martedì 22 marzo 2011

AFRICA/COSTA D’AVORIO - Verso la guerra civile tra l’indifferenza della comunità internazionale; danni ad un convento di Clarisse

Abidjan (Agenzia Fides) - “La Costa d’Avorio sta scivolando verso la guerra civile” dicono all’Agenzia Fides fonti della Chiesa locale, che per motivi di sicurezza desiderano rimanere anonime. “I combattimenti ad Abidjan, la capitale amministrativa ed economica del Paese, sono all’ordine del giorno. Intere zone della città sono investite dalle violenze, in particolare Abobo e Yopougon, dove i civili o sono riusciti a fuggire oppure sono intrappolati in casa” affermano le nostre fonti.
“Ad Abobo ieri un colpo di arma pesante è caduto nei pressi di un convento di suore Clarisse. Per fortuna le religiose, che erano in cappella a pregare, non sono state colpite, ma il convento ha comunque riportato alcuni danni” riferiscono le fonti di Fides. “I leader religiosi della Costa d’Avorio stanno cercando una mediazione, ma sembra difficile contattare le due parti. Le difficoltà di comunicazione ostacola inoltre il processo di elaborazione di una posizione comune tra i rappresentanti religiosi” concludono le fonti di Fides.
Secondo notizie della stampa locale, il partito del Presidente uscente Laurent Gbagbo ha invitato i giovani sostenitori ad arruolarsi in massa nelle forze armate. I miliziani delle Forze Nuove, gli ex ribelli, che sostengono il Presidente eletto Alassane Ouattara, sono passati all’attacco nell’ovest del Paese, mentre proseguono la loro offensiva ad Abidjan, verso il quartiere di Cocody, dove sono concentrati i palazzi del potere.
Il governo della Nigeria ha criticato le “contraddizioni” della comunità internazionale, che concentra la sua attenzione sulla Libia, a detrimento della Costa d’Avorio ormai sull’orlo di una vera e propria guerra civile. (L.M.) (Agenzia Fides 22/3/2011)

AFRICA/LIBIA - “Dove si vuole arrivare con questi bombardamenti ?” si chiede il Vicario Apostolico di Tripoli

Tripoli (Agenzia Fides) - “Tra ieri sera e questa notte, abbiamo sentito diverse esplosioni molto forti, seppure in lontananza, con il controcanto della contraerea libica” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, Vicario Apostolico di Tripoli, in Libia. “Non vedo dove tutto questo potrà condurci. Possibile che non si capisca che con le bombe non si risolve nulla? Ancora una volta chiedo che si cerchi una soluzione diplomatica, magari attraverso la mediazione di qualche leader africano. Chi ha promosso questa guerra deve capire che Gheddafi non cederà. Si rischia di creare una crisi molto lunga, dall’esito incerto” afferma Mons. Martinelli.
Per quanto riguarda la situazione dei rifugiati africani che si trovano a Tripoli, in una difficile situazione, il Vicario Apostolico afferma: “Stiamo cercando di organizzare la partenza degli eritrei e dei rifugiati di altra nazionalità verso la Tunisia, la cui frontiera dista 150 km da Tripoli. Da parte delle autorità libiche e di quelle tunisine non abbiamo trovato ostacoli. In Tunisia sono presenti le organizzazioni internazionali che potranno prendersi cura di loro. Nel frattempo continuiamo ad assistere i rifugiati che si trovano ancora a Tripoli”.
“La piccola comunità cattolica si è ormai ristretta - conclude Mons. Martinelli -. Oggi dovrebbero partire un centinaio di persone, tra infermiere filippine e lavoranti di altre nazionalità, che hanno preferito lasciare il Paese. Ma negli ospedali vi sono ancora diverse infermiere filippine che continuano la loro opera. Alle nostre celebrazioni partecipano ormai solo gli immigrati africani. Ed è sempre una bella testimonianza di fede in questi momenti così difficili”. (L.M.) (Agenzia Fides 22/3/2011)

lunedì 21 marzo 2011

Il trono papale realizzato dalle aziende del Distretto all’abbazia

MANZANO. Nuova dimora per la cattedra papale realizzata dal Distretto della Sedia: ieri, festa di San Giuseppe e giorno dedicato agli artigiani, il trono utilizzato da Benedetto XVI a Torino in occasione dell’Ostensione della Sindone ha trovato una prestigiosa collocazione all’Abbazia di Rosazzo.
Lo svelamento della seduta è stato preceduto dalla messa, officiata dal Vicario generale dell’Arcidiocesi di Udine monsignor Guido Genero, il Presidente della Fondazione Abbazia di Rosazzo monsignor Iginio Schiff, e Don Davide Larice. Al termine della funzione, animata dalle note del coro “Arrigo Tavagnacco” di Manzano e dell’organista Giancarlo Dell’Angela, ha preso la parola il presidente dell’Asdi Sedia, promotrice del progetto, Giusto Maurig: «È importante che per quest’opera d’arte, frutto della creatività dei nostri artigiani e del mestiere applicato a nuove tecnologie, sia stato scelto il luogo religioso, storico, culturale più simbolico del Distretto. Il rinnovamento passa attraverso valori antichi e più che mai attuali». Maurig, ringraziando quanti hanno sostenuto il progetto, ha precisato che l’Asdi «ha fatto solo da coordinatrice di un lavoro collettivo che è riuscito a superare l’individualismo». «La cattedra diventa sedia – ha detto mons, Schiff – e simboleggia un Friuli che progetta e si esprime, ed è anche il segno di una parola autorevole, quella del Papa».
Il trono in legno e velluto creato dagli artigiani del Distretto è stato realizzato in due copie, una delle quali è rimasta a Torino; le fasi della costruzione sono illustrate nella mostra allestita di fronte all’Abbazia, nella parte ristrutturata. Alla cerimonia hanno partecipato oltre un centinaio di persone e numerose autorità, tra cui l’assessore provinciale Macorig, il sindaco di Manzano Driutti con parte della giunta, il direttore dell’Asdi Sedia Carlo Piemonte, l’architetto che ha ideato il trono Ivan Vergendo. Come ha riferito Maurig, «un piccolo miracolo la cattedra papale l’ha già fatto, mettendo assieme le maestranze ed unendo aziende solitamente concorrenti».
L’opera sarà visibile nell’Abbazia di Rosazzo tutti i giorni dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18.
Rosalba Tello

sabato 19 marzo 2011

Foglio Parrocchiale domenica 20 Marzo 2011

 Piccola correzione dello scriba: èil 20 Marzo sì, è la seconda domenica di Quaresima.

Domenica 20 Marzo 2011

II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)
PRIMA LETTURA (Gen 12,1-4)
Vocazione di Abramo, padre del popolo di Dio.
Dal libro della Gènesi

In quei giorni, il Signore disse ad Abram:
«Vàttene dalla tua terra,
dalla tua parentela
e dalla casa di tuo padre,
verso la terra che io ti indicherò.
Farò di te una grande nazione
e ti benedirò,
renderò grande il tuo nome
e possa tu essere una benedizione.
Benedirò coloro che ti benediranno
e coloro che ti malediranno maledirò,
e in te si diranno benedette
tutte le famiglie della terra».
Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore.
Parola di Dio
SALMO RESPONSORIALE (Sal 32)
Rit: Donaci, Signore, il tuo amore: in te speriamo.
Retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra. Rit.

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame. Rit.

L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo. Rit.
SECONDA LETTURA (2Tm 1,8b-10)
Dio ci chiama e ci illumina.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

Figlio mio, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo. Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo.
Parola di Dio
Canto al Vangelo (Mc 9,7)
Lode e onore a te, Signore Gesù!Dalla nube luminosa, si udì la voce del Padre:
«Questi è il mio Figlio, l’amato: ascoltatelo!».
Lode e onore a te, Signore Gesù!
VANGELO (Mt 17,1-9)
Il suo volto brillò come il sole
+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».
Parola del Signore
Preghiera dei fedeli
Fratelli e sorelle, anche noi, come Abramo, siamo stati chiamati ad abbandonare gli idoli per seguire la via della fede, tracciata dalla provvidenza divina. Chiediamo al Padre di sostenerci e di illuminare la nostra strada.
Preghiamo dicendo: Ascoltaci Signore.

1. Perché i cristiani affaticati e stanchi trovino nella preghiera un ristoro per la loro fede, irrobustita dalla contemplazione del mistero di Gesù, morto e risorto per la nostra salvezza, preghiamo.
2. Perché i potenti e i capi delle nazioni riconoscano di essere strumenti della Provvidenza e si pongano al servizio, con umiltà, degli uomini e delle donne che sono stati loro affidati, preghiamo.
3. Per coloro che si affannano nelle cose del mondo, perché lascino risuonare nel loro cuore la chiamata di Dio, e si sentano amati da lui teneramente e personalmente, preghiamo.
4. Per chi è in ricerca di un senso della vita, per chi ha perso i parenti e gli amici più cari nella tragedia giapponese, perché il Signore con la nostra solidarietà indichi a queste persone  un nuovo cammino di speranza, preghiamo.
5. Perché l’incontro con Cristo, in questa Eucaristia, converta e rinnovi il nostro cuore, stimolandoci ad essere nel mondo fermento di vita nuova, preghiamo.

Esaudisci, o Padre, le nostre preghiere e trasfigura anche noi, perché possiamo essere sempre più conformi al tuo progetto di salvezza. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

venerdì 18 marzo 2011

Radiovaticana: Messico: sacerdoti sempre più a rischio a causa della violenza

◊   È un trend drammaticamente in crescita, quello della violenza contro i sacerdoti in Messico, Paese in cui l’instabilità democratica e il parziale collasso delle forze dell’ordine stanno causando gravi problemi, tra cui quello dell’immigrazione verso gli Stati Uniti, con un conseguente innalzamento della barriera di confine tra i due Stati. I dati citati dall’Osservatore Romano provengono dal Centro católico multimedial (Ccm): dal 1993 a oggi sono circa una ventina i religiosi uccisi e nell’ultimo periodo, dal 2006 a oggi, il numero è triplicato, passando da quattro a 12. Questo fa del Messico il Paese più pericoloso del Sudamerica dopo la Colombia e i sacerdoti, in particolare, risultano essere nel mirino della malavita organizzata a causa della loro presenza capillare sul territorio e del rapporto che riescono a instaurare all’interno della comunità. L’area più pericolosa è il Distretto Federale, dove è avvenuto un quinto degli omicidi, seguito dallo Stato di Chihuahua e dal territorio del Guerrero, dove c’è molta povertà e l’attività dei narcotrafficanti attecchisce meglio. La Chiesa cattolica in Messico ha sempre fatto molto contro i trafficanti di droga, che recentemente ha minacciato di scomunicare: il nunzio apostolico mons. Christophe Pierre ha lanciato un appello ai fedeli affinché non si pieghino a questo fenomeno, mentre il vescovo di Campeche, mons. Ramón Castro, in occasione dell’inizio del periodo di conversione della Quaresima, si è rivolto direttamente ai narcotrafficanti, ricordando loro che “il denaro facile offre una vita comoda ma lontana da Dio”. (R.B.)

Dalla Radiovaticana: Preghiera continua a Lourdes in solidarietà con il Giappone

◊   Lourdes ha organizzato una preghiera continua per “offrire sostegno morale e spirituale al coraggioso popolo giapponese”, informa un comunicato emesso dai Santuari della località che è stata testimone delle apparizioni della Madonna. “Di fronte all'orrore del dramma nucleare che affronta l'arcipelago nipponico, dopo il terremoto e lo tsunami, tutte le Messe celebrate a Lourdes dal 16 al 20 marzo saranno dedicate alle intenzioni degli abitanti del Giappone”, spiega la nota ripresa dall'agenzia Zenit. Allo stesso tempo, si chiede che “durante questo periodo le persone che recitano il rosario, ritrasmesso dalla Grotta di Massabielle ogni pomeriggio sulla pagina web dei Santuari di Lourdes, preghino con tutto il cuore per le vittime di questa catastrofe che commuove l'umanità e di fronte alla quale ci sentiamo tanto impotenti”. (R.P.)

AFRICA/LIBIA - “Il personale diplomatico italiano lascia la Libia” dice il Vicario Apostolico di Tripoli

Tripoli (Agenzia Fides) - “Tutto il personale dell’Ambasciata e del consolato italiano è partito” comunica all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, Vicario Apostolico di Tripoli, in Libia. “Ieri avevano festeggiato insieme i 150 anni dell’Unità d’Italia con il personale dell’Ambasciata - racconta Mons. Martinelli -. Questa mattina, all’improvviso, l’Ambasciatore mi ha chiamato per dirmi che aveva ricevuto l’ordine di partire immediatamente, e con lui é partito il personale dell’Ambasciata e del Consolato. Noi intendiamo rimanere. Attendiamo gli sviluppi e preghiamo”. Mons. Martinelli è particolarmente preoccupato per la situazione a Bengasi: “Non riesco a comunicare con Bengasi, ma sono preoccupato per quello che sta accadendo lì”. (LM) (Agenzia Fides 18/03/2011)

giovedì 17 marzo 2011

ASIA/CINA - Chiese nuove o restaurate per alcune comunità del continente in vista della Pasqua

Shi Jia Zhuang (Agenzia Fides) – Se tutte le comunità cattoliche del continente stanno vivendo intensamente la Quaresima con la preghiera, il digiuno e l’elemosina, in comunione con la Chiesa universale, alcune in modo particolare pregustano la gioia di celebrare la Santa Pasqua in una nuova chiesa o in un tempio restaurato. Secondo le informazioni pervenute all’Agenzia Fides, Mons. Giuseppe Xing Wen Zhi, Ausiliare della diocesi di Shang Hai, ha presieduto il 5 marzo la consacrazione della nuova chiesa dedicata a San Michele Arcangelo. Oltre un migliaio di fedeli ha preso parte al suggestivo rito della consacrazione, che è stato concelebrato da 27 sacerdoti. Nello stesso giorno, la diocesi di Zhang Zhou nella provincia di Fu Jian, ha consacrato la nuova chiesa di Xia Zhou. Mons. Cai Bing Rui, Vescovo della diocesi di Xia Men, ha presieduto il rito, affiancato dai sacerdoti provenuti da tutta la provincia. Secondo quanto ha ricordato uno dei sacerdoti locali, “la chiesa era stata fondata nel 1923, ma con gli anni era diventata pericolante. La costruzione della nuova chiesa è cominciata nel 2009. Oggi è un simbolo della città, ma soprattutto della fede cristiana. Finalmente possiamo celebrare la Pasqua in una casa degna di essere la Casa del Padre”. In vista della Santa Pasqua, la diocesi di Bao Ding della provincia dell’He Bei ha iniziato il lavoro di restauro della Cattedrale, costruita nel 1898 dai missionari francesi e dedicata ai Santi Pietro e Paolo. Anche la diocesi di Zhou Zhi nella provincia dello Shaan Xi ha iniziato il restauro della chiesa fondata nel 1901 e dedicata a Nostra Signora. (NZ) (Agenzia Fides 17/03/2011)

ASIA/PAKISTAN - Un cristiano è Ministro delle Finanze nel governo del Punjab

Lahore (Agenzia Fides ) – Nel Punjab, la più importante provincia del Pakistan, un politico cristiano, Kamran Michael, sta assumendo un crescente rilievo istituzionale: come riferiscono fonti locali di Fides, Michael ha appena ricevuto la delega per il Ministero delle Finanze, “incarico di grande spessore, decisivo per l’azione del governo provinciale”. Va detto che Kamran Michael era già membro dell’esecutivo del Punjab e deteneva il portafoglio per i Diritti Umani e lo Sviluppo delle Donne, nonché quello per gli Affari delle Minoranze: oggi a queste deleghe si aggiunge quella prestigiosa del Ministero delle Finanze, che ha poteri vincolanti in materia di budget e di destinazione dei fondi a disposizione del governo.
“Si tratta di un ottimo segnale. Che un politico cristiano, sinceramente impegnato per i diritti delle minoranze religiose, assuma un incarico di tale rilievo è significativo e ci dà grandi speranze”, afferma una fonte di Fides nella comunità cristiana del Punjab.
Il Punjab è anche la provincia con la maggiore incidenza di casi di false accuse di blasfemia e sede di numerosi gruppi radicali islamici. Dopo questa nomina, le Organizzazioni non governative e i gruppi per i diritti umani sperano che “il governo possa destinare più ampie risorse a progetti di sviluppo, progresso e valorizzazione delle minoranze religiose”, continua la fonte di Fides.
Michael appartiene al partito della Lega Musulmana – Nawaz, che è stato spesso accusato di avere un atteggiamento troppo conciliativo verso i gruppi radicali islamici. Michael, all’interno del partito – che è al governo in Punjab e all’opposizione nel governo federale – promuove un atteggiamento moderato. Si è battuto per l’uguaglianza dei diritti di tutti i cittadini, per la tutela delle minoranze cristiane e per l’armonia interreligiosa. Secondo fonti di Fides, Michael “rappresenta un po’ quello che Shahbaz Bhatti, di cui era amico e collaboratore, rappresentava per il Pakistan People Party”.
Recentemente Michael, come Ministro per gli Affari Religiosi, ha inaugurato nuove chiese, edifici e case cristiane, fatti ricostruire dal suo Ministero, con un finanziamento di 40 milioni di rupie, a Sangla Hill, in Punjab (teatro di un grave attacco di fondamentalisti islamici nel 2005) e ha curato il restauro di oltre 100 chiese in tutto il Punjab. (PA) (17/3/2011)

ASIA/GIAPPONE - La Caritas: “Pronti a lavorare a fianco del governo per l’emergenza e la ricostruzione”

Roma (Agenzia Fides ) – La Caritas del Giappone, con il sostegno del network della Caritas Internationalis, è pronta a lavorare a fianco del governo giapponese per l’emergenza e la riabilitazione delle popolazioni colpite dal terremoto e dallo tsunami: è quanto dichiara all’Agenzia Fides p. Bonnie Mendes, Direttore del Dipartimento Asia di Caritas Internationalis, che da Bangkok sta svolgendo un ruolo di coordinamento fra il Giappone, il network internazionale e gli uffici centrali.
“L’opera della Caritas in Giappone – spiega a Fides – per ora è quella di prepararsi e attrezzarsi per rispondere alle necessità che il governo solleverà nel campo degli aiuti umanitari. Per questo abbiamo istituito un Centro di Emergenza a Sendai. Le operazioni di soccorso sono condotte da personale della protezione civile nipponica, altamente specializzato, a livello di risorse e tecnologie. Dunque, in questo caso, dove il disastro ha colpito una società molto ben organizzata, non occorrono volontari armati solo di buona volontà, ma servono aiuti mirati. La Caritas è una delle organizzazioni che, se chiamate in causa, saranno pronte a entrare in campo per cogestire l’emergenza”.
P. Mendes rimarca, infatti, anche “il problema della possibile contaminazione nucleare, che impone massima prudenza e personale specializzato anche fra i soccorritori”. “Il nostro lavoro – puntualizza il Direttore di Caritas Asia – si farà più utile, ampio e intenso nella seconda fase, quella della riabilitazione post-emergenza. Allora ci sarà da profondere il massimo sforzo”.
P. Mendes si dice “molto incoraggiato dalla risposta che giunge dai paesi asiatici: hanno raccolto fondi le Caritas di Singapore, Macao, Taiwan e anche di Myanmar e Vietnam, paesi molto poveri e con difficoltà interne. Molto attiva risulta la Caritas Corea che, con altri gruppi cristiani, si sta attivando per sostenere con risorse umane e tecnologiche la Caritas giapponese. Anche in India e Pakistan le comunità cattoliche hanno avviato collette e stanno accompagnando il popolo giapponese con la preghiera. E’ una grande manifestazione di solidarietà che ci conforta molto”.
Sull’atteggiamento che oggi vivono i cattolici e tutto il popolo giapponese, p. Mendes cita le parole del salmo 50: “Un cuore contrito e affranto, tu o Dio non disprezzi”. “Sono certo – conclude – che il Signore accoglierà il grido e le preghiere di questo popolo provato dalla sofferenza”. (PA) (Agenzia Fides 17/3/2011)

mercoledì 16 marzo 2011

Messaggio del Papa al presidente Napolitano

Santa Sede, 16 marzo 2011
 
Illustrissimo Signore
On. GIORGIO NAPOLITANO
Presidente della Repubblica Italiana
 
Il 150° anniversario dell’unificazione politica dell’Italia mi offre la felice occasione per riflettere sulla storia di questo amato Paese, la cui Capitale è Roma, città in cui la divina Provvidenza ha posto la Sede del Successore dell’Apostolo Pietro. Pertanto, nel formulare a Lei e all’intera Nazione i miei più fervidi voti augurali, sono lieto di parteciparLe, in segno dei profondi vincoli di amicizia e di collaborazione che legano l’Italia e la Santa Sede, queste mie considerazioni.

Il processo di unificazione avvenuto in Italia nel corso del XIX secolo e passato alla storia con il nome di Risorgimento, costituì il naturale sbocco di uno sviluppo identitario nazionale iniziato molto tempo prima. In effetti, la nazione italiana, come comunità di persone unite dalla lingua, dalla cultura, dai sentimenti di una medesima appartenenza, seppure nella pluralità di comunità politiche articolate sulla penisola, comincia a formarsi nell’età medievale. Il Cristianesimo ha contribuito in maniera fondamentale alla costruzione dell’identità italiana attraverso l’opera della Chiesa, delle sue istituzioni educative ed assistenziali, fissando modelli di comportamento, configurazioni istituzionali, rapporti sociali; ma anche mediante una ricchissima attività artistica: la letteratura, la pittura, la scultura, l’architettura, la musica. Dante, Giotto, Petrarca, Michelangelo, Raffaello, Pierluigi da Palestrina, Caravaggio, Scarlatti, Bernini e Borromini sono solo alcuni nomi di una filiera di grandi artisti che, nei secoli, hanno dato un apporto fondamentale alla formazione dell’identità italiana. Anche le esperienze di santità, che numerose hanno costellato la storia dell’Italia, contribuirono fortemente a costruire tale identità, non solo sotto lo specifico profilo di una peculiare realizzazione del messaggio evangelico, che ha marcato nel tempo l’esperienza religiosa e la spiritualità degli italiani (si pensi alle grandi e molteplici espressioni della pietà popolare), ma pure sotto il profilo culturale e persino politico. San Francesco di Assisi, ad esempio, si segnala anche per il contributo a forgiare la lingua nazionale; santa Caterina da Siena offre, seppure semplice popolana, uno stimolo formidabile alla elaborazione di un pensiero politico e giuridico italiano. L’apporto della Chiesa e dei credenti al processo di formazione e di consolidamento dell’identità nazionale continua nell’età moderna e contemporanea. Anche quando parti della penisola furono assoggettate alla sovranità di potenze straniere, fu proprio grazie a tale identità ormai netta e forte che, nonostante il perdurare nel tempo della frammentazione geopolitica, la nazione italiana poté continuare a sussistere e ad essere consapevole di sé. Perciò, l’unità d’Italia, realizzatasi nella seconda metà dell’Ottocento, ha potuto aver luogo non come artificiosa costruzione politica di identità diverse, ma come naturale sbocco politico di una identità nazionale forte e radicata, sussistente da tempo. La comunità politica unitaria nascente a conclusione del ciclo risorgimentale ha avuto, in definitiva, come collante che teneva unite le pur sussistenti diversità locali, proprio la preesistente identità nazionale, al cui modellamento il Cristianesimo e la Chiesa hanno dato un contributo fondamentale.

Per ragioni storiche, culturali e politiche complesse, il Risorgimento è passato come un moto contrario alla Chiesa, al Cattolicesimo, talora anche alla religione in generale. Senza negare il ruolo di tradizioni di pensiero diverse, alcune marcate da venature giurisdizionaliste o laiciste, non si può sottacere l’apporto di pensiero - e talora di azione - dei cattolici alla formazione dello Stato unitario. Dal punto di vista del pensiero politico basterebbe ricordare tutta la vicenda del neoguelfismo che conobbe in Vincenzo Gioberti un illustre rappresentante; ovvero pensare agli orientamenti cattolico-liberali di Cesare Balbo, Massimo d’Azeglio, Raffaele Lambruschini. Per il pensiero filosofico, politico ed anche giuridico risalta la grande figura di Antonio Rosmini, la cui influenza si è dispiegata nel tempo, fino ad informare punti significativi della vigente Costituzione italiana. E per quella letteratura che tanto ha contribuito a “fare gli italiani”, cioè a dare loro il senso dell’appartenenza alla nuova comunità politica che il processo risorgimentale veniva plasmando, come non ricordare Alessandro Manzoni, fedele interprete della fede e della morale cattolica; o Silvio Pellico, che con la sua opera autobiografica sulle dolorose vicissitudini di un patriota seppe testimoniare la conciliabilità dell’amor di Patria con una fede adamantina. E di nuovo figure di santi, come san Giovanni Bosco, spinto dalla preoccupazione pedagogica a comporre manuali di storia Patria, che modellò l’appartenenza all’istituto da lui fondato su un paradigma coerente con una sana concezione liberale: “cittadini di fronte allo Stato e religiosi di fronte alla Chiesa”.

La costruzione politico-istituzionale dello Stato unitario coinvolse diverse personalità del mondo politico, diplomatico e militare, tra cui anche esponenti del mondo cattolico. Questo processo, in quanto dovette inevitabilmente misurarsi col problema della sovranità temporale dei Papi (ma anche perché portava ad estendere ai territori via via acquisiti una legislazione in materia ecclesiastica di orientamento fortemente laicista), ebbe effetti dilaceranti nella coscienza individuale e collettiva dei cattolici italiani, divisi tra gli opposti sentimenti di fedeltà nascenti dalla cittadinanza da un lato e dall’appartenenza ecclesiale dall’altro. Ma si deve riconoscere che, se fu il processo di unificazione politico-istituzionale a produrre quel conflitto tra Stato e Chiesa che è passato alla storia col nome di “Questione Romana”, suscitando di conseguenza l’aspettativa di una formale “Conciliazione”, nessun conflitto si verificò nel corpo sociale, segnato da una profonda amicizia tra comunità civile e comunità ecclesiale. L’identità nazionale degli italiani, così fortemente radicata nelle tradizioni cattoliche, costituì in verità la base più solida della conquistata unità politica. In definitiva, la Conciliazione doveva avvenire fra le Istituzioni, non nel corpo sociale, dove fede e cittadinanza non erano in conflitto. Anche negli anni della dilacerazione i cattolici hanno lavorato all’unità del Paese. L’astensione dalla vita politica, seguente il “non expedit”, rivolse le realtà del mondo cattolico verso una grande assunzione di responsabilità nel sociale: educazione, istruzione, assistenza, sanità, cooperazione, economia sociale, furono ambiti di impegno che fecero crescere una società solidale e fortemente coesa. La vertenza apertasi tra Stato e Chiesa con la proclamazione di Roma capitale d’Italia e con la fine dello Stato Pontificio, era particolarmente complessa. Si trattava indubbiamente di un caso tutto italiano, nella misura in cui solo l’Italia ha la singolarità di ospitare la sede del Papato. D’altra parte, la questione aveva una indubbia rilevanza anche internazionale. Si deve notare che, finito il potere temporale, la Santa Sede, pur reclamando la più piena libertà e la sovranità che le spetta nell’ordine suo, ha sempre rifiutato la possibilità di una soluzione della “Questione Romana” attraverso imposizioni dall’esterno, confidando nei sentimenti del popolo italiano e nel senso di responsabilità e giustizia dello Stato italiano. La firma dei Patti lateranensi, l’11 febbraio 1929, segnò la definitiva soluzione del problema. A proposito della fine degli Stati pontifici, nel ricordo del beato Papa Pio IX e dei Successori, riprendo le parole del Cardinale Giovanni Battista Montini, nel suo discorso tenuto in Campidoglio il 10 ottobre 1962: “Il papato riprese con inusitato vigore le sue funzioni di maestro di vita e di testimonio del Vangelo, così da salire a tanta altezza nel governo spirituale della Chiesa e nell’irradiazione sul mondo, come prima non mai”.

L’apporto fondamentale dei cattolici italiani alla elaborazione della Costituzione repubblicana del 1947 è ben noto. Se il testo costituzionale fu il positivo frutto di un incontro e di una collaborazione tra diverse tradizioni di pensiero, non c’è alcun dubbio che solo i costituenti cattolici si presentarono allo storico appuntamento con un preciso progetto sulla legge fondamentale del nuovo Stato italiano; un progetto maturato all’interno dell’Azione Cattolica, in particolare della FUCI e del Movimento Laureati, e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ed oggetto di riflessione e di elaborazione nel Codice di Camaldoli del 1945 e nella XIX Settimana Sociale dei Cattolici Italiani dello stesso anno, dedicata al tema “Costituzione e Costituente”. Da lì prese l'avvio un impegno molto significativo dei cattolici italiani nella politica, nell’attività sindacale, nelle istituzioni pubbliche, nelle realtà economiche, nelle espressioni della società civile, offrendo così un contributo assai rilevante alla crescita del Paese, con dimostrazione di assoluta fedeltà allo Stato e di dedizione al bene comune e collocando l’Italia in proiezione europea. Negli anni dolorosi ed oscuri del terrorismo, poi, i cattolici hanno dato la loro testimonianza di sangue: come non ricordare, tra le varie figure, quelle dell’On. Aldo Moro e del Prof. Vittorio Bachelet? Dal canto suo la Chiesa, grazie anche alla larga libertà assicuratale dal Concordato lateranense del 1929, ha continuato, con le proprie istituzioni ed attività, a fornire un fattivo contributo al bene comune, intervenendo in particolare a sostegno delle persone più emarginate e sofferenti, e soprattutto proseguendo ad alimentare il corpo sociale di quei valori morali che sono essenziali per la vita di una società democratica, giusta, ordinata. Il bene del Paese, integralmente inteso, è stato sempre perseguito e particolarmente espresso in momenti di alto significato, come nella “grande preghiera per l’Italia” indetta dal Venerabile Giovanni Paolo II il 10 gennaio 1994.

La conclusione dell’Accordo di revisione del Concordato lateranense, firmato il 18 febbraio 1984, ha segnato il passaggio ad una nuova fase dei rapporti tra Chiesa e Stato in Italia. Tale passaggio fu chiaramente avvertito dal mio Predecessore, il quale, nel discorso pronunciato il 3 giugno 1985, all’atto dello scambio degli strumenti di ratifica dell’Accordo, notava che, come “strumento di concordia e collaborazione, il Concordato si situa ora in una società caratterizzata dalla libera competizione delle idee e dalla pluralistica articolazione delle diverse componenti sociali: esso può e deve costituire un fattore di promozione e di crescita, favorendo la profonda unità di ideali e di sentimenti, per la quale tutti gli italiani si sentono fratelli in una stessa Patria”. Ed aggiungeva che nell’esercizio della sua diaconia per l’uomo “la Chiesa intende operare nel pieno rispetto dell’autonomia dell’ordine politico e della sovranità dello Stato. Parimenti, essa è attenta alla salvaguardia della libertà di tutti, condizione indispensabile alla costruzione di un mondo degno dell’uomo, che solo nella libertà può ricercare con pienezza la verità e aderirvi sinceramente, trovandovi motivo ed ispirazione per l’impegno solidale ed unitario al bene comune”. L’Accordo, che ha contribuito largamente alla delineazione di quella sana laicità che denota lo Stato italiano ed il suo ordinamento giuridico, ha evidenziato i due principi supremi che sono chiamati a presiedere alle relazioni fra Chiesa e comunità politica: quello della distinzione di ambiti e quello della collaborazione. Una collaborazione motivata dal fatto che, come ha insegnato il Concilio Vaticano Il, entrambe, cioè la Chiesa e la comunità politica, “anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e sociale delle stesse persone umane” (Cost. Gaudium et spes, 76). L’esperienza maturata negli anni di vigenza delle nuove disposizioni pattizie ha visto, ancora una volta, la Chiesa ed i cattolici impegnati in vario modo a favore di quella “promozione dell’uomo e del bene del Paese” che, nel rispetto della reciproca indipendenza e sovranità, costituisce principio ispiratore ed orientante del Concordato in vigore (art. 1). La Chiesa è consapevole non solo del contributo che essa offre alla società civile per il bene comune, ma anche di ciò che riceve dalla società civile, come affrerma il Concilio Vaticano II: “chiunque promuove la comunità umana nel campo della famiglia, della cultura, della vita economica e sociale, come pure della politica, sia nazionale che internazionale, porta anche un non piccolo aiuto, secondo la volontà di Dio, alla comunità ecclesiale, nelle cose in cui essa dipende da fattori esterni” (Cost. Gaudium et spes, 44).

Nel guardare al lungo divenire della storia, bisogna riconoscere che la nazione italiana ha sempre avvertito l’onere ma al tempo stesso il singolare privilegio dato dalla situazione peculiare per la quale è in Italia, a Roma, la sede del successore di Pietro e quindi il centro della cattolicità. E la comunità nazionale ha sempre risposto a questa consapevolezza esprimendo vicinanza affettiva, solidarietà, aiuto alla Sede Apostolica per la sua libertà e per assecondare la realizzazione delle condizioni favorevoli all’esercizio del ministero spirituale nel mondo da parte del successore di Pietro, che è Vescovo di Roma e Primate d’Italia. Passate le turbolenze causate dalla “questione romana”, giunti all’auspicata Conciliazione, anche lo Stato Italiano ha offerto e continua ad offrire una collaborazione preziosa, di cui la Santa Sede fruisce e di cui è consapevolmente grata.

Nel presentare a Lei, Signor Presidente, queste riflessioni, invoco di cuore sul popolo italiano l’abbondanza dei doni celesti, affinché sia sempre guidato dalla luce della fede, sorgente di speranza e di perseverante impegno per la libertà, la giustizia e la pace.

3 articoli sul Giappone

AFRICA/SUDAFRICA - I Vescovi dell’Africa australe esprimono solidarietà alla Chiesa ed al popolo del Giappone
Johannesburg (Agenzia Fides) - A nome dei Vescovi della Southern African Catholic Bishops’ Conference (SACBC), Mons. Buti Tlhagale, Arcivescovo di Johannesburg e Presidente della SACBC, ha inviato un messaggio di solidarità a Sua Ecc. Mons. Peter Takeo Okada, Arcivescovo di Tokjo e Presidente della Conferenza Episcopale del Giappone. Il messaggio, di cui è stata inviata copia all’Agenzia Fides, afferma: “Seguiamo la crisi in Giappone, con tristezza, sgomento e orrore. A nome della Conferenza dei Vescovi Cattolici dell'Africa Meridionale e della Comunità cattolica di Botswana, Sudafrica e Swaziland, desidero assicurarvi la nostra solidarietà nella preghiera. Molti di noi sentono l'enormità del compito che vi attende e la disperazione dei milioni di persone colpite dalle recenti calamità naturali. Vogliamo assicurarvi che noi siamo con voi, con i Vescovi e la comunità cattolica in Giappone e con tutte le persone del Giappone. Ci auguriamo che attraverso il nostro piccolo contributo di preghiera e di solidarietà, il senso di impotenza non si trasformi in un sentimento di disperazione. Ci impegniamo a continuare a pregare per la vostra Chiesa e il vostro Paese durante la Quaresima. Chiediamo a Maria, Madre addolorata di Gesù, di aiutare i cristiani a pregare con noi per voi”. (L.M.) (Agenzia Fides 16/3/2011)
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ASIA/GIAPPONE - Un “Centro di Emergenza” per gli aiuti a Sendai, vi sono morti anche fra i cristiani
Sendai (Agenzia Fides) – “Ci sono morti fra i fedeli cristiani, ma non abbiamo ancora cifre precise. Siamo scossi, ma abbiamo ricevuto oggi il conforto dei Vescovi giapponesi, che sono giunti a Sendai. Anche Sua Ecc. Mons. Isao Kikuchi, Presidente della Caritas Giappone, e tutto lo staff della Caritas hanno partecipato all’incontro di emergenza, da cui sono emerse molte buone idee. Il sostegno che stiamo ricevendo dal Giappone e da tutto mondo ci infonde speranza”: lo dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Martin Tetsuo Hiraga, Vescovo di Sendai, la diocesi più colpita dal sisma e dallo tsunami, interpellato a conclusione dell’incontro dei Presuli giapponesi che ha fatto il punto della situazione (vedi Fides 15/3/2011).
Il vertice è stato incentrato sulle modalità di intervento della Chiesa per il soccorso alle vittime: le operazioni saranno affidate allo staff della Caritas, grazie alla presenza di numerosi volontari che si stanno proponendo per gli aiuti. Nella diocesi di Sendai, informa il Vescovo, sarà istituito un “Centro di Emergenza” per gestire e coordinare le operazioni umanitarie, sotto la supervisione della Caritas Giappone. E’intanto in fase di elaborazione un comunicato ufficiale sull’incontro, che renderà note le decisioni fondamentali assunte dai Vescovi.
Anche p. Daisuke Narui, Direttore di Caritas Giappone, racconta a Fides: “Gli edifici più grandi a Sendai hanno retto a una scossa sismica fortissima. I danni maggiori derivano dallo tsunami. Il panorama della distruzione è impressionante. D’ora in avanti ci rimboccheremo le maniche, la gente aspetta il nostro aiuto”. (PA) (Agenzia Fides 16/3/2011)
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ASIA/GIAPPONE - “Occorre riconoscere gli errori compiuti sul nucleare”, dice un missionario
Sydney (Agenzia Fides) – “Si potrà valutare meglio la tragedia nei prossimi mesi, e ci vorranno anni per ricostruire migliaia di vite distrutte. Sono certo che i giapponesi vivranno questo terribile evento con forza d’animo e solidarietà. Ma sarà anche necessario riconoscere gli errori compiuti, cosa che è un aspetto importante della cultura nipponica. Questo vale specialmente per la questione della centrale nucleare: le autorità hanno ammesso alcune fughe radioattive da Fukoshima, e non sappiamo quali danni potranno provocare”: è la testimonianza rilasciata all’Agenzia Fides da p. Brian Vale, missionario di San Colombano, per molti anni in Giappone, oggi residente in Australia, all’indomani del terremoto e dello tsunami che hanno colpito il Nordest del Giappone.
Su come il paese ha affrontato la questione nucleare, negli ultimi 60 anni, p. Bale ricorda: “In Giappone molti hanno ancora oggi una vera allergia al nucleare, dopo i disastri di Hiroshima e Nagasaki. Gli studenti delle scuole vanno a visitare i siti colpiti e i musei della memoria, e l'educazione alla pace è parte integrate del curriculum scolastico”. “Ma negli anni scorsi – prosegue il missionario – molti hanno sollevato il dubbio che gli uomini politici e i governi che hanno avviato la costruzione di centrali nucleari, nonostante l’alto rischio sismico del territorio, siano legati a doppio filo all'industria che edifica le centrali. Gli oppositori al nucleare, in passato, non hanno comunque avuto la forza politica per fermare la costruzione delle centrali”.
Il missionario è scosso dagli eventi: “Le immagini del terremoto e dello tsunami mi hanno scioccato, ho il cuore appesantito per la grave perdita di vite umane. Ricordo Sendai per la bellezza della costa, con verdeggianti alberi di pino e con le spettacolari rocce a picco sul mare. La gente ora sperimenta un senso di profondo smarrimento. Hanno perso tutto: famiglia, case, amici. E va ricordato che questo è molto difficile e doloroso nella cultura giapponese, dove l'identità personale dipende molto dall’essere membro di un gruppo”.
“Oggi – conclude – si vive una situazione di incertezza e precarietà. I giapponesi affrontano il peggior disastro della loro storia, dopo le bombe atomiche della Seconda Guerra Mondiale, ma sono certo che sapranno rialzarsi, anche con il nostro aiuto e la nostra preghiera”. (PA) (Agenzia Fides 16/3/2011)

martedì 15 marzo 2011

Aspettando la visita del Papa: il 20 marzo 2011 al via una rassegna di eventi tra fede e musica

UDINE  – Quattro progetti musicali che vedranno protagonisti la FVG Mittel-Ue Orchestra e il Coro del Friuli Venezia Giulia sono stati presentati quest’oggi a Udine nella sede dell’Arcivescovado. Si tratta di eventi dedicati al legame tra fede e musica, in occasione della Quaresima e in preparazione
alla visita del Santo Padre Benedetto XVI ad Aquileia il prossimo 7 maggio.
Il progetto è stato proposto dall’Arcidiocesi di Udine, dall’assessorato regionale alla Cultura, dal Coro del Friuli Venezia Giulia e dalla FVG Mittel-Ue Orchestra, in collaborazione con la parrocchia di Santa Maria Annunziata nella Metropolitana, con la parrocchia di Aquileia, con la Fondazione Aquileia e con Mittelfest.
Si comincerà il 20 marzo con i “Novissimi. Quaresimali d’arte”. In quattro domeniche successive, dalle 17 alle 18.30 il Duomo udinese sarà sede di una rinnovata serie di Stazioni Quaresimali, costituite dalla catechesi al popolo dell’Arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, e dall’ascolto di quattro capolavori musicali per coro e orchestra. Il filo conduttore sarà l’aldilà e l’eternità.
Domenica 20 marzo verrà eseguito il “Requiem op.48″ di Gabriel Faurè, mentre la domenica successiva sarà la volta della “Messa da morti con esequie” a Quattro con stromenti di Bartolomeo Cordans. Gli ultimi due concerti di domenica 3 e 10 aprile riguarderanno rispettivamente la “Missa pro defunctis” di Tomas Luis de Victoria e “Lux aeterna” di Morten Lauridsen. Le quattro stationes musicali saranno introdotte da una breve guida all’ascolto, a cura di don Alessio Geretti, Delegato Episcopale per la Cultura, sottolineando non solo il pregio artistico dei componimenti ma anche il valore teologico dei grandi testi della tradizione cristiana che si ascolteranno.
Il secondo progetto, dedicato alla “Musica della vita eterna” prevede l’esecuzione di quattro concerti in occasione della Pasqua in regione. Il primo si terrà sabato 16 aprile alle 20.30 in Duomo a Tolmezzo, mentre il secondo il giorno successivo sempre alle 20.30 nella chiesa parrocchiale di Cordenons. Gli ultimi due concerti si svolgeranno lunedì 18 e martedì 19 aprile
nella chiesa di San Giacomo a Trieste e in Duomo a Gorizia, sempre con inizio alle 20.30. In tutte e quattro le serate verranno eseguite il “Requiem op. 48 per orchestra, coro, soprano e baritono” di Gabriel Faurè nonché “Lux aeterna per coro ed orchestra” di Morten Lauridsen. A eseguire le composizioni il coro del Friuli Venezia Giulia e la FVG Mittel-Ue Orchestra.
La terza proposta prevede la “Messa in Gloria” con musica e immagini in Basilica ad Aquileia. Il concerto, programmato per domenica 1 maggio alle 18, sarà eseguito in onore della beatificazione di Giovanni Paolo II, ricordando la sua visita in Friuli del 1992 e preparando quella imminente di Benedetto XVI. Il programma prevede l’esecuzione dell’opera di Puccini per soli coro e orchestra. Infine sabato 7 maggio alle 16.45 sempre nella Basilica di Aquileia in occasione della vista in regione del Santo Padre Benedetto XVI il coro del Friuli Venezia Giulia eseguirà “Ubi Caritas” di Maurice Duruflè.

Fonte: http://www.ilgiornaledelfriuli.net/ev/friuli-vg/aspettando-la-visita-del-papa-il-20-marzo-2011-al-via-una-rassegna-di-eventi-tra-fede-e-musica/

Paura in Giappone

ASIA/GIAPPONE - I giovani si mobilitano per fare i volontari nelle zone colpite dal sisma; mancano cibo e carburante
Sendai (Agenzia Fides) – “Oggi il sentimento dominante è la paura. La più grande preoccupazione è quella della centrale nucleare di Fukushima. E’ uno spettro che torna nella storia del Giappone, una ipoteca sul futuro. Ma va detto che la gente non si abbandona al panico, ma reagisce con compostezza e dignità. E va rimarcato lo slancio solidale di centinaia di giovani che chiedono di andare, come volontari, ad aiutare gli sfollati nelle zone colpite”: è quanto racconta all’Agenzia Fides p. Diasuke Narui, Direttore della Caritas Giappone, in viaggio verso Sendai, dove parteciperà domani all’incontro di emergenza con il Vescovo locale e con altri Vescovi giapponesi.
Il Direttore informa che, nonostante la paura, “sono state allontanate le persone solo nel raggio dei primi 20 km dalla centrale nucleare. Per il resto si attende. Inoltre nelle zone più colpite il problema principale è la mancanza di cibo e di carburante. Non essendoci carburante, la gente non può muoversi. E ci si sente impotenti di fronte a questa tragedia”.
All’incontro dei Vescovi, domani 16 marzo a Sendai, “parteciperà anche mons. Isao Kikuchi, Presidente della Caritas Giappone” riferisce p. Narui. “All’ordine del giorno abbiamo due punti: come poter aiutare le vittime e come agire, in quanto Chiesa cattolica, in questa fase così tragica della storia del paese. Come Caritas stiamo ricevendo di continuo, da tutte le diocesi, la disponibilità di giovani a recarsi come volontari nelle zone più colpite dai disastro, per portare aiuti. Questo è un segnale importante, che ci fa sperare per il futuro”.
Alla Conferenza Episcopale del Giappone è giunto anche un telegramma di cordoglio e solidarietà dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. La Congregazione, che sta seguendo da vicino l’evolversi della situazione, a stretto contatto con la Chiesa nipponica, esprime vicinanza e conforto alle vittime, assicura una costante preghiera ed è pronta a venire incontro alle esigenze della Chiesa giapponese. Analoghi sentimenti sono stati espressi dal Prefetto del Dicastero Missionario, il Card. Ivan Dias, al Nunzio apostolico in Giappone. (PA) (Agenzia Fides 15/3/2011)
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ASIA/GIAPPONE - Religiosi e religiose a Sendai: un morto, diverse strutture lesionate
Sendai (Agenzia Fides) – Sono diversi gli istituti e le congregazioni religiose, maschili e femminili, che svolgono la loro opera nella diocesi di Sendai, l’epicentro del sisma e del conseguente tsunami che ha devastato le coste giapponesi. L’Agenzia Fides propone di seguito una prima mappa della situazione del personale religioso e delle opere. Il missionario canadese P. André Lachapelle, della Società per le Missioni Estere del Québec (MEQ), che lavorava in Giappone dal 1961, è stato trascinato via dalle onde dello tsunami, mentre in macchina si recava nella sua parrocchia di Shiogama.
Attraverso gli sms i religiosi dei Fratelli delle Scuole Cristiane (FSC) presenti a Sendai hanno comunicato alla casa generalizia di Roma che sono tutti salvi, compresi i ragazzi dai 3 ai 18 anni con poche risorse economiche che ospitano nella loro struttura, anche se ora il problema principale, come comunica all’Agenzia Fides p. Jorge della casa generalizia, è la mancanza di cibo e carburante. La comunità di Sendai è composta da 4 religiosi messicani, 2 giapponesi e 1 canadese. Anche le Figlie di San Paolo (FSP), presenti in Giappone con 13 comunità e 140 religiose locali, hanno a Sendai una libreria: le 8 suore sono sane e salve, due di loro sono particolarmente scioccate e faticano a riprendersi, dice all’Agenzia Fides la Segretaria generale. La loro casa è lesionata, tuttavia è ancora abitabile, danni si lamentano anche per la libreria, che si trova nel centro città. Secondo le notizie fornite dalle Paoline in Giappone, risultano dispersi 3 sacerdoti.
La curia generalizia delle Suore Domenicane della Congregazione Romana di San Domenico (C.R.S.D.), contattata dall’Agenzia Fides, ha fornito queste informazioni: la Congregazione ha 5 case a Sendai, con 41 religiose, tutte giapponesi. Ringraziando Dio stanno tutte bene, anche gli edifici non hanno sofferto particolari danni materiali perché si trovano quasi al centro della città e non vicino al mare. La Priora provinciale della Congregazione ha riferito della preoccupazione iniziale per le due grandi opere gestite dalle Domenicane: una scuola e un orfanotrofio, cui si aggiunge un centro infantile che attualmente assiste 80 bambini e ragazzi in difficoltà, ma fortunatamente le ultime notizie sono confortanti.
I Domenicani (OP) hanno a Sendai 6 frati e 12 suore. Padre Juan Pablo, segretario del Maestro generale, riferisce all’Agenzia Fides che ancora non riescono a mettersi in contatto con i loro confratelli in Giappone, ma tramite altre persone hanno saputo che stanno bene, malgrado una delle case sembra sia stata completamente distrutta.
La Società per le Missioni Estere di Bethlehem ha ricevuto assicurazioni che i suoi 3 sacerdoti, i quali hanno la cura pastorale di quattro parrocchie, tre delle quali sulla costa, stanno bene. Uno di loro opera nei pressi della centrale nucleare. (SL/CE/MS) (Agenzia Fides 15/03/2011)

“ma occorre fare di più” dice il Vicario Apostolico di Tripoli

AFRICA/LIBIA - Partiti altri 50 rifugiati africani, “ma occorre fare di più” dice il Vicario Apostolico di Tripoli
Tripoli (Agenzia Fides) - “Sono partite altre 50 persone tra eritrei ed etiopici, grazie alla generosità dell’Italia. Ma siamo immersi in una sfida apparentemente infinita, perché partite cinquanta persone se ne presentano altre duemila. Ieri avevamo la chiesa invasa dai rifugiati africani che sperano di trovare un posto su un aereo o su una nave per lasciare il Paese” dice all’Agenzia Fides Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, Vicario Apostolico di Tripoli, in Libia.
“Il mio più grande desiderio - continua Mons. Martinelli - è che si trovi il modo di imbarcare tutte queste persone su una nave diretta verso un Paese che decida di accoglierli. Non è giusto farli partire a piccoli gruppi e lasciare la gran parte di loro in un’attesa spasmodica, perché sono soprattutto donne e bambini. Ieri sono rimasti a terra un gruppo numeroso di donne e bambini, alcuni di pochi mesi. Purtroppo non tutti avevano i documenti in regola e quindi sono stati lasciati a terra. Rinnovo l’appello perché queste persone possano essere accolte al più presto da qualche Paese”.
“Noi come Chiesa possiamo fare da tramite, ma le nostre forze sono molto ridotte. Aiutiamo queste persone a pagare l’affitto delle case e a comprarsi da mangiare, grazie all’aiuto di alcuni benefattori e della Caritas italiana. Il problema è che i generi alimentari iniziano a scarseggiare sul mercato” afferma il Vicario Apostolico di Tripoli.
Per quel che concerna la comunità cattolica Mons. Martinelli loda “le circa 2mila infermiere filippine che sono rimaste. Le loro famiglie, mariti e figli, sono partite, ma loro, donne e ragazze, sono rimaste, dimostrando così un alto senso di professionalità e di coscienza umana, perché altrimenti senza di loro gli ospedali sarebbero sguarniti di qualsiasi assistenza medica”. Inoltre “vi sono ancora diversi africani. Il mercoledì delle Ceneri la chiesa era piena – racconta Mons. Martinelli -, i fedeli vengono perché trovano coraggio nella preghiera”.
“Torno a ripetere che la pace è ancora possibile e che la due parti possono riconciliarsi – conclude il Vicario apostolico -. Ci vorrebbe l’intervento di un’alta autorità morale araba o africana, del livello di Nelson Mandela per intenderci, per avvicinare le due parti. Forse anche qualche autorità ecclesiastica del mondo arabo potrebbe tentare una mediazione. Lo stesso popolo libico non vuole la guerra. La Libia deve ritrovare l’unità. Vi sono diverse persone originarie di Bengasi che vivono a Tripoli, non penso che sia possibile separare il Paese”. (L.M.) (Agenzia Fides 15/3/2011)

Ilfriuli.it ci informa sulla futura rotatoria a San Giorgio di Nogaro

Nuove rotatorie a Cervignano

Consegnati i lavori a Scodovacca all’incrocio con le vie Chiozza e Veneto, lungo la strada statale 14

rotatoria cervignano -
Potrebbero essere conclusi agli inizi di agosto i lavori per la costruzione della rotatoria di Scodovacca, all'incrocio con le vie Chiozza e Veneto, lungo la strada statale 14, sul territorio del Comune di Cervignano.

Oggi, infatti, l'assessore regionale alla Viabilità e Trasporti Riccardo Riccardi e il sindaco di Cervignano Pietro Paviotti hanno ufficialmente ''consegnato i lavori'' all'impresa Di Piazza di Prato Carnico che realizzerà l'opera - è stato sottolineato - entro la prima metà di agosto, con una spesa complessiva prevista di 1,25 milioni di euro.

''Un incrocio 'difficile', con un'intersezione oggi molto pericolosa'', hanno osservato Riccardi e Paviotti, che ora verrà rimodellata grazie ad una rotatoria del diametro esterno di 61 metri, nel quale si innesteranno i due ''rami'' della statale 14, con una larghezza di 6 metri, e le vie Veneto e Chiozza, con una larghezza di 3,5 metri. Occorrerà però anche ridisegnare il tracciato di queste due arterie laterali, in considerazione del fatto che sull'incrocio (tra la 14 e via Veneto) è presente il cimitero di Scodovacca, con l'esigenza dunque di creare tutta una serie di marciapiedi e di percorsi per il flusso di pedoni e biciclette.


L'intersezione sarà servita da 28 corpi illuminanti, disposti ai lati dell'anello e dei rami della rotatoria. ''Proseguono dunque gli interventi di messa in sicurezza della statale 14 - ha sottolineato l'assessore Riccardi - che complessivamente, nel territorio della provincia di Udine, sarà dotata di 12 rotatorie''.

A quella già costruita a Muzzana (al Km 91,100) se ne aggiungeranno ulteriori a Fiumicello, Villa Vicentina, altre due a Cervignano del Friuli, al confine tra Torviscosa e Bagnaria Arsa, a San Giorgio di Nogaro, una seconda a Muzzana e a Palazzolo dello Stella. Alla cerimonia di oggi, con Riccardi e Paviotti, sono intervenuti i sindaci di Muzzana e Villa Vicentina, Vittorino Gallo e Romolo Pischedda, il consigliere regionale Paride Cargnelutti e il direttore generale di FVG Strade Oriano Turello.


lunedì 14 marzo 2011

ASIA/GIAPPONE - Il Vescovo di Sendai: “La nostra missione è portare speranza”; atteso un incontro straordinario dei Vescovi

ASIA/GIAPPONE - Il Vescovo di Sendai: “La nostra missione è portare speranza”; atteso un incontro straordinario dei Vescovi
Sendai (Agenzia Fides) – E’ una tragedia che ha avuto “un forte impatto emotivo sulla società”, i cittadini sono “stremati e disorientati”: per questo i Vescovi giapponesi giungeranno a Sendai per un meeting di emergenza, il 16 marzo, e ringraziano il Papa per le sue parole che infondono “coraggio e speranza”; proprio la speranza “è il dono che i cristiani possono fare alla nazione in questo momento di sofferenza”: è quanto dice in una accorata testimonianza rilasciata all’Agenzia Fides, Sua Ecc. Mons. Martin Tetsuo Hiraga, Vescovo di Sendai, la diocesi più colpita dal sisma e dallo tsunami. Il Vescovo racconta che “le linee elettriche e telefoniche sono state da poco ripristinate” e, durante la conversazione telefonica con Fides, avverte continue nuove scosse sismiche di assestamento.
Mons. Hiraga racconta: “La situazione è molto difficile. Non ancora siamo in grado di comprendere l’entità del disastro. Le notizie sono frammentarie. La mia diocesi è molto grande e copre quattro Prefetture civili, per circa 500 km di costa, nel Nord dell’isola di Honshu, la più grande dell’arcipelago nipponico. Lo tsunami ha colpito oltre 300 km di costa. Nella Prefettura di Aamori vi sono due parrocchie colpite, in quella di Iwate sono 4, altre 2 nella prefettura di Miyagi e 2 in quella di Fukushima. Non sappiamo ancore quante persone sono morte, quanti sono i dispersi e gli sfollati. Non sappiamo se fra questi vi sono fedeli cattolici”.
Data l’incertezza, “è ancora difficile dire cosa si può fare, come aiutare. La gente è stremata e disorientata. L’impatto materiale ed emotivo sulla società è stato molto forte. Stanno arrivando aiuti e volontari da tutto il Giappone. Occorre l’unità e la buona volontà di tutti. Noi cattolici nella diocesi di Sendai siamo poco più di 10mila, un piccolo gregge. Ma continuiamo a pregare per le vittime e faremo il possibile per portare sollievo, per testimoniare, in questo momento di sofferenza, il messaggio d’amore di Cristo”.
I Vescovi giapponesi, informa il Vescovo, si riuniranno mercoledì 16 marzo a Sendai in un incontro d’emergenza, per decidere le strategie: “Dovremo consigliarci su come agire. Intanto confidiamo in Dio e chiediamo la preghiera di tutti i cristiani del mondo. Abbiamo ricevuto il messaggio del Santo Padre e lo ringraziamo per le sue parole che ci infondono coraggio e speranza. Oggi questa è la nostra missione specifica: aiutare la nazione a rialzare gli occhi al Cielo, e a tenere viva la fiamma della speranza”.
La diocesi di Sendai conta ufficialmente 10.944 battezzati che rappresentano lo 0,15% della popolazione (oltre 7,2 milioni) nel territorio. La diocesi ha 53 parrocchie e 13 stazioni missionarie, servite da 27 preti diocesani e 19 preti religiosi, 5 religiosi non sacerdoti e 262 suore. Fra gli istituti religiosi presenti in diocesi, i Domenicani (OP), la Società per le Missioni Estere di Betlemme (SMB), i Missionari di Guadalupe (MG), i Fratelli delle Scuole Cristiane (FSC). Fra i numerosi istituti femminili vi sono le Suore Domenicane (OP), la Congregazione di Notre Dame (CND), le Figlie di San Paolo (FSP), le Orsoline (OSU), le Suore della Carità di Gesù, le Suore Missionarie di Cristo Re e altri. (PA) (Agenzia Fides 14/3/2011)

VATICANO - Il Papa prega per le vittime del terremoto in Giappone e “per tutti coloro che soffrono a causa di questi tremendi eventi”

 
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – “Le immagini del tragico terremoto e del conseguente tsunami in Giappone ci hanno lasciato tutti fortemente impressionati” ha detto il Santo Padre Benedetto XVI domenica 13 marzo, dopo aver recitato la preghiera dell’Angelus. “Desidero rinnovare la mia spirituale vicinanza alle care popolazioni di quel Paese, che con dignità e coraggio stanno facendo fronte alle conseguenze di tali calamità – ha proseguito il Pontefice -. Prego per le vittime e per i loro familiari, e per tutti coloro che soffrono a causa di questi tremendi eventi. Incoraggio quanti, con encomiabile prontezza, si stanno impegnando per portare aiuto. Rimaniamo uniti nella preghiera. Il Signore ci è vicino!”.
Il 12 marzo, giorno seguente al terremoto e allo tsunami, il Santo Padre, tramite il Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone, aveva inviato un telegramma di cordoglio a Sua Ecc. Mons. Leo Jun Ikenaga, S.I., Presidente della Conferenza Episcopale Giapponese, esprimendo il suo profondo dolore e assicurando la preghiera. (SL) (Agenzia Fides 14/03/2011)
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