU, Lega Araba, Organizzazione della Conferenza Islamica, Unione Europea, NATO). La Santa Sede ha partecipato, in qualità di Osservatore, rappresentata dal Nunzio Apostolico in Gran Bretagna, Sua Ecc.za Mons. Antonio Mennini. L’Unione Africana, che era stata invitata, ha disertato la riunione, ufficialmente per “divergenze interne”. Era presente anche una delegazione del Consiglio Nazionale di Transizione di Bengasi. Al termine dell’incontro è stato deciso di creare un “gruppo di contatto” sulla crisi libica, che si riunirà a scadenza periodica. Alcuni partecipanti hanno ventilato l’idea di armare i ribelli per accelerare la caduta del regime di Tripoli.
“Si vuole continuare con la guerra. Ora i ribelli sono alle porte di Sirte, ma passare Sirte non sarà affatto facile. Armare una parte della popolazione libica contro l’altra non mi sembra una soluzione morale” sottolinea Mons. Martinelli. “Quanto all’azione della coalizione, non mi si venga a dire che si bombarda per difendere la popolazione civile. Per quanto siano precisi i bombardamenti contro gli obiettivi militari, certamente coinvolgono anche gli edifici civili circostanti. So di almeno due ospedali che hanno subito danni indiretti causati dai bombardamenti. Sono andate distrutte porte e finestre ed i pazienti sono sotto shock. Che si sappia: le azioni militari stanno causando vittime tra quei civili che si vorrebbe proteggere con queste operazioni militari” afferma il Vicario Apostolico di Tripoli.
“Lo ripeto: se si vuole una soluzione pacifica occorre coinvolgere l’Unione Africana, la Lega Araba e alcuni organi locali. Ma mi sembra che prevalgano altre logiche” insiste Mons. Martinelli. “Per quanto riguarda i richiedenti asilo, eritrei ed etiopici, la maggior parte sono stati trasferiti in Tunisia. Altri hanno raggiunto Malta e Lampedusa. Qui a Tripoli ne sono rimasti circa il 25%. Vi sono comunque altri migranti africani (congolesi, ciadiani, ecc…)” conclude Mons. Martinelli. (L.M.) (Agenzia Fides 30/3/2011)

INTENZIONE MISSIONARIA

“Perché i missionari, con la proclamazione del Vangelo e la testimonianza di vita sappiano portare Cristo a quanti ancora non lo conoscono” - Commento all’Intenzione Missionaria di aprile 2011
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Nella sua omelia pronunciata il 9 marzo scorso, Mercoledì delle Ceneri, il Santo Padre Benedetto XVI ha sottolineato la necessità che i cristiani siano un messaggio vivente, attraverso la loro testimonianza evangelica. Molti uomini oggi non hanno altro contatto con il Vangelo, se non quello che passa attraverso la vita e la parola dei seguaci di Cristo. Così San Paolo scriveva ai cristiani che essi sono una lettera di Cristo, scritta con lo Spirito del Dio vivente (cfr 2 Cor 3, 3).
Anni addietro si poteva parlare di un buon numero di paesi segnati dalla fede in Cristo, e la missione si intendeva indirizzata soprattutto verso quei paesi in cui non era ancora giunto il messaggio del Vangelo. Oggi è comune incontrare ogni giorno, nella società occidentale, persone che non hanno sentito parlare di Cristo. Quindi si impone una rinnovata consapevolezza della dimensione missionaria di tutta la Chiesa, di tutti i battezzati. Questa attività missionaria deve essere effettuata non solo con le parole, ma anche con la testimonianza. In questo senso, Giovanni Paolo II affermava: “L'uomo contemporaneo crede più ai testimoni che ai maestri, più all'esperienza che alla dottrina, più alla vita e ai fatti che alle teorie. La testimonianza della vita cristiana è la prima e insostituibile forma della missione: Cristo, di cui noi continuiamo la missione, è il «testimone» per eccellenza (Ap 1,5); (Ap 3,14) e il modello della testimonianza cristiana. Lo Spirito santo accompagna il cammino della Chiesa e la associa alla testimonianza che egli rende a Cristo. (Gv 15,26). La prima forma di testimonianza è la vita stessa del missionario della famiglia cristiana e della comunità ecclesiale, che rende visibile un modo nuovo di comportarsi. Il missionario che, pur con tutti i limiti e difetti umani, vive con semplicità secondo il modello di Cristo, è un segno di Dio e delle realtà trascendenti. Ma tutti nella Chiesa, sforzandosi di imitare il divino Maestro, possono e debbono dare tale testimonianza, che in molti casi è l'unico modo possibile di essere missionari”. (Redemptoris Missio, 42).
In definitiva gli annunciatori di Cristo devono essere convinti del suo Vangelo e devono cercare di viverlo. “Non chiunque mi dice Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7, 21). Non bastano le parole, è necessaria la vita, la testimonianza.
La storia dimostra che dove ci sono testimoni autentici, si suscita la fede. Testimonianze come quella della Beata Teresa di Calcutta o di Giovanni Paolo II, hanno suscitato una corrente di freschezza evangelica laddove sono passate. Ma non si può testimoniare Cristo se non siamo davvero uniti a Lui. "Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me" (Gv 15,4).
La prossima beatificazione di Giovanni Paolo II sarà anche un modo di mettere davanti agli occhi di tutta la Chiesa il modello di un uomo davvero dedito a Cristo, che seppe fare dell'Eucaristia il centro della sua vita che visse, specialmente gli ultimi anni, abbracciato amorevolmente alla croce del suo Signore.
Nell'omelia del suo funerale, l'allora Cardinale Ratzinger ricordava: "Alzatevi, andiamo!" è il titolo del suo penultimo libro. "Alzatevi, andiamo!" con queste parole ci ha risvegliato da una fede stanca, dal sonno dei discepoli di ieri e di oggi. "Alzatevi, andiamo!" dice anche oggi a noi. Il Santo Padre è stato poi sacerdote fino in fondo, perché ha offerto la sua vita a Dio per le sue pecore e per l’intera famiglia umana, in una donazione quotidiana al servizio della Chiesa e soprattutto nelle difficili prove degli ultimi mesi. Così è diventato una sola cosa con Cristo, il buon pastore che ama le sue pecore. (Card. J.Ratzinger, omelia dell’8 aprile 2005). La sua testimonianza ha suscitato la fede in molti. Cerchiamo di essere missionari come Lui! (Agenzia Fides 30/03/2011)

martedì 29 marzo 2011

Una sedia

Il Distretto della sedia realizzerà un'altra cattedra papale   versione testuale
La seduta è stata richiesta in occasione della visita di Benedetto XVI ad Aquileia
Nella foto: Benedetto XVI sul trono papale <br>realizzato dal Distretto della sedia.
Nella foto: Benedetto XVI sul trono papale
realizzato dal Distretto della sedia.
MANZANO (29 marzo, ore 17.30) - Un altro trono papale «made in Distretto della sedia» accoglierà il Pontefice, stavolta «in casa». Dopo la cattedra realizzata in occasione dell’Ostensione della Sacra Sindone, svoltasi a Torino la scorsa primavera, Benedetto XVI si accomoderà nella basilica di Aquileia, il prossimo maggio, su una nuova seduta, progettata dallo studio di architetti che sta curando il restauro dell’area storica di Aquileia, e costruita dalle aziende del manzanese che hanno partecipato al progetto Filiera Iso 9001 organizzato dall’Asdi Sedia, recentemente certificate.

«Un evento importante in quanto creare una seduta destinata al Pontefice è sempre un onore – afferma il presidente dell’Asdi Giusto Maurig –, ma lo è ancora di più in questo caso in quanto diventerà la seduta permanente della Basilica di Aquileia, un luogo di alto valore simbolico per la comunità cristiana, centro storico religioso della regione». E così le maestranze del Distretto – che hanno già lasciato il segno del loro operato a Torino e poi, con il collocamento della seconda copia della cattedra papale, all’Abbazia di Rosazzo – creano ora un ulteriore legame tra Distretto della Sedia e territorio. «La Basilica, visitata ogni anno da una moltitudine di fedeli provenienti da Italia ed Europa, diverrà una nuova testimonianza della qualità e del valore della nostra produzione locale», sottolinea Maurig.

L’idea di coinvolgere l’Asdi Sedia nella realizzazione di un secondo trono papale è partita dalla Calligaris, che fornirà sedie per prelati e pubblico, su richiesta di mons. Dino De Antoni, che desiderava una seduta che restasse nella Basilica a ricordo della visita del Pontefice. Interpellata l’Asdi, il progetto è partito; la Calligaris, infatti, «ha voluto coinvolgere – spiega il direttore marketing dell’azienda, Mauro Mosca – le aziende del territorio affinché il trono potesse rappresentare un prodotto del Distretto».
 
Top secret, per adesso, materiali e tecniche di costruzione: si sa solo che la cattedra papale di Aquileia sarà completamente diversa dal primo modello realizzato per Torino.
Il primo progetto «Trono papale» nato su iniziativa dell’Asdi Sedia ha saputo coinvolgere progettisti, imprenditori e aziende; un affiatato (e inedito) gruppo che, «nonostante il periodo non facile per il Distretto della sedia e in generale per l’economia – conclude Maurig –, ha saputo dar prova di grande entusiasmo, dimostrando che la nostra regione è in grado di creare eccellenze ineguagliabili».
 

ASIA/GIAPPONE - Il disastro nucleare è “una lezione per il Giappone e per il mondo intero”, nota un Vescovo

Osaka (Agenzia Fides) – Cresce l’allarme nella popolazione giapponese per gli alti livelli di radioattività registrati nei pressi della centrale nucleare di Fukushima, e anche la Chiesa cattolica si interroga sulla “questione nucleare”. Il Vescovo ausiliare di Osaka, Sua Ecc. Mons. Michael Goro Matsuura, dichiara in proposito all’Agenzia Fides: “La questione su quale direzione stiamo prendendo, per la creazione di altre centrali nucleari, è un grande interrogativo. Con la Commissione Giustizia e Pace dei Vescovi giapponesi, che ho guidato fino all’anno scorso, abbiamo sensibilizzato le coscienze per contrastare la costruzione di nuove centrali nucleari, in Giappone e nel mondo intero. Credo che questo grave incidente debba essere una lezione per il Giappone e per l’intero pianeta, e costituisca uno stimolo ad abbandonare tali progetti. Chiediamo la solidarietà dei fedeli cristiani in tutto il mondo per sostenere questa campagna”.
Anche il Vescovo della diocesi di Saitama, Sua Ecc. mons. Marcellino Daiji Tani, registra che “la gente che vive nel raggio di 30 km dalla centrale è in stato di grande ansietà. Molti stanno continuando a lasciare la Prefettura di Fukushima. I nostri fedeli della parrocchia di Shirakawa sono ancora là, ma potrebbero anche loro spostarsi. E’ dovere del governo dare gli opportuni ordini di evacuazione”.
Lo scorso anno la Conferenza Episcopale giapponese aveva già preso una posizione netta contro il nucleare per uso militare: i Vescovi di Hiroshima e Nagasaki hanno inviato un appello al Presidente degli Stati Uniti, al governo giapponese e ai leader delle altre nazioni “perché compiano ogni sforzo necessario per abolire le armi nucleari”. (PA) (Agenzia Fides 29/3/2011)

sabato 26 marzo 2011

Foglio Parrocchiale domenica 27 Marzo 2011


Gesù: conformarsi alla sua persona, via crucis ad Aviano

Libia, Via Crucis per la pace ad Aviano   versione testuale
Domenica 27 marzo l' itinerario di riflessione e penitenziale sarà aperto da mons. Poletto

AVIANO (25 marzo, ore 13.30) - Il Friuli è in guerra. Lo è stato con le missioni aeree da Aviano (e da Rivolto) sui Balcani e sul Golfo. Lo è con i suoi giovani militari, ancorché professionisti, in Afghanistan. Torna ad esserlo con la Libia. Ma il Friuli è terra di pace, più di altre. Lo testimonia, ancora una volta, la Via Cruicis che domenica 27 marzo si snoderà tra Pordenone e l’ingresso della Base Usaf di Aviano. Un itinerario di riflessione e penitenziale esclusivamente religioso; proprio per questo sarà aperto da mons. Ovidio Poletto, amministratore diocesano di Concordia-Pordenone.
 
«La nostra risposta alla guerra in Libia sarà nient’altro che la Via Crucis», sintetizza, inequivocabilmente, don Giacomo Tolot, l’anima della celebrazione che porta la firma, tra gli altri, del Centro Balducci di Zugliano e dei «Beati i costruttori di pace», con migliaia di pellegrini da ogni parte del Nord Italia. La partenza alle 14, davanti al Duomo di Pordenone, l’arrivo verso le 18. La Via Crucis si ispira alla passione, uccisione e risurrezione di Gesù di Nazaret e intende attualizzare nella storia di oggi il messaggio straordinario della sua fede, della sua fedeltà al Padre, alle donne e agli uomini di allora, di oggi, di ogni tempo.

«Il cammino della Via Crucis per noi esprime la passione per Dio e per l’umanità, per i nomi, i volti, le storie delle persone, delle comunità e dei popoli con attenzione particolare ai crocifissi perché deboli, colpiti, ai margini: perché impoveriti, vittime delle oppressioni, delle guerre, dei diversi terrorismi, della paura, delle varie forme di espropriazione», affermano gli organizzatori.

Una Via Crucis con un impegno preciso. «È urgente la conversione a Gesù Crocifisso e Risorto. Vivente oltre la morte. Dobbiamo concentrarci con profondità, costanza, fedeltà maggiori alla sua persona, alla sua sensibilità, alle sue parole, ai suoi gesti, a quanto ha vissuto e trasmesso; a come ha guardato alle persone, alle istituzioni, alla politica, alla religione; al suo progetto del Regno».

GMG

In cammino verso la Gmg   versione testuale
Appuntamento domani a Udine

UDINE (26 marzo, ore 16.30) - Domani, alle ore 15 nella sala Paolino d’Aquileia (in via Treppo 5/B a Udine) i giovani friulani, che si apprestano a raggiungere Madrid per la 26.ma Giornata mondiale della Gioventù prevista in agosto, si ritrovano per il primo incontro di preparazione a questo eccezionale evento ecclesiale. Guidati da don Maurizio Michelutti, direttore dell’Ufficio diocesano di pastorale giovanile, rifletteranno sull’invito del Papa  Benedetto XVI  a ritrovarsi attorno al tema  «Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede» (cfr Col 2,7).
Il Santo Padre, con questa convocazione, spiega don Michelutti, «desidera aiutare ancora una volta i giovani ad andare alle sorgenti delle loro aspirazioni più grandi, che fondano la loro essenza nelle relazioni vere e solidali. Relazioni forti non solo fra persone umane, ma soprattutto con Dio, per rispondere a quel desiderio della vita più grande che ogni giovane porta in se stesso e che è l’impronta di Dio, l’immagine e la somiglianza con la sorgente della vita». I prossimi incontri in preparazione alla GMG 2011 sono in programma il 22 maggio e il 26 giugno.

venerdì 25 marzo 2011

Santa Messa per la solennità di San Giuseppe


Grazie a www.natisone.it/ possiamo dare notizia di come è stata celebrata la festa di San Giuseppe all'abbazzia di Rosazzo! Clikka sul link qui sopra...


AFRICA/ETIOPIA - Circa 14 mila nuovi casi di tubercolosi ad Addis Abeba, il governo si mobilita

Addis Abeba (Agenzia Fides) – Gli operatori sanitari presenti nella capitale etiope, Addis Abeba, sono preoccupati per la diffusione della tubercolosi nella città, che conta oltre 2.7 milioni di abitanti. In una dichiarazione di Desalegn Gebreyesus, consulente del Ministero della Sanità locale per Tubercolosi/Hiv, diffusa dall’Agenzia di informazione delle Nazioni Unite Irin, l’esperto dichiara che “il propagarsi della TB non ha nulla a che fare con le temperature basse, sebbene questa sia opinione diffusa tra molti. Per questo motivo stiamo cercando di rendere consapevole la gente attraverso media, opuscoli informativi, incontri… su quelle che sono le reali vie di trasmissione della pandemia." Le stazioni televisive e radiofoniche della città trasmettono spot nei quali invitano le persone che soffrono di tosse da oltre due settimane a fare il test per la TB ed eventualmente ad iniziare le cure. Inoltre sono maggiormente a rischio tutti quelli che vivono in zone colpite dall’insicurezza alimentare o costretti in spazi affollati, i bambini con meno di cinque anni di età e i sieropositivi.
Secondo il Ministero della Sanità, ogni anno si stimano circa 300 contagi ogni 100 mila etiopi, e le previsioni per il futuro parlano di 12 mila nuovi casi diagnosticati ogni anno ad Addis Abeba, anche se negli ultimi tre anni la media registrata nelle strutture sanitarie è stata di 13-14 mila nuovi casi. Nella capitale ci sono 35 strutture governative e 40 private che offrono trattamenti contro la TB. Nonostante ciò, solo il 63% dei casi vengono riconosciuti, rispetto al target dell’Oms del 70%. Quando la malattia viene diagnosticata, circa l’80% dei pazienti contagiati è curato con successo, soprattutto grazie alla terapia DOTS (Directly Observed Treatment Short Course) lanciata dall’Oms nel 1994 (vedi Fides 17/7/2004). Preoccupano anche le forme di tubercolosi resistenti ai farmaci (MDR TB), la cui diffusione ad Addis Abeba ha fatto registrare circa 400 casi, 180 dei quali in cura presso il St Peter General Specialized Hospital della città. Secondo l’Oms, in Etiopia vengono registrati ogni anno oltre 5 mila casi di MDR TB. (AP) (25/3/2011 Agenzia Fides)

L'embargo sui medicinaliiiiiiiiiiiiiii?

AFRICA/COSTA D’AVORIO - “L’Unione Europea tolga l’embargo sui medicinali”: appello a Fides dell’Arcivescovo di Abidjan
Abidjan (Agenzia Fides) - “Invito tutti al rispetto della vita. In nome del diritto alla salute chiedo che l’Unione Europea tolga l’embargo sulle medicine”. È l’appello lanciato tramite l’Agenzia Fides da Sua Ecc. Mons. Jean-Pierre Kutwa, Arcivescovo di Abidjan. “Chiedo il rispetto della vita. Non occorrono tante argomentazioni per far comprendere che la vita è sacra e che occorre proteggerla. Il quinto comandamento dice ‘non uccidere’. Ogni uomo ha diritto alla salute ed alla vita. Per cui l’embargo sulle medicine è un atto che va contro questo diritto. Chiedo dunque all’Unione Europea di togliere questo embargo affinché la popolazione possa curarsi.
Dal 28 febbraio è in vigore l’embargo sui medicinali decretato dall’Unione Europea per costringere Gbagbo alle dimissioni e a cedere il potere a Ouattara. “Lancio anche un appello ai due leader (Gbagbo e Ouattara) perché fermino le uccisioni e le violenze” conclude Mons. Kutwa.
Lo scontro tra le forze armate, che appoggiano il Presidente uscente Laurent Gbagbo (che non ha accettato i risultati del ballottaggio presidenziale di novembre e si considera il Presidente legittimo del Paese), e i miliziani vicini al Presidente eletto, Alassane Ouattara, stanno provocando gravi danni alle popolazione civile ad Abidjan e in altre aree della Costa d’Avorio. “L’esodo della popolazione continua, i colpi di artiglieria sono cessati da mezz’ora, adesso abbiamo una tregua. Ieri abbiamo subito un bombardamento molto pesante. I civili continuano a morire uccisi dai colpi vaganti e dai tiri di artiglieria” dice all’Agenzia Fides suor Rosaria, della Congregazione della Santa Famiglia di Spoleto, da Abobo, il comune di Abidjan da dove sono iniziati i combattimenti tra le forze di sicurezza rimaste di Gbabo e gli uomini del “commando invisibile”, un gruppo vicino al Presidente eletto Alassane Ouattara.-
“Ad Abidjan regna ormai un clima di paura. La città si sta svuotando, chi può scappa verso i villaggi dove hanno amici o parenti in grado di ospitarli” dice all’Agenzia Fides un’altra fonte della Chiesa che per motivi di sicurezza desidera non essere citato. Uno spiraglio potrebbe venire dall’appello al dialogo lanciato oggi da Gbagbo, che ha riconosciuto che la violenza e l'uso della forza non sono la soluzione per la crisi in Costa d'Avorio. (L.M.) (Agenzia Fides 25/3/2011)