martedì 24 maggio 2011

Dal Congo al Sudan in Africa ....

AFRICA/SUDAN - "La popolazione è in fuga sotto la pioggia, senza alcuna assistenza" dice a Fides il parroco di Abyei

Khartoum (Agenzia Fides) - "Sono riuscito a raggiungere telefonicamente alcuni parrocchiani, i quali mi hanno riferito che gli sfollati da Abyei si stanno dirigendo, sotto una pioggia molto forte, da Agok a Turalei" dice all'Agenzia Fides il parroco di Abyei, la località contesa tra nord e sud Sudan, occupata dalle truppe di Khartoum lo scorso 21 maggio. In un primo momento gli abitanti in fuga da Abyei avevano trovato riparo ad Agok che si trova a circa 40 km. "Queste persone sono abbandonate a sé stesse, nessuno le sta aiutando, anche perché il personale delle Organizzazioni Non Governative (ONG) presenti nella zona è bloccato nella città di Abyei, dalle forze UNMIS (la missione dell'ONU in Sudan) che impediscono loro i movimenti probabilmente per questioni di sicurezza" dice il sacerdote.
Come già riportato ieri (vedi Fides 23/5/2011), fonti dell'ONU confermano che Abyei è ormai "una città fantasma" perché la maggior parte degli abitanti sono fuggiti di fronte all'avanzata delle truppe del nord. Secondo fonti dell'UMMIS, ad Abyei diversi edifici sono stati saccheggiati e dati alle fiamme. L'ONU ha chiesto all'esercito di Khartoum, in quanto forza occupante, di garantire l'ordine nell'area.
Barnaba Marial Benjamin, Ministro dell'Informazione e portavoce del governo del sud Sudan, ha chiesto alla comunità internazionale di intervenire per imporre il ritiro immediato delle truppe del nord dalla regione. Il Presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir si è detto disponibile a trovare una soluzione pacifica alla crisi scoppiata dopo l'assalto ad un convoglio militare nordista che stava lasciando Abyei sotto scorta dei Caschi Blu dell'UNMIS. Nord e sud Sudan si accusano reciprocamente di aver aperto per primi il fuoco (vedi Fides 21/5/2011). (L.M.) (Agenzia Fides 24/5/2011)

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AFRICA/CONGO RD - Nuovi attacchi dell'LRA nel nord-est del Congo; il Vescovo di Bondo ringrazia "coloro che continuano a parlare di questo dramma"

Kinshasa (Agenzia Fides) - Nella notte tra il 18 e il 19 maggio un gruppo di guerriglieri dell'Esercito di Resistenza del Signore (LRA) ha rapito dalle 15 alle 18 persone in un villaggio a 7 km da Ango, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo (RDC). Lo afferma Sua Ecc. Mons. Etienne Ung'Eyowun, Vescovo di Bondo, in un breve dispaccio pubblicato sul sito internet della Conferenza Episcopale Congolese. "Il giorno successivo gli uomini dell'LRA hanno attaccato un villaggio a 30 km da quello precedente" spiega all'Agenzia Fides Mons. Ung'Eyowun.
L'LRA è un gruppo di guerriglia nato nella seconda metà degli anni '80 del secolo scorso nel nord Uganda, che da alcuni anni ha spostato le sue attività nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo, nel sud-est della Repubblica Centrafricana e nel sud Sudan. Secondo l'Ufficio ONU per il Coordinamento degli Affari Umanitari, nella sola parte nord-orientale della RDC vi sono circa 300.000 sfollati interni causati dalle violenze dell'LRA.
"Le condizioni di insicurezza derivano dal fatto che vi sono pochi soldati dell'esercito regolare, mal armati e mal equipaggiati, mentre non sono presenti le forze dell'ONU che sono dispiegate in altre regioni della RDC. La popolazione ha dunque paura e si raggruppa nei centri abitati più grandi, abbandonando i villaggi più esposti alle incursioni dell'LRA" spiega a Fides Mons. Ung'Eyowun.
"Gli sfollati interni sono assistiti dalla Chiesa e da una decina di organizzazioni umanitarie, che sono presenti ad Ango e in altre due località, e distribuiscono viveri alla popolazione" dice il Vescovo di Bondo.
Un anno fa, il 24 maggio 2010, il Presidente statunitense Barak Obama promulgava l'LRA Disarmament and Northern Uganda Recovery Act, che impegna gli Stati Uniti ad aiutare le popolazioni dell'Africa centrale colpite dalle violenze dell'LRA.
"Ringrazio coloro che continuano a parlare del dramma provocato dall'LRA. Occorre che la questa legge venga applicata nella sua interezza per mettere fine alle sofferenze della popolazione" conclude Mons. Ung'Eyowun. (L.M.) (Agenzia Fides 24/5/2011)

Un sipontino vincitore del concorso fotografico 'Viva l'Italia'

Si tratta del 28enne Alfredo Di Palma, socio del circolo videofotoclub "Il Golfo" di Manfredonia

Un sipontino vincitore del concorso fotografico 'Viva l'Italia'
Si tratta del 28enne Alfredo Di Palma, socio del circolo videofotoclub "Il Golfo" di Manfredonia
Pubblicato il 23 maggio 2011 alle 11:05




foto vincitrice


Il giovane sipontino
Alfredo Di Palma, socio del circolo videofotoclub "Il Golfo" di Manfredonia, si è aggiudicato il primo posto, nella sezione immagini digitali, al 9° concorso fotografico magico 2011'Viva l'Italia', organizzato da Photoclub Eyes B.F.I. San Felice sul Panaro, in provincia di Modena.

Di Palma si è imposto su 149 autori partecipanti al concorso per 585 immagini esaminate attentamente e scrupolosamente dai componenti di giuria. A lui andrà un premio del valore pari a 300 euro di materiale fotografico Canon.

Alfredo Di Palma, 28 anni, ha iniziato a coltivare la passione per la fotografia "quando ero già grande - come lui stesso ci racconta - la fotografia era per me molto interessante: come espressione figurativa, intendo; soprattutto per me che ho forti limiti nel disegno. Ho partecipato al concorso quasi per caso, trascinato da un amico, ma mai mi sarei aspettato di vincere".
Da due mesi circa, Alfredo Di Palma si è trasferito presso il comune di San Giorgio di Nogaro, in provincia di Udine, per motivi di lavoro.
La cerimonia di premiazione si svolgerà domenica 26 giugno 2011, alle ore 18, presso la Rocca Estense di San Felice sul Panaro. La mostra fotografica rimarrà aperta in occasione della manifestazione "SuoniVisioni" dal 17 giugno al 3 luglio 2011.

Fonte

A volte gli amici mi portano regali dalle Valli...Pubblichiamo per i Cividalesi!



domenica 22 maggio 2011

Il Papa parla con gli astronauti: San Giorgio e la Terra visti dallo Spazio


◊   Una bellissima occasione d’incontro e di dialogo: così il Papa ha definito la straordinaria diretta audio-video con la Stazione spaziale internazionale (Iss), che si è svolta per 20 minuti a partire dalle 13.11. Nella Stazione si trovano 12 astronauti, di cui tre hanno dovuto curare la gestione della Stazione stessa, mentre gli altri hanno dialogato con Benedetto XVI. Nella missione in corso viene installato nella Stazione uno strumento che è stato sviluppato da 600 scienziati nel mondo, l’"Alpha Magnetic Spectrometer", per studiare la presenza di antimateria nell’Universo, la sua composizione e la sua origine. L’appuntamento straordinario è stato trasmesso dai media vaticani anche in streaming e sulla rete della Nasa, tramite la Nasa-tv. Il servizio di Fausta Speranza: 


Siamo al centro di un’operazione scientifico-tecnologica, ma a prevalere è l’emozione fin dai primi istanti. Parole dalla Stazione spaziale e parole dalla Sala Foconi, in Vaticano, dove il Papa è seduto davanti alla tv, stabiliscono lo straordinario contatto. Parlano il direttore dell’Agenzia Spaziale europea, il tedesco Thomas Reiter, e quello dell’Agenzia spaziale italiana, Enrico Saggese. Poi, il russo capo della Missione, Dimitri Kontradieff, che dice: “benvenuto a bordo Sua Santità”. Il Papa ascolta informazioni sulla posizione della Stazione in cui sono, su movimenti e finalità della missione. E quando prende la parola, subito parla di “occasione straordinaria” e va al cuore di tutti i possibili discorsi:

“Humanity is experiencing a period of extremely rapid progress in the fields of scientific knowledge and technical applications…”

L’umanità - dice - sta attraversando un periodo di progresso estremamente rapido nel campo delle conoscenze scientifiche e delle applicazioni tecniche. “In un certo senso voi astronauti - osserva - rappresentate la sperimentazione del futuro, l’andare oltre i limiti che viviamo ora nel quotidiano”. Parole di “apprezzamento e ammirazione” e poi di “sentito incoraggiamento”. E poi parole che indicano la finalità che ogni conoscenza e scienza deve proporsi: “Essere a disposizione di tutta l’umanità e del bene comune”.

Ma il Papa che parla nello Spazio e che ribadisce che l’uomo deve essere al centro di tutto, è anche il Papa che candidamente dice: “Vi chiamo perché sono curioso di sapere da voi esperienze e riflessioni”. E’ il Papa che sceglie di non fare solo un discorso, ma di fare domande:

“…how science can contribute to the cause of peace?”…
Come può la scienza contribuire alla causa della pace? Benedetto XVI fa la sua domanda riflettendo su quanto debba sembrare assurdo, vedendo la terra da così lontano, pensare che gli uomini si uccidano gli uni gli altri. E, a questo proposito, la prima notazione personale: ricorda che la moglie di uno degli astronauti, lo statunitense Mark Kelly, è stata vittima di un attacco e spera che le sue condizioni migliorino. L’astronauta stesso risponde:
“We fly over most of the world and you don’t see borders, but at the same time we realize that people fight with each other and there is a lot of violence in this world and it’s really an unfortunate thing.”

“Non vediamo confini da qui, ma sappiamo che ci sono le guerre in Medio Oriente e le difficoltà in Nord Africa. Molte delle guerre sono per l’energia e noi qui viviamo una situazione, invece, in cui l’energia non manca. Dobbiamo capire come evitare le guerre”.

Il Papa, oltre a sentire gli astronauti, li vede sullo schermo. Mentre gli astronauti lo sentono solo, non hanno video. Contribuisce a creare l’emozione di una situazione così particolare il ritardo di circa 5 secondi sul suono.

Benedetto XVI ricorda che ci sono seri rischi per l’ambiente e per la sopravvivenza del Pianeta e delle future generazioni e chiede se - vista dallo spazio - la nostra terra fa più pensare ai possibili danni.
“We can see how indescribably beautiful the planet that we have been given is; but on the other hand, we can really clearly see how fragile it is”.
Risponde Ron Garan che dice che si vede con evidenza, da laggiù, la bellezza della terra, ma anche la fragilità, per esempio in particolare nell’atmosfera. E dunque si capisce che tutti, ma proprio tutti, dobbiamo collaborare per il bene del Pianeta.

Poi una domanda precisa sulla responsabilità di chi, tornando da una missione spaziale, viene visto come eroe e parla a tutti e – sottolinea Benedetto XVI – in particolare ai giovani così influenzati da esperienze simili e scoperte:
“If we look up, we can see the rest of the universe, and the rest of the Universe is out there for us to go explore”.
Mike Finchke risponde che c’è un universo da esplorare e che da lì è ancora più evidente che si deve farlo insieme, perché insieme si vive il Pianeta che ospita l’umanità.

Benedetto XVI ricorda l’impegno attuale per “nuove istallazioni e lo studio delle radiazioni che giungono dagli spazi più lontani” e ricorda di aver consegnato all’astronauta Roberto Vittori la medaglia d’argento raffigurante la creazione dell’uomo di Michelangelo da portare in questa importante missione. E la medaglia viene mostrata con simpatia, viene fatta aleggiare nella Stazione in assenza di gravità, e c’è un entusiasmo quasi giovanile durante il collegamento!

Sappiamo che la medaglia sarà riportata a Benedetto XVI.
Poi c’è la domanda delicata su Dio, che Benedetto XVI pone in modo estremamente delicato. Nel mezzo del vostro lavoro nello spazio - dice - vi fermate a riflettere sul mistero e vi capita di dire una preghiera al Creatore? O è più facile riflettere su tutto ciò una volta tornati sulla terra?
“Our planet, the blue planet, is beautiful. Blue is the colour of our planet, blue is the colour of the sky, blue is also the colour of the Italian Air Force, the organization that gave me the opportunity to then join the Italian Space Agency and the European Space Agency”.
Risponde Roberto Vittori: parla della bellezza del cielo e dell’universo, ma anche del blu che è il colore del cielo e dell’Aeronautica Italiana.

Poi parla a titolo personale: “I do pray for me,…”“Io - dice - in questo contesto prego”.
Poi un pensiero alla personale esperienza di uno dei due astronauti italiani, Paolo Nespoli, che al suo ritorno non troverà più in vita sua madre:

“Caro Paolo, so che nei giorni scorsi la tua mamma ti ha lasciato e quando fra pochi giorni tornerai a casa non la troverai più ad aspettarti. Tutti ti siamo stati vicini, anche io ho pregato per lei… Come hai vissuto questo tempo di dolore? Nella vostra Stazione vi sentite lontani e isolati e soffrite un senso di separazione o vi sentite uniti fra voi, inseriti in una comunità che vi accompagna con attenzione e affetto?”.

Nespoli risponde al Papa che i compagni a bordo e le persone a casa hanno assicurato vicinanza:

“Santo Padre, ho sentito le sue preghiere, le vostre preghiere arrivare fin quassù. E’ vero, siamo fuori da questo mondo, orbitiamo attorno alla terra e abbiamo un punto di vantaggio per guardare la terra e per sentire tutto quello che ci sta attorno. Ringrazio anche l’Agenzia Spaziale Europea, l’Agenzia Spaziale Americana che hanno messo a disposizione le risorse affinché io abbia potuto parlare con lei negli ultimi momenti”.
In questo straordinario e finora unico collegamento del Papa con una Stazione spaziale in orbita, Benedetto XVI esprime con tutta l’altezza del suo magistero riflessioni fondamentali, ma si lascia anche percepire nella sua semplice dimensione di uomo, che incontra altri uomini nell’immensità dello Spazio e che fa domande a chi la scienza ha portato a 400 Km al di sopra della terra. Insieme con la medaglia, i capelli lunghi dell’unica donna a bordo e un oggetto di metallo che lasciano volteggiare in assenza di gravità, anche alcuni degli stessi astronauti si lasciano andare verso l’alto, in assenza di gravità. Sono il segno simpatico di una situazione eccezionale, che strappa al Papa un bel sorriso.

“You have helped me and many other people to reflect together on important issues that regard the future of humanity”.
Nel suo saluto finale dice con toccante semplicità: “Avete aiutato il Papa così come hanno aiutato tutti gli altri a riflettere su importanti questioni che riguardano il futuro dell’umanità”. E assicurando pensieri e preghiere a tutti i partecipanti alla missione, ci sentiamo di dire che Benedetto XVI benedice l’umanità e il suo futuro, con parole che oggi arrivano in modo particolarissimo dal cuore del Papa fino ai satelliti in orbita negli spazi infiniti.

(sonoro chiusura collegamento)

A conclusione del collegamento, padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, ha incontrato i giornalisti proprio in Sala Stampa insieme con il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Enrico Saggese, il direttore dell’Agenzia Europea Spaziale, Thomas Reiter, il generale di Squadra Aerea dell’Aeronautica militare italiana, Giuseppe Bernardis, presenti nella Sala vaticana Foconi da dove il Papa ha vissuto il collegamento. Tutti hanno espresso emozione e hanno avuto parole di ringraziamento per Benedetto XVI spiegando di aver invitato il Papa al collegamento e di essere rimasti particolarmente colpiti, oltre che dalla sua disponibilità, dalla volontà di dialogare piuttosto che di leggere un discorso.

Alle curiosità dei giornalisti sul piano scientifico della missione sono state date brevi risposte non essendo la sede e l’occasione più adatta. Il col. Thomas Reiter ha ricordato che in assenza di gravità si possono effettuare sperimentazioni importanti anche per l’ambito medico. L’ing. Enrico Saggese ha ricordato che lunedì prossimo ci sarà il collegamento con il presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, e che altri due astronauti della Marina Militare (Roberto Vittori appartiene alla Marina militare) sono in attesa di andare presto nello spazio: Luca Parmitano è previsto nel 2013 e Samanta Cristoforetti è in lista di attesa. Il col. Reiter ha sottolineato l’eccezionalità dell’evento, spiegando che lo spazio ispira pensieri filosofici o teologici e si capisce quale gioia sia stata parlarne con il Papa. Da parte sua, padre Lombardi ha detto che a conclusione del collegamento il Papa ha espresso parole di particolare apprezzamento per il contenuto delle risposte date su temi così importanti. E padre Lombardi - ricordando che nell'apprendere la notizia della morte della mamma di Paolo Nespoli è stata inviata dal Vaticano una e-mail di condoglianze segnata da una pronta risposta - si è lasciato andare a una spontanea considerazione sulla sorpresa che si prova di fronte alla facilità di comunicazione oggi.

Foglio Parrocchiale domenica 22 Maggio 2011


Cividale, addio al giovane morto sul campo di calcio

Clicca per leggere l'articolo del Messaggero Veneto

Monsignor Carlino ai funerali a Rualis: non ci sono parole per lenire la sofferenza Il presidente della Valnatisone Nigro: non è stata una pallonata a uccidere Gerry

Meno male che ci sono i bimbi

Premessa all'articolo del Portale Della Diocesi: quanti problemi ha la Carnia...Trattiamo meglio chi vive in montagna!
 
 
Giro, festa a metà   versione testuale
La tappa va al basco Igor Anton

UDINE (21 maggio, ore 22) - La festa è stata rovinata. Sul più bello. Va bene che la salita dello Zoncolan ha sempre il suo fascino, ma la decisione della giuria di far saltare la salita (e soprattutto la discesa) del Crostis ha lasciato tutti senza parole. E il silenzio si è trasformato con il passare delle ore in rabbia. Rabbia di quelle centinaia di persone che da giorni, settimane stavano lavorando, e ci erano riusciti a detta dei tecnici, per mettere in sicurezza la strada.La beffa, poi, è arrivata a tappa già iniziata quando la direzione del giro ha comunicato che la carovana rosa non sarebbe passata più nemmeno per Tualis. La Regione dal canto suo promette un evento “riparatore”, ma intanto c'è e rimarrà a lungo l'amarezza. E' sfumato il sogno dei gemelli della Carnia, Crostis e Zoncolan. La tappa, ridotta di oltre 30 km è sembrata disegnata apposta per Contador che anche oggi ha fatto vedere tutta la sua forza, nonostante Nibali sia riuscito a tenergli testa. Il più veloce, però, è stato Igor Anton, basco, festeggiato da un gruppo di fedelissimi giunto fino in Carnia.
Sul ciglio delle strade si è consumata la festa anche se con molti fischi rivolti alle moto e alle automobili delle squadra, qualcuno anche a Contador e applausi per tutti gli altri. La maglia rosa è diventato, a ragione o torto, il capro espiatorio per quanto successo in Carnia. E mentre il patron, Enzo Cainero, aspetta la fine del Giro per parlare liberamente, senza nascondere la propria amarezza, rimane l'istantanea di due bambini, seduti sull'erba dello Zoncolan che sognano di diventare un giorno eroi della corsa rosa.

venerdì 20 maggio 2011

Dal Portale il calendario scolastico regionale

Scuola, sui banchi dal 12 settembre   versione testuale
Confermati i tre giorni di vacanze a febbraio per favorire le settimane bianche

UDINE (20 maggio, ore 15.20) - La Giunta regionale, su proposta dell'assessore all'Istruzione, Roberto Molinaro, ha approvato il calendario scolastico regionale per l'anno scolastico 2011/2012.  
 
Nelle scuole primarie e secondarie di primo grado e di secondo grado statali e paritarie del Friuli-Venezia Giulia, le lezioni avranno inizio il 12 settembre 2011 e termineranno il 9 giugno 2012, per un totale, tenuto conto dei giorni di festività e di sospensione obbligatoria delle attività didattiche, di 207 - o 206 in caso di sospensione per ricorrenza del Santo patrono - giorni utili di insegnamento.  
 
Nelle scuole dell'infanzia statali e paritarie, la data di inizio è sempre il 12 settembre 2011 ma la conclusione delle attività didattiche è prevista invece per il 30 giugno 2012, per un totale, tenuto conto dei giorni di festività e di sospensione obbligatoria delle attività didattiche stabilite a livello nazionale, di 225 (o 224 nel caso la ricorrenza del Santo patrono cada in un giorno lavorativo) giorni.  
 
La sospensione delle lezioni è stabilita nei seguenti periodi: dal 23 dicembre 2011 al 7 gennaio 2012 compreso per le vacanze natalizie; dal 20 al 22 febbraio 2012 compreso; dal 5 aprile al 10 aprile 2012 compreso per le vacanze pasquali.

ASIA/PAKISTAN - Aggrediti o scacciati dalle proprie case: i diritti dei cristiani calpestati in Punjab

 

Lahore (Agenzia Fides) - Due infermiere cristiane sono state sequestrate e malmenate per 9 ore da un funzionario musulmano del Fatima Hospital a Lahore (Punjab); un ricco proprietario terriero musulmano, con trascorsi nella politica, ha usurpato il terreno e le case di due famiglie cristiane nella città di Jalal Pur Jattan, sempre in Punjab: tali casi, segnalati all'Agenzia Fides da fonti locali della società civile, mostrano come in Pakistan continuano a verificarsi episodi di discriminazioni, abusi, violenze, flagranti violazioni dei diritti fondamentali delle minoranze cristiane. Il Punjab, nota a Fides la "Masihi Foundation", che si occupa della difesa dei diritti dei cristiani pakistani, è una delle province dove l'odio e la violenza si avvertono di più.
Nel primo caso, al Fatima Memorial Hospital, due infermiere cristiane, Nusrat Bibi e Muneeran Bibi, sono state aggredite e detenute illegalmente con la forza, in una stanza dell'ospedale, per 9 ore. Erano accusate di furto, ma secondo fonti locali, sono palesemente innocenti e l'accusa era solo un pretesto per poterle intimidire, malmenare e molestare sessualmente.
Dopo la traumatica esperienza del sequestro, le due donne hanno denunciato l'accaduto alla vicina stazione di polizia. "Condanniamo senza appello questa violenza fisica e psicologica che colpisce le ragazze cristiane indifese. Urge che il governo si impegni a costruire una società più tollerante e rispettosa dei diritti di tutti" ha detto a Fides Haroon Barkat Masih, Direttore della "Masihi Foundation", che si occupa anche della difesa di Asia Bibi, la prima donna pakistana condannata a morte, ingiustamente, per blasfemia.
In un altro caso di sopruso ai danni dei cristiani, due famiglie di Jalal Pur Jattan hanno perso case e terreni, occupati e strappati loro con la forza dagli uomini di un ricco proprietario terriero locale, ex membro del Parlamento provinciale del Punjab. "I cristiani sono stati prima minacciati e poi scacciati con la forza" racconta a Fides un sacerdote del luogo, p. Naveed Dominic. E la polizia, allertata della violenza, si è rifiutata di intervenire. "Anche alla Chiesa locale è stato intimato di non immischiarsi" nota il prete.
La vessazione delle minoranze cristiane è un problema che, notano fonti di Fides, va sollevato a livello nazionale, attraverso il Ministero federale per l'Armonia e le Minoranze religiose, e a livello internazionale, sensibilizzando la comunità internazionale. P. Khalid Rashid Asi, sacerdote della diocesi di Faisalabad, in Punjab, spiega a Fides: "Lo situazione dei diritti umani in Pakistan è molto difficile e preoccupante. In tale contesto generale, le minoranze cristiane soffrono particolarmente di abusi e della negazione dei loro diritti fondamentali, a livello sociale, economico e religioso".
In Punjab i cristiani sono il 13% della popolazione provinciale e gestiscono scuole, ospedali, istituti sociali. Spesso potenti musulmani tentano di appropriarsi di tali strutture lanciando false accuse contro i cristiani o abusando della nota legge sulla blasfemia. (PA) (Agenzia Fides 20/5/2011)

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ASIA/INDIA - Sulla difesa dei cristiani in Orissa "continua la farsa giudiziaria": troppi delitti ancora impuniti

New Delhi (Agenzia Fides) - La risposta del governo, dei tribunali e delle istituzioni, nei confronti della comunità cristiana dell'Orissa, colpita dai massacri del 2008, è ancora "troppo debole, simile a una farsa". È quanto dice a Fides Joseph Dias, responsabile del "Catholic Secular Forum" (CSF), organizzazione ecumenica di fedeli che difende i diritti delle comunità cristiane in India.
Due giorni fa un tribunale in Orissa ha condannato 13 persone a cinque anni di prigione per il loro coinvolgimento nelle violenze anti-cristiane del 2008. I 13 hanno partecipato ai disordini e appiccato incendi alle case del villaggio di Sartaguda, ma le persone da arrestare a da giudicare - nota a Fides il CSF - dovrebbero essere migliaia: "troppi colpevoli sono a piede libero, troppi delitti, come omicidi e stupri, restano ancora impuniti".
I dati giudiziari acquisiti dall'Agenzia Fides, sono impietosi: solo un ventesimo dei radicali indù responsabili degli attacchi sono stati individuati e interrogati; su 3.232 denunce presentate dai cristiani, solo 828 sono state prese in considerazione e tradotte in FIR (First Information Report), il rapporto che sancisce una indagine e un procedimento ufficiale della polizia. Di questi 828 casi, solo 327 sono finiti con un processo in tribunale: 167 le assoluzioni, 86 le condanne comminate (pene molto leggere), 90 i casi ancora pendenti. Ben 1.597 militanti sono stati identificati e poi scagionati, mentre altre migliaia di aggressori non sono stati nemmeno contattati dalla polizia e l'hanno fatta del tutto franca.
Inoltre oggi, denuncia il CSF, "i cristiani sono vittime di continue intimidazioni, da parte di gruppi estremisti indù, perché non testimonino in tribunale, ritirino le accuse, abbandonino i processi. Anche giudici e avvocati sono minacciati: tutto fa pensare a processi pieni di anomalie e irregolarità".
Ieri, in una intervista all'Agenzia Fides (vedi Fides 19/5/2011), Sua Ecc. Mons. John Barwa Arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar ha detto che "i cristiani dell'Orissa si sentono abbandonati dalle istituzioni" e che il caso dell'Orissa sarà esemplare "per testare il reale funzionamento della giustizia in India". (PA) (Agenzia Fides 20/5/2011)

giovedì 19 maggio 2011

Domenica 22 Maggio 2011

    V DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)



PRIMA LETTURA (At 6,1-7)
Scelsero sette uomini pieni di Spirito Santo.

Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove.
Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola».
Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia. Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani.
E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede.
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 32)
Rit: Il tuo amore, Signore, sia su di noi: in te speriamo.

Esultate, o giusti, nel Signore;
per gli uomini retti è bella la lode.
Lodate il Signore con la cetra,
con l’arpa a dieci corde a lui cantate. Rit.

Perché retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra. Rit.

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame. Rit.

SECONDA LETTURA (1Pt 2,4-9)
Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo

Carissimi, avvicinandovi al Signore, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo. Si legge infatti nella Scrittura: «Ecco, io pongo in Sion una pietra d’angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso».
Onore dunque a voi che credete; ma per quelli che non credono la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d’angolo e sasso d’inciampo, pietra di scandalo.

Essi v’inciampano perché non obbediscono alla Parola. A questo erano destinati. Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa.
Parola di Dio

Canto al Vangelo (Gv 14,6)
Alleluia, alleluia.

Io sono la via, la verità e la vita, dice il Signore;
nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

Alleluia.

VANGELO (Gv 14,1-12)
Io sono la via, la verità e la vita.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».
Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
C – Fratelli e sorelle, preghiamo il Signore Gesù affinché apra i nostri cuori a riconoscerlo come Via, Verità e Vita. Egli ci renda disponibili all’ascolto e docili nella sequela, faccia crescere in noi la sua verità e la sua vita fino al giorno dell’incontro definitivo con lui.

L - Preghiamo insieme e diciamo:

Gesù, via, verità e vita, ascoltaci!

1.      Per la santa Chiesa, perché prima di annunciare la Parola si faccia, a tutti i livelli, attenta ascoltatrice di essa, così da essere credibile di fronte al mondo. Preghiamo.

2.      Per i diaconi permanenti perché, accolti nelle nostre Comunità come ministri ordinati, si pongano con passione e impegno al servizio delle necessità della Chiesa. Preghiamo.

3.      Per chi annuncia la Parola di Dio, affinché il ministero della Parola sia anzitutto azione di rivelazione e di testimonianza cristiana e non strumento di prestigio o di potere personale. Preghiamo.

4.      Per coloro che sono in ricerca della verità, perché tra le tante verità parziali riescano con il tuo aiuto a individuare il Sgnore Risorto come criterio di verità autentica, preghiamo.

5.      Per la nostra Comunità parrocchiale, perché faccia esperienza della vera Comunione, testimoniando la sollecitudine verso i vicini e i lontani. Preghiamo.

6.      Per ciascuno di noi, perché si senta pietra viva necessaria all’edificazione della Chiesa, realizzando la missione che Dio ci ha affidato. Preghiamo.

C – Signore Gesù, a noi che partecipiamo alla Mensa della Parola e del Pane eucaristico, concedi di essere strumenti della tua rivelazione e testimoni, con la nostra vita, del tuo amore per tutti gli uomini. Fa’ che ciò che con la bocca diciamo di credere diventi il cuore della nostra vita. Tu che vivi e regni nei secoli.   T - Amen.

Visita dell'Arcivescovo alla Zona Industriale(da Messaggero Veneto)

14 maggio 2011

L’arcivescovo di Udine, Andrea Bruno Mazzocato, visita la zona industriale dell’Aussa Corno a San Giorgio di Nogaro. Positiva la visita di monsignor Mazzocato, che era stato invitato dal presidente della Ziac, Cesare Strisino, che ha ritenuto doveroso far partecipe l’arcivescovo di questa realtà industriale sempre più in espansione, la cui presenza sul territorio non può che riportare ricadute benefiche in ambito socio-economico.

L’arcivescovo, è stato accolto con grande affetto dagli imprenditori, ha visitato in mattinata l’Aussafer Due, accolto da tutta la famiglia Citossi, dove hanno fermato le lavorazioni per la benedizione. Ha visitato poi l’Aussachem, azienda che verrà inaugurata il 10 giugno, dove è stato accolto da Paolo Semenzin e Davide Salvatori, i due giovani proprietari.

Nel pomeriggio è stata la volta dell’Oleificio San Giorgio, i cui imprenditori, Franco Rossetto e Augusto Parise, sono di Treviso, terra di origine di monsignor Mazzocato. L’Arcivescovo che era accompagnato da monsignor Igino Schiff e dal sindaco di San Giorgio Del Frate, si è interessato a ogni attività. (f.a.)

ASIA/CINA - Nuovi operai della vigna del Signore per le comunità cattoliche del continente

Pechino (Agenzia Fides) - Nella intensa celebrazione del mese mariano e della Giornata di preghiera per le Vocazioni, la IV domenica di Pasqua, diverse comunità cattoliche cinesi continentali hanno accolto "nuovi operai della vigna del Signore", secondo le informazioni pervenute all'Agenzia Fides. Tra queste ricordiamo l'ordinazione presieduta da Sua Ecc. Mons. Cai Bing Rui, Vescovo della diocesi di Xia Men nella provincia di Fu Jian, ordinato l'8 maggio 2010 con l'approvazione della Santa Sede. Il 14 maggio, vigilia della Giornata mondiale di preghiera per le Vocazioni, il Vescovo ha presieduto l'ordinazione presbiterale di un diacono della diocesi di Min Bei, Zhang Zuo Han. Oltre 2.000 fedeli hanno partecipato alla solenne liturgia concelebrata da 37 sacerdoti. Subito dopo l'ordinazione, il nuovo sacerdote ha confermato il suo massimo impegno per proseguire sulla strada della vocazione, chiedendo la preghiera di tutti in occasione della Giornata per le Vocazioni. Invece la diocesi di Ning Xia ha celebrato l'ordinazione diaconale di Giovanni Cao Wang nella nuova chiesa. Cao è originario di Jing Ning, nella Mongolia Interna. Dopo aver studiato nel Seminario di Pechino, ha cominciato a prestare servizio pastorale nella diocesi di Ning Xia dallo scorso mese di settembre. Con lui, ha detto il Vescovo di Ning Xia, "la nostra diocesi ha avuto il dono di un nuovo operaio della vigna del Signore". (NZ) (Agenzia Fides 19/05/2011)

ASIA/INDIA - L'Arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar, in Orissa: "La persecuzione c'è, ma la fede dei cristiani cresce"

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - "La persecuzione sui cristiani dell'Orissa c'è, ma la fede cresce e si rafforza, e anche il numero dei fedeli aumenta. Non abbiamo paura: saremo sempre pronti a dire la verità, a difendere la dignità della persona e la libertà di religione. Anche se oggi in Orissa, in quanto cristiani, ci sentiamo abbandonati dalle istituzioni": è quanto dice in una intervista all'Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. John Barwa, Arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar, la principale diocesi dello stato di Orissa (India nord orientale), con oltre 62mila cattolici . L'arcidiocesi include il distretto di Kandhamal, teatro nel 2008 dei massacri anticristiani che hanno fatto oltre 100 morti e 56mila sfollati interni. L'Arcivescovo, in Vaticano per la visita ad limina apostolorum, spiega all'Agenzia Fides le ragioni e le radici della violenza anticristiana.

Eccellenza, come è oggi la situazione dei cristiani in Orissa?

Le persecuzione c'è, dobbiamo affrontare molte sfide, non senza preoccupazioni. Ma crediamo che la persecuzione sia parte della nostra vocazione cristiana e della vita cristiana. Non abbiamo paura, ma la viviamo come una benedizione di Dio. Sappiamo che dove c'è la persecuzione, la fede si rafforza, e oggi sono orgoglioso di dire che la fede nei miei fedeli si sta rafforzando. Il sangue versato per la fede in Cristo è sempre seme per nuovi cristiani: in Orissa il numero dei fedeli cristiani è in aumento.

Può descriverci gli episodi di violenza che accadono oggi?

Va detto che massacri come quelli del 2008 oggi non si verificano. Ma i cristiani sono ancora terrorizzati e non possono tornare nelle loro case. Vi è una forma sottile di oppressione e di intimidazione condotta piuttosto apertamente dai gruppi estremisti indù. Avviene spesso nei villaggi rurali, dove continuano minacce e violenze che spesso arrivano alle cronache nazionali, come l'ultimo caso di una ragazza cristiana violentata e uccisa (vedi Fides 16/5/2011). Alla base vi sono odio e ostilità contro i cristiani che si traducono in forme di discriminazione da parte di settori della società e anche da parte delle istituzioni.

Avete fiducia nella giustizia, nella polizia, e nelle autorità civili?

L'Orissa è un test per il rispetto e il funzionamento della giustizia in India. Abbiamo sotto gli occhi esempi dolorosi in cui i cristiani sono trattati come cittadini di seconda classe e faticano ad avere giustizia. Ad esempio, nel caso di suor Meena Barwa, la religiosa cattolica violentata nel 2008, i responsabili sono stati liberati su cauzione. La reazione e i risultati dei processi in corso, dopo i massacri del 2008, saranno una prova evidente per vedere se nella nazione i cittadini possono davvero confidare nella giustizia e se tutti sono uguali di fronte alla legge. E come potersi fidare della polizia, che ha assistito allo stupro di suor Meena e ad altri massacri senza fermare gli aggressori? La polizia non ci ha protetto e non ci tutela. Come cristiani, in questo momento, ci sentiamo abbandonanti dalle istituzioni.

Questo è molto grave in un democrazia...

Lo è, ma i fatti sono questi. Oggi non ci sentiamo sicuri e sufficientemente protetti. Inoltre, almeno finora, non abbiamo avuto giustizia per le violenze subite.

Quanti sono i gruppi estremisti indù e perchè sono così forti in Orissa?

Non sono in grado di dare cifre, ma i movimenti radicali indù presenti sul territorio sono ben noti, il Vishwa Hindu Parishad (VHP) ed altri, accecati dal fondamentalismo. Sono pochi, rispetto alla maggioranza dei fedeli indù che sono moderati e pacifici. Ma quei pochi continuano ad istigare alla violenza e all'odio contro i cristiani e a manipolare la gente.

Perché i cristiani sono il bersaglio preferito?

Per una serie di ragioni sociali, politiche e religiose. La comunità cristiana in Orissa è composta soprattutto da tribali e da dalit. Per l'evangelizzazione dei tribali non vi sono problemi. I dalit, invece, sono considerati parte della società induista: sono le caste più basse che devono servire quelle più alte. I cristiani operano per la promozione umana, economica e sociale dei dalit, ne difendono la dignità e costoro spesso chiedono di abbracciare la fede cristiana. Questo scatena la reazione dei radicali indù. Accade anche che i dalit, affrancati dal giogo e dall'ideologia castale, avviino attività economiche e commerciali, e questo crea concorrenza a livello economico: altro motivo di insoddisfazione. Questo è il terreno su cui fioriscono l'estremismo e la violenza. Esistono, poi, ragioni politiche: i cristiani non sostengono i partiti nazionalisti indù al potere (come il Baratiya Janata Party, il BJP), e dunque i leader politici non vogliono che la comunità si allarghi o conti di più.

Qual è il suo approccio pastorale, in tale difficile contesto?

E' quello di intessere relazioni di dialogo a tutti i livelli: con la gente comune, con le altre comunità cristiane, con i leader religiosi indù, con le autorità civili, con i vertici della polizia, per unire tutti gli uomini di buona volontà. Il motto che ho scelto per il ministero episcopale è "Venga il tuo regno": credo che questo stile pastorale possa servire a costruire il Regno di Dio in questa porzione dell'India.

Cosa ha significato per lei l'incontro con il Papa?

Il Papa ha incoraggiato noi Vescovi e ci ha ringraziato per il sostegno che diamo alla nostra gente. Ci ha ricordato la nostra responsabilità di Pastori, invitandoci a rafforzare la fede e difendere la dignità di ogni persona. Dopo questo incontro, il mio cuore è piano di gratitudine per Dio. E' stata una grazia venire qui, in Vaticano, per incontrare il Santo Padre, ricevere parole di incoraggiamento e consolazione e una benedizione da Lui.

Il Papa ha sottolineato la libertà di religione e la tutela dei diritti umani...

Quel passaggio del discorso del Papa l'ho sentito indirizzato direttamente e me e alla situazione che viviamo in Orissa. Mi sento chiamato a proclamare, senza paura, la verità sulla dignità della persona, sulla libertà di fede, sul rispetto dei diritti umani spesso calpestati in Orissa. (PA) (Agenzia Fides 19/5/2011)

VATICANO - Benedetto XVI all'udienza generale: "La Chiesa in Cina, soprattutto in questo momento, ha bisogno della preghiera della Chiesa universale

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Al termine dell'udienza generale di mercoledì 18 maggio, tenuta in piazza San Pietro, il Santo Padre Benedetto XVI ha invitato alla preghiera per la Chiesa che è in Cina, con queste parole: "Durante il tempo pasquale, la liturgia canta a Cristo risorto dai morti, vincitore della morte e del peccato, vivo e presente nella vita della Chiesa e nelle vicende del mondo. La Buona novella dell'Amore di Dio manifestatosi in Cristo, Agnello immolato, Buon Pastore che dà la vita per i suoi, si espande incessantemente fino agli estremi confini della terra e, al tempo stesso, incontra rifiuto ed ostacoli in tutte le parti del mondo. Come allora, ancora oggi, dalla Croce alla Risurrezione. Martedì, 24 maggio, è giorno dedicato alla memoria liturgica della Beata Vergine Maria, Aiuto dei Cristiani, venerata con grande devozione nel Santuario di Sheshan a Shanghai: tutta la Chiesa si unisce in preghiera con la Chiesa che è in Cina. Là, come altrove, Cristo vive la sua passione. Mentre aumenta il numero di quanti Lo accolgono come il loro Signore, da altri Cristo è rifiutato, ignorato o perseguitato: "Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?" (At 9, 4). La Chiesa in Cina, soprattutto in questo momento, ha bisogno della preghiera della Chiesa universale. Invito, in primo luogo, tutti i cattolici cinesi a continuare e a intensificare la propria preghiera, soprattutto a Maria, Vergine forte. Ma anche per tutti i cattolici del mondo pregare per la Chiesa che è in Cina deve essere un impegno: quei fedeli hanno diritto alla nostra preghiera, hanno bisogno della nostra preghiera.
Sappiamo dagli Atti degli Apostoli che, quando Pietro era in carcere, tutti hanno pregato con forza e hanno ottenuto che un angelo lo liberasse. Anche noi facciamo lo stesso: preghiamo intensamente, tutti assieme, per questa Chiesa, fiduciosi che, con la preghiera, possiamo fare qualcosa di molto reale per essa. I cattolici cinesi, come hanno detto molte volte, vogliono l'unità con la Chiesa universale, con il Pastore supremo, con il Successore di Pietro. Con la preghiera possiamo ottenere per la Chiesa in Cina di rimanere una, santa e cattolica, fedele e ferma nella dottrina e nella disciplina ecclesiale. Essa merita tutto il nostro affetto.
Sappiamo che, fra i nostri fratelli Vescovi, ci sono alcuni che soffrono e sono sotto pressione nell'esercizio del loro ministero episcopale. A loro, ai sacerdoti e a tutti i cattolici che incontrano difficoltà nella libera professione di fede esprimiamo la nostra vicinanza. Con la nostra preghiera possiamo aiutarli a trovare la strada per mantenere viva la fede, forte la speranza, ardente la carità verso tutti ed integra l'ecclesiologia che abbiamo ereditato dal Signore e dagli Apostoli e che ci è stata trasmessa con fedeltà fino ai nostri giorni. Con la preghiera possiamo ottenere che il loro desiderio di stare nella Chiesa una e universale superi la tentazione di un cammino indipendente da Pietro. La preghiera può ottenere, per loro e per noi, la gioia e la forza di annunciare e di testimoniare, con tutta franchezza e senza impedimento, Gesù Cristo crocifisso e risorto, l'Uomo nuovo, vincitore del peccato e della morte.
Con tutti voi chiedo a Maria di intercedere perché ognuno di loro si conformi sempre più strettamente a Cristo e si doni con generosità sempre nuova ai fratelli. A Maria chiedo di illuminare quelli che sono nel dubbio, di richiamare gli smarriti, di consolare gli afflitti, di rafforzare quanti sono irretiti dalle lusinghe dell'opportunismo. Vergine Maria, Aiuto dei cristiani, Nostra Signora di Sheshan, prega per noi!". (SL) (Agenzia Fides 19/05/2011)

mercoledì 18 maggio 2011

Il Villanova festeggia senza giocare

Vincere il campionato pur non giocando. É arrivata in un modo insolito domenica la promozione dela Villanova in Seconda categoria. A riposo, per il turno di stop previsto dal calendario, la squadra biancoverde in virtù del flop della Castionese, che sul più bello non ha trovato il guizzo che le avrebbe permesso sorpasso e promozione proprio all’ultima curva.

L’undici neroverde si è fatta infilzare in casa dalla Nuova Pocenia, perdendo definitivamente il contatto dalla capolista del presidente Furlano che in questo modo torna in Seconda categoria.

Alla Castionese resta ora la speranza di seguire i rivali di tutta una stagione nella categoria superiore attraverso i play-off ai quali parteciperà assieme al un Ronchis, che era già sicuro di parteciparvi, e alla vincente dello spareggio tra il già citato Pocenia e il Malisana che si è procurato il “pass” andando a vincere per 1-0 proprio in casa del Ronchis.

Per il Palazzolo una vittoria inutile contro il Cormor per 3-1, che lascia comunque fuori dai giochi entrambe le squadre, nonostante abbiano veleggiato per buona parte della stagione nei quartieri alti della classifica, senza riuscire a trovare lo scatto decisivo nel momento cruciale della stagione.

Tanti gol (sette) a Strassoldo per la vittoria dei gialloneri sui Rangers, nessuna rete tra Cussignacco e Medeuzza con il bomber Antonino Monorchio “in vacanza” già sicuro del trionfo nella classifica marcatori grazie alle ben 25 reti realizzate in 28 partite. (n.m.)

Fonte

Perchè Sanzorz 11?

  1. Questo blog è nato  nel 2011
  2. Esiste già l'associazione ad undecimum che ricorda l'antica stazione di posta romana  di San Giorgio di Nogaro http://www.fondazionepremioaltino.it/la%20via%20annia/pag.%202.htm 
  3. 11 sono gli apostoli rimasti dopo l'ultima cena, Uno Tradisce!

Allarme per Valle Grotari: aperta la chiavica,

versione testuale
Attacco al Comune: l’ingresso di acqua salmastra ha già provocato danni

MARANO LAGUNARE (18 maggio, ore 14.30) - Nella Valle Grotari, paradiso degli aironi situato presso l'abitato di Marano Lagunare, fino a ieri, tutto era tranquillo: i primi pulcini di airone cenerino si erano appena involati dai grossi nidi sugli arbusti, gli aironi rossi stavano covando nel fitto del canneto, così come i tarabusini. Falchi di palude, tuffetti, folaghe e germani reali avevano già i piccoli; anche i moriglioni e l’oca selvatica stavano nidificando: tutto sembrava perfetto ma “qualcuno” ha deciso di rompere l’incantesimo, ovvero di rendere molto difficile l’esistenza a questi animali.
 
L’allarme viene dal Wwf, che denuncia il grave fatto avvenuto nella giornata di ieri: l’apertura, ad opera di personale incaricato dall'amministrazione comunale, della chiavica (porte a saracinesca) che separa la valle dalla laguna, con il conseguente ingresso dell’acqua salmastra dalla laguna e l’alzarsi del livello dell’acqua di oltre un metro: «Qualcuno – attacca l’associazione –, su evidente disposizione programmata, ha operato in maniera irresponsabile nel momento più delicato per gli uccelli, ossia quello della riproduzione e cova. Con l’apertura della chiavica molti nidi sono già stati danneggiati o addirittura sommersi, a grave danno delle specie di falco di palude, tarabusino, airone rosso, basettino, germano reale, moriglione, folaga, oca selvatica ecc.. Ma non solo! L’acqua salmastra sta spazzando via la ricca fauna di anfibi (rane verdi, raganelle, ululoni, tritoni, elementi primari della catena alimentare di vari ardeidi».
«Inoltre – fa notare il Wwf – se la chiavica resterà aperta, a causa dell’alternarsi della marea, a poco a poco gli uccelli abbandoneranno valle Grotari». Secondo l'associazione ambientalista «forse questo è l’intento premeditato di chi vuole da tempo passare alla fase costruttiva di darsena e insediamenti turistici, nonostante il coro di dissenso sia crescente in paese, a livello regionale e, si può dire, in tutta Italia. Se le cose stessero in questo modo, il piano così architettato avrebbe veramente poco senso in quanto le varie autorità comunali e regionali dovrebbero comunque obbligatoriamente spiegare in sede europea come mai non si sia stati in grado di proteggere l’importante sito ornitologico, ampiamente riconosciuto dalla presenza della IBA062 (Important Bird Area) “Laguna di Marano e Grado”».
 
«La sistemazione della porta difettosa ad opera di personale incaricato dall'amministrazione comunale – continua l’associazione –, poteva essere fatta anche senza lasciare entrare permanentemente l'acqua salmastra, che oltretutto, senza controllo, può diventare un grave pericolo anche per le limitrofe abitazioni. Il grande valore naturalistico dell'area deve essere tenuto in considerazione, poiché essa non può più essere considerata una semplice ex valle da pesca ma un'area sulla quale effettuare una protezione attiva dei valori naturalistici, così come richiedono la direttiva europea “Uccelli” e le varie normative nazionali e regionali di recepimento».
 
«Come ricordato molto recentemente anche dalla Corte di Cassazione, l’uccisione di specie protette dalle direttive comunitarie e dalla Convenzione di Berna è da configurasi come reato, ai sensi della L. 157/92. Ci aspettiamo quindi – chiosa l’associazione – non solo che ci si attivi immediatamente per fermare l’entrata di acqua salmastra in Valle Grotari ma che, viste le diverse normative di protezione ambientale che richiedono molta attenzione nei confronti della biodiversità, le autorità e gli organi preposti facciano luce sulle responsabilità di questo atto». E un attacco va anche alla Regione: «Auspichiamo infine che finalmente, dopo mesi di letargo e indifferenza alle tante sollecitazioni e richieste il presidente della Regione, gli assessori regionali all'ambiente e alle risorse rurali, il Ministero dell'Ambiente intervengano senza ritardo a tutela della preziosa area naturale di interesse comunitario, riconsiderando le previsioni insediative inserite nel Piano dei porti, evitando l'avvio di una probabile procedura di infrazione che può portare la comunità regionale a dover pagare una salata sanzione».
E il Wwf ha già pronto il reclamo alla Comunità europea contro l’approvazione del Piano dei porti, per possibile infrazione delle norme comunitarie, che spedirà a Bruxelles nei prossimi giorni.
 


Marina di Sant'Andrea question time

Martedì 17 Maggio 2011 15:08
Un vero e proprio ‘question time’ aperto ai comandanti e gli equipaggi delle imbarcazioni da diporto e rivolto alle Autorità Marittime, per aggiornarsi sulle novità normative per il settore nautico tra Italia e Croazia. Ad organizzarlo è stato Fortunato Moratto, direttore del Marina Sant’Andrea di San Giorgio di Nogaro (Udine), che giovedì 12 maggio ha invitato presso la sua sede alcuni autorevoli esperti in materia a tenere un seminario di grande interesse non solo per gli addetti ai lavori. Al tavolo dei relatori c’erano il comandante Angelo Napolitano della Capitaneria di Porto di San Giorgio di Nogaro, il maresciallo Donato Bellofatto della Capitaneria di Porto di Monfalcone, il dr Vincenzo Todisco di B&S Italia, esperto di assicurazioni nautiche, e il dr Jack Surija, responsabile per la Croazia dell’Assicurazione Yacht-Pool.

Tra gli ospiti anche il comandante Walter Vlacic della Capitaneria di Porto di Cittanova (Croazia). Dopo una panoramica sulla normativa della nautica da diporto offerta dal comandante Napolitano, è stato dato ampio spazio alle domande da parte dei partecipanti (oltre una ventina), per saperne di più sui complessi meccanismi che regolano il riconoscimento delle patenti nautiche italiane all’estero e viceversa, ma anche sulla delicata questione del rifornimento di gasolio agevolato

Ancora un articolo di amministrative

Elezioni, Marchetti a Codroipo, Martines a Palmanova   versione testuale
22 sindaci in Friuli. Tante sorprese ma anche diverse riconferme

UDINE (17 maggio, ore 9) - Così come nel resto d’Italia anche in Friuli le urne hanno riservato parecchie sorprese, con bocciature illustri e vittorie inaspettate, ma anche tante riconferme. TUTTI I RISULTATI
Guardando i 22 comuni che in provincia sono stati chiamati a rinnovare il consiglio comunale, spicca al svolta a destra di Codroipo. Il nuovo sindaco è Fabio Marchetti, che prende il posto di Vittorino Boem. Marchetti, vicepresidente della Provincia e assessore alle opere pubbliche, dovrà quindi lasciare ora palazzo Belgrado. Lascerà l’esecutivo provinciale anche il nuovo sindaco di Paularo, Ottorino Faleschini, che ha ottenuto il 37 per cento dei voti.
A Palmanova la vittoria è andata al centro sinistra e il nuovo sindaco è Francesco Martines che ha ottenuto il 55 per cento dei voti e che ha superato il candidato del Pdl e sindaco uscente Federico Cressati. A sinistra va anche Tarcento dove non è stato riconfermato Roberto Pinosa. Il nuovo sindaco è Celio Cossa che ha superato lo sfidante per 8 punti.
A Latisana il nuovo sindaco è Salvatore Benigno, del Pdl, con il 36 per cento dei voti. Rimanendo nella bassa a Porpetto è stato eletto nuovamente Pietro Dri, che era stato messo in minoranza, causando il commissariamento del comune, durante lo scorso mandato a causa di una variante per eliminare il traffico pesante. E Dri intende riprendere in mano il progetto.
A Bertiolo Battistutta è stato confermato per la terza volta, e a Bagnaria Arsa il nuovo sindaco è Cristano Tiussi. A Nimis, dopo tre tentativi, ce l’ha fatta a diventare sindaco Walter Tosolini, mentre a Dogna è stato eletto l’unico candidato, Gianfranco Sonego.
A Drenchia non è stato riconfermato Tarcisio Donati, ma al suo posto guiderà il Comune per la quarta volta Mario Zufferli, che ha vinto con 8 voti di scarto. A Majano il primo cittadino è una donna, Raffaella Paladin, mentre a Moimacco è stato rieletto Manolo Sicco.
Conferma anche per Flavio De Antoni, a Comeglians, che si appresta a iniziare il terzo mandato. Il nuovo sindaco di Ajello è Roberto Festa, mentre a Palazzolo dello Stella è stato confermato Mauro Bordin. A Torviscosa le urne hanno scelto Roberto Fasan, che ha avuto la meglio su Roberto Duz.
Conferme a Ronchis per Vanni Biasutti, a Ruda per Palmina Mian e a Villa Vicentina per Mario Pischedda.
New entry invece a Resiutta, con il sindaco Federico Neisch, e Torreano con Roberto Sabbadini.
Guardando fuori provincia, per quanto riguarda le elezioni comunali, a Trieste si andrà al ballottaggio, alla luce del 40 per cento ottenuto da Roberto Cosolini, esponente del centro sinistra e del 27 per cento del candidato del centro destra, Roberto Antonione.
Sarà necessario il ballottaggio anche per l’elezione del presidente della provincia di Trieste, dove sono in corsa Maria Teresa Bassa Poropat, del centro sinistra, che ha ottenuto il 48, 48 per cento dei voti, e Giorgio Ret con il 29 per cento dei voti.

Riconfermato al primo turno, invece, il presidente della provincia di Gorizia, Enrico Gerghetta che ha ottenuto il 52, 81 dei consensi.
Ritornando alle elezioni comunali a Pordenone servirà il ballottaggio per eleggere il nuovo sindaco che sarà uno tra Claudio Pedrotti, del centro sinistra e Giuseppe Pedicini, sostenuto da Lega Nord e Popolo della libertà. L’esponente della coalizione guidata dal partito democratico, ha chiuso il primo turno in vantaggio con il 40,56 per cento dei voti.